Domenica 15 dicembre 2019
Dal Vangelo secondo Matteo 11,2-11

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

 

                                                                                                           Risultati immagini per Matteo 11,2-11

 

Abbiamo lasciato domenica scorsa il Battista che battezzava e ora lo ritroviamo in prigione. Cos’è successo nel frattempo? Poiché il Battista denunciava a tutti il fatto che Erode avesse preso come compagna Erodiade (la cui figlia è la famosa Salomè), moglie di Filippo suo fratello, per fargli tenere la bocca chiusa Erode lo imprigionò nella fortezza di Macheronte (Mt 14,1-12). La fortezza si trova sul Mar Morto a cento chilometri dalla Galilea (quindi ben lontana; una volta tutte le distanze si facevano a piedi!) ma le notizie sull’operato di Gesù giungono anche fino a lì.

Nel vangelo di oggi, infatti c’è scontro tra i discepoli del Battista (molto più rigorosi e legati al Dio dell’A.T.) e i discepoli di Gesù, molto più liberi e che annunciano un Dio totalmente nuovo (Mt 9,14: “Perché noi e i farisei digiuniamo, mentre i tuoi discepoli non digiunano”). I discepoli del Battista non capiscono che Gesù inaugura un tempo nuovo: il tempo dei riti, delle pratiche ascetiche, dei digiuni è finito.

 

Il vangelo di oggi, quindi, ci presenta la crisi di Giovanni Battista. Il Battista aveva riconosciuto il Cristo, tanto è vero che in Mt 3,13-14 quando Gesù va a farsi battezzare da lui al Giordano Mt riporta: “Giovanni però voleva impedirglielo (di farsi battezzare dal lui) dicendo: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?”. Eppure il Battista, nonostante tutto questo, nonostante che chiaramente dai vangeli avesse identificato in Gesù il Messia veniente, va in crisi? E perché?

Perché lui aveva annunciato un Messia giustiziere, che avrebbe punito severamente i peccatori. Giovanni Battista era l’erede di una spiritualità, di una tradizione, di una religiosità, che sperava in un popolo di giusti, come aveva profetato il profeta Isaia: “Il tuo popolo sarà tutto di giusti”. Il Battista aveva utilizzato delle immagini terribili come abbiamo sentito domenica scorsa: “La scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco” (Mt 3,10). Oppure: “Brucerà la pula con un fuoco inestinguibile” (Mt 3,12). Il Battista se lo raffigurava così.

Solo che quando arriva Gesù, Gesù non è niente di tutto questo. Gesù, espressione del Dio Amore, offre il suo amore a tutti quanti. Il suo sole splende su tutti, buoni e cattivi, come l’acqua che scende su tutti, meritevoli e non meritevoli, perché Dio è Amore e il suo amore viene offerto a tutti. Dio non giudica, non condanna, ma si propone di amare tutti.

Per questo il Battista è in crisi e gli manda questo ultimatum che ha tutto il sapore di una scomunica: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?”.

 

2 GIOVANNI, CHE ERA IN CARCERE, AVENDO SENTITO PARLARE DELLE OPERE DEL CRISTO, PER MEZZO DEI SUOI DISCEPOLI MANDÒ

GIOVANNI, CHE ERA IN CARCERE=Mt in 14,3-12 ci dirà il perché. Il Battista, infatti, aveva denunciato il re Erode Antipa, che si era preso come moglie la cognata Erodiade, la moglie di suo fratello Filippo. Erode, nonostante fosse affascinato dal Battista, l’aveva rinchiuso in carcere e Erodiade, usando le abili arti femminili (con la danza della giovane figlia) riuscì a togliersi di dosso il problema facendolo decapitare.

AVENDO SENTITO PARLARE DELLE OPERE DEL CRISTO=ma quali sono queste opere? Sono quelle, ad esempio, di Mt 8-9: sono le guarigioni di Gesù.

Nel capitolo precedente (Mt 10,7-8) Gesù aveva inviato i Dodici dicendo loro: “E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni”. Ciò che Gesù fa (le guarigioni) non è proprio ciò che il Battista si aspettava. Queste opere non sono affatto quelle che lui aveva annunciato: distruzione, punizione, demolizione, ecc, ma comunicazioni di vita. Gesù non toglie la vita a nessuno, anzi, al contrario cerca di farla rifiorire in tutti.

PER MEZZO DEI SUOI DISCEPOLI MANDÒ A DIRGLI=i discepoli di Giovanni sono già apparsi molto critici nei confronti di Gesù per la questione del digiuno. Infatti in Mt 9,14-17 c’è scritto: “Gli si accostarono i discepoli di Giovanni e dissero a Gesù: “Perché mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?”. Al che Gesù risponderà: “Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro… Verranno… vino nuovo in otri nuovi”.”.

La questione del digiuno (superficie) sottintende un problema molto più profondo: è la stessa immagine di Dio, del Messia che è in gioco. Al Messia forte, esecutore, punitore, Rambo, del Battista, Gesù propone un Messia Pastore, Buon Samaritano, Padre misericordioso. Con Gesù termina l’epoca della religione con i suoi riti, le sue pratiche ascetiche e tutte quelle devozioni e quelle prescrizioni per essere perdonati. Dio non è più un merito. Con Gesù la relazione con Dio è immediata e Lui è un Dio d’amore, che “è venuto a chiamare non i giusti, ma i peccatori” (Mt 9,13). Sono due “Dio” molto diversi, quasi antitetici. Ed è chiaro che c’è scontro, frizione tra Gesù e il Battista.

 

3 A DIRGLI: «SEI TU COLUI CHE DEVE VENIRE O DOBBIAMO ASPETTARE UN ALTRO?».

SEI TU COLUI CHE DEVE VENIRE O DOBBIAMO ASPETTARE UN ALTRO?=lett. “sei tu colui che viene, il veniente?”. Sono parole che hanno sapore di un ultimatum, di una scomunica. “Sei tu che deve venire”: è la tipica espressione che implicava la venuta del Messia.

Qui si legge nelle parole un’evidente, un’aperta, polemica dei suoi discepoli. E’ chiaro che il Battista, di fronte a ciò che Gesù fa, è molto perplesso. Il Battista aveva annunciato il Messia secondo il modello Mosè, che avrebbe dovuto di nuovo compiere le dieci piaghe per tirare fuori il suo popolo da una nuova schiavitù, questa volta non più esteriore ma interiore. Un Messia-Mosè che libera il popolo ma che punisce e uccide i nemici e gli oppositori. E invece delle dieci piaghe, in Mt ci sono dieci azioni di Gesù con le quali lui comunica vita, anche ai suoi nemici. E mentre Mosè aveva ucciso il figlio del Faraone, Gesù resuscita la figlia del capo della sinagoga (Mt 9,18-26).

 

4 GESÙ RISPOSE LORO: «ANDATE E RIFERITE A GIOVANNI CIÒ CHE UDITE E VEDETE: 5 I CIECHI RIACQUISTANO LA VISTA, GLI ZOPPI CAMMINANO, I LEBBROSI SONO PURIFICATI, I SORDI ODONO, I MORTI RISUSCITANO, AI POVERI È ANNUNCIATO IL VANGELO.

GESÙ RISPOSE LORO: «ANDATE E RIFERITE A GIOVANNI CIÒ CHE UDITE E VEDETE=Gesù non risponde sì e non risponde no. Risponde: “Dipende”. Dipende da cosa? Dipende da te. Quello che vedi ti fa pensare a qualcosa? Se uno fa così, chi può essere secondo te? Gesù non entra in polemica riferisce dei fatti: “Accade questo. Voi avete visto questo. Che dite?”. Quindi i discepoli non annunciano una risposta di Gesù ma quello che loro stessi hanno visto. E’ difficile negare l’evidenza, e i discepoli del Battista sono testimoni di ciò che dicono di aver visto.

I CIECHI RIACQUISTANO LA VISTA, GLI ZOPPI CAMMINANO, I LEBBROSI SONO PURIFICATI, I SORDI ODONO, I MORTI RISUSCITANO, AI POVERI È ANNUNCIATO IL VANGELO=qui Gesù elenca sei azioni riportate dalle tipiche opere del Messia riportate in Is 26,19; 35,5-6; 61,1-3. 1. i ciechi recuperano la vista, 2. gli storpi camminano, 3. i lebbrosi sono guariti, 4. i sordi riacquistano l’udito, 5. i morti resuscitano, 6. ai poveri è predicata la buona novella” (Mt 11,4). Sono sei azioni, corrispondenti ai sei giorni della creazione, coi quali si comunica vita ai chi vita non ce l’ha.

Ma che fa Gesù? E qui dobbiamo un po’ conoscere la Bibbia altrimenti non capiamo cosa succede. Gesù cita Isaia ma omette l’ultima delle azioni del Messia: “Lo Spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di misericordia del Signore, un giorno di vendetta per il nostro Dio”. Il Dio di Isaia, eccolo qua, è un Dio che si vendica; il Dio di Gesù è solamente un Dio d’amore. Dio non castiga ma cerca in tutti i modi di far crescere le persone. Dio, ribadisce Gesù, è amore che viene per comunicare vita e non per giudicare, condannare, distruggere.

 

Questo dovrebbe essere un criterio valido sempre e per ogni situazione: “Questo mi fa vivere di più?”. “Ciò che faccio aiuta mio figlio, marito/moglie, amico, collega, ecc, ad esprimere di più la sua vita?”. “Questo mio comportamento porta fuori la vita che c’è in me o l’affossa?”.

In ogni situazione: “Scegli la vita e mai la morte!”.

“Questa scelta, comportamento, situazione, incontro, mi rende più libero, più vero, più disponibile, più generoso, più misericordioso, in una parola, mi fa vivere di più?”. Gv 10,10: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

Ad un camposcuola un ragazzo ha fatto una “cazzata”: “Lo mandiamo a casa, non è tollerabile ciò che ha fatto”, molti hanno detto. Ma un’animatrice: “Ma se facciamo così lo aiutiamo? O lo puniamo solo?”.

Un uomo sposato e con un figlio ha deciso di iniziare un percorso di counseling. E’ un impegno notevole perché un week-end al mese se ne sta lontano da casa (e lavora tutta la settimana fino a tardi!). Gli amici gli dicono: “Ma chi te lo fa fare?”. “Ciò che studio mi fa vivere meglio”, ha risposto lui. Difficile, ma se ti fa vivere di più, allora è una buona scelta.

C’è un gruppo di persone che si fa 230 km ogni mese per andare durante la settimana ad un incontro di preghiera. La madre di una urla: “Ma tu sei matta! Ci sono un sacco di incontri qua vicino…”. “Sì mamma, ma quello mi fa vivere!”. Se una cosa ti dà vita vera, anche se faticosa, è una buona scelta.

Una donna è sempre in lotta con la sua collega di lavoro. Un giorno si è detta: “Non ne posso più! Così muoio! Cos’è che mi farebbe vivere?”. E così ha parlato con la collega e ha deciso che lei è disposta a “cedere” su alcune cose purché il clima lì sia migliore. Non è una sconfitta ma una vittoria, cedere un po’ perché ci sia un clima vivibile e sostenibile. Ciò che ti fa vivere, è una buona scelta.

Una donna ha rinunciato (con questi tempi!) ad un lavoro sicuro e ben remunerato per un part-time, visto che le impediva di occuparsi di ciò che l’appassiona: i massaggi curativi. Anche se si rinuncia a qualcosa, se ti fa vivere, è una buona scelta.

 

I CIECHI RIACQUISTANO LA VISTA=quando pensi di non poter mai più rivedere la luce, di non poter essere mai più perdonato.

Un ragazzo è finito nel tunnel della dipendenza della droga. Per avere i soldi “per farsi” ha rubato migliaia di euro ai suoi genitori, che ricchi di certo non erano. E’ stato arrestato per spaccio e si è fatto qualche anno di carcere. Adesso che ne è uscito si dice: “Ma chi mi può perdonare? Con quello che ho fatto ai miei genitori? E con quello che ho fatto agli altri?”.

Dio ti può perdonare: il suo amore è più grande. Dio non vuole la morte (Hai fatto questo? Devi scontare per sempre!) ma la vita (torna a vivere).

Quando ti è successo questo tu sai che Lui esiste! Dio esiste: tu l’hai incontrato!

 

GLI ZOPPI CAMMINANO=quando pensi che è così e sarà sempre così (=camminerai e vivrai sempre così!)

C’è un uomo che è stato educato nel terrore del giudizio degli altri (c’è un’antica storia di vergogna familiare dei nonni): “Devi confessarti sempre; devi far sì che nessuno abbia da dire; attento a cosa si dirà in giro; mi raccomando; non emergere, non farti vedere troppo; sii umile; devi essere buono, ecc”. Tutto è un “devi”: “Devi essere così, colà, fare questo, fare quello”. Vivere così è impossibile perché mai niente va bene e perché non c’è mai nulla di personale, di naturale. Vivere così è vivere non a partire da sé, ma da quello che gli altri vogliono.

Pensate di dover fare una camminata in montagna con uno zaino di 50 kg! Atroce, tremendo! E' perché viviamo a volte con dei macigni, con dei pesi tremendi che ci schiacciano, che ci spossano, che ci tagliano le gambe, che ci fanno solo soffrire e star male. Liberiamoci di quei macigni, pesi, costrizioni, doveri, che ci opprimono e che ci schiacciano.

Quando ti è successo questo, tu sai che Lui esiste! Dio esiste: tu l’hai incontrato!

 

I LEBBROSI SONO PURIFICATI=quando pensi per quello che sei o che hai fatto hai perso la tua dignità per sempre (e ti dovrai nascondere).

C’è un uomo che è omosessuale. Non lo sa nessuno e non può parlarne con nessuno. Suo figlio, tra l’altro, è un attivista di un movimento contro i gay. Molte volte ha tentato il suicidio perché è travolto dai sensi di colpa, dal rimorso. E siccome è un uomo credente, il suo terrore è: “Ma Dio può accettarmi? Dio può amarmi ancora?”. E’ terrorizzato dall’essere rifiutato anche da lui. Il lieto messaggio è: “Sì, Dio ti ama. Dio non ti rifiuta e sei degno del suo amore”.

Nessuno è così povero da essere indegno dell’amore di Dio. Se gli uomini ti giudicano, ti condannano, Dio, invece, ti ama e ti accoglie. Mai niente e nessuno ti può strappare dalla mano di Dio. Per quanto in basso tu possa scendere la sua mano ti raggiunge nell’abisso più profondo. Questa sia la tua certezza e la forza per procedere.

Quando ti è successo questo, tu sai che Lui esiste! Dio esiste: tu l’hai incontrato!

 

I SORDI ODONO=quando pensi che certe cose tu non le sentirai mai, tanto che ne dubiti l’esistenza.

Un uomo è sempre stato “tutto d’un pezzo”: molto razionale, nessuna lacrima, nessuna commozione. Poi un giorno, durante un incontro, si è rotto il muro, la corazza, che aveva dentro e ha pianto per un’ora. Da quel giorno ha iniziato a sentire (prima la pensava) la vita, la gioia, le emozioni, la felicità, la commozione. “Adesso sì che sento; prima pensavo di sentire ma era solo un pensiero”.

Quando ti è successo questo, tu sai che Lui esiste! Dio esiste: tu l’hai incontrato!

 

I MORTI RISUSCITANO=quando pensi che dovrai vivere sempre così, che non si può più cambiare la situazione.

Una donna ha sempre vissuto con un senso di morte addosso: pensieri di morte, discorsi sulla morte, sulla fine, sull’aldilà, un viso spento e poca vitalità. Non ha mai capito perché. Un giorno parlando racconta che prima di lei ha avuto una sorella, che è morta pochi giorni dopo la nascita, con il suo stesso nome. In lei c’era sia lei, sia la sorella morta di cui portava lo stesso nome. Lei faceva rivivere la morta. Lasciar andare la sorella morta è stato per lei tornare a vivere in pienezza.

Qualche prigione ha una porta. Se possiamo trovare la chiave, come ci siamo entrati, così possiamo uscirci. Perché accettare ciò che possiamo risolvere? Perché vivere prigionieri quando siamo fatti per la libertà? Perché vivere ingabbiati da certi schemi quando siamo delle aquile fatte per volare ad alta quota? Non è peccato vero essere aquile e accontentarsi, per quieto vivere, di vivere da galline?

Quando ti è successo questo, tu sai che Lui esiste! Dio esiste: tu l’hai incontrato!

 

AI POVERI È ANNUNCIATO IL VANGELO=quando pensi che una cosa non ce l’hai e che non ce l’avrai mai.

Una donna ha avuto un padre “forte” e autoritario che si imponeva alzando la voce. Per avere un po’ del suo affetto doveva solo obbedire, altrimenti lui la rifiutava. In realtà era sempre mendicante del suo affetto, povera. Così ha pensato che l’affetto si compra, che per avere un po’ di amore bisogna soddisfare e accontentare gli altri. La scoperta è stata quando ha scoperto che tutti i suoi compagni sono così “forti” e autoritari e che per avere un po’ di affetto lei si sottometteva sempre. Aveva imparato quello. Ecco l’annuncio del vangelo: l’amore non si merita. Amami per quello che sono.

Quando ti è successo questo, tu sai che Lui esiste! Dio esiste: tu l’hai incontrato!

 

6 E BEATO È COLUI CHE NON TROVA IN ME MOTIVO DI SCANDALO!».

E BEATO È COLUI CHE NON TROVA IN ME MOTIVO DI SCANDALO!=ed ecco il monito di Gesù allora: “Non scandalizzatevi di quello che io faccio!” (Mt 11,6). Chi è il soggetto che fa scandalo? Gesù. E l’oggetto (lo scandalo consiste nel)? La misericordia, cioè un Dio che non premia più i buoni e condanna i cattivi. E a chi si rivolge per primo? Al Battista! E’ lui che è scandalizzato, perplesso, scombussolato, dall’immagine di Dio di Gesù.

Le persone del tempo tremavano di fronte all’immagine del Dio del Battista perché era un Dio che puniva, che castigava, che si offendeva. Tremavano, ne avevano paura, ma non si scandalizzavano di un Dio così. Al contrario si scandalizzano del Dio di Gesù: “Eh no!, Dio non può essere così! Dio non può essere mica così buono! E allora, a che serve fare il buono se poi Dio ama tutti!”. Le persone pie sono sconcertate, scandalizzate, dal fatto che Dio ami me tanto quanto un delinquente, un malfattore, una “testa di c…”. Che Dio ami tutti indipendentemente dalla loro condotta e dal loro comportamento, per le persone pie è intollerabile e inaccettabile.

 

7 MENTRE QUELLI SE NE ANDAVANO, GESÙ SI MISE A PARLARE DI GIOVANNI ALLE FOLLE: «CHE COSA SIETE ANDATI A VEDERE NEL DESERTO? UNA CANNA SBATTUTA DAL VENTO?

Qui Gesù esprime un giudizio sul Battista. Anche se non crede nel Dio che io annuncio, Giovanni è e rimane un grande profeta, un giusto, un uomo retto e vero.

MENTRE QUELLI SE NE ANDAVANO=l’assenza di reazione dei discepoli indica disapprovazione: non sono d’accordo con Gesù, anzi sono molto delusi da lui.

GESÙ SI MISE A PARLARE DI GIOVANNI ALLE FOLLE=Gesù elogia Giovanni Battista. E dobbiamo notare che il Battista lo ha appena minacciato e che è deluso dal suo comportamento.

 

Qui troviamo un tratto meraviglioso di Gesù: la sua onestà intellettuale.

Il Battista, è chiaro, è in contrasto con lui, lui stesso si è distaccato dal maestro e alcuni discepoli del Battista sono passati con Gesù. Da amici sono diventati quasi nemici. Ma Gesù non scredita l’avversario. Gesù, pur pensando diversamente da lui, riconosce il suo valore.

C’è bisogno di gente intellettualmente onesta. Onestà intellettuale è riconoscere ciò che è; è riconoscere il valore delle cose, dell’avversario, le sue doti e i suoi talenti, anche se mi danno fastidio.

Dopo una finale mondiale di biliardo, il giocatore vincente “alla bella” ha detto a quello perdente: “Scusa, ho vinto solo per fortuna!”. Questa è onestà intellettuale.

E un altro giocatore di tennis alla domanda: “Quali sono le ragioni della sua sconfitta” (e tutti tirano sempre fuori mille motivi), lui ha risposto: “Semplice, è più bravo e più forte di me”. Questa è onestà!

Un giorno un uomo divorziato mi ha detto: “La mia ex-moglie ha fatto bene a lasciarmi perché io non ero capace di esserle fedele. Ha fatto bene a farlo. So che è una brava madre per le mie figlie e non vorrei un’altra donna per loro”. Questa è onestà intellettuale.

Un datore di lavoro doveva decidere chi tenere di due stagiste. Quella “non tenuta” mi ha detto: “In effetti, se io fossi stato lui, anch’io avrei tenuto lei. Rispetto a me, è proprio “più avanti”!”. Questa è onestà!

Becquerel lavorava con i cristalli di uranio per dimostrare che assorbivano la luce del sole e che poi emettevano energia. Così li esponeva al sole, li avvolgeva su di una carta nera e li metteva su di una lastra fotografica, che rimaneva impressionata dalle loro emissioni. Un giorno che però era nuvoloso, mise i cristalli in un cassetto dove per caso c’era una lastra fotografica. Quando aprì il cassetto scoprì che la lastra era rimasta impressionata: com’era possibile? Questo voleva dire che tutta la sua teoria era sbagliata; aveva lavorato per mesi ad una teoria sbagliata. E si disse: “Mi sono sbagliato!”. La realtà non era come pensava. Ma quanti sono in grado di fare questo, di riconoscere il proprio errore? Questa è onestà intellettuale: “Mi sono sbagliato; ho sbagliato; scusa, sbagliavo!”. Quante persone cercano di aver ragione a tutti i costi, contro l’evidenza. E fu per quell’errore, tra l’altro, che scoprì che l’uranio è radioattivo (che emette cioè una sua energia).

Un giorno il già famoso microbiologo Louis Pasteur bussò alla porta del botanico Jean-Henri Fabre perché il governo francese gli aveva chiesto di scoprire una terribile piaga che affliggeva i bachi da seta. Pasteur disse a Fabre: “Senti, io non so nulla di questo, sono totalmente ignorante. Mi puoi insegnare?”. E Fabre pensò: “Che umiltà!”. Questa è onestà intellettuale, dire: “Io non lo so” e non far finta di sapere, attaccarsi agli “specchi”, ecc.

Onestà intellettuale è utilizzare correttamente il tempo per il quale siamo retribuiti; utilizzare correttamente le risorse che ci vengono messe a disposizione; preservare correttamente i beni dell’azienda, del cliente e dei colleghi; riconoscere i nostri eventuali errori senza scaricarli agli altri; valorizzare le doti, le risorse, le cose buone e positive che i colleghi fanno; proteggere correttamente le informazioni riservate che si viene a conoscenza nell’esercizio della propria attività lavorativa, ecc.

CHE COSA SIETE ANDATI A VEDERE NEL DESERTO? UNA CANNA SBATTUTA DAL VENTO?=1. La canna sbattuta al vento, si riferiva ad una famosa favola di Esopo dove la canna che è flessibile resiste alla bufera mentre l’ulivo viene sradicato.

  1. Ha un particolare riferimento perché quando Erode costruì la sua capitale Tiberiade sul lago di Galilea, fece coniare delle monete (nel mondo ebraico non posso essere coniate monete con sembianze umane) con le canne del lago di Tiberiade.
  2. Inoltre la canna palustre cresce sulle rive del Giordano, luogo di attività del Battista: è l’immagine della banderuola al vento, che si muove a seconda delle opportunità, in maniera camaleontica. La canna è quindi l’immagine dell’opportunista, della persona che sta sempre a galla e pur di assicurarsi il potere è pronta a fare di tutto.

Allora Gesù dice: “Ma cosa pensate di aver visto in Giovanni Battista? Una canna, un opportunista, un uomo che si è tirato indietro? Ma neanche un po’. Perché il Battista non è sceso a compromessi e ha avuto il coraggio di denunciare il suo re”.

 

8 ALLORA, CHE COSA SIETE ANDATI A VEDERE? UN UOMO VESTITO CON ABITI DI LUSSO? ECCO, QUELLI CHE VESTONO ABITI DI LUSSO STANNO NEI PALAZZI DEI RE!

ALLORA, CHE COSA SIETE ANDATI A VEDERE? UN UOMO VESTITO CON ABITI DI LUSSO?=coloro che vestono “morbidi vesti”, abiti di lusso, sono i cortigiani, quelli che pur di tenersi i loro privilegi sono disposti ad ogni voltafaccia, ossequiosi, capaci di cambiare idea e casacca pur di tenere il loro prestigio e il loro potere. E’ così Giovanni il Battista? No! Il Battista è stato fermo e inflessibile.

 

9 EBBENE, CHE COSA SIETE ANDATI A VEDERE? UN PROFETA? SÌ, IO VI DICO, ANZI, PIÙ CHE UN PROFETA. 10 EGLI È COLUI DEL QUALE STA SCRITTO: ECCO, DINANZI A TE IO MANDO IL MIO MESSAGGERO, DAVANTI A TE EGLI PREPARERÀ LA TUA VIA.

EBBENE, CHE COSA SIETE ANDATI A VEDERE? UN PROFETA? SÌ=Gesù dice che Giovanni è un profeta. E citando il libro dell’Esodo in riferimento al profeta Malachia (Mal 3,1; Es 23,30), il Battista viene visto come il messaggero, colui che ha spianato la strada del Messia. E chi è il Messia? Gesù. Quindi con questa risposta Gesù conferma che è proprio lui (visto che il Battista è il messaggero che prepara la strada) colui che deve venire. Giovanni è l’apripista, il precursore.

 

11 IN VERITÀ IO VI DICO: FRA I NATI DA DONNA NON È SORTO ALCUNO PIÙ GRANDE DI GIOVANNI IL BATTISTA; MA IL PIÙ PICCOLO NEL REGNO DEI CIELI È PIÙ GRANDE DI LUI.

IN VERITÀ IO VI DICO=“In verità”: “amen” (in ebr.) indica un’affermazione solenne.

FRA I NATI DA DONNA NON È SORTO ALCUNO PIÙ GRANDE DI GIOVANNI IL BATTISTA; MA IL PIÙ PICCOLO NEL REGNO DEI CIELI È PIÙ GRANDE DI LUI=Giovanni Battista, dice Gesù, finora è il più grande nato. Gesù fa un elogio grandissimo del Battista.

Ma il più piccolo della nuova comunità è più grande di lui. Perché? Il Battista è stato il più grande profeta del Dio dell’A.T.. Ma il più piccolo del regno dei cieli (di chi crede nel Dio/Padre di Gesù) è più grande di lui perché l’immagine di Dio è totalmente diversa e altra. Come Mosè ha guidato il popolo verso la liberazione senza entrare nella terra promessa, così il Battista non ha potuto entrare nel regno di Dio (Dt 34,4-5).

Non basta cioè essere nati da donna, ma ci vuole una nuova nascita che viene effettuata attraverso la conversione, il cambiamento di vita, per entrare a far parte del regno di Dio, la nuova società di Gesù. Il Battista non ha potuto (è morto) e/o non ha voluto (non ha accettato l’immagine di Dio di Gesù).

 

Nel Battista noi troviamo un pericolo strisciante per tutti noi: sono sempre gli altri che devono cambiare! Il Battista, in effetti e giustamente, invocava un cambio radicale degli altri. Ma quando fu l’ora, anche per lui, di cambiare visione di Dio, non ce la fece (o non ebbe tempo).

E’ la sindrome dei buoni. I buoni si sentono dalla parte giusta e gli altri, i cattivi, devono convertirsi. I buoni insegnano ai cattivi come dovrebbero comportarsi e come dovrebbero convertirsi. I buoni sono sempre contro qualcuno: c’è sempre un “male” da combattere, da eliminare, da estirpare. I buoni: “Se hai sbagliato, se non pensi giusto, se sei diverso, vattene (oppure: “Ti buttiamo fuori noi”) ”. Solo che i buoni, come il Battista, non si accorgono che non solo i cattivi devono convertirsi ma anche loro!

Gesù sa che tutti siamo buoni e cattivi. Per questo tutti abbiamo bisogno di amore e di conversione. Di amore per non sentirci solo cattivi e di conversione per non sentirci solo buoni e perfetti. Nessuno è così buono da non doversi convertire e nessuno è così cattivo da sentirsi indegno d’essere amato.

Quando allora c’è qualcosa che non va, smettiamola di ragionare trovando il buono e il cattivo: “Io ho ragione – tu hai torto… è successo per colpa tua (=io sono giusto-tu hai sbagliato); se va male fra di noi è perché tu… (=io sono buono, tu cattivo); il mondo va male perché gli altri… la gente… (noi siamo i buoni e gli altri sono tutti cattivi), ecc”. Dove ci sarà uno che è solo buono, ci sarà sempre uno che è solo cattivo.

Ragioniamo invece così: “Senti, abbiamo un problema. Siamo coinvolti entrambi: come posso aiutare? Come tu puoi aiutare me? Come possiamo aiutarci insieme? Che soluzione possiamo trovare che ci aiuti?”.

Ci sono due ragazzi di 8-9 anni che giocano a Badminton (=volano: il gioco son la racchetta da tennis e la pallina-volano). Dopo due ore che giocano uno dei due vince sempre e l’altro perde sempre. Allora quello che perde sempre si mette a piangere. Quello che vince allora si ferma e gli dice: “C’è qualcosa che non va, vero! Se io vinco sempre, tu perdi sempre. Perché non vinciamo entrambi?”. E cosa fanno? Si mettono a giocare insieme sul fare più colpi possibili senza che la pallina-volano cada per terra. L’amore è sempre vincente-vincente!

 

Perché qualcosa nasca deve finire qualcos’altro.

Il Battista è stato un grandissimo personaggio, un profeta che Gesù stesso elogia. Eppure anche lui non è riuscito a lasciare la vecchia immagine di Dio per accogliere il Dio di Gesù. Morirà (Mt 14,1-12) come Mosè alle soglie della Terra Promessa. Il Battista non è riuscito a far spazio al nuovo: è rimasto ancorato al vecchio, sicuro e certo, piuttosto che aprirsi all’insicurezza del nuovo, di Gesù. Dio viene se c’è spazio… se no non ci sta!

Negli anni '90 hanno scoperto dei soldati nella foresta che credevano ancora che ci fosse la seconda guerra mondiale. Quarant’anni dopo… e loro pensavano che non fosse ancora finita! A volte noi siamo così: non riusciamo a lasciar andare ciò che non c’è più. A volte sono i vestiti del nostro armadio o delle cose vecchie od oggetti o foto che mai guarderemo o utilizzeremo ma chissà perché teniamo. Quando sono idee, credenze, modi di fare… allora è un problema serio. Dovremo lasciarle andare, fare spazio per altre di nuove ma... E perché qualcosa di nuovo entri prima dobbiamo lasciare ciò che è vecchio.

Un uomo andò a trovare il suo maestro in oriente perché aveva bisogno di capire il perché non riusciva a cambiare mai, rimanendo sempre lo stesso. Il maestro gli versò del the e quando la tazza fu piena, continuò a versarglielo. Allora l’uomo disse. “Ma maestro, è pieno? Non ce ne sta altro”. “E io cosa posso insegnarti se tu sei pieno di te e delle tue idee?”.

La prima cosa per cambiare non è mettere dentro ma buttar fuori ciò che c’era prima.

Lo dice anche la leggenda di Natale: Dio non trovava spazio negli alberghi perché era tutto pieno. Se tutto è pieno non c’è spazio per Lui. Cosa devo seppellire? Cosa è finito? Cosa devo salutare? Cosa devo lasciar andare? A cosa devo dire “addio”?

 

Io vengo… ma c’è lo spazio perché io possa venire?