LA TRANSUMANANZA!

L’EUCARISTIA

E’ PAROLA DI VITA ETERNA!

 

“L’Eucaristia è Parola di Vita eterna”.

 

L’Eucaristia, vero pane e vero vino, si sostanzia non soltanto del mio Corpo e del mio Sangue, ma di ogni parola che esce dalle labbra amate del Padre mio.

Chi ha fatto, non istituito, l’Eucaristia? Ma il Padre. Egli ha tutto stabilito, anzi preordinato perché l’Eucaristia, vero dono di vita eterna fosse tra gli uomini. Infatti tutti quelli che non la conobbero l’Eucaristia, non furono salvati che da me dopo il terribile diluvio, quando cioè cielo e terra si toccarono. Non il diluvio dei tempi di Noè, ma il diluvio sancito dal Padre mio, al momento della mia morte sulla croce.

 

Di che cosa essi si erano cibati prima di allora? Di niente, solo della Parola, proferita loro dai profeti. Al momento della mia morte i cieli si aprirono sopra la terra ed un secondo diluvio universale si riversò sulla vostra terra. Un diluvio di Grazia , sì, di Grazia. I cieli si schiusero e la terra accolse l’onnipotente lavacro che inondò tutte le cose, gli animali, le piante, gli uomini.

Prima di allora solo la Parola e nient’altro, una Parola resa malferma da una profetizzazione sbocconcellata, perché gli uomini di Dio, a tratti erano comparsi sulla terra e a tratti l’avevano suffragata. Ora, invece, no. La Parola di Dio si è fatta carne. “Et Verbum caro factum est et habitavit in nobis”. “In nobis”, capisci, piccola cara? “In nobis”. (Vedi nota con *).

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Nota con *

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A chi si riferisce, o mia piccola, piccola suora del Carmelo, questo “Nobis”?

Ma a tutti, a tutti voi, che sostate in questa misera valle di lacrime. “In lacrimarum valle”, certo.

La terra è detta “lacrimarum valle”, ma era soltanto nel senso che date voi al vostro pianeta. Cioè un luogo di dolore e di espiazione. Ma nel senso più completo: luogo di prova, di sofferenza, di muto dolore, sotto il lavacro continuo del cielo, le cui lacrime stillano come gocce di lucida rugiada. Sono le lacrime del Pane di Dio, “Panis angelicus”, “Santa Sanctorum”, “dulcis et suavis mel” stillato dalla mano di Dio, che su tutti voi interviene a benedire e a santificare. L’estremo saluto del cielo. “Gaudente in Domino, qui fecit coelum et terram. Amen.

 

La tua soavità, o figlia, ridonderà la terra, non appena in cielo meco verrai rapita. Verranno gli angeli in coro sollevarti e a portarti da me. Io ti aspetterò al limitare del mio cielo di Dio. E di là pioveranno fiumi di acqua, i fiumi del lavacro di Dio. E’ così che si riscatta la terra. Chi di voi vuol farsi “Agnus Dei “? Chi? Non ha che venire a me, al mio Santo, soavissimo lavacro.

(Fine nota con *).

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L’Eucaristia è perciò una sola sostanza che in sé unisce e divampa l’ardore del Figlio Gesù, vostro Signore, e la Parola eterna del Padre. Sarebbe inutile tentare di separare nella divina Eucaristia la sostanzialità del Padre, del Figlio e pertanto dello Spirito Eletto, che, essendo Amore del Padre e del Figlio e del Padre, non può non essere presente in quella piccola ostia bianca, ostello di Vita e di Carità.

 

La misericordia del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ha nella divina Eucaristia l’emblema suo più tenero e più amante. Nessuno, dico nessuno, può ascendere al regno del Padre e non vivere in me attraverso la SS. Eucaristia, che ogni cosa muta e santifica, così come il bel tempo e un improvviso raggio di sole, come il tuo che in questo momento parla in te, attraverso te. (Vedi nota 1)

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Nota 1

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Dove sei stata, piccola? “In chiesa, mi rispondi. Ho fatto la S. Comunione, Signore. Ed io ti dico: “Mia piccola stella, brilli tutta di me, Gesù Eucaristia, che santifica e fa brillare ogni cosa che tocca”.

(Fine nota 1)

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Quando tu vai in chiesa e ti comunichi, cioè fai comunione con me e attraverso me con tutti gli altri, che vivono in me, riprendi e fai tua quella universalità che è in ciascuno di voi, ma che voi non avvertite più a causa del peccato. Il peccato, infatti, che fa? Chiude, non apre il cuore umano all’amore e quindi alla trascendenza e alla umananza (Vedi nota 2).

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(Nota 2)

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Trascendenza ed umananza sono due termini da me usati, il primo perché da voi, nel vostro linguaggio non comune, adoperato. Il secondo, in vece, neanche conosciuto, perché non di vostra invenzione.

Se la trascendenza indica il modo di trasvolare al cielo, di trasmigrare cioè dalla vostra terra al cielo di Dio, la umananza o transumananza è parola che indica il trasferirsi del vostro io dal proprio essere (entità, corpo, spirito ed anima) all’altro essere, che è gli altri.

Chi sono gli altri? Tutti, perché tutti siete figli di Dio; tutti potenzialmente in me, perché tutti aventi un’anima ad immagine e somiglianza di Colui che è. Perciò anche il peccatore non convertito, l’assassino e il fuorilegge o l’avventuriero o colui che sperpera ogni sostanza divina, è in me, perché tutti aventi l’immagine del Padre.

Il “non essere”, perciò significa “non essere” in me, perciò non vivere. E questo è solo di chi è morto in stato di peccato. Chi quantifica il mio me in tanti “sé”, non vedrà la luce eterna. Io ho bisogno di quantificarmi in voi. Amen.

Fine nota 2

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L’umananza, perciò, consiste nel trasmigrare in senso orizzontale dal proprio io, dal proprio se all’altro io, all’altro sé. Significa pertanto assumere dell’altro le sembianti che sono di volta in volta diverse. Ora, le sembianti di un medico, bisognoso di amore e di pace; ora quelle di un uomo sfigurato dal vizio e dal peccato; ladro, assassino, amante ribelle alla luce di Dio, adultero coié; ora quelle di un prete che non onora la casa di Dio, ma la sconsacra. E’ questa, per esempio, perora, la tua funzione. Tu sei il fratello Nino, al femminile. E, mentre tu, per amor mio, ti cali in lui fino ad assumerne le fattezze che tu sai di adultero e infanticida, di sacrilego prete, egli va assumendo sempre di più le tue. Più tu lo ami, più egli si trasforma in te che hai fatto di me il tuo ciborio. E’ (f. 2) così, proprio così che avviene la transumananza. Essa è strumento amorosissimo del Padre Santo, che vuole ognuno di voi raccogliere intorno all’Ostensorio.

Chiunque di voi si fa ostia per amor mio, ascende al Padre e di lassù ridiscende ricolmo di Grazia per soccorrere i fratelli.

Tutto questo si chiama movimento in ascesa o ascensione e movimento in orizzontale o direzione nella quale l’incontro con il fratello presuppone già l’incontro con Dio. Nessuno infatti può incontrarsi con Dio e non incontrarsi con il fratello. E nessuno dice di essersi incontrato con il fratello, se prima non si è incontrato con Dio. Questo movimento ascensionale e direzionale è un movimento costante, difficile, ma non impossibile, perché nulla è impossibile a Dio, che ha fatto il cielo e la terra “et omnia quae sunt”.

Queste sono le meraviglie del Signore che un uomo diventi donna e una donna, per amore suo, cambi i connotati e che trasmigri lontano da sé: Ogni qualvolta questo voi farete per amor mio, i cieli si dischiuderanno e una nuova, straordinaria, immensa Pentecoste scenderà per merito vostro sulla terra. Che se questo avesse dovuto accadere una sola volta, allora, ahimé! Che cosa sarebbe successo, o meglio che cosa non sarebbe successo? L’Eterno Padre ha fatto ciascuno di voi debole sì, fragile e povero, ma di una povertà non depauperante, una povertà “bianca” cioè che qualifica l’animo vostro, il vostro spirito, perché è una povertà che quantifica le cose del cielo. Esse non sono né ori, né diamanti, ma pietre, rubini, topazi e brillanti incastonati in una unica e solenne gioia, la Grazia santificante. Chi non possiede questa Grazia non quantifica in Sé le cose “superiori”, che sono quelle del cielo, non quantifica quelle “inferiori”, che sono della terra. E della terra sono gli ori pesanti, come ogni altro oggetto che ama qualificarsi nella sua quantificazione. Voi, invece, ricevendo me, vi quantificate in un nuova qualificazione, che è un’altra dimensione, quella del cielo.

Chi di voi è terrestre e, al tempo stesso, celeste, quegli è del Padre mio. Ma, attenzione! Nessuno di voi sia della terra e del cielo contemporaneamente, perché questo lo renderebbe possesso immediato di “colui che non è”. Io intendo dire, (perché questo possesso non ci sia), intendo dire essere sulla terra ed aspirare al cielo, acquistandone poco a poco le qualità. Ora il perdono, ora la dolcezza e la soavità, ora la benevolenza, ora la mitezza, ora la pace.

Nessuno di voi accusi e pretenda poi di appartenere al cielo.

Nessuno di voi, danneggi e poi si dica passeggero del cielo. Il cielo ha una sola, unica formula, nella quale vanno assommate tutte le altre, ed essa è l’Amore. La Parola-chiave è Amore. Solo così voi entrerete nel Regno dei cieli. Chi si astiene da tale parola “Amore”, non può appartenere al cielo. L’ho detto e lo ripeto, perché sempre avete bisogno di sentirvelo dire, di sentire pronunziare questa dolce, tenera parola “Amore”.

L’angelo della Pace, si chiama Amore. L’angelo della perseveranza si chiama Amore. Così l’angelo dell’altruismo. Così quello della Misericordia. Perché voi custodiate la Parola santissima del Padre, necessita che voi accogliate in voi tutti questi angeli che altro non sono che la “vitalizzazione” dell’Essenza altissima del Padre. (Vedi nota 1)

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Nota 1

Gli angeli “peregrini”, (perché trasmigrano in voi) e sono schiere innumerevoli, non si possono contare sulla vostra semplice scala-valori. Essi si distinguono in angeli-peregrini (quelli che da cielo trasmigrano sulla terra) ed angeli “costanti” e “permanenti”. Questi ultimi non trasmigrano, cioè non manomettono la loro “essenza”, che è quella spirituale. Sì, perché gli “angeli-peregrini”, la manomettono in quanto tramutano e da un cerchio di luce, in cui essi costantemente sostano, cioè stanno, trasmigrano in un cerchio non di luce, perché umano, cioè (f. 3) di essenza corporea, spirituale e divina. La trasmigrazione degli angeli è permessa solo da Dio, che fa questo, quando ha qualcosa da trasmettere e da far compiere. Così, per esempio, se qualcuno di voi ha bisogno di compiere una certa azione per la quale necessita la “fortezza”, allora il Padre invia il suo “angelo-peregrino” della fortezza. Esso si incarna in voi, cioè lascia il suo cerchio di luce ed entra nel vostro cerchio incentrato nell’anima. Tanto più è grande questo cerchio, con il suo incentramento perfettamente aderente all’anima, tanto più numerosa può essere la trasmigrazione degli angeli. E’ naturale che questo accade sempre e soltanto per volontà del Padre.

Quando l’umana carne si disfà, gli angeli che hanno preso posto nel cerchio, si “avventurano”, cioé trasmigrano dal cerchio umano a quello di luce con la creatura di Dio. Questa “avventura” può avvenire anche durante l’esistenza terrena. Più sono manomesse le qualità corporee, cioè più sono andate perdute, più è facile e possibile l”Avventura con gli angeli nel cerchio di luce d’argento, di oro e di diamantino diaspro.

Quando un cerchio si chiude, se ne riapre un altro grazie alla Grazia santificante che tutto a sé attrae. Ora gli angeli, dicevamo, sono la “vitalizzazione” Dio, della sua Essenza.