LA TRINITA’:

TRE PERSONE MA NON TRE DEI.

 

1) L’idea di Dio nell’AT.

 

La definizione più adeguata dell’idea veterotestamentaria di Dio è tutta racchiusa nella parola “monoteismo”. Quest’idea, però, si è andata perfezionando lungo la storia d’Israele in tre tappe principali:

  1. a) Il monoteismo dei patriarchi: un Dio della propria stirpe, accanto agli dèi delle altre nazioni.
  2. b) Il monoteismo dell’epoca mosaica: il Dio di Israele è certamente più forte degli altri dèi.
  3. c) Il monoteismo della predicazione profetica: il Dio di Israele è l’unico vero Dio, gli altri sono soltanto “vanità”, idoli senza vita.

       Questo Dio d’Israele è anche assolutamente Uno, come si legge nello shema’ di Dt 6,4.

 

 

2) Il Dio di Gesù Cristo.

 

L’annuncio dell’Abbà (Mt 7,11).

Gesù annuncia che questo Dio conosciuto fin dall’epoca patriarcale è Abbà. Non è semplicemente l’architetto della vita, ma è il Padre che si china sui suoi bambini e riempie l’orfanezza dell’uomo. Ed è per questo che il suo Regno è per i piccoli, non per quelli che credono di essere cresciuti.

 

Il Figlio è Signore (Mc 1,27).

La caratteristica più evidente del Gesù storico, e più volte sottolineata dai Vangeli, è la sua grande autorità su tutto: sulla natura, sulle malattie, sugli spiriti, sul peccato, sulla interpretazione della Bibbia. La legittimazione della propria autorità la spiega Lui stesso: possiede autorità perché è Figlio (cfr Mt 12,8).

 

La Risurrezione: ultima e definitiva conferma della sua identità.

Il Risorto rimane con i discepoli finché si abituano alla nuova situazione: le prime volte hanno paura di vederlo (cfr Lc 24,36-37) o difficoltà a riconoscerlo (cfr Lc 24,16; Gv 20,14). Infine ricevono lo Spirito Santo, e tutto cambia (cfr At 2).

 

 

Lo Spirito Santo: una forza divina o una persona divina?

 

  1. Lo spirito di Dio nell’AT.

 

     I.1 - Lo spirito, il vento e lo spazio libero:

Etimologicamente, la parola ebraica, che si usa per indicare lo spirito (ruah), allude allo spazio aperto non occupato dalla materia. E’ possibile vivere solo dove è possibile respirare.

 

   I.2 La libertà carismatica:

Nell’AT lo spirito di Dio si comunica a chi vuole in maniera imprevedibile. Ci sono in particolare tre categorie di persone che hanno bisogno dell’aiuto dello spirito di Dio: i giudici, i profeti e gli artisti. (cfr Gdc 13,24-25; 1 Sam 10,6; Ez 8,3; Es 35,30ss).

 

   I.3 - Il carisma si fa istituzione: la monarchia

L’epoca in cui vive Samuele è un momento di passaggio tra due epoche: Israele si trasforma da un insieme di tribù confederate in un governo centrale di tipo monarchico. Lo spirito di Dio cede una parte della sua imprevedibilità: garantisce la sua presenza su ogni re che viene unto. (cfr 1 Sam 16,1-13: Unzione di Davide; 1 Re 1,38-53: unzione di Salomone).

 

  I.4 - Lo spirito di Dio si sostituisce alla Legge.

In epoca esilica e postesilica i profeti annunciano che non basta la legge scritta sulle Tavole, come non basta l’alleanza che Dio ha stabilito con Mosè sul Sinai. L’unica legge valida per il popolo giunto alla sua maturità religiosa è la Legge scritta nel cuore, cioè lo Spirito Santo. (cfr Ger 31,31-34; Ez 36,26-27; Sal 40,9).

  1. Lo Spirito di Dio nel NT.

 

II.1 - La prospettiva di Marco, Matteo e Luca: lo Spirito “su Gesù”.

Per Marco lo Spirito comincia ad agire su Cristo a partire dal battesimo. Qui Egli riceve l’investitura messianica e lo Spirito appare come l’ispiratore delle sue decisioni (cfr Mc 1,11-12).

Matteo e Luca cercano però di risalire all’indietro, fino alla nascita di Cristo, prodotta dall’opera dallo Spirito e dalla verginità. Lo Spirito ha dunque presieduto a tutta l’esperienza umana di Gesù fin dal concepimento, e non è iniziata nel battesimo.

Luca aggiunge al suo Vangelo una seconda opera: gli Atti degli Apostoli. Qui la vita della Chiesa è in parallelo con la vita di Cristo: entrambi iniziano la loro missione nel mondo a partire da un battesimo nello Spirito (cfr Lc 3,21-22 e At 2,1ss). La Chiesa ha continuamente bisogno di nuove effusioni dello Spirito (cfr At 4,31; 10,44-47; 19,5-6).

 

II.2 - La prospettiva giovannea: lo Spirito donato “da Gesù”.

Giovanni integra in diverse maniere quel che manca ai sinottici: in primo luogo dice che lo Spirito non è semplicemente dimorante in Cristo, ma è specificamente un dono del Cristo immolato e risorto (cfr Gv 19,30 e 20,22). Inoltre, presenta in maniera chiara e inequivocabile il fatto che lo Spirito non è semplicemente una “forza divina” ma una Persona divina. Infatti lo Spirito compie tra i credenti opere che solo una persona può compiere: 15,26; 16,8.13-14.

 

II.3 - La prospettiva paolina: il Risorto opera nella Chiesa mediante lo Spirito.

L’Apostolo Paolo non ha conosciuto il Cristo storico, ma solo il Cristo Risorto che opera nella Chiesa. Una cosa fondamentale compresa da Paolo è che Cristo, avendo lasciato il mondo nell’Ascensione, può essere presente nella sua Chiesa solo mediante l’opera dello Spirito. Perciò, Cristo e lo Spirito nella Chiesa agiscono sempre contemporaneamente, e non c’è opera dello Spirito che non sia anche opera di Cristo. Grazie allo Spirito la vita di Cristo diventa una vita in L Cristo.