ATTENTI

AI SEGNI DEI TEMPI

 

DUEMILA = MM.

Le nostre povere mani

portano impresse

queste due M,

segno degli anni

della Misericordia

e della presenza costante

di Maria, Madre di Cristo

e madre nostra.

 

Propongo, in questo nuovo opuscolo, un momento di riflessione, per aiutarvi a mettere in pratica il messaggio della divina Misericordia.

Come potete vedere nel frontespizio c'è quanto basta per comprendere che stiamo entrando in un millennio del tutto nuovo, sebbene sia la prosecuzione naturale del millennio passato.

All'inizio di questo millennio trascorso, con le apparizioni di Fatima, Dio ci ha messo di fronte a una realtà spirituale indirizzata verso una strada sbagliata.

E' così che la Madonna, parlando ai Pastorelli, ha dato loro delle indicazioni per ritornare a Dio, come urgenza per tutti gli uomini, per evitare la guerra e la distruzione.

Maria ha indicato come strumento di salvezza e riparazione il santo Rosario. Ha inoltre insegnato ai piccoli di Fatima la giaculatoria quanto mai significativa: «O Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'inferno e porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua Misericordia» (la Madonna di Fatima, 13 giugno 1917).

Con questa breve preghiera si invoca la Misericordia del Padre per le anime sante del Purgatorio, che magari sono dimenticate da tutti e, quindi, devono prolungare la loro sofferenza.

 

Il nuovo secolo, che porta il nome DUEMILA, nella lingua latina si segna graficamente con due «MM».

Cercando di interpretare il segno del tempo che stiamo vivendo, possiamo dire che entriamo negli anni della divina Misericordia e sotto la protezione e la guida di Maria Immacolata.

Sotto questo segno possiamo intravvedere la ristrutturazione di tutta quanta l'umanità, all'insegna della Misericordia del Padre, nel regno di pace, di amore e di Misericordia.

L'evento diventa più significativo pensando che, fin dall'inizio, creando l'uomo, Dio ha messo, nell'uomo stesso, il suo sigillo. E chiunque di noi può constatarlo, guardando nella propria mano, il segno della Misericordia di Dio, il tracciato cioè di una grande «M», a partire dal centro della Mano.

E, contemplando le due mani dell'uomo, abbiamo il segno di «MM», e cioé DUEMILA.

«Guardate il fico e tutte le piante; quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l'estate è vicina. Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino» (Luca 21, 29-33).

 

Entrando nel nuovo millennio, sappiamo che il regno di Dio è alle porte, che l'intervento di Dio sarà quanto prima più manifesto, per dire a coloro che vivono da veri suoi figli, che è già pronto ad usare ancora la sua grande Misericordia, a favore dell'uomo che da lui si è allontanato.

Partendo proprio dal centro della nostra mano possiamo notare questa «M», come se fosse il marchio ricevuto fin dalla nascita per indicare la nostra appartenenza a Dio-Misericordia.

Cosa porterà questa coincidenza?

Certamente porterà a una selezione vera e propria dei figli di Dio, che vivono come tali e degli altri che non si comportano più come figli.

«... ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra» (Matteo 25, 31-46). L'esame riguarderà le opere di Misericordia compiute o non compiute: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi».

Oppure «Ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e non mi avete visitato, carcerato e non siete venuti a trovarmi».

Ecco che, allora, l'intervento di Maria Immacolata agirà a nostro favore. In questi anni ci aprirà alla Misericordia del Padre. Ma per iniziare con urgenza ad agire nella volontà di Dio, è necessario consacrarci al Cuore Immacolato di Maria e al Cuore misericordioso di Gesù, perché, immersi nel purpureo sangue dell'amore divino per gli uomini, possiamo trovarci sulla giusta strada. Potrebbe essere, questo, l'ultimo appello di Dio, disposto ormai ad agire in maniera straordinaria per farci comprendere il suo grande amore e la sua immensa bontà e la necessità di agire dirigendoci vero il suo altare, verso il cielo di Maria.

Qual'è questo cielo di Maria (il cielo della luna) lo possiamo intravvedere nelle parole dell'Apocalisse. «E un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul suo capo» (Apocalisse 12).

E le stelle attorno al capo di Maria sono le costellazioni dei santi e degli angeli e dei beati che hanno seguito più da vicino la Madre di Dio ed ora, lassù nel cielo, le fanno corona, richiamando la nostra attenzione sulla chiamata personale.

Seguendo le indicazioni, che continuerà a darci Maria, noi siamo già vincitori. «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà il capo e tu le insidierai il calcagno» (Genesi 3,9-15.20).

Per noi è molto semplice comprendere che la Madonna in questo nuovo millennio interverrà in maniera più evidente e più sensibile nella vita degli uomini, per riportare tutti sulla strada giusta, alla conversione, all'amore vicendevole, alle opere di Misericordia da compiere verso i fratelli più bisognosi.

Ecco, in poche parole, spiegato il senso del frontespizio che verrà utilizzato per suggerire degli spunti di riflessione personale e comunitaria, per potere comunicare ad altri quanto vuole il Signore da noi: l'amore fraterno, la preghiera e la Misericordia, il silenzio.

 

Con la corona in mano affronteremo, insieme a Maria Immacolata, il nuovo millennio per entrare, l'uno dopo l'altro, nel regno del Padre nostro.

 

Adorate con Maria il Giglio della castità.

 

«Il Giglio, il Giglio! Quando vedrete spuntare, nel cielo alto, il Giglio, riconoscetelo, è lui, il Santo dei Santi. Egli spunterà alto nel cielo della sua Chiesa e produrrà nuove crescite, nuove trasmissioni, nuove volontà.

Il Giglio è purpureo e candido, è sanguigno ed è pallido, è portatore di pace, ma anche di lotta, di guerra spietata, di forza, di contrasto.

Ecco! E’ il Giglio che viene e porta l’amore. E’ il Giglio che canta e porta la pietà. E’ il Giglio che, spuntando alto nel cielo di Maria, conduce con sé le anime alla verità.

Il Giglio, ecco viene, il Giglio alto, il Giglio bianco e rosso, pallido e sanguigno, portatore di verità, di pace e di amore.

Adorate questo Giglio.

E’ lui il Santo dei Santi, il conoscitore del Padre.

E’ lui l’amore.

E’ l’Agnello candido.

E’ lui il Signore.

Ecco, che viene, e porta con sé le candide anime, donate dal Santo dei Santi alla sua Chiesa. E porta l’amore, e porta la vita, e porta la santità.

 

Esplorate i cieli, o voi che ascoltate, e inumidite i vostri occhi, alla luce del Santo dei Santi.

Ecco che viene! Ecco che porta, che porta con sé la pace, la Misericordia e l’amore.

Attendetelo questo Giglio, il Giglio santo del Signore. Esso sarà donato a tutti coloro che avranno offerto la propria vita per il bene della Chiesa e dell’umanità. E questo Giglio santo, pallido e vermiglio, pallido e sanguigno, sarà donato dalle mani di un Dio a tutti coloro che avranno seguito la giusta via.

 

Ecco! Noi portiamo questo Giglio, in santità di intenti, incondizionatamente per tutti gli uomini che ascoltate, per tutti gli uomini che planate, insieme a noi, nel Santo cielo di Dio.

 

Ecco! Egli viene e porta con sé l’Immacolata sua Madre. E’ lei che vincerà, nei secoli futuri, l’idolatria, l’eresia, la violenza e la dispersione di tutto ciò che c’è di sacro nella vita dell’uomo.

Adorate con Maria il Giglio della castità» (vox, 051199L, n. 7).

Agli uomini di buona volontà.

«Gloria a Dio e pace agli uomini di buona volontà», dissero gli angeli, accogliendo la nascita del Bambino Gesù.

Con la nostra buona volontà, che è amore verso Dio e verso il prossimo, noi potremo affrontare il combattimento della fede e vincere con Maria.

«Nella tua volontà è la nostra pace», si ripete, ogni quattro settimane, nel Salterio, il venerdì della II settimana.

Nella esecuzione fedele, muta, silenziosa, non contrattata, della volontà di Dio, noi possiamo ritrovare la pace che Cristo è venuto a portare «agli uomini di buona volontà».

La volontà di Dio è che possiamo sempre osservare la legge dell'amore, attraverso le opere concrete di Misericordia, che ottengono il lavaggio completo di tutte le nostre colpe.

Preghiamo, con le più belle espressioni del Salterio, perché il Signore ci purifichi da ogni peccato, per mezzo del suo sangue sparso per noi sulla croce, per essere fedeli, sino alla fine, alla volontà del Padre.

«Nel tuo sangue, versato per noi, hai costituito la nuova ed eterna alleanza, - fa', Signore, che, osservando la legge dell'amore, restiamo fedeli al nuovo patto» (Salt. II, venerdì, invoc.).

«Sulla croce hai fatto sgorgare dal tuo costato sangue ed acqua, - in questo fiume di grazia lava le nostre colpe e allieta la città di Dio» (Salt. II, venerdì, invoc.).

E' Dio che conduce per mano, sulla strada giusta, tutti coloro che si abbandonano liberamente e totalmente a lui

Ricordiamo anche che, attraverso la quotidiana parola, per ben dieci anni, il Signore ci ha curati e guidati per una strada da noi sconosciuta. Solo la fede e l'amore ha permesso a Gesù di Misericordia di continuare, attraverso le molte difficoltà da noi create, lungo il cammino prestabilito dal Padre.

«Il Signore tuo Dio ti ha portato, come un uomo porta il proprio figlio, per tutto il cammino che hai fatto», in modo particolare, per tutti questi dieci anni (Salt. II, venerdì, a III).

Continuiamo a pregare: «Con la tua parola, Signore, sostienimi e avrò la vita, non deludermi nella mia speranza» (Salt. II, venerdì, a III).

Celebrando la memoria di S. Leonardo da Porto Maurizio, in questi giorni, riascoltando le parole di san Pietro, abbiamo ricordato che il Signore è fedele, paziente e misericordioso.

 

«Il Signore non ritarda nell‘adempiere la sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi.

Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli con fragore passeranno, gli elementi consumati dal calore si dissolveranno e la terra con quanto c‘è in essa sarà distrutta.

Poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi così, quali non dovete essere voi, nella santità della condotta e nella pietà, attendendo e affrettando la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli si dissolveranno e gli elementi incendiati si fonderanno! E poi, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia.

Perciò, carissimi, nell‘attesa di questi eventi, cercate d‘essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace. La magnanimità del Signore nostro giudicatela come salvezza, ...

Voi dunque, carissimi, essendo stati preavvisati, state in guardia per non venir meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall‘errore degli empi; ma crescete nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo. A lui la gloria, ora e nel giorno dell‘eternità» (2 Pietro 3,9-18).

 

 

Le devozioni.

 

Si è in molti, e concordemente, a rigettare qualsiasi tipo di devozione, con la scusa che si tratta di cose di altri tempi, cose sorpassate, pietismo inutile. Ma la verità è la seguente. Il Signore ama queste cose.

Manifestazione di amore sono le piccole cose e il Signore le gradisce con infinita carità e le ricompensa con immenso amore.

 

«Le devozioni, quelle, devi farle sempre.

Dimentica ciò che ti dicono, perché ogni devozione è vita, se vissuta ai piedi del mio tabernacolo,

La Chiesa ha perso il suo aspetto devozionale ed è finita. Non ha compreso che la devozione è un afflato particolare, speditamente umano, sensibile, che l’uomo tributa al suo Dio.

Guai se non c’è più una devozione, se non c’è più questo aspetto devozionale, ma è chiaro che tutto va vissuto nella conversione della vita.

Allora, la devozione possiamo definirla la carezza dell’amato per l’amata, la carezza dell’amata per l’amato, del figlio per il padre, del congiunto per la madre» (vox, 061199L, n. 1).

 

 

Meditare sulla passione del Signore.

 

Meditando la passione di Cristo si giunge alla sincera compunzione del cuore.

 

«La causa di tutti i mali per noi va ricercata nel fatto che nessuno pensa alle realtà che dovrebbero costituire un oggetto di continua meditazione. Non c’è da meravigliarsi se ne consegue un completo disordine morale.

Sono messe nel dimenticatoio prima di tutto le verità escatologiche; non si pensa poi né ai benefici di Dio, né a quale dolorosa Passione andò incontro per noi Gesù Cristo. Gli impegni e gli obblighi del proprio stato si eseguono con negligenza; e non si fuggono con la dovuta cautela i pericoli spirituali, esistenti ovunque.

Essendo il mondo in uno stato morale così deplorevole, tornano a proposito le parole di Geremia: «È devastato tutto il paese, e nessuno se ne dà pensiero».

C’è qualche rimedio a siffatti mali? Con tutta umiltà, in ginocchio, mi sia consentito di indicare a tutti i prelati, ai parroci, ai sacerdoti e a tutti gli altri ministri di Dio che l’auspicata medicina è alla portata di tutti, nella maggioranza dei casi, ed è il pio esercizio della Via Crucis.

... Essa diverrà una validissima difesa contro il dilagare del vizio e ricoprirà di grandissimi benefici tutti coloro che mediteranno assiduamente sui dolori e sull’amore di Cristo Signore.

La frequente meditazione sulla passione di Cristo dà lumi salutari all’intelletto, fervore fattivo alla volontà e sincera compunzione al cuore.

... Il miglioramento dei costumi dei cristiani è condizionato dalla pratica del pio esercizio della Via Crucis.

Tale pia pratica infatti è un antidoto per i vizi, un freno alle passioni, un incitamento efficace ad una vita virtuosa e santa.

Se terremo vivamente presente davanti agli occhi della mente, come scolpita su tavole, l’acerbissima passione di Cristo, non potremo non abortire, in virtù dell’irradiazione di così intensa luce, le miserie e le debolezze della nostra vita; anzi ci sentiremo trascinati a rispondere con tanto amore alla carità di Cristo, e ad accettare gioiosamente le inevitabili avversità della vita» {Da una esortazione di san Leonardo da Porto Maurizio sulla «Via Crucis» (Opere complete, vol. II, Venezia 1808, pp. 176-177); br. [1018]-[1021]}.

 

 

Gesù, la sofferenza, le anime e Satana.

 

«Gesù vive una sofferenza diametralmente opposta a quella corporea, in quanto, essendo ormai uno spirito e un corpo rinnovato o risuscitato, è chiaro che la sua sofferenza è per così dire una sofferenza intima, interiorizzata, nella quale si trova ad essere per così dire annientato dalla presenza di colui che sovrasta la corporeità umana, e cioè Satana.

Cristo si sottomette alla violenza di Satana per salvare le anime, sostituendosi interamente e totalmente alla presenza corporea di coloro che vivono nel peccato e nella disobbedienza. Avviene cioè una sostituzione che Gesù compone ogni giorno davanti all’altare del Padre, offrendo se stesso come vittima sacrificale.

Per questo il suo corpo risuscitato è anche un corpo materialmente non distruttibile, ma allo stesso modo sofferente, perché nel proprio intimo conserva questa spettacolare incapacità di riprodurre in sé la sua autorevolezza divina. Cristo cioè si sottomette alla sua debolezza umana, sostituendosi ancora una volta agli uomini, pur vivendo ormai nella sua interezza spirituale e corporale, perché completamente risuscitato» (vox, 201099L, n. 27).

 

 

Anime crocifisse con Cristo per la redenzione.

 

«L’austerità del messaggio della divina Misericordia deve essere recepita nel profondo del cuore. Non è qualcosa che si può attaccare debitamente alla camicia o al vestito, perché è una missione caratterizzante la presenza di Cristo sulla croce.

Per questo l’anima che si è offerta come vittima particolare al santo e divino altare del Padre, ha una sofferenza interiore, intima, che non viene cancellata da alcuna posizione diversa. E’ costantemente rivolta con le braccia alzate al cielo verso l’altare eterno del Padre per implorare perdono e Misericordia per tutti gli uomini della terra.

Ogni anima è così perché tutte le anime sono espressione di dono al Padre per i peccati del mondo. Ma ci sono alcune anime caratterizzanti la presenza di Cristo sulla croce. Queste anime particolarmente legate alla sua passione sono anime sofferenti avvolte dal mistero della presenza di Cristo crocifisso.

Nella croce il Signore il Signore ha voluto istituire questa posizione. E’ una posizione spirituale intramontabile, ma completamente legata a Cristo crocifisso sull’altare del Gòlgota. Nessuna altra posizione è concessa a tali anime, se non quella della crocifissione.

Per questo, o per un motivo o per un altro, l’anima crocifissa con Cristo è sempre sofferente, in modo speciale in alcuni momenti in cui il Padre richiede a Cristo particolari sofferenze per la redenzione del genere umano» (vox, 201099L, n. 28).

 

 

Ci siano creature disponibili.

 

«Gesù, misericordioso Signore del cielo e della terra, porta il beveraggio necessario alle anime che si accostano alla sua Misericordia, ma necessita che ci siano creature disponibili a compiere questo atto di amore e di partecipazione alla sofferenza di Cristo, che, macinato e distrutto, viene ingoiato come una qualsiasi medicina o qualsiasi cibo» (vox, 201099L, n. 26).

 

 

Ripensare al mistero di Cristo.

 

L'INNO proprio, alle Lodi mattutine, nella memoria di san Leonardo da Porto Maurizio, è un invito all'esercizio del silenzio, nel ritiro dalle cose del mondo, per ripensare al mistero della croce e al sangue di Cristo sparso per nostro amore.

San Leonardo ci ottenga la grazia di comprendere appieno la richiesta del Signore, che è l'offerta della propria vita, in comunione con la sua offerta sulla croce, per la salvezza di tutti, a cominciare da chi ci sta più vicino, per finire ai più lontani.

 

«Le sublimi virtù celebriamo

del mirabile santo Leonardo

che, fanciullo ancor tenero, aspira

all’unione perfetta con Dio.

 

Ciò che è puro il suo spirito avvince,

ciò che è santo egli vuole emulare:

le attrattive del mondo disdegna,

l’ideale serafico abbraccia.

 

Nel silenzio del chiostro egli sente

il richiamo che vien dalla croce:

e vi attinge la forza e la luce

per salvare dal male i fratelli.

 

Per sconfiggere il mondo egli addita

nella croce il rimedio sicuro:

camminando al Calvario con Cristo

si ritrova la fede e l’amore.

 

San Leonardo ci ottenga la forza

di percorrere la via della croce:

attraverso le pene e i dolori,

essa porta all’eterno trionfo».

 

 

Pregare perché si compia la volontà di Dio in noi.

 

«Non dobbiamo fare la nostra volontà, ma quella di Dio. È una grazia che il Signore ci ha insegnato a chiedere ogni giorno nella preghiera. Ma è una contraddizione pregare che si faccia la volontà di Dio, e poi, quando egli ci chiama e ci invita ad uscire da questo mondo, mostrarsi riluttanti ad obbedire al comando della sua volontà! Ci impuntiamo e ci tiriamo indietro come servitori caparbi.

Siamo presi da paura e dolore al pensiero di dover comparire davanti al volto di Dio. E alla fine usciamo da questa vita non di buon grado, ma perché costretti e per forza. Pretendiamo poi onori e premi da Dio dopo che lo incontriamo tanto di malavoglia!

Ma allora, domando io, perché preghiamo e chiediamo che venga il regno dei cieli, se continua a piacerci la prigionia della terra?

Perché con frequenti suppliche domandiamo ed imploriamo insistentemente che si affretti a venire il tempo del regno, se poi coviamo nell’animo maggiori desideri e brame di servire quaggiù il diavolo anziché di regnare con Cristo?

Dal momento che il mondo odia il cristiano, perché ami chi ti odia e non segui piuttosto Cristo, che ti ha redento e ti ama?

 

Giovanni in una sua lettera grida per esortarci a non amare il mondo, andando dietro ai desideri della carne. «Non amate né il mondo», ci dice, «né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!” (1Gv 2, 15-17).

Piuttosto, fratelli carissimi, con mente serena, fede incrollabile e animo grande, siamo pronti a fare la volontà di Dio. Cacciamo la paura della morte, pensiamo all’immortalità che essa inaugura. Mostriamo con i fatti ciò che crediamo di essere.

 

... La nostra patria non è che il paradiso. Là ci attende un gran numero di nostri cari, ci desiderano i nostri genitori, i fratelli, i figli in festosa e gioconda compagnia, sicuri ormai della propria felicità, ma ancora trepidanti per la nostra salvezza. ... ivi sono ricompensati i misericordiosi, che esercitarono la beneficenza, nutrendo e aiutando in varie maniere i poveri, e così osservarono i precetti del Signore e, con le ricchezze terrene, si procurarono i tesori celesti» [Dal trattato «Sulla morte» di san Cipriano, vescovo e martire (Cap. 18.24.26; CSEL 3, 308.312-314); br. 2373].

 

 

ORAZIONE

«Ridesta, Signore, la volontà dei tuoi fedeli perché, collaborando con impegno alla tua opera di salvezza, ottengano in misura sempre più abbondante i doni della tua Misericordia».

 

 

La tentazione.

 

L'annosa questione che spesso facciamo è: Perché Dio permette certi problemi, certe difficoltà, certe tentazioni, se sa che poi noi cadiamo nel peccato?

Ecco, Dio permette la tentazione perché possiamo renderci conto delle nostre capacità e della nostra fedeltà.

Dinanzi alla tentazione non ci troviamo mai pronti. E allora le prove continuano in perpetuo. Il Signore ci mette alla prova, abbandonarci nelle grinfie di Satana, perché faccia di noi quello che vuole. Però pone un limite, oltre il quale Satana non può andare. E ciò significa che il Signore permette tanto quanto basta per farci rinsavire. Dopo di che il Signore interviene con il suo aiuto, allontanando la presenza degli spiriti mali, che si sono depositati in noi e vicino a noi.

Ecco, dice san Paolo, "«Dio ... è fedele; e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze» (1Cor 10.13). ...

L’uomo è ancora colpevole, ma Dio è fedele. Non dice: «Non permetterà che siate tentati», bensì: «Non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla» (1Cor 10,13).

Sei entrato nella tentazione, ma Dio ti darà anche il modo di uscirne, perché tu non abbia a soccombere alla tentazione stessa: perché, come il vaso del vasaio, tu venga modellato con la predicazione e consolidato con il fuoco della tribolazione. Ma quando vi entri, pensa che ne uscirai, «perché Dio è fedele». Il Signore ti proteggerà da ogni male..." (cf. Sal 120,7-8) [Dai «Discorsi» di sant’Agostino, br. 2378*].

 

 

Satana vi spinge in un angolo buio.

 

«La tortuosa via di Satana, spesso vi spinge in un angolo oscuro e vi porta a conservare nel vostro cuore le esperienze negative della vita. Ma esse sono tutte superate dall’amore di Dio, perché al buio è successo lo splendore, lo splendore di una vita nuova nel Signore» (vox, 151099L, n. 20).

 

Per questo «Suvvia! Allegri state! Non state immusoniti, là impalati, perché non sono da Dio tali vezzi. I vezzi miei sono il sorridere, il gioire, l’allegria, il cantare, e il venire correndo verso di me che vi prendo» (vox, 171099L, n. 1).

 

 

Gioite di tutte le scabrose vicende.

 

«Gioite di tutte le scabrose vicende che postulano la vostra santificazione. Non sbaragliatele. Non svitatele. Non distribuitele a destra e a manca e non sfuggitele, soprattutto macchinate la vostra testa come fa il fiore del prato, quando infuria la bufera e si scaraventa su di esso il vento. Esso abbassa il suo capino, non curante del resto, per ricevere ciò che il cielo gli manda.

I fiori sono fiori, ma voi siete fiori di altra portata. Non siete certamente i crisantemi, i fiori con cui si adornano le tombe dei morti, né le glicini che appassiscono sfiorendo lungo le siepi, ma siete fiori di ginestra e portentosi gigli, profumati e odorosi che invaghiscono l’occhio del viandante. Vi ho profumati, scendendo ogni giorno qui, dall’alto del cielo, espandendo con le mie parole, il profumo soave della divina Misericordia» (vox, 031199L, n. 2).

 

 

Amate ciò che vi perfora il cuore.

 

«Il cielo è immenso, sapete, eterno e sconfinato.

Io sono sceso da quel punto, là in alto, dove risiede il Padre, per vivere insieme a voi.

Mi costò la cosa? Certo che mi costò, ma vissi felice perché amavo, allo stesso modo fatelo anche voi, amando i supplizi e le accuse, le controversie e gli scontri, amando tutto ciò che vi perfora il cuore, che vi fa indietreggiare percorrendo una strada di difficile salita» (vox, 031199L, n. 2).

 

 

La genziana della vita.

 

«Perché voi non fate lo stesso per coloro che io vi ho affidati?

Perché non vi fate lacerare, svenare, distruggere, come ho fatto io, là sul calvario?

Cosa temete? Di perdere la vita?

Ma non è vita la vostra, se non è segnata dall’amore. La vostra se mai può dirsi una genziana muta, non fiorita, ma sfiorita prima del nascere. Perciò irrigatela con il succo dell’amore. La genziana allora schiuderà la sua corolla, aprendosi ai raggi mattutini per essere ancora una volta liberata dalla stretta del suo calice e prendere la via dell’infinito» (vox, 031199L, n. 2).

 

 

Non recalcitrate come puledri.

 

«Io, chiamandovi, mi sono fidato di voi, dell’uno e dell’altro, del primo e del secondo, del terzo, del quarto e sopra la vostra groppa, ho cavalcato sogni di speranza, pensieri di gloria, gioie sempiterne. Voi non recalcitrerete come fanno i puledri non ammaestrati, ma mi porterete in salvo lungo la riviera dell’oriente» (vox, 031199L, n. 2).

 

«Nessuno è in grado di fare qualcosa per l’altro, se non si affida al Cuore misericordioso di Cristo, perché è lui che trasforma il Cuore degli uomini» (vox, 061099D, n. 28).

 

 

Il Cenacolo della Misericordia.

 

«Ora, abbiamo detto che, chiunque viene a questo Cenacolo, non può pretendere di lasciare a casa ciò che qui non può portare, di rivestire qui dei panni che non sono suoi, per riprendere poi quelli di cui si è svestita a casa.

Chi viene qua deve indossare gli abiti costanti della penitenza, gli abiti del digiuno, gli abiti della povertà, gli abiti della miseria, non quella dello spirito, ma la miseria umana.

Chi non si sente di far questo si ritiri, poiché questo è il Cenacolo del divino amore, questo è il Cenacolo della divina Misericordia.

Non si può impetrare Misericordia divina se non si è spogliati di tutto ciò che il mondo cerca, se non si è poveri così come io lo fui, come lo fu la Madre mia, come lo furono tutti coloro che mi hanno amato e che mi hanno seguito sulla terra» (vox, 120690L2, n. 1).

 

 

La preghiera del Cenacolo della Misericordia.

 

«Io oggi ho detto a voi ciò che voi dovete operare nella vostra vita per potere veramente appartenere al vostro Gesù, a Gesù di Misericordia.

Chi non si sente di compiere questi tagli rimanga a casa, fra le sue cose, fra le sue comodità e i suoi interessi, poiché la partecipazione a questo divino Cenacolo è una partecipazione di sofferenza, di penitenza, di digiuno, di astinenza e di preghiera continua.

Perciò, io vi auguro che la mia parola possa essere stata per voi esplicita e chiara. La preghiera di questo Cenacolo è una preghiera a sé, particolare, che vuole essere espressione di chi ogni giorno si offre al Padre per impetrare la Misericordia su di sé e sui propri fratelli.

Se voi non vi sentite portati a questa offerta costante e continua, potete cambiare e rivolgervi altrove» (vox, 120690L2, n. 3).

 

«Ho voluto ascoltare silenziosamente il vostro parlare. E’ un ticchettio dolcissimo, che scende attraverso il mio Cuore in tutta la mia persona. E’ proprio vero che voi mi amate. Non è un illusione. Non è soltanto una speranza, è una realtà e io la tocco. E’ palpabile. E’ visibile. Le vostre lacrime, i vostri pensamenti, le richieste di perdono, gli accorgimenti preventivi che voi fate. Tutto ciò mi porta a pensare come ormai, veramente, siete cresciuti nel Cuore della Madre mia e, quindi, anche nel mio» (vox, 171099L, n. 1).

 

 

Accoglienza della parola.

 

«Perciò le anime siano addestrate in una nuova maniera di vita, che è quella della sottomissione e dell’accoglienza della parola, qualunque cosa essa chieda. Bisogna accoglierla con amore, rispetto sommo e totale «soddisfatio» (vox, 201099L, n. 31).

 

 

Non temete. Non ci sono errori.

 

«Io coloro di cielo ogni cosa.

Non temete. Non ci sono errori. Non ci sono sbavature, ma ci sono soltanto impresse le lettere maiuscole della Donna straordinaria che è la Madre mia, Maria» (vox, 201099L, n. 33).

 

 

Il canto dell’assiolo.

 

«Quando nella notte sentite il pianto dell’assiolo, cantare la sua canzone d’amore, alla luna, piangendo sulle sofferenze della vita, son io che lamento la mia povertà e il mio digiuno.

Canto il canto dell’assiolo, ramingo augellino solingo, che vive nella notte la sua breve parentesi di vita.

Il canto dell’assiolo è il mio lamento, nella notte, diffusa nel pianto la mia tristezza.

La luna compiange il mio lamento. Son io che piango. Son io che lamento i peccati degli uomini, le sofferenze infinite del mio cuore, l’amarezza e la tristezza, racchiuse nella profondità del mio essere.

L’assiolo è il canto mio, il canto di un Dio sconosciuto e solitario, che vive vagando nella notte, alla ricerca di chi voglia consolare la sua tristezza

Il canto dell’assiolo è il mio canto, il canto alla luna, il canto alla Vergine santa, la Madre mia, alla quale rivolgo il mio lamento, perché sia lei a consolare il Figlio della sofferenza.

L’assiolo canta ed io con lui.

L’assiolo piange ed io con lui.

L’assiolo rimane triste e solitario fino all’alba ed io con lui, nella notte dei tempi io canto il mio lamento, alla luna, alla Vergine Madre. A lei depongo le mie lacrime, perché soltanto lei conosce l’amarezza del mio cuore» (vox, 151099l, n. 25).

 

 

Attendere per non estirpare il grano.

 

«Gramigna e grano non possono coesistere. Necessita tuttavia attendere. Bisogna aspettare il momento opportuno, perché la gramigna essendo totalmente diversa dal grano potrebbe infierire sul grano, ma è anche vero che questo non può essere strappato via insieme alla gramigna.

Io attendo, attendo il momento della sepoltura in cui ognuno di voi, sostituendomi all’interno del sepolcro, rivedrà con me la posizione giusta e costituirà, insieme a me, l’olocausto necessario perché la gramigna sia divelta e il grano possa maturare da solo.

I granai attendono, ma il grano ancora è debole. Bisogna attendere. Bisogna aspettare. Bisogna costituire un saldo di fortezza» (vox, 151099l, n. 26).

 

 

Continuate a venire.

 

«Continuate a venire. Non serpeggiate in altri luoghi. Non distruggete ciò che io stesso ho compiuto, perché l’uragano, sì, l’uragano si abbatte sempre su quelli che io chiamo, ma essi, come destrieri al vento, agitando le criniere, portano sempre a salvezza il loro condottiero» (vox, 031199L, n. 2).

 

 

Risorgete nello Spirito.

 

«Risorgete pertanto nello Spirito di luce, che io stesso, nella Chiesa del Padre, vi ho mandato nel giorno del santo Battesimo. Lo avete ricevuto come grazia particolare e dono straordinario di partecipazione all’eternità di Dio.

E’ questo Spirito che voglio in voi gagliardo e fine, sottile come lama e docile come strumento a plettro.

Io amo gli spirituali, quelli che vivono nello Spirito, che si lasciano guidare dallo Spirito e che portano con sé lo Spirito di gloria.

Il santificatore che scese sugli apostoli, deve potere rimaneggiare su di voi ogni giorno. Imploratelo, perciò, nella messa che voi innalzate in questo luogo con canto sublime e dolce Ave Maria.

Lo Spirito è luce.

Lo Spirito è vita.

Lo Spirito è Sapienza, intelletto, consiglio, costanza, consapevolezza, obbedienza, gioia, letizia, implorazione, adorazione, contemplazione. E voi tutte queste cose non le possedete, se non avrete raccolto in voi quello Spirito che le porta con sé.

E’ lo Spirito Santo del Padre, che scende, augusto, nel Figlio per risalire potente e forte nuovamente al Padre.

Gli adoratori mistici sono gli uomini spirituali, quelli cioè che hanno aperto il loro vaso all’accoglienza dello Spirito e poi lo hanno diffuso, tamponandolo con la loro preghiera, che, chiudendo il loro vaso d’avorio, portano con sé la luminosità dei cieli.

Questi uomini voglio attorno a me, non macabre facce di custodi imperiosi e sconvolgenti. Non voglio cani mastini, legati attorno alle mie tovaglie, ai tovagliati candidi che rivestono i miei altari, ma che nascondono serpi, ragni ed effimere convenzioni.

Voglio uomini di spirito, amanti di luce, portatori di pace, non agonizzanti negli angoli delle chiese, nelle sacrestie in attesa di nuovi tripudi.

Chiedo uomini di tal genere. Per questo pregate, perché essi possano accedere all’invito da me inviato, attraverso lo Spirito.

I cani mastini, le catene, tutti gli brogli elettoranti, che si trascinano dietro, non sono per me.

Io vivo nella mistica povertà del Padre, adulando soltanto il mio cuore, che vive e spasima d’amore.

Per questo non ho che farmene dei mastini, né delle trincee, né delle catene, né degli spasimi e languori musicali. Amo la verità e la luce. Amo la santità.

Amo il cuore spasimante d’amore per me» (vox, 031199L, n. 4).

 

 

Il canto euro-asiatico (in lingue).

 

La domanda dei profani, quando si sente parlare di dono delle lingue o di canto e preghiera in lingue, è sempre la stessa: Perché il canto in lingue se non si capisce niente? Ecco qui una risposta che potrebbe essere soddisfacente.

 

«L’uso delle lingue coinvolge tutta l’assemblea. Sono lingue spurie, cioè non usate, lingue antiche, come la presente è una lingua euro-asiatica, ormai scomparsa, dei territori intorno ad Assur.

E’ una nenia antica, cantata dalle donne, che seguivano Abramo.

Nel canto si parla così.

 

“O Dio della vita, discendi nel mio cuore.

O Dio della santità, ti seguiremo, attraverso il tuo dito, che, immortalando in noi la tua santa parola, conduce al santo suolo da te promesso.

Girovagando fra i deserti di questa vita, noi pronunziamo il nostro sì al tuo richiamo.

Io vengo, insieme ad Abramo e alla sua gente, perché tu possa piantare le nostre tende, definitivamente, nel santo suolo.

O Dio di luce eterna, provvedi tu ai nostri figli, ai nostri buoi, ai nostri armenti. Sono tuoi. Noi te li doniamo.

Ripara, ripara, ripara le nostre menti dall’occulta forza del male.

Conduci, conduci, conduci il nostro cuore là dove tu vuoi, o Signore.

Io lo so, sì, tu sei Iddio santo della terra nuova.

Io, sì, sì, sono con te.

Viaggio con te.

Vivo con te.

Accendo il fuoco con te.

Preparo la mensa con te.

Dormo con te.

Parlo con te.

Rido con te.

Sono io, ma sei tu in me.

Sì, così è, è” (vox, 031199L, n. 11).

 

 

Perché l’uso delle lingue antiche?

 

Daniela ha cantato questa volta in lingua ebraica antica.

Il canto dice.

“Cantate e inneggiate al Dio della vita e della salvezza.

Sono state innalzate le torri di fortezza. Ora, premunitevi con forti santissimi inni di preghiera intensa, perché il nemico venga totalmente sgominato».

La traduzione degli ultimi versi è stata data a Daniela «Benedetto l’uomo che confida nel Signore»).

 

«Bisogna che l’assemblea conosca il perché di queste lingue.

Lo Spirito Santo manifesta la sua presenza, usando lingue del passato, lingue per così dire morte, lingue sconosciute, per far comprendere come l’uomo ha trascorso i suoi secoli ed è arrivato fino a questo momento, servendosi sempre della parola di Dio.

Le lingue antiche, usate dallo Spirito Santo, hanno soprattutto lo scopo di far comprendere questo passaggio dall’antico al nuovo, dall’antico al moderno, senza alterazione alcuna.

Il Signore è fedele nel suo amore. Eterna è la sua Misericordia» (vox, 031199L, n. 15).

 

 

Il Padre, il sole e i suoi angeli.

      

«L’alba è il momento più bello della giornata, perché, oltre a portare il sole nel suo sorgere, rinvìgora (=rinvigorisce) le forze del corpo e riporta l’uomo alla sua azione giornaliera con rinnovato vigore.

      

E’ questo il momento in cui gli uomini, destandosi, si ripropongono di vivere nella mansuetudine e nella divina Misericordia. Ed è per questo che noi, all’alba, conduciamo dinanzi agli uomini lo sfolgorìo del sole nascente e le sue luminescenze.

      

Noi, angeli, giochiamo col il sole che spunta all’oriente e vorremmo che, anche voi, risorgendo dal sonno notturno, iniziaste questo gioco di amore verso le particelle splendenti del sole, che rappresentano le luminescenze celesti.

      

Noi questo lo chiediamo come dono al Creatore, sommo Signore del cielo e della terra, Creatore di tutte le cose, poiché, il sorgere del sole, è il momento inesplorato che l’uomo potrebbe conoscere meglio nel suo cuore, per apprezzarne tutte le caratteristiche straordinariamente rigogliose.

Il sole è l’amore, l’amore con il quale il Padre innalza sulla terra la sua luce e anche il suo calore.

 

Senza il sole voi tutti non potreste vivere. Questo lo sapete. Ed avreste certamente una vita rigorosamente grama e straordinariamente breve.

E’ questo il sole che compie ogni giorno nel suo giro fantasmagorico.

E’ questo il dono che il Padre pone ogni giorno, puntualmente iniziando ancora una volta la giornata del suo cammino verso gli uomini.

Sì, voi credete di camminare verso di lui e di essere soltanto voi a muovervi. Non è vero. E’ anche lui che si muove verso di voi. E questo lo potete ammirare attraverso la risorgenza dell’astro luminosissimo, ma anche attraverso le multiformi sue espressioni di amore: «La chiamata, l’ascolto, la partecipazione, la sacramentalità della preghiera, il dono dei fratelli, il dono della comunione, attraverso il Figlio suo, l’amato Gesù».

Sono tutti doni che egli, sospese nel cielo, manda, attraverso noi angeli, così anche, alla sera, quando tutto riposa nel cielo e anche sulla terra, egli scende per adornare di mistica preghiera le vostre case, i vostri tetti, i vostri luoghi di riposo.

Egli è vivo e regna nell’unità dei secoli dei secoli.         

Noi, angeli, percorriamo con lui, in lungo e in largo, questo cammino straordinario di un Padre che si volge verso gli uomini e vi chiediamo di volgere i vostri sguardi, i vostri cuori, la vostra mente, il vostro spirito verso di lui, adorandolo, come Dio della luce, Dio della pace, Dio della universale volontà di unione, di santificazione, di partecipazione al suo grandioso amore.

Egli è qui. Egli è lì. Egli a piene mani effonde la sua grazia in tutti i luoghi, in tutti i posti, perché è lui il datore di ogni cosa.

Sublimatevi in questo pensiero e contemplatelo in questa grandiosità.

Così, come facciamo noi, nell’alto dei cieli, fatelo anche voi in questa posta di Ave Marie, dove nulla deve potervi distrarre da questo grandioso dono che è la sua presenza e la vostra contemplazione» (vox, 051199L, n. 3).

 

 

L’inno di grazie per il Giubileo.

 

«Davanti la tenda di Mosè si addensava la nube, portatrice della presenza di Dio.

E anche voi avete questa nube, costituita dalle nostre ali, che tendono a manifestare la sua gloria, qui sulla terra.

Antecedentemente voi siete stati preceduti da altri uomini, come voi ancorati alla parola, come voi chiamati ad accogliere un particolare messaggio di Dio e sempre un messaggio di pace e di amore, un messaggio di conduzione, un messaggio di ascolto e quindi di obbedienza, di fedeltà somma.

E’ questo ciò che vuole da voi il Padre e nient’altro.

Egli, poco alla volta, sciorinerà davanti a voi il «Libro della sua Scrittura», mandando l’angelo scritturale, perché esso manifesti a tutti voi la sua chiamata.

 

Questa, che voi vedete, è la parola, questa è quella che noi portiamo. Non ci sono altre parole, ma soltanto una è la parola ed essa scende dall’alto per manifestare agli uomini la benevolenza, l’amore, la Misericordia, la pace.

 

Sono queste le cose che egli «dictò» con il suo dito agli uomini che precedettero la venuta di Cristo.

E’ questa la parola che Cristo stesso incarnò, scendendo sulla terra. Ed è questa la parola che continua a seminare in mezzo agli uomini di buona volontà, perché il mondo si ricordi che esiste un Dio, che esiste un Creatore, che esiste il Postulatore della sua salvezza.

 

Il Giubileo, scendendo, incontrerà l’uomo misero come non mai, sperdutosi nella giungla della sua violenza, delle sue passionalità irrazionali, del suo crescendo nel potere, nella sete di violenza e anche di supremazia.

Questo uomo, così povero, così lacero, così ramingo, sperduto in mezzo a questa violentissima selva, dovrà pure riconoscere che Cristo è sceso per lui duemila anni (fa), e qualcosa in più, fa.

 

E’ questo che Dio vuole.

Per questo, per questo ci manda, perché gli uomini comprendano, perché ricordino, perché sovvenga loro che un incontro possente è avvenuto tanto tempo fa, nel mare di Galilea. E questo incontro vuole ripetersi ancora oggi nel Giubileo della vita eterna, sul sagrato di san Pietro e in ogni chiesa dove la pastorale conduce l’anno santo, il luogo della contrizione e, nello stesso tempo, del perdono totale di tutti i peccati.

 

La predicazione precedente è stata un supporto a questo anno giubilare. E ora, che siamo quasi alle porte di questa nuova incondizionata maniera di essere da parte di Dio verso voi, ecco, non arretrate, ma fermatevi. Attendete. Lasciatevi trovare nel posto giusto, nel cono di luce che scende dall’alto del cielo.

No! Non spostatevi per carità! Non muovetevi da un punto all’altro, perché la luce di Dio allora si poserebbe, non sulle vostre teste, ma sul nudo selciato della sua Chiesa.

Questo noi vogliamo portare alle vostre menti. Questo portiamo alle vostre conoscenze.

L’Anno Giubilare sia un anno di gloria per tutti gli uomini. Pregate ed offritevi, perché questo possa essere contenuto nel scatola chiusa della sua clemenza e della sua Misericordia.

Questo anno giubilare, che viene ad aprirsi nel nuovo secolo, scongiuri il male che gli uomini vogliono apportare, il male che Satana vuole condurre sulla terra, supportato dalle menti contorte di coloro che hanno avuto anche fare con lui.

 

Ecco! E’ questo il momento. Aprite le vostre porte. Incenerite il Male, il distruttore e tutto ciò che esso porta con sé, tutto ciò che conduce nella distruzione e nella perdizione.

L’Anno Giubilare sia per ciascuno di voi un anno di vita nuova, di crescita in Dio, di ritorno totale e tale preparazione sia fondamentalmente legata alla vostra penitenza, al vostro digiuno, alle vostre rinunzie, al vostro isolamento.

 

Soltanto questo vi chiediamo: Isolarvi, appartenere soltanto a lui. Nell’isolamento non c’è alcuna inconvenienza.

Tutti, proprio tutti, potete isolarvi nella misura in cui vivrete con lui ed in lui, non condividendo nulla di ciò che voi vedrete e incontrerete lungo la vostra strada.

 

L’isolamento vi porti direttamente a lui, nel giorno dell’Anno Giubilare, che già si schiude davanti alle vostre porte. E’ l’eccelso anno della vita e, per questo anno, il Padre santo ha intrapreso qualcosa di straordinariamente grande, di straordinariamente possente. Nessun uomo dovrà rimanere privo di questa luce, ma tutti gli uomini dovranno poterlo scorgere alto nel firmamento del cielo.

 

Gli angeli santi, in questo modo, concludono l’inno di grazie per il Giubileo che sta per intraprendersi.

Noi posiamo le nostre verghe e rigoverniamo le nostre vesti e risolleviamo le nostre ali, perché presto si possa ritornare al cielo» (vox, 051199L, n. 6).

 

 

Sepolcri vuoti e sarcofago di morte.

 

Il nostro corpo è come un contenitore dove si radunano gli avvoltoi perché trovano spesso di che nutrirsi. Ma Dio ne ha fatto un tempio dello Spirito Santo. Noi ne facciamo, con la nostra vuota condotta, un sepolcro pieno di ossa e putridume.

 

«Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! O non sapete voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? I due saranno, è detto, un corpo solo. Ma chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito.

Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l‘uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dá alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo. O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!» (1 Corinti 6, 15-20).

 

«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all‘esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all‘esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d‘ipocrisia e d‘iniquità» (Matteo 23, 27-32).

 

«Voi siete potenti. Siete delle potestà, ma non vi riconoscete, perché siete chiusi qua in questo sarcofago di attraente sacralità, certo, perché il tempio del vostro corpo è sacro fino a quando lo Spirito Santo vi alberga, ma quando non vi è più, esso non è che un sarcofago, né più né meno purulento e maleodorante come tutti i sarcofagi visitati dalle tarme.

Ecco! Questo è il corpo di un qualsiasi uomo o di una qualsiasi donna, che non sia abitato dallo Spirito Santo di Dio, del Padre, del Figlio e dello Spirito glorificatore» (vox, 051199L, n. 10).

 

 

Il mandato di Cristo non è umanitarismo.

 

«Il mio non è un umanitarismo. Il mio non è un socialismo, non è un comunismo. Il mio è un morire per l’altro.

Vuoi essere di Cristo? Muori per il fratello. Non ci sono altre strade.

Ecco! Questo è Cristo bello!

Portatemi avanti non con le parole, ma con i fatti! E ditelo a quelli che insegnano nelle università, perché sappiamo che Cristo è là sulla croce ed attende ognuno di loro, perché essi hanno giurato, davanti all’altare del Padre, estrema fedeltà a Cristo e Cristo è là sulla croce ad attenderli. Finché non saliranno su quella croce, io non li riconoscerò» (vox, 051199L, n. 10).

 

 

Perché il Signore non ci libera?

 

Si è in tanti a desiderare di essere liberati dai mali presenti, dalla sofferenza fisica. Il Signore è sempre pronto ad accogliere la nostra richiesta, ma ha bisogno della nostra risposta, della nostra conversione, della nostra fiducia, del nostro amore, della nostra dedizione a lui.

 

«La liberazione è un solco, un terrapieno che il Padre compie per immergervi il figlio o la figlia.

Guai a volerne uscire fuori per trascinare seco il terriccio dei luoghi circostanti.

Ahimè! Ci si diruperebbe di nuovo, distruggendo il solco compiuto da Dio.

Questo ve lo dico, perché ho promesso le liberazioni. Qualcuna l’ho già effettuata.

Perché ritornare indietro? Non capite? Sono doni di Dio. Non possono essere baruffati, né possono essere barattati per niente.

Come non lo capite? Ahimè!

Io sono venuto per voi. Io ho posposto tutto a voi, perché voi comprendeste la grande Misericordia che mi lega all’uomo. E voi, invece, per niente, per meno di un capello, rovinate, subito, nel reticolo di Satana» (vox, 061199L, n. 13).

 

 

L’”alter ego” sia in voi.

 

«Il nostro colloquio finisce qui.

Abbiamo operato la chiusura delle nostre ali, delle nostre menti, dei nostri cuori.

Questo è il segno, un segno particolare che vi lasciano iscritto nel cuore il segno della M maiuscola, non della morte, ma della vita, della risurrezione, della contemplazione di Dio sulla terra.

E’ la Misericordia il vostro aiuto, la vostra chiamata.

Voi non potrete santificarvi, se non operando e vivendo insieme a noi la Misericordia del cielo.

Per questo vi abbiamo chiamati, perché comprendeste che cosa significhi vivere per Dio e in Dio, abbandonare gli stralci del passato, chiudere per sempre con il catenaccio le aperture che si sono spalancate su un terriccio di fango ed inumidire le vostre labbra con l’alito santo di Dio.

 

La Misericordia è, poiché Dio è.

Non esiste Misericordia senza di lui, né Dio senza Misericordia.

E’ inutile, perciò, che quanti dicono di offrire il proprio cuore a Dio, chiudano poi le porte alla Misericordia, come quel sacerdote, che, scendendo giù da Gerico, portò via al povero uomo, che era incappato nei ladroni, la sete dell’aiuto e dell’accoglienza. Ecco! Per questo noi vi chiediamo di accogliere la nostra chiamata e di esplorare il vostro cuore fin nei più recessi intimi della sua presenza, perché è lì che noi vogliamo voi scorgiate ciò che il Padre ha posto in ognuno di voi, la M che è vita, risurrezione e amore.

 

Chi ama il fratello non muore. Egli vive insieme all’altro, perché all’altro ha donato la sua stessa vita. E vivere nell’altro significa misericordiare.

 

Chi è misericordioso non vive più per se stesso, ma dona la propria vita agli altri, misurando il proprio passo con quello degli altri, con quelli che il Padre vuole gli camminino accanto. Perciò, se è povero e senza scarpe, gli darà le sue scarpe. Se è misero e infreddolito, privo di abiti, si spoglierà per donargli i suoi. E così via fino a raggiungere l’“alter ego”, l’altro, così come è venuto a dire il Salvatore del mondo. E’ lui che ha insegnato agli uomini l’“alter”, l’“alter ego”. Non esiste Dio se non c’è in ognuno di voi. Ecco! L’“alter” sia in voi.

 

Presumiamo, in questo momento, che il vostro cuore trascolori di amore.

Presumiamo, in questo momento, che le vostre labbra bacino il proprio compagno, il proprio amico, il proprio fratello, ma poi, andando via da qui, che avviene?

Chiudete le vostre porte, serrate le vostre finestre a colui che comincia a lacerare, a poco a poco, questo manto nuovo che noi abbiamo messo sulle vostre spalle, conducendolo lentamente alla distruzione, con arzigogolature, con decisioni improvvise, con alterazioni e con tanti altri metodi, che egli conosce, ma che a voi certamente non restano ormai ignoti.

Ecco! Vi raccomandiamo l’“alter”.

E’ l’“alter ego”, che egli, Gesù, davanti al trono del Padre, vuole vedere chiaramente in voi, recepito in tutta la sua essenza spirituale, carnale, cioè fisica, mentale e cordiale, perché finalmente vi si possa fare accedere nel regno del Padre suo.

 

Noi trabocchiamo di luce e di gioia, parlando a voi, perché sappiamo che voi ci amate, ci conoscete, pur non vedendoci, che siete veramente gli ascoltatori audaci della piccola Chiesa della divina Misericordia.

 

Gesù è con voi, sempre con voi, vi ama, vi desidera e compie sempre in voi la sua Misericordia» (051199L, n. 8).

 

 

Canta e cammina.

 

Allora, «Cantiamo pure ora, non tanto per goderci il riposo, quanto per sollevarci dalla fatica.

Cantiamo da viandanti.

Canta, ma cammina.

Canta per alleviare le asprezze della marcia, ma cantando non indulgere alla pigrizia.

Canta e cammina.

Che significa camminare? Andare avanti nel bene, progredire nella santità. Vi sono infatti, secondo 1’Apostolo, alcuni che progrediscono sì, ma nel male.

Se progredisci è segno che cammini, ma devi camminare nel bene, devi avanzare nella retta fede, devi progredire nella santità.

Canta e cammina» (S. Agostino, br. 2378*).

 

«Carissimi, costruite il vostro edificio spirituale sopra la vostra santissima fede, pregate mediante lo Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna» (Giuda 17-25).