L’URAGANO E LA SOFFERENZA.

LE VOLONTA’ DI GESU’.

LA VISITAZIONE.

IL VECCHIO E IL NUOVO ISRAELE.

LA BONTA’ DEL PADRE DEI TEMPI NUOVI.

IL NUOVO PAPA.

 

 

 

020395LS

 

  1. - L’uragano. La sofferenza.

 

2 Marzo 1995

 

La pace del Signore Iddio si posi su ciascuno di voi.

Vi benedico, o figli della Misericordia del Padre.

 

Sono Gesù, Gesù di Misericordia.

Torno in mezzo a voi, sono vivo e vero, sono venuto presenziare alla vostra burrascosa discussione, nella quale anch’io voglio dire la mia, ed è giusto che così sia, perché io sono il fautore, l’artefice di tutto il passato di cui voi rimpiangete ogni particolare. Ed è bene che io, in questo momento, così amaro, così triste, così sofferente, possa prendere parte, anche da lontano, a una conversazione, nella quale manca, purtroppo, l’adesione.

È giusto, o figli della Misericordia, ciò che voi dite, la sofferenza di essere lasciati soli.    

È giusto, o figlie della Misericordia, ciò che voi pensate, Cristo Signore ci ha abbandonati.

È giusto, ancora, che voi lamentandovi diciate che volete assolutamente divincolarvi da uno stato di disinteresse e di disoccupazione. Ma vi dico che anche è giusto quanto sto per aggiungere, ed è questo, o figli miei adorati.

Il vostro cuore mi appartiene. E’ l’amore che io voglio inoculare in esso e nessuno di voi può amare, se prima non è capace di aspettare, aspettare soffrendo, aspettare amando, aspettare provando, verso coloro che sono andati via, la sofferenza tagliente, che distrugge il cuore, che abbassa tanto il nostro calore e che ci costringe a vivere nella solitudine, nell’amarezza e nella freddezza.

È questo, o figli, che io sto provocando, perché voi possiate crescere nella sofferenza amando.

L’amore che io chiedo, è un amore di attesa, un amore di speranza, un amore di verità, che sono state in mezzo a voi pronunziate e dette, e che adesso devono essere sperimentate.

Chi per un lato e chi per un altro, chi da un verso e chi per un altro verso, tutte quante siete state prese e portate via, trascinate dal vento dell’uragano, trasportate in luoghi lontani, dove apparentemente solo, ma in realtà non è così, ognuno di voi costituisce una cellula mia, il mio cuore che appartiene a tutti e a tutto, perché è giusto, che voi vi doniate a tutti coloro ai quali io vi mando.

Non ovazioni, non complicazioni, non gioiosi applausi, non particolari benemerenze, ma sofferenze io vi ho sempre promesso, di queste io vi ho parlato, e queste io vi ho dato.

Perciò di che voi adesso parlate?

Di che adesso voi vi lamentate?

Chi, andando a pregare lassù dove andate e trovate il vostro Gesù abbandonato, perché uno dorme e l’altro che sta a lato non regge per la stanchezza, non importa, non è niente.

Continuate a pregare con indifferenza, perché è qui che io voglio essere ritrovato, è proprio qui, che io vi sto a lato. Quando voi soli, tristi, senza alcuno che vi sproni e vi incoraggi, che vi dia la parola, continuate a pregare, a cercare di me, a rovistare nel pensiero il cuore ciò che io dissi a voi un giorno, perché promettendo a voi io possa fare ritorno.

E poi ditemi ancora, perché tutto questo uragano?

Non è forse qui colei che io ho portato lontano?

Non vi ho promesso che lei sarebbe venuta?

Ed eccovela qui, tutta per intero, e, a vostra insaputa, essa è venuta, perché così io ho voluto, se no sarebbe stata là trattenuta, perché sol io e lei sappiamo quale è lì l’uragano.

Tutti e due tremanti ci teniamo per mano (Pianto …) spesso e trascinanti giù per la porta a ruzzoloni (Pianto …) (ci siamo di) conforto, l’uno accanto all’altra nella piccola stazione, è lì che l’attendo ogni sera.

Or di che temete dunque?

Ora essa qui, perché così io volli, così a voi l’ho inviata, perché voi l’accoglieste e insieme a lei pregaste.

Ora, perciò, rasserenate il vostro cuore. E' il mio amore che in mezzo a voi l’ha portata. Io la condussi a voi così come la portai via, ma non temete, è qui insieme alla mia Mamma Maria.

Ora pregate e poi ritornerò in mezzo a voi, affinché voi conosciate, quale è il programma, che io ho dato a voi.

Amen.

 

 

  1. - Le volontà di Gesù.

 

Dopo la preghiera del Santo Rosario e le preghiere di intercessione.

 

La pace del Signore si posi su ciascuno di voi.

Vi benedico, o figli della Misericordia del Padre.

Sono Gesù, Gesù di Misericordia.

Torno in mezzo a voi, o figli miei adorati.

L’amplesso delle vostre preghiere ha completamente raddolcito la mia sofferenza e il mio dolore.

Sono in mezzo a voi con il cuore spezzato dal dolore a causa delle vostre lamentele, dei vostri discorsi fatui ed inutili.

Io sono venuto in mezzo a voi, per proclamare la parola del Padre, per inondarvi di gioia, di amore e di Misericordia.

Tutto questo l’ho fatto attraverso una predicazione che è durata diversi anni.

Ora bisogna che voi andiate per le strade del mondo, a testimoniare di presenza con il vostro sangue, con la vostra vita, ciò che avete appreso da me, dalle mie stesse parole.

È giunto il momento, cioè, che voi andiate per il mondo a seminare ciò che Io ho inseminato nel vostro cuore.

È giunto il momento infine, nel quale ognuno di voi dovrà rendere vivo, palpitante, e presente questo cuore di Gèsu, innamorato pazzamente dell’uomo e delle sue sofferenze e dei suoi dolori, e pronto a perdonare i suoi peccati, a riscattare il suo passato per ricondurlo verso il mondo futuro della felicità eterna.

È in questo modo, o figli, che io vi ho concepiti fin dal primo momento, sin da quando in tenere fasce siete state presentate dalla Madre mia e dal mio Cuore sacratissimo al trono del Padre. E così lui vi ha accolti, piccoli, sereni, profumati fiori di misericordiosa assistenza per il genere umano.

Per questo non inaridite dietro a interpretazioni sbagliate ed assurde, non dissipate quella parola che io stesso ho lasciato in mezzo a voi. Capite? Quella parola va conservata, va eternata, non solo perché è conservata bene all’interno di piccoli scaffali, chiusi ermeticamente, ma perché questa parola deve essere chiusa e vivificata nel vostro cuore, tempio d’amore per la Misericordia di Dio.

È in questo modo che vi voglio, in questo modo che chiedo la vostra partecipazione alla mia predicazione, che continua, che va oltre, oltre il luogo dove io mi sono presentato, oltre il posto dove per la prima volta mi sono aperto a voi, e andrà ancora altrove.

Dopo questo primo punto, ci saranno altri punti di predicazione, nei quali io, di volta in volta, mi sposterò, perché tutti conoscano e sappiano che il Signore Iddio è sceso in mezzo a voi.

È in questo modo che vi chiedo di collaborare, attraverso la paziente attesa di un ritorno che certamente si fa ancora aspettare, ma che è sicuro, questo ritorno ci sarà e sarà il ritorno trionfante della Voce nel posto là dove io per la prima volta l’ho tenuta fra le braccia, consegnandola ad una ad una a voi.

Io sono disposto a venire a patti con voi, attraverso una ricerca costante, continua di quella volontà di essere misericordiosi.

Solo questo è ciò che io chiedo, a qualsiasi costo bisogna che voi testimoniate a Me, al Padre e a tutti i fratelli, la Misericordia che da me avete appreso. E non solo perché io vi ho parlato della Misericordia, ma perché io ho donato a voi la Misericordia, chiamandovi dai posti più lontani, dai momenti più dissipati e dalle più terribili, agonizzanti situazioni.

Ognuno di voi conosce il proprio passato e sa perfettamente ciò da cui Io ho chiamato il vostro cuore.

Adesso riposa nel mio e questo è frutto dell’amore, questo è frutto di misericordiosa assistenza da parte di un Dio verso le proprie creature. Ma bisogna che voi, imitando me, diventiate così come io sono stato per voi. Per i vostri fratelli ognuno di voi sia un nuovo Gesù.

È questo che chiedo, è questo che voglio. Ripristinando le parole antiche, ritroverete quella carta fisionomatica della quale io vi ho parlato e di cui vi ho chiesto di assumere le caratteristiche.

La mia fisionomia bisogna che voi la riprendiate e la custodiate in voi.

È questo che volevo dirvi, per il resto attendete, è l’attesa un mezzo di speranza, un mezzo di salvezza, perché solo l’amore è capace di sapere attendere.

Ora, addio!

vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Vi dico la pace sia sempre con voi, con tutti voi, nel profondo del vostro cuore, nell’intimo delle vostre coscienze, nella profondità delle vostre menti.

Io vivo eternamente in voi, voi in me.

Chi ci potrà separare?

 

 

  1. - La visitazione.

 

Giovedì, 9 Marzo 1995.

 

La visitazione, simboleggia il momento in cui, la Chiesa, che sarebbe stata fondata da Cristo, avrebbe camminato per andare incontro a tutte le anime, per portare loro il Figlio di Dio.

Maria, nel momento in cui si presenta a Elisabetta, in sé ha il germe di questa Chiesa, perché nel suo seno già è il piccolo Gesù, colui che avrebbe fondato la Chiesa di Dio sulla Terra, e quindi il popolo di Dio in cammino.

È il momento straordinario, in cui Maria è chiamata a percorrere da sola la strada, che, un giorno sarebbe stata percorsa da tutti gli apostoli, il momento straordinario in cui, una piccola fanciulla, la fanciulla semplice, la fanciulla di Nazaret, ha il coraggio di affrontare le difficoltà ed anche di superarle.

Le sue sono difficoltà di origine atavica: il dovere manifestare a una sua cugina lo stato in cui lei si trova, nonostante tutto. Tuttavia Maria accetta di farlo, e va incontro ad Elisabetta, per aiutarla, per sostenerla, nonostante abbia questo grande segreto da conservare.

Ma nel momento in cui Maria si offre e si presenta ad Elisabetta, questa, illuminata dallo Spirito Santo, riconosce la Madre di Dio.

Il Signore, infatti, benignamente viene incontro alla piccola Maria, e la toglie dalle difficoltà, quell’incontro che certamente avrebbe molto addolorato sia Maria che Elisabetta.

Lo spirito di Dio, trapelando attraverso lo sguardo sereno di Maria e l’accoglienza di Elisabetta, fa sì che le due donne in cammino si incontrino e riconoscano la grandiosità del cielo, che per la prima volta si manifestava alla terra, attraverso le viscere di una piccola, dolce, tenera fanciulla: Maria di Nazaret.

 

 

  1. - La nascita di Gesù nella grotta di Betlemme.

 

La nascita di Gesù, rappresenta il momento più culminante della venuta di Dio sulla terra, perché manifesta a tutto il popolo di Israele la grandezza del suo amore ed anche la necessità che questo Padre ha di acclamare a sé i suoi figli.

La necessità di un Dio non deve sbigottire o meravigliare, poiché è un Dio d’amore.

Chi ama è nella necessità, cioè si trova nella condizione di dovere assolutamente compiere uno slancio fuori di sé e, al tempo stesso, raccogliere, entro sé, quanto ha esposto fuori.

L’amore, allora, che Iddio manda sulla terra, ha la necessità di essere raccolto e riportato in sé, attraverso un andirivieni costante e continuo, che va dal cielo alla terra e dalla terra al cielo, e questo movimento di andata e ritorno viene affidato, attraverso i secoli, a Maria Santissima e, attraverso lei, a Gesù.

E’ lui infatti il ponte che collega l’uomo a Dio, la terra al cielo. Senza di lui questo movimento costante di andata e ritorno sarebbe molto rallentato e in certi casi addirittura impossibile.

 

Quando impossibile?

Quando l’uomo, avendo dimenticato di essere figlio di Dio, avrebbe assolutamente perso nel peccato la propria fisionomia, rallentando del tutto il suo ritorno verso il Padre.

Cristo, invece, con la sua presenza, che continuamente è attendibile, nella chiamata verso colui che ha creato tutto, e che è generatore e genitore di ogni cosa, non fa altro che acclamare a sé tutti i figli di Dio e condurli a Lui.

La sua funzione non è finita, continua e continuerà fino alla fine dei secoli, poiché il suo compito è proprio questo, percorrere il viaggio di andata e ritorno, assieme ad ognuno di voi.

Ognuno di voi ha come compagno Cristo.

Egli, sia che voi lo vogliate, sia che non lo vogliate, è accanto ad ogni uomo.

Se egli lo riconosce allora sarà salvo. Se non lo riconosce, Cristo sarà accanto a lui ugualmente, però non potrà far nulla per lui.

 

 

  1. - La presentazione di Gesù al tempio.

 

La presentazione di Gesù al tempio, rappresenta l’offerta del popolo giudaico al Dio di Israele. È un’offerta di importanza eccezionale, perché, attraverso questa offerta, il popolo di Israele si identifica con Gesù stesso. Gesù infatti, costituendo dinanzi all’altare del Padre lo stesso simbolo di Israele, che viene ad essere circonciso, viene a rappresentare in quel momento la legge mosaica, che, incisa sul piccolo corpo di Gesù, assumerà però un nuovo aspetto, quello della nuova alleanza.

Infatti, Gesù, scendendo sulla terra, essendo lui Uomo Dio, assume su di sé, nella sua carne, quella legge, che per Mosè era stata incisa soltanto sulle pietre.

Perciò da questo momento in poi il popolo giudaico è chiamato alla alleanza nuova, che è un’alleanza nella carne, nello spirito.

Ecco perché Gesù dirà che il Padre suo è un Padre che dovrà essere adorato in spirito e verità.

Lo spirito di Gesù, in quel momento, assume le caratteristiche di uno spirito unanime ed universale, che, attraverso la sua Chiesa, inciderà in tutti gli uomini che verranno la stessa alleanza, l’alleanza del patto eterno, l’alleanza di sangue. Questa alleanza verrà perfezionata e completata sul patibolo della croce, ma è l’alleanza tramite la quale Gesù ha salvato gli uomini ed è il prezzo che ogni uomo dovrà pagare al Padre per la redenzione sua e dell’altro.

Per questo bisogna che la Chiesa di Cristo venga rinnovata e trasformata. Essa ha bisogno che gli uomini comprendano questo nuovo patto: l’alleanza di Cristo, fatta nel corpo attraverso il dono del “”.

 

 

  1. - L’uomo dalla tunica bianca e il fanciullo dai capelli ricciuti.

 

Visione.

 

(Ho visto) un uomo con una tunica bianca sopra il ginocchio e un ragazzo con un mantello azzurro, senza scarpe, e ha i capelli bianchi; credo che sia cieco, perché porta nella mano sinistra un bastone.

Accanto a lui c’è un pastorello con i capelli biondi tutti ricciuti, e l’uomo tiene una mano sulla testa del ragazzo e camminano in una strada deserta, in una strada di campagna, che è un deserto però.

 

 

6.1. - Il vecchio e il nuovo Israele

 

Spiegazione della visione.

 

La visione rappresenta simbolicamente il vecchio Israele e il nuovo Israele.

Il vecchio è raffigurato da un uomo anziano discinto e a piedi nudi. Egli è in uno stato di continua prostrazione di fronte al suo Dio.

Il nuovo Israele, invece, è il nuovo popolo di Dio, che è chiamato alla nuova alleanza, all’alleanza di Cristo, ed è rinnovato in tutto e per tutto, infatti, è raffigurato come un bambino riccioluto.

Rinnovato nell’aspetto, rinnovato nel cuore, infatti, Cristo dirà che il Padre attende il suo popolo così come un Padre attende il figlio, e dirà anche: “Beati coloro, i quali accolgono la parola del Padre mio con la stessa ingenuità dei bambini”, proprio perché l’amore del Padre vuole che il nuovo Israele possa rinnovarsi nel proprio cuore e avvertire questa presenza paterna nella sua vita.

 

 

  1. - Il ritrovamento di Gesù

 

Il ritrovamento di Gesù, è un momento di particolare importanza nella storia del Cristianesimo, perché rappresenta il momento straordinario in cui il popolo di Israele in cammino incontra il piccolo Dio fattosi uomo.

Maria e Giuseppe sanno che Gesù è il Figlio di Dio, però non conoscono con esattezza ciò che Lui è venuto a compiere.

Nel momento in cui lo ritrovano nel tempio, seduto ad ascoltare e interrogare i dottori, comprendono perfettamente che Gesù è venuto per addottrinare gli uomini, ed è in questo momento che, sia Maria quanto Giuseppe, costituiscono per così dire i simboli di questo popolo ebraico in cammino, che torna sui suoi passi per potere incontrare il piccolo Dio, venutosi a incarnare nel mondo per addottrinare un popolo, che, fino a quel momento, era stato istruito dall’esterno, cioè attraverso profezie e ammaestramenti inviati dal Dio JAHVE’ agli uomini suoi profeti.

Adesso è Lui stesso, il Padre, che è sceso sulla terra, attraverso il Figlio suo Gesù, ed è in questo modo che Maria e Giuseppe comprendono la straordinaria importanza della missione del piccolo Gesù.

Amen.

 

 

  1. - L’annunzio dell’arcangelo Gabriele a Maria SS.

 

L’annunzio dell’arcangelo Gabriele a Maria SS. è un momento di straordinaria importanza.

Maria accoglie tale annunzio e tale voce nel suo cuore, con una gioia inesprimibile e incontenibile. Ella non conosce tuttavia ciò che l’attende.

Nel momento in cui pronunzia il suo “”, Maria è legata ad una funzione straordinaria, quella di essersi donata interamente al Dio di Israele. Non valuta l’importanza straordinaria di un fatto, che l’avrebbe tagliata fuori da una storia, quella di Israele, nella quale ella vedeva soltanto il lato scandalistico di un avvenimento che non sapeva come avrebbe dovuto comunicare a Giuseppe. Soltanto più tardi l’Arcangelo stesso la libererà da questo problema. Ma la piccola Maria, inconsapevolmente, non riusciva a comprendere che cosa significa il suo «Sì» di fronte al Santissimo.

Il suo «Sì» avrebbe deviato totalmente ...

 

...................

Fine reg. lato A. Interruzione per fine cassetta.

Inizio lato B.

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  1. - Lo spirito di Dio.

 

II Cor. 5, 5.

(Rendiamo grazie a Dio).

 

Il punto essenziale, da analizzare e da meditare, è quello che si riferisce alla necessità di vivere nello spirito, poiché è lo spirito di Dio che ci viene dato come caparra in questa vita terrena. E, questo spirito, ci viene concesso proprio perché noi, pur vivendo chiusi nel corpo e quindi separati dalla gloria di Dio, possiamo tuttavia aspirare ad essa riuscendo a vivere sospesi nello spirito, che Lui stesso ci invia.

Il passo è tratto dalla seconda lettera dei Corinzi al capitolo 5 versetto 5.

Questo passo serve questa sera a farci meditare sulla necessità di riuscire poco a poco, con l’aiuto dello Spirito santo di Dio, a liberarci dal gravame dei pesi che ci portano a vivere staccati dallo Spirito Santo e quindi da Dio.

È una continua lotta che bisogna affrontare con coraggio, forza, e soprattutto con una continua volontà di non fermarsi mai e di non scoraggiarsi mai, poiché il nemico di Dio tende proprio a far sì che il nostro inciampare, il nostro cadere, il nostro difficile rialzarci ci sgomenti, ci fermi, ci deluda e ci costringa a volte a sentirci incapaci di andare avanti.

Tutto questo è invece un mezzo che deve servire come mordente a farci riprendere con maggiore coraggio la salita, poiché la nostra fiducia non deve essere in noi, quanto fuori di noi, in questo spirito, che il Padre Santo, con il suo grande amore di Padre, invia a ciascuno di noi. È questo spirito che, rivestendo il nostro spirito e quindi tutto il nostro essere, ci porterà fuori da quella che è la nostra tenda corporea e ci permetterà di vivere come sospesi già in cielo, cioè distaccati per quanto possibile da quelle che sono le situazioni terrene, che ci porterebbero, invece, ad allontanarci da quella andata verso il Padre.

 

Questo, o figli della luce, è il passo essenziale, che questa sera il Signore Gesù invia a voi attraverso l’angelo dell’amore.

La speranza di ciascuno di voi sta proprio nell’accoglienza dello Spirito Santo di Dio, nel vostro involucro corporeo. Esso è uno spirito di fortezza, uno spirito di costanza, uno spirito di virtù nel senso di carità e amore, uno spirito di volontà nell’accogliere la volontà del Padre.

Amen.

 

 

  1. - La seconda richiesta di Gesù di Misericordia.

 

La consacrazione è il dono più grande, che Io ho concesso a voi, il dono più straordinario, un dono divino, che nessuno al mondo potrà mai togliervi.

È come una corazza di antimonio.

È come un’armatura di straordinaria benefico affetto.

Il vostro essere, tutto il vostro io diventa diamantino, forte, straordinariamente invincibile. Qualsiasi attacco viene rintuzzato, poiché non siete più voi ad usare il vostro corpo, o le vostre mani, o i vostri occhi, o le vostre braccia, ma sono i miei stessi aspetti, che rivestendosi dei vostri, costituiscono per il nemico di Dio l’arma invincibile.

È questo che la Chiesa dovrà comprendere negli anni avvenire, ed è per questo che Io vi chiedo di pregare, perché le consacrazioni si diffondano a tappeto in mezzo ai miei figli. Essi odorano d’amore, ma poi appassiscono come fiori ripiegati sullo stelo dopo che lo scirocco li ha ventilati, perché da soli non ce la fanno, sono fiori troppo delicati, troppo deboli di fronte allo scirocco terribile, che investe e investirà il mondo.

La Chiesa, la mia Chiesa dovrà pur comprendere che Margherita Maria si è fermata soltanto a un tratto, a un piccolo tratto della mia richiesta.

Ora c’è la seconda richiesta, che è quella che Io stesso a voi manifesterò nel tempo, abbiate fiducia, continuate a riunirvi, a credere in Me, a rendervi consapevoli di tutto ciò che Io, giorno dopo giorno, vi andrò dettando, manifestando a voi la mia volontà.

Rapinarvi di tali dettature non sarà possibile, poiché la mano di Dio e il suo dito Santo, sono quelli che in effetti scrivono ogni giorno su carta pergamena, perché il futuro degli uomini possa essere inoltrato verso la strada giusta.

Gli uomini di oggi sono uomini peccaminosi, difficili da convertire, lo so, ma è il vostro amore, la vostra fiducia in Me e nella parola mia che trasformerà ogni cosa.

 

Abbiate fede. Abbiate riconoscenza nel mio cuore salvifico e abbiate soprattutto una estrema completa fiducia nella Madre mia.

Essa è la Madre di tutti gli uomini, è la Madre ancorata ai piedi della croce che per nessuna cosa al mondo abbandonerà la sua missione. E’ Lei che condurrà i figli di Dio al giusto apostolato.

Bisognerà che si convertano prima i vescovi, e poi gli altri, i sacerdoti in genere, ma, prima fra tutti, i parroci.

Sono loro quelli che dovranno condurre la anime a consacrarsi, ma sono proprio loro, che si oppongono, perché il nemico di Dio è giunto già alle loro soglie, convive con loro, vive dentro di loro, perché essi hanno dato esca alla violenza, all’arrivismo, all’abuso di potere, a tutto ciò insomma che non è da Dio.

Per questo la mia Chiesa langue ed è diventata misera, estremamente misera, difficile da potere salvare. Ma cosa c’è di impossibile per Dio?

Io per questo, o figli miei, vi esorto ad insistere, a pregare, ad offrirvi per la mia Chiesa.

Pregate, innalzate al cielo le vostre mani e supplicate perché il Padre Santo possa ascoltare le vostre preghiere, e innalzare in mezzo a voi uomini nuovi, uomini eccelsi, uomini capaci di donare se stessi per la salvezza delle anime.

Uno di essi è già in mezzo a voi, ma è solo. Bisogna che altri si uniscano a lui.

Dovete trovare uomini adatti a compiere, insieme a lui, quasi lo stesso lavoro.

Ed ecco che Io vi indico questi uomini. Voi già li conoscete. Bisogna che essi, però, lo scoprano, che essi comprendano a che cosa Io li ho chiamati, perché non facilmente questo è identificabile. Perciò il vostro lavoro di ancelle è proprio quello di preparare questi uomini che già vi ho additati a che essi comprendano perfettamente il ruolo a cui Io li ho convocati.

Uno di essi è già fra voi, ha iniziato il suo lavoro. Egli, da mane a sera, non fa che compilare schede. Per questo vi dico: egli è qui riservatelo per Me e conducete con lui una preghiera unanime, perché il suo antenato, Francesco Saverio, è stato.

Amen.

 

 

  1. - La risposta alle preghiere di chi si offre.

 

Isaia 9.

 

Il passo di Isaia 9 è stato dato all’assemblea dallo Spirito Santo di Dio allo scopo di considerare come il popolo di Dio abbia trovato già una luce risplendente nel Figlio di Dio fattosi uomo, nel Re Messia. E questa sua presenza. Egli, questa sera, la conferma e la radica in mezzo a noi.

Egli è vivo e vero, e regna nei secoli dei secoli, Amen.

La sua risposta alle preghiere di coloro che si sono offerti a compiere un apostolato di difesa e di diffusione della parola di Dio è questa: Non temete. Andate. Io sono in mezzo a voi. Rimango con voi fino alla fine dei secoli.

Sono per voi la luce, la verità e l’amore.

Sono il fuoco che brucerà ogni sterpaglia.

Sono la giustizia e la pace, sono la verità, sono colui che è.

Amen.

 

 

  1. - Maria, Chiesa trionfante.

 

16 Marzo 1995.

 

L’angelo annunzia l’incontro di Gesù con il cuore di una donna, Maria, che porterà il Signore, Dio di Israele, il Dio annunziato dai profeti, ad incontrare il cuore degli uomini.

È Maria il tramite, Maria è lo strumento, Maria è il mezzo, è la dolce fanciulla quindicenne di Nazaret, che Dio ha scelto per la sua “humilitate”.

Essa è una fanciulla povera e innocente, vive nella sua patria, dimora nella sua casa, ma il suo cuore, Ella, lo ha donato sin dai primi anni al suo Dio, il Dio di Israele.

La serva del Signore Maria si prostra davanti all’angelo e riconosce sua la volontà di Dio.

È Maria la Chiesa trionfante, la Chiesa che illumina con la sua grazia tutti coloro i quali decidono di percorrere il cammino che porta a Dio.

Amen.

 

 

  1. - La presenza costante dello Spirito Santo di Dio sulla Chiesa.

 

L’incontro di Maria con Elisabetta, la cugina preferita da Maria, è un incontro emblematico, che simboleggia quello che dovrà avvenire attraverso i secoli, l’incontro dell’uomo Dio con la sua Chiesa. E’ in questo incontro l’espressione più grande e più straordinaria della presenza nella Chiesa dello Spirito Santo, la gloria di Dio fattasi espressione nel riconoscimento, da parte di Elisabetta, di colei che è la Madre del suo Signore, ma soprattutto nella parole di Maria che innalza il suo canto di ringraziamento a Dio con il Magnificat.

Lo Spirito Santo, perciò, aleggia sulla Chiesa sin dalle sue prime battute, sin da questo primitivo incontro fra una donna ancora bambina e la vecchia Elisabetta, la quale partorirà il grande profeta di tempi nuovi, Giovanni. Egli è colui che annunzierà la nuova Chiesa, la Chiesa della penitenza,

la Chiesa del battesimo nello Spirito; è colui che lo Spirito Santo di Dio ha già individuato e trasformato nel seno della madre sua, perché egli nascendo possa preannunziare i tempi nuovi.

Lo Spirito di Dio, perciò, aleggia sulla sua Chiesa, sulla Chiesa dei primi tempi, sulla Chiesa dei tempi andati, sulla Chiesa del presente. Ed è questo Spirito che in tale misura concede agli uomini di buona volontà i tempi della Misericordia, annunziati da colui, che, morendo sulla croce, si è lasciato trafiggere il cuore dalla spada di Longino, per testimoniare il suo amore, indiscusso e prepotente, straziante, umiliante verso l’uomo che ne rimarrà avvinto grazie all’intervento di colei che ne è la Madre.

Maria SS. ha infatti il compito di corredentrice, che, in simili momenti come i nostri, acquisterà una particolare dimensione, quella di Madre di tutte la misericordie, e a Lei che questo rosario dovrà essere dedicato, perché a Lei siano affidate le anime, che, in questo giorno, in modo particolare, sono state richieste dall’annunzio degli arcangeli, affinché queste anime presto si mettano nella posizione giusta per ricevere l’intervento dello Spirito Santo di Dio, che le condurrà ad accogliere e a riconoscere la volontà del Padre.

Addio.

 

 

  1. - La bontà del Padre dei tempi nuovi.

 

La nascita di Gesù, annunzia l’evento straordinario della nuova storia del popolo di Israele, il rinnovamento totale dell’uomo, che nasce, vive e muore per risorgere in Lui.

Questa nuova esistenza è portata a compimento da Gesù, il Figlio di Maria, nato a Betlemme, cresciuto nella povera casa dell’umile falegname Giuseppe, a Nazaret.

È l’uomo dei tempi nuovi, è il Cristo, l’unto di Dio, venuto sulla terra a testimoniare il grande amore di questo Dio sconosciuto, temuto, ma certamente non amato, e sarà Lui, che condurrà il popolo di Israele a verificare questa paternità di un Dio, che indugia e conosce tutte le vie della Misericordia per far sì che i propri figli tornino a sé.

È Lui che narrerà, fra lo sbigottimento di coloro che lo ascoltano, la parabola del Figliol prodigo, di colui che, atteso per tanto tempo dal Padre, alfine decide di ritornare da lui, e sarà accolto dal vecchio genitore con un insaziabile sete d’amore senza alcun rimprovero, senza alcun perché.

La parabola che voi ascoltate con tanta semplicità, allora costituì un motivo di sdegno e di contrasto nei riguardi di colui che l’ebbe a narrare, perché il popolo di Israele conosceva un Dio guerriero, forte, invincibile, Dio degli eserciti, il Dio che sul monte Sinai aveva tracciato col suo dito di fuoco le leggi sulle tavole.

Ora il Figlio Gesù, colui che si proclamò discendente del Dio di Israele, narrava una parabola dei tempi nuovi, nella quale questo Dio aveva abbandonato le caratteristiche dell’esercito invincibile, del comando assoluto, per rivestire i panni di un Padre buono, di un Padre generoso, di un Padre invincibile, ma soltanto nell’amore. Ed è questo Padre, che noi oggi conduciamo in mezzo a voi, perché voi lo adoriate, perché voi lo ringraziate, perché voi possiate innalzare a Lui preghiere di riconoscimento, preghiere di glorificazione e di lode, poiché è Lui che tutti voi conosce, è Lui che tutti voi chiama per nome, è Lui che tutti voi attende all’altare della sua mensa, giorno dopo giorno, senza stancarsi mai, senza mai dire una parola di sbigottimento.

Noi, suoi angeli, suoi servitori, veniamo perciò a voi, che siete i figli suoi, i figli della luce, per dirvi: amatelo questo Padre generoso, buono, amante di ognuno di voi. Siate obbedienti e innamorati della sua straordinaria bontà, del suo vigoroso amore invincibile e indistruttibile e siate certi che Lui vi proteggerà fino all’estremo della vostra esistenza sulla terra. Conducete perciò un’esistenza rivolta essenzialmente a riconoscere la figliolanza cioè l’appartenenza a un Padre che è il Dio invincibile e inesauribile nella sua Misericordia.

Conducete una costante e benefica opera di diffusione presso gli altri fratelli, cercando di far conoscere quanto questo Padre sia buono, amabile, soave ed invincibile nell’amore verso i figli suoi.

Amen.

 

 

  1. - Vedo una croce illuminata.

 

Visione.

 

Allora vedo una croce illuminata, una croce bianca e, appesi ai chiodi, ci sono tre bambini, tre bambini dentro come una bolla, legati con un cordone azzurro, uno nel chiodo della mano destra, uno nel chiodo della mano sinistra e uno al posto della corona di spine.

Ai piedi della croce c’era una donna, distesa proprio ai piedi della croce, con le mani alzate verso la croce.

 

 

15.1. - Le tre nuove creature.

 

Spiegazione della visione.

 

La visione caratterizza la nascita di tre nuove creature, esistenti sin dal tempo della morte e passione di Cristo sulla croce. Egli le ha partorite attraverso il suo dono, il dono della sua vita, della sua esistenza.

Queste tre creature nuove dovranno nascere, per condurre avanti l’opera della Misericordia. Esse saranno condotte attraverso la preghiera, l’offerta e il sacrificio di una suora che si è votata alla Misericordia.

Le tre creature nuove sono creature che vivono ancora nel mondo, che ancora non hanno compreso la chiamata di Cristo, o perlomeno si rifiutano di comprenderla di accettarla totalmente. Poc’anzi l’arcangelo Michele ha chiesto di pregare la Madonna perché queste tre creature possano porsi al posto giusto e possano comprendere la volontà di Dio.

 

 

  1. - Papa Paolo VI.

 

Visione.

 

Vedo papa Paolo VI, papa Montini, seduto nella sedia papale con in mano il bastone… ha i paramenti della quaresima di colore viola e davanti una grande stola colore oro.

A terra ci sono… sembrano suore, messe a forma di croce, e il papa le deve consacrare.

 

 

16.1. - Il nuovo Papa.

 

Spiegazione della visione.

 

La visione del Papa e del Suore, che a forme di croce sono distese ai suoi piedi, in attesa della consacrazione, completa la visione precedente.

Il Signore nostro Gesù Cristo sull’alto della Croce ha chiesto al Padre che, insieme ai figli della Misericordia, i nuovi sacerdoti, ci siano le Figlie della Misericordia, anch’esse consacrate, sì che, accanto a Francesco ci sarà la nuova Chiesa.

Essa è già presente in mezzo a voi. Anche lei non riconosce la sua chiamata. Presto, però, lo farà insieme alle altre. Lei riceverà la consacrazione da parte del Papa.

Il fatto poi che sia indicato papa Montini è dovuto al fatto che il nuovo papa che ...

 

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Interruzione per fine cassetta, lato B.