L’AMORE DEL FIGLIO.

GESU’ PRESENTA IL PADRE AL CENACOLO!

COSA E’ L’AMORE VERO

E LA VITA CHE ATTENDIAMO!

PREGHIERA DI GESU’ AL PADRE!

L’AMORE, LA VITA ETERNA, IL PARADISO!

CATECHESI SULLA BELLEZZA

E SULL’AMORE DEL PADRE!

VIRTU’ NECESSARIE

VENITE NEL BOSCO DELLA MIA RADURA!

IL MISTERO DELLA VOLONTA’ DELL’UOMO!

LA FINE DEL MONDO CON LE PAROLE DEL PADRE!

GLI ANGELI SCENDONO A PRENDERE GESU’!

INVOCAZIONE DELLO SPIRITO SANTO!

COSA E’ LA VITA?

IL MONDO ALLA DERIVA.

SATANA SI E’ IMPOSSESSATO

DEL MONDO E DEGLI UOMINI!

GLI UOMINI: MOSTRI AMBULANTI!

PADRE SANTO, PADRE BUONO …

L’AMORE DEL PADRE

SI DIFFONDERA’ IN VOI!

LA VITA CHE CI ATTENDE!

PRESENTAZIONE DEL PADRE!

CIO’ CHE L’AMORE DEL PADRE

CONSENTE AI FIGLI!

L’AMORE DEL PADRE E IL MOTORE PRIMO!

COSA SIGNIFICA OBBEDIRE AL PADRE!

OBBEDIENZA AL FIGLIO GESU’!

 

 

* Da File: 010490 FOGLI Vari senza date

 

- L’AMORE DEL FIGLIO

 

Io, Gesù di misericordia, a voi, o miei diletti figli.

La pace sia con voi e con il vostro spirito ora e sempre.

Io sono la Pace, la Pace che il mondo cerca e che non riesce a trovare, perché il mondo non è un dio.

Oggi Io vi parlerò dell’amore del Figlio.

 

 

Il Figlio è.

 

Il Figlio è Dio, il Figlio Unigenito Gesù Cristo, nato dal Padre, da Lui generato prima di tutti i secoli.

La sua clemenza e la sua benignità suprema: questo è il Figlio Suo Gesù Cristo, nato da donna, da Maria Vergine, e in Lei generato per virtù dello Spirito Santo Paraclito.

Siate benedetti, o figli miei carissimi, perché in voi si realizza il Mio unico Fine: fare del mondo l’eterna Mia salvezza.

Sappiate, o miei diletti figli e figlie, che niuno al mondo è da Dio, se non tramite il Figlio e niuno è del Figlio se non tramite il Padre e che solo tramite essi si realizza quell’Unità che è lo Spirito Santo Paraclito.

 

 

L’amore del Figlio.

 

Voi, o miei diletti, sapete che cos’è il Figlio, nato da Maria Vergine, tramite lo Spirito Santo, ma non sapete cos’è il suo amore.

Il suo amore è infinito, immenso, straordinario. Al di sopra di esso nulla esiste né di più grande, né di più vero.

Io, Gesù, sono l’Amore, l’Amore del Padre e dello Spirito Santo, che genera in Me questo Amore.

L’Amore del Padre è nel Figlio. L’Amore del Figlio è nel Padre e in entrambi vive lo Spirito dell’Uno e dell’Altro.

Questo Amore è sì grande e sì beato, che a nessun mortale può essere rivelato tutto per intero che non passi attraverso l’acqua lustrale del Divino Spirito, un’acqua pura e santa generata in ognuno di voi, tramite il Battesimo e poi costantemente mantenuta tramite il Sangue dell’Agnello.

Chi viene a Me sarà lustrato.

Io sono l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.

Venite a Me, o voi affaticati e oppressi, ed Io vi ristorerò.

Venite a Me, o voi che soffrite, ed io vi consolerò.

Venite a Me, o voi che piangete, e io asciugherò il vostro pianto. Le vostre lacrime come stille di rugiada cadranno una ad una sul Mio Cuore e là germoglieranno per non più morire.

 

***

 

* Da File: 060490 da Cs060490Lcs R1A Il Padre

 

CENACOLO DEL PADRE

 

- GESU’ PRESENTA IL PADRE.

 

Sono venuto in mezzo a voi per dare inizio al Cenacolo del Padre.

Questo Cenacolo, che è di importanza straordinaria, per di­verse ragioni, è un Cenacolo che deve essere da voi condotto e curato con particolare cura e particolare devozione, perché è ri­volto direttamente al Padre, che è nell’alto dei cieli.

La fiammella trema, così come trema il mio cuore, parlando di Lui, del Padre, del Padre mio, che è nell’alto dei cieli e che è pure Padre vostro.

 

Voi dovete imparare ad amare questo Padre, che vi ama a più non posso, da tempo immemorabile, da prima ancora che voi foste.

 

Egli, il Padre, è di sovrumana bellezza, di sovrumana bontà, di straordinaria perfezione.

Egli è la vita.

Egli è la luce.

Egli è la gioia, la comple­tezza, la infinitezza.

Tutto è il Padre.

 

Tutto ciò che esiste è in Lui.

Al di fuori di Lui non c’è cosa che è.

Tutto è in Lui e in Lui è ogni cosa.

 

 

- IL PADRE.

 

Io, il Padre, a te vengo, o figlia mia diletta, e ti benedi­co nel nome supremo del Padre santissimo, del Figlio Primogenito, dello Spirito Paraclito.

La pace sia con te, o mia dilettissima figlia, e con tutti voi, o figli miei della terra.

 

 

Cos’è l’amore.

 

Io, il Padre, vengo a voi, o cari miei figli, per parlarvi ancora una volta dell’Amore, del mio Amore, di tutto il mio Amore per voi.

 

La parola «amore» è una parola bella di per sé eloquente.

Essa promette tutto ciò che ci può essere di più bello, di più grande, di più maestoso, di più straordinario.

L’amore è una promessa di fedeltà, è patto di profonda, in­tima amicizia fra due che si amano.

L’amore è un dono straordinario che direttamente scende dal cielo su chi è veramente capace di amare, di donarsi cioé all’al­tro senza riserve e senza perché.

 

C’è nella vita della terra chi è capace di fare qualcosa di simile?

C’è chi si ritiene di essere tanto fortunato da potere in­contrare l’amore, questo sentimento così nobile e sublime che vince ogni altro ideale umano?

Forse no.

Molte sono sulla terra le copie dell’amore, ma tutte catti­ve, imperfette o quasi sempre sgradite.

 

Chi dice di amare lo fa sempre per un interesse più o meno evidente, un interesse beninteso sempre egoistico, incapace di superare il limite della propria persona. Infatti, appena si con­travviene a qualcosa, che è in contrasto con il proprio io, allora questo, che voi chiamate amore, svanisce e spesso si trasforma in un sentimento opposto, cioé nell’odio, che pervade la persona tutta, fino a condurla al punto di non sopportare più la persona fino ad allora tanto amata.

 

Tutto questo sulla terra, perché qui nel mondo non esiste l’amore.

Quello che voi chiamate con tale nome è solo una minima par­te di quella scintilla celeste che è l’amore.

 

L’amore vero non alberga sulla terra, ma lassù nel cielo, nel firmamento stellato, dove brillano insieme ai pianeti e agli asteroidi tanti altri corpi celesti, tutti di forme calibrate e tutti legati tra loro da un vincolo di natura fisica che gli scienziati chiamano legge, ma che, nel linguaggio divino, si chiama esso stesso amore.

L’amore che alberga nel firmamento stellato è già in quella meravigliosa armonia che regola tutte le cose, in modo preciso ed eguale, con cronometrica precisione, nulla trascurando e tutto invece includendo.

L’amore fisico, chiamiamolo così, delle stelle, dei corpi celesti, dei sistemi interplanetari è esso stesso emanazione di quell’amore straordinario e meraviglioso che è Dio.

Dio è Amore, anzi Dio è l’Amore, come ben chiaramente, con particolare cura, spiega il mio Agostino, il santo che tutti gli altri avanza, per dovizia di intelletto e di sapere.

Egli, Agostino, chiarisce che nessuna cosa esiste al di fuo­ri di Dio, perciò tutto in Lui si sprofonda e si invera.

Perciò, Dio non è Amore, ma l’Amore.

Dio non è Bellezza, ma la Bellez­za.

Dio non è Bontà, ma la Bontà.

Questo in Agostino.

 

Ora, o figli miei carissimi, io sono l’Amore, l’Amore in as­soluto, l’Amore per eccellenza, l’Amore «in toto».

Che cosa può essere di amore al di fuori di me, che sono l’unico vero Dio?

Io sono il Principio e la Fine, sono l’Alfa e l’Omega.

Chi non è in me, non è, cioé non esiste.

Tutto ciò che è in me, cioé esiste, vive, parla, cammina, respira, ascolta e vive, ma non solo nella vita che a lui è con­cessa sulla terra, la vita cioé che a lui viene concessa tramite il Figlio mio Gesù Cristo, che ogni giorno si spezza sul mio di­vino altare per ciascuno di voi, ma parlo della vita, nel suo con­tinuo divenire, all’infinito, di quella vita che lo attende nel regno dei cieli, una vita di cui voi non avete alcuna conoscenza, ma che esiste in quanto in me contenuta, in me che sono la vita stessa.

 

 

Cos’è la vita.

 

Cos’è la vita, o figli miei che respirate?

E’ un soffio appena, un chiudersi e schiudersi di ali, un alitare di vento, un soffio appunto. Ma per voi non è così.

Per voi, che siete sulla terra la vita è importante, il dono più grande che dà senso a tutte le vostre cose, dalle più piccole al­le più grandi.

 

Che cosa avete di più prezioso sulla terra, di più prezioso della vita?

Certamente nulla, tranne la vita, la stessa breve vi­ta, che rende la vostra esistenza di per sé importante.

Ma che cosa direste se al posto della vita voi aveste la non vita, cioé la non esistenza? Certamente voi non vivreste.

Sembra un assurdo tutto questo discorso ed invece non lo è, non lo è, perché la non esistenza voi la potete accertare da ciò che è la vostra vita, quando per una causa o un motivo diverso voi vi ammalate.

 

 

- La vita che ci attendiamo.

 

Ora, o figli miei, considerate che la vita del mondo è so­lo, come già detto, appena un soffio e che essa o prima o poi è destinata a cessare.

 

Questa vostra vita così importante, così grande, così straordinaria da rendere tutte le vostre cose imponenti e pre­ziose. Ma, quando voi avrete chiuso gli occhi ed emanato fuori dal vostro corpo il vostro spirito, allora certamente scorgerete e capirete che cosa è la vera vita, la vita in assoluto, la vita che attende ciascuno di voi, dopo che ha esalato l’ultimo respi­ro.

Questa vita che vi attende è qualcosa di travolgente e di straordinario, qualcosa di avvincente, qualcosa di meraviglioso. E voi sapete perché, perché essa è una «emanazione diretta dalla vita» grandissima, immensa, straordinaria e infinita, che sono Io, Iddio.

 

 

La vita, emanazione cagionevole.

 

La vita sulla terra è sì una «emanazione della vita» che è in Dio, ma essa è una «emanazione cagionevole» di errori, cagionevole di difetti, cagionevole di debolezze, proprio perché inficiata alle radici da quello che è il peccato originale. Ed invece, quando voi avrete superato il buio e la barriera che vi trattiene al di fuori del regno di Dio, voi allora sarete immersi totalmente, compiutamente, in una forma di vita, di cui non immaginate neppure l’esistenza, una vita radiosa, una vita perfetta, una vita senza dubbi, una vita senza incertezze, una vita straordinaria, continua, attenta, stupenda, meravigliosa, proprio perché emanazione diretta della vita stessa che è in me.

 

***

 

* Da File: 060490 da 060490Lcs R1B

 

- ALTRA PREGHIERA DI GESU’ AL PADRE

 

“Padre santissimo, Padre meraviglioso,

Padre che supera ogni altra bontà,

io ti chiedo di volere rivolgere a me

il tuo sguardo benigno, il tuo sguardo d’amore.

 

Lo vedi, o Padre, quanto ti amo.

Vedi il mio cuore come palpita per te.

Padre, ascolta l’umile mia preghiera

ed esaudisci ciò che io sto per chiederti,

nel nome del Figlio tuo, Signore Gesù.

Amen”.

 

***

 

* Da File: 070490Fogli Amore del Padre InTrascr.

 

Io, il Padre, a te, o figlia mia adorata.

Ti benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 

 

- L’AMORE DI DIO PADRE

 

La locuzione di questa sera ha per tema centrale l’Amore di Dio Padre.

 

L’amore, o figlia mia adorata, è un sentimento immenso e meraviglioso che anche voi, o figli della terra, provate e conoscete.

C’è l’amore del padre verso i figli, della madre verso i suoi figli, della sorella verso il fratello, del marito verso la moglie, dell’amico verso l’amico e c’è l’amore di Dio.

Questo è un amore unico, intramontabile, che nessuno conosce, né alcuno ha mai sperimentato, essendo uno stato d’animo che non è della vostra terra, non del cielo, dove albergano gli spiriti puri, gli “spiriti Magni”, cioè i grandi spiriti.

 

 

Spiriti Magni.

 

Per “spiriti Magni” si intendono tutti quegli spiriti che, essendo ormai eletti, cioè confacenti a Dio, ovvero essendo a Lui simili, amano come Lui, in Lui e per Lui.

Questi spiriti albergano nell’alto dei cieli eterni ed infiniti e non hanno più alcuna considerazione o pensiero, se non quello d’amare.

Chi? E come?

Essi amano così, come ama Dio, d’un amore puro, vero, eterno, incapace di arrecare alcun male o danno alla persona a cui essi sono rivolti.

Gli “spiriti Magni” sono assisi accanto al trono di Dio e splendono in Lui, con Lui e presso di Lui di quella luce che sola è in Dio, che anzi è Dio.

Nessuno può essere “spirito magno”, se non lo è già sulla terra, dove ha cercato di cimentarsi in quelle virtù elette, che affinano e rafforzano l’anima, cioè lo spirito dov’è contenuta e conservata l’essenza sua divina, l’anima.

Costituisce straordinaria virtù essere sulla terra impegnati in quell’amorosa lotta dello spirito verso la sua affermazione nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo.

 

- L’AMORE E’.

 

Scongiurate, o figli miei, da voi ogni male o asprezza o acrità, perché tutto questo non è da Dio: Dio è Amore, essenzialmente Amore, soltanto ed eternamente Amore.

L’amore è benevolo, è suadente, è dolce, non rimprovera, non castiga, né si irrita.

L’amore scusa, giustifica, riprende chi è caduto, lo risolleva e lo riconduce a sé.

L’amore perdona, l’amore commisera, l’amore ammansisce, cioè addolcisce i cuori, liberandoli dall’asprezza e dal muto dolore di cui tante volte essi sono prigionieri.

L’amore non si lamenta mai, qualsiasi peso debba sopportare, qualsiasi ambascia debba affrontare, perché l’amore è felice quando può sacrificarsi, perché sacrificio è donarsi e donarsi è offrire con gioia e con entusiasmo.

 

Ognuno di voi provi ad amare se stesso e gli altri in questa maniera e dentro questi schemi.

Ognuno di voi allora si sentirà diverso dentro, rinnovato, trasformato, deificato. Sì, deificato, reso cioè simile a dio, perché solo chi è simile ad un dio riuscirà veramente “a vivere”.

Solo chi strazzerà dal suo cuore il suo nero egoismo, la sua alterigia, troverà la gioia di amare e, amando, sentirà che nessuna cosa esiste di più grande e di più vera che non sia l’amore.

L’amore, quello che rende simile a Dio, è vita, è speranza, è pegno di bellezza e di pace.

 

 

- LA VITA ETERNA.

 

Chi di voi sarà capace di raggiungere un simile traguardo, quegli avrà la Vita Eterna.

Meditate, o figli della terra, quale premio vi attende. La Vita Eterna è simile a una pietra preziosa, ad una perla di valore inestimabile.

Già nel Vangelo esiste questo accostamento, o figli miei benedetti, ed altri simili, ma Io vi dico che la Vita Eterna è qualcosa che non può essere paragonata a niente, a nessuna cosa di quaggiù, perché qualsiasi paragone sarebbe sempre inadeguato.

La Vita Eterna che vi attende, o gloriosi figli, è infatti di una valore inestimabile, tale da cambiare tutte le vostre piccole e grandi cose: le malattie, le sofferenze, le povertà, le inadeguatezze e tutto ciò che sulla terra vi opprime e vi disturba. Il pianto, la morte. Oh! Sì, proprio la morte! Quella poi sarà del tutto sgominata, perché la pallida morte non è che una visualizzazione di ciò che siete sulla terra: povere creature, fragili ed indifese, vittime di mali atroci, inestinguibili.

La nera morte, infatti, offusca le vostre giornate, qui sulla terra, perché ognuno di voi sa che prima o poi dovrà scendere in questo reticolo obbligato e che non ci sono possibilità di sorta, perciò la vostra vita, se così possiamo chiamarla, trascorre greve e triste, offuscata da questa idea che è permanente nelle vostre menti, anche se credete di non pensarci.

 

 

- IL PARADISO.

 

Il mio Regno, o diletti miei figli, è quello che voi chiamate il Paradiso.

Questa parola, di origine greca, è stata scelta per indicare il meraviglioso giardino di piante e di fiori, secondo cui è immaginato il Mio regno. Ma Esso, il Paradiso, è molto di più che un paradiso.

Il Paradiso è un luogo di bellezze inenarrabili dove a nessuno è dato accedere, se non possiede in sé cotanta bellezza, che è l’Amore.

 

 

- L’amore.

 

L’amore è parola tanto usata da voi mortali, ma non ne conoscete la vera e profonda essenza.

L’amore è qualcosa che trascende ogni vostro sentire per sublimarsi in Dio.

 

***

 

* Da File: 180490Lcs Indicazioni su dono guarigioni

 

– Similitudini sull’amore del Padre.

 

L’amore del Padre è tale, che nessun uomo è in condizione di poterlo intendere comprendere e racchiudere per intero dentro il suo intelletto e nel suo cuore.

L’amore del Padre è simile a un enorme quantità di acqua, che, zampillando dall’interno di una sorgiva o sorgente, fuoriesce bianca, limpida, fresca, sempre rinnovata ed inesauribile.

Questa, per esempio, è un immagine che io cerco di trasportare a voi, usando un paragone e dei termini che sono vostri, ma se io voglio riportare il discorso a volere qualificare l’amore del Padre, ecco che questo paragone risulta molto limitato e diciamo inconsistente, insufficiente a potere trasportare in voi tutto ciò che significa ed è l’amore del Padre.

L’amore del Padre è simile ad un enorme quantità di luce, che fuoriesce da un condotto sotterraneo che, essendo al buio e quindi assolutamente invisibile, porta fuori però un fascio di luce talmente enorme e talmente forte da irrorare con questa luce una superficie vasta quanto il mondo intero.

Anche questa è un’altra immagine o similitudine, anch’essa traspolata, cioè trasbordata o trasportata nel vostro mondo, tramite termini e tramite immagini, che sono a voi familiari. Però, volendo in effetti parlare dell’amore del Padre è questa un’immagine non del tutto e sufficientemente regge.

L’amore del Padre è simile ancora ad una enorme quantità di aria, che immagazzinata tutta in un contenitore grande quanto la vostra terra, può essere trasbordata e trasportata fuori da essa, attraverso un alambicco che sia talmente lungo da paragonarsi alla lunghezza del vostro equatore terrestre.

Ma anche questa, o figlie mie dilette, è certamente un’immagine anch’essa costruita, anch’essa messa insieme con termini a voi congeniali. Ed ecco che, se io voglio ritornare a quella che è la vera descrizione dell’essenza del Padre, questa immagine risulta molto piccola, molto limitata.

 

Ed allora io, Gesù di Misericordia, cosa posso a voi dire, quale immagini o quale espressione posso io usare o utilizzare per descrivere e paragonare la grandezza, la luminosità, la straordinaria fecondità che è nell’amore del Padre?

Io posso semplicemente dirvi che l’amore del Padre sono io, Gesù, venuto sulla terra ad assumere carne umana, aspetto uguale al vostro, io, Gesù, vissuto sulla terra, a sopportare la grande miseria, a sopportare l’ignominia, l’offesa, l’accusa, l’emarginazione dei ricchi, dei potenti, degli uomini dabbene, per inteso, tra virgolette questo dabbene, nei riguardi di un uomo Dio, dimentico della sua grandezza, della sua enorme, straordinaria potenza per rendersi simile a tutti voi, fragile, utile, nei modesti lavori, anzi nei lavori umili, che dico, nei lavori inferiori, in quelli per i quali ogni uomo si sente demeritato.

 

Sì, o figlie mie dilette, più di una volta io ho qui accennato alla povertà, alla miseria con la quale io ho condotto la mia vita lì a Nazaret, però, forse, poche volte io ho accennato ai lavori che facevo nella umile casetta accanto a Maria, specie dopo la morte del Padre mio putativo, Giuseppe.

I miei lavori erano lavori di scarto.

Sì, Giuseppe faceva il falegname e a me aveva insegnato l’arte del falegname.

Ma quali lavori di falegnameria erano a me riservati?

Certamente i più umili, come sistemare, aggiustare una panca, una misera culla, una povera sedia, piccoli lavatoi, piccole brocche di legno, piccole madie, dove di solito le donne impastavano al farina per la schiacciata.

 

Ecco cosa faceva Gesù di Nazaret nel suo paesino natale, per potere vivere, poiché Gesù era sprovvisto di tutto, anche degli arnesi fondamentali e indispensabili per potere lavorare.

Perché, qualcuno di voi potrebbe chiedermi, o Signore? Perché in tale miseria? Perché in tale completa, assoluta povertà?

Chi, o Signore, te l’ha fatto fare e perché?

Una volta io risposi a queste domande e vi dissi che l’amore, solo l’amore mi conduceva a questa scelta preziosa, alla scelta di una povertà assoluta, priva non solo dell’utile, ma addirittura dell’indispensabile.

Una cosa inconcepibile per la natura e la mente umana. Ed invece assai gradita alla mente divina, al punto tale da sceglierla e da contenerla interamente per sé.

E questo amore era l’amore del Padre verso il Figlio e del Figlio verso il Padre. Ma soprattutto l’amore di ambedue, del Padre e del Figlio, verso l’uomo, questa creatura tanto fragile, tanto misera, tanto vulnerabile, tanto impotente, tanto ottusa, tanto ignorante da non comprendere che appena, appena a un palmo del suo naso.

 

Ora, qualcuno mi potrebbe chiedere: Ma perché, Gesù, perché tutto questo nei riguardi di un uomo così vulnerabile, così povero, così debole, così ignorante, così ottuso, così come tu hai detto?

Certo, perché l’uomo potesse comprendere che i valori veramente validi, quelli a cui l’uomo deve tenere non sono quelli materiali, non sono quelli della ricchezza o del potere o dello stare bene o dell’essere agiati.

I valori validi, quelli a cui un uomo deve attenersi, sono soltanto i valori dello spirito.

 

Ecco che l’Uomo-Dio ha voluto calarsi in una forma di vita terrena talmente povera da essere addirittura misera, anzi miserevole o addirittura abominevole per molti di voi, considerando un abominio la miseria in cui si era costretti a vivere, io e Maria. Costretti per modo dire, costretti soltanto da qualcosa, che è al di sopra di noi, o per lo meno è in noi tale da dominare tutta la nostra essenza, e cioè costretti solo dall’amore. L’amore, questo grande vincolo benefico, meraviglioso, straordinario, che voi sulla terra non conoscete e che invece lega il Padre la Figlio il Figlio al Padre e il Padre ad ogni sua creatura terrena.

 

Ecco! Questo forse può darvi un esempio, una misura più abbondante di ciò che può essere e che è l’amore del Padre per ciascuno di voi. Ma non è sufficiente.

Allora è necessario che io, Gesù, ricorra ancora a ricordarvi come questo Dio, fattosi uomo, amò vivere oltre miseramente, amò vivere anche nella solitudine, amò vivere nell’abbandono di tutte le persone circostanti, perché, chi voi pensate tenga conto che si occupa o si preoccupa di una persona che voi qualificate pezzente o accattone, cioè una persona che vive in poveri panni, rattoppati e che vive quasi della elemosina del vicino.

Certamente nessuno.

Ebbene il mondo è stato sempre uguale, è stato, è e sarà sempre uguale. Naturalmente peggiorando in alcune sue manifestazioni, come la violenza, come l’abominio, come l’eccidio, come la cattiveria, l’egoismo, la perversione. Ma per il resto, i valori del mondo, cioè i valori ai quali il mondo ha sempre tenuto, sono stati sempre uguali e ricorda i valori che sono stati mai utilizzati e resi validi dal mondo sono sempre uguali: la miseria, l’abbandono, la solitudine, l’emarginazione, la povertà.

Queste sono le cose che fanno paura al mondo, che sono considerati dal mondo un abominio, qualcosa da evitare, assolutamente, da eliminare, da non avvicinare neanche solo per scherzo, perché tutte queste cose fanno grande paura, tolgono quella che è la sicurezza che è nell’uomo. Ed invece voi non sapete che la sicurezza dell’uomo è una sola, quella del Padre, quella dell’essere in Dio, di essere in lui, con lui e per lui. Ma, oltre questo, cosa può dirvi ancora dell’amore del Padre, se non la considerazione a cui io voglio portarvi stasera?

A proposito del fatto che quest’Uomo-Dio non fu contento soltanto di soffrire la miseria, l’abbandono, la solitudine, l’abominio e l’emarginazione, ma volle anche soffrire qualcosa di atrocemente grande, di atrocemente grave, di atrocemente terribile, il martirio della croce.

Oh! Voi sapete a che cosa serviva la croce. La croce era una condanna che era stata inferta e portata nel mondo ebraico dai popoli romani, i quali inchiodavano sulla croce tutti i malfattori, quelli cioè che si erano macchiati di vili reati e contro lo stato e contro la società.

Ebbene, quest’Uomo-Dio volle ed amò morire per voi, non solo, ma morire di croce, la qual cosa significa accettare una morte abominevole, una morte da traditore o per lo meno da ladro, da omicida, da uomo reietto dalla società e per la società.

Eppure questo Uomo-Dio non disdegnò morire sulla croce, là dove gli uomini della terra vollero inchiodarlo, considerandolo tale.

 

Perché lo inchiodarono sulla croce questo Gesù venuto nel mondo, perché lo inchiodarono lì e vollero che morisse lì su quella nera e povera croce di legno, ma certamente e solo per una sola cosa per l’amore, per l’amore che egli aveva portato e diffuso sulla terra, l’amore che Gesù ad ogni passo andava riversando su poveri malati, sui miseri, sui peccatori, sugli infelici, su tutta la popolazione più reproba, più malata e più sofferente. E questo amore era tale, era così grande, era così luminoso, così straordinario da fare morire di lividore tutti gli altri, tutti quelli che si dicevano appassionati difensori dell’uomo e della società, i quali invece, in realtà, impallidivano di fronte a questo straordinario Figlio dell’Uomo, possente, gigante dell’amore, che travolgeva ogni cosa ed ognuno nel suo grande, che è la manifestazione dell’amore del Padre ed anche del Figlio. E a questo amore fu l’unica accusa che poteva essere fatta al Figlio di Dio. E per questo amore egli venne inchiodato sulla croce, dagli uomini che non capirono o per lo meno capirono abbastanza bene, capirono in questo amore l’accusa, l’atroce accusa contro di loro, contro tutti coloro i quali non amavano, ma piuttosto odiavano, affannavano, opprimevano, distruggevano il debole, il povero, l’ammalato, l’angustiato, la vedova e l’orfano. E per questo motivo, quindi, inchiodarono, il Figlio di Dio, Dio fattosi Uomo.

 

Questo, ancora una volta, forse, servirà a voi a farvi comprendere quanto grande sia l’amore del Padre verso gli uomini..

 

Ora, considerate, o figlie mie dilette, che cosa sia il vostro amore, o per lo meno quello che voi chiamate amore, di contra e di fronte a un amore così grande, che non conobbe ostacoli, che non ebbe preferenze, che non pronunziò parole mai offensive, né cattive, se non esortando contro coloro i quali l’accusarono a torto e vilmente per denigrarlo, per accusarlo, per offenderlo? Ed anche allora le sue parole non furono mai delle parole che umiliavano, ma solo parole che servivano a scoprire a mettere in evidenze, i torti, i difetti, i vizi degli uomini, di fronte ai quali essi se avessero voluto avrebbero potuto rettificarsi. Sì, perché il Padre non denigra e non emargina nessuno.

Per lui tutti sono uguali, anzi siete uguali, chi più chi meno, solo è questione di amore, cioè l’amore del Padre è sempre uguale per ciascuno di voi, ma è chiaro che chi più lo ama, più in sé lo contiene. E’ come se di fronte all’amore del Padre voi veniste con dei contenitori. Chi ha il contenitore più grande ne comprenderà di più, chi ce l’ha più piccolo ne comprenderà pure amore del Padre, ma in minore misura.

 

Ecco, o figlie mie. Voi tutti ugualmente siete amati dal Padre, ma ricevete da lui tanto amore, quanto voi siete capaci di contenerne.

 

Amatelo questo Padre, senza misura, senza limite, senza alcuna incertezza, senza alcun “ma”, senza alcun “se”, senza alcun “perché”.

 

Abbandonatevi a questo amore che tutti regge, che tutti aiuta, che tutti sostiene e a cui tutti provvede.

Amen.

 

Io, Gesù, ho voluto così brevemente parlarvi di questo amore del Padre per intrattenervi così un po’ su qualcosa di straordinariamente grande di fronte a cui credo che neanche una biblioteca grande quanto il mondo potrebbe essere sufficiente a potere contenere tutta la grandiosità di questo sentimento. E l’ho fatto perché voi mancate di amore, mancate di amore verso i vostri simili e mancate di amore verso il Padre, che tutti vi ama.

L’ho fatto perché voi possiate riflettere, perché voi possiate comprendere, perché voi possiate compatirvi gli uni con gli altri, perché voi possiate apprendere che cosa significa amore.

 

Ogni qualvolta voi non amate, allora date via l’amore del Padre. Voi non accogliete il regno del Padre. Voi soddisfacete solo alle vostre idee e al vostro io.

 

Quante cose voi non fate per il rispetto umano, per rispetto di voi stessi, della vostra dignità, del vostro modo di essere.

 

 

***

 

* Da File: 200490 da 190490Lcs R3B InTrascr. Amore del Padre

 

- Sulla bellezza dell'amore del Padre.

 

Questa sera io vi parlerò ancora una volta dell’amore del Padre.

 

Stasera la catechesi o per lo meno la locuzione non è detta­ta da me personalmente, ma dal mio Spirito. Infatti, come voi notate, la sorella che parla è in uno stato di maggiore audacia, cioé è più svelta e più attenta a ciò che dice. Però le locuzioni da me dettate ci saranno e seguiranno nel tempo. Esse si faranno sempre più frequenti fino a quando ci sarà anche qualche altra manifestazione, durante la quale la sorella perderà quasi certa­mente i sensi, cadendo in una forma tra l’ascesi e la contempla­zione, per cui voi sentirete soltanto parlare lei, ma lei non si sentirà più.

Questo avverrà ancora un po’ più in là, non adesso.

La sua sarà una forma di adorazione mistica per cui voi vedrete che la sorella che non si muoverà, resterà come bloccata e ferma, però la continuerete sentire parlare. Lei però non si ricorderà di nulla.

 

Questa sera la locuzione, ancora una volta, vi intratterrà sull’amore del Padre.

 

Io vi ho detto, nelle sere passate, che l’amore del Padre è grande, è benigno, è immenso, è straordinario, è infinito, gran­dioso, incommensurabile.

 

Questa sera, parlando di questo amore del Padre, voglio in­trattenervi ancora su un aspetto di esso che è particolare, ed è sulla bellezza di questo amore.

 

L’amore è un sentimento sempre bello. E’ bello perché solle­va l’animo, perché conforta, perché corrobora, perché riscalda, perché incita, perché sostiene, perché risolleva l’animo di chi è abbattuto.

Perciò, come dicevo, ogni amore reca in sé la bellezza. Così l’amore della madre verso il figlio o del genitore verso il fi­glio, l’amore dei figli verso i genitori, l’amore dello sposo verso la sua sposa e viceversa, l’amore del fratello verso la so­rella, l’amore dell’amico verso l’amico.

Ogni tipo di amore è bello, ma quanto più, quanto più gran­de, quanto più estasiante, quanto più confortante, corroborante è l’amore di Dio!

Non ci sono paragoni che possano rendere con la bellezza dell’amore del Padre.

 

L’amore del Padre è simile a un fiotto d’acqua che sgorga limpida dal suolo e che trascina con sé un’infinità di gocce, di goccioline, simili a quella rugiada che si posa sui fiori e li innaffia, li rinfresca, li ristora, li rende più luminosi, più vivi, più contenti.

 

L’amore del Padre è simile a un raggio di luce grandioso, vi ho detto l’altra volta, capace di illuminare tutto il vostro glo­bo terrestre. E questo amore, simile a un raggio di luce, può essere paragonato a milioni e milioni di luminosissime scintille, che, partendosi da questo raggio di luce, si posano poi, come tante piccole lucciole, tutto intorno, rendendo fosforescenti i punti dove si posano.

Ecco cosa è la bellezza dell’amore del Padre.

Ma c’è qualcosa da dire ancora.

 

L’amore del Padre è simile ad una luce straordinaria, immen­sa, gigantesca, che, innalzandosi alta nel cielo e colpendo tutta l’atmosfera che avvolge la terra, riesce ad illuminare questo vo­stro mondo, irraggiando su di esso tanta luminosità insieme a tanto calore.

L’amore del Padre è qualcosa di più che questa luce soave e scintillante.

 

L’amore del Padre è simile a quell’aurora che, sorgendo alta nel cielo, sfavilla già prima di apparire dietro i monti o dietro le nuvole, che s’ammassano all’orizzonte, e, man mano poi che s’innalza verso il cielo, emana intorno a sé vividi colori, tutti i colori dell’arcobaleno.

Questa è la bellezza dell’amore del Padre, ma molto di più.

 

L’amore del Padre è simile a una luce grandiosa, sterminata, sconfinata che, trascinando dietro a sé milioni e milioni di stelle luminose, riesce ad avvolgere ed ad ammantare tutto il vo­stro pianeta, rendendolo fosforescente, luminoso, più che una palla che voi mettete luminosa appesa all’albero di Natale.

Questo è l’amore del Padre, ma molto di più.

 

Esso è sereno come il sogno di un bambino.

Esso è forte come l’intrepido amore di una madre.

Esso è straordinario come l’in­canto di un semplice fiore di primavera che quasi per miracolo spunta nel mezzo a un’arida brughiera.

 

Io sono tornato dal Padre.

Io, Gesù, sono morto per obbedire a lui, al Padre mio. Ed anche voi, o figli e sorelle e fratelli, se voi lo vedeste, se voi lo conosceste, ciecamente saresti capa­ci, come me, di affrontare la morte per lui, sicché morendo voi sa­reste certi di poterlo incontrare e vivere in lui, con lui e presso di lui.

 

La vostra, o fratellini miei, non è vita. Quella che voi vi­vete non è vita, è solo una rarissima forma di vita.

E’ forse vita la vostra che andate ogni giorno, anzi giorno dopo giorno, sospirando dietro tanti problemi, dietro tante fati­che, lasciandovi a destra e a manca, colpire o ingannare da chi non vi ama, da chi vi calpesta, da chi cerca di distruggervi, da chi cerca di rovinarvi?

E’ forse vita la vostra che andate girovagando da un punto all’altro del vostro pianeta senza avere mai posa né serenità, senza che alcuno ponga sulla vostra spalla, con semplicità di amo­re paterno, la sua mano devota e piena d’amore?

E’ forse vita la vostra quella che percorrete ogni giorno l’uno accanto all’altro, senza però conoscervi, senza avere da scambiarvi una parola per dirvi: Fratello mio, sorella mia, a che tu vieni, a che vai?

No! Non è vita la vostra.

La vostra è una desolazione, e infatti vi ritrovate stanchi, amareggiati, affannati, indecisi, sconvolti. Certo! Perché fra voi non regna la mansuetudine, fra voi non regna l’amore, fra voi non regna la verità, fra voi non regna l'amore, nulla, tranne che odio, violenza, bugia, perbenismo, ipocrisia.

 

***

 

* Da File: 250490 da 250490Lcs R4A Sull’amore del Padre

 

- Catechesi: AMORE DEL PADRE

 

Ma prima è bene che, come tutti gli altri giorni, io mi sof­fermi in mezzo a voi per una piccola e breve catechesi, anche questa sull’amore del Padre.

 

L’amore del Padre, o dilette mie amiche, è quanto di più grande, più infinito, più immenso e più straordinario esista, non solo per voi che vivete sul pianeta terra, ma per tutti gli esse­ri estraterrestri che popolano l’immenso universo, l’universo stellato e interplanetario, di cui il Padre è il sommo Dio, il sommo Creatore, il Signore in assoluto.

 

Per voi, o figli della terra, tutto questo equivale a qual­cosa di chimerico, cioé simile a un sogno, di cui voi sentite parlare, o attraverso la Scrittura o attraverso i libri dottri­nali, la teologia e ora attraverso questa breve locuzione, ma l’esistenza del Padre è un dato di fatto di fronte a cui nessuno può ritrarsi.

Se il Padre non esistesse, se il Padre, che è essenzialmente amore, non vivesse, non ci sarebbe nessuno a vivere e ad alitare nell’universo.

E’ lui che sommuove ogni cosa, ogni esistenza; la alimenta, la vivifica, la trasforma e la induce alla vita eterna.

Senza il Padre non sarebbe consentito a nessun essere di vi­vere, e non intendo soltanto la brevissima e misera vita che voi trascorrete sulla terra, ma intendo anche riferirmi a quella vita eterna, immutabile, straordinaria, perfetta e gioiosa, che esiste nell’alto dei cieli.

 

L’amore del Padre perciò è principio e fine di ogni cosa.

Il Padre è, come spesso si legge, l’Alfa e l’Omega (pron. = òmega) di ogni cosa, il principio e la fine, perché, per chi non lo sapesse, l’Alfa e l’Omega sono la prima e l’ultima delle let­tere dell’alfabeto greco. L’alfabeto greco comincia con l’alfa e finisce con l’òmega. Tutto ciò che è racchiuso tra l’alfa e l’òmega comprende quei segni che trascrivono i suoni caratteri­stici necessari al parlare e quindi al comunicare.

Perciò il Padre è l’Alfa e l’Omega, poiché in lui è racchiu­so ogni segno ed ogni essenza della vita, ogni principio, ogni e­sistenza, (ogni saturazione), ogni gaudio, ogni sublimazione.

 

Il Padre è, cioé il Padre esiste. Il Padre esiste in quanto egli è.

Nessuno prima di lui era, né alcuno dopo di lui ci sarà, am­messo che ci sia un dopo di lui, poiché Iddio è, e questo signifi­ca che egli è l’eterno presente, è l’eternità stessa, è l’essenza straordinaria che ha racchiuso, racchiude e racchiuderà ogni al­tra esistenza.

Senza il Padre voi non vivreste, senza lui voi non capire­ste, senza lui voi non sentireste, senza lui voi non gioireste, senza di lui ogni cosa è spenta, senza lui c’è il buio, la vora­gine, l’impossibile, l’inesistenza.

 

Tutti questi sono concetti che voi ascoltate e apprendete man mano che la sorella le pronuncia, ma rimangono astrusi a voi, poiché la vostra intelligenza, pur essendo stata forgiata dal Pa­dre, la sua comprensione, in atto, è imperfetta, è incompleta.

La vostra intelligenza muterà dopo la transumanazione, col passaggio cioé da questa vostra vita all’altra, quella eterna.

Allora la vostra intelligenza si completerà, trasformandosi e perfezionandosi in ogni suo aspetto.

 

Caduche, contingenti e perdute, sono le cose di questo mon­do; eterne sono le altre, quelle che vi attendono.

E’ sbagliato pensare che in questo mondo ci sia la possibi­lità di affermare il proprio spirito. Chiunque ha tentato di far­lo lo ho fatto senza Dio. Morendo la sua affermazione spirituale è morta con esso.

Nel mondo non è possibile vivere secondo il Padre.

Chi vive nel Padre vive fuori del mondo, non può appartenere ad esso.

Non sperate perciò di potere vivere nel Padre rimanendo nel mondo.

Tutto ciò che è nel mondo è sbagliato ed è frutto del nemico di Dio.

Chi rimane nel mondo con esso si perderà per sempre.

Chiudete le porte al mondo.

 

Annullate in voi ogni anelito a partecipare a questa vita terrena, tranne che nelle cose buone e giuste, volute da Dio. So­lo quelle siano da voi considerate e le troverete facilmente os­servando in voi e attorno a voi ciò che è nella giusta misura. Il troppo non è da Dio, ma dal suo nemico.

 

Chiudete perciò le vostre porte al mondo, che vi sobilla, che vi tormenta, che vi costringe o pretende di farlo a compiere gesti, atti e forme di vita che non sono consentite dalla volontà del Padre, o meglio non contenute nella sua volontà, o meglio an­cora non sono in lui.

Tutto ciò che è in lui è vita, è pace.

Ciò che non è in lui è morte, disordine, incomprensione.

La pace è lui. Lui è la divina concordia. Lui è l’amore. Lui è l’esistenza stessa.

 

Chiudete al più presto ogni porta e ogni finestra che atten­tano alla vostra salute dell’anima.

 

Schiudete soltanto le vostre porte alla volontà del Padre, che tutto regge, tutto ordina e tutto vivifica. Voi siete le sue pietre vive. Voi siete le sue perle. Voi siete i figli tanto ama­ti del mondo.

 

Amate il Padre e vi ritroverete in lui per l’eternità.

La volontà degli uomini non lo comprende e si estranea a lui, credendo nei simili, fidandosi di loro, ma tutto questo si ritorce su essi stessi.

L’amore del Padre, per quanto grande, infinito e incommensu­rabile, lascia perfettamente libero ciascuno dei figli della ter­ra, lascia intoccate le loro volontà e le loro azioni. Ad ogni suo gesto deve corrispondere un altro da parte vostra che sia e­sattamente identico, corrispondente, anche se molto di gran lunga minore, ma se al gesto del Padre si risponde con un gesto total­mente contrario o non si risponde affatto la lontananza fra il Pa­dre e voi si andrà sempre più accentuando fino...

 

Lasciate orsù ogni altra trepidazione e cura, poiché c’é chi si cura di ognuno di voi e in misura di gran lunga più grande di quanto possano fare gli uomini, perché chi ha cura di voi è eter­no, immenso ed infinito, ed eterne, immense ed infinite sono tut­te le sue manifestazioni ed espressioni.

Gioite solo in lui, tramite me, il Pastore benevolo che rac­coglie continuamente le sue pecorelle per trascinarle al divino pascolo, fra un’erbetta molle e verdeggiante, satura di rugiada divina.

 

Chi è? Chi è sulla terra, capace di far questo?

Chi è? Chi di voi fa questo?

Solo la madre per il suo figlio, ma oltre questo nessuno al­tro uomo.

Ora Iddio, il vostro Padre, è a voi Padre benigno e madre. Al tempo stesso la sua maternità è immensa, è straordinaria. In lui esiste quell’anelito e quello zelo che è nelle madri, in o­gnuna di esse, però centuplicato e moltiplicato, nella misura in cui egli conserva in sé una maternità preziosa, eterna e infini­ta.

 

Curatevi perciò di essere a lui gradite, perfette, così come è perfetto lui, che ogni giorno fa sfavillare la sua luce pun­tualmente, con una precisione e un ordine mai falliti.

 

Il Padre è benevolo e grandioso e attende ciascuno di voi, o figli.

Curatevi di lui.

 

***

 

* Da File: 250490L o 260490 R5B InTrascr. Amore del Padre cont.

 

- Sull'amore ed esistenza del Padre.

 

Ma prima è bene che, come tutti gli altri giorni, io mi sof­fermi in mezzo a voi per una piccola e breve catechesi, anche questa sull’amore del Padre.

 

L’amore del Padre, o dilette mie amiche, è quanto di più grande, più infinito, più immenso e più straordinario esista, non solo per voi, che vivete sul pianeta terra, ma per tutti gli esse­ri extraterrestri che popolano l’immenso universo, l’universo stellato e interplanetario, di cui il Padre è il sommo Dio, il sommo Creatore, il Signore in assoluto.

Per voi, o figli della terra, tutto questo equivale a qual­cosa di chimerico, cioé simile a un sogno, di cui voi sentite parlare, o attraverso la Scrittura o attraverso i libri dottri­nali, la teologia e ora attraverso questa breve locuzione, ma l’esistenza del Padre è un dato di fatto di fronte a cui nessuno può ritrarsi.

Se il Padre non esistesse, se il Padre, che è essenzialmente amore, non vivesse, non ci sarebbe nessuno a vivere e ad alitare nell’universo.

E’ lui che sommuove ogni cosa, ogni esistenza; la alimenta, la vivifica, la trasforma e la induce alla vita eterna.

Senza il Padre non sarebbe consentito a nessun essere di vi­vere, e non intendo soltanto la brevissima e misera vita che voi trascorrete sulla terra, ma intendo anche riferirmi a quella vita eterna, immutabile, straordinaria, perfetta e gioiosa, che esiste nell’alto dei cieli.

L’amore del Padre perciò è principio e fine di ogni cosa.

Il Padre è, come spesso si legge, l’Alfa e l’òmega (pron. = òmega) di ogni cosa, il principio e la fine, perché, per chi non lo sapesse, l’Alfa e l’òmega sono la prima e l’ultima delle let­tere dell’alfabeto greco. L’alfabeto greco comincia con l’alfa e finisce con l’òmega. Tutto ciò che è racchiuso tra l’alfa e l’òmega comprende quei segni che trascrivono i suoni caratteri­stici necessari al parlare e quindi al comunicare.

Perciò il Padre è l’Alfa e l’òmega, poiché in lui è racchiu­so ogni segno ed ogni essenza della vita, ogni principio, ogni e­sistenza, ogni saturazione, ogni gaudio, ogni sublimazione.

 

Il Padre è, cioé il Padre esiste.

Il Padre esiste in quanto egli è.

Nessuno prima di lui era, né alcuno dopo di lui ci sarà, am­messo che ci sia un dopo di lui, poiché Iddio é e questo signifi­ca che egli è l’eterno presente, è l’eternità stessa, è l’essenza straordinaria che ha racchiuso, racchiude e racchiuderà ogni al­tra esistenza.

Senza il Padre voi non vivreste, senza lui voi non capire­ste, senza lui voi non sentireste, senza lui voi non gioireste, senza di lui ogni cosa è spenta, senza lui c’è il buio, la vora­gine, l’impossibile, l’inesistenza.

 

Tutti questi sono concetti che voi ascoltate e apprendete man mano che la sorella le pronuncia, ma rimangono astrusi a voi, poiché la vostra intelligenza, pur essendo stata forgiata dal Pa­dre, per la sua comprensione, in atto è imperfetta, è incompleta.

La vostra intelligenza muterà dopo la transumanazione, col passaggio cioé da questa vostra vita all’altra, quella eterna. Allora la vostra intelligenza si completerà, trasformandosi e perfezionandosi in ogni suo aspetto.

 

Caduche, contingenti e perdute, sono le cose di questo mon­do; eterne sono le altre, quelle che vi attendono.

E’ sbagliato pensare che in questo mondo ci sia la possibi­lità di affermare il proprio spirito. Chiunque ha tentato di far­lo lo ho fatto senza Dio. Morendo la sua affermazione spirituale è morta con esso.

 

Nel mondo non è possibile vivere secondo il Padre.

Chi vive nel Padre vive fuori del mondo, non può appartenere ad esso.

Non sperate, perciò, di potere vivere nel Padre rimanendo nel mondo.

Tutto ciò che è nel mondo è sbagliato ed è frutto del nemico di Dio.

Chi rimane nel mondo con esso si perderà per sempre.

 

Annullate in voi ogni anelito a partecipare a questa vita terrena, tranne che nelle cose buone e giuste, volute da Dio. So­lo quelle siano da voi considerate e le troverete facilmente os­servando in voi e attorno a voi ciò che è nella giusta misura. Il troppo non è da Dio, ma dal suo nemico.

 

Chiudete, perciò, le vostre porte al mondo, che vi sobilla, che vi tormenta, che vi costringe, o pretende di farlo a compiere gesti, atti e forme di vita che non sono consentite dalla volontà del Padre, o meglio non sono contenute nella sua volontà, o meglio an­cora non sono in lui.

Tutto ciò che è in lui è vita, è pace.

Ciò che non è in lui è morte, disordine, incomprensione.

 

La pace è lui.

Lui è la divina concordia.

Lui è l’amore.

Lui è l’esistenza stessa.

 

Chiudete al più presto ogni porta e ogni finestra che atten­tano alla vostra salute dell’anima.

Schiudete soltanto le vostre porte alla volontà del Padre, che tutto regge, tutto ordina e tutto vivifica.

Voi siete le sue pietre vive.

Voi siete le sue perle.

Voi siete i figli tanto ama­ti del mondo.

Amate il Padre e vi ritroverete in lui per l’eternità.

La volontà degli uomini non lo comprende e si estranea a lui, credendo nei simili, fidandosi di loro, ma tutto questo si ritorce su essi stessi.

L’amore del Padre, per quanto grande, infinito e incommensu­rabile, lascia perfettamente libero ciascuno dei figli della ter­ra, lascia intoccate le loro volontà e le loro azioni. Ad ogni suo gesto deve corrispondere un altro (gesto) da parte vostra che sia e­sattamente identico, corrispondente, anche se molto di gran lunga minore, ma, se al gesto del Padre, si risponde con un gesto total­mente contrario, o non si risponde affatto, la lontananza fra il Pa­dre e voi si andrà sempre più accentuando fino ...

 

 

- Le virtù necessarie.

 

L’amabilità, la mitezza, la dolcezza, l’obbedienza, la ca­stità, la pazienza e l’umiltà sono tutte virtù che non si trovano nel mondo, ma appartengono al regno dei cieli. Esse sono indi­spensabili per raggiungerlo.

Senza di esse a nessuno è consentito varcare la cortina che immette nel regno del Padre. Solo le parole di lui, il suo santo Spirito, il suo amore profondo, che trapela attraverso le corde vocali della sorella, serviranno a rimuovere in voi tutte le op­posizioni e gli accumuli di quei veleni a cui siete stati esposti in un mondo contaminato, che offende, distruggendo la grazia che è Dio manifesta in ogni sua creatura che nasce.

Non dubitate, perciò, quando voi, ascoltando queste parole, sentirete la pace scendere in voi.

Non dubitate, perciò, quando voi, ascoltando, tornerete a casa rimesse a nuovo, modificate, trasformate, anche se, subito dopo, l’impatto con gli altri distruggerà in parte ciò che durante la locuzione il vostro spirito avrà assimilato; ma questa distruzio­ne sarà di per sè sempre più ridotta fino a non verificarsi più, se voi sarete capaci di rimanere in me, cioé di restare chiuse col vostro pensiero, e non soltanto col cuore, in me.

 

Solo in me sperate, o voi che vivete ...

 

... La vostra vita mi appartiene, poiché per essa io ho donato la mia. Ma tale appartenenza deve essere da voi voluta, accettata e condivisa.

 

Decidete ogni giorno, minuto dietro minuto, di chi voi vole­te essere, se di me o del nemico di Dio.

Il regno dei cieli è vicino, tanto vicino; è in voi ogni qualvolta voi lo riceverete, lo accoglierete ed edificherete in esso, con esso e per esso.

 

Lasciate, orsù, ogni altra trepidazione e cura, poiché c’é chi si cura di ognuno di voi e in misura di gran lunga più grande di quanto possano fare gli uomini, perché chi ha cura di voi è eter­no, immenso ed infinito, ed eterne, immense ed infinite sono tut­te le sue manifestazioni ed espressioni.

Gioite solo in lui, tramite me, il Pastore benevolo, che rac­coglie continuamente le sue pecorelle per trascinarle al divino pascolo, fra un’erbetta molle e verdeggiante, satura di rugiada divina.

 

Chi è? Chi è sulla terra, capace di far questo?

Chi è? Chi di voi fa questo?

Solo la madre per il suo figlio, ma oltre questo nessuno al­tro poi.

 

Ora il Dio, il vostro Padre, è a voi Padre benigno e madre, al tempo stesso.

La sua maternità è immensa, è straordinaria.

In lui esiste quell’anelito e quello zelo che è nelle madri, in o­gnuna di esse, però centuplicato e moltiplicato, nella misura in cui egli conserva in sé una maternità preziosa, eterna e infini­ta.

 

Curatevi, perciò, di essere a lui gradite, perfette, così come è perfetto lui, che ogni giorno fa sfavillare pun­tualmente, con una precisione e un ordine mai falliti.

 

Il Padre è benevolo e grandioso e attende ciascuno di voi, o figli.

Curatevi di lui.

 

***

 

* Da File: 260490Lcs R4B Il Padre e Maria

 

Venite nel bosco della mia radura.

 

Questa sera, o tenerelle mie, venite nel bosco della mia ra­dura. Vi tratterrò ancora una volta sull’amore del Padre, che dall’alto del cielo assiste ognuna di voi e con premura e con tanta benevolenza, con amore ed altrettanta pazienza, il Padre, benigno e buono, il Padre santo, il Padre meraviglioso.

 

Io vi parlo del suo amore infinito, che è superiore alle stelle, nel senso che brilla più di esse e più di esse è contenu­to in una conca inesauribile di fuoco interno, un fuoco però che non brucia, perché arde soltanto di amore, per amore e con amore.

Io vi parlo dell’amore di questo Padre sempiterno, grandio­so, superbo, di quest’amore straordinario che cinse della sua bontà e della sua grandezza gli alti cieli, le alte vette dei monti e gli alberi, le piante, i frutti, gli animali e le cose tutte.

Io vi parlo, o tenerelle mie, di questo santo amore, che in­cise e incide ancora nei vostri cuori l’amore divino, come perla preziosa da tenere profondamente in seno racchiuso...

 

Io parlo a voi di un amore troppo grande, troppo straordina­rio, troppo infinito e immenso per essere contenuto nella vostra piccola mente e nel vostro piccolo cuore.

E’ un amore sconvolgente, un amore che trasforma, un amore mistico, purissimo, che trascende ogni cosa e, quando ogni cosa avrà trascesa, egli è sempre lì ad attendere col suo amore, gran­de e infinito, perché ogni creatura che da lui proviene a lui torni ed in lui riviva.

Il Padre buono, il Padre santo, il Padre che trascolora per amore e nell’amore verso le sue creature.

Altissimo è il suo trono. Potentissimo è il suo scettro, straordinariamente radioso il suo trono, circondato da milioni di angeli e di esseri che a lui fanno corona nella loro beatitudine e santità, nella pace, nell’amore, nella benevolenza, nella gioia, nel sorriso.

 

***

 

* Da File: 270490Lcs R6A Locuzione in trance

 

Curate questa parola.

 

Curate, curate questa parola e andate, andate a predicare a tutte le genti che io, Gesù di Misericordia, voglio salvare tutto il mondo, perché esso mi è caro, esso mi appartiene, avendolo io ereditato dal Padre mio. Ma il mondo non mi conosce, non mi vuole amare, mi disprezza, mi tiene in poco conto, mi bestemmia e mi oltraggia.

Io sono l’eterno povero, abbandonato, derelitto, confinato in una solitudine estrema, senza parole e senza amore.

Curate, curate questa parola, o prediletti del Padre mio.

 

Ora io vi saluto nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, che è amore del Padre e del Figlio.

Ora io vi santificherò nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, che è amore del Padre e del Figlio.

 

O figli miei diletti, ora il vostro Gesù vi lascia per tor­nare lassù da dove è sceso. Ma egli vi porta ognuno di voi più su, nel suo potente cuore, come il tesoro più prezioso che per lui possa esistere.

 

Curate, curate queste mie parole. Non dimenticatele. Abbia­tele impresse nel vostro cuore, diletti figli, e tu, figlio mio S., perché sappiate che io sono morto e risorto e vivo in ciascu­no di voi ogni qualvolta voi mi acclamate in voi ...

Non temete. Abbiate, cari figli miei... perché sappiate che Io sono morto e risorto e vivo in ciascuno di voi, ogni qualvolta voi mi acclamate in voi.

 

Stupite, o genti, meravigliatevi ed ascoltate un Dio sceso in mezzo a voi, un Dio, che di lassù è venuto a ritrovare le sue pecore, è venuto a sostare in mezzo a voi, ed è un momento d’amore, di fraterna concordia, di supremo riscatto.

 

Schiudete le vostre porte. Lasciatemi entrare. Io busso, busso. Aprite! Non temete. Sono il vostro Gesù, Gesù della pace, Gesù della concordia, Gesù del divino amore, Gesù della miseri­cordia, Gesù del perdono, Gesù della fratellanza, Gesù dell’ami­cizia, Gesù della sofferenza, Gesù della emarginazione.

 

Ancora, ancora, apritemi. Ancora io vo cercando colui che si è perso e che non trovo. E’ il piccolo fratello, abbandonato, indi­feso, cacciato, emarginato. E’ lui, proprio lui che io cerco, che disperatamente voglio.

E’ il vostro Gesù, questo, che scende dal cielo per compiere ancora affannosamente la sua ricerca, in mezzo a tante pecore, di quella più piccola, più indifesa, più povera e più malata.

 

Perché non capite che questo io voglio da voi?

Voi siete i miei continuatori. Voi siete coloro che mi te­stimonierete sulla terra. Per questo è necessario che voi cambia­te, per essere veramente gli eletti del Padre.

 

Amatevi. Siate fratelli. Cercatevi. Unitevi. Comprendetevi. Perdonatevi a vicenda. Saziatevi gli uni con gli altri.

Riempite le mani di coloro che chiedono. Rivestite gli ignu­di. Date da bere agli assetati. Ricostruite gli infermi e i mala­ti, perché là sono io, in mezzo ai cenci, nella sporcizia e nel sudore, nella polvere, in mezzo agli stenti, nella fame e nella sete.

Giubilate, quando sarete in grado di donare un solo piccolo consiglio, dono fatto (.) al più piccolo, perché là sono io, il Re dei re, il Figlio di Dio, proprio là, nel più misero, nel più affamato, nel più assestato. Confortatelo. Ripulitelo. Amatelo. E’ un vostro fratello, solo più sfortunato di voi.

Capite, o figlioletti miei, capite? Così Gesù vuole essere amato. Così Gesù vuole essere pregato. Così Gesù vuole essere compreso, assecondato, aiutato.

Aiutatelo, o cari, o piccoli, piccoli miei, teneri, dolci miei agnellini di latte, profumati agnellini miei.

Quanta dolcezza voi siete per me!

 

***

 

* Da File: 280490Lcs R8Asolo Il ritardo

 

- Su l’amore del Padre.

 

Oggi la locuzione avrà come tema fondamentale sempre l’amore di Dio Padre.

Su questo amore già mi sono soffermato alcuni giorni precedenti a questo.

Già da tre giorni io ho parlato dell’amore del Padre, ma anche oggi ritengo che sia valido continuare a parlare di questo amore che non può essere esaurito in breve tempo.

 

Nelle locuzioni precedenti io ho paragonato l’amore del Padre a una luce, all’acqua che sgorga dalla sorgente, all’aria trasparente e benevola, ricca di ossigeno e di tutti quei gas necessari all’uomo.

 

Oggi voglio paragonare l’amore del Padre ad un cielo stellato dove le stelle che lo trapuntano sono talmente fitte e talmente luminose da creare sopra di voi una volta stellare reale luminosa e argentea.

 

L’amore del Padre può essere paragonato alla volta del cielo. Ma la volta di cui io vi parlo è una volta grande quanto tutta la cupola che sta al di sopra del vostro mondo.

L’amore del Padre può essere ancora paragonato ad un firmamento in cui, insieme alla luna e alle stelle, compare l’altro astro benigno, che è il sole.

Il sole che sapete e credete una stella gigantesca in effetti non è che una stella, un piccola stella, una delle più piccole.

Perciò vi dico anche che, se io paragono l’amore del Padre al sole che voi vedete, è sempre un paragone ineguale, cioé incapace a rendere la grandiosità dell’amore del Padre.

L’amore del Padre può essere paragonato ancora all’ampiezza sconfinata ed infinita dei mari e degli oceani che circondano la terra, agli abissi marini, dove, come voi sapete, non è consentito ancora, sempre all’uomo, di scendere nelle profondità.

Ci sono zone, particolarmente in alcuni oceani, le cui profondità superano parecchie e parecchie migliaia di metri...

 

***

 

* Da File: 100390 FOGLI Volontà dell’uomo

 

– Il mistero della volontà dell’uomo.

 

Io, il Padre, a te, figlia benedetta.

Ti benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

 

La locuzione che sto per dettarti è dedicata a tutti i figli della terra.

Io, il Padre, ti benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 

Grazie.

O miei cari figli e dilettissime figlie, io il Padre, vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e vi dico: “Grazie!”, per essere venuti numerosi alla locuzione di questa sera.

Io, il Padre, vi benedico e sono in mezzo a voi con tutto l’amore di un padre, di un padre buono e benigno.

 

Voi, o cari figli della terra, siete le mie creature predilette, perché avete un cuore che palpita e riesce ad amare quando vuole. Gli Angeli no. Sono puri spiriti. Essi non amano, lodano perché devono lodare. La loro volontà non si discosta dalla mia, essendone anzi parte integrante. La vostra invece può anche distaccarsene, perché libera di essere come vuole: del Padre e del nemico del Padre, del maligno che impera in ogni dove quaggiù, sulla terra, in mezzo a voi.

 

La vostra volontà è quindi preziosa, amabile e grandiosa.

Essa riesce a tollerare, ogni qualvolta lo volete, ogni alto affronto o contumelia che si dica, purché non si discosti da Me; riesce a frantumarsi così fragilmente da non sembrare più essa, ogni qualvolta vi lasciate sorprendere e ferire dal nemico di Dio e dell’uomo.

La vostra volontà è perciò effimera cosa, eppure è nobile e preziosa, perché essa è capace di ascendere fino al cielo, così com’è volubile e corruttibile, quando, presa da un giro mortale, discende nefanda in giù, verso il regno delle tenebre, per acconsentire alle malefatte di un nemico che non ha l’eguale.

 

O figli della terra, sappiatelo, nessuno può farsi o arrecarsi del male che voi non vogliate.

Vano è pensare che tutto il vostro danno sia causato solo e solamente dal mortale nemico, poiché ad esso non compete forzare il vostro intelletto, ove risiede la sua parte più nobile, la volontà.

L’uomo è libero, tanto dinanzi al suo Dio, quanto dinanzi al demonio.

Chiunque volesse questo escludere, sarebbe incapace di farlo, perché non in condizione di compiere un solo passo in tal senso.

Dio, il suo Creatore, lo ha voluto così, perché potesse un giorno pienamente e con tutto il decoro che gli spetta rivestire l’aureola di santità, oppure l’opposta calunnievole corona di Satana.

O povero piccolo uomo!

Quanta tenerezza tu fai al tuo Creatore che tutto sa di te, ma che in nulla oserebbe infrangere l’augusto suo regale sigillo che tieni sulla fronte a chiusura di quella che è la tua santa, gagliarda volontà.

O uomo, fragile cosa tu sei, eppure tanto possente e tanto forte di un aspetto che è di tutto il più importante e il meno accessibile.

O uomo, che non sai quanto a me costi non accedere mai nei meandri del tuo volere. Sì, mi costa. Costa al Padre assistere inoperoso di fronte al tuo operato, che spesso è malevolo e contrario al mio volere, alla mia legge. Eppure non muovo un dito per sanare quel che di te andrebbe sanato, se a Me non è concesso da quello che è la tua libera e piena volontà.

Se tu benevolo a Me ricorri, oh! Allora tutto è più semplice, perché in tal caso la mia Volontà è nella tua e tutte e due collimano.

Quanto santamente e volutamente a Me tu ti affidi, allora Io non sto più in Me dalla gioia, per il mutuo vicendevole aiuto che da te a Me si volge e che da Me a te si estende.

Oh! Perché mai, tu tutto questo non sempre intendi, o piccolo uomo? Perché?

Tu non sai quanto al Padre tuo faresti cosa tanto gradita di apprendere ogni cosa, secondo la sua santa volontà che è sì benigna che all’uomo mortale non appare essere possibile, tanto è convinto in malo modo e in non giusta maniera.

L’uomo non sa quanto bene gli voglia il Padre Suo; non sa quanto per lui smania di amore e di desìo, al punto che nessun’altra cosa gli è cara se non la sua costante ed eterna felicità.

Ed è per questo che io vi ho creati e a questo scopo, perché foste lieti e felici, senza mai alcuna tema e angoscia o paura. Ed invece tutto ciò non accade, perché il vostro cuore è talmente preda del maligno da rovinare sempre più in basso luogo.

 

O figli miei, perite, o certo che perite!

Le fiamme dell’inferno latrano più che mille e mille cani famelici e attendono che voi precipitiate fra quelle nere e fosche faville per mai più venirne fuori.

Perché voi non capite? Ditemi: Perché?

Voi non capite.

Lo so e me ne duole, perché nel vostro cuore non c’è speranza alcuna di salvarvi dal nero schianto, a meno che voi non vi appigliate a quel Gesù, il Nazareno che lassù sul Golgota tutto donò per voi, perfino il suo cuore, quello a cui ognuno di voi tiene, perché sa che in esso risiede il principio di ogni anelito vitale.

Eppure Lui non esitò a donarlo per voi che pure non lo amaste, né lo amate, com’Egli merita, Gesù, il vostro Salvatore, il Redentore delle anime vostre, a cui ognuno di voi deve la sua stessa vita, s’intende quella spirituale, che poi è la vera, l’unica che esista veramente, perché l’altra, quella terrena, è come un soffio, un aprire e chiudere di ciglia, un alito di vento, un soffio.

Eppure quanto inganno a voi procura e quanto male!

Voi non sapete, o figli miei, ciò di cui è capace Colui che è. Colui che è il vostro Dio, il vostro Padre, il vostro Creatore.

Eppure voi non lo conoscete, non sapete nulla di Lui, tranne ciò che di Lui ha detto Gesù, quando venendo sulla terra, di Me vi ha parlato, descrivendomi come il vostro Padre. E ha detto giusto!

Io sono il Padre, quel Padre che vi ha fatti, vi ha creati, o figli, uno per uno, uno diverso dall’altro, uno accanto all’altro, fratelli l’uno dell’altro. Ma voi tutto questo non lo sapete, mai non soffrite, perché è accettando di fare il male che lo negate.

Ogni qualvolta voi compite il male, in voi si spegne quella scintilla di amore fraterno, bello, benigno che il Padre, ha messo dentro al vostro cuore, quando vi ha creati.

Ma voi lo uccidete.

Lo uccidete, questo vostro cuore, a forza di praticare e compiere un male, che non è da voi, che siete miei figli.

 

Perché non lo capite?

Il male non è da Me.

Da Me è solo e soltanto il Bene, quel bene che voi vedete intorno a voi stessi, non appena girate intorno i vostri occhi superbi e vanagloriosi.

Tutto parla di Me, di Me che vi amo, di Me che tutto ho fatto e compiuto, solo per voi, perché voi steste bene qui sulla terra.

Eppure questo non si è capito, non si capisce.

C’è nell’uomo una sorta di prevenzione inspiegabile, ma sciocca e insulsa, quella di non volere accettare che al di sopra di lui ci sia qualcuno più grande di lui, più forte di lui, più potente di lui: un Dio. Perché in lui c’è tanta superbia, tanta alterigia, tanto orgoglio, da non riuscire a comprendere che la verità è ben diversa da quella che egli crede di conoscere e di sapere.

L’uomo! Quest’essere fatto a mia immagine e somiglianza che non intende ragioni e tutto, proprio tutto vuole a sé attribuire, anche ciò che non gli compete, come la creazione.

La creazione è un adorabile atto di amore sublime, meraviglioso e perfetto tramite cui il Padre vostro che è nei cieli dal nulla ha creato tutte le cose, traendole tutte dal suo “Essere” magnifico e perfetto, attraverso un gesto talmente semplice e innocente che certamente non è nell’uomo poterlo capire.

La creazione altro non è, o figli miei, se non un gesto di magnanimo donarsi del vostro Dio Pantocratore.

Egli si è donato tutto a voi nella luce, nei colori, nelle forme, nell’anelito dell’aria e del vento, nel morbido fluire dell’acque azzurre e profonde. Si è semplicemente donato. Tutto qui.

A voi uomini pare impossibile che Dio abbia tutto potuto fare così semplicemente attraverso un semplice atto di donazione di se stesso.

In un atto in cui però Egli ha dato tutto di sé: la sua luce, il suo splendore, il suo colore, il suo calore, la sua bellezza, la sua soavità, la sua leggerezza, la sua pienezza assieme a tutto quello che Egli è.

Egli è tutto questo, ma ancora di più.

E’ perfezione assoluta, compostezza, grandezza, varietà, infinitezza, soavità. E tutto, tutto di sé ha a voi donato, perchè di tutto ha voluto ricolmarvi, o creature terrestri, senza in cambio nulla chiedervi, tranne che solo l’amore, quell’amore, badate bene, che non è da voi, ma dal Padre stesso.

Nulla perciò si richiede che sia da voi, perché voi senza di Lui non sareste, sì non sareste neppure.

Perciò tutto ciò che voi siete, lo siete per Lui e solo per Lui.

Da Lui a voi è stato donato dal più piccolo al più grande di ciò che costituisce il vostro Io.

Non illudetevi, o uomini della terra, ché troppo piccoli voi siete per giudicare, per capire.

Voi non sareste nulla, capite, niente senza il Padre che vi ha creati. Tutto a Lui voi dovete. Tutto.

Il vostro cuore non sarebbe così, se Egli non ve l’avesse donato, la vostra mente, il vostro intelletto, la vostra persona fisica e tutto ciò che costituisce il vostro io, la vostra psiche.

Non irrigiditevi, perciò, o uomini della terra, né affannatevi a cercare di capire ciò che non potrete mai, perché a voi è dato di sapere ciò che solo Dio vi concede.

Pertanto non spetta a voi giudicare o sentenziare assurde e sciocche teorie, che non si addicono alle vostre menti, fatte dal Padre per una ben più alta verità, che trascende quella terrena.

Sappiate, o uomini della terra, che il Padre è il vostro creatore, che tutto ha creato dal niente, perché al di fuori di Lui nulla esiste e in Lui esistono tutte le cose che furono, che sono e che saranno.

Chiudete, perciò, le vostre bocche e adorate in rispettoso silenzio Colui che è, Javhè.

Ed ora Io vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

 

Io, il Padre, re del cielo e dell’universo.

Io, il Figlio Gesù.

Io, lo Spirito Santo.

Amen. Amen. Amen.

 

***

 

Domenica, 3 marzo 1990.

 

La fine del mondo con le parole del Padre.

 

Io, il Padre, a te, o figlia benedetta.

La locuzione di questa sera riguarda la fine del mondo. E’ un argomento perciò alquanto delicato che ti pregherei di seguire con particolare cura.

Amen.

 

Il Padre, che è nei cieli.

 

La fine del mondo, o diletti figli e figlie, è una fine che dovrà venire, perché il mondo è stato creato, non per essere eterno, ma corruttibile. Infatti esso è materia e come tale è soggetto alla corruzione.

La fine del mondo, pertanto, è la conclusione inevitabile di tutto un processo inarrestabile attraverso il tempo, il processo di corruzione che è proprio della materia.

Ora ascoltate, o figli miei diletti, il mondo è il vostro pianeta, la terra, dove voi abitate da secoli, da millenni, senza che alcuno di voi si rendesse conto che tale pianeta è oggetto e soggetto esso stesso di perdizione nel senso cioè che il mondo, andando avanti negli anni, va inevitabilmente incontro alla sua fine, alla sua distruzione, senza alcun principio di tollerabilità, senza cioè che ci sia una qualche possibilità di arresto verso questa meta di autodistruzione. Perché è certo, il mondo si corromperà, non per opera divina, ma per volontà umana.

Tutto questo sarà inevitabile, considerando fra l’altro che il vostro pianeta altro non è che materia, vile, vivissima materia. E alla materia non è stata data alcuna eternità, cioè alcuna qualità di sopravvivenza.

Considerate, ora, o diletti figli e figlie, i cieli e la terra, i primi sono eterni, perfetti incorruttibile, la seconda è imperfetta e corruttibile Non sono parole vuote, ma constatabili..

Guardate, per esempio, l’aria. Di per sé è impalpabile, eterea, comprimibile, ma non eliminabile, comprimibile quanto e più dei liquidi (ag217). Con essa è costituita l’atmosfera, quella calotta cioè che voi vedete come un involucro avvolgere tutto il creato che vi circonda.

Essa è aeriforme, cioè formata da aria. La sua presenza accelera quel fenomeno di rotazione e di rivoluzione che è della vostra terra. Considerate, ora, il vostro pianeta, chiuso in un luogo dove non ci sia più aria: i liquidi, come l’acqua scomparirebbero dalla vostra terra ed in più si verificherebbe quell’arresto inevitabile del pianeta intorno e davanti al sole. Cosa questa gravissima, perché scomparirebbero le stagioni e l’alternarsi del dì e della notte.

Per questo l’aria è comprimibile, ma no eliminabile.

Considerate ora invece la terra, arida, senz’acqua, non sarebbe allo stesso modo comprimibile, ma non ineliminabile, perché la terra, a differenza dell’atmosfera, ha un suo peso ed una sua misura (anche l’atmosfera ce l’ha, ma in maniera di versa) che non può essere contenuta se non nella maniera ad essa confacente, cioè nel modo con cui si pesano i corpi rarefatti e comprimibili. La terra ha un suo peso che è quello che è, non può staccarsi dalla sua misura, dalla misura cioè corrispondente che è quella giusta.

Ora, perciò, o figli miei, se l’aria abbastanza comprimibile può essere racchiusa in misure via via sempre più piccole, certo fino ad un certo limite, l’acqua lo è di meno, ancora di meno la terra, cioè quella sostanza che voi chiamate terra e con la quale è cosparso il suo lo su cui voi poggiate le vostre estremità. Tutto questo per dire che la dura terra, a differenza dell’aria che è sottile e rarefatta, non può essere facilmente eliminata da una misura di capacità,per esserne compressa in un’altra. Perciò diciamo che la terra è di per sé non comprimibile o poco comprimibile.

Ora, guardate il creato, esso è costituito solo e solamente da questa sostanza che voi chiamate terra, fatta eccezione naturalmente per le piante, i fiori, gli animali, le acque, esso, pertanto, in questa sua parte, non è facilmente comprimibile e non lo è certamente almeno quanto l’aria che costituisce quella calotta che lo racchiude e che chiamate atmosfera.

Che cosa succederebbe allora, dicevo poc’anzi, se questa scomparirebbe? Il vostro pianeta si (ag218) essiccherebbe, a causa del mancato fenomeno di rotazione e di rivoluzione, che non consentirebbe l’alternarsi del dì alla notte e delle stagioni. Si essiccherebbe in quanto essa, la terra, offrirebbe al sole sempre e soltanto la stessa quantità di superficie terrestre senza alcun’altra alternativa. Perciò, tutte le zone di quella parte di superficie avrebbero sempre giorno o notte e sempre inverno o estate.

A questo punto il vostro pianeta per una parte si essiccherebbe, bruciandosi, e per l’altra parte, continuerebbe a vivere, ma coperta da una calotta ispessita di ghiacci ancora più e più giganteschi rispetto quelli che tutt’ora si trovano ai poli e la polo sud più che a quello nord. Tutto questo perciò a causa della mancata atmosfera che circonda avvolgendola la vostra terra.

Ora considerate che questo fenomeno di eliminazione dell’atmosfera intorno alla crosta terrestre è già iniziato.

Il buco nell’ozono di cui oggi tanto si parla nelle vostre radio e apparecchi televisivi altro non è che l’inizio di quel fenomeno che via via porterà l’atmosfera a disperdersi e a rarefarsi, spostandosi in altra parte dell’universo, contenibile di essa, cioè là dove può essere contenuta, rarefatta o no, cioè compressa. La terra, cioè fluirà con l’essere senza più quella fascia di aria, quell’involucro comprimibile che è l’atmosfera e continuerà a rimanere sospeso nello spazio immobile, senza più alcun movimento.

A questo punto si verificherà in una sua parte quell’essiccamento di cui si parlava, e dall’altra quel menome di glaciazione potente, gigantesco, mai verificatosi prima di allora per cui metà della terra sarà invasa da potenti e paurosi ghiacciai che distruggeranno ogni cosa.

 

Voi, o figli miei, siete nella parte in cui aumenterà il fenomeno del riscaldamento, della desertificazione e della totale distruzione di animali e piante, compreso in gran parte l’uomo.

Tutto questo accadrà, o figli della terra, inevitabilmente, se l’uomo non avrà imparato a trasformare se stesso e le sue crudeli, nefande abitudini.

Chi ha detto all’uomo e alla sua superbia che la terra avrebbe continuato ad essere così come gli era stata donata, (ag219) consegnata? Chi lo ha reso sicuro da apportare ad essa modifiche sempre più irreparabili.

I monti sventrati, le foreste abbattute, le cacciagione sempre più cruente e selvagge.

 

O uomini della terra, chi vi ha tanto permesso?

Non sapevate che la terra il vostro pianeta era un dono a voi concesso perché poteste sopravvivere in una vallo dove il peccato originale vi aveva scaraventato?

Ora l’uomo sa o perlomeno comincia a capire i danni apportati da secoli di storia sbagliata, ma non più sopprimibile.

Lo sapevate che la terra e il duro lavoro del contadino prima o poi sarebbe scomparso?

Questo no, forse, non lo pensavate, non lo immaginavate neppure.

Perciò, o figli miei, vi siete dati da fare per costruire aggeggi di morte e di autodistruzione con il vostro intelletto che è diventato una fucina di maleodoranti e presuntuose invenzioni.

Verrà il momento, o uomo, in cui tutto questo finirà e beato chi già avrà intrapreso il santo viaggio del ritorno.

Questi dieci anni, gli ultimi che vi rimangono, per concludere il secolo XX, sono quelli decisivi, lo hanno detto già i vostri scienziati. Qualcuno, anzi, ha avanzato l’ipotesi di un periodo ancora più breve e poi sarà l’inizio della fine.

Certo, hanno ragione i vostri scienziati, menti eccelse, paragonabili a luminari mai prima d’ora verificatesi sul vostro pianeta e da me concessi, perché voi sappiate come stanno le cose, tutti voi, credenti e no, religiosi e no, cristiani, ortodossi, miscredenti e atei.

Ora voi forse cominciate a comprendere a svegliarvi dal lungo sonno fatto di vile egoismo, di freddo e assurdo calcolo raziocinante. Vi siete dilaniati in guerre millenarie straniere e intestine, paesi contro paesi, nazioni contro nazioni, città contro città, famiglia contro famiglia, uomo contro uomo, per arraffare, avere, possedere in un fame incontenibile, che non vi ha più consentito di vedere ciò che è vostro e ciò che non lo è, ordendo trame, oscure ed ingiuste, per togliere al fratello, magari ciò che a lui sarebbe spettato e di ragione.

O poveri ed illogici mortali!

Ma non sapevate che avreste ereditato solo un pugno di terra in più? E per giunta un non comprimibile e perciò non adatta a rarefarsi e quindi destinata (ag220) dal vostro insostenibile gioco delle parti, ad essere bruciata e desolata o ad essere perennemente invasa dal freddo e dal gelo, dove solo silenzio e morte impereranno. Se impereranno, perché, come dianzi a voi io dicevo, mentre l’aria è comprimibile e quindi variabile la terra no.. Essa porta il suo giusto peso e la sua giusta misura, che saranno sempre gli stessi, a meno che qualcosa di straordinariamente apocalittico non entrerà in questione a mutare quell’equilibrio che le è proprio. In questo caso qualcosa del genere, del tipo cioè di cui poc’anzi vi dissi, che per metà desertificata ed essiccata e per metà ghiacciata verrebbe a perdere quel giusto equilibrio iniziale, per il quale in tutto questi anni è rimasta sospesa perfettamente nello spazio un giusto rapporto con le leggi gravitazionali che lo regola. La terra cioè verrebbe ad essere squilibrata per metà e per l’altra metà ancora di più, perché mentre da un lato verrebbe a svuotarsi, dall’altro verrebbe ad essere super appesantita da ghiacciai immani. Tutto questo voi lo conoscete e non c’è bisogno che voi lo apprendiate da me. Sono tutte queste conseguenze quelle stesse ipotesi che ancora oggi voi, specie chi insegna tra voi, apportate per spiegare che cosa accadrebbe se non ci fossero determinate condizioni che in atto ancora la terra ha. Perciò nulla di nuovo. Solo che le ipotesi diventeranno triste realtà. La terra, la vostra terra si sfracellerà, inabissandosi nell’universo. Dove non ci saranno speranze alternative, ma solo la fine, una fine ignominiosa, incalcolabile, fuori dal contesto del reato, cioè fuori da quel piano sacro ed inviolabile che era stato del Padre, del Padre vostro che è nei cieli. La Sapienza divina e il Divino Amore avevano previsto tutto questo, questa corsa incalcolabile ed inafferrabile, perciò da me sono state inviati tutti gli interventi che attraverso i tempi a voi sono stati inviati. Il Figlio mio Gesù è stato il primo di essi, quello più grande insopprimibile ed inesplicabile. «Colui che è» è il Figlio mio Gesù Cristo, Figlio di Mari e del Padre, della Vergine sapiente, umile e casta sopra ogni altra creatura. Maria lo ha accolto nel suo seno verginale, lo ha allevato, lo ha pasciuto di ogni parola che (ag221) esce dalle labbra del Padre. Ed egli è passato in mezzo a voi come una luce radiosa, splendida, insostituibile.

Il vostro Gesù, «Colui che è», Colui che è stato mandato perché l’uomo capisse ed imparasse a «vivere» e ad «intendere» questo amore sviscerato del Padre che a nulla si oppose ed in nulla ostacola l’uomo finché sia per il suo bene.

Questo l’uomo purtroppo non lo ha appreso, chiuso com’è nel suo egoismo, in questa scorza di ferro spessa che non gli consente di andare oltre, al di là del suo paradossale opportunismo. Ma l’uomo sa ormai la fine che lo attende, almeno i migliori tra gli uomini, gli scienziati, per esempio, anche se in essi non c’è luce dello Spirito Santo e voi, o diletti figli, che, assimilati ad altri miei beni sulla terra, siete gli uomini, oltre i luminari della scienza, a conoscere questa triste realtà. Gli altri ne apprendono la notizia attraverso i giornali o la televisione, ma dormono il sonno dei più, poiché la loro sensibilità è attutita, resa ormai evanescente da quella entità che li travolse per intero verso la perdizione.

Considerate, o figli, che a nessuno è dato conoscere il futuro, se non per tramite mio, cioè ameno che io non lo voglia. E voi or alo conoscete, perché così è stato da me decretato. Che voi vivendo sappiate ciò che vi attende non già perché possiate ormai arrecare alcunché di diverso a quello che è il destino della terra. Questa ha i suoi giorni contati, come voi dite, per dire di qualcuno che on può sfuggire all’irreparabile, la sua morte. Qui si tratta non di una singola persona, ma di tutto il genere umano che trascende ogni umana pietà. Non ci sono mezzi, né strade per sfuggire all’intollerabile insipienza dell’uomo del vostro secolo che si definisce capace di cambiare e di modificare. Ma che cosa? A lui non è consentito nulla tranne che il Padre non glielo consenta. E la volontà del Padre è che egli perisca nella sua tracotante insipienza. La vita dell’uomo è ridotta ad una fornace inestinguibile pur qui su questa terra, per i dolori, le malattie, le ignominie da cui viene ogni giorno colpito e spesso cancellato dalla faccia della terra. E tutto questo inopinatamente e convulsamente senza che (ag222) egli abbia nemmeno il tempo di riflettere e di capire. Nessun uomo mai come quello del XX secolo ha raggiunto una frenesia più convulsa e travolgente. Nell’uomo non c’è più calore umano, quel calore che faceva di tutto e di tutti la «sacralità» della terra. Tutto oggi è stato da lui dissacrato, anche il nucleo familiare, che è poi quello a lui più strettamente connesso. No ci sono limiti in questo suo scorrazzare a destra e a manca, senza che alcuno riesca a fermarlo. Povero uomo, preso irrimediabilmente in una reste immortale e da cui, per quanti tentativi faccia, non gli è possibile liberarsi. Perché, o figli miei, non capite tutto questo? Perché non avete il coraggio di chiudere una volta per tutte con il lurido mondo che vi circonda e vi prende?

Voi non sapete, o teneri figli miei, cosa è stato fatto dal Padre vostro, attraverso i secoli per arginare, puntellare, sostenere ciò che voi avete continuamente e quasi, a bella posta scardinato e divelto.

C’è voluto tutto l’Amore e la Sapienza di un Padre, di un Padre pregno di cortese ed umana sollecitudine per potere venire incontro e sostenere la vostra costante insipienza.

E anche a te, o figlia, figlia mia adorata, che leggi, io, il Padre tuo , dice: «Lascia il mondo che ancora per certi aspetti ti avvince e vieni, vieni a me. Non è sufficiente che tu faccia ciò che ti si dice da quassù, è necessario che tu lo compia bene e con amore, con rispetto e obbedienza totale alla legge del Padre, alla tua legge, alla legge che tu hai scelto». «Lascia, abbandona tutti e tutto e scappa, fuggi via da coloro che inceppano, ostacolano la tua corsa al Padre».

Chiunque può essere per te un ostacolo e nel momento in cui questi si manifesta come tale, abbandonalo, perché niente e nessuno vale quanto lui, il Padre che è nell’alto dei cieli.

A te è stato chiesto di adempire ora l’alto compito, quello di trasmettere il Padre, le sue locuzioni. Fallo. Unicamente e solo ad esse dovrai volgere le tue cure, abbandonando il resto dietro di te, anche tuo figlio, se ciò dovesse essere a te necessario. Tutto questo che ti dico, leggilo, leggilo ai fratelli, perché sappiano che il servire Dio, a volte, trascende il servizio per gli uomini. Il tuo servizio è questo (ag223): Servire la parola di Dio. Non lasciarti perciò fuorviare da altri pesi e da altre misure.

Chi comprende, comprende, e chi non comprende, non comprende, resta là chiuso nella sua grettezza di umana insipienza nei riguardi delle cose divine, verso le quali gli uomini si piccano di volere intendere e dare risposte, le proprie risposte, senza comprendere che tutto questo è un gioco insulso della vile ragione che li porta ad una conclusione errata, là dove dovrebbero farsi condurre solo e soltanto dalla fede, che è totale abbandono all’Amore di Dio. Se tutto questo essi non impareranno, farai bene a tralasciare dietro di te tutto e tutti, perché sappiano che Dio va servito prima di ogni altra cura umana.

Ora, o figlia, voglio che essi sappiano quanto a te si richiede, perché vedano quale armonioso ragionamento sostiene i tuoi gesti e le tue scelte e non osino più blaterare ad ogni piè sospinto cose vuote ed insulse, ma soprattutto che essi sappiano cosa a te si richiede per la tua salvezza e quindi per la tua santificazione che è meta non soltanto tua, ma di ogni tuo fratello che ti circonda.

Sappiano che solo la loro condotta determinerà il loro ricongiungimento al Padre che è nell’alto dei cieli. Che abbandonino il mondo con le loro mezze misure e ricolmino queste loro misure delle opere dello Spirito, perché è esso che salva e santifica e vivifica.

Da oggi in poi io apporrò alle tue labbra un santo sigillo, poiché esse non si aprano se non per parlare di me e attraverso me ai fratelli, quando è nella mia volontà e solo allora. Al di fuori di allora tu tacerai.

Amen.

 

Perciò, o figli della terra, sappiate che di costei che ora vi parla voi non userete né infatti, né in parole se non al mio solo e santo Servizio, che è servizio fatto ai fratelli, ma primo fra tutti al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Né si schiudano le vostre menti arzigogolando false ipotesi e congetture, perché una sola è luce che è in colei che parla, la luce dello Spirito Santo che trascende ogni umana saviezza.

Giostrate pure con lei, come volete e come potete, sappiate però che (ag224) a nulla porterà il vostro agire e il vostro parlare per sottintesi, tranne che ad accentuare la vostra inestricabile incredulità. La stessa incredulità, per altri versi, che ha condotto l’uomo a farsi artefice di una fine ignominiosa, quella della sua terra e di se stesso.

Amen.

 

Io, il Padre, che è nei cieli.

Amen.

Io, il Figlio.

Amen.

Io, lo Spirito Santo.

Amen (ag225).

 

***

* File: Amore del Padre similitudini maggio

 

 

* Da File: 050590 da Lcs 030590Lcs B Preghiera di salvezza

 

– La preghiera della salvezza.

 

… (Recitate) questa preghiera del rosario, ovunque, approfittando di questo mese mariano, il mese di maggio. Diffondetela presso tutte le famiglie. Chiamatele intorno al simulacro della beatissima Madre …

 

Questa preghiera, che voi conducete ogni giorno presso le famiglie, sia la preghiera della vostra salvezza, della vostra unione con Dio, della vostra perfezione.

 

Perciò, chiamate, attorno al simulacro della Regina del cielo, quanto più persone possibili.

Invitatele con amore, però, con tenerezza, con carità, con delicatezza, perché ciascuno si senta chiamato dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo, senza rigorismi, senza preconcetti, senza rimbrotti, senza rimproveri e senza, soprattutto, contrasti, poiché nessuna preghiera può volare al cielo, se essa alla base non ha l’amore, che è concordia fra i fratelli, amore vicendevole, (contrizione).

Amen.

 

– Donatemi il vostro cuore.

 

Io, Gesù di Misericordia, ritorno a voi, o dilettissimi miei figli, per dirvi grazie della preghiera che avete innalzato al Padre, consapevoli di quell’amore necessario per intercedere la sua divina e salutare grazia sul genere umano, perché esso si rimetta alla beatissima Madre, Maria santissima, nella quale soltanto potrà trovare salvezza dal dragone.

 

O figli miei dolcissimi, questa sera, vi ho certamente traumatizzati, per tutto ciò che io ho detto nella prima parte della locuzione, ma l’ho fatto esclusivamente e soltanto perché vi amo, perché voglio, a qualsiasi costo, condurvi con me nel regno dei cieli. E lunga è la strada, tortuosa, difficile ed aspra.

Necessita che voi vi esercitiate e vi fortifichiate nello spirito per potere superare le enormi difficoltà che ancora vi attendono.

 

Perciò, io voglio che voi non vi culliate, che non trascorriate i giorni della vostra vita, sciupando il tempo nelle cose vane ed inutili nel tempo, o peggio, trascorrendo le giornate a rincorrere chissà quali chimere e quali sogni inutili, o peggio, incapaci di condurvi a quella meta necessaria per il vostro spirito.

 

Voi dovete congiungere le vostre forze, raggomitolarvi in voi, bandendo da voi tutto ciò che c’è di inutile e di sbagliato, inesorabilmente e senza alcuna giustificazione, senza trovare scuse, e senza avere pietà per voi stessi, perché questa pietà vi distrugge, vi annienta.

 

Voi sapete e conoscete abbastanza bene ciò in cui il Padre vi vuole perfetti. E’ questa perfezione che dovete raggiungere, giorno dopo giorno, un po’ alla volta, senza, naturalmente, esagerare, ma persistendo sempre nella stessa meta. Ed invece voi trascorrete un giorno con me e più di un giorno senza di me, barcollando, incerti, su quella strada, che invece dovreste percorrere già speditamente.

 

Io, Gesù, perciò, vi invito a volere riflettere su quanto, questa sera, a voi da me è stato detto, perché voi possiate, una volta per tutte, sublimarvi in me. E voi già sapete il significato di questa parola.

 

“Sublimarvi” significa abbandonare tutto ciò che c’è di contingente, tutto ciò che c’è di terreno, di minuzioso, di piccolo, di poco importante per innalzarvi al cielo, tramite me.

Soltanto in questo modo riuscirete a sublimare le difficoltà, che, momento dietro momento, vi assalgono.

Solo chi riesce ad elevarsi dalle cose terrene, senza fermarsi su di esse, solo questi sarà capace di spiccare il volo verso il regno dei cieli.

 

Ora, basta.

Ho già abbastanza parlato.

Chi vuole intendere intenda. Chi non vuole perirà.

 

Io, Gesù, tornerò ancora tantissime volte in mezzo a voi, poiché siete ancora molto piccoli e dovete crescere.

 

Perciò non temete.

Non vi abbandonerà la mia assistenza ed il mio insegnamento. Però voglio trovarvi, giorno dopo giorno, migliorati nella vostra vita e nel vostro comportamento.

Non voglio vedere i vostri passi arroccati sempre sullo stesso punto, perché questo disarma, non soltanto voi stessi, ma anche il Maestro buono, che, tuttavia, ha tanta pazienza e tanto amore per ciascuno di voi.

E il Maestro buono voi sapete chi è. E’ Gesù, colui che ogni giorno scende dal cielo, lasciando il meraviglioso, l’impalpabile, il luminoso, il certo, il perfetto, per rinchiudersi in questa piccola stanza, in un minuto angolo della terra, in mezzo a creature suscettibili, incapaci ancora di raggiungere in sé le fondamentali verità, che sono necessarie per transumanarsi. Eppure, questo il vostro Gesù lo fa, perché vi ama e, nell’amore, non c’è mai un limite. Non esiste … (gg. 180) L’amore o c’è o non c’è.

L’amore, se c’è, è completo, totale nella sua dedizione. Se non c’è, allora non esiste alcuna caratteristica sua, che fondamentalmente è il donarsi completamente e incompiutamente.

 

Ciò che voi dovete fare è donarvi, donarvi completamente a cominciare dalle persone a cui siete vicine, fino alle più lontane, alle quali vi donerete con il vostro pensiero e la vostra preghiera.

Voi conoscete alcuni santi che sono stati proclamati protettori di chissà quale opere missionarie …, senza averle mai conosciute. Una di esse è la mia Teresina, Teresina del Bambin Gesù, che è stata proclamata protettrice delle Opere missionarie, senza che abbia messo mai piede fuori dal suo Collegio.

 

Ecco ciò che voi dovete fare: Sublimarvi continuamente in me, come Teresina del Bambin Gesù, che seppe superare ogni ostacolo in me, con me e presso di me. Il suo cuore, essa lo ha continuamente a me donato e, per le persone che attorno a lei vivevano e per le persone che lei non ebbe mai a conoscere, né mai a incontrare.

 

Così vi voglio, come Teresina del Bambin Gesù.

E’ lei che spesso io stimolo come visione a qualcuno di voi, perché è con lei che io vi voglio in cielo ed è la sua strada che ad alcuni di voi io ho tracciato come la migliore per condurvi a me.

 

Nessuno di voi arretri, anzi avanzi coraggiosamente e generosamente.

 

Così io voglio i miei discepoli, pronti a donare anche il loro sangue per se stessi e per il loro Maestro; per se stessi perché sappiano che, solo donando tutto di sé, si può ritrovare tutto ciò che sulla terra è andato perduto; per il Maestro, perché, soltanto in questo modo, lo si può lodare e lo si può servire.

 

 

– Gli angeli scendono a prendere Gesù.

 

O figli miei, ormai è tardi io devo andare.

 

Gli angeli del cielo mi chiamano con le loro trombe e i loro canti.

Voi non li udite, ma io già li sento giungere, in questa piccola stanza sperduta del vostro piccolo e oscuro pianeta.

 

Gli angeli sono belli, sono bianchi, luminosi, eccelsi.

I loro capelli sono fili d’oro.

Sulle loro teste i diademi …

Le loro vesti candide svolazzano nell’ètere, accompagnati dal movimento ritmato delle loro ali, che sono sagomate in una forma …

Gli angeli! Ecco! Ecco gli angeli venire. Gli angeli del Padre! Gli angeli del paradiso!

Sapeste quanti sono! Sono infiniti, ma tutti meravigliosi, dai più piccoli ai più grandi.

Sono corsi incontro al loro Re, … al Redentore del genere umano per riprendere con loro Uno, … per il quale il cielo è estremamente piccolo, Uno per il quale l’immensità della volta celeste è estremamente angusta, tanta è la sua gloria, tanta la sua potenza, tanta la sua immensità.

Eppure, io sono stato insieme a voi, per ciò che a voi … , così, chiuso con voi, in questa piccola stanza, ascoltando le vostre parole, a volte vuote, a volte esatte, ma per lo più vuote.

Io comunque vi amo, lo stesso vi adoro, lo stesso vi porto nel mio cuore tutte, così come voi siete, perché io vi amo. E questo conta. Il resto non vale niente.

Sappiate così amare gli altri, come vi amo io, come vi ama il Padre, come vi ama la Madre mia.

 

Ma, ecco, gli angeli sono già scesi.

Ecco che mi prendono con le loro dolcissime, meravigliose ali e mi portano con sé lontano, lontano da voi, ma il mio cuore resta sempre più in mezzo a voi, per sempre, fino alla fine dei secoli, perché a voi io l’ho donato, a voi l’ho legato, inesorabilmente, perché io vi amo.

 

Io, Gesù, il vostro Salvatore e Redentore, vi amo.

Vi amo, o piccoli miei, o dolcissimi fratellini della terra.

Vi amo.

Vi voglio tutti con me, insieme a me, con i miei angeli, nel cielo del Padre.

 

***

 

* 060590L Invocazione allo Spirito Santo

 

- Invocazione dello Spirito Santo.

 

Io, Gesù di Misericordia, vi ringrazio per il santo rosario, che avete recitato alla beatissima Madre, con il quale voi avete richiesto che vi sia concessa la preghiera, l’amore e la divina concordia.

 

Ora, insieme a me, invocate la discesa del santo Spirito, ripetendo, insieme a me, a fior di labbra, la preghiera che io suggerirò alla sorellina.

 

«Vieni, o santo Spirito.

Scendi nei nostri cuori.

Porta tutto il tuo amore

e il tuo ardore.

 

Vieni, o santo Spirito,

Consolatore dei poveri,

amico indefettibile di tutti coloro

che a te si affidano.

 

Vieni, o colomba tutta bianca,

dal cielo mandata

per la nostra fratellanza.

 

Vieni, o Spirito di Dio,

del padre, del Figlio.

Porta a noi

il tuo santo Consiglio.

 

Vieni, o dolce e chiara colombella

e porta nel mio cuore

la tua santa Parola.

 

Porta, o dolce amico dell’anima,

il tuo sussurro,

che è un fremito d’ali.

 

Porta, o divino, divino Augello,

il tuo consiglio, il tuo conforto

e tutto il tuo novello ardore.

Amen».

 

Ora, la sorella che parla, si può preparare a ricevere la locuzione del Padre.

Io, Gesù, perciò, me ne starò a parte, in ascolto per ritornare poi a parlare a voi, dopo che il Padre avrà concluso la sua locuzione.

Amen.

 

 

- L’amore del Padre per i figli della terra.

 

Io, il Padre.

A voi, o dilette mie figlie. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Amen.

 

La locuzione, che io stasera sto per mandare a voi, è una locuzione molto bella, ma, al tempo stesso, abbastanza lunga e difficile da intendere.

Perciò, chiedo, alla sorellina che parla, di concentrarsi al massimo, nell’ascolto della mia parola. Essa a lei verrà suggerita dal divino Spirito, che si è posato su di lei, quale Colomba tutta bianca.

Se voi aveste gli occhi dello Spirito, vedreste posata sulla testa della sorella, il magnifico Augello bianco, disceso dal cielo. Essa ne percepisce la presenza, attraverso una specie di crepitìo, che avverte nell’arcata sopraccigliare destra. Amen.

 

Ora, io, il Padre, vi benedico, diletti figli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E vi dico la pace sia con tutti voi.

 

L’argomento della mia locuzione di stasera è sempre il mio amore, l’amore del Padre per i figli della terra.

 

Io, il Padre, sono Colui che è, Colui cioè che esiste, Colui che è e sempre esistito, esiste ed esisterà per sempre.

 

In voi io sono contenuto come tutti voi siete contenuti in me.

Nessuno di voi, che sia figlio mio, può vivere senza di me.

 

 

- Cosa é la vita?

 

Io sono la vita per tutti voi, per ciascuno di voi.

Nessuno di voi vive, se non tramite il Padre.

E per vita intendo, non solo la vita terrena, breve, insipiente e vacua, ma la vita dello spirito, quella che vi attende dopo l’estremo anelito del corpo.

Questa, anzi, la vita dello spirito è proprio quella parte di vita che è estremamente e totalmente legata a me.

Senza di me no c’è vita dello spirito, sia su questa terra su cui voi vivete, sia nella vita dell’al di là, cioè nella vita del regno dei cieli.

 

Perché avviene questo? Per quale motivo senza di me non c’è vita?

Presto detto.

La vita è essa stessa Dio. E Dio è esso stesso la vita.

Quindi la Vita è Dio e Dio è la Vita.

 

Ma cos’è vita?

Vivere, per voi, è una parola, che ha un significato molto limitato.

Per vita voi intendete l’esistenza su questa terra che dura per un certo periodo di anni, sessanta, settanta, ottanta, anche novanta e per pochi cento. Questa vita, però, non è che un soffio.

Nelle altre locuzione ho detto che questa vita, rispetto ala vita eterna è semplicemente un aprire e chiudere di occhi.

Perciò, considerate quale enorme divario esiste fra la vita terrena e la vera vita, che è quella dello spirito.

 

 

- Che significa avere fine.

 

Ora, voi sapete che la vita dello spirito è, di per sé, eterna, cioè non ha fine.

Non avere fine significa non cessare mai di esistere, poiché, cessando di esistere, non si ha più la vita.

Invece io dico, che la vita eterna, la vita dello spirito, è eterna, cioè è senza fine.

 

Considerate, allora, che questa vita senza fine è tutta contenuta in me, perché io duro senza fine, io sono Principio e Fine, cioè in me hanno inizio tutte le cose e tutte le cose in me hanno fine.

 

Avere fine in me significa, però, non che esse finiscono, ma significa che esse tutte quante hanno inizio in me e in me si esauriscono, cioè in me trovano la loro completa, vera e totale essenza.

Perciò, nulla esiste al di fuori di me, ma tutto esiste in me.

Ma cosa tutto?

Certo, non tutto ciò che riguarda il demonio e il regno di Satana. Quello non appartiene a me. E non può appartenervi, poiché Satana e il suo regno è basato sull’odio, sulla vendetta, sull’0ignominia, sulla bugia, l’ipocrisia, la doppiezza.

Io, invece, sono la via, la vita, la verità, la luce, l’amore, la comprensione, il perdono, la mitezza, la rassegnazione, la concordia, la divina concordia.

Perciò tutto ciò che è del regno di Satana non è in me, ma è fuori di me.

Tutto ciò invece che non appartiene la regno di Satana è in me, in me, cioè ha inizio e in me ha fine, cioè in me trova inizio e nello stesso tempo trova la sua vera entità, la sua natura, la sua vera essenza.

 

 

- La perfezione solo in Dio.

 

Ora, o figli miei, voi siete stati creati per la vita eterna, cioè per vivere una vita senza fine, una vita che ha avuto inizio in me, ha inizio in me e avrà fine in me, cioè la vostra vita si completerà, quando voi avrete totalmente e interamente raggiunto me, quando cioè voi vi sarete assimilati talmente a me. E, in quel preciso istante, voi sarete eterni, come eterno sono io, il Padre.

 

Ecco, o figli miei, perché voi dovete essere perfetti, come perfetto è il Padre vostro, che è nel regno dei cieli.

Chi non è perfetto, come lo è lui, non può avere fine in lui, non può cioè identificarsi in lui e, pertanto, non può eternarsi come lui.

 

Chi non è perfetto non può modellarsi sul Padre, non può assimilarsi al Padre e, pertanto, non può finire in lui, con lui e per lui.

 

 

La perfezione, o figli miei, non è prerogativa della terra. Sulla terra nulla vi è di perfetto, anzi tutto è imperfetto, a cominciare dalle cose più banali, dalle più piccole, dalle meno importanti, a finire alle cose più grandi, più gigantesche e più straordinarie.

 

Se voi analizzate ed esaminate le varie cose, che esistono sul vostro pianeta, vi accorgerete che, sì, tutte sono belle, ma nessuna di esse è perfetta, poiché la perfezione non è del vostro pianeta, ma esiste al di fuori di esso.

 

La perfezione, infatti, è prerogativa di Dio, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Perciò, soltanto in lui, con lui e per lui, voi troverete questa perfezione, che, perciò, non potete raggiungere mai sulla terra, così da soli. Ma sulla terra io ho posto, accanto a voi, un gigante, un Uomo-Dio, così perfetto, così bello e così straordinario da potere affascinare tutti voi, riuscendovi ad attirare al suo amore, alla sua bellezza, alla sua soavità, alla sua mitezza, per donarvi quella perfezione, che voi, da soli, non avreste potuto mai raggiungere.

E questo Uomo-Dio è il Figlio mio, Gesù Cristo, inviato sulla terra da me, proprio per potervi guidare alla perfezione del cielo.

Egli è là che vi aspetta, in ogni vostro altare, chiuso nel divino e santo Tabernacolo, racchiuso in quella piccolissima stanzetta, nella quale appena appena è possibile al sacerdote introdurre la propria mano per prendere la pisside. Ma in quel piccolo luogo, in quel piccolissimo e angusto ambiente c’è il Figlio mio, il Dio della grandezza, il Dio della perfezione, il Dio dell’immenso, il Dio dello straordinario.

 

 

- Il mondo alla deriva.

 

Ora, o figli miei della terra, voi tutto questo lo considerato ancora? Credo di no.

Il mondo va ormai alla deriva, e voi lo sapete meglio di me, voi che ci vivete dal mattino alla sera, voi che vedete le incongruenze, le ingiustizie, le imperfezioni, le difficoltà, le violenze e tutto ciò che di asprezza, di maleficio, di inadeguatezza e tanto di amarezza voi vedete intorno a voi.

Perciò, o figli miei, da questo potete dedurre come l’uomo non abbia per niente raggiunto la perfezione, anche se quest’uomo del duemila va perpetrando a destra e a manca di avere raggiunto chissà quali traguardi, chissà quali mete, chissà quali obiettivi. E, in effetti, in gran parte li ha raggiunti, ma quali? Sono tutte mete terrene, tutti obiettivi umani, tutti traguardi materiali, poiché quest’uomo, che è riuscito a scoprire chissà che cosa, è riuscito ad inventare bolidi e macchine supersoniche, quest'uomo non è riuscito a capire nulla su quella che è la vera vita, la vita dello spirito. E, anzi, fa di tutto per allontanarsene, per non interessarsene, per uccidere, distruggere, capovolgere quello che è lo spirito suo, manomettendolo, trasformandolo, trasferendolo, immagazzinandolo, di giorno in giorno, in convulse e inverosimili ingranaggi di morte.

 

 

- Seguire solo Cristo.

 

Ora, o figli miei, come potrete sperare di raggiungere quella perfezione che vi condurrà al cielo?

 

In nessuno modo, tranne che in uno solo, quello di avventurarvi dietro il Figlio mio, Gesù di Misericordia. Egli, sì, deve essere chiamato «Misericordia», «la Misericordia suprema», perché soltanto lui e il suo Cuore misericordioso possono avere tanta pace in mezzo a tutti voi. Soltanto lui e il suo Cuore pronto al perdono, alla benevolenza e all’amore, possono reggere ancora in un mondo in cui la follia è ormai giunta all’inverosimile. Sì, la follia, o diletti miei, poiché la follia è un male, che voi ormai conoscete essere conseguenza diretta dell’azione di Satana sui mortali. La mente vostra viene da Satana completamente sconvolta, disadattata, trasformata e trasferita in ingranaggi completamente diversi da quelli che sono tipici della creatura umana.

Egli infatti riesce a creare negli uomini degli innesti inverosimili, terribili, incresciosi, che sono gli innesti di animale-uomo, di animale-pianta, di animale-essere mostruoso. Questi innesti egli li pratica, attraverso il peccato, impadronendosi del vostro spirito e inoculando in esso il veleno della morte, il veleno dell’abominio, il veleno della cattiveria e della malvagità.

 

 

- Satana si è impossessato del mondo e degli uomini.

 

O figli miei, oggi il mondo è completamente impazzito, proprio perché Satana si è totalmente impadronito di esso e dei figli miei, i quali a mala pena riconoscono ancora di essere uomini, solo perché questo costituisce per loro una prerogativa di orgoglio e di superbia. Ma per il resto essi non possono …

Continuazione.

 

- Gli uomini sono divenuti mostri ambulanti.

 

… incapaci di provare sentimenti come amore, misericordia, benevolenza, generosità, coraggio, semplicità, sincerità.

 

Ecco, o figli miei, cosa sono ormai ridotto i figli della terra. Sono dei mostri, ambulanti, di odio, di vendetta, di violenza, del più nero egoismo. Essi non conoscono più né i genitori, né i figli., Non conoscono più i loro parenti, Non conoscono più quelle che sono le prerogative dell’essere umano, e cioè la sapienza, l’intelligenza, la volontà, il benvolere, l’affetto, l’amore, l’eroismo, l’abnegazione, il sacrificio.

Essi sanno soltanto di volere raggiungere una meta ben precisa che è quella della ricchezza e del potere immane, sovrumano, conteso con i pugni e coi denti, a qualsiasi costo, pur di essere raggiunto.

 

Voi, allora, da questo potrete comprendere, o figli miei carissimi, come sia impossibile a quest’uomo del duemila potere riuscire a comprendere ciò che è il suo fine, quello cioè di raggiungere il Padre per assimilarsi a lui, tramite un modello ben preciso, che è Gesù Cristo, l’Unto di Dio, il Messia, Colui che è, Colui che è stato, Colui che sarà.

 

Ora, o figli miei, io vi esorto a pregare intensamente e senza tregua, perché possa accadere il miracolo che tutti qui nel cielo si attendono, e cioè che l’uomo del duemila possa rinsavire e ritornare al Padre, possa comprendere come la strada da lui segnata e seguita sia una strada di totale perdizione e di totale abiezione.

 

L’uomo del duemila deve convertirsi, deve ritrovare il suo Dio, deve ritrovare la sua strada, deve ritrovare il suo bene, la sua concordia, la sua pace, il suo amore perduto per chissà quali altri scopi.

L’uomo del duemila deve comprendere che a nulla è valso creare, inventare, trasformare, se non ha raggiunto quella pace dello spirito, che è necessaria per trasformarsi dopo la morte in una creatura nuova, tendente ad assimilarsi al Padre.

 

Ora, o figli miei, io vi prego, prego voi, o miei figli eletti, che ogni giorno dite con soavi parole di intercessione perché voi possiate intercedere per questi uomini mostri, i quali possano finalmente rinsavire e tornare a me.

 

Per questo, io vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E vi dico: La pace sia con tutti voi, ora e sempre.

 

Io, il Padre, vi benedico nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Amen.

 

 

- Amatevi per essere perfetti.

 

Io, Gesù di Misericordia … e un Padre di tal genere può fare nei riguardi di voi, figli della terra.

 

Amatevi, o fratellino e sorelline mie.

Solo questo a voi si chiede: di amarvi e di vivere in una fraterna alleanza, in una fraterna concordia, in un fraterno abbraccio.

Soltanto così voi potrete essere perfetti, come perfetto è il Padre vostro e il Padre mio, che regna nell’alto dei cieli,

 

***

 

* Da File: 070590 da 070590Lcs A EN Franco

 

– Similitudini sull’amore del Padre.

 

La locuzione di questa sera riguarda l’amore sempre del Padre.

 

L’amore del Padre è simile a una goccia di rugiada, che, posandosi sopra il petalo di un fiore o sopra la foglia di una pianta, la abbellisce, la rende morbida, fresca, iridescente.

L’amore del Padre è simile al canto di un uccello, che, posandosi fra i rami di un albero, nella frescura delle sue foglie, emette dei gorgoglii cantati, rendendo meraviglioso, l’etere tutto intorno a sé, grazie alla modulazione del suo canto.

L’amore del Padre è simile ancora ad una dolce, tenera tortorella, che, cinguettando, ritorna al suo nido con nel becco un piccolo verme da portare come cibo ai suoi piccoli.

L’amore del Padre è simile ad un bambino, che, guardando estasiato il volto della madre, si addormenta fra le sue braccia.

L’amore del Padre è simile all’acqua di un torrente, che, gorgogliando, scende verso la valle, senza fermarsi, né arrestarsi, anzi trascinando, di sasso in sasso, le sue acque rigogliose, fresche e trasparenti, arriva, mormorando, nella valle, dove il gregge attende per potersi rinfrescare.

L’amore del Padre è simile ancora ad un grande, grandissimo, meraviglioso, straordinario, sconfinato, immenso cielo azzurro, dove, insieme alle stelle, la luna e il sole, brillano gli angeli, come tanti lucignoli risplendenti in mezzo a miriadi di corpuscoli celesti.

L’amore del Padre è simile ancora al luccichio di una candela, nel buio della notte, quando il pellegrino, stanco, affaticato, preoccupato e anche pauroso, scorge la piccola luce in mezzo alle tenebre e il suo cuore si conforta, il suo cuore gioisce, perché sa che lì, proprio lì dentro, dove brilla la piccola luce c’è qualcuno che attende e certamente lo accoglierà.

L’amore del Padre è simile a quel viandante che, stanco, affaticato, oppresso dal sudore, dalla stanchezza, dalla fame e dalla sete, finalmente raggiunge un pozzo e là, fermatosi, riesce a dissetarsi e a potere anche consumare qualche po’ di cibo, che viene a lui apprestato dalla gente, che si affretta come lui a raggiungere il pozzo.

L’amore del Padre è simile al canto delle raganelle, nelle notti di estate, quando, nel buio della notte il loro canto è dolce frillio si eleva fino al cielo e accompagna il sonno dei fanciulli e l’attesa dei più grandi.

L’amore del Padre è simile ancora ad un chicco di grano che, cadendo nella zolla della terra, lì si inumidisce, gonfia, fino a quando poi, rompe, spacca il baccello, ed emette fuori germogli teneri, freschi ed essi escono fuori dall’umida terra e fanno caolino dinanzi ai raggi del sole.

L’amore del Padre è simile all’ondeggiare del mare, quando, spinto dalla risacca, raggiunge e lambisce dolcemente la rena.

L’amore del Padre è simile al canto dell’usignolo che si ferma sotto il verone di una fanciulla e lì intona il suo canto più bello, più melodioso, il suo canto d’amore.

L’amore del Padre è simile ancora a tante meravigliose pratoline bianche, che, sbocciando, sui prati di primavera fanno capolino in mezzo alla tenera erbetta verdeggiante.

L’amore del Padre è simile ancora a quello di una madre della terra, che sin intenerisce a guardare il piccolo suo, addormentato fra le coltri del suo letto. Rimbocca allora su di lui le coperte e lo accarezza soavemente col dolce dorso della sua mano, leggermente per non svegliarlo.

L’amore del Padre è simile ancora alle farfalle di primavera, variopinte, leggere, meravigliose, nell’aria tiepida del primo sole, quando si raggirano intorno alle corolle di fiori, posandosi ora su di una e ora sull’altra.

L’amore del Padre è simile a un boccio di rosa, delle rose più belle, più caricine, più profumate, più olezzanti, delle rose che adornano i vostri balconi, o le vostre mense.

L’amore del Padre è simile ancora alla frescura che dà un albero in mezzo al caldo, in mezzo al deserto, là dove non c’è posto, dove potere riposare e improvvisamente, come per incanto, appare un albero frondoso, rigoglioso, ricco di rami e di foglie e l’uomo allora si distende alla sua ombra e si attarda fino a sera, per ritrovare sotto quella frescura le forze che aveva perduto.

L’amore del Padre è simile ad una donna leggiadra, rigogliosa, forte, che va al pozzo ad attingere l’acqua e, sorridente, ritorna a casa con le sue brocche cariche del fresco liquido, che sazierà la sete dei suoi piccini.

L’amore del Padre è simile a una stella che brilla da lontano e brillando palpita della sua luce intensa e sembra che mandi agli uomini dei richiami.

L’amore del Padre è simile alla pioggia che scende dal cielo scrosciante, peregrina, fresca, olezzante, rumorosa, ma soave, perché allieta tutte le cose, gli animali, gli uomini, le piante, rinfresca le zolle, colma i fossati, riempie le sorgive, allarga i cuori, perché scende con voluttà in tutte le spaccature del terreno.

L’amore del Padre è simile a due occhi azzurri, sconfinati, profondi e innamorati, che vi guardano da lontano e per voi bisbigliano mille parole d’amore, mille nomignoli vezzeggianti.

L’amore del Padre è simile ad una carezza.

L’amore del Padre è simile alla dolcezza della madre, che scorge da lontano il suo piccolo e corre a prenderlo fra le braccia.

L’amore del Padre è simile, simile, simile.

Noi potremmo, o sorelline, continuare tutta la sera e tutta la notte, e, certamente, non ci potremmo fermare mai, perché l’amore del Padre lo si può paragonare a tutto ciò che di bello, di soave, di dolce, di tenero, di poetico, di meraviglioso, luminoso, puro esiste fra voi sulla terra. Anche se esso è sempre al di là di tutto ciò, cioè sempre più grande, più luminoso, più puro, più bello, più straordinario.

 

Perdonate, o sorelline, se questa sera io mi sono lasciato andare a tutte queste espressioni, che hanno voluto intenerire il vostro cuore e, nello stesso tempo, innalzare un cantico di lode all’amore del Padre nostro, che è nell’alto dei cieli.

Io, non ho trovato di meglio per potere parlare di questo amore grande, straordinario, che riempie i nostri cuori, il mio e il vostro, con tanta tenerezza e tanto, tanto amore.

 

***

 

* Da File: 080590 da 070590Lcs B Problemi con PA

 

– L’aspetto della giustizia nell’amore del Padre.

 

Passiamo alla locuzione di questa sera, che ha come tema centrale sempre e soltanto all’amore del Padre.

Ieri sera, io, Gesù, mi sono dilungato nel ricercare frasi da potere esprimere tutta la bellezza, la grandezza, la maestà, la perfezione dell’amore del Padre.

 

Questa sera, invece, io, Gesù, vi parlerò dell’amore del Padre, sotto un altro aspetto, l’aspetto che a voi tratterò sarà relativo alla divina giustizia.

 

Il Padre è Misericordia, ma è anche giustizia.

Sono questi i perni quasi, anzi in contraddizione, perché non è consentito ad uomo alcuno essere misericordioso e, al tempo stesso, giusto.

Il Padre, invece, può essere l’uno e l’altro, nel contempo.

Come voi mi chiederete?

E’ stato questo, dice la sorella, mio dolcissimo Signore, il tema trattato, tanto tempo fa, da un sacerdote salesiano, cui io andavo ad assistere alle sue prediche, anzi alle sue catechesi.

Il Padre salesiano, dice la sorella, nonostante molto colto e filosofo, non seppe dare alcuna spiegazione, non seppe dirci come il Padre possa al tempo essere misericordioso e giusto.

Ed io, Gesù, rispondo alla sorellina: Certo! Non poteva, poiché questi due concetti, di Misericordia e di giustizia, non sono contenibili nella mente umana.

Chi è misericordioso, di solito, è colui che concede all’altro, a colui che ha sbagliato, a colui che è stato suo avversario, qualcosa che non gli spetterebbe. Quindi l’essere misericordioso significa, in un certo senso, superare e infrangere il limite della giustizia.

E viceversa, quindi, essere giusto non è essere misericordioso. E’ giusto colui che si attiene dentro i limiti della giustizia, cioè che venga dato a ciascuno il suo, né più, né meno. E invece, torno a ripetere, il Padre, in tutte le sue azioni, è misericordioso e giusto.

 

Come può accadere tutto questo?

Accade, sorelline, proprio perché è il Padre eterno, l’immenso, il perfetto, anzi il perfettissimo. In lui giustizia e misericordia si combaciano. Nel Padre non esiste una misericordia che superi la giustizia, né esiste una giustizia che sia inferiore, più limitata, cioè, della misericordia.

Misericordioso e giusto è il Padre, in quanto in lui misericordia e giustizia aderiscono in un solo, unico bene, che è amore.

 

L’amore del Padre è talmente grande, è talmente perfetto, è talmente giusto, è talmente completo che esso è costituito e da misericordia e da giustizia.

Ciò che a voi importa, o dilette mie, è sapere questo, che il Padre è amore, amore, amore, e sempre e soltanto amore. E che questo amore in lui si profonda a tal punto da investire qualsiasi altro aspetto della sua natura divina, che è completa, eterna e meravigliosa.

 

O sorelline, non cambiate il Padre per nessuna altra cosa al mondo.

Egli abbia nella vostra vita il primo posto, sì, il primo, al di sopra di qualsiasi altra cosa, al disopra anche dei vostri stessi affetti, al di sopra anche dei vostri stessi scopi, dei vostri stessi ideali, delle vostre stesse azioni. Che dico? Al disopra anche dell’amore che voi portate per i genitori e per i vostri figli.

Non dovete spaventarvi, se vi dico questo, ma il Padre merita il primo posto in assoluto, poiché i figli a voi sono stati da lui concessi, da lui a voi sono stati donati, a lui dovranno essere restituiti.

Il Padre, invece, è di per sé, è stato, è ed esisterà sempre. E voi siete in quanto lui è.

Nulla esisterebbe senza di lui.

 

Ora, o sorelline, imparate ad amare il Padre. Imparate a servirlo così come conviene, nelle vostre brevi e rapide giornate, dal mattino fino alla sera.

Come, voi potreste chiedere? E’ semplice, facendo la sua divina e santa volontà.

 

Che significa, Signore, fare la sua divina e santa volontà? Mi chiede la sorella che parla.

Facci degli esempi, Signore.

 

Subito io l’ascolto e le rispondo.

Fare la divina e santa volontà del Padre significa obbedire pienamente e totalmente alle sue leggi e, prima fra tutte le leggi, è quella di amare, onorare, lodare, servire il Padre, che è nell’alto dei cieli, poiché egli è l’unico vostro Dio, il vero Dio. Non esiste altro al di fuori di lui.

 

Io, il Figlio, sono il Figlio unico contenuto. Lo Spirito Santo è contenuto in Lui.

 

Ora, o figlie mie, come fate voi a potere obbedire alla volontà del Padre, non così vagamente, ma in ogni momento della vostra giornata?

Ecco, è facile obbedire, momento per momento, alla volontà del Padre.

Significa rimettersi interamente e totalmente a Lui, senza opporre alcuna resistenza alla sua parola, alla sua volontà.

Ma voi potreste dirmi: “Ma come possiamo capire qual è la volontà del Padre? Non è facile, Signore, comprenderla, per noi qui sulla terra, chiusi in questo involucro materiale, con una intelligenza molto fiacca e limitata.

 

A voi è facile capirla la volontà del Padre. E sapete come? Semplicissimo. Basta che voi vi rimettiate semplicemente ed esclusivamente al suo santo Spirito, che voi lo invochiate costantemente e continuamente sopra di voi. E il suo Spirito scenderà, benevolo, ad illuminare tutte le vostre azioni, a correggerle e dirigerle nel senso giusto, senza difficoltà e senza ostacoli.

Amen.

Continua nel file seguente …

 

***

 

* Da File: 080590 da 070590LcsB affrettarsi a levare le tende

 

Il Padre, amore, misericordia e giustizia.

 

… Non esitate più oltre a compiere quanto io vi chiedo, poiché la strada è lunga e il tempo va sempre più accorciandosi.

Perché voi possiate arrivare alla meta prefissa, è necessario che voi leviate le tende, che voi vi affrettiate.

Lasciate perdere tutte le complicanze inutili della terra. Affidate ad esse un’importanza molto disagevole. Non vi soffermate sopra, poiché tutte le cose della terra sono effimere e passeggere. Ciò che, invece, interessa è che voi cresciate nello spirito e nell’amore verso il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e verso i fratelli vostri, che voi dovete amare di un amore sincero, completo, così come amate il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

E non ci sia in questo amore né “ma”, né “perché”, poiché il Padre non adopera né il “ma”, né il “perché” per nessuno dei figli della terra. E voi dovete somigliare perfettamente a lui, per potere aderire totalmente e completamente in lui, in lui annullarvi, in lui eternarvi, in quella vita che vi attende al di là della morte terrena.

Amen.

 

Sorelline, che fate? Pensate? Tremate? Siete preoccupate? Non temete. Io sono qui, proprio per questo, per ammonirvi, ma soprattutto per aiutarvi, per incoraggiarvi, per istruirvi, ma principalmente per ancorarvi a me e portarvi sempre più su nell’alto dei cieli, dove un Padre attende benigno la vostra venuta.

Amen.

 

***

 

* Da File: 130590 da 130590Lcs A Similitudini Amore Padre

 

– Similitudini sull’amore del Padre.

 

Ora, andiamo alla locuzione.

La locuzione di questa sera ha un tema molto complesso, che è quello sempre relativo all’amore del Padre.

 

L’amore del Padre è simile ad un goccia d’acqua, quando si posa sul calice di un fiore assettato e, imbevendo del suo umore, i petali del fiore si dissetano e si inteneriscano.

L’amore del Padre è simile a un bocciolo di rosa ridente, quando è in sboccio sopra il ramo.

L’amore del Padre è simile ad un filo di erba, che fuoriesce dalla fenditura del terreno, verde e luminoso, quasi fosforescente per il suo colore smaltato, verde e tenero.

L’amore del Padre è simile ad una gigantesca pozza d’acqua, dove gli uccelli del cielo scendono per poter dissetarsi.

L’amore del Padre è simile ad un formicaio, dove le formiche peregrine e quelle, invece, domestiche, si affannano continuamente, andando e ritornando, portando con sé chicchi di grano, raccolti un po’ ovunque, per la riserva, che darà loro cibo durante l’inverno.

L’amore del Padre è simile ancora alla stella d’oriente, che brilla alta nel cielo ogni qualvolta si fa buio sulla terra per risplendere durante tutta l’intera notte e spegnersi, poi, all’indomani.

L’amore del Padre è simile ancora ad una rondine che, tornando dal lungo viaggio nei paesi stranieri, si ferma a beccare qualche filo d’erba o qualche piccolo insetto, rinvenuto lungo la strada.

L’amore del Padre è simile ancora ad una tortorella che pigola lentamente nell’aria, che si fa bruna, perché cala la sera.

L’amore del Padre è simile al bacio di una donna, quando si posa sulle labbra dell’amato.

L’amore del Padre è simile al più piccolo nido, dove la mamma uccello ha posto i suoi piccolini, nell’attesa di ritornarvi per dare loro da mangiare.

L’amore del Padre è simile ad un candelabro acceso di luci sfavillanti.

L’amore del Padre è simile ancora ad una bevanda ammannita con miele profumata e tonificante.

L’amore del Padre è simile al canto di un usignolo, è simile alla bellezza di un cigno, che vola beato sulle acque tranquille di un lago.

L’amore del Padre è simile ancora alle vette più alte, coperte di neve.

L’amore del Padre è simile alla dolcezza del canto di una madre, vicino alla culla del suo piccino.

L’amore del Padre è simile al canto di una donna, quando nella sera attende il ritorno del suo uomo.

L’amore del Padre è simile alla bellezza che impera armoniosa e straordinaria su tutta la natura.

 

*****

 

* Da File: 150590 da 150590Lcs A Puntualità minuto secondo

 

– Al servizio dei più bisognosi.

 

Ciò che sto per dirti, riguarda ora la comunità dove tu vivi.

Essa ha bisogno di un esempio tangibile di testimonianza vera cristiana, perché gli altri possano credere e possano veramente comprendere e seguire ciò che tu, ogni sera, per bocca mia dici. Perciò deciditi ad essere come realmente ti chiedo di essere.

Mettiti a servizio totale dei bisognosi e dei poveri, andandoli a trovare, vivendo in mezzo a loro, come meglio puoi e cercando di servirli, là dove essi hanno maggiormente bisogno. Curali nel nome mio. Vestili nel nome mio. Aiutali nel nome mio.

Lo so che tutto questo per il momento ti è estremamente difficile a causa del lavoro che svolgi, ma presto sarai più libera e perciò potrai chiedere anche al tuo divino e santo Padre dove egli ti può indirizzare e consigliare.

Ma mettiti all’opera, poiché è venuto già il momento, perché tu questo faccia.

Cingi perciò le tue spalle, cingiti i fianchi e inizia la strada.

Essa è burrascosa e difficile, molto stancante, ma devi percorrerla tutta e fino in fondo.

Amen.

….

 

***

 

* Da File: 160590 da 160590Lcs B Amore incomprensibile

 

– L’amore del Padre incomprensibile dagli uomini.

16 maggio 1990.

 

Io vi dissi già da tempo che l’amore del Padre è simile ad una bellezza ignota, straordinaria e incomprensibile per voi che siete sulla terra.

Ed ora io confermo ciò che dissi nelle passate locuzioni.

L’amore del Padre è infatti qualcosa di eccezionale, di straordinariamente meraviglioso, è una luce, è un calore, è di una bellezza sovrumana, irreale, trascendente, incantevole, che avvolge tutto e tutti, anche voi che siete qui dinanzi a me seduti.

Voi di questo non vi accorgete, ma sappiate che voi vivete perché il Padre vi ama.

Voi parlate perché il Padre vi ama.

Voi pregate perché il Padre vi ama.

 

Tutto ciò che voi fate riuscite a farlo perché il Padre vi ama.

Senza l’amore del Padre, nulla voi potreste compiere, nulla voi potreste adempiere.

 

Siate di questo sicuri. Anche se non vi rendete conto di ciò che io vi dico e vi assicuro sappiate che questa è la verità.

Io, Gesù, sono la via, la verità e la vita. Al di fuori di me non c’è verità. Io sono la verità.

Ponete in me, perciò la vostra totale fiducia.

Ponete in me la vostra completa speranza.

Ponete in me il vostro totale amore.

Io sono l’amore.

Io sono la luce.

Io sono la verità e la vita.

Venite a me ed io vi condurrò là dove il Padre vi attende.

Venite a me ed io vi porterò là dove il Padre suole chiamarvi.

Venite a me ed io completerò l’opera del Padre mio.

Amen.

 

***

 

* Da File: 180590 da 180590Lcs B Amore del Padre

 

– Similitudini sull’amore del Padre.

 

L’amore del Padre è tale, che nessun uomo è in condizione di poterlo intendere comprendere e racchiudere per intero dentro il suo intelletto e nel suo cuore.

L’amore del Padre è simile a un enorme quantità di acqua, che, zampillando dall’interno di una sorgiva o sorgente, fuoriesce bianca, limpida, fresca, sempre rinnovata ed inesauribile.

Questa, per esempio, è un immagine che io cerco di trasportare a voi, usando un paragone e dei termini che sono vostri, ma se io voglio riportare il discorso a volere qualificare l’amore del Padre, ecco che questo paragone risulta molto limitato e diciamo inconsistente, insufficiente a potere trasportare in voi tutto ciò che significa ed è l’amore del Padre.

L’amore del Padre è simile ad un enorme quantità di luce, che fuoriesce da un condotto sotterraneo che, essendo al buio e quindi assolutamente invisibile, porta fuori però un fascio di luce talmente enorme e talmente forte da irrorare con questa luce una superficie vasta quanto il mondo intero.

 

Anche questa è un’altra immagine o similitudine, anch’essa estraspolata, cioè trasbordata o trasportata nel vostro mondo, tramite termini e tramite immagini, che sono a voi familiari. Però, volendo in effetti parlare dell’amore del Padre è questa un’immagine non del tutto e sufficientemente regge.

L’amore del Padre è simile ancora ad una enorme quantità di aria, che immagazzinata tutta in un contenitore grande quanto la vostra terra, può essere trasbordata e trasportata fuori da essa, attraverso un alambicco che sia talmente lungo da paragonarsi alla lunghezza del vostro equatore terrestre.

Ma anche questa, o figlie mie dilette, è certamente un’immagine anch’essa costruita, anch’essa messa insieme con termini a voi congeniali. Ed ecco che, se io voglio ritornare a quella che è la vera descrizione dell’essenza del Padre, questa immagine risulta molto piccola, molto limitata.

 

Ed allora io, Gesù di Misericordia, cosa posso a voi dire, quale immagini o quale espressione posso io usare o utilizzare per descrivere e paragonare la grandezza, la luminosità, la straordinaria fecondità che è nell’amore del Padre?

Io posso semplicemente dirvi che l’amore del Padre sono io, Gesù, venuto sulla terra ad assumere carne umana, aspetto uguale al vostro, io, Gesù, vissuto sulla terra, a sopportare la grande miseria, a sopportare l’ignominia, l’offesa, l’accusa, l’emarginazione dei ricchi, dei potenti, degli uomini dabbene, per inteso, tra virgolette questo dabbene, nei riguardi di un uomo Dio, dimentico della sua grandezza, della sua enorme, straordinaria potenza per rendersi simile a tutti voi, fragile, utile, nei modesti lavori, anzi nei lavori umili, che dico, nei lavori inferiori, in quelli per i quali ogni uomo si sente demeritato.

 

Sì, o figlie mie dilette, più di una volta io ho qui accennato alla povertà, alla miseria con la quale io ho condotto la mia vita lì a Nazaret, però, forse, poche volte io ho accennato ai lavori che facevo nella umile casetta accanto a Maria, specie dopo la morte del Padre mio putativo, Giuseppe.

I miei lavori erano lavori di scarto.

Sì, Giuseppe faceva il falegname e a me aveva insegnato l’arte del falegname.

Ma quali lavori di falegnameria erano a me riservati?

Certamente i più umili, come sistemare, aggiustare una panca, una misera culla, una povera sedia, piccoli lavatoi, piccole brocche di legno, piccole madie, dove di solito le donne impastavano al farina per la schiacciata. Ecco cosa faceva Gesù di Nazaret nel suo paesino natale, per potere vivere, poiché Gesù era sprovvisto di tutto, anche degli arnesi fondamentali e indispensabili per potere lavorare.

 

Perché, qualcuno di voi potrebbe chiedermi, o Signore? Perché in tale miseria? Perché in tale completa, assoluta povertà?

Chi, o Signore, te l’ha fatto fare e perché?

Una volta io risposi a queste domande e vi dissi che l’amore, solo l’amore mi conduceva a questa scelta preziosa, alla scelta di una povertà assoluta, priva non solo dell’utile, ma addirittura dell’indispensabile.

Una cosa inconcepibile per la natura e la mente umana. Ed invece assai gradita alla mente divina, al punto tale da sceglierla e da contenerla interamente per sé.

E questo amore era l’amore del Padre verso il Figlio e del Figlio verso il Padre. Ma soprattutto l’amore di ambedue, del Padre e del Figlio, verso l’uomo, questa creatura tanto fragile, tanto misera, tanto vulnerabile, tanto impotente, tanto ottusa, tanto ignorante da non comprendere che appena, appena a un palmo del suo naso.

 

Ora, qualcuno mi potrebbe chiedere: Ma perché, Gesù, perché tutto questo nei riguardi di un uomo così vulnerabile, così povero, così debole, così ignorante, così ottuso, così come tu hai detto?

Certo, perché l’uomo potesse comprendere che i valori veramente validi, quelli a cui l’uomo deve tenere non sono quelli materiali, non sono quelli della ricchezza o del potere o dello stare bene o dell’essere agiati.

I valori validi, quelli a cui un uomo deve attenersi, sono soltanto i valori dello spirito.

 

Ecco che l’Uomo-Dio ha voluto calarsi in una forma di vita terrena talmente povera da essere addirittura misera, anzi miserevole o addirittura abominevole per molti di voi, considerando un abominio la miseria in cui si era costretti a vivere, io e Maria. Costretti per modo dire, costretti soltanto da qualcosa, che è al di sopra di noi, o per lo meno è in noi tale da dominare tutta la nostra essenza, e cioè costretti solo dall’amore. L’amore, questo grande vincolo benefico, meraviglioso, straordinario, che voi sulla terra non conoscete e che invece lega il Padre la Figlio il Figlio al Padre e il Padre ad ogni sua creatura terrena.

 

Ecco! Questo forse può darvi un esempio, una misura più abbondante di ciò che può essere e che è l’amore del Padre per ciascuno di voi. Ma non è sufficiente.

Allora è necessario che io, Gesù, ricorra ancora a ricordarvi come questo Dio, fattosi uomo, amò vivere oltre miseramente, amò vivere anche nella solitudine, amò vivere nell’abbandono di tutte le persone circostanti, perché, chi voi pensate tenga conto che si occupa o si preoccupa di una persona che voi qualificate pezzente o accattone, cioè una persona che vive in poveri panni, rattoppati e che vive quasi della elemosina del vicino.

Certamente nessuno.

Ebbene il mondo è stato sempre uguale, è stato, è e sarà sempre uguale. Naturalmente peggiorando in alcune sue manifestazioni, come la violenza, come l’abominio, come l’eccidio, come la cattiveria, l’egoismo, la perversione. Ma per il resto, i valori del mondo, cioè i valori ai quali il mondo ha sempre tenuto, sono stati sempre uguali e ricorda i valori che sono stati mai utilizzati e resi validi dal mondo sono sempre uguali: la miseria, l’abbandono, la solitudine, l’emarginazione, la povertà.

Queste sono le cose che fanno paura al mondo, che sono considerati dal mondo un abominio, qualcosa da evitare, assolutamente, da eliminare, da non avvicinare neanche solo per scherzo, perché tutte queste cose fanno grande paura, tolgono quella che è la sicurezza che è nell’uomo. Ed invece voi non sapete che la sicurezza dell’uomo è una sola, quella del Padre, quella dell’essere in Dio, di essere in lui, con lui e per lui. Ma, oltre questo, cosa può dirvi ancora dell’amore del Padre, se non la considerazione a cui io voglio portarvi stasera?

A proposito del fatto che quest’Uomo-Dio non fu contento soltanto di soffrire la miseria, l’abbandono, la solitudine, l’abominio e l’emarginazione, ma volle anche soffrire qualcosa di atrocemente grande, di atrocemente grave, di atrocemente terribile, il martirio della croce.

Oh! Voi sapete a che cosa serviva la croce. La croce era una condanna che era stata inferta e portata nel mondo ebraico dai popoli romani, i quali inchiodavano sulla croce tutti i malfattori, quelli cioè che si erano macchiati di vili reati e contro lo stato e contro la società.

Ebbene, quest’Uomo-Dio volle ed amò morire per voi, non solo, ma morire di croce, la qual cosa significa accettare una morte abominevole, una morte da traditore o per lo meno da ladro, da omicida, da uomo reietto dalla società e per la società.

Eppure questo Uomo-Dio non disdegnò morire sulla croce, là dove gli uomini della terra vollero inchiodarlo, considerandolo tale.

 

Perché lo inchiodarono sulla croce questo Gesù venuto nel mondo, perché lo inchiodarono lì e vollero che morisse lì su quella nera e povera croce di legno, ma certamente e solo per una sola cosa per l’amore, per l’amore che egli aveva portato e diffuso sulla terra, l’amore che Gesù ad ogni passo andava riversando su poveri malati, sui miseri, sui peccatori, sugli infelici, su tutta la popolazione più reproba, più malata e più sofferente. E questo amore era tale, era così grande, era così luminoso, così straordinario da fare morire di lividore tutti gli altri, tutti quelli che si dicevano appassionati difensori dell’uomo e della società, i quali invece, in realtà, impallidivano di fronte a questo straordinario Figlio dell’Uomo, possente, gigante dell’amore, che travolgeva ogni cosa ed ognuno nel suo grande, che è la manifestazione dell’amore del Padre ed anche del Figlio. E a questo amore fu l’unica accusa che poteva essere fatta al Figlio di Dio. E per questo amore egli venne inchiodato sulla croce, dagli uomini che non capirono o per lo meno capirono abbastanza bene, capirono in questo amore l’accusa, l’atroce accusa contro di loro, contro tutti coloro i quali non amavano, ma piuttosto odiavano, affannavano, opprimevano, distruggevano il debole, il povero, l’ammalato, l’angustiato, la vedova e l’orfano. E per questo motivo, quindi, inchiodarono, il Figlio di Dio, Dio fattosi Uomo.

 

Questo, ancora una volta, forse, servirà a voi a farvi comprendere quanto grande sia l’amore del Padre verso gli uomini..

 

Ora, considerate, o figlie mie dilette, che cosa sia il vostro amore, o per lo meno quello che voi chiamate amore, di contra e di fronte a un amore così grande, che non conobbe ostacoli, che non ebbe preferenze, che non pronunziò parole mai offensive, né cattive, se non esortando contro coloro i quali l’accusarono a torto e vilmente per denigrarlo, per accusarlo, per offenderlo? Ed anche allora le sue parole non furono mai delle parole che umiliavano, ma solo parole che servivano a scoprire a mettere in evidenze, i torti, i difetti, i vizi degli uomini, di fronte ai quali essi se avessero voluto avrebbero potuto rettificarsi. Sì, perché il Padre non denigra e non emargina nessuno.

Per lui tutti sono uguali, anzi siete uguali, chi più chi meno, solo è questione di amore, cioè l’amore del Padre è sempre uguale per ciascuno di voi, ma è chiaro che chi più lo ama, più in sé lo contiene. E’ come se di fronte all’amore del Padre voi veniste con dei contenitori. Chi ha il contenitore più grande ne comprenderà di più, chi ce l’ha più piccolo ne comprenderà pure amore del Padre, ma in minore misura.

 

Ecco, o figlie mie. Voi tutti ugualmente siete amati dal Padre, ma ricevete da lui tanto amore, quanto voi siete capaci di contenerne.

Amatelo questo Padre, senza misura, senza limite, senza alcuna incertezza, senza alcun “ma”, senza alcun “se”, senza alcun “perché”.

Abbandonatevi a questo amore che tutti regge, che tutti aiuta, che tutti sostiene e a cui tutti provvede.

Amen.

 

Io, Gesù, ho voluto così brevemente parlarvi di questo amore del Padre per intrattenervi così un po’ su qualcosa di straordinariamente grande di fronte a cui credo che neanche una biblioteca grande quanto il mondo potrebbe essere sufficiente a potere contenere tutta la grandiosità di questo sentimento. E l’ho fatto perché voi mancate di amore, mancate di amore verso i vostri simili e mancate di amore verso il Padre, che tutti vi ama.

L’ho fatto perché voi possiate riflettere, perché voi possiate comprendere, perché voi possiate compatirvi gli uni con gli altri, perché voi possiate apprendere che cosa significa amore.

Ogni qualvolta voi non amate, allora date via l’amore del Padre. Voi non accogliete il regno del Padre. Voi soddisfacete solo alle vostre idee e al vostro io.

Quante cose voi non fate per il rispetto umano, per rispetto di voi stessi, della vostra dignità, del vostro modo di essere.

 

***

 

* Da File: 180590 da 170590Lcs B Amore del Padre

 

– Similitudini sull’amore del Padre.

 

Ora, io, Gesù, do inizio alla locuzione, che ancora una volta, stasera, è basata sull’amore del Padre.

E’ un argomento questo, sul quale io, già, mi sono tante volte soffermato e sul quale continuerò a soffermarmi, anche se la sorella mi ha chiesto stasera durante la Messa di potere avere nelle locuzioni alcune spiegazioni e descrizioni di fatti e di avvenimenti della mia vita che non si leggono nel Vangelo, come per esempio la risurrezione, l’ascensione o il giorno di Pentecoste e via di seguito.

Ho promesso alla sorellina che tutto questo accadrà, però a suo tempo.

Riprendiamo perciò il tema, l’amore del Padre.

 

L’amore del Padre è simile a un canto, a un canto di uccello in primavera, quando l’aria, fresca e benevola, porta un venticello gradevole e profumato che fa muovere i fiori, le foglie e le erbe. E l’uccello, posato sul ramo, comincia a cantare, a cinguettare, proprio perché rinfrescato dal dolce venticello, che alita intorno ad esso.

L’amore del Padre è simile a fonte, a una fonte limpida, a una fonte fresca, ad una fonte immensa, da cui scaturisce, zampillante, l’acqua che viene fuori dalle viscere della terra ed è un’acqua limpida, un’acqua che disseta, un’acqua che non finisce mai.

L’amore del Padre è simile ancora a quell’uomo che, ritornando stanco nella sua casa, trova, intorno al desco preparato per la povera cena, la moglie con i piccolini e siede allora a tavola, insieme a loro e con essi mangia e quindi si rifocilla per poi potere andare a letto e riposare.

L’amore del Padre è ancora simile al chiaro di luna, quando la notte è profonda e scura e il raggio della luna la illumina, facendo scoprire in mezzo alla campagna, i sassi, le pietre che ostacolano la via.

L’amore del Padre è simile ancora a un raggio di sole, che si posa sull’erba tenera, fresca, e disseta, oltre alla campagna, bisognosa di calore, anche gli uomini e anche le cose.

L’amore del Padre è simile a un canto di bimbo, quando siede davanti la sua porta, nell’ora in cui si accresce la canicola e tutti si riposano, ed egli dolcemente canta, perché ha in mano dei sassolini con cui gioca.

L’amore del Padre è simile ancora ad una fonte, una fonte straordinariamente grande, a cui si dirigono animali e uomini per potersi dissetare e lì trovano chiare e fresche acque.

L’amore del Padre è simile poi ad una foresta verdeggiante e lussureggiante, ricca di foglie ed anche di fuori, di alberi, arbusti e arboscelli. E’ una foresta nella quale trovano riparo alla calura estiva sia animali che uomini.

L’amore del Padre è simile ancora ad un cielo tutto azzurro, limpido, trasparente, attraverso cui è possibile scoprire l’etere, cioè la volta del cielo che ricopre la superficie della terra.

L’amore del Padre è simile ancora ad una chiara polla d’acqua dalla quale fuoriesce zampillante sempre un fresco e limpido gorgoglio di acque.

 

 

Ora, o sorelline, tutte queste similitudini che io faccio, sono fatte in modo da permettere a voi da potere comprendere che cosa sia l’amore del Padre, ma nessuna di esse veramente può rendere l’idea di ciò che è questo amore, poiché questo amore supera ogni cosa ed ogni cosa trascende.

 

Ora, o sorelline mie, io vi prego di dissetarvi a questa fonte chiara e luminosa che è l’amore del Padre.

Io vi prego di distendervi all’ombra di questa verdeggiante, lussureggiante foresta.

Io vi prego di abbandonarvi al dolcissimo canto di questo bambino che gioca nella sua tenera età con i suoi sassolini fra le mani.

Vi prego, o sorelline, abbandonatevi a questa polla d’acqua dolcissima e fresca che disseta le vostre anime e la vita vostra.

 

Sorelline care, cosa posso aggiungere per dirvi ancora quanto sia grande e meraviglioso l’amore del Padre?

Vi dico soltanto che l’amore del Padre è così grande d’avere consentito al suo Figlio unico, dilettissimo, Gesù, di scendere sulla terra e di morire per ciascuno di voi. E di morire di quale morte ignominiosa che voi tutti conoscete.

 

***

 

* Da File: 220590 da 220590Lcs A Amore del Padre

 

– Similitudine dell’amore del Padre.

 

Questa sera la locuzione è ancora una volta sull’amore del Padre.

Perciò, ascoltate. Seguite attentamente e riempite il vostro cuore delle mie parole.

Amen.

 

L’amore del Padre è simile a goccia di rugiada, è simile a brina, è simile a pioggia sottile.

L’amore del Padre è simile al vento, quando muove, teneramente e dolcemente, i rami degli alberi, le canne dei fiumi, le erbe sottili ed altre.

L’amore del Padre è simile a fiori profumati in un campo di grano.

L’amore del Padre è simile alla gioia che esplode improvvisa nel riso di un fanciullo che si attacca al collo della madre, quando improvvisamente a lei accorre per rifugiarsi fra le sue braccia.

L’amore del Padre è simile a un canto, un canto estatico e meraviglioso, prodotto da arpa o cetra, o da qualsiasi altro strumento come il liuto, che emetta suoni incantevoli, melodiosi, lenti ed armoniosi.

L’amore del Padre è simile ad una canna, che mossa dal vento si piega ora nell’una e ora nell’altra direzione, proprio per seguire il movimento furioso del vento e non spezzarsi. Sì perché l’amore del Padre è così grande da piegarsi su ciascuno di voi, da attendere con infinita pazienza la vostra azione, il vostro operato. Ed esso si piega, si ripiega, si alza, si innalza, si ripiega ancora, proprio nella continua attesa che la vostra vita possa cambiare e rivolgersi interamente a lui.

L’amore del Padre è ancora simile ad un torrente in piena, che gorgogliando scende precipitoso verso la valle e tutto ciò che incontra trascina con sé, pietre, fango, melma, terra. Sì, perché l’amore del Padre è così travolgente, turbinoso da trascinare con sé ogni maledizione, ogni cattiveria, ogni vostro peccato e, trascinandoselo, in sé lo incorpora e lo trasforma.

L’amore del Padre è simile ancora al belato di una pecora in mezzo al prato, quando, tranquilla e serena, si volge al pascolo e, dopo che si è saziata di erba, si distende tranquilla in mezzo alle piante, all’ombra e vicino al ruscello. Sì, perché l’amore del Padre è quiete, l’amore del Padre è dolcezza, l’amore del Padre è pienezza, l’amore del Padre è riposo, l’amore del Padre è tenerezza, come tenero è un fanciullo, quando parla volgendosi alla propria madre.

L’amore del Padre è ancora un fiore in boccio, quando il vento d’aprile comincia, tenero e tiepido, a girare e vorticosamente a trasportare insetti, moscerini e tutto ciò che nell’aria alita, proprio perché si possano posare sopra i piccoli germogli e là avvenire l’impollinazione.

L’amore del Padre è simile ancora ad un uccello che, volando, ramingo e solitario, finalmente, dopo tanto e tanto volare, raggiunge il suo nido e i suoi piccoli, a cui porta il mangime.

 

Ecco! Tutto questo è l’amore del Padre, ma è sempre qualcosa di più, qualcosa di più grande, qualcosa di più straordinario.

Le mie lodi e le vostre non bastano. Sono necessarie le lodi degli angeli suoi, degli arcangeli, dei serafini, dei cherubini, dei beati e dei santi, poiché l’amore del Padre è infinito, immenso, straordinario.

Tutto avvolge e involge in sé.

 

 

– Siete la piccolissima parte dell’amore del Padre.

 

Ora, o sorelline, io vi parlerò ancora per qualche tempo di questo amore infinito e travolgente, per dirvi che voi di questo amore fate parte. Siete anzi una millesima, piccolissima parte di esso, però siete esso, cioè voi siete una piccola parte di questo grande amore. Siete, quindi, l’amore del Padre, l’amore divino, infinito ed immenso. E così come lo siete voi lo sono tutti i fratelli della terra.

Per questo voi dovete amarli.

Per voi dovete quasi inginocchiarvi davanti a loro, perché ognuno di essi rappresenta una piccolissima, infinitesimale parte di questo amore grandioso e straordinario che si è frazionato, diviso, spezzettato in tanti quanti voi siete, senza però estinguersi, senza però diminuire, anzi moltiplicandosi, accrescendosi sempre di più.

 

Ora, o voi della terra, tutto questo non lo conoscete. Voi vivete stando con gli occhi chiusi, impelagati confusamente in mille pensieri, problemi che vi turbano, che vi sconvolgono, che vi portano lontano da quella che è la verità, l’unica verità che va considerata e contemplata.

 

 

– La preghiera suggerita da Gesù.

 

Ora, o sorelline, non temete. Io sono con voi.

Iniziate la dolce preghiera della sera. Rivolgetela all’amore del Padre. A lui rivolgete la vostra santa preghiera, chiedendo che questo amore venga infuso in tutti i cuori della terra, perché essi finalmente possano essere trasformati e cambiati.

 

Cambia i nostri”, dite assieme a me.

Cambia i nostri cuori, Padre santo.

Lo vedi quanto sono induriti?

Vedi, o Padre, quanto sono sordi?

Vedi, o Padre, quanto sono pesanti?

Trasformali tu, o Padre, i cuori nostri.

Sono gli stessi cuori che sono usciti dalle tue venerabili mani, che sono venuti fuori dal tuo santissimo cuore, che sono venuti fuori dal palpito della vita che c’è in te.

Padre, sulla terra si sono perduti, si sono trasformati, sono cambiati al punto tali da non essere più riconoscibili.

 

O Padre santo, abbi pietà di tutti noi, di noi che siamo qui dinanzi al tuo Gesù e di tutti i fratelli che sono lontani.

Di tutti, di tutti, abbi misericordia, alla stessa maniera, in eguale misura, senza eccezione alcuna.

Sii tu, o Padre, a trasformarci, a cambiarci, a rinnovarci, perché soltanto così cambierà, si trasformerà e si rinnoverà la faccia della terra. Amen”.

 

***

 

* Da File: 230590 da 220590Lcs B Amore di Dio cosa è

 

– Cos’è l’amore di Dio.

 

Ora, iniziamo la locuzione.

Questa sera la locuzione sarà dedicata sempre all’amore del Padre, un amore che è infinito e sconfinato, immenso.

Già più di una volta io mi sono soffermato a descrivere questo amore, a lodarlo e a benedirlo.

Ma quanto è stato finora detto non è sufficiente, poiché è semplicemente una minima parte, rispetto a ciò che invece è l’amore di Dio.

 

L’amore di Dio infatti è infinito, immenso, sovrannaturale, impossibile a potersi paragonare a qualsiasi cosa esistente sulla vostra terra.

 

O figlie mie dilette, sappiate che l’amore di Dio è la cosa più grande che esista in tutto il creato. Esso, l’amore di Dio, è gigantesco, è straordinario, è impetuoso, è travolgente. Non ci sono limiti per esso né misure.

 

L’amore del Padre vi raggiunge in ogni momento, in ogni istante della vostra vita. Ad esso, perciò, voi appigliatevi, legatevi, avvolgetevi per potere continuare a vivere un’esistenza che sia così come da lui voluta.

Non ci sono creature nel mondo che vivano staccate dall’amore di Dio, anche i fratelli che sono nel peccato, vivono in quanto sono legati all’amore di Dio.

Il distacco, il taglio dall’amore di Dio avviene dopo la morte, nel caso in cui si muoia nel peccato mortale. Allora avviene un taglio netto, fra la creatura e il creatore. E questo taglio netto provoca la morte in colui che è, o meglio era il suo figliuolo. E la morte determina in esso la fuoriuscita da Dio, da ciò che è in Dio. E perciò il precipitare inesorabilmente nel regno del non esse, cioè nell’interno.

 

 

– La vita che ci attende.

 

Ciò che io vi dico, o diletti miei, è naturalmente qualcosa che voi seguito con ogni sforzo e tentato di potere capire, ma in realtà non è perfettamente aderente alla vostra logica e ai vostri metodi di intendimento. Perciò il vostro cervello segue a stento ciò che io vi dico. E se lo crede solo per fede, senza naturalmente alcuna constatazione anche teorica, poiché tutto ciò di cui io vi parlo, non ha alcun equivalente o alcuna similarità nel pianeta dove voi abitate.

 

La vita che vi attende, è una vita totalmente ed essenzialmente diversa.

Essa è una vita esclusivamente nello spirito e come tale, perciò, ha soltanto le caratteristiche dello spirito.

E’ eterna come lo spirito.

E’ libera come lo spirito.

E’ essenziale come lo spirito.

E’ luminosa come lo spirito.

E’ straordinaria come lo spirito.

 

Voi dopo la morte o transumanazione sarete assimilati in Dio, se questo sarà possibile, grazie allo stato del vostro animo.

Se invece sarete nel peccato, allora precipiterete nel fosco inferno.

 

Ciò che io vi dico, o fratellini e sorelline non deve scoraggiarvi. Piuttosto deve spronarvi ad una vita che sia sempre più aderente alle leggi del Padre, del Padre mio e del padre vostro, che è nel regno dei cieli.

 

Curate perciò di essere sempre benevoli.

Curate di essere sempre affettuosi, accoglienti, premurosi e sorridenti verso il prossimo vostro, qualunque cosa esso abbia commesso o commetta, poiché non esiste nulla per la quale cosa sia necessario o valga la pena infrangere la legge del Padre, in quanto l’amore del Padre è l’unica verità per la quale sia importante e necessario vivere la vostra vita terrena e poi quella spirituale.

Voi siete essere immortali, cioè destinati a non morire, a sopravvivere alla vita terrena. E questa immortalità si verificherà nel regno dei cieli, sospesi a quell’amore di cui adesso voi soltanto sentite parlare e di cui non avete assolutamente alcuna idea.

 

 

– Per l’adorazione del Padre.

 

Quando è accaduto finora è opera del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Perciò, o sorelline e tu fratellino, ringraziate e adorate questo divino amore, che solo e soltanto per amore conferisce tale dono alla sorella. E perciò anche questo dono è testimonianza di questo amore così infinito e grande, che tutto dà e nulla chiede.

 

Per quanto riguarda, o sorelline e fratellino mio, l’adorazione del Padre, che è nell’alto dei cieli, voi dovete inchinarvi dinanzi a lui, piegare davanti a lui le vostre ginocchia e ripetere insieme a me:

 

Padre santo, Padre buono,

a te mi offro, a te mi dono.

Per i falli miei

Io ti chiedo perdono.

 

Padre santo, Padre buono,

a te mi offro, a te mi dono.

Per i falli dei fratelli miei

ti chiedo perdono”.

 

***

 

* Da File: 230590 da 230590Lcs A Amore del Padre

 

– Similitudini sull’amore del Padre.

 

Ora, o sorelline, ascoltate la locuzione di questa sera.

Essa ha come tema sempre l’amore del Padre.

 

Ascoltate e beate il vostro cuore alla divina parola del Maestro celeste.

Ascoltate la sua parola e incameratela profondamente nel cuore vostro, poiché è parola di vita, è parola di salvezza.

 

Io, Gesù, a voi dico, o dilette mie.

Ascoltatemi.

Io vi parlo; io, il redentore; io, il salvatore; io, l’unico bene, che il mondo ha e che, purtroppo, però, non riconosce.

 

Sappiate, o dilette mie, che tutto questo è voluto dal Padre, perché il Padre vi ama, non per nessuna altra ragione, ma solo per il grande amore, che il Padre ha per ciascuna di voi.

Ringraziatelo perciò insieme a me ed adoratelo.

Adoratelo dal più profondo del vostro cuore. Egli è il Dio della gloria, il Dio dell’amore, è il tempio della santità, un tempio perfetto, un tempio sconfinato ed infinito, un tempio straordinario di immortalità e di eternità.

Chiunque a lui giunge in lui si confonde e da lui riceve quella linfa vitale che è la vita eterna.

Ora, voi sapete, o dilette mie care. Perciò ascoltate.

 

 

L’amore del Padre è simile al canto di un dolce rosignolo, che nel cuore della notte, svegliandosi, alla luce della luna, inizia il suo canto ininterrotto di note trillanti, argentine.

 

L’amore del Padre è simile alla bellezza di un cervo, dalle lunghe, sottili gambe e dalla testa, arricchita vistosamente da una raggiera di corna, il cerco che esce dalla radura e si avvia verso una fonte di acqua limpida.

L’amore del Padre è simile al canto della piccola allodola che torna piccina, piccina dentro la piccola gronda nella casa vetusta, dove da tempo ha riposto la sua nidiata.

L’amore del Padre è simile ad un uccello dal piumaggio bianco e dalle ali straordinariamente grandi che, inarcuandosi nell’alto del cielo, attraverso con la sua figura la volta maestoso e reale come l’aquila.

L’amore del Padre è simile a colei che, lavorando e tessendo alla spola, si accompagna lentamente con il canto della voce e mai si arresta e mai si ferma, perché il lavoro deve essere lesto e presto dovrà essere completato.

L’amore del Padre, o dilette mie, è simile ad acqua che zampilla fuori dal pozzo e trascina con sé uomini, animali e piante, in quanto ad essi quell’acqua dà vita speranza ed amore.

L’amore del Padre è simile ancora al volto di una mamma, di una tenera madre, che stringe al petto il suo piccino e lo culla dolcemente, mentre questi si addormenta.

L’amore del Padre è tenero, tenero, tenero, come una violetta appena spuntata in mezzo all’erbetta verde e fresca.

L’amore del Padre è stupendo, superbo, meraviglioso, straordinario, incomprensibile alla mente degli uomini.

Amen.

 

 

– Presentazione del Padre presente.

 

Questo Padre eccelso, questo Padre straordinario, questo Padre meraviglioso che dal cielo guarda benigno verso i suoi figli per amarli, proteggerli ed aiutarli, ora è qui in mezzo a voi, seduto proprio là davanti a voi.

Voi non lo vedete, ma egli è lì. E’ avvolto nella sua tunica bianca, nel suo rosso mantello che gli cade sulle spalle. Tiene sulle mani la corona del suo impero. Egli è seduto e sta accanto alle sue figliolette, benevolo, sorridente e straordinariamente paterno.

 

Ora, o sorelline, io lascio il posto a lui, l’Eterno, l’Infinito, l’Immenso, il Grande. Voi piegate le vostre ginocchia, immergetevi nel Padre, in Colui che è, è stato e sarà, l’eterno, infinito, immortale Dio, il Dio di Abramo e di Giacobbe, di Giosué, di Saul, di Davide, di Mosé. Lo stesso Dio che lassù sul Sinai dettò, anzi scolpì a lettere di fuoco, le Leggi, davanti agli occhi sgranati di Mosé, incredulo.

E’ lo stesso Dio che sgominò i faraoni di Egitto e fece attraversare al suo popolo Israele il Mar Rosso, in mezzo a due colonne d’acqua altissime e gigantesche.

E’ lo stesso Dio che diede da mangiare ai figli suoi, lungo la strada del deserto.

E’ lo stesso Dio che fece scaturire dalla roccia l’acqua pura e zampillante, perché il suo popolo bevesse e si dissetasse.

E questo Dio, potente, immenso e straordinario, ora è qui dinanzi a voi.

 

O sorelline mie, dinanzi a voi, pietoso, è umilmente in attesa, di una vostra parola, di un vostro gesto di amore, di una vostra offerta semplice e sincera, che possa corroborare il suo cuore di Padre, rafforzare le sue speranze nei riguardi dei figli della terra.

 

O voi, chi siete voi per meritare tutto questo? Tutto ciò che accade, accade soltanto per il suo grande e infinito amore, solo per il suo amore, che è gratuito e che non hanno un eguale.

 

Prostratevi davanti a lui.

Inginocchiatevi davanti a lui.

Mettete a terra il vostro volto e siate benedetti, o figlie mie.

 

 

– Il Padre manifesta il suo amore.

 

Benedette siate voi che qui intorno a me sostate.

 

Io sono in mezzo a voi per potermi dilettare della vostra presenza, dei vostri respiri, delle vostre dilettevoli voci, delle vostre carezzevoli parole.

 

Io, il Padre, sono sceso dal cielo, benigno ed immortale, per portare a voi la mia benedizione, il mio aiuto, la mia comprensione e la mia pace.

Orsù, orsù, o figliolette mie. Sollevatevi da terra e riponetevi a sedere, là dove eravate.

Il saluto al Padre è stato sufficiente, o care mie dilettevoli figlie.

 

Ora, ascoltate.

Io sono venuto in mezzo a voi perché l’ansia, l’amore di Padre mi corrode intimamente.

Io non riesco più a restare staccato da voi. E purtroppo già più di una volta è stato disertato il mio Cenacolo. Anche domenica scorsa è accaduto questo, anche se è accaduto per un motivo tanto grande e profondo, e cioè la cresima del figlioletto della figlia mia, che parla.

Figlioletto che io benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, anche se lui non è presente.

 

Ora, o dilettissime mie, io ho sofferto di tanta privazione, cioè del fatto che io non abbia potuto a voi rivolgere la mia parola. Ed ecco che sono sceso questa sera, mercoledì sera, proprio per parlarvi, per dirvi che io sono sempre con voi, o piccole mie, accanto a voi, insieme a voi io vi proteggo, io vi difendo da mille e più pericoli. Io vi infondo la vita, vi infondo la gioia, vi infondo la speranza, vi infondo la certezza in me e nel Figlio mio Gesù.

 

Non temete, o figlie mie care. La vostra pena non durerà ancora per molto, poiché voi sarete presto con me in cielo.

Io vi attendo, una ad una, e voi mi raggiungerete, una dopo l’altra, e sarete con me per l’eternità. Insieme a me voi starete nel mio grembo, posate così come fa un bambinello fra le ginocchia del Padre suo.

 

O tenera, carissima amica, che presti la tua voce a me, il Padre, infinito e immortale, che ti ha creato, io ti ringrazio, o figlia, e ti benedico nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. E ti ringrazio non solo per ciò che tu fai ogni sera e ogni giorno per me, per la Madre tua e per Gesù.

Ti ringrazio anche per tutti i momenti della tua giornata e della tua vita, che trascorre ormai in perfetta fusione con me, col Figlio e lo Spirito Santo. Gioia più grande tu, o figlia mia diletta, a noi non potevi dare, più di quella di essere interamente nostra in ogni momento della tua giornata.

Ti ringrazio, figlia, per le due ore di adorazione che oggi hai fatto nella chiesa di Altofonte nell’attesa della scuola.

Ti ringrazio per tutto ciò che durante la giornata hai dedicato a me, al Figlio mio e alla Madre tua.

Ti ringrazio, figlia, per tutto quello che fai e che farai.

Benedetta tu sia.

Io ti prometto il mio aiuto su questa tua vicenda mortale e su quello che il figlio tuo, l’unico bene della tua vita. E ti prometto la gloria del paradiso.

Siimi sempre fedele, o figlia, come adesso, e avrai il premio che ti aspetta.

 

***

 

* Da File: 260590 da 260590Lcs A Incontro col Padre

 

– Gesù presenta la locuzione del Padre.

 

… Sono già in mezzo a voi.

A voi io porto la mia pace, la pace, che scende insieme a me dal cielo infinito, trapunto di stelle, dove regna in eterno il Padre mio.

La pace sia, perciò, in mezzo a voi.

Io, Gesù, vi porto la pace, che è foriera di speranza, di amore e di vita, di vita eterna.

Amen.

 

Questa sera, figli miei diletti, vi benedico nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo e vi dico che il tema della locuzione è sempre l’amore del Padre, ma questa sera, esso subirà una variante, perché a parlare dell’amore del Padre non sarò io, ma il Padre stesso, che benigno, puntualmente torna in mezzo a voi, per stare con voi, per sedere accanto a voi, per dire direttamente a voi del suo amore, immenso e travolgente.

Amen.

Il Padre!

 

 

– Il commovente incontro col Padre.

 

Vi benedico, o figli miei e vi dico la pace sia con voi.

Io, il Padre, scendo, come ieri sera, in mezzo a voi per dirvi che vi amo e che questo amore che vi porto è un amore sereno, infinito e immortale.

Voi non conoscete questo genere di amore, che è un amore che non è terreno, ma un amore spirituale, di un altro regno, che è il regno dei cieli.

Là tutto è puro, tutto è trapunto di stelle, di luce e di meravigliose galassie che girano intorno, portando una luce fosforescente, meravigliosa e non consumabile.

 

Il regno dei cieli è simile ad una pietra preziosa, è simile ad una perla, è simile ad una moneta, che quella donna perse nella sua casa e che, per ritrovarla, dovette spazzare la casa da cima a fondo, e, una volta ritrovatala, ne fu veramente lieta.

Così è il regno dei cieli.

E’ simile perciò alla moneta di quella povera donna, che, avendo perso l’unica sua moneta, la ricerca da cima a fondo, mettendo sossopra la sua casa per poterla rivedere.

Così per voi deve essere il regno dei cieli, simile a pietra preziosa, simile a rubino, a gemma, a perla, simile alla unica moneta della povera donna.

 

Tutto dovete tralasciare. Tutto dovete trascurare. Tutto dovete abominare per potere ritrovare quell’unica, sola moneta, che costituisce per voi l’unico, eterno, incommensurabile tesoro, il regno dei cieli.

 

La sorella che sta parlando, in vece mia, col suo pensiero mi chiede:

Portaci presto, Padre, lassù.

Non abbandonarci, quando tu vieni, qui.

Non ti facciamo pena, noi, o Padre santo, di lasciarci n mezzo a questo luridume, in mezzo a tanta sofferenza, a tante piaghe, a tanti pericoli che ci trafiggono, che ci attaccano, che ci sovrastano?”.

 

Oh, piccina mia, quanto mi duole il cuore! Quanto intenerisce l’animo mio il sentirti parlare così, o figlietta mia diletta!

Tu mi dai sofferenza terribile, compungi il mio cuore, il cuore di Padre, dicendomi:

Portami con te, o Padre. Non lasciarmi mai più. Non farmi più soffrire tali pene, tali crudezze, ed anche il pericolo di rimanere tagliata fuori da te.

O Padre eterno, abbi pietà di me. Non abbandonarmi. Non lasciarmi”.

 

O tenerella mia, purtroppo devo farlo.

Ti prometto, però, che verrò quasi ogni sera ad assisterti, ad aiutarti, ad intenerire il tuo cuore, di modo che esso diventi simile a quello mio, a quello del Figlio mio, al cuore di tutti coloro, fratelli tuoi, che ti hanno preceduta e che sono nel regno dei cieli.

 

O figlia mia, dammi il tuo cuore, dammelo. Io lo intenerirò, lo addolcirò, lo ammannirò, lo colmerò di delizie, lo cospargerò di miele, perché esso non si inaridisca, perché non si indurisca, perché sia sempre talmente tenero, talmente morbido da provare pietà, commiserazione, Misericordia, benevolenza, amore, perdono, comprensione, gioia, mista anche a pianto per tutti coloro che ti circondano, che ti amano, ma che anche ti odiano.

 

O figlia mia, oggi ho seguito, passo, passo la tua giornata e ti benedico per tutto ciò, o figlia, hai oggi compiuto, nel nome mio e in quello del Figlio Gesù e della Madre santa, tua e di Gesù.

Ti ho seguito, quando sei andata a trovare i due divini sacerdoti, ai quali tu sei affidata. Ti ho seguita nella peregrinazione della Madre celeste e in ciò che tu istintivamente hai provato en ella continua richiesta di preghiera che hai fatto alla Madre, perché ti aiutasse a uscire dal tranello terribile in cui Satana vi volete irretire.

 

O figlia mia dolce, già qualche passo tu lo vai facendo comprendendo appunto i tranelli e le trappole che continuamente davanti ai vostri passi pone il nemico mio, il nemico dei figli miei.

Ti ho seguita ancora in chiesa, durante la recita del divino e santo rosario e poi durante la santa Messa e alla santa Comunione.

 

Non temere, o figlia.

Prosegui su questa strada, cercando sempre me e il Figlio mio Gesù, e non potrà mancarti il cielo. Dovrai ancora a lungo penare, a lungo soffrire, in questa valle di lacrime, perché ancora a lungo io mi servirò di te e delle vergini tue compagne, che ti circondano.

Non temete, però, poiché io sono sempre in mezzo a voi. Vi assisto non solo dall’alto del cielo, ma qui, scendendo in mezzo a voi, non lasciandovi mai sole, poiché voi sole non siete. Voi avete riconosciuto in me il Padre ed io riconosco in voi i figli miei.

 

Adorati figli miei, venite, venite, stringetevi intorno a me.

Io sono seduto proprio là, ai piedi del letto. Perciò siete a me tanto vicine. Mettetevi in cerchio intorno a me. E anche tu, o piccolo Saverio. E anche tu , o sorellina che parli, anche se forse non ti è possibile a causa del magnitofono che tu tieni fra le mani. Non temere. Io ti assisto, perché nulla di male a te subentri.

Dammi la mano piccola, dammela insieme a quella delle tue sorelle e dei fratelli tuoi.

 

Venite, venite, figlie mie. Stringetevi intorno a me e ditemi di amarmi, ditemi che mi amate. Ditemi che mi volete bene. Ditemi che mi cercherete, che mi cercate, che mi pregate, che soffrite della mia lontananza, che soffrite della mia distanza.

 

O tenerelle mie, io lo so, lo so che mi amate, però voglio sentirlo dalle vostre labbra.

Perciò, dimmelo tu per prima, o sorella che parli.

 

 

– Preghiera comunitaria al Padre.

 

Ora, Padre, consentici di rivolgerti a te con la preghiera che ci ha insegnato Gesù, quella che ci ha insegnato a noi, qui, seguita da quella che ha insegnato agli apostoli.

 

Padre santo, Padre buono,

a te mi offro, a te mi dono.

Per i falli miei

Ti chiedo perdono.

 

Padre santo, Padre buono,

a te mi offro, a te mi dono.

Per i falli dei fratelli miei

ti chiedo perdono”.

 

Padre santo, Padre buono,

a te mi offro, a te mi dono.

Su di me scenda

Il tuo santo perdono”.

 

Padre nostro …

 

 

– Risposta del Padre alla testimonianza di amore.

 

Figli miei, figli miei adorati, io vi benedico uno ad uno nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

 

Ed ora, alzatevi, o figli miei.

Riponetevi a sedere là dove eravate e state sereni e in pace, poiché il Padre vostro, che è sceso dall’alto dei cieli, rimane ancora in mezzo a voi per dirvi che vi ama, per dirvi che è con voi, sempre, in ogni momento della vostra giornata.

 

O figli cari, io questa sera sono sceso in modo particolare, per dirvi che ho bisogno delle vostre preghiere, delle preghiere che mi commuovono, che toccano il mio cuore di Padre, le preghiere che ogni sera voi, fedelmente, costantemente recitate e innalzate al mio trono di luce.

Sono le preghiere di intercessione che voi fate in nome di Gesù di Misericordia, il Figlio mio prediletto, che si è immolato sulla croce, versando stilla dopo stilla tutto il suo sangue prezioso.

 

Ecco, questa sera desidero che voi innalziate le vostre preghiere nel nome di Gesù, Figlio mio adorato, che regna nell’unità mia, nei secoli dei secoli, fino alla consumazione del mondo. Io desidero che voi innalzate queste preghiere per tutti i fratelli che sono lontani da me, per tutti i fratelli che peccano, per tutti i fratelli che non credono, per i fratelli che non perdonano, per i fratelli che odiano, per i fratelli che maledicono, per i fratelli che bestemmiano, per i fratelli che oltraggiano il nome santissima della santissima Trinità.

 

O figli miei adorati, sapete quale grande festa domani è.

Sapete che domani ricorre l’ascensione del Figlio mio Gesù, il giorno cioè in cui lui, redimito di gloria, è asceso al regno dei cieli, un giorno bellissimo, ma, nello stesso tempo, tristissimo per gli apostoli, che lo videro sollevarsi lentamente da terra e scomparire gagliardo in mezzo alle nubi di luce. E rimasero completamente soli, veramente non completamente soli, ma intorno alla Madre loro e vostra, Maria santissima delle Grazie.

Mi piace, sì, mi piace ricordare la Vergine santa, la Madre vostra, con questo appellativo, “Maria SS. delle Grazie”, prima perché è questo appellativo quello che voi rivolgete al vostro Santuario, il Santuario dedicato alla Madonna delle grazie, e, poi, perché è realmente Maria, la Regina di tutte le grazie.

 

Nessuna grazia si compie sulla terra, nessuna grazia è a voi mandata dal cielo se non tramite la sua intercessione.

Lei è colei che intercede, intercedere tramite il Figlio, il trono altissimo del Padre, perché si compia sulla terra la grazia che i figli suoi hanno di bisogno.

E queste grazie si assommano le une dopo le altre, senza interruzione, senza eccezione, senza esitazione.

 

La Madonna, la Madre vostra, è in una continua, incessante, fervida preghiera, rivolta costantemente al trono mio, al cioè al trono del Padre.

Le sue labbra non mutano mai espressione. Sono costantemente rivolte verso di me e sussurrano il nome del Figlio suo Gesù, per mezzo del quale lei è Madre del genere umano e, al tempo stesso, corredentrice.

 

Ora, o figliette mie, io vi prego, insieme a lei, intercedete me, attraverso il Figlio mio, Gesù di Misericordia, perché un raggio della mia luce si posi su questa umanità stanca, affaticata, delusa oltraggiata, incredula, piagata, vilipesa, accusata, tutta a brandelli, senza più il volto che io a lei diedi nel momento della creazione.

O figlie, su non temete. Io sono qui, in vostro ascolto e, insieme a voi, così, qui io resterò, per tutto il tempo della vostra preghiera.

Amen.

 

 

- Il Padre si congeda.

 

Io, il Padre, sono rimasto in mezzo a voi, per tutto il tempo della recita delle preghiere, delle quali io, il Padre, vi ringrazio, benignamente e amorevolmente. La vostra preghiera ha toccato profondamente il mio cuore, sanando le tante piaghe che a me vengono inferte, da tanti figli miei, senza scrupoli e senza preoccupazioni, senza timori e senza alcuna incertezza.

 

Ora, o figlie mie benedette, io vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E vi dico: La pace sia con tutti voi.

Io torno al cielo, alto, immenso, e immortale, ma vi porto, figli miei, dentro il mio cuore, racchiusi dentro esso, perché voi possiate essere protetto da ogni pericolo e da ogni difficoltà.

Amen.

 

 

Gesù si congeda, ma prima risponde.

 

Io, Gesù, Gesù di Misericordia, sono stato anch’io in mezzo a voi, accanto al Padre.

Egli, benigno, immenso ed immortale, ha voluto ancora stasera pregiarvi della sua santa presenza, ed io sono estremamente felice di questo.

 

Ora, io, Gesù, insieme al Padre, vi ringrazio della bellissima preghiera che avete a lui rivolta. E vi benedico anch’io nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Amen.

 

***

 

Da File: 280590 da 280590Lcs A Amore del Padre

Messaggi della Madonna, nella peregrinatio Mariae, per le famiglie di Villagrazia.

 

– Vengo e vi porto la pace del regno dei cieli.

 

(Io, Gesù di Misericordia) sono già in mezzo a voi e ve ne ho dato il segno.

La piccola fiammella del lumicino, che arde dinanzi alla mia immagine, ha cominciato a tremolare rapidamente, seguita anche dall’altra.

 

Ora, tutto tace.

Ma io sono qui, in mezzo a voi, come ieri sera, come l’altro ieri sera, come tutti i giorni di questo mese, benedetto e meraviglioso, in cui la Madre mia è stata portata da voi in peregrinazione e in trionfo.

Amen.

 

Ora, io, Gesù, vi benedico nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. E vi dico: la pace sia con voi, con tutti voi, in ciascuno di voi. Questa mia pace scenda profonda e straordinaria dentro il vostro cuore, a rasserenarlo, a rappacificarlo, ad addolcirlo, ammannirlo, perché voi possiate vedere le amarezze delle terra con meno dolore, possiate guardarvi gli uni gli altri con il sorriso dolce sulle labbra, possiate rivolgervi scambievolmente parole di dolcezza e di amore.

Io, Gesù, per questo scendo ogni giorno in mezzo a voi, per addolcirvi, per risollevarvi dallo stato di abbattimento e di prostrazione, nel quale ogni giorno io vi vengo a trovare, in seguito alle difficoltà, ai problemi, alle stanchezze accumulate durante il giorno.

Ed io, Gesù, provvedo a che voi possiate risollevarvi, possiate rinvigorirvi, possiate addolcirvi.

Per questo sono in mezzo a voi e vi porto il mio Spirito, vi porto tutto il mio amore, vi porto tutta la mia dolcezza e tutta la mia pace.

Questa pace che vi porto è diversa dalla vostra. E’ una pace duratura, una pace sconfinata ed infinita, perché è la pace del Padre mio, che regna nell’alto dei cieli.

 

 

– Similitudini sull’amore del Padre.

 

Questa sera, o figliolette mie, io vi parlerò ancora una volta dell’amore del Padre, di questo amore superbo, infinito, altero straordinario ed immenso.

 

L’amore del Padre è simile ad una colomba bianca, che muove alitando le sue ali verso l’aurora.

L’amore del Padre è simile a un ruscello di acqua fresca e zampillante, che scivola leggero verso la valle.

L’amore del Padre è simile a quello di un figlio, che, avendo peregrinato in posti lontani e molto insidiosi, finalmente ritorna fra le braccia del Padre suo e lì ritrova la serenità, la pace, l’aiuto e la difesa.

L’amore del Padre è simile a una fiamma che brucia senza estinguersi.

L’amore del Padre è simile a una stella preziosa, che brilla costantemente, palpitando di luce propria.

L’amore del Padre è simile ad un mare tempestoso, sempre audace e in movimento, che trascina con sé sabbia, pesci, alghe ed ogni altra cosa, senza mai fermarsi, senza mai acquietarsi.

L’amore del Padre è simile al canto di un usignolo, che, nel cuore della notte, si sveglia alla luce della luna e comincia ad elevare le sue note di canto meraviglioso e soave.

 

 

– L’amore del Padre è sconfinato.

 

Ora, o sorelline, riprendiamo la locuzione sul tema del Padre.

 

Vi dissi tutte le similitudini alle quali l’amore del Padre può essere paragonato, ma noi potremo continuare all’infinito, senza però potere riuscire ad esaurire questo concetto dell’amore del Padre, che è un concetto superbo, un concetto trascendentale, un concetto così sconfinato e talmente illimitato che non può essere esaurito in nessun modo, anche se noi stessimo per tanto tempo qui a continuare a fare degli accostamenti o dei paragoni.

 

Perciò, io vi dico, o sorelle care, non vi rimane solo che adorare questo amore divino, questo amore che è nel Padre vostro, questo amore che trascende l’inverosimile, che è talmente grande e talmente sconfinato da non esaurirsi mai.

Ora, questo amore, ancora una volta, stasera scende in mezzo a voi per potervi da vicino sostenere, per potervi amare, per potervi ascoltare.

Infatti, io, Gesù, mi terrò di canto, per dare il posto all’Altissimo e sovrumano Iddio, il Padre, che viene dal regno dei cieli.

Amen.

 

 

– Il Padre insegna a pregare.

 

Io, il Padre, sono di nuovo in mezzo a voi.

O tenere mie colombe, sono di nuovo seduto davanti a voi, sul mio trono celeste, nella mia tunica bianco, col il ricco mantello di porpora rosso, con il mondo fra le mani, lo scettro e la mia corona, splendente di luce.

 

Ahimè! Quanto sarebbe bello se i vostri occhi potessero fissarli e vederli. Certamente sareste trasfigurati e trasformati. Ed invece il vostro sguardo si perde nel vuoto, nonostante io sia qui davanti a voi.

 

O tenerelle mie, i vostri occhi sanno troppo di cose del mondo per vedere me, che sono il Padre, la vita, l’amore, l’eternità, ma io vedo voi, vi ammiro, vi guardo attentamente in ogni piega del vostro volto, delle vostre mani, del vostro corpo.

Voi siete le mie figlie e il figlio mio che io ho creato con infinito amore e con immensa cura.

 

Conosco tutto di voi, ogni piega del vostro volto, ogni capello delle vostre teste.

Eppure, sapete, io stento a riconoscervi, talmente voi siete diversi.

Quanta diversità nel vostro sguardo!

Quanta diversità nel vostro volto!

Quanta diversità nei vostri atteggiamenti!

Eravate puri e innocenti, trasparenti come fine cristallo e più di fine cristallo.

Ora siete spessi, anzi ispessiti, opachi, non più trasparenti come prima. Questa opacità è dovuta al peccato, che ha incrinato lo spirito vostro, ispessendo il vostro cuore.

Non temete però, o figliolette mie, poiché ciò che io feci una volta posso rifarlo tutte le volte che voglio, purché voi me lo chiediate.

Chiedetemelo, o figlie mie.

 

“Ricostruiscici, o Padre. Ricostruiscici come quando ci hai creati là nel tuo regno di luce infinita. Ricostruiscici, o Padre, e dacci quella lucentezza, quella trasparenza, quella purezza, quella innocenza, che era nei nostri occhi, nel nostro sguardo, nel nostro volto, nelle nostre mani.

O Padre santissimo, o Padre dolcissimo, tu sommo creatore di ogni bene, tu infinito, grande, immenso, innovatore di tutti noi, abbi pietà di ciò che tu sei venuto a trovare, così miseramente immeschinito ed ispessito.

Facci risplendere, o Padre, di quella luce che tu hai dato a ciascuno di noi e che poi invece, si è andata poco a poco indebolendo, fino a spegnersi del tutto.

Padre santissimo, non lesinare a noi quella dolcezza, quella trasparenza, quella cristallinità, che tu un giorno ci desti quando noi uscimmo fuori dal tuo seno, attraverso le tue mani benevoli.

Padre, vieni, ricostruisci il nostro spirito. Rifonda il nostro cuore, rifonda le nostre menti, e illuminaci, o Padre, con la tua luce, con la tua grazia, con la tua santità.

Amen”.

 

Ora, o figliolette, alzatevi.

Ritornate ai vostri posti e non temete, poiché l’opera di ricostruzione riprenderà. Sarà un’opera lenta, ma continua.

Io scenderò sempre in mezzo a voi e voi verrete alla scuola del mio amore.

Voi sarete così trasformate, riamalgamate, trasferite in altre dimensioni, che non saranno più quelle terrene, ma quelle divine.

 

O figliolette mie, anime dell’anima mia, vite della vita mia, il Padre è che vi parla, il Padre vostro del regno dei cieli.

Come fate a non sentirlo?

Come fate a non commuovervi? Come fate ad avere dubbi nel vostro cuore?

Io, benevolo, scendo in mezzo a voi e voi rimanete come attonite, come stordite, come svagate, come impensierite da altri fatti e da altre cose.

Ahimè non è giusto questo, non è bene questo.

Io non voglio che sia così.

Io vi voglio leggere, pronte, attente, suadenti.

Ora, perciò, vi dico, prostratevi di nuovo dinanzi a me ed adoratemi e poi dite:

 

Padre santo, Padre buono,

a te mi offro, a te mi dono.

Per i falli miei

ti chiedo perdono.

 

Padre santo, Padre buono,

a te mi offro, a te mi dono.

Per i fratelli miei

ti chiedo perdono.

 

Padre santo, Padre buono,

a te mi offro, a te mi dono.

Su di me scenda

il tuo largo perdono”.

 

Ed ora, o figli miei, io vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E la pace del mio cielo regni su di voi, ora e sempre.

Sollevatevi, o figli miei, e ritornate a sedere.

Non temete, poiché il Padre non vi abbandona, ma vi sta accanto, teneramente amandovi e teneramente curandovi.

 

Ora, il Padre torna nel suo cielo, però vi porta come ogni sera, racchiuse in sé nel suo cuore di Padre.

Amen.

 

 

– Gesù si congeda.

 

Io, Gesù di Misericordia, a voi torno, o dilette mie e vi dico: La pace sia con tutti voi.

Io vi sono grato per la preghiera che avete innalzato al Padre dinanzi al suo trono celeste.

Ed ora vi dico: O dilette mie, poiché l’ora è tarda e la pesantezza appesantisce le vostre membra e i vostri occhi, io mi congedo da voi, o dilette mie.

Ma prima vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

La pace sia con voi, sopra e sempre, regni profonda e infinita nel vostro animo per tutta la vostra vita.

Amen.

 

– Gesù offre i presenti al Padre.

 

Io, Gesù, a voi porto la pace, perché essa regni profonda nel vostro petto.

Io, Gesù, sono qui insieme alla Madre mia e vi benedico nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Amen.

La mia presenza in mezzo a voi vuole essere una presenza d’amore, di speranza, di gioia e di divina letizia.

Io, Gesù, vi offro tutte assieme, quali rose profumate di primavera, al Padre, che è nell’alto dei cieli.

Perciò, o figliolette care, siate liete e gioite, nel profondo del vostro cuore, perché il vostro profumo salirà fino all’Altissimo e da esso voi sarete benedette.

Ora, io vi dico che, insieme alla Madre mia, vi ho benedetto tante volte, durante la preghiera, ma torno a farlo. Perciò, piegate in avanti, leggermente, il vostro dolce capo, e ricevete la santa benedizione.

Io, Gesù, vi benedico nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

La pace sia con tutte voi, ora e sempre.

Amen.

 

 

– Maria si congeda.

 

Io, Maria, la Madre di Gesù e Madre vostra, torno a voi, o mie care, per chiudere questa dolce e tenera preghiera.

La mia preghiera in mezzo a voi, sia sempre accesa, fervida e pronta, come lampada che brilla dinanzi al tabernacolo del Figlio mio Gesù.

Perciò non dimenticate mai di recitare il santo e divino rosario, che è la preghiera dolce che vi lega a Dio.

Nella vostra preghiera dimenticate ogni preoccupazione e pensiero per rivolgere interamente il vostro cuore, la vostra mente a me, che sono la Madre vostra e la Madre di tutti voi. Amen.

Io vi benedico nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. E vi dico: La pace sia sempre con tutte voi, ora e sempre.

Amen.

 

***

 

* Da File: 300590 da 280590Lcs B Amore del Padre

 

- L’amore del Padre si diffonderà in voi.

 

O sorelline, ascoltate ciò che questa sera verrà detto dalla locuzione.

Il tema della locuzione di stasera, sarà sempre l’amore del Padre.

Esso si diffonderà completamente e compiutamente nei vostri cuori, nelle anime vostre, nel essere, al punto tale che voi avvertirete questa presenza amorevole del Padre, in mezzo a voi.

 

L’amore del Padre, infatti, si diffonderà, poco a poco, nel vostro essere fino a compiutamente sostenervi e proteggervi.

Questo amore vi sarà trasmesso attraverso la mia presenza, la presenza cioè di Gesù, il Figlio Unigenito del Padre.

 

Perciò, o sorelline, questa sera proverete nel vostro cuore un sentimento nuovo, che è proprio l’amore divino. E in voi alimenterà ogni altro modo di essere e di esistere.

L’amore del Padre vi sosterrà.

L’amore del Padre vi aiuterà.

L’amore del Padre vi coadiuverà fino al punto che voi sarete persone completamente nuove, rinnovate interiormente e totalmente.

 

***

 

* File: Amore del Padre similitudini giugno

 

* File: 030690Lcs ex35ACont Invito IIp o21

030690l (ex 35)

 

– Invito alla preghiera coi misteri dolorosi.

 

… Questa sera è la sera del Padre, del cenacolo del Padre. Perciò la vostra presenza è a me in modo particolare gradita, perché voi, insieme a me, siete riuniti per acclamare, glorificare, benedire e pregare il Padre santo, Padre mio e Padre vostro.

Ora egli scenderà benigno dall’alto del cielo a condurre la preghiera e insieme a offrire a voi la sua santa parola.

Perciò iniziate voi con la preghiera del santo rosario, che, come sempre, inizia la locuzione del Padre.

Anche stasera, come tutte le altre sere, preferite i misteri dolorosi, perché sono quelli che meglio degli altri misteri servono in una preghiera di intercessione come la vostra.

La Madre vostra e mia è in attesa della vostra santa preghiera. Insieme agli angeli suoi, io stesso sarò in mezzo a voi.

Amen.

 

 

– Invocazione dello Spirito Santo per ricevere il Padre.

 

Io, Gesù, torno in mezzo a voi per benedirvi nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e per dirvi: La pace sia con tutti voi.

Ritorno a dare la pace perché alcuni di voi non eravate presenti, quando già l’ho dato.

Benvenuti, o figli miei, in modo particolare a voi, che siete arrivati dopo.

 

Ora, io, Gesù, invocherò lo Spirito Santo di verità, di luce e di amor, perché si posi sopra di voi, illumini le vostre menti, sopra i vostri cuori, affinché voi possiate ricevere in tutta verità la parola del Padre.

 

«Vieni, o Santo Spirito, e porta la tua pace.

Vieni, o Colomba purissima, e rinnova la nostra terra.

Vieni, o Spirito d’amore, e porta con te il nostro cuore.

Vieni, o Spirito di amistà, e porta in mezzo a noi la tua pace.

Vieni, o Colomba purissima, e ritempra i nostri cuori.

Vieni, o Santo Spirito, e conduci la nostra mente là dove è la salvezza.

Vieni, o Spirito di verità, e conduci il nostro cuore alla pura e santa amistà».

 

Ora, che è sceso lo Spirito Santo in mezzo a voi, ascoltate la parola benigna del Padre vostro, che è sceso dall’alto dei cieli.

Amen.

 

 

– L’amore e l’affettuosità del Padre.

 

Io, il Padre, vi benedico nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. E vi dico: La pace sia con voi, o diletti miei figli.

Io vi porto la pace, la pace che è del mio regno, la pace che voi non conoscete, poiché non è di questa terra.

Io sono il Padre.

Io sono la vita.

Io sono l’amore.

Io sono la luce, la verità, la via.

Chi viene a me si salva e vive in eterno.

Chi si allontana da me perirà, poiché fuori di me «non è».

Io, il Padre vostro, sono sceso anche stasera in mezzo a voi, o diletti miei, perché voi sappiate quanto vi amo, quanto io sia legato a voi e quanto voi siate a me cari.

O benignissimi miei figli, sappiate che in cielo la vostra amistà è a tutti nota, a tutti è cara, a tutti è benevola.

 

Voi, o figli miei, siete i miei prediletti, siete i figli dell’amore, i figli della vita, i figli dell’acqua che non perisce, i figli dell’acqua che disseta.

 

Amatemi, o figli miei, poiché io sono il Padre vostro benignissimo, colui che vi ha creati, colui che vi ha redenti, tramite il Figlio suo, Gesù, colui che ora vi vivifica, allieta i vostri cuori, conforta i vostri spiriti, rinnova le vostre menti.

 

Conducete una vita nel timore di Dio, cioè nel timore, nel rispetto, nell’obbedienza delle sante mie leggi, perché solo così voi diventerete e sarete degni di essere chiamati cittadini del regno di Dio, voi che siete ancora nel mondo, voi che ancora non avete abbandonato le specie mortali.

 

Siate benevoli gli uni verso gli altri.

Riscattate con i vostri sacrifici i peccati degli altri fratelli, che sono pur figli miei e che io amo allo stesso modo di come amo voi.

 

Siate gli uni verso gli altri, così come io sono verso di voi, amorevole, servizievole, amante di tutti voi, nessuno escluso, anche coloro che non mi amano, che non mi cercano, che non mi vogliono, che mi bestemmiano, che mi oltraggiano, che offendono il mio santissimo nome e la mia santissima legge. Ad essi io non nego la mia amistà benigna. Ad essi io rivolgo sempre la mia parola e il mio santo amore, perché possano trasformarsi e benevolmente rivolgersi verso di me, che sono il fulcro della vita, anzi la vita stessa. E voi se volete essere figli miei dovete somigliarmi in tutto e per tutto e innanzi tutto nell’amore, che è la mia stessa essenza.

L’amore sono io. L’amore è il Padre. Perciò, voi, se siete figli miei, dovete essere nell’amore, con l’amore e per l’amore.

Chi non ama non è del Padre e non è nel Padre.

Chi odia è fuori di lui, non è con lui, né è in lui.

E voi, se appartenete a me, dovete amarvi gli uni con gli altri, comprendervi e perdonarvi.

Amarvi significa essere gli uni pronti a soccorrere gli altri, soccorrere in tutti i modi, con i fatti e con le parole, con i gesti e con gli slanci del cuore, segretamente ed apertamente.

Non ci siano fra voi odi, né rancori, né antipatie, né contrasti.

Tutto questo non è del Padre, ma del nemico del Padre.

Qualsiasi parola irruenta, qualsiasi contrasto, qualsiasi rimprovero, qualsiasi accusa non viene da me, ma dal maligno, perciò non penetri in voi.

 

Voi siete miei figli. Perciò parlate il mio stesso linguaggio, le mie stesse parole.

La mitezza sia la nota caratteristica del vostro cuore e, insieme alla mitezza, la dolcezza, la benevolenza, l’amore, la comprensione, il perdono.

Il richiamo sia fatto al fratello con dolcezza, in punta di piedi, possibilmente sommessamente, con la voce carezzevole e suadente, perché solo così sarà un richiamo valido, perché spinto e fatto con amore, per amore e nell’amore.

Qualsiasi altro richiamo in tono sgradevole o autoritario esso non è da me, poiché in me è soltanto amore, amore, amore, sconfinato, immenso, straordinario, travolgente.

Ora, se voi mi amate, se voi palpitate d’amore per me, non potete non amare coloro che sono accanto voi. In ciascuno di essi è la mia immagine, storpiata, derisa, sfigurata, maltrattata, vilipesa, mutilata, ma è sempre la mia immagine. Ogni uomo sono io, il Padre, che è nell’alto dei cieli. Perciò, quando voi mi cercate, quando bramate di stringermi al petto, correte incontro ad uno dei vostri fratelli e, cingendogli il petto, abbracciatelo, stringetelo teneramente al cuore, dicendogli: «Io, sì, che ti riconosco, o Padre mio Santo. Tu sei qui nel fratello mio, che sta dinanzi a me, che piange o che ride, che si lamenta o gioisce, che mi loda, o mi vitupera, che mi accarezza o mi maltratta, ma sei qui, perché, in questo fratello, c’è la tua immagine. Forse è un’immagine sfocata, forse è un’immagine non più d’amore, forse è un’immagine maltrattata, un’immagine violentata, un’immagine stracciata, un’immagine immiserita, ma è la tua immagine, Padre benigno. Ed io, ecco che ti abbraccio e ti stringo forte, teneramente al mio cuore».

«Dimmi, fratello, dimmi che hai? Cosa ti affligge? Perché così sei? Che cosa ti angoscia? Cosa ti angustia? Perché mi maltratti? Perché mi deridi? Perché non mi comprendi? Perché non mi parli? Perché mi odi? Perché mi violenti? Perché? Io sono fratello come te. Lo stesso Padre ci ha creati. Lo stesso Padre ci ha redenti. Lo stesso Padre ora ci unisce in questo abbraccio di amore, infinito ed eterno».

 

Ecco, così, ognuno di voi deve andare incontro all’altro, in punta di piedi, con le braccia aperte, distese, per stringerlo fortemente al cuore, senza contrasto, senza odio, senza antipatia, senza vituperio.

Solo così voi stringerete al petto il Padre vostro, che è nel regno dei cieli. Solo così voi lo onorerete. Solo così lo glorificherete. Solo così lo renderete felice.

 

O figli miei, cosa possa dirvi ancora di più?

Cosa posso donare a voi io, il Padre, se non l’amore e sempre l’amore e soltanto l’amore.

Voi sulla terra siete tanto infelici perché non amate, perché non siete avvezzi ad amare, perché l’amore fra voi è caduto in disuso da quando il maligno, il malevolo, il suicida ha provocato quel male terribile che vi ha sgominati e vi ha atterrati.

Perciò siete così infelici. Perciò siete torturati, tormentati, continuamente invischiati avvinghiati dal serpente velenoso che vi morde continuamente, costringendovi a soffrire, a patire, ad essere angosciati, ad essere tormentati dalle paure, dalle ignominie, dalle violenze, dalle incomprensioni.

Io, o figli miei diletti, vi esorto a staccarvi da questo modo di essere che non è il mio. Vedete? Io scendo dal cielo per dirvelo, ma soprattutto per testimoniarvelo.

Quale Padre di gloria santissima farebbe questo, scenderebbe dal cielo, per venire in questa terra così angusta, povera e meschina? Nessuno, se non perché questo Padre vi ama, questo Padre soffre perché voi soffrite, questo Padre piange perché voi piangete, questo Padre trepida perché voi andate, ora dopo ora, sempre più incontro al male, alla disperazione e alla fine eterna.

Perciò io scendo. Perciò io vi esorto e vi dico: Amatevi, perché solo l’amore vi può salvare, solo l’amore vi può guarire, solo l’amore vi può eternare.

Eternatevi così attimo dopo attimo, tenendo fra le mani il cuore del fratello, come se fosse il vostro, stringendolo al petto, fortemente, caldamente, teneramente, senza alcun rancore, senza alcun odio, senza alcuna antipatia. E tutto questo voi lo potrete farlo solo se sarete capaci di ricollegarvi continuamente a me, tramite il Santo Spirito, che è lo Spirito di Gesù, che vigila costantemente su di voi, in mezzo a voi e riempie voi della sua santità, sempre che voi lo invochiate in vostro aiuto, sempre che voi ricorriate a lui, perché Esso voglia benevolmente colmarvi di quella luce, di quell’amore e di quella bontà, che non è di questa terra, ma del regno dei cieli.

 

Innamoratevi di questo regno. Voi non lo conoscete, ma sentite come noi vi parliamo ciò che noi vi diciamo, ciò che noi vi portiamo. Tutto questo non vi basta perché voi comprendiate che il regno dei cieli è qualcosa di inusitato, di incomprensibile, di eccellente, di eccezionale?

Non vedete come il Figlio mio, disceso dal cielo, è stato capace di morire per tutti voi? E chi di voi ha mai saputo o voluto compiere qualcosa del genere? Nessuno. Sì, qualche altro poi, dopo di lui, innamorato di lui e unito a lui è riuscito a compierlo, ma solo dopo di lui, perché con lui si è trasformato in lui.

 

Ora, o voi che abitate su questo pianeta, innamoratevi del regno santo di luce infinita, dove non esiste odio, non esiste male, non esiste vendetta, dove la pace regna sovrumana e, insieme ad essa, l’amistà, la fratellanza, la benevolenza, la comprensione, la Misericordia, la giustificazione, l’eternità.

 

O figli miei, figli miei dolcissimi, io tornerò ancora in mezzo a voi per portarvi qualche scintilla celeste, perché essa, messa nel vostro cuore, possa fare divampare un fuoco d’amore talmente grande da bruciare tutta la terra e trasformarla così come io con il Cuore di Padre desidero.

 

Ora, figli miei, io ritorno al cielo, ma prima vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 

E a te, o sorella, o figlia, che parli, io dico: Ti benedico, Ti amo. Non temere. Tu hai più di un santo crisma, perché su di te non si posi più il male. Sii benevola, misericordiosa, disponibile, amabile verso tutti coloro che ti avvicinano e sarai veramente la mia eletta.

Amen.

Io, il Padre, vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 

 

– Conclusione di Gesù.

 

Io, Gesù, il Figlio Primogenito del Padre e fratello vostro, il Primo, il più Grande, l’Immenso, sono qui in mezzo a voi.

Ho ascoltato una ad una le parole del Padre, insieme a voi ho intenerito il mio Cuore e inumidito i miei occhi.

La bontà del Padre, così grande ed immensa, così sconfinata, commuove sempre il mio Cuore e mi ridesta a rinnovata speranza.

Io, Gesù, perciò vi invito a non soffrire le pene della vita terrena, proprio liberandovi dagli odi, dai contrasti, dalle controversie, dalle antipatie, che creano fra voi difficoltà enormi.

Liberatevi da tutto ciò e venite nell’amore, venite con me nel regno dell’amore. Io vi porterò là dove non tramonta mai la luce, dove non esiste che amore, amore, e sempre soltanto amore. Là con gli angeli e i santi, insieme alla beatissima Madre, voi canterete l’inno di eterna gloria, insieme a me, che sono il Figlio al Padre e allo Spirito Santo.

Amen.

 

***

 

* File: 050690 da 050690Lcs A ex36 Voce

050690L ex36 - 5 giugno 1990, martedì.

 

– L’amore del Padre, il Motore Primo.

 

Oggi la locuzione sarà condotta dalla sorellina su un tema molto importante, che a lei sarà suggerito dal divino Spirito.

Il tema si fermerà essenzialmente e totalmente su quello che è l’amore di Dio Padre.

 

L’amore del Padre è un amore sconfinato, inesistente sul volto della terra.

Egli ama tutti i suoi figli, dai piccoli ai più grandi, senza alcuna esitazione, senza alcuna eccezione.

Il Padre ama, perché è amore.

Il Figlio ama, perché anche lui è amore, ma l’amore del Figlio proviene dal Padre.

Lo Spirito Santo ama, perché è amore, ma anch’Esso è emanazione dell’amore che è nel Padre.

Il Padre, infatti, è il centro di ogni cosa, il fulcro vitale da cui si dipartono tutte le altre emanazioni, più o meno grandi, che in lui trovano origine e in lui trovano fine.

Ogni cosa da lui viene riscattata. Ogni cosa in lui viene ritrovata.

La terra, il cielo e le miriadi di stelle, di astri e di pianeti, di corpi celesti, che girano armoniosamente nell’universo, sono spostati e mossi da questa forza che ha in Dio Padre il suo fulcro, la forza dell’amore.

I fisici e gli scienziati hanno definito le leggi dell’universo «leggi fisiche» o «leggi naturali». E questo sta bene per gli uomini. Ma la vera unica legge che regge ogni cosa nell’universo è la legge di Dio, che è una legge d’amore.

 

Osanna, perciò, all’Amore, che è Dio, il Padre, l’Unico, l’Eterno, l’immenso e incommensurabile Dio di Abramo, di Giacobbe e degli altri profeti.

 

Ora, voi sapete. Tacete, perciò, quando qualcuno vi dice che ogni cosa, nel mondo o fuori del mondo, nell’atmosfera, nell’esosfera, nella ionosfera, avviene perché deve avvenire, per forza di gravità, per legge di transitabilità o per qualsiasi altro tipo di legge. Voi sapete che tutto accade, perché tutto è mosso e voluto da quel Motore Primo, che è il Padre.

 

Un filosofo antico, un filosofo greco, Aristotele, lo chiamò «Motore Primo». Ed aveva ragione, in parte, e, in gran parte, molto torto, perché Aristotele non conosceva Dio. Egli è vissuto prima della venuta di Cristo. Perciò non ha conosciuto la Rivelazione. Non conobbe neanche gli antichi profeti, perché lontano dal mondo in cui essi predicavano, in cui essi vivevano.

Aristotele è un filosofo e, al tempo stesso, uno scienziato, colui che ha dato espressione molto evidente e profonda, alla cultura del suo tempo, alla cultura greca, ma, al tempo stesso, a tutta la cultura antica, anche se Aristotele è stato superato per quella che è la teoria della gravitazione terrestre da altri scienziati e altri luminari molto più vicini a voi.

 

Ora, il Padre, così come lo ha definito il grande Aristotele, è il motore primo di ogni cosa, ciò significa che da lui si parte ogni cosa e ogni cosa a lui ritorna. Non solo, ma che, tramite il Padre, ogni cosa assume quel movimento e quella trasformazione che voi stessi potete considerare e notare nel mondo e in tutti gli esseri che vi circondano.

L’uomo stesso, dalla nascita alla morte, subisce delle modifiche e delle trasformazioni. E tutto questo avviene per opera del Padre, e anche e semplicemente considerando la trasformazione fisica, non quella psichica o spirituale, anche se quest’ultima è anch’essa opera del Padre. Così, tutte le trasformazioni che voi vedete nel regno della natura, sia per quanto riguarda il regno vegetale che quello animale.

Ogni trasformazione è dovuta sempre all’azione del Padre, un’azione, quindi, immensa, puntuale, precisa, che nulla trascura, nulla mette di lato, ma tutto ha in sé presente, puntualmente e attentamente.

Considerate l’infinità di fiori e di animali e i frutti, ognuno con la propria specie, e ogni specie con i propri generi, con i propri sottogruppi e vi di seguito.

Ebbene, ognuno di questi fiori, di questi animali e di questi frutti subiscono le trasformazioni necessarie, proprio grazie all’azione del Padre.

Quindi è proprio vero che il Padre è il «Motore Primo», quello che modifica, trasforma e agita ogni cosa, agitare nel senso di far divenire, di fare trasformare. Anche le nascite dei piccoli bambini, così anche degli animali, come anche dei fiori, come anche dei frutti, sono determinate dal Padre. Per cui, quando una donna rimane incinta e concepisce la sua azione è determinata e voluta dal Padre, il quale si serve dell’uomo, del seme dell’uomo, ma che in realtà è lui che innesta la vita, così nel seno materno dell’uomo, come naturalmente di qualsiasi altra specie animale e vegetale.

Ora, voi considerate quanto grande, munifica, esatta, puntualissima è l’azione del Padre, ineguagliabile e inestimabile, se l’uomo volesse imitare, solo in minima parte, l’azione del Padre, certamente non ci sarebbero né mezzi, né misure, né tempi a lui necessari e soddisfacenti per potere compiere almeno una piccolissima parte dell’azione che il Padre invece compie continuamente e in maniera definitiva e completa.

Tutto questo perché il Padre è l’Eterno, il Padre è l’Infinito, il Padre è la Potenza, il Padre è l’Eccellenza, il Padre è la Sovraumanità, il Padre è la Solennità, il Padre è Tutto, Inizio e Fine di ogni cosa, Principio e Fine di ogni essere.

 

 

– «Iam putet».

 

Ora, come l’uomo può dimenticarsi di lui? Come può nella sua piccola, minima parte di essenza, può dimenticare l’Essenza straordinaria, immensa, grandiosa, da cui egli dipende?

Questo certamente è un mistero o per lo meno lo è per voi, non certamente per noi quassù. Quassù è la verità. Quassù è la vera vita. Quassù è la vera essenza di ciascuno di noi.

L’uomo dimentica l’Essenza dalla quale proviene e alla quale appartiene, proprio a causa del peccato, che lo ha smarrito, che lo ha perduto.

Il peccato è l’atrocità più grande che esista nella vostra esistenza.

Voi temete determinate malattie, per le quali fino ad ora non esiste alcun rimedio definitivo, così per esempio i tumori, così per esempio le malattie cardiovascolari. Eppure io vi dico che né gli uni e né gli altri hanno il peso che ha invece il peccato.

Il peccato è la lebbra dell’anima, è la lebbra della vostra vita, è la vostra fine.

Chi è in peccato non vive.

Chi è in peccato «iam putet», già puzza, così come si legge nel Vangelo, a proposito di Lazzaro che io risuscitai dalla sua tomba.

«Iam putet», cioè egli è già puzzolente, cioè è fetido, è di cattivo odore, proprio perché emana tutto ciò che è la putridume del peccato.

Coloro i quali seguono il Padre e me non possono non avvertire questa putridume. Ecco perché della vostra sofferenza, voi che prima non avevate alcun senso spirituale, eravate come loro, nella putridume, nel peccato. Ora, che vi siete da esso districati, non per merito vostro, ma per volontà del Padre, l'Amore del Figlio e dello Spirito Santo, voi cominciate ad avere tutte quelle facoltà sensorie, diciamo così, per potere comprendere le cose che sono dello Spirito e perciò cominciate ad avvertire tutto il malessere, tutta la sofferenza, tutta l’angoscia che deriva dal contatto con chi già «iam putet».

 

Ora, o sorelline mie, da questo discorso che vi faccio, voi potreste chiedermi: «E allora Gesù cosa dobbiamo fare? Non dobbiamo avvicinare nessuno? Non dobbiamo stare a contatto con nessuno»?

No! Questo certamente è impossibile ed è anche contro a quella che è la mia legge e il mio regolamento, che si fonda essenzialmente sull’Amore e sulla fratellanza.

Voi dovete andare.

Voi dovete cercare.

Voi dovete abbracciare, tutti, poiché tutti, allo stesso modo, sono fratelli vostri, in quanto figli del Padre. Però, sappiate che essi molto spesso già puzzano e, perciò, voi ne traete quelle conseguenze negative, di cui voi già siete testimoni ed esperti.

L’animo vostro perciò non si turbi. Coraggio e andate avanti.

Solo vi prego in quei momenti di pregare e di ricordare con tanto dolore e con tanta ambascia che anche voi eravate come loro e adesso invece non lo siete più per grazia di Dio e volontà sua.

Perciò, in quei momenti, pregate, pregate intensamente, perché l’Agnello di Dio possa incunearsi anche là, dove, al posto del cuore, c’è un macigno, dove, al posto dello spirito, c’è già la morte che incombe o che già è completamente esistente o che è appena latente.

Bene! Ecco tutto. A questo io volevo oggi condurre i vostri cuori e la vostra attenzione.

Ora, basta.

Qui finisce ciò che dovevo a voi dire.

Amen.

 

Pregate, o sorelline, perché coloro i quali già puzzano, possano rifiorire dinanzi a Dio.

Così come poco fa ha fatto la sorellina, prendendo i fiori, che sono accanto alla mia immagine, per cambiare l’acqua ai vasi e ha avvertito che l’acqua era già un po’ puzzolente e l’ha cambiato con quella fresca ed ossigenata, così è necessario che accada per le anime dei fratelli vostri, per i loro cuori, per il loro spirito.

Amen.

 

Necessita che una nuova acqua venga a sostituire quella già putrida e quest’acqua è la grazia del Padre, che scende attraverso il Figlio nello Spirito Santo.

Amen.

 

***

 

* File: 060690 da 050690Lcs B ex36 Il Padre consente

 

– Ciò che l’amore del Padre consente ai figli.

 

Il tema centrale della locuzione odierna riguarda sempre l’amore del Padre, ma visto sotto un altro aspetto, cioè sotto l’aspetto differente finora considerato, relativo a ciò che l’amore del Padre consente di realizzare ai figli suoi sulla terra.

 

Noi abbiamo detto, più di una volta, che l’amore del Padre è eterno, sovrumano, straordinariamente grande, gigantesco, impossibile a potere essere contenuto in qualsiasi argomento o qualsiasi espressione terrena.

 

L’amore del Padre è qualcosa che supera la vostra stessa immaginazione, per quanto voi possiate sforzarvi di capire che cosa significa sempiterno, gigantesco, straordinario, immenso, potente, infinito. Non sempre, anzi quasi mai, riuscirete a contenere nella vostra piccola mente ciò che invece è esattamente nella Essenza del Padre mio e Padre vostro.

 

Ora, è a questo amore che si deve tutto.

Ieri, nella locuzione, si è detto: Il Padre è Motore Primo di tutte le cose, nel senso che da Esso dipendono tutte le cose, in Esso si muovono, da Esso partono, e ad Esso ritornano. Abbiamo parlato di tutte le modifiche, di tutte le trasformazioni che avvengono nell’essere umano, che avvengono anche negli animali e nelle piante. E abbiamo detto che queste trasformazioni sono dovute esclusivamente all’amore del Padre, che consente ad ogni piccolo essere, o anche grande, di muoversi, di nascere, di agire, di morire.

 

Ora, che cosa può l’amore del Padre nei riguardi dei figli? Tutto, nel senso che l’amore del Padre può far fare ai figli tutto ciò che essi desiderano, tutto ciò che essi vogliono, naturalmente, se la richiesta rientra nel bene, cioè rientra in quelle che sono le sue finalità, in quella che è la sua volontà, in quelle che sono le sue leggi preziose e divine.

 

Ora, nel Vangelo è detto, a proposito degli apostoli, che erano scoraggiati, poiché mi chiedevano: «Chi, Maestro, allora riuscirà a salvarsi?».

La mia risposta è stata che ciò che non è possibile agli uomini, lo è invece al Padre mio. E questa risposta che io allora diedi in mezzo ai miei, ai cari miei fedeli apostoli, che mi seguivano da un posto all’altro, trascinandosi dietro a me con in mezzo mille difficoltà, in mezzo a tanti sacrifici e a tanti contrasti, io lo ripeto ancora oggi, dicendo proprio a ciascuno di voi di non scoraggiarvi. E questo lo dico in modo particolare a colei che parla, perché è da tutto un giorno che la sorellina è tremendamente prostrata, poiché non si ritiene capace, all’altezza del compito a lei affidato. Il suo pianto accorato, io l’ho asciugato stamattina in chiesa, durante la santa Comunione poi anche quando è ritornata, in seguito alla caduta dovuta al nemico di Dio.

Ora, le ripeto, non temere, o sorellina, poiché ciò che a te non è consentito, lo è al Padre. Perciò rivolgiti a lui. Pregalo intensamente, perché egli ti dia tutto ciò che è necessario, perché tu possa raggiungere quel completamento spirituale necessario per portare avanti il suo disegno, il disegno del Padre sopra di te e anche, attraverso te, sui fratelli che ti circondano, poiché, voi lo sapete, è certo questo, la sorellina non si salverà da sola, ma si salverà insieme a tutti voi che le fate corona, poiché voi siete una piccola comunità. Io ho istituito in mezzo a voi un piccolo Cenacolo, il Cenacolo delle ore tre, il Cenacolo della Misericordia, come voi certamente potete definirlo, come anche io l’ho chiamato qualche volta: «Scuola dell’anima». Ora, o in un modo o nell’altro, è certo comunque che voi già costituite una piccola cellula di quella grande, enorme, straordinaria «Ecclesìa», che costituisce il mio Corpo Mistico. E voi dovete amarvi. Voi dovete aiutarvi a vicenda. Dovete comprendervi. Dovete pregare gli uni per gli altri, perché la vostra salvezza è legata l’una all’altra.

 

 

– Non chiedete al Padre cose di poca importanza.

 

Ora, io dico alla sorellina e a tutti voi che mi ascoltate, non desistete dal pregare, non desistete dal rivolgervi continuamente a me e, tramite me, al Padre, perché voglia nella sua infinita bontà, concedere a tutti voi ciò che è necessario per raggiungere il regno dei cieli. Non ricchezze, non gloria, non potenza, non beni materiali. Tutto questo, sorelline, ha un’importanza molto relativa, è legata soltanto alla terra, a quella terra che voi, bene o male, prima o poi, comunque dovete certamente abbandonare per venire verso di me, nel regno dei cieli.

Perciò non sciupate, neanche un solo attimo, della vostra preghiera per rivolgere al Padre richieste del genere, poiché ciò che a voi è e sarà necessario il Padre ve lo concederà, senza che voi glielo chiediate.

Si legge pure nel Vangelo che gli uccelli hanno ciò di cui necessitano loro per mangiare, così anche i gigli dei campi e gli altri fiori.

Ora, immaginate che cosa non farà il Padre per ciascuno di voi. Voi valete di più, per il Padre, di un singolo uccellino. Voi valete più di un singolo fiore. Voi valete più di qualsiasi altra cosa al mondo per lui, che è il Padre dell’amore e il Padre della Misericordia.

 

La sorellina che parla sperimenterà, giorno dopo giorno, la divina Provvidenza, proprio perché, come lei stessa ha scelto di vivere poveramente, rinunziando all’acquisto di qualsiasi genere che possa riguardare la sua persona, questo le permetterà di comprendere che, vivendo nella povertà più assoluta, cioè nell’assoluta indigenza, senza acquistare proprio nulla, egli, il Padre, provvederà a che non le manchi proprio niente. E questo servirà a lei, perché lei lo apprenda e, al tempo stesso, lo testimoni.

 

La sorella, oggi, si è fermata chiedermi, se le è consentito di abbandonare gli abiti normali e rivestire la tela di sacco. Ed era andata pure a comprarla eventualmente o a farla acquistare a qualcuno di voi per potersene fare un vestito. Io l’ho dissuasa, poiché le ho detto che anche se continuerà a vestire gli abiti normali, potrà allo stesso modo servirmi, senza però scoprirsi davanti agli altri che certamente la individuerebbe come qualcuna non completamente a posto di testa. Già è tanto ciò che lei fa, specie nell’ambiente della scuola, dove i colleghi hanno osservato questo totale cambiamento da parte della sorellina, che non indossa più gli abiti di una volta, che non si muove né parla più come una volta. E questo certamente non è a lei favorevole. Infatti, come lei sperimenta, viene in un certo senso scartata, allontanata ed umiliata, anche da parte di alcuni degli alunni. Tutto questo è qualcosa che servirà alla sorella, perché lei comprenda come il mondo sia vano, come il mondo giudichi dalle apparenze, come il mondo non sia capace di andare oltre la punta del suo naso.

Servirà anche alla sorella per potere sperimentare quanto sia grande l’umiliazione, perché più lei si umilierà davanti agli uomini, più il Padre, che è nell’alto dei cieli, la esalterà.

 

L’umiltà è la matrice di tutte le virtù.

Chiedetela continuamente al Padre, che è il datore di tutti i beni, perché egli si degni di rivestirvi di quel sacco di tela grezza interiore, spinoso, per niente spugnoso, tramite il quale voi possiate abbandonare ogni velleità e ogni idea terrena.

 

La sorella poi chiedeva ancora oggi illuminazione, perché possa io guidarla là dove necessita un’opera anche manuale, cioè possa lei in pratica rivolgersi a persone, a fratelli che hanno bisogno.

Io dico alla sorellina, che ancora questo tempo ha da venire; che si prepari per questo, poiché ancora non è a lei consentito muoversi in questo modo. A lei per il momento è richiesto il servizio che lei compie, quello di parlare al posto mio, di donare a me la voce o al Padre o alla divina Madre, di partecipare ogni giorno al sacrificio della santa Messa con l’offerta totale di se stessa e di tutto ciò che le appartiene, insieme alla totale rinunzia di tutto ciò che riguarda la sua persona e, dopo di questo, la preghiera costante e l’unione continua al Padre, cioè l’abbandono tra le sue braccia. E tutto questo per gli altri, per i fratelli che soffrono, per i fratelli che piangono, per i fratelli che sono nel peccato. Questo sappia la sorellina che è apostolato, apostolato di prima qualità, perché è l’apostolato intimo, quello del cuore, quello dell’anima. Per l’altro apostolato ci sono perora altre braccia, altre operai che lavorano nella mia vigna.

Amen.

 

 

– Amico, fratello e Maestro integerrimo.

 

Ora, io, o sorelline, ti ringrazio per il grazie che tu con tutto il cuore rivolgi a me, mentre io ti dico tutto ciò che devi fare. Il tuo grazie mi riempie l’animo di gioia e di felicità, perché comprendo in questo modo che tu hai capito lo scopo per cui io ho parlato a te. Io voglio esserti, oltre che amico e fratello, Maestro, Maestro integerrimo, Maestro veramente portato a guardare nell’alunna che ho davanti, insieme a quelli che sono i pregi e le virtù, i difetti, senza alcuna esitazione, perché soltanto così potrà accadere la correzione e, tramite la correzione, la santificazione della mia discepola.

Amen.

 

 

– Chiedete solo per amore e nell’amore.

 

Io, adesso vi esorto ad essere lieti nel profondo del vostro cuore, perché nonostante la vostra nullità, così poco fa l’avete definita, voi siete al centro del Cuore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Anche se siete poveri, anche se siete miseri, avete con voi un’estrema grandezza, che è l’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Appigliatevi ad esso con tutte le vostre forze, con tutte le vostre capacità. Ed Esso vi trascinerà, là dove voi non potreste sognare vi neppure di potere arrivare, perché l’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo è qualcosa di potente, di straordinariamente capace di compiere qualsiasi miracolo, anche il più assurdo, anche il più impossibile.

Nulla è impossibile a Dio, specie se chi lo chiede, lo chiede per amore, poiché l’Essenza del Padre è l’Amore, l’Essenza del Figlio è l’Amore, l’Essenza dello Spirito Santo è l’Amore.

Chiedete l’amore e l’amore vi sarà dato, chiedete per amore e vi sarà per amore concesso. Supplicate per amore e tutto ciò che voi intercederete vi sarà concesso, proprio perché lo farete grazie all’amore.

 

Ora, io, Gesù, con tanto infinito amore, vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e vi dico: La pace sia sempre con voi, ora e sempre rimanga profonda e sconfinata dentro il vostro cuore, accompagni la vostra giornata, accompagni ogni vostro gesto, ogni vostra parola, durante tutta la serata e vi accompagni durante la notte, perché riposiate nella pace di Dio.

Amen.

A domani, o sorelline.

 

Domani, se sarà possibile, ci sarà la preghiera delle ore tre e poi ci sarà l’adorazione durante la serata alle ore nove.

Durante l’adorazione canterete il santo e divino rosario eucaristico e poi riceverete la locuzione dalla sorellina, che cadrà in trance, non in trance completo, ma in una situazione di pre-trance più profondo.

Amen.

 

Io, vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E vi do, ancora una volta, la mia pace. Ed ora ascendo, con gli angeli miei, verso il cielo sconfinato, azzurro ed infinto, dove l’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo mi attendono, ora e sempre.

Amen.

 

***

 

* File: 130690 da 130690Lcs A Obbedire al Padre

 

– Cosa significa obbedire al Padre.

 

Io, Gesù di Misericordia, vengo a voi e vi benedico, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

La pace sia con tutte voi, o mie pecorelle, regni a lungo per sempre nei vostri cuori e nello spirito vostro, a recare quella fratellanza e quell’amore che voi non avete, non appartenendo ancora al regno di Dio.

 

La locuzione di oggi avrà come tema centrale l’obbedienza, l’obbedienza cieca al Padre, primo fra tutti, poi al Figlio e al Santo Spirito, espressioni di una stessa essenza divina, per passare quindi all’obbedienza ai figli di Dio, a coloro cioè che il Padre mio ha posto in mezzo a voi, accanto a voi per guidarvi e portarvi alla salvezza eterna.

 

Io, Gesù, mi pregio di dirvi che sono stato sulla terra, uomo più obbediente, il primo fra tutti nell’obbedienza alla volontà del Padre. Nessuna trasgressione in me, né in parole, né in opere, né in volontà.

L’adempienza totale e completa alla volontà del Padre, mi rendeva la felicità e il gaudio eterno già sulla terra. Ed è questo che io voglio a voi insegnare, perché voi possiate seguire me in questa strada che conduce al Padre.

 

Che cosa significa obbedire?

Obbedire è rimettere la propria volontà ad un’altra volontà, volontà che risiede al di fuori di noi. In questo caso alla volontà del Padre, significa rimettere la propria volontà ad una volontà superna, cioè superiore, suprema, onnipossente e straordinaria, che esige l’obbedienza assoluta, esatta, precisa, in ogni piccolo particolare.

Non esiste obbedienza senza totale remissione della propria volontà a quella a cui si vuole o si deve obbedire.

Perciò, se voi pretendete di obbedire al Padre, dovete innanzi tutto donare a lui la vostra volontà. La vostra volontà risieda nella volontà del Padre.

 

E che cosa significa tutto questo?

Significa abbandonare la propria volontà, significa in parole pratica rinunziare a quell’io superbo che costantemente fa capolino in voi.

“Io faccio questo”, “io faccio quell’altro”, “io voglio quell’altro”, “io penso”, “io dico”, “io propongo”, “io ritengo”, “io non faccio nulla di male, io aggiusto anzi questo”, “io sono pronto a fare quest’altro”, espressioni queste tanto comuni, nel vostro continuo linguaggio e che voi pronunziate nella maniera più semplice e più facile che si possa dire, senza alcuna preoccupazione, senza alcun timore, senza alcun dubbio che possa esserci in questo una infiltrazione demoniaca, cioè l’intervento del nemico di Dio che vi porta a staccarvi dalla obbedienza alla volontà del Padre. Che dico? Vi porta a staccarvi dalla volontà stessa del Padre.

 

Ora, o sorelline, queste parole in voi non devono più trovare riscontro, poiché per voi la volontà è una sola, non la vostra o le vostre, ma quella del Padre, la Volontà, scritta con la V maiuscola per esprimerci ancora una volta con un linguaggio a voi comune, che equivale alla Volontà Suprema, all’Unica Volontà.

Voi non avete nulla da desiderare, nulla da decidere, nulla da proporre, né da rettificare, né da pensare, né da aggiustare, poiché tutto questo lo farà avanti a voi la Volontà che per voi ragiona, per voi pensa, per voi propone, per voi dispone, per voi decide, per voi conclude ogni cosa. Ed è questa Volontà che vi precederà e alla quale voi vi rimetterete la vostra volontà.

E’ un discorso questo non umano, lo so, perciò so anche la vostra difficoltà a seguire queste mie parole, poiché nel linguaggio umano avere una propria volontà significa avere personalità, significa avere carattere, significa essere una persona, diciamo con linguaggio comune, una persona importante, una persona che sa il fatto suo, una persona cioè che non si lascia prendere in giro, oppure cambiare dall’altra che le sta vicino.

Invece, voi, o dilette mie, se volete percorrere la via che io vi addito, se volete voi percorrere insieme a me la via, la strada della salvezza, che conduce al Padre, bisognerà che una volta per tutte abbondiate il linguaggio umano, la maniera di pensare del linguaggio umano, poiché esso proprio scompare nel regno di Dio.

Nel regno di Dio non esiste alcun piccolo ricordo di quello che è il linguaggio, il frasario, il costume che esiste sulla terra.

Nel regno di Dio esiste solo l’amore, esiste lui, Principio e Fine di ogni cosa. E in lui esistono tutte le cose.

Perciò bisognerà che voi, o dilette mie, cominciate a compiere un esercizio di sforzo sovrumano per cercare di imbrigliare, frenare quella che voi chiamate volontà vostra e riporla, incamerarla in quella che è la Volontà eterna, dell’Unico Fattore, dell’Unico Principio e Fine di ogni cosa.

Necessita allora che voi facciate innanzitutto una rinunzia a quella che è la vostra volontà, la rinunzia al vostro io imperioso, alla rinunzia a quell’io che fa continuamente capolino in voi per dettare determinate decisioni, che molto spesso, anzi quasi sempre, non sono assolutamente le decisioni del Padre vostro, che è nel regno dei cieli.

Perciò, quando voi, con una espressione laconica, molto semplicistica, concludete il discorso dicendo: «Sia fatta la volontà di Dio», voi non fate altro che dire qualcosa di oziosamente inutile, perché non avete fatto per niente la volontà di Dio, ma solo perché quella qualcosa non è avvenuta e non si è verificata così come voi pensavate, concludete dicendo: «Sia fatta la volontà di Dio».

Non è allora che voi dovete dire «sia fatta la volontà di Dio», ma è all’inizio di ogni azione, o di ogni impresa che voi dovete dire: «Sia fatta la volontà di Dio».

Quando giornalmente pensate di dovere decidere, di dovere imporre determinate soluzioni, di dovere cercare determinati principi da seguire e anche a volte anzi quasi sempre da imporre a tutti gli altri.

Perciò, o mie dilette, cessate di usare questa espressione «sia fatta la volontà di Dio», perché suonerebbe un’espressione vuota, un’espressione effimera, un’espressione fiacca, di debole, inutile fattura.

 

La volontà di Dio invece va ricercate continuamente.

Dove, potete dirmi, o Signore?

Dove dobbiamo ricercarla questa volontà?

Subito detto, o figliolette mie.

 

La volontà di Dio, voi la dovete ricercare facendo vuoto nella vostra volontà.

Quando voi non penserete più, quando voi vi abbandonerete totalmente alla volontà di colui che è, di colui che vi ama, di colui che vuole, di colui che propone, di colui che dispone, di colui che pensa costantemente a voi, allora sì, possiamo dire, assieme, tutti assieme: sia fatta la volontà di Dio. Cioè voi dovete ricercare questa volontà di Dio nell’assenza totale della vostra volontà.

 

Passiamo a un’espressione semplice di questo che io vi do come insegnamento.

 

Qualcuno potrebbe dirvi: Sorellina mia, cosa facciamo domani? Ecco, certamente la risposte possono essere due. «Domani noi andremo in chiesa». Non so, per esempio, «per fare dottrina», oppure «per compiere un’altra opera di Misericordia», o qualche altro compito.

 

L’altra risposta può essere: «O sorellina, si compia domani su di noi la volontà del Padre».

 

Quale secondo voi delle due risposte adempie alla volontà del Padre? Certamente la seconda, perché la prima, pur essendo buona, pur essendo completa nel senso divino e nel senso più alto, non è la volontà del Padre, o per lo meno non si è dato spazio alla volontà del Padre.

 

Voi non avete aspettato che il Padre esprima la sua volontà su di voi, ma avanti avanti avete deciso per lui.

 

Imparate, o sorelline della terra, a percorrere, sia pure in un brevissimo spazio di tempo, un percorso già tracciato dal divino Padre, che anticipa per voi ogni cosa. E, credetemi, parola di Gesù, l’anticipa sempre nel modo più bello, più straordinario, più completo e più perfetto che ci possa essere.

 

Rinunziate dunque alla vostra volontà, la quale è caduca, la quale è povera, la quale è meschina, la quale è misera, la quale è debole, la quale è insostenibile, la quale è corruttibile, la quale a nulla porta, se non molto spesso a intrighi, sopraffazioni, inutili discorsi, decisioni sballate, convincimenti prima che sembrano esatti e di poi, invece, che si rivelano erronei e completamente da cambiare.

 

Cosa ci accansate voi, o sorelline? Proprio nulla. Ne traete fuori una confusione abnorme con la continua e naturalmente pericolosa difficoltà di sbagliare sempre in quelle che sono le decisioni da voi apportate.

Naturalmente più di una, in questa stanza, mentre io, Gesù, parlo a voi, si stranizza di queste parole.

Non vi meravigliate, non temete. Io so che questo mio discorso non è un discorso adatto a chi è abituato a vivere sulla terra. Lo ho anticipato poco fa. Il mio linguaggio e il mio discorso è un linguaggio e un discorso del regno dei cieli, dove, come già ho detto, non esiste l’uno, il due, il tre, ma esiste l’Uno e il Tutto in Lui, nel Padre.

Tutti i santi, tutti i beati, tutti gli arcangeli, tutti gli angeli, serafini, cherubini, troni, dominazioni, tutte le molteplicità delle potenze celesti che costituiscono l’universo, il tutto abitato, hanno esistenza vivono e si compiono solo perché sono nell’Uno, nel Principio e Fine di tutte le cose.

Voi, questo, siete incapaci di intenderlo. Però, se docilmente, vi sottometterete alla mia Maestà e al mio divino Consiglio, se voi verrete a me con la docilità delle pecorelle che sono mansuete, timide, povere nel loro modo di manifestarsi, questo miracolo si compierà, voi diventerete sulla terra angeli del cielo, voi diventerete sulla terra, quella luce di cui parla il mio vangelo. Voi darete alla terra quel sale, di cui ho parlato spesso ai miei apostoli.

Voi non lo potrete essere fino a quando avrete l’idea di decidere voi per le cose del cielo. No, figliolette mie, le cose del cielo vanno decise dal Padre e, quando dico cielo, non intendo estromettere da esso la parte relativa alla terra, perché anch’essa è cielo, anch’essa è regno di Dio, se questa parte viene vissuta nella volontà del Padre. Se viene vissuta, invece, fuori dalla volontà del Padre, allora non è più regno di Dio.

Perciò fate delle cose vostre terrene un regno di Dio eterno e continuato, rimettendo alla volontà del Padre, la vostra piccola, piccola, misera, povera, limitata volontà.

In una sola cosa voi dovete vivere la vostra volontà ed è nella decisione di seguire il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. E solo qui che il Padre vi lascia liberi e rispetta questa libertà, perché anzi desidera, brama possedere questa volontà, cioè rendersene conto, averne il continuo tributo, avere cioè delle creature, che, pur essendo libere, decidono, attimo dopo attimo, minuto dopo minuto, di seguire la volontà del Padre loro.

 

Ecco! Io a voi ho detto. Io ora taccio. A voi sia data la facoltà di riflettere e di pensare.

 

Ora, permettete ancora a me, piccolo, piccolo Maestro in mezzo a voi, di potere dire ancora qualcosa tanto importante. Quando voi ritenete da ciò che è la mia locuzione, donate al divino e santo PA, il quale sa ciò che dovrà compiere, ma dopo io chiedo che tale locuzione sia riascoltata da voi, prima da voi e poi dagli altri. Tutti mi siete cari allo stesso modo. Tutti nello stesso modo occupate un posto nel mio cuore, ma prima fra tutte siate voi, o divine discepole di questo santo Cenacolo, a riascoltare possibilmente insieme oppure a gruppi non meno di due, perché quando due saranno insieme o più di due, a parlare di me io scenderò in mezzo a loro.

Riascoltatela questa locuzione in numero non meno di due ed io sarò ancora una volta in mezzo a voi.

Questo vi dico perché ritengo che le mie parole, che da qualche tempo vanno facendosi sempre più concrete e forti, siano da voi meglio riassorbite e riascoltate, attraverso un più attento esame di ogni parola e di ogni espressione, che fedelmente la sorella riporta a voi, così come le sente, anche se lei vi dice con non le sente attraverso voci, ma le sente intellettivamente, ed io confermo questa maniera di sentire, che non è una maniera di sentire umana.

Quando la sorella dice: Gesù non ha voce, dice il vero, poiché a lei è stato rivelato. Ma Gesù può anche avere voce umana, solo che, per lei, per la sorella che è in mezzo a voi, Gesù non ha scelto voce umana, ma ha scelto una voce che non è sentita nella maniera umana, ma che è ascoltata e riferita dalla sorella, puntualmente, senza omissione di alcun particolare.

Spesso voi la vedete fermarsi o tornare indietro o vi pare che la sorella compia qualche errore. Qualche errore c’è per la fretta di riferire qualcosa, ma spesso c’è qualche errore, perché la sorella riprende in maniera più decisa ciò che magari non aveva sentito in maniera attenta e puntuale.

Non temete, però, perché tutto ciò che a lei viene detto è da me voluto, da me ordinato, dietro volontà e decisione completa, totale del Padre, del Figlio e del Santo Spirito.

 

Ora, a voi rimetto la locuzione. Fatene tesoro, poiché non sono parole della terra, ma del cielo, degli angeli e dei santi, dei beati che sono qui, in mezzo a voi, in questa stanza, perché, là dove cala la mia parola, scende anche tutto il regno di Dio ad osannare e a benedire la parola che è luce, verità e vita.

Io sono sempre in mezzo a voi. Io vi amo, o ancelle mie. Io vi voglio tutte con me per sempre, per l’eternità, ora e sempre.

Amen.

 

Ora iniziate la divina preghiera al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, perché la locuzione di oggi, come quella di domani, di posdomani e del futuro, scenda profonda nei vostri cuori, a cambiare la vostra natura, a modificare l’indole vostra, a trasformare la vostra maniera di essere e di vivere, poiché, o figliolette mie, mai in me vuole esserci rimprovero. Io so com’è la natura umana. Anch’io sono stato un uomo. Anch’io ho vissuto in mezzo agli uomini. Io so la mente umana. Io conosco la volontà umana. In me nessun rimprovero, ma solo guida, solo consigli, solo apertura, perché voi conosciate che la vostra vita non è questa, angusta, misera, e povera, che vi è dato di vivere, ma è un’altra. E’ la vita del regno dei cieli, bellissima, mobilissima, tutta splendore e magnificenza, tutta lode e gloria all’unico eterno Dio, che è il Padre nostro, mio e vostro, e siede, assiso, infinito e immortale, in una molteplicità di luci, di splendore, di gloria e di straordinaria purezza. Amen.

Io, Gesù, il glorioso, il risorto, oggi sono in mezzo a voi.

Amen.

 

***

 

* File: 140690 da 140690Lcs AeB Puntualità

 

– Tengo molto alla puntualità.

 

Io, Gesù di Misericordia, ritorno in mezzo a voi come tutti gli altri giorni.

Già da qualche momento ero in vostra attesa.

Perdonate, ma fate in modo di non fare attendere il Dio della gloria.

Siate concisi, attenti all’ora che scocca.

Io scendo dal paradiso per venire in mezzo a voi.

Nessuna cosa, neanche la cosa più urgente e più importante può essere tale da essere preferita al saluto che voi dovete rivolgere al vostro Gesù, redentore e salvatore delle anime vostre.

Questo avviso puntuale e attento io a voi l’ho rivolto tante volte, ma ancora qualcuna di voi non si rende bene cosciente e consapevole di ciò che io a voi richiedo.

Io vi chiedo un’obbedienza perfetta.

Ieri vi ho intrattenute sulla obbedienza al Padre.

Ieri vi ho detto come io fossi l’uomo sulla terra capace di obbedire al Padre in ogni particolare, senza trascurare nulla che potesse recargli dispiacere.

Se voi volete essere del Padre, dovete appartenere a lui anche nella perfezione. E’ difficile, lo so, però dovete tentare, per lo meno cominciare a provare.

Il silenzio, l’abnegazione, la rinunzia alla volontà, l’obbedienza, la tacita adesione ad un programma che non è il vostro, tutto questo deve riempire la vostra giornata.

Le altre cose sono cose da niente, cose effimere, che possono trovare posto in altro momento e in altra circostanza.

Ora, io vi dico questo non tanto per rimproverarvi, quanto per abituarvi all’idea che il vostro Dio va obbedito attimo dietro attimo, minuto dietro minuto.

Io voglio da voi un’obbedienza perfetta, totale, completa.

Non è vero che l’essere puntuali o il non esserlo sia qualcosa da poco. E’ molto importante, importante perché significa che la creatura che adora il suo Dio, sta in attesa costante e continua per obbedire ai suoi desideri e alla sua volontà.

Figuratevi che cosa non fa una creatura, obbediente e amorevole, per andare incontro al suo sposo. Si precipita, accorre, viene incontro a lui senza porre indugi e senza perché.

 

Perciò, o sorelline mie, carissime amiche, ancora una volta, io rivolgo a voi questo appello costante e continuo quello della puntualità.

Io non penso che ci sia nulla che possa contrastare il vostro orario di appena 5, 6 minuti.

Tutto questo significa che voi in tempo farete ciò che è necessario fare, ma la puntualità è somma, la puntualità è importante per lo sposo che viene incontro alla sua sposa.

 

Ora, o dilette mie, vi prego di abituarvi a questa puntualità alla quale io tengo in modo particolare, perché, capite, è lo sposo vostro che scende dal cielo incontro a voi. E voi no potete farlo attendere, neanche un solo minuto in più.

 

 

– L’obbedienza al Figlio Gesù.

 

Questa sera la mia locuzione si svolgerà, ancora una volta, sul tema della obbedienza.

Ieri abbiamo trattato l’obbedienza al Padre.

Oggi noi tratteremo l’obbedienza al Figlio suo Unigenito, a Gesù Cristo, a colui che è qui in mezzo a voi.

Obbedire a lui non è facile. Io lo riconosco, poiché Gesù, Gesù è Dio, l’Uomo Dio, venuto dal cielo sulla vostra terra per insegnarvi a ritrovare quella via che voi avevate perduto.

Perciò l’obbedienza a Gesù è un’obbedienza di eccezionale, anzi capitale importanza.

Obbedire a Gesù significa ritrovare quella strada per giungere al Padre.

Ora, dicevamo, è un’obbedienza del tutto per niente facile, perché l’insegnamento di Gesù è un insegnamento che è fondato essenzialmente sull’amore, sull’amore al Padre e allo Spirito Santo, sull’amore agli uomini, a ciascuno di voi. Ed è questo il punto estremamente difficile che a voi non è dato potere seguire con facilità.

E’ per voi più facile obbedire al Padre che obbedire al Figlio, perché l’obbedienza al Figlio non può essere condotta senza obbedienza al fratello, che vi sta accanto, poiché Gesù stesso, stando sulla terra, si è sottoposto all’obbedienza degli uomini del suo tempo, non scartando nessuno di essi, anche i più malvagi, i più feroci.

Se voi esaminate attentamente la sua vita dalle prime tappe, fino alle ultime, voi incontrerete un Gesù obbediente fino all’inverosimile.

Che cosa è accaduto al vostro Gesù, quando, per esempio, dopo la sua nascita, nella grotta di Betlemme, e dopo l’avviso dell’angelo a Giuseppe, è accaduto che è stato costretto a fuggire, ad andare via in esilio in terra straniera.

Voi pensate che non sarebbe stato più facile, per quel Gesù, tramite il Padre suo, continuare a vivere nella sua terra.

E invece no. Egli ha preferito fuggire, fuggire da quella terra, dove egli era perseguitato e ricercato, piuttosto che andare incontro a delle leggi che non gli avessero consentito di rimanere.

Gesù rimase in terra straniera per tanto tempo. Poi ritorna nella sua patria e anche qui si sottopone alle leggi degli uomini, accettando di vivere il duro lavoro, che a lui permesso, accettando di compiere tutto ciò che avrebbe compiuto, se fosse stato soltanto un uomo e non un Uomo-Dio.

 

Che cosa dire, perciò, della sua vita trascorsa nella totale miseria?

Più di una volta io vi ho informate sul tipo di povertà che caratterizzò la mia vita.

Io fui povero, insieme alla Madre mia, Maria, ma di una povertà estrema.

Vi ho detto più di una volta che non avevo un lavoro tale che mi consentisse di potermi dedicare con una certa tranquillità ad una vita pressoché serena e tranquilla. La mia vita trascorreva invece in mille preoccupazioni, relative alla maniera come avrei dovuto sbarcare il lunario, io, insieme alla Madre mia.

Tutto questo perché? Per sottopormi a quelle che sono le leggi degli uomini.

E poi, ancora, quando iniziai la vita pubblica e lasciai mia Madre e mi diressi con i miei uomini in predicazione, che cosa non dovetti affrontare e subire da parte degli uomini per potere diffondere ovunque la parola del Padre. Accuse, ignominie, persecuzioni, oltraggi, oppressioni, emarginazioni, a volte quasi la lapidazione, altre volte per poco evitai di essere ucciso, scagliato giù da un monte, o ucciso in altro modo.

Questo sempre perché mai, in nessun campo, e in nessun modo io volli approfittare della mia divinità per trasformare, superare le leggi degli uomini, ma ad esse io mi sottoposi e, quando ad esse contrastai, contrastai con linguaggio certamente umano, anche se pregno della sapienza divina. Ad esse contrastai con maniere e atteggiamenti che erano soltanto quelli di un uomo, di Uomo-Dio.

 

Ora, passiamo all’ultima parte della mia vita, la parte in cui io mi avviai alla morte, l’ultima parte quella più dolente, quella più triste, la mia ora, l’ora per la quale io ero venuto sulla terra.

Voi pensate che il Padre mio non avrebbe avuto il modo e la maniera per cercare di fare sfuggire al suo Gesù le pene e le condanne che a lui inflissero gli uomini? Oh, che dico?! Non pensate che al Padre sarebbe stato possibile, in parte, evitare o diminuire, l’orrore che invece si scagliò su di me in tutta la sua furia? Certamente sì. Ma né lui, né io osammo questo, proprio perché il Dio fattosi Uomo si riteneva del tutto obbediente alle leggi degli uomini.

 

Io, Gesù, perciò, andai incontro a un simile flagello, terribile, che non risparmiò nessun colpo e nessuna violenza sopra la mia povera persona.

 

Abbiate pietà di me, o sorelle mie! In questo momento in cui io rinnovo in mezzo a voi la memoria della mia passione.

Siate certe che nessuna di voi avrebbe potuto sopportare una simile tragedia.

Io la sostenni perché ancorato alla divinità del Padre mio.

 

Ora, ditemi? Che cosa e chi avrebbe potuto impedire al Padre, nell’alto del cielo, di ridurre al massimo o semplicemente al minimo la mia sofferenza? Certamente nessuno. Eppure non fu così.

Il Padre, come il Figlio, si sottomisero alla obbedienza delle leggi terrene e subirono insieme la condanna più terribile che sia stata inflitta sulla terra.

 

Curatevi, perciò, o sorelle mie, di seguire il mio esempio prezioso, l’esempio dell’Uomo-Dio, che obbedì fino all’ultimo, ciecamente e costantemente a ciò che la volontà del Padre a lui imponeva.

E la volontà del Padre era che egli, pur essendo un Dio, si sottoponesse alle leggi terrene. E furono queste leggi terrene che distrussero totalmente la mia umanità, anche se poi essa risorse, non certo, però, per volontà degli uomini, ma per la volontà e l’amore che io avevo portato al Padre mio, che è nel regno dei cieli.

 

Ora, o sorelline mie care, tutto questo io vi ho detto e ho rinnovato, sia pure tra tanti triboli da parte della sorellina che ha veramente trasudato, nel tentativo di potere dire a voi quanto io e il mio divino Spirito a lei hanno suggerito.

Tutto questo è stato detto perché voi sappiate quanto sia importante per un Dio l’obbedienza, l’obbedienza alle leggi, sì, anche alle leggi umane, naturalmente quelle che non offendono le leggi naturali di Dio.

E’ necessario che ogni uomo si sottoponga all’obbedienza per potere salire al cielo.

L’obbedienza è, diciamo, il trampolino di lancio perché ognuno di voi possa spiccare il volo verso l’alto.

Nessuno di voi può pretendere di raggiungere il cielo, se non ha soddisfatto fino ad ogni particolare l’obbedienza alla volontà del Padre, a quella del Figlio e a quella dello Spirito Santo.

Ora, l’obbedienza al Figlio è sottomettersi totalmente e pienamente alle leggi umane, poiché lui così fece, durante la sua vita sulla terra.

Conducete perciò un’esistenza obbediente, mite, guardinga, innamorati però dell’alto, volti con il vostro sguardo verso il cielo dove vi attende il Padre con la schiera degli angeli suoi, dei suoi santi e dei suoi beati.

 

 

– Sintesi sull’obbedienza al Figlio.

 

Io, Gesù di Misericordia, ritorno in mezzo a voi, o mie dilettissime amiche, e vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Amen.

 

Ora, o dilette mie, io vi dico che durante la preghiera la sorellina mi ha continuamente pregato perché io possa ripetere qui, in questa seconda parte della locuzione, ciò che a voi tutte ho detto poc’anzi e che la sorella non ha registrato.

La tempesta che si è scatenata su di voi e in particolare sulla sorella che parla è stata provocata dal nemico di Dio, il quale ha cercato in ogni modo di interrompere e la locuzione, poiché essa ha avuto come tema l’obbedienza, che è un punto basilare ed essenziale per potere seguire e ritornare la via che conduce al Padre.

L’obbedienza è divina.

L’obbedienza è sublime.

L’obbedienza è eterna.

L’obbedienza trasforma le vostre anime e le prepara per il cielo.

Oggi in particolare il tema era importante, perché relativo alla obbedienza al divino Amore di Gesù, il quale, essendosi fatto uomo, si sottomise a tutte le leggi degli uomini e nno opponendosi a nessuna di esse. E ancora continua ad essere tale. Infatti, se voi notate, in mille cose e in mille modi la divinità del vostro Gesù continua a sottomettersi alla volontà degli uomini e alle sue leggi.

Considerate, per esempio, il dono grandissimo della divina e santa Eucaristia e tutto il resto.

 

Ora, o dilette mie, ciò che a voi io ho voluto oggi dire è presto detto.

Voi dovete obbedire alle leggi del Padre, nella misura in cui a voi è richiesto e nello stato in cui voi siete. La legge del Padre non va in nessun modo disobbedita, né trasgredita

La legge del Padre è l’unica che vi guida e vi può salvare. Ma, insieme a questa legge, va obbedita anche la legge degli uomini, quando essa, naturalmente, non contraddice alla Legge di Dio.

La legge degli uomini va rispettata, poiché voi vivete in questo mondo essendo ancora nel corpo e quindi essendo ancora umani.

Se voi obbedite al Figlio di Dio, dovete sottoporvi alle leggi umane. E, per fare questo, ci vuole estrema umiltà, estrema pazienza, estrema abnegazione.

Da questo momento perciò voi sapete. Non illudetevi e non lasciatevi fuorviare dal maligno, poiché tutte le giustificazioni e le spiegazioni, che a voi esso può fornire, sono tutte giustificazioni e spiegazioni provocate da lui per condurvi al male.

 

La sorella mi chiede anche se necessita che voi tutte vi confessiate delle disobbedienze passate fin dalla più tenera età dall’età della ragione fino ad ora.

Certo che dovete farlo. Possibilmente qualcuna di voi l’avrà fatto confessione dietro confessione, ma adesso rinnovate questa confessione ora che voi sapete quanto importante è l’obbedienza e quanta distruttrice è l’opera della disobbedienza.

In rapporto alla vostra consapevolezza cambierà naturalmente l’entità della confessione, che voi addurrete dinanzi al mio ministro e quindi di fronte al trono celeste del Padre.

 

Io vi amo, perciò sono con voi.

Io vi amo, perciò parlo a voi.

Io vi amo, perciò insegno a voi.

 

La tempesta è sedata.

Ognuno di voi adesso rifletta e ripensi nel suo cuore alle parole di amore di Gesù di Misericordia. Rinnovi nel suo cuore la promessa di amore e di obbedienza al suo Signore.

Ripeta nella sua mente e nel cuor suo che mai uomo fu così grande, superbo, completo e perfetto nell’obbedienza dinanzi al Padre e dinanzi agli uomini.

Perciò se voi vi sottoponete a lui, se vi sottoponete al divino amore, seguitelo così come potete, senza però preoccupazioni, perché ognuno di voi ha le sue capacità e le sue possibilità.

L’importante è che voi l’amiate.

L’importante è che voi sappiate.

L’importante è che voi conosciate.

L’importante è che voi vi sforziate di imitarlo, così come potete.

Nessuno vi richiede l’impossibile. Ma sappiate che tutto è possibile a colui che è nell’alto dei cieli.

Perciò, pregatelo insistentemente, perché egli si compiaccia di illuminare voi, di guidarvi santamente, attraverso la difficile via dell’obbedienza, ora e sempre.

 

Amatemi, o figlie mie dilette, come io vi amo, oggi che è il giorno del divino amore, perché ricorda l’istituzione della santa e divina Eucaristia. Voi siete cibati proprio per quella obbedienza che io feci sin da principio alla volontà del Padre, che vive e regna nell’alto dei cieli.

Amen.

Io sono sempre con voi.

Io vi lascio, solo momentaneamente, però rimango in mezzo a voi nel mio spirito che vi guida, vi illumina e vi protegge.

Amen.