L’AMORE E’ TUTTO!

L’AMORE NON HA LIMITI!

L’AMORE E’ IN OGNI SPERANZA!

L’AMORE NON HA SEGNI, MA VIVE DI ESSI!

IL TEMPIO DELL’AMORE E’ IL CUORE!

L’ATTO DI ETERNARSI E’ IL DONO D’AMORE!

L’AMABILITA’ DEL PADRE

E’ COME UNA FONTE VIVA!

L’AMABILITA’ E’ PERFEZIONE!

LA PERFEZIONE E’ AMABILITA’

CHE SIGNIFICA AMORE PER GESU’!

LA PRESENZA DI DIO

NELL’ESSERE UMANO E’ TANGIBILE!

CHE SIGNIFICA AMORE PER GESU’!

L’EUCARISTIA E’ UN SEGNO DI AMORE

E NIENT’ALTRO!

L’UNGUENTO PRINCIPALE NELLA CHIESA

E’ L’UNGUENTO DELL’AMORE!

LA BESTIALITA’ DELL’UOMO E’ SEMPRE

IN RAPPORTO ALL’INCAPACITA’ DI AMARE!

L’AMORE DEL PADRE E’ SIMILE

A UN RAGGIO DI LUCE GRANDIOSO …!

SIMILITUDINI SULL’AMORE DEL PADRE.

L’INTELLETTIVO

E’ IL SEGNO DI CHI NON E’ PIU’ QUAGGIU!

 

 

  1. - L’amore, l’amore è tutto.

 

Lui? Amalo ed egli amerà Me.

I suoi? Amali ed essi si ravvederanno.

 

L’amore può tutto!

L’amore cambia le cose.

L’amore trasforma.

L’amore non inquina.

L’amore non ammala.

L’amore non miete.

L’amore non uccide.

L’amore implora.

L’amore si sottomette.

L’amore si consegna.

L’amore è semplice.

L’amore è soave.

L’amore è esplicitazione di se stessi.

L’amore è chiarezza.

L’amore è limpidezza.

L’amore è coesione.

L’amore è dolcezza.

L’amore è verità.

L’amore è santità.

L’amore è preghiera.

L’amore è dono.

L’amore è offerta.

L’amore! L’amore! L’amore è tutto!

Amali! Ed io sono con te!

(Da pas280596,BR6/A).

 

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(pas050896,BR11/A)

L’amore non ha limiti.

L’amore non ha suoni.

L’amore non ha parole.

L’amore non ha segni, però vive di tutto questo. Vive anche di questo, ma può anche vivere non di questo.

 

L’amore è nell’aria.

L’amore è nel vento.

L’amore è nell’acqua.

L’amore è in ogni alito.

L’amore è in ogni speranza.

L’amore è nel battere delle ciglia.

L’amore è nello sgorgare di una fonte.

L’amore è nello sboccio di un fiore.

 

L’amore è.

L’amore è.

L’amore è esistenza.

L’amore è vita.

L’amore è presenza.

L’amore è costanza.

L’amore è contemplazione.

L’amore è verità.

L’amore è dono.

L’amore è santità.

L’amore è servizio.

L’amore è ancora molto più di tutto questo.

L’amore è tutto, figlio mio, tutto, capisci, tutto.

Questo dovete imparare poco a poco.

 

L’amore convince.

L’amore trasforma.

L’amore cambia.

L’amore inumidisce.

L’amore irrora ogni cosa.

L’amore inverdisce.

L’amore ripara.

L’amore santifica.

L’amore è miracolo.

L’amore fa tutto, perché l’amore è

(Da pas050896,BR11/A).

.

 

Amore. - Richiesta d’amore

Oggi chiedo preghiera, offerta, consacrazione al Cuore Immacolato della Madre mia e amore, amore sempre, amore a volontà, amore indiscusso, amore al disopra di ogni altra cosa, perché è l’amore che vi fa superare tutti gli ostacoli e vi fa raggiungere le altezze più grandi (R010597L1/A, 1.1.).

 

Amore - Stella - Cuore - Ostensorio - Paradiso (MS250297, f. 8).

Ora, quando considerate che un uomo fra le sue cento e più cose, ha pure l’abitacolo ove regna l’amore, pensate quale bene supremo ha avuto Dio per lui e per tutti gli altri essere, similari a lui.

Il tempio dell’Amore è il cuore. Ed è il cuore che voi avete, fintantoché siete nel corpo.

Dopo la dipartita da costì, il vostro cuore viene assimilato ad una stella di varia natura e grandezza, ma mai una stella-cometa, semplici e grandi ostensori. E’ la vita dell’ostensorio lassù. Non ce n’è un’altra. Se avete amato, comunicate il vostro ostensorio. Se no, perite (MS250297, f. 8).

 

Amore e offerta (MS250297, f. 8)

Quand’è che uno ama? Quando offre la propria vita per il proprio fratello. Lo ha detto lui, il Principe della Pace e dell’Amore.

Chi ama, perciò, si offre, si dona, parzialmente, ma si dona.

Perché parzialmente? Perché l’uomo è parziale, non è infinito. Infinito è solo lui, Gesù. Ecco perché il suo amore è perfetto. Non soggiace alle leggi della naturale essenza umana. Ma voi, se amate come lui, soggiacete alle leggi della vostra naturale essenza umana, però con lui diventate eterni.

L’atto di eternarsi è il dono d’amore. Non ne esistono altri (MS250297, f. 8).

 

Amore (MS250297, f. 16)

Ora, considerare tutto questo è importante per capire che cosa alberga nel mondo e che cosa, invece, non vi alberga. Non vi alberga l’amore, l’amore inteso come donazione, offerta, volontà di donarsi.

Che cosa può accadere in tale ristrettezza è facile. Accade la «non sottomissione alla volontà divina», per il piacere di donarsi a Satana. Le anime volano via a soqquadro. E’ così (MS250297, f. 16).

 

Amabilità - Che cos’è (Vulgata Opera Mariae, c. 2, II, 4)

Cosa potremmo dire di tale «Amabilità»?

Nulla che non sia imperfetto, poiché in «Lui-Pianeta» è la perfezione.

In «Lui-Sole» è la perfezione.

In «Lui-Stella» è la perfezione.

In «Lui-Cielo» è la perfezione.

In «Lui-Costellazione» è la perfezione.

In «Lui-Monte» è la perfezione.

In «Lui-Fiume» è la perfezione.

In «Lui-Carità» è la perfezione.

In «Lui-Sacrificio» è la perfezione.

In «Lui-Amore» è la perfezione.

In «Lui-Bontà» è la perfezione.

In «Lui-Tutto» è la perfezione.

 

L’amabilità del Padre è come una fonte viva che precede ogni cosa, perché ogni cosa sappia della sua Amabilità.

Il fiore, la margherita, il papavero, la ginestra, la rosa, il lilium, la giungaia, il burbero, la spina, tutto è nella perfezione, tutto è nell’amabilità.

 

Amabilità è perfezione e perfezione è Amabilità.

Tutto è Lui. E Lui è tutto.

Non esiste cosa che viva, al di fuori di lui.

Tutto è adorazione del suo grande mistero, l’Amore.

 

+ Tu, Padre, facesti ogni cosa buona, e tutte le cose buone sono Te.

Tu ami e tutte le cose amate e che amano sono Te (f. 14).

Sei l’erba del prato.

Sei la rosa sognante.

Sei l’uragano.

Sei la dolce rugiada.

Sei tutto, o mio Signore.

E tutto è in Te.

 

Sei dolce, Signore e la dolcezza è la tua Virtù.

Sei Sapienza, Signore, e la sua Sapienza è Bontà.

Sei Meraviglia, Signore, che già ogni Bello è in Te.

Sei Bontà, Signore, ed ogni Bontà è in Te.

Sei Infinitezza, Signore e l’Infinito ancora è con Te.

Sei tutto, o Signore, il Tutto che mai muore sei tu, o Signore (Vulgata Opera Mariae, c. 2, II, 4).

 

AMORE - Gesù (Vulgata Opera Mariae, c. 2, II, 5)

L’Amore di Gesù indica la sempre costante volontà del Padre di partecipare alla vita degli uomini.

Essi sono, infatti, chiamati a vivere l’attuale situazione terrena senza alcun appoggio o sostegno, tranne che in Gesù.

Gesù è tutto.

Gesù è Amore.

Gesù è Vita.

Gesù è Speranza.

Gesù è Volontà.

Gesù è Libertà.

L’incontro di Gesù con gli uomini avviene di solito quando l’uomo è a un di presso alla morte.

E questo è un bene. Ma è anche un male. E’ un bene, perché essendo presente Gesù, l’uomo non può perdersi. Ma è anche un male, perché l’Uomo-Gesù è un incontro fortuito, non stabile; per questo, ogni incontro-scontro può ancora essere deleterio.

L’uomo può, perciò, vivere solo con il Dio fattosi Carne, e in nessun altro modo (Vulgata Opera Mariae, c. 2, II, 5). v. Eucaristia ib. (Vulgata Opera Mariae, c. 2, II, 5)

 

Amore per Gesù (Vulgata Opera Mariae, c. 2, II, 5)

Chi ama è in Lui. E’ fuori di lui chi non ama (Vulgata Opera Mariae, c. 2, II, 5).

 

Amore - Che significa amore per Gesù? (Vulgata Opera Mariae, c. 2, II, 5)

Significa donarsi, significa appartenersi, significa condursi ognuno di voi fuori di sé per amare l’altro e vivere, non per sé, ma per lui.

E’ questo l’amore che salva.

Chi ama, prega. Chi ama, implora Iddio della Pace per sé e per gli altri.

Chiunque intende condursi a Lui, non può farlo che in un solo modo, amando.

La preziosità dell’Amore non è visibile sulla terra, ma in cielo, dove ogni camicia bianca lo è, solo in quanto ama.

Le vesti dei santi e dei beati sono imperlate di luce e di splendore a seconda del loro modo di amare.

C’è chi ama con trasparenza, ed allora traspare.

C’è chi ama con splendidezza, ed allora splende.

C’è chi ama con sacrificio e martirio, ed allora si imporpora.

La rugiada dei santi, poi, ricade dal cielo sulla terra e qui si riconduce nei vari, più intimi incuneamenti, fra le pieghe del vostro spirito, come se tutto fosse risplendente. E’ questo ancora l’Amore del cielo che risplende sulla terra, su ognuno di voi, perché ogni uomo possa essere salvato attraverso l’incuneamento di questo amore soprannaturale.

Ognuno di voi ha dei santi protettori in cielo, che pregano ed amano ognuno di voi con particolarità (Vulgata Opera Mariae, c. 2, II, 5).

 

Amore (191097lm,2)

Perché, figli miei, non vi radunate? Perché non pregate? Perché non amate? L’amore è sapienza. L’amore è vita. L’amore è sostituzione di tutto ciò che c’è di male nella terra, cioè nel mondo, così come l’uomo del vostro tempo l’ha realizzato.

Ora, per questo, io, venendo in mezzo a voi, cosa posso dirvi?

Vi dico che io vi amo e che vi ama, allo stesso modo, il Figlio mio Gesù. Ma siamo impotenti di fronte alla volontà ferrea di ognuno di voi di proseguire lungo quella strada che inevitabilmente vi ha distrutti (191097lm,2).

 

Amore - Reticolo d’amore

Io ho bisogno di costruire insieme a voi questo reticolo d’amore, che servirà come pontìle necessario per innalzare la nuova civiltà, quella della Misericordia, accanto all’altra terrificante che Satana vuole ad ogni costo rinnovare (R010597L1/A,1.15.).

 

Amore - Satana - Il cubito dell’amore (120997L,19).

Ho misurato il cuore di ognuno di voi con il cubito dell’antico testamento.

Ora ho cambiato cubito, cioè quello del nuovo testamento. E’ il cubito dell’amore.

Per questo ci avviamo assieme verso la liberazione.

Andiamo pari passo, io e voi, senza più che alcuno intralci il nostro cammino.

Riverserò sopra colui che vive nell’indigenza e nella povertà la vostra ricchezza, il vostro dono, la vostra partecipazione alla vita eucaristica. E questo salvaguarderà ognuno di voi dalla caduta tra le braccia del nemico Satana.

Ho aspettato che il vostro cuore si aprisse a questo momento di amore. Questo è avvenuto. Perciò ora io vi saluto perché intraprendo la strada, la mia strada, la strada della liberazione, la strada della guarigione, la strada della salvezza eterna (120997L,19).

 

Amore - Contrasti, violenze, inaridimenti, sconvolgimenti (120997L,22).

15 settembre 1997. Durante la preghiera alla misericordia.

La venuta dell’amore di Dio provoca contrasti e violenze.

«Non è per questo che scende il Signore», voi dite e avete ragione, ma intanto la condizione di accettazione dell’amore di Dio provoca inaridimenti e sconvolgimenti, da parte di tutti coloro che questo amore rifiutano.

In questo modo perciò si selezionano i figli di Dio.

Da un lato coloro che saranno come i capri da me rigettati, dall’altro quelli che come pecore malate e risanate da me saranno accolte per sempre nel regno del Padre.

Io non ho voluto mai rigettare alcuno, ma sono loro stessi che vomitano la mia parola.

E il vomito della parola di Dio procura poco a poco la violenza interiore fino alla pazzia (120997L,22).

 

- Amore - Conoscenza - Dalla conoscenza l’amore (170797MS,3)

Quando la «conoscenza» nasce e si sviluppa all’interno del vostro essere, allora nasce l’amore.

Come e perché?

Il «come» è spiegabilissimo.

Il «perché» un po’ meno.

La presenza di Dio nell’essere umano è tangibile, ma non lo è sempre visibile, perché anche se il suo apparire e dimorare nell’«essere-uomo» è da potere identificare, per esempio, nella sua intelligenza, nella sua volontà, ecc.. Poi non è valutabile, ossia visibile, se tale presenza non viene cooperata, cioè a dire, collaborata dall’uomo stesso.

Tante volte si verifica, per esempio, un fatto strano, o perlomeno apparentemente strano.

L’uomo è intelligente, è apprezzabile nel suo agire umano, tollerabile nel suo assunto, ma non lo è altrettanto nel suo divenire figlio di Dio.

Perché?

Perché il Signore, per rendersi visibile, ha bisogno della collaborazione umana.

Checché si faccia, checché si dica, è così.

Non pensate allora che questo Dio meriti una fattiva collaborazione?

Certamente sì, rispondete, ma al momento non è così.

Perché?

Perché l’uomo si lascia impappinare da tante sofisticazioni laceranti il suo essere, spirituale naturalmente.

E’ così infatti che nell’uomo alberga la sconoscenza e, perciò, l’assenza di Dio.

Quando un bambino viene avviato a «fare dottrina», lo scopo è proprio quello, di avviarlo nella strada della conoscenza. Ma, poi, crescendo, il bambino disimpara e tutto finisce qui (170797MS,3).

 

- Amore - La nomenclatura necessaria è l’amore (170797MS,4).

La nomenclatura necessaria per conoscere Dio è una sola: «amare».

Chi non ama, dispera dal conoscerlo.

C’è perciò, ad ogni buon conto, una nomenclatura essenziale che l’«amore».

Nomenclatura significa addizionamento, cioè raccoglimento o sottoelencatura.

Nomenclatura di un libro è l’indice alfabetico o analitico degli argomenti trattati o sottolineati attraverso un elencazione di nomi su citati.

Ora, dire che la nomenclatura necessaria per conoscere Dio è l’«amore», significa che tutte le vostre opere o azioni, il vostro dire, il vostro pensare non possono che avere un denominatore comune, cioè l’amore.

Ma quale amore?

Infallibile è solo quello di Dio.

Quello umano è sempre oneroso di mali, inquieto, soffocante, maldestro, inespressivo, coagulato nell’essere gelosi, invadenti, inopportuni e via di seguito.

Così chi si sposa e si unisce all’uomo, la donna, e viceversa, sperimenta questo genere di amore, permaloso, insofferente, sgarbato, cattivo conduttore di guai, ecc.

Quando l’uomo e la donna vengono chiamati, allora ogni cosa cambia.

La donna sperimenta l’amore vero, quello eterno, perfetto, incorruttibile, l’amore di Dio. Esso è sempre eucaristico, che si dona cioè.

Nessun amore, invero, è per sé, ma quello di Dio, il sommo.

Gesù nazareno lo ha provato (170797MS,4.-4.2.).

 

- Amore - Gesù ha provato l’amore eucaristico (MS170797,4.3)

Gesù visse e morì povero. Nulla egli possedette di suo, ma tutto egli rimise al Padre santo, ubbidendogli in tutto fino ad accettare la morte.

Capì il messaggio che aveva appena dodici anni e fu l’annunzio della sua predicazione.

Da allora visse e morì solo per amare il Padre e da lui si sentì amato oltre misura, tanto da chiedergli di compiere tutti quei miracoli che voi conoscete e molti altri ancora.

Iddio Padre glieli concedeva nella misura in cui egli sapeva abbandonarsi al suo grande amore.

«Amor con amor si paga», qualcuno fra voi ha scritto. Ed è per questo che il mio Gesù visse e morì per lui.

Ora cosa voi fate per incontrare un amore che è sempre terreno e non vive che per pochi anni?

Rinunziate ad esso, per immergervi nella giusta dovizie dell’amore di Dio (MS170797,4.3).

 

- Amore - I frutti dell’amore (170797MS,II, 2.2.)

L’amore è il fondamento della vita cristiana.

Chi è cristiano, ama. Chi non lo è, può anche permettersi di non amare. Ma, se l’amore è tutto, quali sono i suoi benefici frutti?

La benevolenza, comunione di spirito, partecipazione, la fratellanza e tutto il resto per ciò che concerne l’amore (f. 5) (170797MS,II, 2..1.)

 

- Amore - Eucaristia (210797MS,1.)

L’Eucaristia è un segno, nient’altro che un segno d’amore e di pietosa collaborazione di un Dio, fattosi uomo, con gli uomini del tempo.

Essa è il rigurgito di tutti i meno buoni e la glorificazione qui sulla terra di coloro che amano.

Vorrei spiegarti, una volta per tutte, il significato intrinseco della parola, amore.

L’amore, di cui si parlava prima, non è che un dono fatto da Dio agli uomini.

Essi, infatti, non sanno amare, tranne che per le loro bramosie, o di denaro o di che so altro. Il sesso, per esempio, è la spinta fondamentale per ogni uomo che si rispetti. Ma, spento, questo, non guardano più in faccia.

Quanto diverso è invece l’amore santo di Dio!

Esso nulla vuole in contraccambio, tranne che l’amore stesso, ovvero il puro amore. L’ostacolo fondamentale alla natura umana è la mancanza di altruismo, con questa che difetta ogni vostra azione.

Se non fosse per la mancanza di amore, forse che succederebbero tutte le scorribande attuali? L’uomo si impesta di egoistico senso della misura.

Le misurazioni sono queste le doglie massime dell’umanità.

Vivere per misurare e misurarsi. Vivere per tacciare ora questo e or a quello di scandalistiche forme di giudaismo.

Il giudaismo è la misura massima del non voler bene. Eccone una prova..

Quando un giudeo va all’acqua per bere, non sa cosa farne di quella raccolta nel cavo della sua mano, e la butta. Ma, se c’è l’ha vicino un povero ustionato dalla caligine, lo guarda senza fermarsi. Neppure lo scruta, per chiedersi che fa. Se ne va, alla chetichella; non vuole rimorsi, il rimorso di avere dato da bere ad un assetato, di cui non sa neppure il nome e quindi la razza e il luogo di provenienza.

Che cos’è meraviglia in tutta questa situazione? Il cavo della sua mano ricolmo di acqua fresca e le labbra assetate del povero viandante, morto di calura estiva.

E’ così che si procede, e nulla può farvi cambiare.

Il pentolino ricolmo di pappina per il povero figlio innocente e la mensa dissestata di chi non possiede che freddo e fame.

Che facciamo, figli miei cari?

Non si può più vivere così. Bisogna alimentarsi per alimentare gli altri.

La pappina del povero figlio affamato può essere divisa a metà per donarne una parte a chi non ne ha.

Condurre la propria battaglia contro l’inaridimento del proprio io significa condividere ciò che si ha con chi nulla o poco ha (210797MS,1.).

 

- Amore - L’unguento dell’amore (160897L,13)

L’unguento principale che la Chiesa dovrà espandere tutto intorno, per potere sanare le piaghe provocate dal nemico di Dio, è l’unguento dell’amore.

Non può esserci sanità se non vi è amore.

Che cosa insegna oggi la Chiesa?

Insegna solo potere ed esercizio del potere, violenza ed esercizio della violenza.

La Chiesa non ha appreso altro, in tutti questi secoli, se non andare a spasso con i tempi.

Per questo la rivoluzione voluta da Dio nel secolo che sta per iniziare è una rivoluzione che porterà a delle invidiate turbolenze, ma che successivamente verrà a ricostituire quella Chiesa santa voluta nei primi tempi dall’altissimo e potentissimo Iddio, attraverso la sequela compiutasi dentro il Figlio suo Gesù.

Gli uomini chiamati a questo compito sono parecchi, ma il primo è qui presente. E a lui, noi angeli, devolviamo il nostro beneplacito ed anche il nostro benvenuto, considerando come egli, fratello della terra, costituirà per noi il punto cardine, anzi il punto essenziale attraverso il quale noi porteremo ovunque le nuove cognizioni del nuovo tempo.

Egli dovrà attenersi alle informazioni che noi vi via andremo comunicandogli, tramite la Voce e dovrà anche attendere a tutto ciò che il divino e santo Padre, a lui costituito come persona di vita spirituale, andrà via via somministrandogli.

Per questo noi chiamiamo il piccolo Francesco alla nostra tutela. Lo proteggiamo, lo difendiamo, lo assimiliamo nella nostra natura angelica, perché egli, costituendosi perfettamente in noi, possa dirigere la nuova conoscenza al punto giusto.

La madre non potrà compiere tutto questo, ma sarà il compimento debito al figlio che costituirà l’opera della divina misericordia (160897L,13).

 

- Amare - Divenire uomini di Dio (200897L,1)

Il rapporto fra l’uomo e Dio è incentrato solo sull’amore.

L’uomo non può sostituirsi a Dio, ma può certamente venire incontro a quelli che sono i suoi bisogni e le sue necessità.

Dio ha bisogno di manifestare sulla terra il suo amore. E questo lo fa molto spesso per mezzo dei suoi uomini.

Volete divenire uomini del Padre mio?

Tacete, soffrite in silenzio ed amate.

Soffrendo si vive. Amando ci si eterna.

Io sono venuto a dirvi tutte queste cose, per farvi comprendere la necessità che incombe sulla terra, quella di vivere silenziosamente, amando e soffrendo per chi non ama.

Oggi, quest’oggi, ieri, domani, posdomani, sarà sempre la stessa cosa: mancanza di amore e quindi sofferenza.

Come si può sopperire a tutto questo, solo in un modo, amando.

Vivere per amare significa eternare se stessi nella luce del Padre.

Per questo vi dico: Amate.

Non temete se dovete soffrire.

Amate. Amate.

Solo questo dovete fare.

Io ho amato e per questo sono morto sulla croce.

Nessuno lo avrebbe fatto, d’accordo.

Ma ditemi: Che cosa sarebbe successo se io non avessi accettato di morire così come ho fatto, solo per amore?

Sareste ancora raminghi come Caino che uccise Abele, come quell’altro che, traforando il dolce desìo del Padre, costituì per sempre lo scudo di morte per tutti i suoi successori.

Ora, perciò, prendete da me l’esempio.

Amate e basta.

Quando voi avrete amato, avrete soddisfatto l’anima mia, avrete certamente condonato tanti peccati che resistono ancora alla chiamata del Padre.

Amando il cuore degli uomini si scioglie, diventa, così come voi dite, un dolcissimo frappé, o come un gelato, o come un consommé.

Tutto questo necessita, perché in tal modo è possibile al Padre intingervi il suo dito e trasformare ogni cosa, secondo il suo appetito (200897L,1).

 

- Amore (240797L,1.10.)

Ora ardisco dire tutto questo.

Sì, l’ardisco dire poiché è l’amore che mi porta a parlare fra voi e cosa non si concede all’amore?

Cosa non si dice di sì all’amore?

Tutto è permesso in amore.

Per questo vi chiedo di amare.

Amatevi come io vi amo, perché è nell’amore la sapienza del mondo intero, del mondo lontano che vi attende e che voi dovete raggiungere al di là della cortina di fumo che imprigiona questo pianeta, ormai succube della violenza, dell’odio e dell’avanzato egoismo.

Io vivo perciò in attesa di potere riprendere con me le anime dei giusti per condurle con me verso la pace del Signore (240797L,1.10.).

 

- Amore (v. umiltà) (240797L,6)

 

- Amore (260897L,13)

Incidere nel cuore di ognuno di voi la parola amore è certamente semplice, se questo si vuol fare attraverso la trepidante attesa di un Dio.

Ma io chiedo molto, molto di più. Chiedo che voi possiate incidere questa parola sul cuore dei fratelli.

Questa parola sana.

Questa parola rinvigorisce.

Questa parola, amore, riconduce ognuno alla casa del Padre.

Pentitevi perciò di tutte le asprezze che avete potuto compiere lungo la vostra esistenza.

Pentitevi di tutte le falsificazioni e le illusioni spassionate donate ai fratelli senza alcuna certezza.

Pentitevi insomma di tutto ciò che non riconduce il fratello all’altissimo Padre.

Questa è l’opera che io chiedo a ogni uomo: vivere nella grazia del Padre e donare questa grazia ad ognuno degli altri che lo circondano.

Non è facile, lo so, ma è portentoso che questo accada proprio nel momento in cui io, Gesù, prendo possesso di quel cuore, di quell’anima, di quelle labbra, di quella lingua, di quegli occhi, di quelle braccia, di quei piedi, di tutto ciò, insomma, che mi viene dato con semplicità ed amore.

La disponibilità vostra è fondamentale per me, che sono un Dio, ma dell’amore.

Per questo vi chiedo: Siate disponibili a farvi invadere dal mio amore, a farvi ricostituire nel mio amore, a farvi riprendere quel posto che voi avete abbandonato nel giorno stesso in cui avete peccato.

Il peccato, lo so, è l’unica tremenda violenza che conduce e strappa via il figlio dal Padre, ma io che sono il Figlio maggiore ricostituirò questa ferita lancinante e riporterò ognuno di voi a lui.

E’ il mio cuore, capite, è il mio cuore che sanguina per questo. E lasciate che continui a sanguinare all’infinito, perché guai se non sanguinasse!

Allora si direbbe che non c’è più l’amore, ma soltanto la tiepidezza, la mediocrità, l’impossibilità a ricostituire l’uomo di Dio.

Imperlato di sudore io vado di qua e di là in cerca delle anime perse, di quelle anime che si sono lasciate strappare dalla violenza del nemico all’amore del Padre.

Ahimé! Come le trovo sperdute, annaspanti, povere e disseminate di violenza, annerite, stuprate.

Ahimé! Quale sofferenze, quale dolore e quale amarezza per me!

Ma io che vivo per ciascuno di voi non intipiedisco per questo, anzi mi rinvigorisco, perché amo, sì, amo, amo alla perdizione.

Amo tutti voi.

Amo tutti coloro che vivono accanto a voi.

Amo tutti coloro che vi odiano, quelli che non vi amano, quelli che vi perseguitano, quelli che non vi capiscono.

Amo, sì, perché è l’amore che spinge me verso gli uomini, figli di Dio (260897L,13).

 

- amore (300798MS, p. I, c. VIII, n. 1, ff. 44)

Non si può vivere senza amore. Non è possibile. Sembra perfettibile l’amore, ma non è così. L’amore o c’è o non c’è.

Se c’è ogni malessere scompare. Se non c’è ogni malessere si manifesta. Questo è tutto.

L’autenticità di una persona la si scopre proprio dall’amore. Se ama, allora è vera, se non ama, allora si immobilizza nell’ipocrisia.

Che una persona sia ipocrita, non è bene, perché l’ipocrisia stramazza al suolo chi la contiene.

In un angolo del cuore ogni uomo conserva per sé soltanto il proprio tesoro. Può essere l’amore, può essere la felicità, può essere il denaro, l’arrivismo o anche l’ipocrisia.

Ma chi è ipocrita, indugia quasi sempre nella gelosia e nell’invidia, nel percorso sbagliato di un uomo.

Quando incontrate un uomo, guardatelo a distanza. Se sonnecchia, significa che è un ipocrita, se no è vivace.

La vivacità non è nei gesti e nella persona, ma nella parola, nell’espressione, nell’umano essere verso il fratello.

Conducete allora il vostro cuore presso di lui, ed amatelo.

Così può capitare che egli si svegli e conduca il suo cuore alla verità e alla benevolenza.

Amate e vedrete la benevolenza dal vostro cuore passare a quello dell’altro (f. 44).

La redenzione è opera di Dio, ma anche dell’uomo.

Quando l’uomo non partecipa, egli non potrà mai arrivare a compiere ciò che il Padre suo ha preparato per lui.

I rinunciatari per incapacità propria o di tal’altri non possono mai e poi mai comprendere ciò che il Padre vorrebbe fosse fatto da parte loro. E in tal modo a cosa scompare o per lo meno comincia a scomparire fino ad arrestarsi.

Ogni cosa infatti è opera di Dio, del suo grande amore per l’uomo.

Ma, quando l’uomo questo non lo capisce, ci si rende conto assai tardi, e possibilmente, solo alla conclusione della propria vita, che Dio voleva forse la tal cosa o la tal’altra. E’ così. E noi ne soffriamo (300798MS, p. I, c. VIII, n. 1, ff. 44).

 

- amore v. Uomo similitudine con Dio (300798MS, p. I, c. VIII, n. 1, ff. 45).

 

- amore (300798MS, p. I, c. VIII, n. 1, ff. 45)

Tornando al nostro assunto, diciamo subito che la bestialità dell’uomo è sempre in rapporto alla incapacità di amare.

Se uno ama, la sua bestialità si corrompe e a poco a poco si frantuma.

Se invece non ama, allora la sua bestialità cresce tutta di un fiato (f. 45) (300798MS, p. I, c. VIII, n. 1, ff. 45).

 

- amore - uomo (300798MS, p. I, c. VIII, n. 1, ff. 48)

L’avvenire dell’uomo non può risiedere nella bestialità, bensì nell’amore, per questo l’uomo deve potersi abituare poco a poco ad amare, amando dapprima i propri genitori, poi la propria sposa, quindi i propri figli, dovrebbe cominciare ad abituarsi a vivere per amare.

L’amore, presente in ognuno di voi, perché semenza del Padre, rimane per così dire imberbe o semplicemente in nuce, essendo non coltivato, ma solo teneramente sostenuto.

L’amore invece va coltivato, alimentato, incoraggiato, sospeso verso il cielo, perché è per amore che tutto quanto esiste. E’ per amore che ogni uomo si lascia prendere e redimere. E’ per amore che tutto avviene al di fuori e al di dentro della persona.

Quale amore?

Quello di Dio, superno, cioè eccelso.

Il santissimo Iddio che ti chiama, o uomo, dal cielo infinito della Bontà, attende che tu ti apra all’amore.

Attende che tu per amore viva e per amore muoia. Ma, per amare bisogna spogliarsi completamente del proprio io e diventare l’altro.

Divenire sposo, figli, padre, madre e tutto il resto, ma sempre per amore. Per amore piangere con chi ha il pianto, sorridere con chi deposita il sorriso, curarsi di tutto e di tutti, di tutto ciò che il Padre ha voluto fosse in vostro possesso, perché tutto è testimonianza del suo grande, infinito amore.

Gli Angeli usiamo questa frase, che non è maligna, ma neppure benevola. E’ una frase standard per intendere ciò che è giusto fare e ciò che non lo è.

«Provati a vivere come gli umani e il paradiso accorcerà le tue ali».

«Semel in anno licet insanire»! A voi, mortali, a noi, no! Mai! (f. 48) (300798MS, p. I, c. VIII, n. 1, ff. 48).

 

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050397amore

  1. - L’amore in Gesù e nei suoi.

 

...

Io amo.

E’ amore l’attesa.

E’ amore la speranza.

E’ amore la carità.

 

E’ amore tutto, tutto ciò che si impianta, che si innesta nel Padre.

 

Tutto ciò che è fuori del Padre non è amore.

 

Ho bisogno di questo amore, di un amore che non trasbordi le anime fuori dal Padre mio, di un amore che silenzioso si innesti nel mio cuore per ergersi sino a Dio.

 

Ho bisogno di catecumenati nuovi.

 

Ho bisogno di gente che si offra per amore mio e per amor mio si lasci morire.

 

Io ho bisogno di questo e di nient’altro.

 

Ho bisogno di coloro che vivano in santità di cielo senza più stravaganze, senza violenze, senza interpretazioni personali, senza prepotenze, senza invidie, senza speculazioni.

 

Ho bisogno di chi carezzi nel proprio cuore l’amore.

 

Ho bisogno di gente che sappia intraprendere una volta per tutte la santa strada che conduce a Dio.

 

Ho bisogno di fortezza.

Ho bisogno di integrità.

Ho bisogno di verità.

 

Ho bisogno non di seduzioni di qua e di là, ma di solitudine, di silenzio, di amaro silenzio del cuore, perché ci sia verità nello Spirito e santità nella mente e nel pensiero.

 

Io ho tutto questo.

Io spero.

Io attendo.

 

Io vivo in chi ha compreso, in chi vive nel cielo, nel Padre, nella santità dei santi miei, di Dio, miei e di Dio.

Addio.

 

050397amore

  1. - Anime piccole hanno accolto l’amore.

 

Oggi, domani e sempre, ho ricoverato le anime che hanno avuto pietà di me che hanno ascoltato il mio singulto e mi hanno coccolato, mi hanno accolto, mi hanno accarezzato.

 

Tu sei una di queste.

 

Per pietà e per amore, per amore e per pietà io ho castigato il tuo cuore perché tu appartenessi interamente all’amore.

Ora attendi perché ti sia donato ciò che è giusto che tu abbia nella verità, nel tuo santo servizio, colà dove io ti ho chiamato, la Chiesa santa di Dio.

E’ ad essa che io ti ho sacrificata, perché tu producessi in lei le parole sante che un giorno verranno ascoltate.

Un giorno esse predicheranno nel mondo intero la verità.

 

Nessuno potrà più dire di non ascoltare.

 

Tutti correranno e vorranno sapere e sentire e parleranno perché è come un Dio d’amore si sia fermato e abbia posto qua in questo luogo la sua dimora.

 

E allora si dirà che delle anime piccole, sante e buone, lo hanno incontrato e gli hanno detto: «Su, Signore, vieni da noi, non te ne andare. Noi prepariamo per te le cose buone di un tempo. Resta qua».

 

E’ solo questo l’incontro che io desideravo e volevo nel mio cuore e questo è avvenuto.

 

Eccomi qua.

 

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pas290990 intRmer05

 

  1. Tema della locuzione:

L’AMORE DEL PADRE

 

L’amore di Dio per i suoi figli.

 

Ora che a voi ho spiegato tutto, ricominciamo daccapo, perchè oggi la locuzione aveva come centro e argomento principale l’amore di Dio per i suoi figli, solo che poi è stato necessario intervenire in quell’altro senso.

 

L’amore del padre terreno e di Dio Padre.

 

L’amore di Dio per i suoi figli è un amore spassionato.

Non ci sono motivi, né utilità, né scopi principali o secondari che portino il Padre ad amare i suoi figli.

Anche per il padre sulla terra accade lo stesso, anche se in forma del tutto rimpicciolita, su scala senz’altro molto, molto inferiore.

Però questo padre terreno, anche se non sembra, ha degli scopi, amando i propri figli. E questi scopi sono: l’eternarsi in loro, da parte sua, attraverso le sue idee, il suo comportamento e i suoi insegnamenti, che egli vuole indissolubilmente rimangano nei propri figli, ad eternare ciò che lui è stato sulla terra.

 

Il Padre non è così.

Egli non ha bisogno di eternarsi o di essere eternato, poiché il Padre è.

Questo è, significa che Egli è stato, è e sarà. Il Padre è l’eterno presente.

In Lui non c’è né passato, né presente e né futuro.

Sono cose queste che a voi non è dato comprendere, poiché voi siete legati al passato, al presente ed anche al futuro, anche se il passato e il futuro per voi non esistono, perché il passato, in quanto passato, non esiste più, il futuro, in quanto ha da venire, nel momento presente non esiste.

Per il Padre queste differenziazioni non esistono. Egli è e basta. E’, come il Padre, anche il Figlio suo Unigenito e lo Spirito Santo Paraclito.

Il padre terreno, poi, ama il figlio suo, perché attraverso questo amore egli si senta incoraggiato, sostenuto e guidato nella sua vita, che, senza il figlio, sarebbe veramente inutile per lui.

Così non è per il Padre, poiché il Padre celeste è la vita.

Egli non ha bisogno di essere né guidato verso la vita, né stimolato, né chiamato a vivere, poiché è la vita stessa.

In lui vivono tutte le cose che sono in Lui.

Il padre terreno, poi, ama i figli, perché nei figli vede la compensazione del suo non essere, cioé vede il realizzarsi di tutto ciò che egli non ha potuto realizzare.

Per questo egli vi ama, tanto è vero che, a volte, quando il figlio delude il padre, questi si sente tradito e a torto, perché ogni creatura è a sé, ogni creatura è libera.

Ognuna di esse deve vivere così come è stata creata dal Padre, nell’ordine suo, nella precisa armonia che a lei è stata data.

Ma il padre terreno tutto questo non può intenderlo, a meno che egli non abbia compiuto un certo cammino verso il Padre eterno, il Padre, che è di tutti. Allora saprà bene mettersi sempre più di lato fino a scomparire. Di solito però questo non accade, soprattutto perchè, nel sesso forte, così come voi lo definite, non è fortezza quella proveniente dallo Spirito Santo.

La fortezza degli uomini sulla terra è una fortezza che non deriva dallo Spirito di Dio, ma, al contrario, da colui che non è, perciò essi, di solito, si incaponiscono nella trasmissione ai propri figli di quelli che sono i loro capricci, i loro difetti, ma anche i loro pregi. Di più però i loro difetti, proprio perchè la loro traiettoria verso il Padre è già completamente fuori linea.

Ora il Padre non si comporta allo stesso modo, perché il Padre celeste è una essenza, anzi è l’essenza per eccellenza.

Egli è al di sopra di tutto e di tutti.

Da Lui dipende ogni cosa, che è in Lui.

 

Perciò Egli è in tutte le cose, in ogni piccola cosa, che da Lui è stata creata. Perciò, chi è in Lui, ha il Padre in sé, chi non è in Lui, non lo ha.

Il Padre, semmai, desidera che i suoi figli vengano a Lui, tornino a Lui e, quando questo accade, automaticamente Egli è in loro. Non avviene alcuna trasmissione, se non una rigenerazione dei figli, attraverso il suo divino e santo Spirito.

Perciò, l’amore del Padre, voi bene comprendete come sia un amore del tutto libero da passioni, da interessi e da utilitarismi. E’ un amore gratuito, un amore che esiste perché esiste. Non ci sono dei motivi.

Naturalmente, questo tipo di amore, non è facile intenderlo, perché voi siete legati a qualsiasi cosa per uno scopo e un tramite ben preciso, che può essere più o meno nobile, ma che esiste, come, per esempio, lo scopo di essere ricordati e tramandati presso gli altri che verranno, come quello di vanagloriarsi, come quello di esaltarsi presso i figli e presso tutti coloro che ad essi si saranno approssimati.

Ognuno di questi scopi, senz’altro, può avere una motivazione e una spiegazione ben diversa, ma è sempre legata ad un utile.

Tutto questo èsula dal Padre.

Il Padre non ama per utilità.

Il Padre ama, perché ama.

Lui è l’amore.

 

Comprendere e capire.

Comprendete tutto questo? No!?

Lo seguite. Lo capite, ma non riuscite a comprenderlo.

Ho detto l’altro giorno che differenza c’è fra capire e comprendere.

Capire è intendere col cervello.

Comprendere è impossessarsene e farlo suo un concetto, oppure un pensiero o un assiòma.

Tutto questo a voi è dato di capire, ma non di comprenderlo, perché naturalmente siete umani.

 

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Registrazioni del 1990

pas060490 R1/A gg. 000-480

 

Cos’è l’amore.

Io, il Padre, vengo a voi, o cari miei figli, per parlarvi ancora una volta dell’Amore, del mio Amore, di tutto il mio Amore

per voi.

La parola “amore” è una parola bella di per sé eloquente.

Essa promette tutto ciò che ci può essere di più bello, di più grande, di più maestoso, di più straordinario.

L’amore è una promessa di fedeltà, è patto di profonda, in­tima amicizia fra due che si amano.

L’amore è un dono straordinario che direttamente scende dal cielo su chi è veramente capace di amare, di donarsi cioé all’al­tro senza riserve e senza perché.

 

 

L’amore sulla terra.

C’è nella vita della terra chi è capace di fare qualcosa di simile?

C’è chi si ritiene di essere tanto fortunato da potere in­contrare l’amore, questo sentimento così nobile e sublime che vince ogni altro ideale umano?

Forse no.

Molte sono sulla terra le copie dell’amore, ma tutte catti­ve, imperfette o quasi sempre sgradite.

 

Si ama per interesse.

Chi dice di amare lo fa sempre per un interesse più o meno evidente, un interesse beninteso sempre egoistico, incapace di superare il limite della propria persona. Infatti appena si con­travviene a qualcosa che è in contrasto con il proprio io, allora questo che voi chiamate amore svanisce e spesso si trasforma in un sentimento opposto, cioé nell’odio, che pervade la persona tutta fino a condurla al punto di non sopportare più la persona fino ad allora tanto amata.

Tutto questo sulla terra, perché qui nel mondo non esiste l’amore.

Quello che voi chiamate con tale nome è solo una minima par­te di quella scintilla celeste che è l’amore.

 

L’amore nel firmamento stellato.

L’amore vero non alberga sulla terra, ma lassù nel cielo, nel firmamento stellato, dove brillano insieme ai pianeti e agli asteroidi tanti altri corpi celesti, tutti di forme calibrate e tutti legati tra loro da un vincolo di natura fisica che gli scienziati chiamano legge, ma che nel linguaggio divino si chiama esso stesso amore.

L’amore che alberga nel firmamento stellato è già in quella meravigliosa armonia che regola tutte le cose, in modo preciso ed

eguale, con cronometrica precisione, nulla trascurando e tutto invece includendo.

L’amore fisico, chiamiamolo così, delle stelle, dei corpi celesti, dei sistemi interplanetari è esso stesso emanazione di quell’amore straordinario e meraviglioso che è Dio.

 

L’amore in Dio.

Dio è Amore, anzi Dio è l’Amore, come ben chiaramente con particolare cura spiega il mio Agostino, il santo che tutti gli altri avanza, per dovizia di intelletto e di sapere.

Egli, Agostino, chiarisce che nessuna cosa esiste al di fuo­ri di Dio, perciò tutto in Lui si sprofonda e si invera. Perciò Dio non è Amore, ma è l’Amore. Dio non è Bellezza, ma la Bellez­za. Dio non è Bontà, ma la Bontà. Questo in Agostino.

 

Ora, o figli miei carissimi, io sono l’Amore, l’Amore in as­soluto, l’Amore per eccellenza, l’Amore in toto.

Che cosa ci può essere di amore al di fuori di me, che sono l’unico vero Dio?

Io sono il Principio e la Fine, sono l’Alfa e l’Omega.

Chi non è in me, non è, cioé non esiste.

Tutto ciò che è in me, cioé esiste, vive, parla, cammina, respira, ascolta e vive, ma non solo nella vita che a lui è con­cessa sulla terra, la vita cioé che a lui viene concessa tramite il Figlio mio Gesù Cristo, che ogni giorno si spezza sul mio di­vino altare per ciascuno di voi, ma parlo della vita nel suo con­tinuo divenire all’infinito, di quella vita che lo attende nel regno dei cieli, una vita di cui voi non avete alcuna conoscenza, ma che esiste in quanto in me contenuta, in me che sono la vita stessa.

 

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190490L.

pas190490 R3/A gg. 000-460

Ancora sull’amore del Padre.

 

Questa sera la locuzione ancora una volta vi intratterrà sull’amore del Padre.

Io vi ho detto nelle sere passate che l’amore del Padre è grande, è benigno, è immenso, è straordinario, è infinito, gran­dioso, incommensurabile.

 

La bellezza dell’amore del Padre.

Questa sera, parlando di questo amore del Padre, voglio in­trattenervi ancora su un aspetto di esso che è particolare, ed è sulla bellezza di questo amore.

 

E’ un sentimento.

L’amore è un sentimento sempre bello. E’ bello perché solle­va l’animo, perché conforta, perché corrobora, perché riscalda, perché incita, perché sostiene, perché risolleva l’animo di chi è abbattuto.

 

L’amore umano.

Perciò, come dicevo, ogni amore reca in sé la bellezza. Così l’amore della madre verso il figlio o del genitore verso il fi­glio, l’amore dei figli verso i genitori, l’amore dello sposo verso la sua sposa e viceversa, l’amore del fratello verso la so­rella, l’amore dell’amico verso l’amico.

Ogni tipo di amore è bello, ma quanto più, quanto più gran­de, quanto più estasiante, quanto più confortante, corroborante è l’amore di Dio!

Non ci sono paragoni che possano rendere con la bellezza dell’amore del Padre.

 

Simile a un fiotto d’acqua.

L’amore del Padre è simile a un fiotto d’acqua che sgorga limpida dal suolo e che trascina con sé un’infinita di goccie, di goccioline, simile a quella rugiada che si posa sui fiori e li innaffia, li rinfresca, li ristora, li rende più luminosi, più vivi, più contenti.

 

Simile a raggio di luce.

L’amore del Padre è simile a un raggio di luce grandioso, vi ho detto l’altra volta, capace di illuminare tutto il vostro glo­bo terrestre e questo amore simile a un raggio di luce può essere paragonato a milioni e milioni di luminosissime scintille che, partendosi da questo raggio di luce, si posano poi come tante piccole lucciole tutto intorno, rendendo fosforescenti i punti dove si posano. Ecco che cosa è la bellezza dell’amore del Padre. Ma c’è qualcosa da dire ancora.

Simile a luce straordinaria.

L’amore del Padre è simile ad una luce straordinaria, immen­sa, gigantesca, che innalzandosi alta nel cielo e colpendo tutta l’atmosfera che avvolge la terra, riesce a illuminare questo vo­stro mondo, irraggiando su di esso tanta luminosità insieme a tanto calore.

L’amore del Padre è qualcosa di più di questa luce soave e scintillante.

 

Simile all’aurora.

L’amore del Padre è simile a quell’aurora che, sorgendo alta nel cielo, sfavilla già prima di apparire dietro i monti o dietro le nuvole, che s’ammassano all’orizzonte, e, man mano poi che s’innalza verso il cielo, emana intorno a sé vividi colori, tutti i colori dell’arcobaleno.

Questa è la bellezza dell’amore del Padre, ma molto di più.

 

Simile a luce grandiosa.

L’amore del Padre è simile a una luce grandiosa straordina­ria, sconfinata che, trascinando dietro a sé milioni e milioni di stelle luminose, riesce ad avvolgere ed ad ammantare tutto il vo­stro pianeta, rendendolo fosforescente, luminoso, più che una palla che voi mettete luminosa appesa all’albero di Natale.

Questo è l’amore del Padre, ma molto di più.

 

Sereno come sogno, come fiore.

Esso è sereno come il sogno di un bambino. Esso è forte come l’intrepido amore di una madre. Esso è straordinario come l’in­canto di un semplice fiore di primavera che quasi per miracolo spunta nel mezzo a un’arida brughiera.

 

Se voi lo vedeste!

Io sono tornato dal Padre. Io, Gesù, sono morto per obbedire a lui, al Padre mio. Ed anche voi, o figli e sorelle e fratelli, se voi lo vedeste, se voi lo conosceste, ciecamente saresti capa­ci come me di affrontare la morte per lui, sicché morendo voi sa­reste certi di poterlo incontrare e vivere in lui, con lui e presso di lui.

 

La vostra non è vita.

La vostra, o fratellini miei, non è vita, quella che voi vi­vete non è vita, è solo una rarissima forma di vita.

E’ forse vita la vostra che andate ogni giorno, anzi giorno dopo giorno, sospirando dietro tanti problemi, dietro tante fati­che, lasciandovi a destra e a manca colpire o andare da chi non vi ama, da chi vi calpesta, da chi cerca di distruggervi, da chi cerca di rovinarvi?

E’ forse vita la vostra che andate girovagando da un punto all’altro del vostro pianeta senza avere mai posa né serenità, senza che alcuno ponga sulla vostra spalla con semplicità di amo­re paterno la sua mano devota e piena d’amore?

E’ forse vita la vostra quella che percorrete ogni giorno l’uno accanto all’altro senza però conoscervi, senza avere da scambiarvi una parola per dirvi: fratello mio, sorella mia, perché tu vieni, perché vai?

No! Non è vita la vostra.

La vostra è una desolazione, e infatti vi ritrovate stanchi, amareggiati, affannati, indecisi, sconvolti. Certo! Perché fra voi non regna la mansuetudine, fra voi non regna l’amore, fra voi non regna la verità, fra voi non regna nulla, tranne che odio, violenza, bugia, perbenismo, ipocrisia.

 

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pas250490 R4/A

(Inizio 7/2/92 Fine 8/2/92)

 

Comprende due cassette R4 e R5

  1. - Catechesi: AMORE DEL PADRE

Ma prima è bene che, come tutti gli altri giorni, io mi sof­fermi in mezzo a voi per una piccola e breve catechesi, anche questa sull’amore del Padre.

 

Extraterrestri e universo.

L’amore del Padre, o dilette mie amiche, è quanto di più grande, più infinito, più immenso e più straordinario esista, non solo per voi che vivete sul pianeta terra, ma per tutti gli esse­ri extraterrestri che popolano l’immenso universo, l’universo stellato e interplanetario, di cui il Padre è il sommo Dio, il sommo Creatore, il Signore in assoluto.

 

Dato di fatto: esistenza del Padre.

Per voi, o figli della terra, tutto questo equivale a qual­cosa di chimerico, cioé simile a un sogno, di cui voi sentite parlare, o attraverso la Scrittura o attraverso i libri dottri­nali, la teologia e ora attraverso questa breve locuzione, ma l’esistenza del Padre è un dato di fatto di fronte a cui nessuno può ritrarsi.

Se il Padre non esistesse, se il Padre, che è essenzialmente amore, non vivesse, non ci sarebbe nessuno a vivere e ad alitare nell’universo.

E’ lui che sommuove ogni cosa, ogni esistenza; la alimenta, la vivifica, la trasforma e la induce alla vita eterna.

Senza il Padre non sarebbe consentito a nessun essere di vi­vere, e non intendo soltanto la brevissima e misera vita che voi trascorrete sulla terra, ma intendo anche riferirmi a quella vita eterna, immutabile, straordinaria, perfetta e gioiosa, che esiste nell’alto dei cieli.

 

Alfa e Omega.

L’amore del Padre perciò è principio e fine di ogni cosa.

Il Padre è, come spesso si legge, l’Alfa e l’Omega (pron. = òmega) di ogni cosa, il principio e la fine, perché, per chi non lo sapesse, l’Alfa e l’Omega sono la prima e l’ultima delle let­tere dell’alfabeto greco. L’alfabeto greco comincia con l’alfa e finisce con l’òmega. Tutto ciò che è racchiuso tra l’alfa e l’òmega comprende quei segni che trascrivono i suoni caratteri­stici necessari al parlare e quindi al comunicare.

Perciò il Padre è l’Alfa e l’Omega, poiché in lui è racchiu­so ogni segno ed ogni essenza della vita, ogni principio, ogni e­sistenza, (ogni saturazione), ogni gaudio, ogni sublimazione.

 

Il Padre esiste.

Il Padre è, cioé il Padre esiste. Il Padre esiste in quanto egli è.

Nessuno prima di lui era, né alcuno dopo di lui ci sarà, am­messo che ci sia un dopo di lui, poiché Iddio é e questo signifi­ca che egli è l’eterno presente, è l’eternità stessa, è l’essenza straordinaria che ha racchiuso, racchiude e racchiuderà ogni al­tra esistenza.

Senza il Padre voi non vivreste, senza lui voi non capire­ste, senza lui voi non sentireste, senza lui voi non gioireste, senza di lui ogni cosa è spenta, senza lui c’è il buio, la vora­gine, l’impossibile, l’inesistenza.

 

L’intelligenza umana è imperfetta.

Tutti questi sono concetti che voi ascoltate e apprendete man mano che la sorella le pronuncia, ma rimangono astrusi a voi, poiché la vostra intelligenza, pur essendo stata forgiata dal Pa­dre, la sua comprensione, in atto, è imperfetta, è incompleta.

La vostra intelligenza muterà dopo la transumanazione, col passaggio cioé da questa vostra vita all’altra, quella eterna.

Allora la vostra intelligenza si completerà, trasformandosi e perfezionandosi in ogni suo aspetto.

 

Vivere nel Padre o nel mondo.

Caduche, contingenti e perdute, sono le cose di questo mon­do; eterne sono le altre, quelle che vi attendono.

E’ sbagliato pensare che in questo mondo ci sia la possibi­lità di affermare il proprio spirito. Chiunque ha tentato di far­lo lo ho fatto senza Dio. Morendo la sua affermazione spirituale è morta con esso.

Nel mondo non è possibile vivere secondo il Padre.

Chi vive nel Padre vive fuori del mondo, non può appartenere ad esso.

Non sperate perciò di potere vivere nel Padre rimanendo nel mondo.

Tutto ciò che è nel mondo è sbagliato ed è frutto del nemico di Dio.

Chi rimane nel mondo con esso si perderà per sempre.

Chiudete le porte al mondo.

Annullate in voi ogni anelito a partecipare a questa vita terrena, tranne che nelle cose buone e giuste, volute da Dio. So­lo quelle siano da voi considerate e le troverete facilmente os­servando in voi e attorno a voi ciò che è nella giusta misura. Il troppo non è da Dio, ma dal suo nemico.

Chiudete perciò le vostre porte al mondo, che vi sobilla, che vi tormenta, che vi costringe o pretende di farlo a compiere gesti, atti e forme di vita che non sono consentite dalla volontà del Padre, o meglio non contenute nella sua volontà, o meglio an­cora non sono in lui.

Tutto ciò che è in lui è vita, è pace.

Ciò che non è in lui è morte, disordine, incomprensione.

La pace è lui. Lui è la divina concordia. Lui è l’amore. Lui è l’esistenza stessa.

Chiudete al più presto ogni porta e ogni finestra che atten­tano alla vostra salute dell’anima.

 

Schiudete le porte al Padre.

Schiudete soltanto le vostre porte alla volontà del Padre, che tutto regge, tutto ordina e tutto vivifica. Voi siete le sue pietre vive. Voi siete le sue perle. Voi siete i figli tanto ama­ti del mondo.

Amate il Padre e vi ritroverete in lui per l’eternità.

La volontà degli uomini non lo comprende e si estranea a lui, credendo nei simili, fidandosi di loro, ma tutto questo si ritorce su essi stessi.

L’amore del Padre, per quanto grande, infinito e incommensu­rabile, lascia perfettamente libero ciascuno dei figli della ter­ra, lascia intoccate le loro volontà e le loro azioni. Ad ogni suo gesto deve corrispondere un altro da parte vostra che sia e­sattamente identico, corrispondente, anche se molto di gran lunga minore, ma se al gesto del Padre si risponde con un gesto total­mente contrario o non si risponde affatto la lontannza fra il Pa­dre e voi si andrà sempre più accentuando fino...

 

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pas250490 R4/A

(Inizio 7/2/92 Fine 8/2/92)

Comprende due cassette R4 e R5

 

Dio è padre e madre.

Chi è? Chi è sulla terra, capace di far questo?

Chi è? Chi di voi fa questo?

Solo la madre per il suo figlio, ma oltre questo nessuno al­tro uomo.

Ora Iddio, il vostro Padre, è a voi Padre benigno e madre. Al tempo stesso la sua maternità è immensa, è straordinaria. In lui esiste quell’anelito e quello zelo che è nelle madri, in o­gnuna di esse, però centuplicato e moltiplicato, nella misura in cui egli conserva in sé una maternità preziosa, eterna e infini­ta.

 

Curatevi di essere a lui graditi.

Curatevi perciò di essere a lui gradite, perfette, così come è perfetto lui, che ogni giorno fa sfavillare la sua luce pun­tualmente, con una precisione e un ordine mai falliti.

Il Padre è benevolo e grandioso e attende ciascuno di voi, o figli.

Curatevi di lui.

Amen.

 

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pas250490 R4/A

(Inizio 7/2/92 Fine 8/2/92)

Comprende due cassette R4 e R5

 

Venite nel bosco della mia radura.

Questa sera, o tenerelle mie, venite nel bosco della mia ra­dura. Vi tratterrò ancora una volta sull’amore del Padre, che dall’alto del cielo assiste ognuna di voi e con premura e con tanta benevolenza, con amore ed altrettanta pazienza, il Padre, benigno e buono, il Padre santo, il Padre meraviglioso.

 

Parlo dell’amore infinito del Padre.

Io vi parlo del suo amore infinito, che è superiore alle stelle, nel senso che brilla più di esse e più di esse è contenu­to in una conca inesauribile di fuoco interno, un fuoco però che non brucia, perché arde soltanto di amore, per amore e con amore.

Io vi parlo dell’amore di questo Padre sempiterno, grandio­so, superbo, di quest’amore straordinario che cinse della sua bontà e della sua grandezza gli alti cieli, le alte vette dei monti e gli alberi, le piante, i frutti, gli animali e le cose tutte.

Io vi parlo, o tenerelle mie, di questo santo amore, che in­cise e incide ancora nei vostri cuori l’amore divino, come perla preziosa da tenere profondamente in seno racchiuso...

Io parlo a voi di un amore troppo grande, troppo straordina­rio, troppo infinito e immenso per essere contenuto nella vostra piccola mente e nel vostro piccolo cuore.

E’ un amore sconvolgente, un amore che trasforma, un amore mistico, purissimo, che trascende ogni cosa e, quando ogni cosa avrà trascesa, egli è sempre lì ad attendere col suo amore, gran­de e infinito, perché ogni creatura che da lui proviene a lui torni ed in lui riviva.

Il Padre buono, il Padre santo, il Padre che trascolora per amore e nell’amore verso le sue creature.

Altissimo è il suo trono. Potentissimo è il suo scettro, straordinariamente radioso il suo trono, circondato da milioni di angeli e di esseri che a lui fanno corona nella loro beatitudine e santità, nella pace, nell’amore, nella benevolenza, nella gioia, nel sorriso.

 

Il Paradiso.

O figlie mie dilette, questo di cui vi parlo è il Paradiso.

Venite, o figlie mie benedette, venite, venite anche voi qui nel regno del Padre, che attende ciascuno di voi.

Venite, venite, o tesori inesauribili, o grandezze inestima­bili, o grandezze inconcepibili.

Quante cose a voi ignote vi attendono per essere tutte vo­stre nell’attimo stesso in cui voi ritornerete ad essere nel Pa­dre.

Voi siete già nel Padre e gli appartenete, perché siete nel­la sua legge e nella sua parola, però non siete ancora del tutto nel Padre, perché ancora c’è una parte di voi che è racchiusa nel povero corpo mortale, che non vi consente di trascendere tutte verso di lui.

 

Sublimatevi in me.

Sublimatevi allora in me, Gesù, la Parola del Padre, Iddio vivente fattosi uomo.

Sublimatevi nel mio Spirito e tramite me ascenderete a lui.

Io a lui vi guiderò, tranquillamente da me spronate, sorret­te ed aiutate.

Non temete se vacillerete ancora, se ancora sarete costrette a fermarvi, poiché io vi porterò con sicurezza là da dove voi siete partite e di cui non avete nemmeno un ricordo.

O benedette mie, sappiate che voi siete sue scintille di lu­ce e di amore. Eravate in lui prima di staccarvi da lui per esse­re contenute in corpi mortali qui sulla terra, il vostro pianeta effimero e delittuoso e, qui voi racchiuse, in questo povero cor­po, avete perso totalmente il suo ricordo.

Questa è la storia di ogni creatura divina che mette piede sul pianeta terra, dove vive, per così dire, per tanti anni, quanti a lei sono stati destinati, nel completo abbandono, dal Padre, non da parte di lui, ma da parte di lei, la creatura che non ricorda più nulla del Padre suo che è nell’alto dei cieli.

E questo accade quasi sempre ed è difficile che una creatura si ricordi di lui.

Ecco perché io, Gesù, parlo a voi, costantemente a voi, poiché non esiste nulla di più grande, di più immenso, di più perfetto, ch’è il Padre vostro, che è nell’alto dei cieli.

 

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270490l.

pas270490 R6/A Giovedì

Curate questa parola.

Curate, curate questa parola e andate, andate a predicare a tutte le genti che io, Gesù di Misericordia, voglio salvare tutto il mondo, perché esso mi è caro, esso mi appartiene, avendolo io ereditato dal Padre mio. Ma il mondo non mi conosce, non mi vuole amare, mi disprezza, mi tiene in poco conto, mi bestemmia e mi oltraggia.

Io sono l’eterno povero, abbandonato, derelitto, confinato in una solitudine estrema, senza parole e senza amore.

Curate, curate questa parola, o prediletti del Padre mio.

 

Lasciatemi entrare. Io busso.

Schiudete le vostre porte. Lasciatemi entrare. Io busso, busso. Aprite! Non temete. Sono il vostro Gesù, Gesù della pace, Gesù della concordia, Gesù del divino amore, Gesù della miseri­cordia, Gesù del perdono, Gesù della fratellanza, Gesù dell’ami­cizia, Gesù della sofferenza, Gesù della emarginazione.

 

Cerco ancora la pecora smarrita.

Ancora, ancora, apritemi. Ancora io vo cercando colui che si è perso e che non trovo. E’ il piccolo fratello, abbandonato, indi­feso, cacciato, emarginato. E’ lui, proprio lui che io cerco, che disperatamente voglio.

E’ il vostro Gesù, questo, che scende dal cielo per compiere ancora affannosamente la sua ricerca, in mezzo a tante pecore, di quella più piccola, più indifesa, più povera e più malata.

 

Siete i miei continuatori.

Perché non capite che questo io voglio da voi?

Voi siete i miei continuatori. Voi siete coloro che mi te­stimonierete sulla terra. Per questo è necessario che voi cambia­te, per essere veramente gli eletti del Padre.

 

Amatevi.

Amatevi. Siate fratelli. Cercatevi. Unitevi. Comprendetevi. Perdonatevi a vicenda. Saziatevi gli uni con gli altri.

Riempite le mani di coloro che chiedono. Rivestite gli ignu­di. Date da bere agli assetati. Ricostruite gli infermi e i mala­ti, perché là sono io, in mezzo ai cenci, nella sporcizia e nel sudore, nella polvere, in mezzo agli stenti, nella fame e nella sete.

Giubilate, quando sarete in grado di donare un solo piccolo consiglio, dono fatto (.) al più piccolo, perché là sono io, il Re dei re, il Figlio di Dio, proprio là, nel più misero, nel più affamato, nel più assestato. Confortatelo. Ripulitelo. Amatelo. E’ un vostro fratello, solo più sfortunato di voi.

Capite, o figlioletti miei, capite? Così Gesù vuole essere amato. Così Gesù vuole essere pregato. Così Gesù vuole essere compreso, assecondato, aiutato.

Aiutatelo, o cari, o piccoli, piccoli miei, teneri, dolci miei agnellini di latte, profumati agnellini miei.

Quanta dolcezza voi siete per me!

 

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280490l

pas280490 R7/A Sabato

(Inizio 07/03/90 Fine 08/03/92)

 

  1. - Su l’amore del Padre.

Oggi la locuzione avrà come tema fondamentale sempre l’amore di Dio Padre.

Su questo amore già mi sono soffermato alcuni giorni precedenti a questo.

Già da tre giorni io ho parlato dell’amore del Padre, ma anche oggi ritengo che sia valido continuare a parlare di questo amore che non può essere esaurito in breve tempo.

 

Le similitudini.

Nelle locuzioni precedenti io ho paragonato l’amore del Padre a una luce, all’acqua che sgorga dalla sorgente, all’aria trasparente e benevola, ricca di ossigeno e di tutti quei gas necessari all’uomo.

 

E’ simile a un cielo stellato.

Oggi voglio paragonare l’amore del Padre ad un cielo stellato dove le stelle che lo trapuntano sono talmente fitte e talmente luminose da creare sopra di voi una volta stellare reale luminosa e argentea.

 

E’ simile alla volta del cielo.

L’amore del Padre può essere paragonato alla volta del cielo. Ma la volta di cui io vi parlo è una volta grande quanto tutta la cupola che sta al di sopra del vostro mondo.

 

E’ simile al firmamento.

L’amore del Padre può essere ancora paragonato ad un firmamento in cui, insieme alla luna e alle stelle, compare l’altro astro benigno, che è il sole.

Il sole che sapete e credete una stella gigantesca in effetti non è che una stella, un piccola stella, una delle più piccole.

Perciò vi dico anche che, se io paragono l’amore del Padre al sole che voi vedete, è sempre un paragone ineguale, cioé incapace a rendere la grandiosità dell’amore del Padre.

 

E’ simile all’ampiezza dei mari e degli oceani.

L’amore del Padre può essere paragonato ancora all’ampiezza sconfinata ed infinita dei mari e degli oceani che circondano la terra, agli abissi marini, dove, come voi sapete, non è consentito ancora, sempre all’uomo, di scendere nelle profondità.

Ci sono zone, particolarmente in alcuni oceani, le cui profondità superano parecchie e parecchie migliaia di metri...

 

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Carissimi,

il momento presente è un evento straordinario per la vostra vita, è un momento che non si ripeterà una seconda volontà, almeno alla stessa maniera. Per questo motivo entrate oggi in un clima di emozioni particolari il cui effetto e ricordo lo porterete con voi tutti i giorni della vostra vita. E noi, invitati e testimoni del vostro amore, siamo qui con voi per farvi festa, per sostenervi in questo impegno che inizia oggi e non deve avere fine.

Ciò che voi oggi vi offrite è tutto il vostro essere per intero, come posto in una scatola chiusa. Ma finalmente, in questo giorno solenne, si apre davanti agli occhi di tutti e, poco a poco, comincerete ad esplorarne il contenuto. Oggi accettate, così com'è, il contenuto della scatola. Domani non potrete tornare indietro, ma dovrete vivere con quanto essa vi dona oggi.

Il dono che vi fate è duraturo e abbraccia tutta la vostra vita terrena, nella fedeltà e nell'amore, ed oltre anche la vita temporale. Nell'eternità intercorrerà tra voi sempre un rapporto speciale di comunione e di amore in Dio.

L'essere fedeli è fondamentale nel matrimonio, fedeltà personale, non pretesa, ma donata contro ogni evenienza.

Sì, si dice proprio così: «Io», non altri, non «Tu», ma proprio «Io prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita». In queste parole è tutto incluso e significato. Se tradito o tradita, «Io ti sarò fedele per tutti i giorni della mia vita». E’ l’impegno preso dinanzi a Dio, prima ancora che dinanzi alla società. Ed è per questo che ci si vuole sposare in Chiesa come credenti.

Vedete, nella Chiesa non si è sempre fedeli, dopo il Battesimo. Spesso si tradisce il Signore, si pecca, si va fuori strada, ma Cristo rimane fedele per sempre, continua a curare la sua Chiesa ammalata e deficiente, nella parte dei membri che sono ancora nel tempo.

San Paolo invita le mogli ad essere fedeli e ubbidienti ai mariti, come se il marito fosse lo stesso Signore.

«Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto» (Efesini 5, 22-24).

Nello stesso tempo San Paolo esorta i mariti ad essere più coraggiosi sino a sacrificare la propria vita a favore della moglie, così come Cristo ha dato la sua vita per la sua Sposa, che è la Chiesa e di cui noi, battezzati, siamo membra.

Certamente, come potete notare, l'impegno del marito non è inferiore a quella della sottomissione della moglie. Qualcuno potrebbe dire: «Meglio star sottomessi che farsi ammazzare per la moglie!». Si tratta di due posizioni a volte difficili, ma sempre possibili nel Signore e col Signore.

«E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell‘acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata» (Efesini 5, 25-27).

Questo tipo di fedeltà eroica non è facile capirlo. Ecco! E’ un mistero! E’ un mistero l’amore manifestato da Cristo per gli uomini infedeli, è anche un mistero che gli sposi possano rimanere al loro posto, superando tutte le difficoltà per amore di Cristo.

«Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!» (Efesini 5, 32).

Gli sposi possono essere fedeli? Certamente. Gli sposi si impegnano pubblicamente, dinanzi a Dio e alla Chiesa, ad essere fedeli «sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, tutti i giorni della mia vita». Queste non sono soltanto parole di rito, ma impegno sacro e reciproco, impegno che sarà sostenuto dalla comune preghiera degli sposi e della comunità ecclesiale in cui essi vivono. E' un impegno in cui è prevista la difficoltà, la contrarietà, la malattia, la buona salute. In queste parole si ritrovano anche le difficoltà più grosse. Ed è proprio con tutto questo che gli sposi, dinanzi all'altare, si accettano e si donano.

«Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto» (Luca 16, 10).

«Fedele è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione del Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!» (1 Corinzi 1, 9).

Sì, Dio è fedele e l’uomo deve essere come lui, fedele sino all’inverosimile. Le tentazioni ci saranno, ma possono essere superate perché Dio aiuta, se questo aiuto a lui è richiesto.

«Chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere. Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non (tentazione) umana; infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d‘uscita e la forza per sopportarla» (1 Corinzi 10, 12-13).

Allora, «il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Colui che vi chiama è fedele e farà tutto questo!» (1 Tessalonicesi 5, 24-24).

L’invito quindi alla fedeltà non deve rimanere un augurio di circostanza, ma spinta per una riflessione per voi ed anche per gli invitati, per gli amici, per oggi, per domani, per domani l’altro, perché i ricordi più duraturi possono essere un sostegno lungo gli anni da trascorrere insieme, una fonte per essere di aiuto agli altri. E’ un impegno cristiano essere coppia fra le coppie, essere famiglia tra famiglie, essere Chiesa.

Ecco, in questa occasione, per la celebrazione liturgica del Matrimonio, avete la possibilità di avvicinare gli invitati a nozze e potete offrire loro uno spunto per la riflessione.

Il libretto a voi donato non deve essere messo nel cassetto, ma dese essere quasi un progetto di vita. Voi e i vostri invitati potete trovare in esso un motivo spirituale per capire che il vivere insieme è qualcosa di stupendo, di grandioso, è già espressione di amore.

Mettete in pratica queste parole, che contengono racchiuse un progetto quotidiano di vita.

L'amore è sempre un atto interiore di donazione e di generosità nello spirito di servizio voluto dal Signore.

 

 

L’Amore è atto interiore

 

L’amore è sempre un atto interiore

di un IO verso un TU.

Quando un IO è disposto

a dimenticarsi e a sacrificarsi

per il vero bene di una persona,

allora si può dire che AMA.

 

L’amore è donarsi

per il bene di una persona,

è vivere, sacrificarsi,

dare la vita per il bene degli altri.

L’amore è aiutare l’altro

a costruirsi, a formarsi,

a divenire PERSONA.

 

L’esempio più grande di amore

ce l’ha dato Gesù Cristo.

Egli ha accettato la morte

per amore della Chiesa, dell’umanità.

 

Gli sposi devono amarsi

donando, non chiedendo;

devono amarsi perdonando

quando si è certi che l’altro ha sbagliato.

 

 

L’amore è tutto!

 

L’amore può tutto!

L’amore cambia le cose.

L’amore trasforma.

 

L’amore non inquina.

L’amore non ammala.

L’amore non miete.

 

L’amore non uccide.

L’amore implora.

L’amore si sottomette.

 

L’amore si consegna.

L’amore è semplice.

L’amore è soave.

 

L’amore è esplicitazione di se stessi.

L’amore è chiarezza.

L’amore è limpidezza.

 

L’amore è coesione.

L’amore è dolcezza.

L’amore è verità.

 

L’amore è santità.

L’amore è preghiera.

L’amore è dono.

 

L’amore è offerta.

L’amore! L’amore!

L’amore è tutto!

 

 

L’Amore esalta e crocifigge

 

Quando l’amore vi chiama, seguitelo,

anche se ha vie sassose e ripide.

E quando vi parla credete in lui,

benché la sua voce

possa disperdere i vostri sogni

come il vento del nord devasta il giardino.

Poiché come l’amore vi esalta

così vi crocifigge

e come vi matura così vi poterà.

E vi consegna al suo sacro fuoco

perché voi siate il pane santo

della mensa di Dio.

Tutto ciò compie l’amore in voi

affinché conosciate il segreto del vostro cuore

e possiate diventare

un frammento del cuore della vita.

L’amore non dà nulla fuorché se stesso

e non coglie nulla se non in se stesso.

L’amore non possiede

né vorrebbe essere posseduto

perché l’amore è sufficiente all’amore.

E non pensate di poter dirigere l’amore,

perché se vi trova degni è lui che vi conduce.

L’amore non desidera che consumarsi!

Se amate davvero

siano questi i vostri desideri:

destarsi all’alba con un cuore alato

e ringraziare per un altro giorno d’amore;

addormentarsi a sera

con una preghiera per l’amato nel cuore

e un canto di lode sulle labbra

(Gibran Kahlil Gibran).

 

**+

  1. - E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.

Tu hai dato alla comunità coniugale la dolce legge dell’amore e il vincolo indissolubile della pace, perché l’unione casta e feconda degli sposi accresca il numero dei tuoi figli.

Con disegno mirabile hai disposto che la nascita di nuove creature allieti l’umana famiglia e la loro rinascita in Cristo edifichi la tua Chiesa.

Per questo mistero di salvezza, uniti agli angeli e ai santi, cantiamo insieme l’inno della tua gloria.

 

***

 

Possiamo dire che ormai la celebrazione liturgica è finita. Ciò che rimane è la festa del cuore, festa da trascorrere insieme con gli amici. Ma anche questa ha da finire. Ciò che rimarrà sarà un ricordo, se si toglie la vita da trascorrere insieme nella pace, nella gioia e nella serenità, felici di essere già diventati una sola cosa nel Signore.

 

Ecco gli auguri di Maria santissima agli sposi cristiani.

 

«Amatevi e compilate insieme la proposizione in “Io ti amo”, “Tu mi ami”, “Egli mi ama”, “Noi ci amiamo”, “Voi vi amate”, “Essi si amano”.

Questa coniugazione è la più importante, che dovrebbe essere insegnata a scuola prima dai genitori e poi dai maestri a tutti i figli di Dio. Ed invece si insegnano tante altre stupide corbellerie, che sono legate alla vituperazione di Satana, come l’istruzione sessuale o tante altre contaminazioni demoniche, che servono a indurre in tentazione.

Io ti amo”, “Tu mi ami”, “Egli mi ama”, “Noi ci amiamo”, “Voi vi amate”, “Essi si amano”. Questa la coniugazione da apprendere. Questa io lascio come compito a tutti voi che state ad ascoltarmi.

Sono Maria, la Regina del cielo. Sono la Madre di colui che ha lasciato il suo Vangelo, il Libro della vita.

Compilate insieme a me il Libro nuovo del santo Vangelo. No, non allarmatevi. Non ci sarà un nuovo Vangelo, ma ognuno di voi può scriverne uno per dire che ognuno di voi può tratteggiare, a suo modo, la santa sequela di Cristo.

Agli sposi cristiani auguro la più completa comunione servendosi in essi il santo sacramento del matrimonio. Ad essi induco la santa e divina unione, nella apposita funzione, sia carnale che spirituale. E, nella più completa adorazione a Cristo, Salvatore e Redentore del genere umano, chiedo la assoluta partecipazione alla Eucaristia, come mezzo e strumento di collaborazione alla redenzione del genere umano.

Nel vostro cuore, il mio Cuore.

Nella vostra vita, la mia vita,

Nel vostro segno della “M” maiuscola (della mano), la mia “M”, Maria, Madre di Misericordia» (Maria).

 

 

L'immagine stessa di Dio

 

Grazie, Signore,

perché ci hai dato l’amore

capace di cambiare

la sostanza delle cose.

 

Quando un uomo e una donna

diventano uno nel matrimonio

non appaiono più

come creature terrestri,

ma sono l’immagine stessa di Dio.

Così uniti

non hanno paura di niente.

 

Con la concordia,

l’amore e la pace,

l’uomo e la donna sono padroni

di tutte le bellezze del mondo.

Possono vivere tranquilli

protetti dal bene che si vogliono

secondo quanto Dio ha stabilito.

 

Grazie, Signore,

per l’amore che ci hai regalato

(San Giovanni Crisostomo).

L’amore non ha segni

ma vive di segni

 

L’amore non ha limiti.

L’amore non ha suoni.

L’amore non ha parole.

 

L’amore non ha segni, però vive di tutto questo. Vive anche di questo, ma può anche vivere non di questo.

 

L’amore è nell’aria.

L’amore è nel vento.

L’amore è nell’acqua.

 

L’amore è in ogni alito.

L’amore è in ogni speranza.

L’amore è nel battere delle ciglia.

 

L’amore è nello sgorgare di una fonte.

L’amore è nello sboccio di un fiore.

L’amore è.

 

L’amore è.

L’amore è esistenza.

L’amore è vita.

 

L’amore è presenza.

L’amore è costanza.

L’amore è contemplazione.

 

L’amore è verità.

L’amore è dono.

L’amore è santità.

 

L’amore è servizio.

L’amore è ancora molto più di tutto questo.

L’amore è tutto, figlio mio, tutto, capisci, tutto.

 

Questo dovete imparare poco a poco.

 

L’amore convince.

L’amore trasforma.

L’amore cambia.

 

L’amore inumidisce.

L’amore irrora ogni cosa.

L’amore inverdisce.

 

L’amore ripara.

L’amore santifica.

L’amore è miracolo.

 

L’amore fa tutto, perché l’amore è.

 

***

Io, il Padre.

 

O diletti figli e dilette figlie, sono il Padre che vi parla.

Oggi vi benedico nel nome santissimo dell’augusta e suprema Trinità, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

La pace sia con tutti voi e con fremiti inesprimibili vi dice tutto l’amore che il Padre nutre per i suoi diletti figli.

L’amore del Padre è, o diletti figli, qualcosa di incontenibile, di inesauribile, qualcosa di permanete trascendentale, nel senso che esso trascende ogni altro amore umano.

Se voi conosceste questo amore, tutto quant’è, voi certamente sareste molto più buoni di quanto già siete, perché l’amore trasforma, nobilita, cambia, vivifica e muta ogni cosa.

Colui che ama è artefice della persona amata, nel senso che la muta, la cambia e al tempo stesso, mutandola, la ricrea.

Ecco perché io sono il vostro creatore, nel senso che io vi ho creati una volta facendovi essere, ma vi creo continuamente e costantemente nel senso che con il mio amore e grazie ad esso muto costantemente e continuamente la vostra fisionomia, quella spirituale si intende, perché quella fisica purtroppo deve obbedire alle leggi della vostra natura, che è umana, ciò è materiale. Le leggi fisiche hanno una loro evoluzione a parte, che on trascende quella della materia.

La materia è cosa vana, nel senso che essa nasce e muore e voi stessi lo sperimenterete, poiché i vostri corpi, dopo un certo periodo di anni, 60, 70, per i più robusti ottanta, muoiono, ma prima deperiscono, si avvizziscono, depositando tutta quella (ag201) energia che era loro: forza, salute, robustezza, giovinezza. Diventano rugosi, malfermi e consunti, nel senso cioè che la materia da cui essi sono costituiti si consuma interamente. Avviene cioè la morte, o come si è detto qualche altra volta, la transumanazione, il passaggio cioè da questa forma di vita ad un’altra superiore.

Talvolta, anzi assai spesso, questo passaggio è molto doloroso, perché implica malattie con dolori e sofferenze atroci e che dilaniano i vostro poveri corpi già consunti dall’età.

Talvolta, invece, è immediato, essendo il vostro corpo soggetto a paralisi, cioè, arresto cardiocircolatorio o infarto, come voi lo chiamate, cioè ad una lesione o spaccatura di uno dei ventricoli o di una qualsiasi altra parte del muscolo cardiaco.

In questo caso la morte o passaggio è repentina, immediata, accecante. Chi muore di infarto sa che improvvisamente si ritrova alla mia presenza, e, «Guai a quanti sono «ne li peccata umana!», diceva il buon Padre san Francesco.

 

«Custodiscici, o Padre, e scampaci da morte improvvisa», canta la Chiesa in una delle voci delle sue litanie per i Santi. Ed è vera quella supplica, perché chi viene colpita da morte improvvisa è difficile che scampi al demonio, essendo il più delle volte impreparato ad affrontare ilo fatale transito.

 

Ora, o figli miei e figlie mie, quello che sto per dirvi è tanto importante, perché serve ai vostri cuori e alle vostre anime.

Ogni giorno voi dovete recitare fra le altre vostre preghiere un Padre, Ave, Gloria al Padre vostro, che è nei cieli, perché vi scampi da morte accidentale, cioè da quel genere di morte che piomba su di voi improvvisa a ghermirvi come una ladra. Tutto questo perché non verifichi su voi quello che dianzi ho detto che per qualche peccato a voi capiti di precipitare all’inferno.

«Libera nos, Pater, a morte improvvisa»!

 

Ora, o figli miei, vi ho detto questo perché voi sappiate che chi muore in peccato non avrà salvezza. Precipita inesorabilmente all’inferno, tra le fiamme eterne.

 

In peccato, si intende mortale.

Quando, o figli miei, (ag202) si è in peccato mortale? Quando si contravviene ad una delle Dodici Tavole, quando cioè si contraddice ad uno qualsiasi dei dodici comandamenti: Non uccidere, non rubare, non fornicare, (non commettere atti impuri), non commettere adulterio.

Non fornicare e non commettere adulterio non sono la stessa cosa, anche se per molti aspetti essi si assimilano.

Nella fornicazione rientrano tutti quegli atti che si compiono con il sesso fuori del matrimonio e nel matrimonio stesso, quando non si obbedisce alle leggi della natura che è Dio stesso.

Nell’adulterio rientra, invece, il tradimento alla legge di Dio che è nel matrimonio, per cui chi tradisce il consorte o la consorte con altro uomo o donna, commette peccato. L’adulterio è un peccato gravissimo contro Dio, contro il prossimo e contro se stessi. Contro Dio perché si contravviene ad una legge divina che dice il matrimonio sacro ed indissolubile, se non con la morte di uno dei due coniugi.

Contro il prossimo, perché si tradisce, ingannandolo, l’altro coniuge che è il prossimo tuo più vicino. Contro se stesso perché in questo caso si dissacra in sé il tempio dello Spirito Santo che è in voi.

Quanti di voi dovessero avere compiuto adulterio, sappiano che la pena per questo peccato è l’inferno, tra il fuoco e le fiamme, anzi tra la pece nera ed infuocata che, coprendo il loro corpo di una massa nera ed uniforme, sfigura le sembianze e rende simili a mostri vaganti tra gli infuocati anfratti dell’oltre tomba. Chi invece avesse compiuto atti di fornicazione, sappia che la punizione è sempre l’inferno, ma questa volta fra le fiamme roventi ed il fuoco nero, cioè un fuoco, che acceso all’interno di un immenso braciere, non divampa, ma brucia all’interno consumando i poveri corpi in una nera fornace.

 

Perché tutto questo, o Padre buono? Non hai tu pietà, o Padre, dei figli tuoi che rovinano verso la perdizione del fuoco eterno?

No, o figli, non è proprio così come voi pensate. Chi ruina nel fuoco eterno, non sono io, il Padre, ma il demonio, l’eterno nemico di Dio e dell’uomo. E’ lui che, inducendolo al peccato con mille seduzioni e mille (ag203) scuse, lo induce in tentazione e, quando finalmente lo fa cadere nel peccato, non fa nulla per farlo ravvedere, anzi insiste, perseguitandolo ed inducendo in lui mille e più ragioni, perché consideri che il suo caso è un caso a parte che può anche avere tante giustificazioni.

No! Non è così! E’ un inganno! Non ci sono giustificazioni che tengano di fronte alla legge di Dio. Essa va eseguita alla lettera, va obbedita senza alcuna infrazione. Chi commette infrazioni è passibile di pena o all’inferno o al purgatorio. Ed è per questo, o cari figli miei, che esiste il purgatorio che sta tra l’inferno e il paradiso, perché l’inferno è il luogo di dannazione eterna, da dove non c’è speranza di ritorno, il purgatorio è un luogo di sofferenza, e come!, però solo temporanea.

In purgatorio ci sono le sofferenze stesse dell’inferno, il fuoco e il nero carbone, ma solo per un certo periodo di tempo più o meno breve, né la sofferenza, o figli miei, è inferiore, ma eguale. Bruciano le anime dell’inferno e bruciano quelle del purgatorio. Soffrono quelle dell’inferno e soffrono quelle del purgatorio, ma mentre quelli sanno che non potranno più ritornare indietro perché dannate, le altre sanno che un giorno tutto questo dolore finirà. Subiscono così con pazienza e rassegnazione, perché sono anime sante, cioè già santificate dal sangue dell’Agnello. Tutto questo, o direttissimi figli, io, il Padre, ve lo dico perché sappiate. Non certo per spaventarvi, ma perché conosciate, ammesso che voi crediate, che cosa vi attende dopo la morte, cioè dopo la fine di questa vostra misera vita mortale.

Voi potreste dirmi a questo punto:

«Ma, Padre, noi conoscevamo tutto questo. La Chiesa sempre ci ha insegnato queste verità, i Novissimi, come vengono chiamati, nel senso che sono verità che appartengono all’ultima fase dell’uomo, sono cioè legati alla sua conoscenza, dopo la fine di questa vita».

Sì, lo so. E’ vero tutto questo, ma sappiate ugualmente che il Padre vostro che è nei cieli, si occupa di voi, (ag204) a voi pensa e di voi si preoccupa. Non ci sarebbero stati allora tutti i suoi interventi, per la redenzione dell’uomo. E uno di questi interventi è questa locuzione, checché voi ne possiate pensare e dire. Il credervi non è da voi, ma da Dio, così il non credervi non è da voi, ma dal nemico di Dio, che fuorviando le vostre teste, cioè i vostri pensieri, imbriglia le vostre volontà per indurvi a non credervi. Voi non commettete nessun peccato, se non doveste credervi, perché questa locuzione non è certamente dogma di fede, ma vi allontanerete sempre più da quel richiamo costante e benevolo a cui voi siete per mia volontà guidati per vivere incessantemente, attimo per attimo, una più costante unione con Dio.

E’ questo lo scopo di tale locuzione, perché al di sopra e al di là di ciò che essa può rivelarvi, essa tende a riunirvi ogni settimana intorno alla sacra immagine di mio Figlio, l’immagine di Gesù di Misericordia ed esortarvi a pregare.

 

La preghiera poi di ogni giorno alle ore tre, preceduta e seguita dalla locuzione del Figlio mio, a voi concessa per intervento speciale della Madre di Gesù, è una preghiera speciale di intercessione per tutto il mondo che è incrostato dal male dal peccato.

Voi non sapete che cosa può fare un semplice Padre nostro, o un’Ave Maria o un Gloria. Immaginate adesso, or dunque, o figli miei, allo stesso modo che un qualcuno vi prenda, vi rapisca, cioè, vi capiti e vi porti con sé per un certo periodo. Voi per quel periodo di tempo sarete assenti dalla vostra famiglia, dal vostro posto di lavoro, dal vostro ambiente usuale, insomma, qualunque esso sia, perché vivete altrove un’altra vita, che finirà quando voi sarete rilasciati ai vostri. Così è per la preghiera.

Chi prega è come rapito in cielo. E’ assente alla vita di quaggiù ed essendone assente, ne è anche esente, cioè è esente di tutte quelle colpe, di tutti quegli errori, di tutti quei falli che voi di solito, o figli miei, commettete, non di certo sempre per vostra volontà, ma per la caducità e debolezza vostra. Ora più pregate e (ag215) più sarete assenti a questa vita e presenti all’altra, a quella futura che già inizia sulla vostra terra se voi saprete trasformarvi, se saprete cioè, ancorandovi alla preghiera, abbandonare poco a poco le cose di quaggiù per quelle di lassù.

 

Il silenzio, innanzi tutto, che è il silenzio della voce e dell’anima vostra.

Chi tace può darsi a Dio, interamente.

La vostra voce è uno strumento datovi per comunicare tra voi. Essa perciò è preziosa, ma ai fini della preghiera cioè del dialogo con Dio, non è indispensabile, anzi, chi tace è più facilmente con Dio.

Ma voi, mi direte: «Ma la lode, o Padre mio?».

Certo la lode, o figli. C’è una lode con il canto ed una lode con il cuore. Quella con il canto è la lode con la voce alta, spiegata, quella con il cuore è muta. Tutte e due sono importanti e a me tutte e due giungono care, ma delle due preferisco la seconda perché più vereconda, più intima e più a me consona. Non dovete, per questo, pensare che io non gradisca le vostre lodi cantate, i vostri inni, i vostri salmi. Anzi! Ma vi dico tutto questo perché voi sappiate che la preghiera del cuore, quella sussurrata a fior di labbra, è quella che più vi prepara a stare quassù, dove non si parla né si canta nel senso che intendiate voi. Quassù la voce non è più necessaria perché la comunicazione avviene nella sfera dell’intellettivo, come dice S. Tommaso d’Aquino, mio Padre della Chiesa, confessore e vescovo. Tutto ciò che voi riuscirete a fare con la forza dell’intellettivo è di quassù sempre che sia naturalmente ispirato e sostenuto dalla forza del mio Spirito.

Perciò, o figli miei, l’una e l’altra lode sono a me care e gradite, graziose e benevole, ma mentre l’una è ancora quaggiù onorata, l’altra, la preghiera del cuore, che ha l’assenso delle labbra, appena percettibile, e l’intellettivo come comunicazione, è preghiera che vi porta, vi rapisce quassù, accanto a me.

 

Cos’è l’intellettivo, o Padre, mi chiede la sorella che scrive?

L’intellettivo, così come lo hanno definito i primi Padri della Chiesa, è la sfera inorganica che risiede nel (ag206) cervello, ma che non ha qui la sua matrice, ma nel cuore, che per esso, per mezzo cioè dell’intellettivo, si collega alle sfere superiori del vostro essere, allo spirito cioè e all’anima piccolissima, infinitesimale di Dio, il vostro Dio Creatore e Signore di tutte le cose.

L’intellettivo, perciò, è il segno e il mezzo di chi non è più quaggiù.

Ora, voi potreste dirmi: «Padre, ma puoi tu immaginare un’assemblea che comunica con te tramite l’intellettivo? E’ impensabile, Padre, quaggiù».

E avete ragione, o figli della terra, ma badate bene, o figli miei cari, che ogni vostra assemblea si suffraghi ora di momenti di lode osannate a viva voce, ora di silenzi, in cui, tacendo le labbra, parli il cuore. Questo cuore umano, vivo e palpitante, che batte all’unisono con quello del Figlio di Dio, Gesù Cristo, che è in me, poiché io sono anche il Figlio ed il Figlio è anche il Padre e tutti e due siamo una cosa sola nello Spirito Santo, che è Amore.

Il silenzio, perciò, sia la vostra prima meta, o figli miei carissimi, un silenzio, però, parlato, colmo cioè di amore, di lodi, di dolcezze rivolte al Padre vostro, tramite il Figlio. E, dopo il silenzio, il congiungimento con Dio, tramite il silenzio delle anime vostre che si riposeranno in quell’Anima immensa, stragrande, benigna, meravigliosa, che è il Padre vostro, che è nei cieli.

Amen.

 

Io vi benedico, o figli miei diletti, e vi dico, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, la pace sia con tutti voi e con il vostro spirito.

Io vi do la pace, tramite il Figlio mio, Gesù, e la Madre mia, Maria.

Amen.

La pace di Dio sia sempre con tutti voi.

Amen.

 

Pregate, o figli della terra, e vi congiungerete a me, che sono il vostro Padre, il Principio di tutte le cose e la Fine di esse.

Amen.

 

Vi benedico, o figli della terra.

Venite a me ed io vi consolerò.

Amen.

 

Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, che è Amore.

Amen (ag207).

 

Vi benedico, o figli, e vi dico non temete, perché io sono con voi, con tutti voi, fino alla fine dei secoli.

Io, Gesù, Figlio di Dio e Dio stesso.

 

Vi benedico, o figli, e vi dico, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, che è Amore.

Io, lo Spirito del Padre e del Figlio.

Amen.

 

Così è la Verità.

Amen. Amen. Amen (ag208).