4 OTTOBRE 1996

 

  1. - Conduci le pecorelle. III Frate.

(FV 041096LcsA n01 Catechesi Personale)

 

Oggi, 4 ottobre 1996.

  1. Francesco d’Assisi.

 

Durante la preghiera alla Misericordia presente il divino e santo Padre, Frate III.

Conduci le mie pecorelle per il sentiero stretto, roccioso, insipido, difficile della santa Misericordia.

Te le affido tutte, una ad una.

 

Conducile per il tratto di strada a te assegnata.

Guidale, proteggile e custodiscile nel santo nome del dolcissimo Frate che ti ha preceduto.

Io ti amo, così come ho amato e amo lui.

Ti prediligo per la tua semplicità, per la sincerità, per la purezza del cuore, dei sentimenti, per l’amore che conduci nel compiere tutte le cose.

Sono in te sin da quando tu sei stato concepito.

Sono in te perché in te voglio realizzare le opere sante di Dio.

Perdura in questo sentiero roccioso ed ispido, dove a te sembra di non trovare niente, tranne che locuste e miele selvatico. Assaporali come fece il mio Giovanni Battista, perché è lì che io voglio condurti, nel deserto, (per poterti aprire le porte alle meraviglie, mi correggo,) per poterti aprire alle meraviglie della mia misericordia.

Vivi nella semplice oscurità che si protrae intorno a te.

Vivi in questa povertà che ti è congeniale.

Vivi così come imperi in tutte le cose di bambini, che conduci ogni giorno alla mia presenza.

 

Il sentiero della vita è lungo e difficile e irto di spine e di nodi, ma tu riuscirai a superare ogni difficoltà, purché conduci i tuoi piedi lentamente fra i sassi, badando bene a tutto ciò che ti può impedire il procedere e ti può permettere di incespicare.

Conosco bene la tua accortezza, ma anche la tua soavissima condiscendenza.

Sii molto più prudente, più attento, è più portatore di santissime cose prudenziali.

Io vivo in te così come sono vissuto in colui che ti ha chiamato.

 

La presenza mia nell’Ordine proseguirà attraverso alcuni di voi che sapranno offrirsi interamente alla mia Misericordia.

Uno di questi sei tu, gli altri cresceranno. Li sto allevando poco a poco.

L’altro che tu conosci è già partito. Ritornerà in mezzo a voi. Proseguirà con voi. Parteciperà a tutte le vostre adunanze.

 

Proseguendo lungo la strada ti farò incontrare i fratelli a te più vicini e più puritanei nel modo di sentire e di concepire le cose.

Per questo attendi, poiché non sei il solo.

Molti aspirano ad altro, ma non sanno dove porre le mani.

Conosco bene i sentieri percorsi fino ad ora da coloro che dicono di volermi seguire.

Essi non sanno.

Essi non conoscono.

Essi non comprendono.

Vivono nella Regola semplicemente, perché così loro è stato detto e null’altro.

Ma io voglio molto di più.

Voglio l’amore.

Voglio il cuore squarciato alla divina Misericordia.

Questa parola che tu hai sentito tante volte ripetere dalle labbra di colei, tramite la quale io mi pronuncio ogni giorno, è la parola chiave che deve servirti a comprendere e a farti comprendere da tutti coloro che io rivestirò accanto a te.

Ma tale parola è l’iniziale appena di una programmazione molto più vasta che io detterò puntualmente, parola dietro parola a colei che parla.

 

Ancora il tempo non giunge, ma presto viene. Esso si affretta e così avrai nel tuo cuore e fra le mani il libro soave della Misericordia.

Attendi, o mio piccolo Frate, e vedi.

Attendi e leggi.

Attendi e conosci.

Io sono con te fino all’estremo della tua esistenza costì.

 

L’imperioso reggimento di coloro che ti circondano non devi temerlo.

Io ti voglio così povero e sconsiderato, senza niente, senza alcun epiteto, né alcuna promozione.

Io amo coloro che vivono nel deserto e nella povertà.

Li ho sempre preferiti e li ho voluti sempre così.

Li ho chiamati poi alla mia divina parola, proprio perché lindi, semplici, puliti, trasparenti, incapaci di alte sofisticazioni.

Per questo ti chiamo, perché sei così come sei venuto dal cielo, semplice e nitido, pulito dentro, profondamente e intensamente legato a me.

 

La parola che ti mando offrila sempre a colei che ti è genitrice, a Maria, la soavissima Madre che ti ama, che ti appella, che ti cura, che ti guida, che ti sta accanto e regge la tua mano.

Ora e sempre così per Maria a Gesù, per Gesù a lei, la genitrice di tutto il genere umano.

Ora, vai, o figlio, e attendi che io più spesso ancora a te parlerò.

Sono il tuo divino amore.

 

Sono Gesù.

 

 

  1. - Per attraversare il ruscello.

(FV 041096LcsA n02 Visione I)

 

C’è un ruscello di acqua limpida.

Per attraversare questo ruscello un ponticello fatto di legno.

Lo attraversa un frate francescano con tante persone che sono dietro a lui.

Il Frate li fa fermare.

Lo attraversa prima lui.

Si mette all’altra sponda e con le mani li chiama.

Le persone che sono all’altro lato attraversano una per una e vanno tutti verso il frate.

Amen.

 

 

  1. - L’acqua della Misericordia.

(FV 041096LcsA n03 Visione I. Spiegazione)

 

Il ruscello è l’acqua della Misericordia.

Il ponte le difficoltà per arrivare dove Gesù ci chiede.

Il Frate è il terzo, il Frate che Gesù ha mandato in mezzo a noi.

Le persone sono le anime a lui affidate a cui lui porge le mani e li aiuta ad attraversare questo ponte, cioé le difficoltà. Amen.

 

 

  1. - Siete il mio cuore. Voi siete me ed io sono voi.

(FV 041096LcsA n04 Catechesi)

 

Io sono in mezzo a voi.

Sentite le mie parole.

Udite il mio cuore.

Sentite i miei accenti e comprendete che iniziate a calpestare il luogo sacro di Dio.

 

Voi siete me ed io sono voi.

Ciò che voi siete in questo momento è il mio cuore, il mio cuore grande, straordinario, immenso, che palpita per ciascuno di voi, per ogni uomo della terra.

 

Sappiate comprendermi.

Vivo per ciascuno di voi. Ed è per questo che esercito la mia regalità.

Così voi esercitatela nell’affannarvi a rendere omaggio al Re di tutti i secoli, offrendovi, offrendo cioé la vostra vita, ma soffrendo anche per coloro che ancora non mi riconoscono, che non mi comprendono, che non intendono la mia esistenza nella loro umanità.

 

Conduco perciò una vita pressoché sconosciuta, impregnata di sofferenza, di dolore, di amara delusione, ma vengo in mezzo a coloro che mi coltivano, perché essi possano apprendere da me l’audacia, sì la dolce audacia dell’essere appartenente al regno di Dio, l’appartenenza di un regno che è certamente un privilegio, non per molti, per pochi, ma questi pochi dovranno accudire ai molti, ai malati, ai sofferenti, agli appestati, a coloro che ancora esitano incerti e vagano fra le tenebre.

 

Io vengo per inoltrare presso di voi una carta di identificazione, il Cuore di Gesù amabile postazione di tutti coloro che vogliono offrirsi per diventare cristiani.

 

E’ questa una preposizione nuova che io conduco in mezzo a voi, perché voi comprendiate che nel Cuore di Gesù esiste tutto l’amore che Dio ha donato al mondo.

 

E’ da questo Cuore che tutti i santi hanno appreso (appreso), è da questo Cuore che tutti i santi hanno intinto il loro esistere sulla terra.

E allo stesso modo, per questo io mi sono offerto a voi.

 

Per questo mi chiamo Gesù di Misericordia, perché offro ogni volta a voi il mio Cuore squarciato, perché ognuno di voi possa abbeverarsi alla mia ferita, saziarsi per poi donarsi agli umili, ai senza niente, a coloro che vivono nel peccato.

 

Sono questi che io amo sopra tutti gli altri, sono questi che io non possiedo ancora, che mi fanno tanto soffrire e per i quali io ancora continuo a vivere qui sulla croce, in mezzo ai cristiani che non si identificano con me, gli irrisoluti, gli irrisoluti, coloro che ancora esitano.

 

Questi, sì, proprio questi, mi fanno tanto soffrire ancora più forte di coloro che sono ancora nel peccato. Ed io voglio invece che voi siate capaci di rilanciarvi senza timore, senza paura, così come siete, poveri, semplici, deboli, umilissimi, ma privi di paura, ricchi di coraggio, di fiducia in me.

 

Io sono per voi il parafulmine.

Sono per voi così, certo lo posso dire, il paracadute.

 

Lanciatevi bene dall’alto, dal più alto posto del mondo. Ed io vi soccorrerò.

Io aprirò le mie ali gigantesche, straordinariamente immense e voi su di esse potrete librarvi in tutte le direzioni, ovunque voi vogliate andare, anche verso i mostri più immani.

Essi non potranno neppure sfiorarvi.

 

Questa forza che io voglio scaglionare in voi è una forza prodigiosa che io ho dato ai miei santi e che voglio ancora trarre fuori dal cuore di ognuno di voi, perché sì, esso la possiede, solo che voi non la conoscete.

 

Voglio farvi possenti, audaci e immensi, per conquistare il mondo e le anime al mio cuore.

 

Prediletti del Signore, voi siete i miei araldi, gli araldi dell’amore.

 

Oggi, che Francesco è ricordato dalla santa Chiesa di Dio sulla terra e produce presso di voi la dolcissima e soavissima santità di un fraticello che tutto donò se stesso a Dio, voglio donarvi il cuore mio, perché voi possiate vivere di questo amore che portò Francesco a vivere fra i poveri, fra gli invertebrati, fra gli stupiti, fra i lebbrosi ed anche nel più lontano resto del mondo.

Addio.

 

 

  1. - Un “V” gigante.

(FV 041096LcsA n05 Visione II)

 

Vedo una “V” gigante e di colore rosa.

Ci sono scritte queste parole: Virtus pro vobis in corde meo.

La virtù del mio cuore, l’amore vibri sempre in voi.

 

 

  1. - I raggi della Madonna.

(FV 041096LcsA n06 Visione III)

 

Vedo un francescano in ginocchio che implora alzando il viso in aria e dal viso e dalle mani alzate usciva della luce. E c’erano dei buchi e nei buchi usciva della luce.

Questa luce che usciva dai buchi delle mani veniva dai raggi della Madonna.

 

 

  1. - Le stimmate della Madre.

(FV 041096LcsA n07 Visione III. Spiegazione).

 

Alcuni di voi, sacerdoti, sacerdoti santi, nel mio spirito riceverete le stimmate di Maria, della Madre mia.

Vi bucherete le mani e il dorso dei piedi a forza di camminare e di volere reggere l’ampolla del mio spirito.

Consumati dall’amore ardente di Maria e dell’Eucaristia, voi andrete dietro alla sua sequela, in cerca di pastori e di reggimenti di martiri, capaci di offrirsi, perché il mio Corpo e il mio Sangue continuino a dimorare sugli altari del Padre, i sacerdoti di Maria, comprendenti le sue stimmate, le sue sante stimmate, i suoi dolori per la mia crocifissione e per la mia morte.

 

Essi si riconosceranno per la presenza, nel loro cuore, della sua immagine, un’immagine materna, inconfondibile che traduce in ogni loro azione il suo volto di Madre buona ed operosa, attenta a tutte le anime e virtuosamente rivolta a curarne soprattutto l’umiltà e la povertà.

 

Maria sede della Sapienza, Maria volontà di Dio incarnata nel seno di tutte le vergini e i vergini del mondo, condurrà questa battaglia contro il feroce nemico che tenterà di strappare dal soglio di Pietro la mia Chiesa.

 

 

  1. - Benam e la camicina.

(FV 041096LcsA n08 Visione IV)

 

Durante la recita del quinto mistero doloroso vedevo un angelo, un angelo bellissimo, maestoso, vestito di giallo.

Diceva di essere Benam.

Camminava e lo vedevo di profilo.

Tutti attorno c’erano seduti dei bambini, dove siamo seduti tutti noi.

L’angelo si presentava ad ognuno di essi. Posava la mano nel petto e tirava fuori come una camicina da neonato.

Quella camicina era sporca.

L’angelo la toglieva.

 

Mi fanno capire che Gesù, oggi, come dono per san Francesco, ci fa questo dono che ognuno di noi lo libera di qualche cosa di brutto che ha dentro. Amen.

 

 

  1. - Un misterioso lavacro.

(FV 041096LcsA n09 Visione IV. Spiegazione)

 

Io vi chiamo ogni giorno al tempio del Padre mio, ad implorare tramite me la purificazione e la santificazione, l’elevazione del vostro cuore e di tutto il vostro essere verso il cielo.

 

Quest’oggi sono io stesso che compio, grazie alla volontà del Padre, questo misterioso lavacro.

Scendo in ciascuno di voi, in profondità per togliere dal vostro cuore il residuo infangante causato dal peccato.

Vi tolgo tutte le impurità dovute alle violenze provocate dal nemico di Dio.

 

Vi tolgo tutti i residui che hanno fatto fremere questo cuore di violenze mondane.

 

Vi libero da tutte le compattezze nelle quali siete stati scagliati come pietre arroventate, perché invece il vostro cuore possa dimorare placido in un mare di luce, di amore dolce, profondamente dolce come il latte e il miele di cui parlano i profeti nelle Scritture.

 

… Io vivendo in voi continuerò a compiere questa opera di liberazione.

Ma voi statemi presso.

Vivete con me.

 

Appartenetemi in tutto, anche nel respiro, perché anche il respiro è opera dello Spirito Santo di Dio.

Si è inoculato in voi.

O lo Spirito di Dio!

Che cosa non può fare in una creatura umana!? opera delle sue mani, del suo santo dito, delle sue meravigliose, straordinarie, incontenibili bellezze, le meraviglie del cielo che può fare nel cuore di una creatura umana, perché essa riflette la sua immagine in spirito e verità in santità di cielo.

 

Operate, perciò, per vivere in lui, per cantare insieme a me e a tutti gli angeli e a Maria santissima le lodi del Padre, le lodi dei Santi del cielo, infinito e immenso, che attende ognuno di voi, perché ognuno di voi possa finalmente trovare la pace santa di Dio.

 

Ricordate tutto questo sempre, nei momenti più tristi e più angoscianti.

 

La vostra patria è il cielo.

E’ qui che voi dovete venire.

E’ qui che dovete ritornare, colmi di sofferenza, ma pieni di quello Spirito che sempre il Padre mio immette in tutti gli uomini di buona volontà.

 

Accusandovi delle colpe commesse, in un pentimento di amore, io lavo ognuno di voi sempre, ma in questo momento io escludo da voi e per sempre ogni macchia di peccato.

Amen.

 

“Sii tu liberato, o cuore umano, per sempre innamorato di Cristo Signore”.

 

Con questa ultima frase Benam ha sigillato il cuore nel cuore santo di Dio.