6 GIUGNO 1996

 

  1. - La partecipazione dell’uomo è indispensabile.

(FV 060696LcsA n01 BRPA Catechesi)

 

Oggi, 6 Giugno 1996.          

Durante la recita del santo Rosario.

 

Nulla, nulla proprio nulla può verificarsi senza il vostro intervento, senza la vostra richiesta.

La partecipazione dell’uomo è indispensabile, perché nel cuore di Maria e in quello di Gesù possa mettersi l’apostrofo necessario nella parola ti amo tanto.

Bisogna che ognuno di voi si renda conto di questo, a mettere nel proprio cuore, il fratello, l’amico, la madre, il padre.

E' indispensabile, perché il Signore possa compiere quanto richiesto.

Nessuno può accettare di compiere un’azione o un pensiero buono, se non è prima verificato nel proprio cuore.

Ecco perché i Santi, insieme ai Beati e ai Venerabili del cielo, attendono il vostro amore, attendono che voi palesiate nel vostro cuore l’amore per coloro per i quali voi pregate, anche per le anime sante del Purgatorio, che bisogna che voi amiate, perché esse possano ricevere la quiete, il riposo eterno.

E’ una regola questa fondamentale, perché ci sia la comunione dei Santi.

L’amore è l’anello di congiunzione per ciascuno di voi.

Per questo non potete chiedere né a questo nè a quell’altro, e neanche a Gesù e a Maria, la presenza eucaristica, intesa come salvezza, se tutto questo non è prima aderente al vostro cuore, cioé vive nel vostro amore.

Perciò, sforzatevi di amare.

Amate tutti senza differenze, senza interventi straordinari, perché è l’amore che salva ognuno di voi ed è l’amore che porta in cielo i vostri amati, i vostri congiunti, i vostri cari.

Amate come meglio potete.

Amatevi in un sodalizio nuovo, che è quello di Cristo Signore.

 

Gli angeli del cielo, soddisfacendo questa vostra richiesta, siamo pronti a portare le vostre presenze dinanzi al Padre, ma bisogna che esse arrivino luminose, cioé portatrici di amore, amore, amore.

 

I Santi, i Beati hanno amato e continuano ad amare, anzi il loro amore si è raddoppiato, triplicato, moltiplicato, perché ormai vivono nella luce di Dio.

 

Anche voi dovete fare ugualmente, perché a voi è affidato un compito ben più elevato, che è quello di condurre nel mondo la Misericordia del Padre.

 

Per questo dovete sforzarvi d'amarvi a vicenda e di perdonare, di dimenticare, di accogliere nel proprio cuore il fratello amico, il congiunto che ha compiuto una tale azione negativa.

 Che c’entra?

Che significa tutto questo?

Non importa.

Importa solo amare.

 Per questo rivolgiamo a voi la nostra pressione, la nostra proposta, il nostro invito.

 Non stancatevi mai di condurre il vostro cuore all’amore.

E’ un esercizio che dovete compiere, durante la giornata, come se voi saliste e scendeste continuamente delle scale.

Ogni qualvolta il nemico di Dio vi rùzzola giù per i gradini, voi ritentate di nuovo di salire e salendo, salendo, ripetete: io t’amo; io t’amo; io t’amo.

 Noi amiamo.

Voi amate.

Essi amano.

 

Io t’amo.

Io t’amo.

Noi amiamo.

Voi amate.

Essi amano.

E ogni volta salite un gradino, fino a quando il Signore accoglierà la vostra richiesta.

Addio.

 

O anime sante, promulgate l’anno dell’amore, l’anno della concordia, l’anno della confidenza, l’anno della fiducia in Dio.

 

Ora sapete.

Perciò, perdurate nella preghiera.

Ma vi raccomando, con amore, con amore, sì, solo per amore, soltanto per amore.

Amen. 

  1. - Amore è dono di se stessi

FV 060696LcsA n03 BRPA Catechesi

 

Vedete, l’amore nel mondo ha così poca importanza, anzi è stato svilito, è stato deturpato, è stato detronizzato dal suo ruolo fondamentale.

Qualcuno lo ha rovistato e ha cercato di ricondurlo alla sua origine fondamentale che è dono di se stessi agli altri, ma esso è sempre una posizione scomoda, è sempre qualcosa che viene a urtare la vostra suscettibilità, o comunque il vostro egoismo.

Per questo l’uomo facilmente si lasciare rapire dal nemico di Dio, per comodismo e per volontà di non ardire, cioé di non lasciarsi spossessare, di non lasciarsi deturpare, di non lasciarsi sconfiggere, di non lasciarsi umiliare.

Ma che c’entra tutto questo?

 

La vostra città non è città terrena è la città del cielo.

Voi dovete librarvi verso di essa come colombe, come l’alitare del vento, come il muoversi leggero delle ali di una rondine.

Per questo bisogna che voi rinunziate a tutto ciò che vi appesantisce e a tutto ciò che vi imbruttisce, a tutto ciò vi distrugge.

 

Voi siete chiamati a vivere nell’aura del cielo.

La pesantezza, la stoltezza, la stuprano, sì, stuprano la vostra forza iniziale, che è l’amore.

Il Padre altissimo, creatore di tutte le cose, ha servito ognuno di voi, donando in abbondanza questo amore.

Ve lo ha posto nelle mani; ve lo ha posto nel cuore; ve lo ha posto nelle mente e voi scendete dal cielo pregni di amore, meravigliosamente legati a questo dono, che è l’amore.

Ma poi che cosa avviene di questo amore.

Ahimé! Cosa avviene?

Viene distrutto, viene vilipeso, viene venduto, viene prostituito, viene carteggiato, viene limitato, viene, per così dire, rosolato, sì, rosolato al fuoco del nemico di Dio.

Ahimé! Ahimé!

I dannati soffocano nella pece nera e vivono nella violenza e nel fuoco eterno, proprio perché non hanno amato, proprio perché hanno visto soltanto il proprio io e sono diventati servitori di se stessi, delle proprie audacie del proprio volere appartenere a se stessi indiscriminatamente e solamente.

Ma voi, ve ne preghiamo, voi non appartenete a questo luogo, voi siete i santi di Dio.

Perciò incoronatevi di questa luce nuova, andate per il mondo, distribuendo la Misericordia, l’amore, il perdono.

La violenza del nemico di Dio non sia per voi nessuna trappola, ma voi liberatevi, stanatevi fuori da queste pane, che lui continuamente cerca di porre davanti i vostri piedi.

 

Io ve l’ho detto.

Adesso voi lo sapete.

Io appartengo all’angelo della vita.

 

Sono infatti Sefir l’amore. 

  1. - Il cuore aderisca alla preghiera vocale.

(FV 060696LcsA n04 BRPA Catechesi)

 

La pressione, perciò, con la quale voi richiedete le grazie al trono altissimo del Padre, non può realizzarsi dinanzi alle sue mani, se prima il vostro cuore non avrà manifestato una uguale adesione alla vostra richiesta vocale.

 

Perciò noi interveniamo continuamente nella preghiera, perché i vostri mutamenti e anche i vostri errori, le vostre aderenze sbagliate, vengano cancellate e noi possiamo portare al Padre i vostri palpiti e le vostre adesioni, così come dovrebbero essere.

 

Gli angeli siamo e, perciò, agli uomini veniamo, in quanto inviati dal Padre e sostenuti dal Figlio suo Gesù.

Noi siamo i fratelli del cielo.

Voi non ci conoscete e per questo non ci amate, o per lo meno ci amate molto poco.

 Perché non imparate ad amarci di più?

Perché non sorvegliate i vostri gesti, le vostre maniere di essere, i vostri palpiti, le vostre parole, condividendo con noi ogni cosa?

E’ bello poter dire: Io ho parlato, oggi insieme al mio angelo; io ho mosso questo mio piede insieme a lui; ho mosso questa mia mano insieme a lui.

 

Come è possibile far questo?

Bisogna che l’anima sia elevata verso il cielo e rasenti, per così dire, lo stato di sublimazione perenne, cioé costante.

Allora, in questo caso, noi, gli angeli, scendiamo intorno all’anima e costituiamo intorno ad essa una forma di roccaforte o fortezza, che impedisce all’anima di uscire fuori da questo cerchio vitale.

Allora è possibile che l’anima, muovendo le sue braccia, muovendo i suoi piedi, o muovendo i suoi occhi, o anche le sue labbra, o la faccia per noi, o per lo meno noi siamo in lei.

Per questo allora si verifica questa unione perfetta.

 

Nessuno dei fratelli può dire di avere mosso la sua mano o il suo piede, ma è l’anima che lo fa e permettendo all’angelo di alitare per lei.

E’ cosa sublimante questa.

Certamente è una meraviglia, dovuta allo Spirito Santo di Dio, che permette all’anima di vivere in simbiosi o comunque in comunione con i messaggeri del cielo.

 

Noi, angeli, non desideriamo che questo.

Per questo preghiamo il Signore che ci siano dei fratelli buoni, dei fratelli amanti, dei fratelli sofferenti, ma non denutriti, cioé viventi in lui.

In questo caso, allora possiamo scendere intorno a questi fratelli per determinare quell’aura santa o vitale, nella quale ognuno di voi può muoversi parlare in simbiosi nostra.

 

E’ certamente il cavaliere del cielo, l’onnipossente e intramontabile Dio, morto sulla croce, che vuole e determina tutto questo.

E’ lui il santificatore delle anime.

E' lui il reggitore eterno e supremo di ognuna di voi.

Per questo chiedetelo a lui sempre a lui e soltanto a lui.

E’ lui che apre i cuori.

E’ lui che penetra all’interno delle anime e le trasforma, le congiunge al santissimo Dio, per mezzo delle ali nostre.

 

Addio.

 

  1. – La Chiesa vive una parentesi oscura.

(FV 060696LcsA n05 BRPA Catechesi)

 

L’apostasia della Chiesa di Roma, alla quale noi molto spesso abbiamo accennato, è dovuta proprio al distacco che essa ha compiuto dall'intervento di Pietro, che è stato un intervento per amore e solo nell’amore.

La Chiesa oggi vive una parentesi oscura, perché ha attribuito a se stessa e non all’amore il potere e il valore di ogni cosa.

Ed è per questo che è diventata venale e nel contempo subdola, cioé è sottomessa alla concupiscenza e alla volontà di imporsi.

E’ la Chiesa di Dio.

E’ la Chiesa santa che gli uomini, però, hanno ridotto in uno stato estremamente pietoso, quasi a brandelli e deturpata.

Ed è per questo che l’onnipossente e l’onniveggente Dio vuole a qualsiasi costo intervenire, perché uomini nuovi possano procurare alla sua sposa la veste benigna dei primi tempi, una veste corredata di oro e di argento, ma non in pietre preziose, scaturenti dalla volontà di possedere e di essere importanti, ma piuttosto dalla volontà di donarsi per amore agli altri, al fratello che spasima di dolore, al fratello che vive nella miseria, al fratello indigente che non ha nulla, al fratello che bestemmia, al fratello che sbaglia, al fratello che pecca, al fratello che disonora la propria dignità di Figlio di Dio, concupiscendo insieme al demonio.

Questa Chiesa non può che sorgere da un terreno nuovo, che deve essere concimato, zappato e coltivato da un buon agricoltore.

E chi può essere agricoltore più supremo di colui che è stato ed è il rampollo di Iesse, cioé il piccolo Gèsu, che è nato da Maria e che è venuto nel mondo, perché trionfasse la volontà di Dio, che è esclusivamente da incontrare e da realizzare nell’amore.

E’ lui, sì, solo lui, ed è a lui che dedichiamo questo nostro dire, perché è in lui che noi possiamo manifestarci agli uomini, perché se non ci fosse stato l’onnipossente Figlio di Dio, venuto a manifestarsi agli uomini, noi, angeli, non potremmo chiacchierare con voi.

Infatti è proprio tramite lui che l’essere divino si è unito all’umano, consentendo quindi agli uomini di salire nel cielo e agli angeli di scendere sulla terra.

 Ecco cosa ha fatto, Gèsu, il Figlio di Dio.

Egli è l’eterno, l’onnipossente, il grande, il potente, la bontà fattasi carne, e la verità, la suprema verità di Dio discesa sulla terra.

Noi lo adoriamo.

Noi lo veneriamo.

Noi lo simboleggiamo, nell’ascoltare le sue parole tintinnanti, che scendono aureolàte attraverso i canali nascosti agli uomini, canali misteriosi del regno di Dio e che si frantumano, posponendosi a tutte le altre violenze che incidono, che incedono sulla terra, ma nel contempo però si ergono a muraglie imbattibili, attraverso le quali l’uomo può veramente dirsi di essere salvato e rinnovato, pronto a raggiungere la città di Dio.

Il tintinnare delle sue parole, vedete, noi lo rincorriamo nei cieli, noi che siamo gli angeli, possiamo volare da un punto all’altro dell’universo e dovunque egli pone la sua immagine.

Dovunque egli rivolge il suo parlare noi corriamo, perché lo prendiamo fra le nostre ali e lo portiamo a voi, dirigendo al vostro cuore le sue sublimanti parole di amore, ma soprattutto il suo amore così grande e bello, tale e quale dal suo cuore fuoriesce per voi.

Il forestiero non conosce tutto questo, ma presto verrà il tempo in cui voi sarete estrapolati dalla terra e verrete quassù nel cielo a lodare il volto santo del vostro Gesù.

  

  1. – Bisogno di una mantello di lacrime.

(FV 060696LcsA n06 BRPA Catechesi)

 

E’ l’amore, soltanto l’amore, la forza che ci spinge a dirigere le nostre ali verso di voi.

L’amato Principe del cielo e della terra è una fiamma d’amore incandescente.

Egli ama con tutta la passione del suo cuore, ama le anime così come voi potete immaginare, quando considerate che un figlio vostro è naufrago e si perde in alto mare.

Lo stesso slancio, lo stesso infinito abbraccio egli rivolge per ciascuno di voi, soprattutto quando capisce che l’anime vostre vanno in tilt, oppure si confondono con il nemico di Dio.

Eppure, come voi vedete, le grazie tardano a venire.

Perché tutto questo?

Perché l’amore di Gesù non è corroborato dal vostro.

Ed egli rimane scoperto, scoperto a chiedere, scoperto a pregare, scoperto a piangere, scoperto a implorare l’intervento del Padre per ciascuno di voi.

 

Copritelo questo Gèsu.

Egli ha bisogno di un mantello di lacrime, le vostre.

Ha bisogno di un mantello di cuori, i vostri.

Ha bisogno di un mantello di preghiere, le vostre, ma fatte col cuore, non soltanto con le labbra.

Gèsu corre, sfinito, per l’ampiezza dei cieli, proprio perché va da un punto all’altro a suggerire, a chiamare, a parlare, a intervenire, perché vuole, vuole, disperatamente vuole che tutti gli animi appartengano al suo regno.

 

E gli angeli, che facciamo?

Gli angeli lo seguiamo e non abbiamo mai tregua, mai un momento di sosta, perché egli vuole che noi corriamo là, che scendiamo qua, che interveniamo in questo luogo e poi ci spostiamo in quell’altro.

Egli vuole, vuole, vuole e noi seguiamo.

Seguiamo la sua parola. Interveniamo. Corriamo. Voliamo. Voliamo. Veniamo. Siamo qua.

  

  1. – Il grido degli angeli.

(FV 060696LcsA n07 BRPA Catechesi)

 

Calàmini! Calàmini! Calàmini!

Questo è il nostro grido per l’azzurro dei cieli.

Calàmini! Calàmini!

E’ il grido degli angeli che accorrono in aiuto dei fratelli.

Calàmini! Calàmini! Calàmini!

Calàmini tutto il giorno.

Calàmini la notte

Calàmini al vespro.

Calàmini al mattino.

 

I fratelli hanno bisogno dell’aiuto e noi: Calàmini!

I fratelli hanno bisogno di soccorso e noi: Calàmini!

E poi ancora e poi ancora, fino a quando il Signore Iddio non dice basta, perché è venuto il momento del riposo.

Allora le nostre ali si mettono in forma di croce e attendiamo l’azzurro venire del Signore della pace. Amen.

 

 – La liberazione è opera di Dio.

(FV 060696LcsA n08 BRPA Catechesi)

 

La liberazione è opera di Dio. Ed è il mantenimento all’interno dell’uomo di uno stato di quiete.

La presenza degli spiriti nell’uomo porta a uno stato di sommossa continua, provocando interventi sbagliati e convulsi.

La parola di Dio rianima l’uomo.

La Parola di Dio guida l’uomo alla pacificazione e conduce lo spirito alla liberazione.

Ascoltare la parola di Dio significa liberarsi.

Ascoltare la Parola di Dio, significa reintegrarsi con lo Spirito Santo.

Ascoltare la Parola di Dio significa condurre sé alla salvezza.

 – Mi sono donato interamente a voi.

(FV 060696LcsA n09 BRPA Catechesi)

 

La mia parola è giunta a voi sin dal primo istante in cui sceso in mezzo a voi sulla terra ho pronunziato le parole insegnatemi dal Padre.

 

Vissi povero e denudato, per amore di ciascuno di voi, contando uno dopo l’altro i momenti appassionati in cui il Padre mi consentiva di potermi donare a voi, nell’amplesso della mansuetudine, nella più totale obbedienza e nella più completa volontà di appartenere a lui, attraverso il vostro amore e la vostra obbedienza.

Vissi così per trenta tre anni, lasciando da parte ogni mia cosa per sostituire le vostre alle mie e per donarmi interamente a voi.

Ma ora che faccio?

Ora a che pro io continuo questa mia strada, rinnovano ogni giorno il mio sacrificio sugli altari vostri, perché il sommo ed eterno Padre acconsenta a che ogni uomo rimanga in me ed io in lui.

E’ la solita storia, desolata e triste, di un Dio che tende senza speranza e che vive l’odissea della vita senza un barlume di pietà da parte degli uomini.

Per questo, desolato e ramingo, sono corso in cerca di voi, chiedendo a voi il vostro aiuto.

Ma cosa me ne è rimasto?

Che cosa è avvenuto?

La mia parola, scesa dall'alto del cielo è stata soppiantata prima e dopo.

E’ stata volutamente schiantata contro l’asfalto torrido della vita, da parte di gente che ha voluto sostituire i suoi spasimi e le sue parole alle mie.

E così sono andato avanti, rimpicciolito sempre di più nel cuore vostro ed anche nel cuore di chi questa parola riceve ogni giorno, misticamente ancora al volo degli angeli.

 

Ed ora basta.

Ora ho sostituito la mia presenza a colui che la mia parola ha accettata liberamente e volutamente irradiandola nel corso della sua giornata e ponendola al centro del suo altare, come segno di speranza, di vita e di amore.

Per questo vi ho detto di andare là, perché finalmente poteste ricevere, da parte di colui che è un mio ministro, l’accoglienza dovuta alla vostra sofferenza e al vostro dolore.

La mia presenza in voi è tangibile.

Voi lo vedete.

Io spasimo di amore per voi.

E, d’altra parte, considerate quale sofferenza è in me, vedendovi soffrire, vedendovi denigrare, vedendovi trattare malamente, umiliare e costringendovi a correre da destra (sinistra) a manca senza un’accoglienza, senza alcun aiuto.

 

Ma ora basta.

Ho deciso.

Voglio che sia così.

Voglio che il Padre santo comprenda perfettamente l’errore da lui compiuto nel cacciarmi via minuto per minuto, trattando così come ha fatto colei, che ha condotto a lui le mie parole sante, le mie missive, i miei incoraggiamenti, i miei suggerimenti, le mie parole.

Si tenga pure laggiù coloro che dicono di ricevere Gesù.

Io non parlo ad essi e ne lo fa la Madre mia.

 

Ora, capite?

 

Maria?

Maria è giunta in mezzo a voi attraverso me.

Lo avete compreso ed è così.

Io Gesù vado, portando sempre con me la Madre.

Per questo ella è qui.

Per questo ella, come voi ben vedete, aggiunge alle mie le sue parole sante.

Nessuno vieta al cielo di compiere passaggi da voi non noti.

Perché?

Si dice che per Maria si va a Gesù?

Forse che per Gesù non si può correre a Maria?

E questo io l’ho fatto e voi lo sapete.

Sono venuto prima io e poi ho portato con me Maria.

Ella è giunta sofferente, tremante, impaurita di dolore, ma è qui.

Per questo io vi dico: Non temete.

Non amareggiatevi, ma rimanete fermi in me ed io sarò sempre in voi.

Lo scoramento, la sofferenza, il dolore non sono da me.

 

Io amo la gioia.

Amo la costanza.

Amo la verità.

Amo la sapienza.

Amo prudenza.

Amo anche il silenzio, però un silenzio che viene da me.

E Egli comprenderà l’errore fatto e ritornerà.

Non temete.

Ma voi, per il momento, ancoratevi là.

La pazienza, il costante rivolgersi a me faranno sì che egli comprenda quanto male ha fatto a me.

Amen.

 

Per Gesù a Maria.