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DIALOGO DI AMORE TRA GESU’ E L’AMATA.

 – L’amore grande di Gesù. Dialogo.

 

11 ottobre 1989.

 

Gesù.

Sì, sono contento di te. Mi hai lasciato troppo solo in tutto questo periodo, limitandoti alle brevi preghiere del momento dell’Eucaristia. Non è così che ti voglio. Tu devi donarti interamente a me, o sposa mia.

Devi a me soltanto dedicarti, donandomi interamente il tuo pensiero e il tuo cuore, o sposa vera.

I doni che hai ricevuto non devono fuorviarti da me che sono il «tuo Essere», la «tua vita», anzi al vita stessa.

Non dimenticarti di me, o sposa mia vera, perché saresti tagliata fuori dal mio pensiero e dal mio cuore, ed, invece, io ho tanto desiderio riparlarti, di comunicarti il mio pensiero e tutto il mio amore (ag265).

 

Non hai ancora capito, o sposa mia vera, che il tuo Gesù non sa che farsene di preghiere superficiali ed affrettate.

Il tuo Gesù vuole tutto di te, il tuo cuore, il tuo pensiero, la tua mente, tutta te stessa.

Dimmi. C’è stato mai nessuno che ti ha mai amata così tanto? Mai, è vero.

Sono solo io, il tuo Gesù, che so amarti così tanto, senza mai stancarmi, aspettando che tu ti decida ad amarmi come io voglio.

Chiedimi che cosa voglio che tu faccia per me oggi e io te lo dirò.

 

- Sì, o mio amatissimo Gesù, ti chiedo perdono e ti prometto di non deluderti mai più così tanto.

Dimmi, adesso, o mio amatissimo, cosa vuoi che io faccia oggi per te, o santissimo Dio?

 

Voglio che tu penetri nel mio cuore addolorato, sconfitto, umiliato.

Voglio che tu mi asciughi tutte le lacrime. Sono lacrime di dolore per la solitudine, per l’abbandono, per la dissolutezza degli uomini, ingrati e infedeli.

Voglio che tu ascolti il mio lamento, che si innalza alto nel cielo.

Voglio che tu possa confortarmi, abbandonandoti interamente a me, al mio Cuore, alle mie cure.

Voglio che tu non dissentisca da me in niente, che tu rimanga a me strettamente legata, sì da formare un cuore solo ed un’anima sola, o mia dolce creatura terrena. Sii realmente la mia sposa, la mia dolcissima sposa, che a tutto pensa, che tutto cura per essere gradita e cara al suo sposo tanto amato.

Non lasciare che solo io me ne stia qui nel S. Tabernacolo dell’altare, senza la tua adorazione, senza la tua prosternazione.

Crogiòlati, o benedetta, nel mio Cuore santissimo e ad esso chiedi, chiedi, amata, tutto ciò che vuoi. Io ti esaudirò.

Colmami di tante attenzioni e rinnovate cure. Colmami di sospirate richieste, perché io possa essere la gioia (ag266) di sentirti a me vicina e di poterti, amata, accontentare.

Oh! Quanto sono felice quando ciò io posso fare.

Benedici per me, o mia diletta, quanti a te si accostano. Amali per me. Sospiri il tuo cuore dolci parole, dolcissime per me, sol per me, che sono il tuo Signore, il tuo sposo vero, quello che tu hai tante volte sognato e desiderato ma mai incontrato, lo sposo non secondo la carne, corruttibile e caduco, ma secondo lo Spirito eterno, immenso e santificante.

 

- O adorato mio Signore, lo sai che ti amo. Perdona se sono stata da te lontana, distratta da altre cure. Perdonami, o mio Sposo. Il mio cuore è tuo, è tua ogni mia fibra, è tuo ciò che a me appartiene.

Prendimi, o Signore, e insegnami a non distrarmi, a non distaccarmi da te, mai.

 

- Gesù.

Invocami in ogni momento, perché tu non mi possa perdere. Chiamami in ogni istante. Dii sempre: «O mio Gesù, chiudi il mio cuore nel tuo, perché da te io non mi allontani.

O dolcissimo Sposo dell’anima mia, vieni in me, portami sempre con te».

E sarai salva da ogni altra cura o pensiero.

Non confondermi, o mio tesoro, con le cose del mondo, di cui è giusto che tu abbia cura, ma impara a curartene senza distaccarti da me.

Non pensare che io ti chieda troppo, perché non è troppo mai per chi veramente ama riuscire a stare in comunione col suo amato bene.

Eccomi a te, o mia colomba, eccomi a te. Stringimi al tuo cuore con tenerezza, con gioia, con amore, o tutta pura, o tutta bella.

 

- Gesù, posso sapere il nome che tu mi hai dato. Quello che solo a te è noto, o mio Signore?

 

- Sì, tu ti chiami, o diletta mia, col nome che io stesso ti diedi, quando nascesti e che a tutti è conosciuto. Perché tu lo sappia, è necessario che ancora tu prepari e vivi del mio amore (ag267).

 

- Ti chiedo, o mio Signore, l’amore, che io in te possa amare tutti.

 

- Sì, o diletta mia. Ti sia concesso. Ama in me, per me, con me, perché è l’amore che ti rende mia.

Presto io ti avvincerò a me con tali e così forti ceppi che da me tu non potrai più distaccarti.

 

- Oh, sì, mio Signore. Fallo presto, mio Dio!

 

- Ma tu dovrai soffrire, o mia diletta, soffrire e molto per me. Vuoi?

 

- Sì, o Signore, se è nella tua volontà. Ti prego, però, di custodire mio figlio.

 

- Non temere. Sarà fatto. Egli non sarà toccato. Sarà ormai salvaguardato e difeso da ogni male. Ma tu, tu, o mia diletta, dovrai appartenermi nella sofferenza.

 

- Signore, puoi anticiparmi qualcosa?

 

- Sì, dovrai penare per amor mio, a causa della tua salute. Ti ammalerai di una forma di bronchite che ti costringerà a restare a letto, dovrai soffrire la solitudine e l’abbandono di molti tuoi. Non fermarti a loro, perché ad essi sarò io che soccorrerò, cioè ad essi io stesso mi sostituirò. Sarai da me stesso curata e sostenuta. Non temere perché io sarò con te. Tu non avrai appoggi morali tranne che in tuo figlio, che ti sosterrà per quello che potrà. Non temere, ma appoggiati a me, che sono in te. Fa’ che io possa rivivere in te.

Nell’attesa della guarigione tu dovrai scrivere molto, per registrare tutto ciò che io ti detterò. In questo modo tu contribuirai a che sia custodita la mia Parola.

Dopo di ciò ti ammalerai di un male peggiore, sarà broncopolmonite e per parecchi giorni tu sarai tra (ag268) la vita e la morte, ma non temere, perché io ti risolleverò dal tuo letto, ti guarirò, perché tu sappia chi è il tuo Gesù.

Consolami il cuore, dicendomi che sei felice di soffrire per me.

 

- Sì, o mio Gesù, se è questa la tua volontà.

Ho un po’ di paura, ma so per certo che tu non mi abbandonerai.

 

- Gesù

Sì, certo, non temere, o sposa mia. Tu sarai forte e decisa come a me aggrada. …

 

- Ti dico solo grazie, o mio Signore, grazie per tutte queste benedizioni che tu, o Sposo mio, hai per me preparato.

Fa’ che io le meriti. Fa’ che io ti testimoni con coraggio e con decisione. Fa’ che io abbia in disprezzo la mia vita per te, mio solo, grande, unico Bene.

Grazie, mio Signore, per avermi di tutto ciò privilegiata.

Grazie, o mio Signore.

Ti chiedo solo una grazia in quei giorni di malattia, che io possa essere consolata dalla S. Comunione. Per il momento ti chiedo fino a potermi alimentare solo con la tua Ostia, come tu hai concesso ad altre tue spose.

 

- Gesù.

Sì, o colomba mia, ti sia concesso. La Comunione ti sosterrà poco a poco, sostituendo il cibo tuo quotidiano.

 

- Grazie, mio amore (ag269).