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Category: Trascrizioni
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P.A.S

Appunti

                

 

 

MARIA E’ RAPPRESENTANTE DI TUTTE LE DONNE SU CUI SI POGGIA

LA VITA DELL’UOMO SULLA TERRA.

NEL GIORNO DELLA FESTA CHE RICORDA A NOI IL RUOLO DELLA DONNA

NELLA NOSTRA SOCIETA’ CRISTIANA E NON CRISTIANA

 

 

Per coloro che erano presenti

 

 

(Documenti - Tel, 9 maggio 2010)

 1- Maria viene a concelebrare con noi.

 

«L’Angelo, l’Angelo del Signore ha costituito una nuova e più esplicita sua manifestazione, donando, a ciascuno di noi, la straordinaria bellezza della Madre santa, proprio in colei che costituisce per ognuno di noi la Mamma.

In questo giorno soave, nel quale la Chiesa celebra la festività della Donna, noi, angeli tutti, formuliamo la nostra più grande adesione di contemplazione e di benevolenza, nei riguardi di tutte le madri del mondo. Sono tutte quante madri dello stesso Dio, il Figlio dell’uomo, che è venuto a celebrare, nel mondo intero, la presenza del Padre.

Per questo, adoriamo, in colei che lo ha condotto, qui sulla terra, l’Uomo-Dio, che, venendo in mezzo agli uomini, ha condotto, in sé e con sé, la Madre sua, Maria, trasferendola in tutte le madri del mondo.

 

È questo il giorno più bello e più soave, per la Chiesa santa del Signore, perché la Chiesa rappresenta, nella continuità del suo messaggio, la presenza di colei che, per prima, accolse la Parola di Dio, la rese attuale, reale, la contemplò, la visse e morì per essa, non contemplando se stessa, ma colei che il Signore aveva inviato in mezzo agli uomini, come Portatrice del grande Primo Uomo, che avrebbe sostituito, nella storia dei secoli, il primo Adamo.

Maria santissima è venuta in mezzo a voi ed ha con voi concelebrato questo giorno straordinario, per mezzo della preghiera, la preghiera del santo Rosario, il Rosario benedetto di Maria, nel quale ogni uomo dovrà appartenere interamente e totalmente a Colei che ha nel proprio seno custodito la presenza di Dio.

Per questo, perciò, noi, assieme, oggi, celebreremo questo grande dono, il dono della maternità, all’interno della Chiesa e di ogni casa di uomo, nella quale ogni creatura ha, in sé e per sé, la fecondità della madre, sia essa madre carnale, madre spirituale, madre affettiva, madre tenera, madre pronta ad offrire se stessa per la salvezza del genere umano.

Per questo, iniziamo questo grande giorno, questa grande e straordinaria avventura di essere, insieme alla Madre di Dio, nella contemplazione del cuore dell’uomo. Così sia» (Da Vox, 090510 a5 TelEnna IncMensile Loc Introduttiva).

 

 

  1. - Ogni donna è un dono per l’uomo.

 

«La preghiera della divina Misericordia consente una pienezza di vita, che è oltre la misura garbata e semplice della carità espressa dal cuore dell’uomo, perché è una preghiera che sgorga dal Costato di Cristo, quel Costato che è stato trafitto dalla spada di Longino e dalla cui trafittura fuoriescono gocce di sangue, miste ad acqua. E’ questa preghiera che voi, figlioletti della divina Misericordia, continuate sempre a proseguire, nell’ascolto della Parola e nella contemplazione di essa, è certamente il segno più grande della presenza di Dio in mezzo a voi. La Parola è, infatti, un dono che il Signore concede all’uomo, l’ha concessa sin dai tempi più lontani, da quando, come voi conoscete, egli promosse il primo dialogo con l’uomo di quei tempi, al quale concesse il dono suo più grande, la presenza di una Maria e di una donna, che sarebbe stata per lui una contemplazione nuova al di là degli animali, delle erbe, delle piante, degli alberi, di tutte le bellezze che l’Eden celebrava insieme all’uomo. E, questo dono, che è stato offerto da Dio all’uomo, continua ad esserlo così.

Ogni donna è un dono per l’uomo, per ogni uomo della terra, è il segno della sua bellezza, della sua bontà, del suo amore grandioso, che Dio depone accanto all’uomo, perché l’uomo possa trovare, in questa creatura, che è stata creata da fuori, dal costato dell’uomo, possa trovare il refrigerio della sua mente, del suo cuore, il dono più grande della sua esistenza qui sulla terra. Ed è per questo che ogni uomo celebra, nella propria vita, la presenza di una donna, che può essere raffigurata in tante delle sue fasi, da quella della madre a quella della sposa, perché ogni uomo, accanto a sé, ha bisogno di avere qualcuno, che rappresenti questa creatura adorabile, amabile e tenera, affettuosa, cosparsa di luce e di bellezza, che è la donna, questa donna così umana, così aperta a Dio, all’amore, questa donna che non è assolutamente in condizioni di poter compiere alcuna cosa grande, al di là e al di fuori delle sue capacità o potenzialità, è tuttavia una creatura divina, che l’uomo ha con sé e che deve condurre, lungo l’arco della sua vita, attraverso tutto un sentiero, che può essere diritto, ma molto spesso è tutto quanto difficile, perché coperto di erbacce, completamente ricco di spinose difficoltà, tutto curve, anche in salita e maldisposto, ma l’uomo dovrà reggerlo ugualmente, questo cammino, e portare, nella propria mano, la mano di colei che gli è stata affidata e che gli viene concessa come dono, perché, durante questa strada, egli non abbia da sentirsi solo ma abbia con sé una creatura di Dio, capace di poterlo comprendere, assistere, aiutarlo e condurlo, attraverso i giorni della vita, in una condizione totalmente bella, nuova, perché esplicitata esclusivamente dall’amore e nell’amore.

La donna è di per sé amore, è espressione dell’amore di Dio, è una raggiera di tutto ciò che è Dio nel cielo e che, poi, si riflette sulla terra, attraverso le bellezze del creato, che sono il cielo, le stelle, gli astri, il firmamento tutto, ma anche i rapporti unici, che esistono sulla terra, come le montagne, i fiumi, i laghi, gli alberi, le piante. Tutto questo è simboleggiato da una donna, perché la donna è, in sé e per sé, fertilità, è espressione dell’uomo che Dio ha fatto, è espressione del donarsi, è essa stessa offerta, offerta di Dio all’uomo del tempo, offerta di Dio a una creatura, che è sua, ma che concede all’uomo per il tempo in cui egli si trova qui sulla terra ed è certamente il dono più grande e più tenero, più garbato, che Dio abbia potuto preparare, pensare, architettare disegnare e, nello stesso tempo, donare a quest’uomo, che, spesso, però, non comprende il significato di questa donazione, anzi si irrigidisce, si distacca e vuole esserne il padrone assoluto. Ed è qui che avviene la rottura, è qui che si verifica lo scempio, è qui che, al posto dell’amore, subentra tutto ciò che amore non è, e può essere l’invidia, può essere l’odio, può essere la cattiveria, può essere la gelosia, possono essere tantissime altre cose, tutte, però, che non appartengono assolutamente a Dio e, quindi, non a tutto ciò che Lui ha creato, ma che è stato costituito ed è poi rappresentato dalla immagine umana. Questo dono, invece, deve essere tutelato, deve essere amato, deve essere sostenuto e sospeso fra cielo e terra, fra le più grandi e straordinarie cose, che il Signore ha potuto compiere nella sua donazione totale all’uomo, che egli ama e che comprende nel profondo del suo cuore.

Per questo, il giorno di oggi è un giorno particolare di offerta, di dono da parte dell’uomo a Dio, per mezzo di questa creatura dolcissima, che è la donna, la madre dei propri figli, la custode della propria casa, della propria famiglia, colei alla quale l’uomo ha donato tutto se stesso e dalla quale pretende di essere amato così come il Signore ha stabilito.

Nell’incontro tra l’uomo e la donna esistono, perciò, questi presupposti, che, però, non vengono quasi mai accolti, ma, anzi, deturpati ed eliminati.

Per questo, bisogna pregare e richiedere al Signore di potere Lui, solo Lui lo può fare, costituire, all’interno dell’uomo, questa sapienza, questa saggezza, questa conoscenza, che potrà permettere all’uomo di vivere con accordo sovrano, insostituibile con la donna del suo tempo. Così sia» (Da Vox, 090510 a8 TelEnna IncMensile Ante Mistero2).

 

 

  1. - La bellezza della madre.

«La coralità della Chiesa esprime questa bellezza della Madre, che il Signore ha concesso ad ogni uomo, potenziando in lui la bontà, la tenerezza, l’amore, la generosità, ed anche la contemplazione del cuore, nel quale esiste ogni espressione, che conduce l’uomo a vivere fuori dal complesso, spesso contemporaneo, per raggiungere, invece, tutte le cose, che appartengono alla vita del cielo, alla vita dello spirito, alla vita del cuore, nel quale ogni uomo vuole trovarsi. Come? Cercando di esprimere questo suo bisogno, questa sua volontà, contemplando quell’affettuosa maniera di dire, che si chiama amore e, nella quale, ogni uomo vuole poter trovare se stesso, insieme ad una donna alla quale donare la propria esistenza in una completa, assoluta offerta di se stesso, perché tutto possa avvenire secondo la volontà di Dio. È in questo modo che l’uomo intende così paragonare se stesso alla dolcezza infinita di quell’amore che Dio ha voluto esprimere sulla terra per mezzo di questo avvicinamento dell’uomo alla donna e della donna nell’uomo, perché ogni persona abbia con sé una creatura tenera, dolce, alla quale affidare la propria esistenza e per la quale potere, finalmente, costituire tutto ciò che desidera un uomo e cioè l’affetto, la presenza di una casa, di una famiglia, dei figli, delle conoscenze, che possono essere di aiuto e di sostegno alla propria esistenza.

Queste sono le condizioni fondamentali, che reggono l’uomo sulla terra. Ma, ahimè, quali trasformazioni, invece, tutto questo subisce l’uomo, quando, accanto a questa donna, non pretende di manifestare questa volontà di Dio ma se stessa, la sua volontà, i suoi bisogni, le sue adulterine maniere di vivere, per cui si verificano quelle forme di separazione e di distruzione, che, purtroppo, portano l’uomo a vivere in uno stato di sofferenza e anche di disagio.

Questo, che è l’uomo del tempo presente, è la più grande sofferenza e il più grande dolore che l’uomo porta in sé: vivere da solo oppure congiungersi a creature che non appartengono al suo rango e cioè alla sua familiarizzazione, ma che sono appartenenti ad altre condizioni di vita. È certo, perché ogni uomo nasce con accanto una donna, che è quella che è stata stabilita dal Signore sin dall’eternità. E, questa donna, deve potere accompagnare quest’uomo attraverso tutti i tempi e tutti i luoghi, perché in lui si possa verificare e trasferire quella modificazione, che dalla terra lo porterà al cielo.

Per questo, dunque, vedete che non esistono forme di conoscenza tali da consentire all’uomo di potere raggiungere realmente questa unione voluta da Dio, ma, molto spesso, l’uomo si trova a incontrare, a conoscere e ad amare creature che, non da Dio a lui sono state fornite, ma piuttosto dai suoi sensi e dalle sue personali immagazzinanti forme di agonismo umano, non certamente trascendentale.

Questo discorso che, evidentemente, consiste in una rarefazione delle cose divine sulla terra, va certamente affrontato in maniera molto diversa con una proiezione del tutto nuova, nella quale la prima persona da considerarsi importante è la madre. Questa madre, che viene molto spesso relegata nel buio, non considerata, anzi accettata a stento o perlomeno messa a bando, quando le cose della terra appaiono diverse da quelle che sono le sue vedute, questa madre, invece, viene inviata da Dio, proprio ai suoi figli, perché essi abbiano una guida tutelare, semplice e immediata, nella quale potere assumere tutte le speranze, i desideri, i bisogni e la volontà di Dio.

Per questo la madre è importante. Per questo ad essa va detto di sì. Per questo ad essa non v’ha detto di no. Per questo ad essa bisogna concedere obbedienza. Per questo ad essa bisogna che l’uomo si offra con tutta la sua benevolenza e il suo ardore di figlio, ma anche di uomo perché, ogni figlio ha in sé l’uomo.

La caratteristica fondamentale dell’uomo è quella di avvicinare una donna, che è la creatura, che Dio ha manifestato essere la sua compagna per la vita e dalla quale, proprio lui, uomo, creatura incompleta, potrà trovare quel completamento necessario, che serve a raggiungere la completa visione di Dio, perché, senza una donna, nessun uomo può avere la visione di Dio, perché Dio è nella donna, Dio è Donna, Dio è Padre, ma è anche Madre. Dio, dunque, non è soltanto uomo, ma è donna, perché nell’uomo c’è la donna, come nella donna esiste la presenza di Dio. Perché non si dice che, nella donna, esiste la presenza dell’uomo? No, esiste la presenza di Dio. E noi, questo, lo spiegheremo più avanti» (Da Vox, 090510 a9 TelEnna IncMensile Ante Mistero3).

 

 

  1. - Prerogativa essenziale della donna.

 

«Nella dolcezza del cuore di una donna, non può esistere nulla che non sia Dio o di Dio. Nella dolcezza del cuore di una donna, esiste solamente la benevolenza, l’amore, la tenerezza, la carità, la speranza, la gioia, tutto un completamento che va lentamente modificandosi e trasferendosi in un settore totalmente nuovo, che è quello della presenza di Dio nella sua casa. La casa della donna è, infatti, una casa del tutto diversa da quella che si ritiene essere la casa, è l’esistenza stessa della sua femminilità, del suo decoro, della sua onorabilità, della sua bontà, della sua bellezza, del suo cuore aperto a tutte le vicende, alle quali il Signore sottopone l’uomo, perché, questi, possa avere nella donna la compagna, l’aiuto, il sostegno, la contemplazione di quel Dio lontano, che vive nel regno dei cieli e, al quale l’uomo è destinato, pur sapendo di essere totalmente lontano da lui, addirittura peccaminoso, difficilmente ricostruibile, ma accanto a sé ha una donna ed è questa donna che è per lui garanzia della sua trasformazione, del suo amore, che deve essere rivolto a Dio. La donna, infatti, ha questa prerogativa essenziale: essere accanto all’uomo per testimoniare a lui che Dio esiste, che Dio è Padre e Madre, nello stesso tempo, che Dio ama, che Dio conduce, che Dio è aperto a tutte le necessità del cuore, che Dio non dice mai di no, che Dio è sempre pronto a donare se stesso, a dare agli uomini, sue creature, tutto ciò che è in suo dominio, in suo potere, in suo volere. E, questa donna, così piccola e fragile, così tenera, così amabile, così semplice, così straordinariamente possente, è proprio l’immagine di Dio sulla terra. Di fronte a un uomo, che, molto spesso, dice di non credere in Dio, ha il suo Dio accanto e lo ha vicino, lo vuole proteggere, lo vuole amare, lo vuole servire, lo vuole aiutare, vuole credere in quest’uomo, in questo Dio. E come? Offrendo, a questa creatura nuova, che Dio ha creato per lui, tutto se stesso, la sua stessa vita. E’ questo il nodo significativo della unione fra un uomo e una donna. E’ l’uomo che Dio ha creato per sé e al quale vuole donare tutto se stesso, concedendogli una creatura, che è simile alla sua bontà, alla sua tenerezza, alla sua grandiosa benevolenza, ma che ha un aspetto di carne umana, tratta addirittura dal costato stesso dell’uomo.

Che cosa significa, nella Bibbia, questo dono, quest’appartenenza al costato dell’uomo? Significa che la donna trae origine dall’uomo, che è nell’uomo la donna, che non può essere questa donna smembrata dall’uomo, non può essere staccata, non può essere scissa, non può essere avviluppata in altra forma. Ecco perché all’interno della Chiesa si verificano stupri, violenze, inattendibili sconoscenze, perché la Chiesa è rimasta per secoli chiusa alla presenza della donna, alla sua coabitazione o collaborazione con l’uomo. La donna deve appartenere, anch’essa, al mondo della Chiesa, deve essere Chiesa, deve essere, dunque, espressione completa di quest’uomo, che vivendo accanto a lei, potrà solamente, in questo modo, ritrovare tutto se stesso e ricostituirsi in tutta la sua essenza. Quest’uomo, dunque, non può reggersi e non può esistere stando da solo, non avendo accanto a sé questa offerta divina, che è la donna, che può sopravvivere fino a un certo tempo nel cuore della madre, ma che poi, prima o poi, dovrà essere sostituita da una creatura nuova, che è quella che Dio vuole si compia accanto all’uomo. Per questo, l’uomo ha bisogno di qualcuno che gli stia accanto e, questo qualcuno, è proprio la donna, una donna nuova, non certo quella che viene considerata come strumento e mezzo di piacevolezza o di sterminio o di costruzioni sbagliate, ma una donna che abbia in sé il cuore di Dio, la sua fecondità, la sua bellezza, la sua bontà, la sua offerta totale, che è l’offerta del proprio cuore, perché in esso c’è l’amore. Così sia» (Da Vox, 090510 a10 TelEnna IncMensile Ante Mistero4).

 

 

  1. - Celebrazione della straordinaria bellezza della donna.

 

«Gesù, venendo sulla terra, ha voluto chiedere al Padre suo la presenza dolcissima di una Madre, di una Mamma, di una Donna particolare, che potesse asciugare le sue lacrime, il suo dolore, consolare le sue pene, accoglierlo, rigenerarlo, nelle volte in cui fosse caduto nel dolore oppure nella delusione, nell’amarezza, nella stanchezza, nella difficoltà dei momenti più difficili. E questo Gesù, che ha voluto essere, in tutto e per tutto, simile all’uomo tranne che nel peccato, ha voluto, appunto, essere, come l’uomo, consolato da una creatura docile, dolcissima, tenera, portatrice di bene, qual’è la mamma.

In questo luogo, dunque, dove noi celebriamo, insieme a voi, l’austerità suprema di questa parola, di cui tutti voi siete, per così dire, seguaci cantatori e incantati, perché incapaci di comprenderne il profondo intimo significato, pur comprendendone la estraneità dalle cose terrene, in questo luogo, noi vogliamo, quest’oggi, celebrare la particolare straordinaria bellezza della donna, sia come madre che come sposa, che come sorella e come portatrice di quel grande bene, che è l’amore di Dio, questo amore che non ha limiti, questo amore che è splendore, questo amore che è straordinaria bontà, questo amore che è anche bellezza, che è verginità, in quanto offerta di se stesso all’uomo. Ecco perché ogni donna è, in sé, vergine, intendendo per vergine questa offerta totale di se stessa all’uomo che ama.

La verginità della donna sulla terra ha assunto caratteri e aspetti totalmente diversi, ma vergine si è solamente in un caso, quando la sola persona, alla quale ci si è donati, rappresenta, per tutta la vita, l’essere completo a cui il Signore ha voluto che ognuno degli uomini, e anche delle donne, fossero offerte.

Ora, è questo, dunque, la verginità di Maria, la sua completa donazione a Gesù e, per Gesù, al mondo, all’uomo e, quinti, a Dio.

La Madonna è vergine, perché si è donata interamente a Lui, a Dio, per mezzo del Figlio. Per questo, la verginità di Maria, la sua immacolatezza, la sua perseverante azione di completamento della presenza di Gesù sulla terra, ha assunto la caratteristica di corredentrice del genere umano.

La presenza di Maria è questo: la corredenzione, l’essere insieme a Gesù e con Gesù, in Gesù e per Gesù, affinché tutto, tramite Lei, venga incanalato proprio nella essenza stessa di Dio. Perciò, la Madonna è vergine. Per questo ogni donna deve essere vergine, non nel senso utopistico della parola o nel senso scientificamente o medico, rappresentato dalla presenza di quel velo che deturpa, invece, la bellezza di una donna in tutta la sua integrità, ma vergine nel senso che è a servizio totale dell’uomo in Dio. Ogni donna, infatti, accanto a sé ha un uomo a cui potersi donare interamente, per quella virtù intensa, che il Signore stesso le ha donato, quella di amare, di servire, di offrire se stessa al cuore di un uomo, che indìce in lei la sua presenza totale, che è quella dell’Uomo Dio.

Ogni creatura terrena figura, nei limiti del contorno umano, la creatività della essenza di Dio stesso. Perciò voi considerate quale enorme distanza esiste fra questa creatura nobile, perfetta e straordinaria, che Dio ha creato nella donna e come, invece, tutto questo, così sacro, così bello, così intimamente legato cuore di Dio, sia profanato, distrutto, oltraggiato.

La presenza della donna, dunque, è fondamentale nella vita di un uomo, è indispensabile, è totalitariamente una creatura offerta da Dio al suo cuore, alla sua mente, alla sua esistenza, e, quest’uomo deve sentirsi dotato di una ricchezza così grande, quando accanto ha una donna tutta per sé da potere veramente dire di essere più grande anche di un re. La cosa più straordinaria che bisogna comprendere è questa: quale uomo possa vivere senza una donna. Non è possibile, perché ogni uomo ha bisogno del completamento nell’essere che il Signore ha creato, strappandolo dalle sue stesse viscere, dal suo stesso corpo, dalle sue stesse costole. Così sia» (Da Vox, 090510 a11 TelEnna IncMensile Ante Mistero5).

 

 

  1. - Nuova moltiplicazione dei pani e dei pesci.

 

Gesù vive nei nostri cuori angelici, è con noi e in noi, è la speranza grande della nostra vita, è l’espressione più completa del nostro essere in lui e con lui.

Il cielo siamo noi, anche noi, insieme agli altri, che sono i santi, i magisteri nuovi della conoscenza, perché, cos’è santo? E’ un magistero nuovo.

Il Signore si serve di uomini e di donne ai quali dà poteri particolari, straordinari, umili, ma, al tempo stesso, insostituibili, perché gli altri, che vivono lo stesso tempo storico, possano apprendere, conoscere, applicare, donare se stessi a questa conoscenza nuova, che viene data. Purtroppo, però, succede che la conoscenza nuova, che viene data, viene, diciamo, iterata, trasferita cioè in tempi diversi, in luoghi diversi, quando, cioè, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, avvenuta un giorno, lungo le spiagge del lago di Genezaret, si potrà riattivizzare, trasferire in tutti i luoghi e in tutti i tempi.

Questo attende il Signore ed è per questo che ancora molte di queste modalità nuove, che vengono date dal Signore, non sono accettate, perché la moltiplicazione dei pani e dei pesci, lungo le rive del lago di Genezaret, non è ancora stata attuata. E quando viene attuata? Quando il Signore avrà stabilito tanti pani e tanti pesci quanti sono necessari per saziare le moltitudini, che attendono, perché, vedete, ogni tempo ha le sue moltitudini, ha le sue folle, ha i suoi coadiuvatori e quelli che non sono coadiuvatori attivi, ma passivi, nel senso che attendono, sperano, cercano, si fermano e sfogano la loro energia in altra maniera, in altro luogo per potere, poi, invece, riprendere la strada e ritrovarsi lungo le spiagge, sempre del lago di Genezaret, ma nel posto giusto, là dove li ha chiamati il Signore.

Noi, angeli, accompagniamo questa folla enorme di uomini e di donne e queste ceste di pani e di pesci, che il Signore, ogni volta, moltiplica e trasferisce nel cuore dell’uomo, perché ogni uomo trovi il suo cibo, alimento indispensabile per continuare la strada, la marcia verso il Creatore, verso Dio. Per questo, vedete, non sempre avviene questa moltiplicazione dei pani e dei pesci nel modo che voi desiderate, cioè che venga riconosciuta la moltiplicazione dei pani e dei pesci, ma che, pur essendo presente, pure attuandosi continuamente, nessuno la riconosce ed è e rimane nel segreto, nell’arcano divino, perché tutto deve essere conservato, escluso dall’uomo infausto, dall’uomo cioè che distrugge, che impoverisce, che annienta, che disabilita, sì, perché l’uomo può o abilitare o disabilitare. L’uomo che abilita è l’uomo di Dio. L’uomo che disabilita è l’uomo ch’è contro Dio e poiché l’uomo, molto spesso, non è con Dio, anche se dice di esserlo, in effetti non lo è. Allora, bisogna attendere il tempo e anche il luogo, perché ciò che avviene sulle spiagge del lago di Genezaret, non venga distrutto, ma conservato, moltiplicato in aggiunta al passato, perché le folle nuove aderenti alla storia del momento, possano essere saziate.

Questo luogo sia allegoricamente da noi condotto ed anche descritto, è un segno, carissimi fratelli e sorelle, che serve ad indicare il perché di questa trasmissione, di questa comunicazione, di questa predicazione, che, tuttavia, non ricevere quel giusto alimento o riconoscimento, che viene dall’uomo, ed in particolare dall’uomo della Chiesa di Dio, la Chiesa cioè istituzionale. Perché? Perché è necessario che questo cibo, questo pane, questo pesce, che viene così abbondantemente donato alle folle, che sono assetate, che sono affamate, che sono in cerca di cibo, possano, poi, alimentarsi ed essere di sostegno a tutte le altre folle, che stanno dietro e che attendono, come è stato per loro il momento del cibarsi.

E tutti accorrevano da Gesù. Ed Egli disse: Voi non venite dietro a me, perché mi riconoscete quale finalmente io sono, ma perché io vi ho dato da mangiare e vi ho saziato con il pane e il pesce. E questo fatto, che può sembrare un’accusa da parte del Redentore, non è che una disànima reale della verità, infatti voi venite ad ascoltare questa parola, voi accogliete questa parola, voi saziate il vostro cuore, la vostra mente, la vostra speranza, la vostra curiosa volontà di sapere, di conoscere, di individuare, di poter capire: là c’è Dio, sì, è venuto Dio, sì io l’ho conosciuto, io l’ho capito, io l’ho veduto, io mi sono sentita prendere da lui, io ho commosso pienamente il mio cuore alle parole udite, ma poi tutto questo svanisce, ma non perché voi lo volete che svanisca, ma perché quello che voi avete ricevuto deve servire di alimento a tutti gli altri.

Disse il Signore che niente venisse perduto o distrutto, ma tutto venisse utilizzato, conservato e donato. Ecco perché tutto ciò che voi udite, ascoltate, recepite, conservate nel vostro cuore, è come se fosse preso e rimesso in una cesta, dove, accanto a tutto ciò che c’era, c’è ancora del nuovo, del nuovo pane, del nuovo pesce, che servirà a satollare, cioé a saziare le folle multipli, che attendono, affamate, ai margini del lago, ai margini della strada, ai margini del luogo dove voi vivete e dove è necessario che costantemente questo pane e questo pesce venga donato, venga offerto, perché si possano saziare le folle, perché si possano innalzare lodi e ringraziamenti a Dio, perché tutti coloro che sono venuti, possano tornare nelle loro case, sazi, arricchiti, abbelliti da questa dolcissima Parola, che scende a fiocchi inesprimibili di fronte a questa grandiosa bontà, che è la bontà di Dio. Nessuno potrà mai comprendere il significato profondo di questo genere di predicazione. Nessuno potrà mai capire da quale cesta viene fuori questo pane e questo pesce. Nessuno potrà intendere che tipo di Mollica ha questo pane, che genere di frumento, di orzo, di grano duro o meno duro, di grano che sia stato pestato oppure molito, nessuno perché tutto viene conservato nella segretezza del cuore di Dio.

Quello che importa è che voi ascoltiate e che, nell’ascolto, possiate rimanere sazi.

Che cosa può importare ad un bambino chiedere come la mamma ha preparato il suo cibo, la sua pietanza, la sua minestrina? Che cosa gli potrà importare sapere in che modo è stato creato quel biscottino o quel pane che la madre gli dà nelle mani? Nessuno gli importa niente. Gli importa soltanto averlo tra le mani e saziare il suo continuo bisogno di dissetarsi e anche di saziarsi.

Questo, vedete, noi, angeli, lo sappiamo ed è a questo che noi obbediamo ed è per questo che noi sempre corriamo, ogni volta che il santo Padre chiede: Forse l’angelo è disponibile a parlare? Ma certo che lo siamo. Noi siamo sempre pronti, disposti a portare le ceste con i pani e con i pesci, perché, tutti coloro che vorranno, possano rimanerne sazi.

Nel giorno di oggi è stata una festa particolare nella quale l’immacolatezza di una Donna, particolarmente grande e straordinaria, è stata celebrata da questa festosa accoglienza di uomini e di donne, che sono stati raccolti intorno a questa Parola togata, però semplice. Possiamo dire togata, ma ignuda; togata, ma non accademicamente conosciuta; togata, ma con semplicità alimentata e, questa folla, adesso, torna nella sua casa, ma non è finito qui, tutto continua perché la Parola è sempre pronta a ritornare e a rimescolare se stessa con le virtù del cuore di una Donna e di tutti gli altri, che la coadiuvano, l’aiutano, la sostengono, perché gli affamati del pozzo accanto, gli assetati della posizione futura, possano essere saziati ed anche disseccati.

Ora, noi, dolcemente volgiamo a voi il nostro volto e le nostre ali, salutandovi con l’inchino soave, descritto nelle varie diaconìe, che sono dell’Angelo Gabriele di fronte a Maria, perché al posto nostro venga la Voce di colei che tutto si tace di fronte a lei» (Da Vox, 090510 a12 TelEnna IncMensile Finale Angelo).

 

 

  1. - La Mamma prepara il pane da offrire.

 

«Piccolissime immagini di piccolissime speranze di un cuore grande che scende ogni giorno sopra gli altari. Chi è che si deposita questo pane e questo vino, quest’acqua, questa presa di grano, questa presa di farina, questa lievitazione che serve ad impastare, poi, a sfornare e, quindi, a donarlo. E’ la Mamma, la Mamma vostra, la tenera Mamma che tutto sa, che tutto conosce, che tutto condisce, che tutto impasta, che tutto pone bene nella madia, perché la farina non abbia contorni sbagliati, perché l’acqua possa essere giusta, perché la lievitazione possa far crescere tutto il resto. E’ lei, la Mamma, e la Mamma è vita, la Mamma è dono, la Mamma è carità, la Mamma è speranza, la Mamma è dolcezza, la Mamma è, è. La Mamma è. Sì, come Dio è, come Gesù è, come lo Spirito Santo è, come è il Regno di Dio, come è ogni Angelo in cielo, come è ogni santo, che vive nel cuore di Dio.

Io sono. Io appartengo a Colui che è, che vive in eterno, che porta, in sé e con sé, tutti coloro che sono e che saranno e che verranno insieme a celebrare la grandiosità di Dio.

Io sono nel Cuore di Dio. Io sono il suo Cuore, insieme al piccolo Gesù, che poi è divenuto grande e poi è coesistente consustanziale al Padre, è ed è anche nello Spirito, che compone l’Uno e l’Altro insieme in una Comunione, che è anche, però, condizione di frazionamento particolarmente uguale e nell’Uno e nell’Altro, perché l’Uno e l’Altro siano insieme e anche distinti nel Cuore di Dio e dell’uomo.

Che cosa è l’Uomo se non Dio fattosi carne? E che cosa è quest’Uomo, che è Dio fattosi carne se non questo Dio che si è trasferito nelle vesti di una creatura umana prendendo l’aspetto, la bellezza, la virtuosità dei lineamenti e dei movimenti che sono nell’uomo?

Questo è Dio. Per questo Gesù disse all’Apostolo che gli chiedeva: ‘Mostrami il Padre’: Ma come? Voi mi avete avuto insieme e non riconoscete il Padre? Il Padre mio, che è nell’alto dei cieli, è in mezzo voi, così come, in questo momento, Gesù, Figlio di Dio e Dio stesso, è in mezzo voi, che vi parla, perché io, Maria, sono in Dio e sono in Gesù e, con Gesù, in Lui e, per Gesù, in tutti gli uomini, che sono in Lui.

Questa presenza, figli miei, adoratela, beneditela e conducetela sempre, perché, in ogni momento e in ogni istante, voi avrete sempre bisogno di essere in Dio, di sentirvi in Lui, di essere insieme a Gesù, a me, agli angeli e ai santi in Lui, Dio, che è.

Nel cuore della Chiesa, ci sono molte piaghe, moltissime, e voi ne conoscete solo alcune. Ce ne sono altre, molto più gravi, molto più profonde di quelle che, in questo momento, i giornali, i Mass Media mettono continuamente in evidenza. Sono piaghe incurabili, sono piaghe detestabili, sono piaghe terribili, per le quali necessita, ancora una volta, che il Figlio, Gesù, scenda sulla terra e si lasci mettere in croce. Ma questo, il Signore, il Padre di Dio, di tutti gli uomini, lo permetterà? Io credo di no, perché Gesù è sceso, si è lasciato crocifiggere, appendere ad una croce e poi risorgere e ritornare in cielo. E questo via vai non può essere fatto continuamente, ma deve essere realizzato tramite coloro i quali voglio imitarlo.

L’Imitazione di Cristo! C’è un libro per questo! Imitazione di Cristo! Cos’è l’Imitazione di Cristo? E’ la croce, è lasciarsi crocifiggere e stare sulla croce, come lui, senza farfugliare parole di odio, di contrasto, di impenitenza. Cos’è l’Imitazione di Cristo se non obbedire alla volontà del Padre? Cos’è questa Imitazione di Cristo, che va a ruba, che va sempre cercata, letta, riletta, segnalata, indicata da confessori, Padri della Chiesa e via dicendo? E’ essere con Cristo sulla croce ed è questo ciò che manca all’uomo di oggi: non accettare la croce, non accettare il fatto di essere un uomo che deve essere trafitto in una croce e deve trasformarsi, attraverso questa crocifissione, in una creatura nuova, che è quella dell’Uomo-Dio, che, solo così, può essere accolto nel Regno dei cieli.

Nessuno può entrare nel Regno dei cieli senza questa croce, alla quale deve rimanere inchiodato per tutto il tempo in cui il Padre ha stabilito che così sia, non per sua volontà o per suo bisogno, ma perché la creatura stessa lo richiede:

‘Fammi uomo, Signore! Trasformami, Signore! Cambiami, Signore! Modificami, Signore! Fa’ che io non cada più nel peccato! E come puoi farlo, Signore, se non lasciando che il Figlio, che continuamente me lo chiede, che continuamente lo desidera, che continuamente spera in questa trasformazione, se non permettendogli di salire sulla croce e di restarvi fino a quando si verifica la trasformazione, la disumanizzazione o la transustanziazione che avviene ogni giorno sull’altare, alla presenza di tutti voi, che, in ginocchio, volete partecipare a questa grandiosa trasformazione senza capire che, proprio ognuno di voi è, in quel momento, in quel gesto bellissimo, straordinario, unico, irripetibile e inconcepibile alla natura umana, là, sull’altare, fra le mani nel santo sacerdote.

Questo ed altro, figli miei adorati, quest’oggi ho voluto donare a voi, che mi avete attesa, che avete pregato per me il grandissimo Dio della vita eterna e della luce, perché, io, Maria, potessi scendere in mezzo a voi, per donare a voi la consolazione di chi ha per sempre vicino una Mamma, che lo ama, che lo accudisce, che lo accarezza, che gli offre le coccole necessarie e anche i biscottini con le caramelle e tutte le altre dolcissime cose, che una Madre riesce sempre a dare al proprio figlio, perché possa esserne vezzeggiato, accarezzato e, nello stesso tempo, esaltato. Sì, perché l’uomo ha bisogno di essere esaltato, ma non nel modo come voi potete immaginare, ma esaltato, sollevato, sublimato, liberato dai contorni terreni, che lo affliggono, che lo distruggono, che lo vogliono mettere sottoposto alle cose umane, alle cose terrene, alla insaziabilità del mondo, che, come una belva arrogante, feroce e insaziabile attende con le fauci aperte per ingoiarlo e distruggerlo.

 

Questa penitenza che il Papa ha voluto indìre, altro non è che il dono più grande, che il Signore può concedere all’uomo. Penitenza, penitenza di trasformazione, essere diversi, trasformarsi, cambiarsi. Per penitenza si può intendere tutto, dal non mangiare e non bere, dal non camminare, dal non fermarsi, dal non disadattarsi, dalle non loquire, dal non impazzire, ma, fondamentalmente, penitenza significa cambio, cambiare rotta, invertire la propria rotta, modificarla, trasferire nel proprio cammino il cammino di Dio, che è quello del Figlio suo, Gesù.

Questa è penitenza, questo è veramente indossare gli abiti della penitenza, a indossarne la tunica, la veste, il saio, i sandali. E poi anche la croce.

Così sia. Per Gesù e Maria.

Io vi aspetto sempre, figli miei, sempre, con quel Cuore di Madre, che arde d’amore, simbolicamente rappresentato dalle vostre madri terrene, dai vostri fiori profumati, che sorgono, subito dopo il sorgere del sole, ogni mattina, in questo tempo di primavera, sono là presente, ogni giorno, come quando il sole spunta all’orizzonte, ogni giorno sono puntuale, come le onde del mare, che lambiscono la terra, sempre allo stesso modo, ineguagliabilmente sono sempre presente, come avviene dello stormo degli uccelli migratori, che, tornano alla casa, il nido da loro costruito, prima di allontanarsi e di andare nei paesi lontani, nei paesi stranieri.

Io vi attendo! Non siete voi che attendete me, ma sono io che attendo voi. Vi attendo sempre, vi chiamo, sospiro per voi, indìco per voi preghiere, appuntamenti, convegni, incontri, a sempre richieste di preghiere, di grazie, novene, triadi, sexagesimali, undecimali, dodecimali, quintuple, sextuple, insomma, in tutti i modi, in tutte le maniere, perché ogni cosa si convenga alla grandiosità dell’accoglienza del Padre. E’ un’Assemblea potente, la vostra, quella di registrare una preghiera accanto l’una all’altra, senza inutili discorsi, senza chiaroveggenze, senza complicate maniere di vita, ma nella sontuosità e nel dono di se stessi a Colui che vi ha tanto amati e che continua ad amarvi, sempre, per tutto il resto della vostra vita. Gesù vive in voi! E voi?

Rispondete! La prossima volta datemi questa risposta, che attendo con amore ed infinito ardore.

Maria Santissima della preghiera della sera.

Così sia. A Gesù per Maria e per Maria a Gesù» (Da Vox, 090510 a13 TelEnna IncMensile Finale Maria).