Domenica 6 dicembre 2020

Dal vangelo secondo Marco 1, 1-8

1Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. 2Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. 3Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, 4vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. 5Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 6Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. 7E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. 8Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Parola del Signore

                                                                                       Marco 1 - Predicazione di Giovanni il battista

 

1,1Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.

INIZIO=archè. In Gen 1,1 si parla di un altro inizio (berescit in ebraico; archè in greco). Lì c’era stato un inizio (l’inizio del mondo) qui c’è l’inizio della buona notizia: questa notizia è il vero inizio e sopprime l’altro.

Perché questo è un nuovo (o il vero) inizio? Perché il rapporto con Dio non è più basato sulla Legge (come nell’altro inizio), termine che non apparirà mai in Mc, ma sull’accoglienza dello Spirito.

Già duemila anni Mc fa aveva detto che la fede non è l’obbedienza alle regole religiose ma l’accoglienza della libertà e dell’amore dello Spirito. La fede non è fare delle pratiche religiose ma avere una vita interiore di spirito. La fede non è più qualcosa da fare o da dire (esterno all’uomo) ma una realtà interiore.

VANGELO=evangelo=eu-anghelos=buon-angelo, messaggio buono, buona notizia. E qual è questa buona notizia che l’evangelista già ci anticipa? È il nuovo rapporto con Dio che non è più basato sull’osservanza della legge, un codice esterno all’uomo, ma sull’accoglienza dello Spirito, una forza dinamica interna all’uomo. Dio non è più qualcosa che devi fare ma qualcuno che tu puoi essere.

DI GESU’ CRISTO=Mc scrive il vangelo (=buona notizia) per persone che già lo conoscono, che sono già cristiani. Il suo scritto intende informare ancor di più su chi è Gesù Cristo, cos’ha detto e cos’ha fatto.

Gesù Cristo (Christos=unto, consacrato, messia=messiah=unto, in ebraico; Cristo e Messia sono lo stesso termine in due lingue diverse): non c’è l’articolo. Non c’è scritto Gesù, “il Messia”, e questo per dire che Gesù non è il Messia della tradizione, quello che Israele attendeva, il liberatore che attraverso la violenza avrebbe restaurato il Regno di Israele. Gesù è un liberatore, un Messia, completamente diverso che l’evangelista ci aiuterà adesso a scoprire.

FIGLIO DI DIO=e non figlio di Davide (come si aspettava fosse il Messia; è quello che gli cantano quando entra a Gerusalemme e si aspettano da Gesù un nuovo Messia forte e violento, figlio di Davide: “Osanna al figlio di Davide”; Mc11,9-11). Gesù non sarà il figlio di Davide che viene a restaurare il regno di Israele, ma il figlio di Dio che viene ad inaugurare il regno di Dio, l’amore universale del Padre.

 

2Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via.

COME STA SCRITTO=in realtà Mc non ci presenta il profeta Is ma fa un collage e mette insieme tre testi: il primo è il libro dell’Esodo, dove si dice: “Ecco dinanzi a te io mando il mio messaggero” (è Dio che parla e che annuncia che manderà il suo messaggero), che è l’annunzio della liberazione dall’Egitto (Es 23,20); il secondo è il profeta Malachia (Ml 3,1) dove si parla del messaggero che prepara la via (questi due testi riguardano il primo esodo); il terzo è del libro del profeta Isaia, dove si parla della “voce che grida nel deserto” (Is 40,3). A quel tempo non si citava mai un passo dei profeti (Ml, Is) senza appoggiarlo con uno della legge (Es).

Il fatto che siano citati due testi che riguardano i due esodi e le due liberazioni mettono in luce, fin dall’inizio, chi è e chi sarà Gesù: un liberatore. Gesù è “la via” (Mc 1,2), la strada di Dio: in Gesù il cammino di Dio si realizza.

 

3Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri,

VOCE DI UNO CHE GRIDA NEL DESERTO…=questo è il secondo esodo, il ritorno da Babilonia. Allora il Battista è un uomo che per definizione incarna la liberazione (Mc mette insieme il primo e il secondo esodo): è un uomo venuto a portare la libertà dalla grande schiavitù.

DAL DESERTO=più che “nel deserto” è “dal deserto”: da qui arriva la voce di colui che grida.

Ma che ci fa il Battista nel deserto? Mica doveva stare lì! Come figlio maschio primogenito di Zaccaria doveva essere sacerdote come il padre. Quando il maschio compiva diciotto anni, veniva portato al Tempio, veniva esaminato perché non avesse nessuno dei difetti che impedivano il sacerdozio e iniziava (e continuava) l’attività del padre. Suo padre è nel tempio ma Giovanni, suo figlio, è nel deserto, lontano da Gerusalemme e lontano dal tempio. Inizia la declericalizzazione del popolo da parte di Dio. Quindi la parola di Dio scende su Giovanni nel deserto al di fuori di ogni ambiente sacro e religioso. E perché non può scendere negli ambienti sacri? Perché lì non lo avrebbero accolto.

PREPARATE LA VIA=il regno di Dio non scenderà dall’alto per un intervento divino (come si aspettavano a quei tempi) ma esige la collaborazione di tutti coloro che lo desiderano.

Collaborazione=un lavoro che si fa insieme, tu e Lui! Dio viene, entra, se tu gli apri la porta. Dio viene se trova la tua disponibilità a cambiare e a lasciarti coinvolgere. Dio viene se tu fai qualcosa: altrimenti non può venire perché tu non gli apri (=non lo vuoi).

 

Preparare la strada è la condizione per la sua venuta. Spesso noi diciamo: “Dove sei? Perché non ti vedo? Perché non ti sento?”. Ma dovremo porci la domanda: “Ma che cosa ho fatto per vederlo? Ma che cosa ho fatto per sentirlo?”.

Qual è la strada da preparare perché Lui venga? È la conversione, il cambiamento di mentalità.

Preparare la strada è essere disposti e avere la capacità di mettersi in gioco e di essere disponibili ad operare cambiamenti nella nostra vita.

Quando ti accorgi che la strada sulla quale viaggi non è quella giusta, è logico cambiare, non ti pare? Quando ti accorgi che il pensiero o l’azione che fai ti fa solo male, è logico cambiare, non ti pare?

Sei arrabbiato con tua moglie e ti chiudi… fai il muso nel tuo silenzio. A che ti serve? Poi ti viene il mal di testa e male allo stomaco, non mangi più e diventi nervoso: ne vale la pena? Cambia la malefica (perché ti fa-male, male-fica) idea che hai in testa (metanoeo): dille cosa ti ha ferito, cosa ti ha provocato così tanto dolore e parlale.

Quando ti accorgi di aver fatto “una cappella”, di aver detto qualcosa che non volevi dire, di aver esagerato o di aver ferito, torna indietro (shub). Vai dalla persona e gli dici: “Guarda, ho esagerato… guarda, ti chiedo scusa perché mi sono lasciato prendere la mano… guarda, mi rendo conto di non averti ascoltato… manipolato… volevo aver ragione a tutti i costi”. A che ti serve il tuo orgoglio se non a nasconderti che hai sbagliato? Non è amore poter agire così! Non è da forti poter ammettere questo!

Tuo figlio, II° elementare, ci mette ore e ore a fare i compiti. E se non ci sei tu non li fa. Allora urli, sbraiti e vai sempre su tutte le furie perché senza la mamma che gli sta con il fiato sul collo lui non fa niente. Ma non funziona. Cambia strada, convertiti (shub, meta-noeo): forse fa i compiti solo con te perché, adesso che cresce e che non vuole più coccole da te, è l’unico modo con cui si può permettere di ricevere affetto e attenzioni da te.

 

RADDRIZZATE I SUOI SENTIERI=Lui (il Signore viene) non verrà senza la collaborazione di tutti. Non sarà qualcosa che scende dall’alto, ma qualcosa che deve coinvolgere le persone.

 

4vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.

VI FU GIOVANNI =egheneto=lett. “accade, capitò, nacque, divenne”: Giovanni Battista, cioè, è colui che in questo momento storico diventa la voce, il messaggero di Dio. Giovanni, il messaggero di Dio, prescinde dall’istituzione religiosa. Quando Dio deve scegliere i suoi inviati non sceglie mai persone appartenenti all’istituzione religiosa. Perché? Perché sa che sono refrattarie alla sua voce e resistenti all’azione dello Spirito. Sceglie uno lontano e anzi contrario all’istituzione religiosa, uno che “battezza nel deserto e proclama un battesimo”.

CHE BATTEZZAVA=il battesimo era un segno di morte, nel senso di seppellire il proprio passato. Quando la persona si immergeva nell’acqua, moriva l’individuo vecchio, quello che la persona era, per far nascere quello nuovo. A questo atto esteriore doveva manifestare un cambio interiore: questa è la conversione (battesimo di conversione).

NEL DESERTO=eremos=deserto. Per trovare il perdono, dice Mc, bisogna allontanarsi dalle istituzioni religiose, qui rappresentate da Gerusalemme. La religione, il culto ufficiale, non riconciliavano con Dio. Per trovare il perdono con Dio bisogna allontanarsi dai funzionari di Dio.

Proprio quelli che dovevano portare e manifestare il perdono, sono coloro che lo impediscono, che nascondono, che ottenebrano l’amore (il perdono) di Dio.

 

Il deserto è un luogo solitario, dove tu sei solo con te, dove non puoi fuggire le tue voci interiori, i tuoi mostri, gli animali che sono dentro di te.

Il deserto, più che un luogo, è una dimensione (anche se stare in un luogo silenzioso e senza distrazioni, lo sappiamo tutti, aiuta - e molto! - a guardarsi dentro): è quando tu ti guardi in faccia e smetti di fuggirti e ti metti davanti chiaramente chi sei.

Nel deserto non c’è nessuno: ci sei solo tu. Molte persone hanno il terrore di stare con sé. C’è chi non può stare senza fare qualcosa: non è che faccia tante cose, è che non riesce a stare con sé. C’è chi deve parlare sempre e riempire tutti gli spazi vuoti: non può fermarsi e ascoltarsi. C’è chi non riesce a stare da solo e deve sempre stare in compagnia di qualcuno: perché ha paura di sé. C’è chi non riesce neppure ad ascoltare quello che prova, che neppure può sentirlo perché lo teme troppo.

Molte persone cercano il “tempo per sé”: si riposano… leggono un libro… fanno qualche sport… escono con gli amici… fanno, insomma, quello che di solito non fanno mai. Bene! Ma un’altra cosa è “stare con sé”. Un grande esercizio è quello di stare un giorno intero senza nessuno e niente. Niente libri, niente telefono, niente cose da fare, niente da scrivere, poco da mangiare. All’inizio incontrerete il vuoto, il disorientamento e cercherete il modo per scappare. Ma se avrete forza di rimanere farete una grande sorpresa: … Lui in voi e voi in Lui

 

DI CONVERSIONE=metanoia=il termine adoperato da Mc indica un cambio di mentalità, di pensieri, che poi incide nel comportamento.

Il termine conversione in greco si può dire in due modi. 1. Epistrefo indica il ritorno verso Dio, il ritorno al culto (è l’ebraico shub=cambiare rotta di 180°, tornare indietro). Ero lontano da Dio perché non andavo in chiesa, poi mi sono convertito e sono tornato ad andarci. Ecco: il vangelo qui userebbe epistrefo. Gli evangelisti evitano accuratamente di usare questo termine. 2. Metanoia, invece, indica la conversione, cioè cambiare modo di vedere, cambiare idea, cambiare pensieri, cambiare giudizio e quindi pensieri, ricredersi. Quindi metanoia indica un cambiamento del modo di pensare e di conseguenza del modo di vivere.

Quindi che cosa sta dicendo Gesù: “Bisogna immergersi del tutto (battesimo) nel cambiare il modo di vedere le cose; bisogna cambiare completamente”. Giovanni predica quindi un cambiamento di vita. E questo cambiamento radicale, totale (battesimo=completo), cosa produce? Adesso lo dice: il perdono dei peccati!

 

Allora perché la Parola di Dio non è scesa sul Tempio o sui sacerdoti? Perché anche se fosse scesa, sarebbe scesa vanamente. Non sarebbe servito a niente. Infatti la casta sacerdotale era restia ad ogni cambiamento.

Un messaggio di cambiamento non poteva essere rivolto alla casta sacerdotale perché questa aveva il terrore di ogni novità.

Nel mondo religioso vale il detto: “Si è sempre fatto così”. Le proposte di cambiamento vengono viste come attentati alla propria sicurezza. La casta sacerdotale è quella che conserva la fede, il deposito dottrinale: ma non lo conserva per tenerlo vivo (e quindi dinamicamente sempre in movimento) ma lo conserva per mummificarlo (per tenerlo sempre uguale e quindi lo fa morire).

Cosa vuol dire allora questa “messa in scena” di Mc? Che la Parola di Dio evita accuratamente ogni ambiente sacro e persone religiose perché sa che sono refrattari ed ostili al cambiamento.

 

PER IL PERDONO=afiemi=lasciar andare, perdonare. Il cambiamento di vita, di condotta (conversione), ottiene il perdono di tutte le colpe.

Quindi il battesimo non è un atto esteriore ma indica un profondo cambiamento interiore.

 

Non si tratta di una conversione religiosa (dal gruppo mariano adesso passo al gruppo carismatico) ma di valori: “Da oggi non credo più in ciò che credevo prima e per questo vivo diversamente. Perché ho, come valori, priorità che prima non avevo”.

Se hai come primo valore l’approvazione degli altri vivrai in un certo modo (cercando di andare bene a tutti e sarai terrorizzato dal giudizio degli altri; tenterai di adattarti per essere accettato, ecc.). Se hai come primo valore la libertà dell’anima vivrai cercando la tua strada e lo scopo della tua vita (e ti disinteressi di quello che gli altri pensano). Da quello che credi ne viene quello che vivi. La conversione è a questo livello.

 

Purtroppo, in passato, la conversione e il “convertitevi” venivano tradotti con: “Fate penitenza; pregate di più; fate digiuno; andate più a messa”, per cui convertirsi era pregare di più, fare più penitenze, sacrifici, rinunce, mortificazioni. Ma tutte queste parole, tutte queste immagini sono assenti dal linguaggio di Gesù.

Gesù mai nei vangeli ha invitato a fare penitenza, né mortificarsi, né a fare sacrifici. Anzi, il contrario! Gesù, infatti, riprenderà l’espressione di Osea: “Imparate cosa significa ‘misericordia io voglio non sacrifici’”. Il convertirsi di Giovanni Battista qui vuol dire: “Cambia comportamento!”.

 

Il verbo convertirsi in greco si può adoperare in due maniere: 1. indica il ritorno a Dio e indica la conversione religiosa (tornare al tempio, alle pratiche religiose); 2. è un cambio di mentalità che deve incidere poi in un cambio di comportamento.

Quale di questi due viene usato qui? Il secondo metanoeo, cambiamento di pensieri (lett.). La conversione che Mc mette in bocca a Giovanni Battista è un cambio “pratico” di pensieri e quindi conseguentemente di azioni. Perché se cambiano i tuoi pensieri cambiano anche le tue azioni. Perché tu fai in base a quello che sei. La conversione del Battista è semplice: “Se fino ad adesso ciascuno ha vissuto per sé, adesso deve vivere per gli altri”.

La metanoeia del Battista mi invita a fermarmi sulle mie “conversioni” e sulle mie “conversazioni interiori”: quello che mi dico, i miei pensieri, determinano le mie emozioni.

 

Sto insegnando a scuola e c’è un allievo a cui cade la testa dal sonno (evento). Penso: “Lo sto annoiando” (pensiero). Il pensiero mi fa triste (emozione): “Con tutto il tempo che ci ho dedicato ieri…” e fisiologicamente sento un po’ di ansia (reazione fisiologica): “Cosa devo fare adesso per renderlo attento?”. Dov’è il problema? Il problema è quello che penso: “È colpa mia se ha sonno”. Se avessi pensato (com’era!): “Forse ha fatto tardi ieri sera… forse ha dormito poco…”, mi sarei evitato quella tristezza.

Un ragazzo doveva fare l’esame della patente. Quando lo vedo gli dico: “E allora?”. E lui: “Sono un fallimento totale… sono davvero un fallito”. Ci stava malissimo. Capisco, non è bello essere bocciati, ma un esame non è la vita (poi è passato!!!). Perché stare così male? Perché non pensare: “Ce la farò la prossima volta! Studierò di più! Non è la fine del mondo!”.

Un ragazzo di 25 anni è stato lasciato per la seconda volta dalla sua ragazza. “Ma cos’ho di male? E adesso? Ma io non voglio star solo tutta la vita”. Ma che relazione c’è tra il fatto di stare da soli tutta la vita e il fatto che due ragazze ti hanno lasciato. Nessuna, se non che la paura. Ma se non cambia questo pensiero davvero vivrà malissimo e il giorno in cui incontrerà una ragazza vivrà nel terrore di perderla o di essere rifiutato.

Un altro ragazzo ad un esame ha preso 30/30: “Ho fatto solo il mio dovere”. L’esame successivo ha preso 20/30 (un voto cioè basso): “Dio che vergogna”. Allora: quando va bene sminuisce la sua capacità, quando va male amplifica il suo insuccesso. Ma uno che pensa così come fa ad essere felice?

Vicino a casa mia c’era un uomo che quando si dimenticava di dire le preghiere alla sera (lavorava sui campi e in certi sere era davvero stanchissimo) non andava neanche a fare la Comunione. Il suo pensiero era: “È indegno, inconcepibile che mi sia dimenticato”. Ma come può vivere la fede… essere felice… un uomo con un pensiero così?

Outlaw invece dice: “Occhio ai tuoi pensieri, perché si trasformano in parole!... Occhio alle tue parole, perché si trasformano in azioni!... Occhio alle tue azioni, perché si trasformano in atteggiamenti!... Occhio ai tuoi atteggiamenti perché si trasformano in carattere!... Occhio al tuo carattere perché si trasforma in destino”.

 

Allora convertirmi (metanoeo) è innanzitutto per me: “Prima li individuo e poi cambio i miei pensieri che mi fanno soffrire”.

Molti pensieri sono dei veri e propri virus per la nostra vita, che creano epidemie di dolore, paura, colpa e angoscia: “Piacerò? - Bisogna assolutamente! - Non si deve mai… - E se non gli andrò bene? - Devo proprio… - E se poi succede questo…? - E se sbaglio? - E se deludo? - Nessuno mi vuole! - Non piaccio a nessuno! - Sono un disastro! - Non ho futuro! - Non sono capace! - Ormai è troppo tardi! - Non c’è più niente da fare! - Tu sei tutto! - Sarò sempre triste! - È un dolore troppo grande! - Non riuscirò mai più a riprendermi! - Senza di lui la vita non ha senso! - Se ne è andato per colpa mia! - Cosa faccio di male? - Ho un brutto carattere! - Non cambierò mai! - La mia vita è inutile! - È troppo tardi! - Sono così e rimarrò sempre così! - Nessuno mi ama! - Non merito di essere felice con tutta questa gente che soffre! - E se un giorno mi ammalo? - E se mi succede che…? - E se poi…? - Non finirà mai! Ecc”.

Ma come sarà la tua vita con questi pensieri, con questi virus che hai dentro? Ma è la vita difficile o dolorosa, o sono i tuoi pensieri che la rendono così? Perché se sono i tuoi pensieri qualunque posto e qualunque situazione sarà così.

Un uomo esce dalla sua stanza e inizia ad urlare: “Non ci vedo più… non ci vedo più… portatemi subito in chirurgia per operarmi subito”. Arriva lo psichiatra e gli toglie gli occhiali neri che ha addosso: “Adesso ci vedi?”. “Sì”. “Operazione fatta!”.

La prima conversione allora è quella che io devo operare sui miei pensieri. Io penso e non sono pensato dai miei pensieri. Io sono il capitano dei miei pensieri e non i miei pensieri di me.

Un omone incollerito entra nella stanza affollata e grida: “C’è qui un tizio di nome Murphy?”. Un omino alza la mano e gli dice: Perché, c’è qualcuno che lo vuole?”. L’omone gli va incontro e lo pesta quasi uccidendolo: gli spezza cinque costole, gli rompe il naso, gli fa gli occhi neri e lo getta a terra ridotto ad uno straccio. Poi esce con passo deciso. Dopo che se ne è andato, l’omino, pieno di dolore, ride a crepapelle tra sé e sé. Gli chiedono: “Ma cosa c’è da ridere?”. “Gli ho fatto fare la figura dello stupido!”, dice ridendo e pieno di dolore: “Ah, ah!, lui non me la chiesto… e io non sono Murphy!”.

 

 

5Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

ACCORREVANO=ex-poreuomai=lett. “uscivano”. E’ lo stesso verbo usato nell’Esodo per indicare la prima liberazione dalla schiavitù egiziana.

Allora: come Mosè liberò gli ebrei dalla schiavitù dell’Egitto così adesso il Battista “libera, fa uscire” il popolo da un’altra schiavitù (l’istituzione religiosa). La terra promessa si era trasformata in terra di schiavitù dalla quale Gesù inizia il nuovo esodo per liberare il suo popolo.

 

La religione può diventare una schiavitù, un sistema oppressivo: quando la religione coarta l’uomo, quando, invece di farlo brillare, lo nasconde, lo imprigiona dentro le sue regole, non gli permette di far vivere tutto il potenziale d’amore, quando gli limita le sue dimensioni (affettività, creatività, espansione, ecc), quando lo tiene a briglia con i sensi di colpa o di un Dio che si offende, allora la religione diventa uno strumento maligno.

Ciò che doveva essere una strada per il paradiso diventa una strada per l’inferno.

Ogni volta che l’uomo, in nome di Dio, viene limitato, compresso, impaurito, la religione diventa demoniaca.

 

TUTTA LA REGIONE DELLA GIUDEA E TUTTI GLI ABITANTI DI GERUSALEMME =la risposta è inaspettata e incredibile. Lo è soprattutto se si pensa che a Gerusalemme c’era il tempio, il luogo preposto per il perdono dei peccati. Ebbene le persone comprendono che il perdono dei peccati non si ottiene attraverso un rito nell’istituzione religiosa, ma anzi bisogna allontanarsi per un cambio profondo della propria vita. Non è un rito o una preghiera o un rosario o un atto religioso o una confessione con la quale si ottiene il perdono (del cuore), ma con il cambiamento di vita. Se uno cambia sappiamo che ha ricevuto, sentito e vissuto il perdono di Dio.

NEL FIUME GIORDANO=il fiume Giordano che era stato attraversato per entrare nella terra promessa, adesso è il punto di confine per entrare nella nuova terra promessa, nella dimensione di pienezza della libertà. È, davvero, una nuova entrata.

 

6Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico.

Adesso viene descritto il Battista.

GIOVANNI ERA VESTITO DI PELI DI CAMMELLO =era l’abito tipico dei profeti. Il Battista, quindi, è un profeta.

CON UNA CINTURA DI PELLE ATTORNO AI FIANCHI =perché questo particolare della cintura di pelle attorno ai fianchi? Perché era la caratteristica del profeta Elia. Quindi il Battista non solo è un profeta ma è il grande profeta Elia, quel profeta, precursore, cioè, che annunciava la venuta del Messia (Gesù).

E MANGIAVA CAVALLETTE E MIELE SELVATICO=non è un’indicazione di ascetismo, né tantomeno di penitenza da parte di Giovanni ma semplicemente mangia quello che il deserto gli offre. Era il pranzo abituale dei nomadi del deserto. Nel libro del Levitico le cavallette sono tra gli alimenti puri che si possono mangiare.

 

7E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali.

E PROCLAMAVA=kerysso=gridare, urlare, proclamare, dire ad alta voce (ker, da cui kerysso, è il cuore). È l’annunciare qualcosa “che TI PRENDE”, che ti appassiona, che senti dentro, che ti fa vivere.

Il kerygma sarà nient’altro che quest’annuncio: “Gesù Cristo, quello che è morto, è risorto. Io lo so perché l’ho incontrato!”. Quindi non un annuncio semplicemente razionale, fatto su delle informazioni (lo so perché l’ho studiato al catechismo, perché ho letto molti libri, perché così mi hanno insegnato, ecc) ma basato su un’esperienza personale: io l’ho visto, toccato, sentito.

VIENE DOPO DI ME=Gesù viene presentato in base a tre caratteristiche. E’ più forte: 1. per la qualità (è più forte), 2. per la dignità (è Lui, e non io, lo Sposo), 3. e per l’attività (io battezzo con acqua, lui con lo Spirito Santo): infatti, l’attività di Gesù sarà quella di battezzare in Spirito Santo, mentre quella di Giovanni Battista è quella di battezzare con l’acqua.

IO NON SONO DEGNO DI CHINARMI PER SLEGARE I LACCI DEI…=l’evangelista non sta descrivendo una dimostrazione di umiltà da parte di Giovanni Battista: “Lui è così grande che neppure io sono degno di sciogliergli i sandali”, ma si rifà ad una legge chiamata “del levirato” (levir in latino vuol dire cognato).

 

In che consisteva questa legge? La legge del levirato (Dt 25,5-10; Rut; Gen) prevedeva che il cognato di una donna rimasta vedova e senza figli avesse l’obbligo di metterla incinta, perché era importante che il nome del marito continuasse a vivere. Era una maniera per diventare eterni, per perpetuare il proprio nome; ogni figlio portava il nome del padre. Quindi quando una donna rimaneva vedova e, senza aver avuto un figlio maschio, il cognato aveva l’obbligo di metterla incinta e il bambino nato avrebbe portato il nome del defunto (“perché il nome del fratello morto non si estingua” Dt 25,6).

In questo modo si assicurava la perpetuità del nome e anche la permanenza del patrimonio all’interno del clan familiare (Gen 38; Rt 4).

Ma se il fratello non voleva allora “sua cognata si avvicinerà in presenza degli anziani, gli toglierà il sandalo dal piede, gli sputerà in faccia e prendendo la parola dirà: “Così sarà fatto all’uomo che non vuole ricostruire la famiglia del fratello. La famiglia di lui sarà chiamata in Israele famiglia dello scalzato” (Dt 25,9-10).

Oppure colui che aveva il diritto dopo di lui procedeva alla cerimonia dello scalzamento, cioè dello scioglimento dei legacci del sandalo, prendeva il sandalo, ci sputava sopra e questo gesto significava: “Il tuo diritto di mettere incinta questa donna passa a me”. Quindi non era una possibilità ma era un obbligo per non essere disonorati.

Allora perché Giovanni Battista si rifà a questa legge del levirato con questo annunzio? Israele era considerata ormai una vedova: ma il diritto di fecondarla, di renderla feconda non è suo, ma di colui che viene dopo di lui: Gesù. Il Battista dice: “Non sono io lo sposo d’Israele; non scambiate me per colui che deve essere il nuovo sposo (sciogliere i sandali); il nuovo sposo è Gesù. Io appartengo all’Antica Alleanza, Gesù porterà la Nuova Alleanza”. Gesù è il vero sposo di Israele (e non più Yahwè o l’antico Dio vetotestamentario).

 

8Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

IO VI HO BATTEZZATO CON ACQUA=il battesimo con acqua era un battesimo di morte: “Non voglio più essere quello di prima”, e con questo rito moriva l’uomo vecchio. L’acqua è qualcosa di esteriore all’uomo. Si affermava ciò che non si voleva più essere.

MA EGLI VI BATTEZZERA’ IN SPIRITO SANTO=il battesimo in Spirito Santo è un battesimo di vita: “Io voglio vivere per questo; io voglio vivere per donarmi (per gli altri); io sono appassionato di questo”. Lo Spirito è qualcosa di interiore all’uomo. Si afferma ciò per cui si vuole vivere.

 

Ancor oggi alcune persone dicono: “Io sono battezzato!”: e allora? Essere battezzati con l’acqua è come aver preso la patente. Guidare un auto è il battesimo di fuoco. Potersi innamorare è il battesimo d’acqua: amare è il battesimo di fuoco. Desiderare di aver un figlio è battesimo d’acqua: farlo e crescerlo è quello di fuoco.

Il battesimo di fuoco di Gesù sarà in croce: lì con la sua vita vivrà quello che sempre aveva creduto. Il battesimo di fuoco per ciascuno di noi è con la nostra vita: lì si vive ciò che si dice di credere.

 

Il battesimo di fuoco è lasciarsi coinvolgere ed essere disposti ad andare là dove Lui ti chiama, anche se tu ritieni impossibile o non per te la cosa. Il problema di quando Dio chiama è duplice.

  1. Ti chiede di coinvolgerti. Coinvolgersi vuol dire mettere a disposizione la tua vita. Non ciò che sai, non ciò che pensi, non le tue idee, ma di partire per qualcosa che non sai.
  2. Ti chiede qualcosa che tu dichiari impossibile. Perché se fosse possibile lo faresti anche senza di Lui, ovvio. Se fosse possibile lo avresti già fatto tu. E, invece, è “impossibile” perché solo se ti fidi di Lui sarà possibile farlo. Dio non chiede mai il possibile: a quello ci pensano già gli uomini. Dio chiede l’impossibile perché solo con Lui lo puoi realizzare.

 

Quando monsignor Francesco Frasson costruì l’Opsa di Padova nel lontano 1956, non vi erano tutti i soldi per farla. Ma lui fece come se ci fossero. Allora un collaboratore gli disse: “Ma Francesco, non abbiamo i soldi!”. “Noi abbiamo la fede!”. “Francesco, non ci sono i soldi!”, riprese.

“Se avessimo i soldi, che ce ne faremo della fede? Stai tranquillo e adesso vai a dormire in pace. Abbi fede”. E così fu.

 

 

 

Chi non ha affrontato le avversità

non conosce la propria forza.