Domenica 04 aprile 2021 Santa Pasqua

Dal vangelo secondo Marco 16, 1-8

16,1Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono unguenti aromatici per andare a ungerlo. 2Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. 3Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». 4Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. 5Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. 6Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. 7Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”». 8Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite.

Parola del Signore

                                                                                                  Meditazioni sul Vangelo - Marco Pedron

 

  1. Intanto grazie di essere qui stasera: se siete qui allora c’è ancora speranza per il mondo. Io conosco alcuni di voi ma non vi conosco tutti. Ma io so alcune cose di tutti voi: 1. voi avete una luce dentro che vi ha spinto qui; 2. quelli vicini vi dicono che siete un po’ “strani”, diversi e volte anche vi criticano; 3. il mondo ha bisogno di voi perché se siete qui vuol dire che voi non vi accontentate, che siete in ricerca, che avete bisogno di alimentare, di nutrire la fiamma che c’è dentro di voi.

Per questo c’è speranza: perché ci siete voi; siate consapevoli di quanto voi siete importanti. Voi potevate stare a casa con i parenti a mangiare o andare al cinema a vedere un bel film o in qualche pub a bere una birra, ecc.: invece, siete qui. Se siete qui vuol dire che tutto ciò che ha a che fare con qualcosa che chiamiamo “anima”, interiorità, luce, vi riguarda, vi interessa, ne sentite l’importanza. E chi ha un’anima, anima il mondo.

Perché l’anima è quel posto dove possiamo incontrarci: infatti, ciascuna delle vostre anime fa parte di qualcosa di più grande che è l’Anima del Mondo. Perché l’anima può “sentire” l’altro. Meritate un applauso.

 

  1. Spero che questa sera tutti voi possiate emozionarvi, sentire scorrere in voi un po’ di più l’amore. Perché uscendo da qui vorrei che voi tutti diceste: “Devo fare qualcosa per questo mondo”. Per questo vi racconto questa storia. Questa è una storia vera.

 

E’ la storia della nascita di due bambine gemelle nate prematuramente con sette settimane d’anticipo. Negli Usa c’è un protocollo, una pratica medica, per cui quando i neonati nascono prematuri       vengono separati. Potete immaginare cosa voglia dire vivere nell’utero della mamma con un altro essere umano, il gemello, e sentire il pulsare cardiaco non solo della madre ma anche del gemello e tutto ad un tratto si viene strappati da quell’ambiente. Per cui un gemello viene messo in un'incubatrice e un altro in un altra, con luci abbaglianti, in stanza diverse.

Una di queste due stava morendo, decresceva, giorno dopo giorno. Un’infermiera che a quel tempo lavorava in quell’ospedale si è detta: “Devo fare qualcosa!”. E si disse: “Violerò il protocollo, violerò la regola”, per cui ha preso questa neonata che stava morendo e l’ha portata nell’unità intensiva della sorella, cioè ha messo la gemella più debole nella stessa incubatrice della gemella più vigorosa.

A questo punto la storia diventa incredibile perché immediatamente la sorella più forte con il braccio ha circondato le spalle della sorellina e immediatamente, e nell’esatto istante in cui l’ha fatto, gli indicatori di vitalità della sorella si sono stabilizzati e gradualmente è tornata a fortificarsi e tutte e due sono sopravvissute.

 

L’amore (le emozioni) hanno un effetto reale, tangibile, sulla materia. Se amate, ma anche se provate emozioni, voi cambiate il mondo.

Vi lascio questa frase: “Devo fare qualcosa!”. Sì, tu puoi fare molto.

 

16,1Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono unguenti aromatici per andare a ungerlo.

PASSATO IL SABATO=cosa fanno? Aspettano che il sabato finisca, perché di sabato non si poteva fare nessun lavoro! Cos’hanno fatto le donne e anche gli apostoli? Hanno continuato ad osservare il sabato, quando Gesù già dal capitolo 3,1-6 non lo osservava più. Perché ci vanno? Gesù aveva insegnato a infischiarsene di questa regola, eppure…!

Quando hai un’abitudine, una regola religiosa o che hai sempre fatto, è difficile sradicarla.

 

Il sabato non era un comandamento uguale agli altri, ma era il comandamento per eccellenza. Il sabato era il comandamento che anche Dio osserva. Qual è il comandamento che Dio osserva? Il riposo del sabato. Per cui, l’osservanza del sabato equivaleva all’osservanza di tutta la legge e la trasgressione del sabato equivaleva alla trasgressione di tutta la legge e per questo era prevista la pena di morte. Gesù però non ha mai osservato il sabato.

Questo è molto profondo: una legge, anche se religiosa, ma se è contro l’uomo non viene da Dio, quindi, dice Gesù, non osservatela. E’ per colpa delle donne (e degli apostoli!) che celebriamo la Pasqua tre giorni dopo. Se fossero andate subito al sepolcro l’avrebbero trovato già aperto. Solo che hanno aspettato il sabato.

 

MARIA DI MÀGDALA, MARIA MADRE DI GIACOMO E SALOME=sono le tre donne che formavano il gruppo che aveva assistito alla morte di Gesù e Maria di Magdala in particolare aveva visto dove Gesù era stato deposto (Mc 15,40).

 

COMPRARONO UNGUENTI AROMATICI PER ANDARE A UNGERLO=chi si unge? I martiri, le persone importanti morte. Per loro Gesù è un martire, un Messia ucciso. Non hanno capito che è il Figlio di Dio Vivo. Quando vedranno chi è, e che non è come loro pensavano, saranno sconvolte (Mc 16,7-8). Hanno il timore di trasgredire la regola religiosa (e di essere puniti, del castigo) e quindi aspettano. Vedete: le persone rimaste bambine, dipendenti, sono degli esecutori. Sono persone buone ma non crescono mai, loro solo obbediscono. Mentre Gesù non ci vuole ubbidienti ma liberi.

Ciò che le donne fanno (comprare unguenti aromatici per ungerlo) è assolutamente inutile. Perché lo ungono? Gesù era già stato unto! Vanno ad ungere un morto. In Mc 14,3-9 c’è l’unzione di Betania dove una donna lo unge sul capo (e Gesù dice: “Lasciatela fare perché essa ha fatto ciò che era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura” Mc 14,8). Questa, invece, è un’unzione di vita e Gesù fa capire che la morte non interrompe la vita.

 

2Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole.

DI BUON MATTINO=lett. “molto presto”, significa quando ancora è buio.

 

IL PRIMO GIORNO DELLA SETTIMANA =lett. “l’uno (mia=uno) dopo il sabato”. Perché questa espressione strana? Mc si rifà al libro della Genesi (1,5), al racconto della creazione dove, appena creata la luce, l’autore scrive “e fu sera e fu mattina, giorno uno”. Quindi questo è il giorno uno, cioè il giorno della nuova creazione. E perché è il primo giorno della storia? Perché finora la morte sanciva la fine della vita; da adesso in poi, invece, la morte è solamente un passaggio verso la vita vera. E, osservate, non ci sarà il giorno due, tre, ecc.: c’è solo questo giorno, c’è solo questa creazione!

 

VENNERO AL SEPOLCRO AL LEVARE DEL SOLE =“levato il sole” (anateilantos tou eliou) lo troviamo uguale in Mc 4,6 quando il seme caduto nei sassi, germogliato, levato il sole, viene bruciato perché non ha radici profonde. E’ l’immagine di quelli che si sono entusiasmati, che hanno avuto degli slanci, che hanno detto: “Sì, cambio vita; sì credo in Gesù; da oggi nuova vita”. Ma poi si è seccato tutto perché senza radici, senza profondità. Solo entusiasmo. E Gesù stesso spiega: cos’è il sole che brucia? Incontrano la difficoltà, l’opposizione, gli ostacoli, e subito si scoraggiano perché il messaggio non era radicato in loro. Chi sono? Quelli che vanno al sepolcro! Le donne!

 

3Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?».

CHI CI FARÀ ROTOLARE VIA LA PIETRA DALL’INGRESSO DEL SEPOLCRO=lo diciamo anche noi: “Metterci una pietra sopra”. Cosa significa “mettere una pietra sopra”? Si rifà proprio alle usanze funerarie: in passato i morti venivano seppelliti in una grotta, in una caverna e sopra veniva posta una pietra. La pietra interrompeva radicalmente e definitivamente il rapporto con il defunto che ormai apparteneva al regno dei morti e quindi stava dall’altra parte. Significava qualcosa che definitivamente e in maniera irrimediabile si era conclusa. Quindi il sentimento e la certezza che hanno dentro è: “Qui è finito tutto!”.

 

4Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande.

ALZANDO LO SGUARDO, OSSERVARONO=alzando lo sguardo (anablepo): il loro sguardo è basso, dimesso, è lo sguardo di chi non ha speranza (verso l’alto), di chi piange una fine e un morto (verso il basso), di chi non si attende più nulla.

Alzare lo sguardo vuol dire non guardare più a sé stessi ma ad ampliare il proprio orizzonte. Quando fanno questo si accorgono che la loro paura era inesistente. Sono così prese dalle preoccupazioni che non si accorgono della realtà.

Prima tappa: smettere di guardare a sé stessi.

OSSERVARONO=theoreo=accorgersi; è un vedere che cerca di capire ma che ancora non comprende. Non è ancora il capire ma chi ricerca. C’è un po’ di luce che entra nelle donne. Questa è la seconda tappa: osservare, penetrare le cose.

Questo ci aiuta a cogliere il processo graduale, lento, con cui gli uomini e le donne hanno colto che Lui era vivo. E sì che avevano sentito Gesù! E sì che gliel’aveva detto un “sacco di volte”! Eppure…

 

CHE LA PIETRA ERA GIÀ STATA FATTA ROTOLARE, BENCHÉ FOSSE MOLTO GRANDE=Mc vuol dire che 1. Gesù non è mai stato nella morte (già da sempre); che 2. per quanto grande sia un problema (pietra enorme) la Vita è più forte.

 

5Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura.

ENTRATE NEL SEPOLCRO VIDERO=vedere interiore=orao. Notiamo la progressione: 1. anablepo=alzare lo sguardo (un vedere che non vede), constatare; 2. theoreo=vedere che capisce che c’è qualcosa da vedere; 3. orao=vedere dentro, interno.

 

UN GIOVANE=neaniskon=giovanetto, cioè l’età del matrimonio, sui 18 anni.

Questo termine lo troviamo solamente un’altra volta in Mc (14,51-52), quando Gesù viene arrestato (si dice: “Tutti abbandonandolo, fuggirono. Un giovanetto, però lo seguiva, rivestito solo di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo”).

Mc è un letterato del tempo e la regola dei grandi letterati era: “Quando vuoi mettere in relazione due episodi, due verità, devi adoperare lo stesso termine”. Allora questo giovanetto, qui e lì, è Gesù risorto (il lenzuolo è il segno del telo funebre: per questo viene lasciato giù in Mc 14!).

 

Cosa vuol dire che Gesù, il Risorto, è un giovane in età da matrimonio? Il matrimonio era considerato l’inizio della vita vera e piena, dell’autonomia. Prima si era dipendenti in tutto dalla famiglia. Allora “giovanetto” vuol dire vita piena! Ecco chi è il Risorto!

La giovinezza è lo splendore massimo della nostra vita, il culmine massimo di bellezza, di capacità fisiche, neuronali, ecc: Dio è così! Dio è giovinezza, è Vita, è il Massimo che si può chiedere (Lui è di più di ciò che noi possiamo chiedere!!!).

 

Questo è un fatto che è raccontato nella “Vita della beata Umiliana de’ Cerchi”, di fra Vito da Cortona. “Mentre la santa giaceva nel suo letto, dentro la sua cella nella torre, ecco un bambino di quattro anni o poco più, dal volto bellissimo: giocava nella sua cella davanti a lei. Quando lo vide provò una grande gioia e gli disse: «O amore dolcissimo, o carissimo bambino, non sai fare altro che giocare? ». E il bambino rispose: «Che volete che faccia? ». E la benedetta Umiliana disse: «Voglio che tu mi dica qualcosa di bello su Dio». E il bambino disse: «Credi che sia bene che uno parli di se stesso?». E disparve”.

 

Siate giovani! Essere giovani vuol dire aver voglia di vivere, vuol dire sorridere, vuol dire assaporare la vita. Gesù dice: “Non assolutizzare mai il piacere, non esserne dipendente, non esserne succube, non attaccarti, ma gusta e godi di ciò che io ho creato”.

Se ti attacchi al vino diventi alcolista. Ma godi del vino!

E come il vino ci rallegra la vita e l’anima, così io non devo temere di gustare un bacio di mia moglie, l’unione sessuale con il partner che amo; non devo temere la tenerezza, le carezze o gli abbracci, non devo temere di bermi, ogni tanto, una bella birra, di farmi una passeggiata, di investire un po’ di tempo per me, di farmi un bel massaggio shiatzu o una sauna ritonificante, di farmi una bella vacanza, di stare in compagnia con gli amici, di giocare a ciò che mi piace.

Dio ha creato il mondo, tua moglie, i tuoi figli, il vino e la birra, la pizza e il buon cibo, il sole, il vento, le stelle, i fiori e i colori per te, perché tu li possa gustare, assaggiare e assaporare, perché tu ti possa riempire il cuore e l’anima. Dio è o non è buono? Dio ti ama sì o no? Allora non temere di godere di tutto questo e non aver paura di essere felice. Il Talmud dice: “Saremo giudicati su tutti i piaceri legittimi a cui abbiamo rinunciato”.

 

Saper ridere di sé, avere il senso dello humor su se stessi è indice di maturità. Il riso, il sorriso, in natura, ha un effetto di liberazione e di gioia. E’ nato così. Il cacciatore primitivo sta cacciando con i suoi compagni. Sente un rumore nel bosco o nella foresta. Cosa sarà? Un orso, una tigre, una lepre? C’è paura e la soglia di stress aumenta. Allora tutti si appostano e si nascondono, e uno va in avanscoperta per vedere cos’è. Ad un certo punto dal cespuglio viene fuori una lepre: riso, cioè: “Non c’è motivo di aver paura!”. Il ridere libera i cortisoni e scarica lo stress.

Comunità di suore di clausura: le suore che ridevano di più (rispetto alle seriose) vivevano 10 anni in più.

Nel 1900 la gente rideva almeno 10 minuti al giorno; nel 2000, 1 minuto. Se non si sa sorridere aumenta lo stress e la gioia, la felicità, diventa impossibile.

 

Patch Adams proprio nel momento in cui suo padre dopo tanta assenza si era riavvicinato, morì. E lui trasse questa conclusione: “Quando stai per essere felice, poi arriva il disastro”. Aveva 16 anni e negli anni che seguirono fece di tutto per non essere felice (obbediva ad uno schema inconscio). Pensò di togliersi la vita varie volte: una volte con 20 aspirine, poi saltando giù da un precipizio, ecc. Finché un giorno tornò da sua madre e gli disse: “Ho provato ad uccidermi. E’ meglio che mi ricoveri in un ospedale psichiatrico”. E quell’esperienza poi gli cambierà la vita.

 

Questa è la felicità pasquale, della spiritualità, di Gesù, dell’anima, che diventa ringraziamento, gratitudine, arte, musica, danza, lode, canto, unità, estasi. In questa felicità non c’è più paura.

Dice Karen Blixen: “Per essere felici ci vuole coraggio”.

E Sigmund Freud: “L’umanità ha sempre barattato un po’ di felicità per un po’ di sicurezza”.

Delano Roosevelt: “Nessuno può renderti felice se tu non glielo consenti”.

Lev Tolstoi: “Il segreto della felicità non è di far sempre ciò che si vuole, ma di voler sempre ciò che si fa”. Ecco la felicità: dire sì ad ogni cosa che si vive adesso.

Sì, la felicità è una scelta. E’ la scelta di vivere da uomini “vivi”, innamorati di sé, liberi e liberati dalla paura degli altri. E’ la scelta di vivere non possedendo, è la scelta di vivere ad un livello più elevato la vita, capitani della propria nave.

 

Una storia sulla felicità. C’era un re che aveva un servo, un paggio, molto ma molto felice. Così il re lo chiamò e gli disse: “Perché, paggio, sei così felice?”. “Perché ho tutto ciò che mi serve: mia moglie, i miei figli, la mia casa, ogni tanto qualche moneta. Non mi serve niente di più”. Il re però era infastidito che un suo servo fosse così felice mentre lui, che aveva tutto, non lo era. Così chiamò i suoi consiglieri: “Voglio la felicità del paggio”. Ma i consiglieri di corte gli dissero: “Non può averla mio sire. Però può sottrargliela”. “Sì, come?”.

Faccia così: prenda una borsa con 99 monete e gli dica: “Queste 100 monete sono un regalo per te. Ma tu non devi dire che te le ho date io. Anzi adesso le porterai via, le nasconderai e le potrai guardare e usare non prima di tre mesi”. E così fece. Al servo non sembrò vero di avere così tanta fortuna. Nascose la borsa e aspettò i tre mesi. Era felicissimo, ma quando aprì la borsa scoprì che le monete non erano 100 ma 99: “Com’è possibile? Chi me ne ha rubata una? Il re? No, non è possibile, che sia stato il re: che differenza fa per lui una più o una meno? Mia moglie? Sì, potrebbe proprio essere stata lei (e cominciò a guardarla con diffidenza). I miei figli? (E anche con loro iniziò ad essere sospettoso). Il mio amico che viene sempre qui a casa nostra (e non lo invitò più)”.

Il paggio che aveva avuto le 99 monete, invece di vedere a ciò che aveva, continuò a guardare a ciò che mancava… e fu per sempre triste.

Troverai sempre un motivo o una scusa per non essere felice o per non avere tempo, ricordatelo!

 

SEDUTO SULLA DESTRA=ma cosa ci interessa che sia seduto e poi che sia seduto a destra o a sinistra? In Mc 14,62 Gesù di fronte al sommo sacerdote cita il Sal 110,1: “Vedrete il Figlio dell’Uomo seduto alla destra della Potenza venire sulle nubi del cielo”. Sedere alla destra vuol dire avere lo stesso potere di Dio o dell’imperatore. Quindi Gesù, si dice qui, è Dio.

Questa è una denuncia che Mc fa alle autorità religiose: “L’avete ucciso come un criminale, un assassino e un bestemmiatore! Avete visto chi è: è Dio!”.

 

VESTITO D’UNA VESTE BIANCA=perché c’è questo particolare? Perché in Mc 14,52 il giovanetto “perde” la veste, la pelle umana e rimane “nudo”. Qui lo stesso giovanetto viene “rivestito” della pelle divina (=la veste bianca). Gesù qui è già resuscitato. Tutti noi perderemo il nostro vestito umano di pelle e saremo vestiti di luce.

 

ED EBBERO PAURA=lett. “erano sconvolte”. Da una parte possiamo capirle: la resurrezione è una cosa che nessuno mai si sarebbe aspettato.

Immaginatevi di andare a casa e di trovare, che ne so, vostro nonno morto cinque anni fa seduto, giovane e in piena forma come mai lo avete visto. Fate un infarto voi! D’altra parte, però, dovrebbero essere felici! Un giovanetto così non fa certo paura!

Di cos’hanno paura, allora? Non di lui ma di quello che lui adesso dirà loro: “Gesù, è vivo!”. Perché questo fa paura? Perché se Lui è vivo vuol dire che Lui aveva proprio ragione! Morto un Papa se ne fa un altro. Morto un Cristo ne troveremo un altro. Ma se questo non è morto, non c’è più nessun altro da trovare: l’abbiamo trovato. Lui è la Via, la Verità, la Vita. Quando hai sentito la musica tu sai che esiste!

 

6Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto.

NON ABBIATE PAURA=thambeo, non è non aver paura ma “non essere sconvolti”. Inoltre “non siate sconvolte” non è un invito, un indicativo, ma un ordine, un imperativo. Quindi quello che adesso dice è qualcosa di fondamentale: “Guai a voi se…”; è un ordine!

 

VOI CERCATE GESU’ NAZARENO IL CROCIFISSO=cosa cercano le donne? Un cadavere! Cercano un morto e trovano un vivo.

Attenzione a cosa dice Mc quando dice “Gesù Nazareno, il crocifisso”. Nazaret era in Galilea e la Galilea era per definizione un luogo turbolento, in continua sommossa, e covo dei nazionalisti (ce lo riporta Giuseppe Flavio). Dire che Gesù era un “nazareno, un galileo” significa che era un rivoltoso, un ribelle. Qual era la pena di morte per i rivoltosi e per gli eretici? La crocifissione, perché era una tortura così lenta che tutti vedendola dovevano imparare “a starsene buoni!”. Gesù poteva essere lapidato o decapitato: invece no, è stato crocefisso. Perché? Perché è stato ritenuto un rivoltoso, un uomo eretico, maledetto da Dio. Tutti dovevano, cioè, sapere che Gesù si era sbagliato, che non era affatto il Figlio di Dio ma l’Eretico di Dio, che era figlio di satana (Mc 3,22-30).

Ecco l’accusa che fa Mc alle donne: voi avete creduto veramente che Gesù fosse, come dicevano le autorità, il maledetto di Dio (=eretico), il rivoltoso alle istituzioni religiose. Quindi questo giovanetto, che è Gesù, le rimprovera.

 

E’ RISORTO NON È QUI=il sepolcro non è il luogo per i risorti. Questo nei Vangeli è talmente chiaro, in tutti i Vangeli, che non si capisce come poi con il cristianesimo, sia venuto questo culto dei morti, questo culto dei cimiteri, che è completamente estraneo all’annuncio del Vangelo.

Se si piange per i morti, vuol dire che non li si sente vivi. Se invece “i morti” sono vivi, non si piange ma si gioisce, perché sono vivi! “Dio non è il Dio dei morti, è il Dio dei vivi”. Il Dio di Gesù non risuscita i morti, il Dio di Gesù comunica ai vivi la vita di una qualità che è la sua, e che è capace di superare la morte. La morte è solo un passaggio per una Vita più Grande.

 

ECCO IL LUOGO DOVE L’AVEVANO POSTO=sì, però, non c’è nessuno! La paura delle donne è la paura di vivere, di osare, di rischiare, di credersi grandi. Nel sepolcro Lui non c’è però: nella vita morta, Lui non è presente. Lui è Vivo, Lui è in Galilea, dove c’è la Vita. Allora non aver paura di vivere.

 

Non aver paura d’amare perché nell’amore non c’è paura.

L’odio non è l’opposto dell’amore: è l’amore ferito.

L’opposto dell’amore è la paura.

La paura è l’assenza di amore.

 

Quando ami ti espandi. Quando hai paura ti limiti.

Quando ami ti apri. Quando hai paura ti chiudi.

Quando ami scegli. Quando hai paura ti blocchi.

Quando ami senti la vibrazione della vita. Quando hai paura senti solo la paura.

 

L’amore non è quello che gli altri ti devono fare o dare.

L’amore è ciò che tu hai dentro… e ne hai così tanto che esce fuori. L’amore è ciò che tu dai agli altri.

L’amore è avere tanta vita… che trabocca fuori.

L’amore è avere così tanta vita… da contagiare gli altri.

L’amore è avere così tanta felicità… che s’irradia attorno.

L’amore è avere così tanta gioia… da ringraziare, da essere pieni di gratitudine.

Non chiamare amore le tue pretese o il tuo esser possessivo.

E visto che lo puoi, scegli di essere felice, qualunque cosa voglia dire.

    C’è sola una vita. Dio non sa che farsene di uomini tristi e delusi.

E visto che lo puoi, scegli di essere vivo, qualunque cosa voglia dire.

    Perché rinnegare il dono di Dio? Dio non sa che farsene di uomini già morti.

E visto che lo puoi, scegli il meglio per te, qualunque cosa voglia dire.

    Dio non sa che farsene di uomini falliti.

E visto che lo puoi, scegli di essere te stesso al massimo di ciò che sei, qualunque cosa voglia dire.

    Non rinunciare ai tuoi sogni.

 

Non barattare la sicurezza con la felicità.

Per essere felici ci vuole coraggio.

La felicità è solo per uomini grandi.

Gli altri si accontentano.

 

Siate felici.

Siate vivi.

 

7Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”».

MA ANDATE=le donne sono andate al cimitero, verso la morte, il giovinetto (Gesù) gli fa fare un dietro-front: la direzione non è verso la morte ma verso la vita. “Dovete cambiare radicalmente direzione; dovete convertirvi, girarvi di 180° gradi”.

 

DITE AI SUOI DISCEPOLI E A PIETRO=perché Pietro qui è separato dagli altri? Perché non è più un discepolo di Gesù. In Mc 14,66-72 per tre volte Pietro rinnega Gesù: “Pietro cominciò a imprecare e a giurare: “Non conosco quell’uomo che voi dite”. ” (Mc 14,71). Tutti lo hanno abbandonato ma Pietro lo ha proprio rinnegato (lui che si riteneva il capo degli apostoli).

 

EGLI VI PRECEDE=perché li precede? In che senso? Gli apostoli lo hanno abbandonato, Pietro rinnegato: ma se Gesù può essere abbandonato dai discepoli, può essere tradito da Pietro, Gesù è l’amore fedele che può essere abbandonato ma non abbandona mai nessuno. Il suo amore ti precede sempre, rimane sempre.

E’ strano quest’annuncio: avrebbero dovuto annunciare che l’hanno visto, non che Gesù li aspetta in Galilea! Avrebbero dovuto tornare indietro e dire: “L’abbiamo visto! L’abbiamo visto!”, oppure: “Il sepolcro è vuoto; non c’è più il suo corpo”, oppure: “Lui è vivo: noi l’abbiamo visto” e non: “Vi aspetta in Galilea”. Ma Gesù non dà loro questo incarico.

 

IN GALILEA=e perché devono andare in Galilea? Non potevano vederlo lì dov’erano, senza fare tutta questa strada? No! Chiaramente non è un luogo ma una dimensione.

Cos’è successo in Giudea? Gerusalemme, cioè, l’istituzione religiosa, ha ucciso e rifiutato Gesù. Lì Gesù non può essere visto. Per vedere Gesù devono uscire dall’istituzione religiosa.

Cos’è la Galilea? E’ il luogo dove Gesù ha iniziato la sua attività, dove Gesù ha proclamato il suo messaggio, dove Gesù è stato accolto.

Allora la “Galilea” è lo spazio libero interno che tu hai, insaturo, libero dai pregiudizi, dagli insegnamenti precedenti, dagli schemi, dagli attaccamenti religiosi, che ti permettono di accoglierlo e di non rimanere attaccato a ciò che già sai.

Gesù è Nuovo, Giovinetto, Vita: questa è la Galilea! Il messaggio di Gesù è chiaro: “Allontanatevi dall’istituzione religiosa”. In un altro vangelo Gesù dirà: “Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci” (Mt 7,6). I Giudei non sono interessati a questo: andate altrove.

La Galilea era il luogo degli ultimi, degli esclusi da Dio e dalla società: lì c’è da portare il Vangelo che anche loro sono amati e che anche loro hanno valore. I Giudei, invece, sono infastiditi da tutto questo.

 

LA LO VEDRETE=orao=vedere interiore; si tratta di una profonda esperienza interiore. Non sono delle visioni quelle che Gesù annuncia ma delle profonde esperienze interiori. Se lo sperimenti allora sai che c’è. Se lo sperimenti allora “l’hai visto”. E se vuoi vederlo (visioni) allora so che non l’hai sperimentato.

 

Il vangelo di Mc ci annuncia una verità difficile anche per le donne: Dio non è un pensiero, non è un credere in qualcosa (quello viene dopo), Dio è un’esperienza, un incontro. La testa capisce ma non può vedere, non è sufficiente. Se non sei disponibile ad aprirti, se non sei capace almeno di un po’ di amore, non puoi avere fede! E questo ci dovrebbe far molto riflettere: invece di riempirci di informazioni religiose, le nostre liturgie dovrebbero farci fare esperienza di Dio, che è tutta un’altra cosa. Ce lo dovrebbero far toccare, sentire, sentire vivo e presente.

Su di un cartello in una casa di campiscuola: “Non cercare Dio, ci sei immerso”.

 

Un giorno Pietro chiese a Gesù: “Come fai a credere nella resurrezione?”. Gesù gli rispose con un’altra domanda: “Come fai a credere che anche quest’anno ci sarà la primavera?”. “Perché accade ogni anno”. “Giusto!”. Di nuovo Gesù: “Come fai a credere che domani mattina ci sarà la luce, dopo questa notte’”. Perché la vedo sempre, tutte le mattine. “Giusto!”.

Di nuovo, ancora Gesù: “Come fai a credere che dopo il sonno di stanotte domani mattina ti risveglierai?”. “Perché accade così tutte le mattine”. “Giusto. E’ esattamente così. Quando hai visto una cose molte volte tu sai che esiste. Io la resurrezione la vivo ogni giorno: io la vedo sempre. Non ho dubbi: io so che esiste”.

 

Elias, 37 anni, era un uomo impegnato per la liberazione dei ragazzi dalla prigionia delle favelas. Un giorno gli squadroni della morte andarono a casa sua e lo uccisero. Sua madre quando lo vide sanguinante gli disse: “Te l’avevo detto, perché ti sei impicciato con quella gentaglia?”. “Mamma sono stato al mondo 37 anni e ho vissuto 37 anni. Sono stato felice di ciò che ho fatto. Lasciami andare!”. E così morì. Sul suo diario scrive: “Quando incontri Dio non puoi più essere lo stesso, non puoi più far finta di non vedere, non puoi più tirarti indietro… Lui ti fa vivere davvero”.

 

Ero sordo come una campana. Vedevo la gente che faceva ogni sorta di giravolte: la chiamavano danza. A me, che ero sordo, pareva così stupido.

    Ma un giorno sentii la musica e capii: quant’era bella la danza!”

 

Il ciliegio disse al mandorlo: “Parlami di Dio”… e il mandorlo fiorì.

 

“Venite verso l’orlo del dirupo”. “Potremmo precipitare”.

“Venite verso l’orlo del dirupo”. “E’ troppo alto”.

“Venite verso l’orlo del dirupo”. Ed essi vennero.

E lui li spinse giù… Ed essi… volarono (Christopher Logue).

 

8Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite.

USCIRONO=non tanto dal sepolcro ma dalla proposta del giovinetto: proprio non ne vogliono sapere di questo (come quando noi diciamo: “Io me ne esco!”, cioè: “Io non ci sto!”).

 

FUGGIRONO=vanno cioè in un’altra direzione. Fuggono dalla Vita: la Vita a molte persone fa paura! Hanno paura di vivere, di sentire, di emozionarsi, di lasciarsi coinvolgere.

 

Questo versetto non viene riportato dalla liturgia di oggi ma invece è fondamentale perché se uno rimane qui voi tornate a casa e dite: “Che bello le donne sono andate a dirlo ai discepoli e poi tutti sono andati in gita in Galilea”. E, invece, no! E’ proprio il contrario.

Cosa fanno le donne? Non dicono niente a nessuno! Non vanno dai discepoli, non vanno da Pietro, non recano l’annuncio di andare in Galilea e non dicono nulla a nessuno. E’ drammatico questo finale di Gesù. Quindi il primo annuncio del Risorto è stato un fallimento: Giovanni e soprattutto Pietro non ci hanno creduto, le donne neppure. Fino all’ultimo “i suoi” boicottano il suo messaggio.

 

Perché? Perché l’incontro con il giovanetto, che è Cristo risorto, è una grandissima delusione. Se Gesù è morto si vede che non era il Messia. Per la tradizione ebraica il Messia, infatti, non poteva morire. Quindi, paradossalmente, i discepoli erano più contenti che Gesù fosse morto, che ritrovarselo vivo. Ma se Cristo è vivo è la fine dei sogni di restaurazione della monarchia di Davide, è la fine dei sogni illusori di Israele di essere il popolo eletto, della gloria e della potenza sugli altri popoli. Il vero potere adesso non è Israele ma l’amore. E per questa difficoltà di accettarlo così com’era (=Vivo) – la cosa scandalizzava le persone - che nel II secolo sono state aggiunge ben tre finali diverse (Mc 16,9-20).

 

Cosa ci dice questo vangelo, allora? Non aver paura di sporcarti le mani! La Galilea è stato il luogo da dove Gesù è partito, dove si è sporcato le mani, dove il suo pensiero è diventato azione, cammino, vita. Ad un certo momento Gesù è sceso per le strade e in mezzo alla gente.

 

Vivere significa sporcarsi le mani. Vivere significa buttarsi con coraggio.

Vivere significa cadere e sbattere il muso.

Vivere significa provarci e sapere che non sempre andrà bene.

Vivere significa coinvolgersi: non si può sapere cos’è il mare senza immergersi. Non si può conoscere la vita senza vivere. E non è un vero peccato, per paura, non vivere! Non si può sapere cos’è l’amore senza innamorarsi. E non è un vero peccato, per paura degli sconvolgimenti emotivi, non amare! Non si può accedere alla felicità, senza l’esperienza della realtà concreta. E non è un vero peccato, per paura degli incontri (che non si possono mai controllare), non essere felici!

Se volete sapere cos’è la vita dovete necessariamente lasciarvi tirare dentro. Lo diceva anche Gesù: “Vuoi conoscermi?”. “Vieni e seguimi!”.

Quello che più cercate non potete trovarlo stando fuori: dovete entrarci dentro… o non lo conoscerete mai!

Sì, in certi giorni sarà buio; sì in certi giorni vi sentirete persi; sì, in certi giorni maledirete il giorno e le scelte che vi hanno portati lì; sì in certi giorni sarà tempesta… ma in quel momento saprete cos’è il mare! In quel giorno, sarete dentro al flusso della vita. Sarebbe un vero peccato vivere un’esistenza e non esserci mai entrati dentro.

La vita non è come dovrebbe essere: è quella che è. E’ il modo in cui l’affronti che fa la differenza. Non puoi conoscerla stando fuori: sporcati le mani ed entraci dentro.

“Non si può amare a distanza, restando fuori dalla mischia, senza sporcarsi le mani, ma soprattutto non si può amare senza condividere” (Don Luigi Di Liegro).

Gesù, che era Dio, non è rimasto lassù nel suo mondo celeste ma è sceso quaggiù, in questo mondo terreno e imperfetto.

Non ha detto: “Questa è la verità: se la vivete bene, altrimenti peggio per voi!”, rimanendo lassù. Lui è sceso. Gesù si è sporcato le mani con gli uomini, cioè, si è lasciato coinvolgere. Lui è sceso e ha lavato i piedi: ha voluto contaminarsi, impastarsi con quest’umanità così imperfetta. Gesù è venuto per cambiare il mondo.

 

Padre Aleksandr Men’, è stato un sacerdote nell’Unione Sovietica comunista. A 12 anni vede una gigantesca statua di Stalin (per lui l’anticristo) ma gli vede affianco il Cristo. A 12 anni scrive il libro “Gesù maestro di Nazaret” (nessun libro fu mai stampato finché fu in vita).

Egli sosteneva che Cristo doveva essere posto al centro della vita e non relegato in un angolo. Diceva: “Il comunismo impedisce agli uomini di vedere i propri diritti ma il cristianesimo non si accorge che anche lui ha i propri demoni dentro, tanto quanto il comunismo”.

Ma lui diceva soprattutto: “La vita è sporcarsi le mani e scendere in piazza”. Così, rischiando molto, portava la fede in tutte le comunità clandestine della Russia.

Era un uomo profondamente ecumenico: “Dio è lo stesso di tutti (fede), le diversità (religioni) sono soltanto volti diversi dell’unico Dio”. Morì nel 1990, assassinato a Mosca, sulla strada che lo portava alla sua Chiesa. Un uomo che non solo parlava… ma che “era sceso in piazza”, che agiva!

 

Nino Bertuccio, ex sindaco del suo paese Rizziconi, a Reggio Calabria, nel 2014 ha denunciato gli “ndranghetisti” della sua zona.

Adesso vive con la scorta, lui, sua moglie e i suoi figli di 18 e 20 anni. Poteva andarsene in una zona protetta ma lui ha scelto di rimanere, nonostante il pericolo. Lui ha deciso di continuare per la sua strada nonostante le numerose aggressioni subite dalla ndrangheta.

Dice: “L’ho fatto per i miei figli per insegnargli a non abbassare la testa di fronte all’arroganza e alla prepotenza; sono certo che non dovranno vergognarsi di me; sono certo di avergli insegnato che alla violenza non si risponde con altra violenza e che la legalità non è una moda o qualcosa di astratto da praticare solo quando conviene ma anche soprattutto quando comporta dei sacrifici”.

E dice ancora: “E’ meglio accendere una lampada che maledire l’oscurità”. Lui è un uomo che si è “sporcato le mani”.

 

Il 2 febbraio 2016 Papa Francesco parlando ai religiosi dei loro fondatori dice: “I nostri fondatori sono stati mossi dallo Spirito e non hanno avuto paura di sporcarsi le mani con la vita quotidiana, con i problemi della gente, percorrendo con coraggio le periferie geografiche ed esistenziali.

Non si sono fermati davanti agli ostacoli e alle incomprensioni degli altri, perché hanno mantenuto nel cuore lo stupore per l’incontro con Cristo.

Non hanno addomesticato la grazia del Vangelo; hanno avuto sempre nel cuore una sana inquietudine per il Signore, un desiderio struggente di portarlo agli altri, come hanno fatto Maria e Giuseppe nel tempio. Anche noi siamo chiamati oggi a compiere scelte profetiche e coraggiose”.

 

Hans Jonas era un filosofo tedesco, morto nel 1993, allievo di Heidegger, quindi un intellettuale. Ma quando scappa dalla Germania con l’avvento del nazismo, emigrando prima in Inghilterra e poi in Palestina, combatte contro la sua Germania nazista, in nome degli ideali dell’umanità. E’ un uomo che “è sceso”, che non è rimasto nei suoi libri. Diceva: “Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la sopravvivenza della vita umana sulla terra”.

 

E Matthew Crawford? Era un consigliere politico di Washington, ma perennemente infelice. Così “si è sporcato le mani” (letteralmente!) e poiché era lui il responsabile della propria vita, si è licenziato e ha seguito la sua passione. Sapete cos’ha fatto? Ha aperto un’officina di riparazione di motociclette d’epoca! E ha scritto un libro dal titolo “Il lavoro manuale come medicina per l’anima”. Fede è agire!

 

Chi è amato non conosce morte,

perché l’amore è immortalità,

o meglio, è sostanza divina.

Chi ama non conosce morte,

perché l’amore fa rinascere la vita

nella divinità.

(Emily Dickinson)