Domenica 13 giugno 2021

Dal vangelo secondo Marco 4, 26-34

4,26Diceva: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; 27dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. 28Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; 29e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».

30Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? 31È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; 32ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».

33Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. 34Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore

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Queste due parabole concludono il discorso della parabole (dove c’è anche la parabola del seminatore) di Mc 4, dove Gesù presenta la potenzialità, la potenza e la forza che c’è nel suo messaggio. Gesù non utilizza mai immagini prese dal sacro, dal culto, dalla religione, per parlare di Dio, ma sempre immagini della cultura contadina, dalla vita ordinaria: erano fotografie che tutti (quelli che avevano un cuore vivo) potevano comprendere.

 

Gesù ha iniziato a parlare del suo vangelo, del suo regno e il suo regno, la buona notizia (eu-anghelion) si chiama “regno di Dio”. Solo che chi ascolta, sente le parole “regno di Dio”, ma non coglie il messaggio radicalmente nuovo di Gesù: quando sente “regno di Dio” interpreta “regno di Israele”, cioè legge il messaggio di Gesù secondo i propri schemi e i propri interessi. Tanto è vero che in At 1 Gesù parla per 40 giorni(!) ai suoi discepoli del “regno di Dio” (At 1,3) e, a conclusione, i discepoli gli chiedono: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele? (At 1,6)”. Cos’hanno capito? Niente!

Israele è sempre stato un popolo sottomesso ad altre potenze e “le aveva sempre prese da qualcuno”: questo aveva alimentato un desiderio di vendetta e di rivincita enorme fino ad immaginare che Dio stesso un giorno avrebbe dato la vittoria ad Israele su tutte le altre nazioni. Così, nel regno di Israele, Israele stessa, questa volta!, avrebbe dominato e soggiogato gli altri popoli (Is 60,3-12; Is 49,23). I rabbini affermavano che “ogni ebreo nel tempo messianico avrebbe avuto 2.500 servi pagani!”.

Anche Gesù parla di regno ma non di Israele, ma regno di Dio. Nel suo regno chi comanda (e Dio stesso) non domina gli altri ma li serve, non accumula ricchezze ma le condivide. Ma i suoi discepoli fanno fatica a capire: per questo Gesù parla loro in parabole per spiegare che cos’è il “regno di Dio”.

 

Questa prima parabola dice: “Se uno veramente accoglie il vangelo, prima o poi, anche se da oggi a domani non si vede nulla, è solo questione di tempo, esploderà di vita, di passione, di energia”. Quindi abbi pazienza, concediti il tempo: se è stato seminato, fiorirà!

Il mio Maestro dice: “Tu fai il buchino nella diga… e poi vai a dormire tranquillo”. Perché quando è stato fatto un piccolissimo forellino… è solo questione di tempo!

Francoise Dolto, quando le madri erano assillate dalla crescita adolescenziale dei figli, chiedeva loro: “Signora, ha seminato bene nell’infanzia?”. “Sì (molte rispondevano)”. “Se è sì (perché molte madri rispondono sì anche quando è no!) signora, stia tranquilla e dorma serena”.

 

26Diceva: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno;

REGNO DI DIO=il regno di Dio che non riguarda l’aldilà, come si pensava una volta, ma il Regno di Dio è questa nuova società che Gesù inaugura con la Sua persona e con il Suo messaggio. E’ una società alternativa che Gesù propone, una società in cui al posto dell’accumulare per sé, ci sia la gioia di condividere, e dove anziché comandare ci sia il servire. E’ un modo di vivere sulla terra il divino. Gesù ha vissuto sviluppando al massimo se stesso, le proprie potenzialità, realizzando tutti i semi che il Padre aveva deposto in Lui, che sono fioriti, e hanno fruttificato, e poi li ha donati al mondo (ecco il suo servizio al mondo).

Allora il regno di Dio è: 1. Vivere in sintonia con se stessi, ascoltando le proprie esigenze, non tradendo le proprie voci interiori, seguendo la propria chiamata e missione, diventare il meglio e il massimo di sé e poi 2. Donare la pienezza che si è agli altri.

 

Una donna si è ammalata perché ha scoperto che non viveva in armonia con sé. Per non deludere, non tirava fuori la sua voce ed era sempre accomodante (“che buona”: gli altri), non metteva confini e paletti ai familiari, diceva: “Sì” anche quando era: “No”. Giorno dopo giorno si è allontanata da sé e se non c’era la malattia a fermarla avrebbe continuato a farlo. Oggi è guarita, ed è diventata un riferimento per tante altre persone che si trovano nella sua situazione. Lei, con il suo esempio, è in grado di donare coraggio e forza a chi si trova nella sua stessa situazione.

Un’altra donna era indecisa tra due lavori: un lavoro sicuro, nel pubblico, dov’era tranquilla e ben remunerata ma che non “le dava” niente oppure fare la maestra, lavoro dove sarebbe stata nuova, nonostante i suoi 50 anni e che le avrebbe richiesto di mettersi in discussione e di lavorare sul suo modo di relazionarsi, ma un lavoro che la appassionava. Ha scelto quest’ultimo: è stato difficile ma alla fine ne è valsa la pena perché fa ciò che l’appassiona. Oggi lei dice a tutti: “Non tradire il tuo cuore anche se ti è difficile, anche se ti costa, anche se devi andare controcorrente. Il tuo cuore è tuo e spetta a te ascoltarlo, non lasciarlo morire per la paura. Il più grande e unico tradimento è solo quello che tu fai con te stesso”.

 

UN UOMO CHE GETTA IL SEME SUL TERRENO=non si dice “un uomo che semina” (il seminare è un fatto tipico in quel mondo), ma un “uomo che getta il seme”, come per dire che getta il seme abbondantemente ma a casaccio (Cfr Mc 4,1). L’uomo che getta il seme a casaccio, cioè su tutti i terreni, lo sappiamo, è Dio. E sappiamo che l’accoglienza (parabola del seminatore) dipende dal terreno del seme. Ma se il terreno è buono, cioè accogliente, è solo questione di tempo.

Sei tu che decidi di vivere così: realizzando ciò che sei, la tua missione, le tue voci interiori e donando ciò che diventi agli altri. Viene un giorno in cui dobbiamo chiederci: “Come voglio, da oggi, vivere la mia vita?”. E non porci questa domanda è già una risposta: “Vivo come viene”, che vuol dire che non le do io una direzione ma lascio che la direzione sia data dagli eventi.

Viene un giorno in cui dobbiamo dirci: “Io voglio vivere così…” e stabilire come vogliamo vivere, cosa vogliamo essere e cosa vogliamo diventare. Perché se noi non sappiamo cosa vogliamo essere, gli altri lo sanno benissimo e lo fanno per noi.

Viene un giorno in cui dobbiamo smettere di giustificarci: “Ma se gli altri… ma è un compito gravoso… non dipende solo da noi… gli altri non ti aiutano…”.

Il giorno in cui tu dici: “Io voglio vivere così… e non sono disposto a vivere così…” allora tu sei quell’uomo del vangelo, allora tu decidi di amarti e di far fiorire il tuo seme. Viene un giorno in cui devi dire: “Sì” alla Vita, qualunque cosa comporti. Sì, senza “se” e senza “ma”. Molte persone non sono mai nate spiritualmente perché continuano a vivere su direzioni che altri hanno deciso e stabilito per loro.

 

SEME=è il regno di Dio, il modo divino di vivere sulla terra. Gesù ha una predilezione per le immagini della crescita: sono piccoli elementi dove però dentro vi è un processo vitale di crescita e di maturazione immensi e immani. Sembrano niente… e, invece, c’è un potenziale incredibile dentro.

 

Se la terra accoglie il seme, se è ricettiva… spontaneamente nasce.

Se un uomo accoglie il messaggio di Gesù… è solo questione di tempo, cambia, diviene un altro.

Se una persona si lascia trascinare dal Regno… diverrà estremamente vivo.

L’importante è: accogliere, cioè non difendersi, non porre resistenze.

 

27dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa.

DORMA… VEGLI…: se tu dici “Sì” a te (=al regno di Dio) allora le cose si fanno da sé. Le cose, cioè, avvengono naturalmente, non possono che non avvenire così. Come il seme diviene albero e nessuno si domanda il perché: è così che avviene!, così se tu lasci spazio a Gesù! E’ un modo di vivere così meraviglioso, che ti fa così vivo, così inebriato, che ti rende così importante che, neppure te ne accorgi, ma giorno dopo giorno, opera un cambiamento incredibile in te. E avviene senza sforzo perché non è un dovere ma un piacere: “Voglio vivere così! Troppo figo vivere così!”.

Se tu dici sì al regno di Dio (a te/Lui) allora ti viene spontaneo dire quando qualcuno vuole che tu faccia qualcosa: “Grazie, ma questa cosa non è per me…”.

Se non sei d’accordo spontaneamente dirai: “Ti ho detto di no e no rimane”.

Se una cosa fa vibrare la tua anima spontaneamente le dirai: “Sì la farò… andrò…” perché è tua.

Se una cosa è in sintonia con il tuo sentire: “”, anche se magari ti è difficile o hai gli altri contro.

Se una cosa ti indigna le dirai: “Io no”, anche se lo fan tutti.

Hai preso una direzione e vai per quella strada.

E tutto… naturalmente. Non potresti fare diversamente!

 

Il seminatore, dice Mc non va a controllare se il seme ha attecchito o quanto è cresciuto. Non si interessa neppure di questo! Qui Marco sta mettendo in guardia contro questo pericolo, appunto di maestri, guide spirituali o direttori spirituali, che hanno questa tendenza a guidare ed a controllare questo processo di crescita degli altri. Perché ogni intervento produce solo danno: se un contadino andasse a grattare sulla terra per vedere se il seme sta crescendo, sicuramente rovinerebbe la pianta stessa.

 

28Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga;

SPONTANEAMENTE=lett. “automaticamente”. Ogni cosa, cioè ha il suo tempo e non si può anticipare.

STELO… SPIGA… CHICCO PIENO= in Mc 4,8, quando Gesù parla della parabola del seme, si dice “il trenta, il sessanta, il cento per uno (stelo, spiga, chicco pieno)”: l’assimilazione del messaggio è un processo intimo e personale nel quale nessuno può interferire.

 

Non si può tirare un fiore per allungarlo.

Non si può tirare la testa ad un bambino per farlo diventare grande.

Non si può far nascere un figlio al quinto mese!

Ogni cosa ha il suo tempo!

Altrove Gesù dice: “Muoviti!, sbrigati!, non perdere tempo e non perdere i treni della vita”: verissimo!.

Ma qui Gesù dice anche il suo contrario (un’altra legge della vita): le cose, le capacità, le scelte, hanno il loro tempo di maturazione, di gestazione, di fermentazione. Quando poi sono pronte nascono, divengono, accadono. Quindi c’è una parte di mistero nell’assimilazione e trasformazione delle persone.

 

All’inizio non te ne accorgi… ma nel tempo diventi diverso, diventi un altro, diventi ciò che devi essere.

Certo avviene gradualmente, non in un colpo solo, non in un attimo. Non è come il cellulare o il computer: in un attimo sei collegato e in un attimo avviene ciò che vuoi. Nel mondo degli uomini le cose hanno bisogno del tempo, del tempo di maturazione e di crescita.

E così un giorno ti ritrovi proprio ad essere ciò che volevi essere; così un giorno ti ritroverai sulla tua strada, felice e realizzato e non potrai che esserlo sempre di più.

E’ la fedeltà a ciò che credi che conta. Sii fedele a ciò che per te è importante e non sarai mai deluso. Perché gli altri dovrebbero esserti fedele quando neanche tu lo sei con te? E chi non è fedele a sé odia anche la più piccola infedeltà degli altri!

Un giorno chiesero a Gandhi: “Mahatma come ha fatto essere ciò che è?”. Si aspettavano chissà quale trucco! E lui: “Giorno dopo giorno le gocce scavano le montagne”.

 

29e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».

QUANDO IL FRUTTO E’ MATURO=lett.: “Quando il frutto si consegna (paradidomi)”. Questo verbo viene utilizzato da Mc 14,41 per indicare il consegnarsi liberamente di Gesù ai suoi persecutori e per la cattura di Giovanni Battista (Mc 1,14; 3,19).

LA FALCE non indica un giudizio ma il compimento del seme che si trasforma in farina e poi in pane.

Viene un momento in cui il frutto è maturo, cioè pieno: ha raggiunto ed è diventato ciò che doveva diventare. A questo punto è pronto per essere consegnato, cioè, a questo punto è pronto per donarsi. E’ ciò che Gesù ha fatto domenica scorsa (Mc 14,22) quando ha donato il suo corpo come pane a noi. Dobbiamo sempre chiederci: “Ma io cos’ho da donare agli altri?”. Perché se non ho niente, che cosa dono? E peggio, se ho solo rancore, giudizio, schemi rigidi, freddezza, ecc, cosa dono di vitale?

 

MIETITURA=è l’immagine della festa, dell’allegria (Sal 126,56: “Mieteranno con canti di gioia…”): uomini felici sono una benedizione per il mondo; uomini che hanno lottato contro i propri mostri interni, uomini che sono pieni di vitalità, di gioia e di coraggio, sono i veri testimoni di questo mondo. Il mondo ha bisogno di uomini e donne così!

 

Cosa dice a me questa parabola? Non controllare!

Spesso nel nostro cammino (anche di evoluzione interiore) le persone dicono: “Ma quanta strada ho? Ma dove sono arrivato? Ma sto crescendo? Ma non sono ancora arrivato?”. Spesso le persone vogliono segni e segnali della loro crescita, vogliono quantificare la loro evoluzione.

Ma Gesù dice: “Tu dì “Sì” alla Vita… e dormi tranquillo. La cosa si fa da sé!”.

Un giorno, durante una camminata in montagna, ci trovammo di fronte ad un bivio. Una parte di noi diceva che bisognava andare a destra e una parte a sinistra. Così ci dividemmo e una parte andò a destra e l’altra a sinistra. Noi che andammo a destra, dopo varie ore, arrivammo al rifugio, la nostra meta. Quelli che andarono a sinistra, fecero invece un giro circolare e ritornarono esattamente a quel bivio (ma era troppo tardi dopo!).

 

La vita è così: se tu prendi una strada, invece, che un’altra, la differenza all’inizio è piccola, quasi invisibile. Ma nel tempo diventa enorme, visibile e a volte opposta. “Dì sì alla vita… e poi vai!”. Che ti dica di sì o che ti dica di no, in ogni caso la tua vita sarà come avrai scelto.

Dì ogni giorno (ma ogni giorno!, compreso oggi!) il tuo sì e arriverai aldilà di ciò che anche solo lontanamente avresti pensato di poter arrivare.

 

Durante la seconda guerra mondiale un ragazzo russo di 9 anni trovò 3 soldati italiani privi di senso, e decise di portarli a casa perché la madre se ne prendesse cura. E salvò loro la vita! Quando gli chiedevano: “Ma come hai fatto a portarli a casa tutti e 3, visto la loro grossa corporatura?”. E lui: “Non sapevo che fosse possibile”: non si era posto il problema (controllare: “Ce la faccio? e fino a dove arrivo? e se poi..?”): aveva iniziato, senza pensarci e si era caricato sulle spalle, uno dopo l’altro, quei 3 soldati.

 

Questa seconda parabola dice: “Il regno di Dio non ti fa potente ma felice; non ti dà onore, gloria e fama ma la sensazione di essere utile; non ti fa sopra gli altri, non ti eleva ma ti rende uguale agli altri; non è per avere ma per donarsi”. Per questo molti non sono interessati al regno di Dio!

 

30Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? 31È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno;

GRANELLO DI SENAPA=il granellino di senape è minuscolo, non ha neanche un millimetro di diametro; l’altezza della pianta varia da un metro e mezzo a due (tre nei pressi del Lago di Tiberiade). Chi ascoltava Gesù avrà strabuzzato gli occhi: “Come?!”.

❒ 1. Infatti il profeta Ezechiele immaginava il regno di Israele come un cedro, come un ramoscello di cedro piantato sul monte alto di Israele (Ez 17,22-33). Infatti, Ezechiele sognava il regno di Dio come un grande impero, un grande regno, che avrebbe dominato tutti i regni della terra e sottomesso tutti i popoli. Il regno di Israele è come un maestoso cedro, enorme (arriva fino a 60 metri d’altezza); il regno di Dio, invece, è come la senapa alta al massimo un metro e mezzo o due.

❒ 2. Il regno di Israele riguarda solo Israele, come i famosi cedri del Libano. Il regno di Dio riguarda il mondo intero, è come un seme (ad esempio la senape) che viene gettato nell’orto.

❒ 3. Il regno di Dio, come il cedro, simbolo del Libano, è qualcosa di straordinario, cioè brilla per la sua potenza e per la sua ricchezza; la senape è una pianta infestante (perché cresce dappertutto, anche nelle più piccole fessure), cioè è una realtà modesta. Il cedro attira l’attenzione (si vede da lontanissimo!); la senape (il regno di Dio), no, neppure quando è grande! Infatti la senape, se non la conosci, neppure la vedi!

❒ 4. Il cedro sta su un monte altissimo, la senape si trova nell’orto di casa!

❒ 5. Il regno di Israele è il proseguimento del regno di Davide. Il regno di Dio, invece, è qualcosa di totalmente nuovo.

 

A quel tempo si immaginava il regno di Israele come qualcosa di grandioso, di potente, di sensazionale: tutte le nazioni a suoi piedi; un riferimento come un cedro sopra un monte; vittorie grandiose; segni da parte di Dio.

Ma il regno di Dio è così? Macché! Nulla di cose sensazionali, di cose grandiose… visioni… apparizioni… segni nel cielo… visione di angeli… miracoli, adunate di giovani… e migliaia di gruppi che pregano, ecc, che anzi sono più frutto di satana che del regno di Dio (Lc 4,6: “Ti darò tutte queste potenze (e satana gli mostra tutti i poteri della terra) e la loro gloria se prostrandoti mi adorerai”).

Le persone quando pensano al regno di Dio, a sé stesse nel seguire Gesù come San Francesco, come Madre Teresa, andare missione in Brasile o in Uganda, a grandi maestri spirituali che hanno folle di persone ai loro piedi, dicono (in parte giustamente): “Io non ce la farò mai!”.

 

IL PIÙ PICCOLO DI TUTTI I SEMI CHE SONO SUL TERRENO=lett. “di tutti gli ortaggi”. Uno si aspetta che il regno di Dio diventi più grande di tutti e di tutto: no! L’arbusto della senape cresce nell’orto di casa. E’ un arbusto insignificante e non richiama l’attenzione per la sua magnificenza. Raggiunge un metro e mezzo nei punti più adatti, lungo il lago di Galilea a volte raggiunge anche i tre metri, ma è una pianta comune, anzi è un infestante e non richiama l’attenzione.

Cosa ci vuole dire Gesù? Che il regno, anche nel momento del suo massimo sviluppo, non sarà appariscente, trionfalistico, spettacolare, ma una realtà modesta. Non perché non sia grande, ma perché la sua grandezza è dentro, interna, non è sfarzo, sfoggio, potenza, potere, fuori e sugli altri. Il regno di Dio cambia te (senapa=ortaggio), ha potere su di te e non sugli altri!

 

32ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».

DIVENTA PIU’ GRANDE DI TUTTE LE PIANTE DELL’ORTO= non del cedro!

 

Forse tu non sarai mai un cedroma puoi essere una meravigliosa pianta.

Forse tu non sarai mai un santo come San Francesco ma puoi diffondere tanto amore.

Forse tu non farai mai qualcosa di sensazionale… ma quello che puoi fare va più che bene!

 

Diceva Martin Luther King: “Siate il meglio. Se non potete essere un pino sulla vetta del monte, siate un cespuglio nella valle, ma siate il miglior piccolo cespuglio sulla sponda del ruscello. Se non potete essere una via maestra siate un sentiero. Se non potete essere il sole siate una stella. Siate il meglio di qualunque cosa siate. Cercate ardentemente di capire a cosa siete chiamati e poi mettetevi a farlo appassionatamente”.

 

Berry e Samahira Kaufman sono una coppia di terapeuti americani che 40 anni fa ebbero un figlio autistico (i medici dissero loro che mai il figlio sarebbe diventato normale!). Fecero subito 3 cose: 1. Pregarono con fede incrollabile per la guarigione del figlio; 2. Lo accolsero con amore senza mai chiedergli di essere “normale”; 3. Fondarono una comunità terapeutica per bambini come il loro.

Tennero fede ai loro 3 impegni… e il figlio oggi è un uomo sano, laureato ad Harvard.

 

Forse tu non sarai mai così: “Ma che importa?”. Non sei un cedro… ma una senape è fantastica! Ogni giorno tu puoi dire a tuo figlio: “Ti voglio bene… che bella cosa che hai fatto… adesso il papà/mamma è qui per te, per giocare insieme… ecc” e digli ogni giorno una cosa bella.

Ogni giorno tu puoi non urlare più con tuo figlio e mai più ricattarlo (“Se non fai così… io…”), così imparerà a fare le cose senza la paura e capirà di essere accettato in ogni caso.

Ogni giorno tu potrai dargli un po’ più di autonomia, così lui imparerà ad essere grande e a non aver bisogno né di te né di altri per vivere: “Questo lo puoi fare tu, quindi non lo faccio io…”.

 

Rosanna Benzi è una donna morta a 43 anni che per 29 anni è stata dentro un polmone d’acciaio. E’ stata direttrice di una rivista, politica e scrittrice di libri, con una voglia di vivere così incredibile che perfino lo stesso Papa Giovanni XXIII le scrisse una lettera per “ringraziarla della sua voglia di vivere”.

 

Forse non sarai mai così: “Ma che importa?”. Anche se non sei un cedro: una senape è fantastica!

Non puoi il giorno del tuo compleanno dedicarti un giorno di ferie per festeggiarti? Non puoi fare qualcosa di bello, che ti piace e festeggiare con chi ami il fatto che tu ci sei e che esisti? Non puoi anche tu ringraziare, cambiare registro e invece di essere negativo iniziare a dire a chi ti è vicino: “Che bravo che sei!... Bella quest’idea!... Come sono contento che tu ci sia riuscito!... Ma che meraviglia di persona che sei!... Come sei cambiato in meglio!... Che bello vederti!...”. Non puoi anche tu, quando sei giù o triste o quanto tutto ti sembra vada storto dirti: “E basta, tira fuori la tua voglia di vivere e smetti di piangerti addosso!”, e farlo davvero?

 

Charles Fillmore, mistico, fondatore della Unity Church e vegetariano per ragioni etiche già nell’800, un giorno quando arrivò l’ufficiale giudiziario per pignorare la sua tipografia, all’epoca l’unica sua fonte di guadagno, gli disse: “Non mi preoccupo affatto, perché mio padre è molto ricco” (lui intendeva Dio, ma l’ufficiale pensò davvero a suo padre). L’ufficiale gli rispose: “Allora ripasserò tra un mese”. E quando ripassò il mese successivo Charles aveva il denaro per pagare il suo debito.

 

Forse non avrai mai una fede così: “Ma che importa?”. Non sei un cedro: una senape va benissimo.

Perché non provi ad avere fiducia con tuo figlio: “Io credo che ce la puoi fare!” e non dirgli sempre: “Non ce la fai!... e’ troppo difficile per te!... Non sei portato!... Io ti conosco..”: ma che ne sai tu?

Perché non provi ad avere almeno un po’ di fiducia in te: “Forse anch’io posso raggiungere ciò che desidero; forse anch’io posso cambiare vita… forse anch’io ce la faccio!”.

Perché non provi ad avere fiducia di te e degli altri: “Oggi non ci sono riuscito”, “Ma potrei riuscirci domani!”. “Non ce la faccio!”, “Per ora non ce la fai!”. “Non riesco a farlo!”. “Invece di farlo tutto perché non ne fai solamente un po’!?”. “Non riesco a cambiare!”. “Io credo in te anche se tu oggi non ci riesci”.

Perché non provi ad avere un po’ di fiducia negli altri. Se uno non ti ha invitato, invece, di pensare sempre: “Ce l’ha con me! Che cosa gli ho fatto! L’ha fatto a posta”, perché non provi a dire: “Forse si è dimenticato! Forse non sa se a me fa piacere andarci e ha paura a dirmelo! Forse vuole festeggiare solo con i suoi familiari”.

Anche se non sei un cedro, che importa? Una senape va bene. Anche se non sei un’aquila, che importa? Forse un passerotto va meglio… e magari un giorno scoprirai d’essere proprio un’aquila!

 

GLI UCCELLI DEL CIELO POSSONO FARE IL NIDO ALLA SUA OMBRA=solamente questo particolare è simile al cedro del Libano e indica un luogo dove gli uomini trovano la pace.

 

33Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. 34Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

COME POTEVANO INTENDERE=la constatazione di Gesù è amara. I discepoli non capiscono. Perché secondo quello che “potevano intendere”? Non è una questione di orecchie, di udito, ma una questione di amore, una questione di cuore.

I discepoli seguivano Gesù proprio per questo: per avere privilegi, onori e potere. Non erano minimamente interessati a crescere, a diventare pieni dentro, realizzati e a donarsi. Loro sono ancora imbevuti di idee nazionalistiche e volevano ben altro.

 

IN PRIVATO=lett. kat’idian=“in disparte”. In Mc compare 7 volte e ogni volta che c’è quest’espressione c’è sempre l’incomprensione dei discepoli (Mc 4,34; 6,31.32; 7,33; 9,2.28; 13,3). Per questo per ben 3 volte dovrà annunciare la sua passione: “Voi avete in testa una cosa: Regno di Israele, potere, esercito, dominio, servi, ricchezza… Ma io vi sto dicendo dell’altro! Lo capite?”. Per questo Gesù li deve sempre portare in disparte. Ma in disparte da cosa? Dalle loro idee! No: per ora non lo capiranno. Per ora nessun cedro… e nessuna senape…

Ma Gesù ha fiducia in loro: e infatti, un giorno lo saranno!

 

 

Pensiero della settimana

 

Continua a piantare i tuoi semi,

perché non saprai mai quali cresceranno… forse lo faranno tutti.

Per non crescere basta essere conformisti.

Nessuna vita è rovinata come tanto quanto quella che non è cresciuta.