Venerdì Santo 15 aprile 2022

Dal vangelo secondo Giovanni 18,1 -19,42

18,1Dopo aver detto queste cose, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cedron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. 2Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. 3Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. 4Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». 5Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. 6Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. 7Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». 8Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», 9perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». 10Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. 11Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

12Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono 13e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. 14Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».

15Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. 16Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. 17E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». 18Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

19Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. 20Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. 21Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». 22Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». 23Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». 24Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

25Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». 26Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». 27Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

28Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. 29Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». 30Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». 31Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». 32Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

33Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». 34Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». 35Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». 36Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». 37Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». 38Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. 39Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». 40Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un bandito.

19,1Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. 2E i soldati, intrecciata una corona di rami spinosi, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. 3Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.

4Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». 5Allora Gesù uscì, portando la corona di spini e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».

6Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». 7Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

8All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. 9Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. 10Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». 11Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

12Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». 13Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. 14Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». 15Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». 16Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

Essi presero Gesù 17ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del «Cranio», in ebraico Gòlgota, 18dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. 19Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». 20Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. 21I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». 22Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

23I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. 24Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte. E i soldati fecero così.

25Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. 26Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». 27Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

28Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». 29Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. 30Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

31Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. 32Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. 33Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, 34ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. 35Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. 36Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. 37E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.

38Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. 39Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe. 40Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. 41Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. 42Là dunque, poiché era il giorno della Preparazione dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

Parola del Signore

 

 

1. Stare: il senso della croce

Il grande simbolo di questa sera è la croce. Sia la croce fisica=l’essere crocifisso, sia il dramma angosciante, vera croce, che precede la crocifissione di Gesù.

Croce=stauros, indica il palo verticale che veniva conficcato nel terreno. Era una specie di colonna su cui venivano legati i criminali, esponendoli così all’ignominia pubblica, in modo che tutti vedessero ciò che avevano fatto. Sullo stauros veniva posta la trave dei suppliziati (il patibulum), quella che Gesù portò sulle sue spalle. Gesù lungo il cammino del Calvario non portò tutta la croce ma solamente il legno orizzontale. Giunto sul Golgota, il legno orizzontale fu fissato su quello verticale, già pronto, e un unico chiodo fissò il piede sinistro su quello destro al legno verticale.

Ma stauros viene dal verbo stare, tenersi in piedi. La stessa radice la ritroviamo in latino sto, in inglese stand, in tedesco stehen, in italiano stare.

La statura=la misura dalla testa ai piedi di una persona in posizione verticale; statura significa anche altezza, grandezza, elevatezza (uomo di grande statura morale, intellettuale, ecc.).

Croce è allora stare, rimanere, non fuggire, non scappare, non evadere.

Nella vita dobbiamo imparare a stare, a rimanere. Alcune persone sono come le farfalle: non stanno mai in niente. Producono migliaia di pensieri, migliaia di parole, ma non rimangono, e se non si rimane non si porta frutto.

Un seme diventa un albero se rimane nella terra. Se non rimane… non nasce nulla.

Un uomo e una donna costruiscono un rapporto forte, vero, intenso, se rimangono nel rapporto. Se non ci stanno dentro, si accuseranno l’un l’altro (“colpa mia… colpa tua”).

Una conoscenza la si apprende se “ci si rimane” sopra, si approfondisce, si “tritura” dentro di sé. Se si vuole imparare a basso prezzo, velocemente, non si impara niente.

In questi giorni ho avuto mal di schiena. Ho chiamato un mio amico medico, gli ho detto i sintomi e gli ho detto: “Cosa devo fare?”. E lui: “Niente!”. “Ma ho male!”. “Un po’ di pazienza e passa da solo!”. E così è stato.

A volte non c’è altro da fare che ri-manere: non ci sono soluzioni, non c’è la pillola magica.

 

Spesso di fronte alle cose noi “scappiamo”. E perché scappiamo?

Strategie per scappare sono: non pensarci, far finta di niente, fare un sacco di cose (il fare-fare), anestetizzarci, arrabbiarci, dire che è colpa degli altri, ecc. Scappiamo perché temiamo le emozioni (intensità) che sentiamo (ci destabilizzano; sono troppo forti per noi). Scappiamo perché pensiamo di non aver la forza di farcela (ci manca la stima). Scappiamo perché dovremmo cambiare qualcosa e non ci va.

Vi ricordate anni fa che ci fu il passaggio alla tv digitale: ho la vecchia tv e compro il decoder. Ho la tv, il decoder: provo il primo giorno, niente… il secondo, niente… il terzo, niente… L’antennista dice che è a posto, l’elettricista dice che tutto è ok, e non si sa che fare. Bisogna starci sopra perché a volte i problemi non si risolvono in un attimo. Dopo mesi si è scoperto: facendo i lavori avevano messo una vite proprio sul cavo dell’antenna.

Una ragazza ogni volta che entra in intimità con il suo compagno si blocca. Bisogna starci sopra altrimenti non se ne viene fuori. “Ma ho paura! Ho capito, ma se fuggi non serve a niente!”. Lei c’è stata sopra e dal profondo è venuto il perché. Era stata molestata da piccola. Oggi vive l’intimità e la sessualità con grande gioia e piacere.

Una donna non riesce a non litigare con suo marito. Gli vuole bene ma deve sempre trovare qualcosa da dire. Uno potrebbe dire: “Non lo ama… ha un caratteraccio… è irosa”. Bisogna starci sopra. Lei ha scoperto il perché: i suoi genitori litigavano sempre, così lei ha imparato che amore=litigio. Era l’unico modo che avevano per comunicare. Così lei oggi fa la stessa cosa, senza volerlo, ovvio!

Stephen Hawking, il più grande cosmologo di tutti i tempi, morto l’anno scorso, è l’esempio di cosa voglia dire stare, anche nel dolore. A 18 anni scopre di essere affetto da SLA (scoprirà in seguito essere atrofia muscolare progressiva).

Gli dissero di abbandonare gli studi perché nel giro di 2-3 anni sarebbe morto. Gli dissero: “Più del 50 per cento ce la fa a sopravvivere oltre i tre anni. Il 20 per cento ce la fa oltre i cinque anni. Da lì in poi il numero precipita. Meno del 5 per cento vive oltre i vent’anni”. Hawking ha vissuto 76 anni! Si è sposato, ha avuto tre figli dal primo matrimonio e due dal secondo e ha continuato a studiare.

Ha attraversato il suo dolore (se si fosse fermato, sarebbe morto e si sarebbe lamentato tutta la vita) e quella tenacia, quella forza di volontà, quel desiderio di andare avanti (dentro le cose) è stata la sua spinta per conoscere l’universo. Perfino quel dolore è stato, per lui, un dono.

 

2. La croce È il prezzo della liberta’

Il potere religioso teneva ingabbiato il popolo in nome di Dio. Gesù tentò di mettere fine a questo sistema e il sistema mise fine a Gesù.

I capi religiosi quindi non hanno più dubbi e decidono: Gesù dev’essere catturato, eliminato.

Il problema più grande non era che Gesù guariva, non era che Gesù facesse miracoli di sabato, non era che Gesù si facesse Figlio di Dio… Il problema più grande era che Gesù rendeva le persone libere.

Cosa vuol dire rendere libere le persone? Vuol dire sottrarle al potere dell’autorità. Allora non obbedisci più al ruolo perché uno è sacerdote, scriba, o fariseo, ma solamente se quello che dice parla al tuo cuore, parla di umanità, di autonomia, di Vita vera. La libertà è dire: “Io non sono tuo”. Libertà è dire: “Tu non sei mio”.

Una persona libera non la puoi gestire, controllare, ingabbiare: ti scappa. La cosa più pericolosa per l’autorità è la libertà: un uomo libero non è più in tuo controllo. Un uomo libero è come il vento: non si può fermare. Un uomo libero è come il fuoco: brucia e non guarda in faccia nessuno. Un uomo libero è come l’amore: non si può comprare, barattare. Un uomo libero è come lo specchio: ti fa vedere quello che tu hai veramente dentro.

Per questo tutti gli uomini liberi saranno amati da tutti quelli che sentiranno la verità delle loro parole, della loro vita e l’amore per ciò che è. Ma saranno odiati a sangue, rigettati, accusati, da tutti quelli che non possono accettare la luce, la libertà e la verità. Saranno considerati i peggiori nemici, da eliminare, perché le parole di un uomo libero ti tormentano la coscienza, ti danno fastidio e non ti lasciano mai in pace.

Un figlio libero ti può disobbedire, se ne può andare e può fare diversamente o al contrario di te.

Un uomo libero ti può contrariare, ti può dire: “Io non lo faccio… io mi dissocio… io non ci credo”.

Un uomo libero non si lascia più giocare dai sensi di colpa e non si controlla più.

 

Ma l’amore è rendere liberi, perché l’amore che non rende liberi rende schiavi.

Le persone più odiate in tutti i tempi, come Gesù, saranno quelle che vi porteranno la libertà. Sono le più pericolose, quelle che devono essere fermate a tutti i costi. Costi quel che costi. Fare del bene sarà considerato male per molti.

Il filosofo Diogene stava cenando con un piatto di lenticchie. Lo vide il filosofo Aristippo che viveva nell’agiatezza adulando il re. Aristippo gli disse: “Se tu imparassi ad essere ossequioso con il re non dovresti vivere di questa robaccia come le lenticchie”. Gli rispose Diogene: “Se tu avessi imparato a vivere di lenticchie non dovresti adulare il re”.

Eugen Drewermann, quando il 13 dicembre 2005 durante una intervista annuncia a sorpresa di aver lasciato la chiesa, dice: “Mi sono fatto un regalo: la libertà!”.

Patrick Henry, protagonista della rivoluzione americana che denunciò la corruzione dei funzionari pubblici e rivendicò i diritti degli abitanti delle colonie, quando fu catturato dagli inglesi e fu messo di fronte alla scelta di rinunciare alla rivoluzione e di unirsi agli inglesi o di essere fucilato come traditore, disse: “Datemi la libertà o datemi la morte”. E per la libertà, morì!

 

3. La croce è il simbolo della morte: quando la paura regna!

Chi è che ha ucciso Gesù? Formalmente Pilato. È l’unico che poteva salvarlo ed è colui che ha dato via alla pena capitale.

Ma sono proprio andate così le cose? Nei vangeli della passione, infatti, tanti uomini girano attorno a Gesù. Sono tutti delle marionette, dei burattini, perché sono dominati, in preda ad una cosa.

Mentre loro continuano a rimanere in vita e Gesù muore, in realtà l’unico vivo (prima e dopo) è Gesù e tutti gli altri sono morti.

E cosa li ha uccisi? La paura! E se Gesù muore da vivo, tutti questi vivono da morti. Tutti muoiono; solo alcuni vivono veramente.

 

Guardiamo a tutti i personaggi che ci sono durante la Passione.

Il sinedrio (cioè i politici del tempo) vuole la sua morte: “È pericoloso, destabilizza il popolo. Non scende a compromessi”. Di cos’hanno paura? Di perdere il loro potere e i loro privilegi. Mica lo uccidono loro Gesù: loro mettono in giro solo delle false dicerie.

 

I sacerdoti: vogliono la sua morte: “Non fa come tutti gli altri. Ha una dottrina tutta sua!”. Di cos’hanno paura? Di dover cambiare le proprie convinzioni! Mica lo uccidono loro Gesù: loro parlano solo e dicono che è un uomo pericoloso.

 

I poveri sono delusi: “Tante belle parole ma pochi fatti!”. Di cos’hanno paura? Di lasciarsi coinvolgere. Mica lo uccidono loro Gesù: loro non fanno nulla e si aspettano che sia lui a fare qualcosa.

 

Pietro è arrabbiato: “Tu non fai e non sei come io vorrei!”. Di cos’ha paura? Di cambiare, di vederlo per quello che è e non per quello che ha in testa. Mica lo uccide lui Gesù: lui dormirà (=farà finta di niente) nel momento clou!

 

Gli apostoli sono perplessi: “Tu ci chiedi troppo!”. Di cos’hanno paura? Delle conseguenze: può essere rischioso credergli. Mica lo uccidono loro Gesù: loro solo scapperanno invece di aiutarlo!

 

Allora: Gesù lo ha ucciso Pilato o lo hanno ucciso tutti quelli che potevano fare qualcosa, che potevano dire: “Io non ci sto!... Io no… Io non sono d’accordo… io mi oppongo…” e per paura non lo hanno fatto?

Un mafioso aveva iniziato a collaborare con Paolo Borsellino prima della strage di Capaci. Quando fu minacciato dagli altri mafiosi, ritrattò tutto e non disse più nulla. Borsellino lo andò a trovare in carcere e gli disse: “Perché non dici più nulla?”. “Perché ho paura”. “Ma che uomo sei? È meglio morire una volta sola che tutti i giorni”. Dopo queste parole riprese a parlare.

La paura è così: ti uccide ogni giorno e ti costringe a commettere cose che mai avresti voluto.

 

Io guardo a Gesù: l’uomo che non è stato vinto dalla paura. Guardo a Gesù che è andato fino in fondo, che non si è sottratto, che non è scappato, che non è fuggito. E lo guardo non tanto per ammirarlo ma per imparare, per vincere anch’io la mia paura. Fa’ che la morte mi trovi vivo. Non voglio morire prima che la morte mi raggiunga. A che serve stare al mondo tanti anni se dentro sei già spento? Sii vivo e resta vivo; non permettere che la paura ti uccida!

Ad un certo punto della sua vita Martin Luther King si trovò ad un bivio. Il suo programma di liberazione dei neri diventava pericoloso per la sua incolumità. Ma una notte, finché era in preghiera in cucina, sentì forte e chiara dentro di sé una voce: “Martin Luther, battiti per ciò che è giusto. Battiti per la verità. Ed ecco io sarò con te, anche fino alla fine del mondo”. Quella fu la svolta della sua vita e lui stesso disse più volte. “E non me ne sono mai pentito!”.

Un magistrato antimafia, minacciato dalla mafia, si fece spostare e venne al nord. Intervistato prima di morire gli venne chiesto: “Cosa rifarebbe e cosa non rifarebbe se tornasse indietro?”, rispose: “Avevo cinquant’anni ed ero vivo. Poi minacciarono di farmi uccidere, e prima o poi, forse, ci sarebbero anche riusciti. Per paura emigrai al nord. In quel giorno sono morto, anche se sono ancora in vita. In quel giorno la mafia mi ha vinto. Se tornassi indietro preferirei morire da vivo che vivere da morto”.

 

Bussarono alla porta. La paura andò ad aprire e fu divorata.

Bussarono alla porta. La fiducia andò ad aprire… e non c’era nessuno.

 

4. La croce è il simbolo della vita: gesù non è mai morto!

Nessun vangelo dice che Gesù morì, ma che “rese, consegnò lo Spirito” (Gv 19,30). Ed è dalla morte di Gesù che spirare vuol dire “morire”: infatti non si trova quest’espressione da nessuna parte prima di allora.

Gesù non muore (nel senso profondo): gli uomini non sono riusciti ad ucciderlo. Gesù consegna lo Spirito: il suo Spirito passa a tutti noi. La sua morte diventa un dono di vita per tutti noi. Lui vive in noi. Il suo Spirito vive in tutti quelli che lo accolgono, in tutti noi.

Gesù non è morto una volta sola, 2000 anni fa. Gesù muore ogni volta che io non faccio vivere in me il suo Spirito. Lui vive in me: ma io poi decido se farlo nascere o se lasciarlo nel sepolcro del mio cuore.

Non solo i sommi sacerdoti o Pilato hanno ucciso Gesù (la cosa non ci infastidisce più di tanto perché noi non c’eravamo), ma anch’io. Se Lui non vive in me, Lui muore in me.

Il suo Spirito vive in te. Il venerdì Santo si conclude così: Gesù ti dà lo Spirito. E adesso che si fa? Lui vive in te e tu vivi di Lui. Lui non c’è più. Fisicamente no. Come presenza viva in te, sì. Ci sei tu e il Suo Spirito in te. Se lo farai vivere sarà Pasqua. Scegli.

 

L’inferno era pieno e mancava solo un posto. Solo uno. Il diavolo cercava per quell’ultimo posto uno di speciale, di particolare. C’erano a disposizione molti candidati: chi aveva ucciso… chi aveva fatto strage, chi aveva fatto nefandezze inenarrabili. Ma il diavolo voleva uno speciale. Dopo averne interrogato molti, incontrò un uomo: “Tu hai rubato’”. ”Mai!”. “Hai ucciso?”. “No”. “Hai fatto qualche peccato particolare?”. “No”. “C’è stata tanta nefandezza al tuo tempo, possibile che tu non abbia fatto o visto niente?”. “Sì, ho visto tutto, ma io non ho fatto niente!”. “Cioè: Tu hai visto tutto quello che accadeva… e non hai fatto niente”. “Proprio così!”. “Entra il posto è tuo!”.

Un sant’uomo passeggiava per la città quando si imbatté in una bambina dagli abiti laceri che chiedeva l’elemosina. Si rivolse a Dio e gli disse: “Dio, come puoi permettere questo? Ti prego, fai qualcosa”. Alla sera il telegiornale mostrò altre scene di morte, occhi moribondi e tanta sofferenza di bambini: “Signore, fai qualcosa”. Durante la notte il Signore gli rispose: “Ho fatto te!”.

 

Lui vive in noi… se vogliamo farlo risorgere.

Lui muore in noi… se vogliamo lasciarlo nel sepolcro.

 

 

Se non ti arrampichi, non puoi cadere.

Ma vivere tutta la vita sul terreno non ti darà gioia.