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Siamo entrati, con il mercoledì delle Ceneri, nella pienezza della Quaresima, in un clima penitenziale adatto per farci riflettere, per farci convertire e tornare completamente a Dio, pienamente rinnovati nello spirito, attraverso anche la mortificazione della carne e la comunione perfetta con Dio. E’ proprio un’esigenza dello spirito dell’uomo quello di ritornare a Dio e presentarsi dinanzi a Lui completamente purificato per essere accolto fin d’adesso nel regno eterno di Dio Padre, anche se rimane ancora un po’ di tempo da vivere su questa terra. Noi sicuramente avremo, alla fine dei nostri giorni, ciò che abbiamo preparato l’ungo il corso della nostra esistenza terrena e fra gli affanni della nostra vita.

Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete. La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito. Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio né granaio, e Dio li nutre. Quanto più degli uccelli voi valete! Chi di voi, per quanto si affanni, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? Se dunque non avete potere neanche per la più piccola cosa, perché vi affannate del resto? …

 

Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l’animo in ansia: di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta” (Luca 12, 22-30).

 “La tua pietà non era forse la tua fiducia e la tua condotta integra, la tua speranza? Ricordalo: quale innocente è mai perito e quando mai furon distrutti gli uomini retti? Per quanto io ho visto, chi coltiva iniquità, chi semina affanni, li raccoglie. A un soffio di Dio periscono e dallo sfogo della sua ira sono annientati” (Giobbe 4, 6-9).

“Un cuore ostinato alla fine cadrà nel male; chi ama il pericolo in esso si perderà.
Un cuore ostinato sarà oppresso da affanni, il peccatore aggiungerà peccato a peccato.
La sventura non guarisce il superbo, perché la pianta del male si è radicata in lui.
Una mente saggia medita le parabole, un orecchio attento è quanto desidera il saggio” (Siracide 3, 25-28).

La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l’ama e trovata da chiunque la ricerca. Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.

Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
Suo principio assai sincero è il desiderio d’istruzione; la cura dell’istruzione è amore; l’amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità e l’immortalità fa stare vicino a Dio. Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno
” (Sapienza 6, 12-21).

 ALLORA?

Questa sia la nostra preghiera

Volgiti a me e abbi misericordia, perché sono solo ed infelice. Allevia le angosce del mio cuore, liberami dagli affanni. Vedi la mia miseria e la mia pena e perdona tutti i miei peccati”  (Salmi 25 (26), 16-18).

 Il periodo della quaresima è un periodo nel quale si deve comprendere che «non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».

Dalla Parola di Dio Gesù trae la forza per vincere Satana e da essa i cristiani traggono vigore per combattere il male e restare fedeli a Dio.

 Ecco, verranno giorni, – dice il Signore Dio – in cui manderò la fame nel paese, non fame di pane, né sete di acqua, ma d’ascoltare la parola del Signore. Allora andranno errando da un mare all’altro e vagheranno da settentrione a oriente, per cercare la parola del Signore, ma non la troveranno” (Amos 8, 11-12).

 ALLORA

Protesi alla gioia pasquale, sulle orme di Cristo Signore, seguiamo l'austero cammino della santa Quaresima. Sia parca e frugale la mensa, sia sobria la lingua ed il cuore; fratelli, è tempo di ascoltare la voce dello Spirito. Forti nella fede vigiliamo contro le insidie del nemico: ai servi fedeli è promessa la corona di gloria” (Inno mercoledi delle Ceneri).

COSA COVA SOTTO LA NOSTRA CENERE?

 

 RICORDIAMO la 3ª piaga di Egitto: le zanzare

 

 “Quindi il Signore disse a Mosè: «Comanda ad Aronne: Stendi il tuo bastone, percuoti la polvere della terra: essa si muterà in zanzare in tutto il paese d’Egitto». [13]Così fecero: Aronne stese la mano con il suo bastone, colpì la polvere della terra e infierirono le zanzare sugli uomini e sulle bestie; tutta la polvere del paese si era mutata in zanzare in tutto l’Egitto. I maghi fecero la stessa cosa con le loro magie, per produrre zanzare, ma non riuscirono e le zanzare infierivano sugli uomini e sulle bestie. Allora i maghi dissero al faraone: «È il dito di Dio!». Ma il cuore del faraone si ostinò e non diede ascolto, secondo quanto aveva predetto il Signore” (Esodo 8, 12-15).

 

Dio promette ad Abramo che la sua discendenza sarà così grande come la  polvere della terra.

 

Per questo Dio gli promise con giuramento di benedire i popoli nella sua discendenza, di moltiplicarlo come la polvere della terra, di innalzare la sua discendenza come gli astri e di dar loro un’eredità da uno all’altro mare, dal fiume fino all’estremità della terra” (Siracide 44, 21-22).

 

 Consideriamo Giobbe fra la povere, la cenere e l’immondizia. Dopo aver perduto tutto, perde anche la fiducia della Moglie.

 

E’ l’anno della fede. La moglie di Giobbe non crede più e invita il marito a fare altrettanto, dopo tutto quello che gli è successo, ma Giobbe non cede, pensando e riflettendo sul fatto che: Dio mi ha dato ogni bene e ogni ricchezza, ed ora mi ha tolto tutto. “Dio ha dato, Dio ha tolto. Sia benedetto il Signore ora e sempre!”.

 

E’ un buon pensiero per noi, che ci diciamo credenti. E’ il segno della gratitudine e della riconoscenza per l’infinito amore di Dio nel darci ogni cosa, anche la fede, mentre ormai siede nell’immondizia, senza più alcun sostegno, né materiale, né umano, ma ormai soltanto la presenza di Dio in sé ed è quanto gli basta.

 

 Ora io sono la loro canzone, sono diventato la loro favola! Hanno orrore di me e mi schivano e non si astengono dallo sputarmi in faccia! Poiché egli ha allentato il mio arco e mi ha abbattuto, essi han rigettato davanti a me ogni freno. A destra insorge la ragazzaglia; smuovono i miei passi e appianano la strada contro di me per perdermi. Hanno demolito il mio sentiero, cospirando per la mia disfatta e nessuno si oppone a loro. Avanzano come attraverso una larga breccia, sbucano in mezzo alle macerie. I terrori si sono volti contro di me; si è dileguata, come vento, la mia grandezza e come nube è passata la mia felicità. Ora mi consumo e mi colgono giorni d’afflizione. Di notte mi sento trafiggere le ossa e i dolori che mi rodono non mi danno riposo. A gran forza egli mi afferra per la veste, mi stringe per l’accollatura della mia tunica. Mi ha gettato nel fango: son diventato polvere e cenere.

 

Io grido a te, ma tu non mi rispondi, insisto, ma tu non mi dai retta. Tu sei un duro avversario verso di me e con la forza delle tue mani mi perseguiti; mi sollevi e mi poni a cavallo del vento e mi fai sballottare dalla bufera. So bene che mi conduci alla morte, alla casa dove si riunisce ogni vivente. Ma qui nessuno tende la mano alla preghiera, né per la sua sventura invoca aiuto. Non ho pianto io forse con chi aveva i giorni duri e non mi sono afflitto per l’indigente? Eppure aspettavo il bene ed è venuto il male, aspettavo la luce ed è venuto il buio. Le mie viscere ribollono senza posa e giorni d’affanno mi assalgono. Avanzo con il volto  scuro, senza conforto, nell’assemblea mi alzo per invocare aiuto. Sono divenuto fratello degli sciacalli e compagno degli struzzi. La mia pelle si è annerita, mi si stacca e le mie ossa bruciano dall’arsura. La mia cetra serve per lamenti e il mio flauto per la voce di chi piange” (Giobbe 9-30).

 

 La nostra fede è come la cenere, tiepida e inconsistente!

 

La nostra speranza è come la cenere: leggera e portata via dal vento!

 

Le nostre mani sono come la cenere: sudicie e piene di compromessi!

 

Il nostro mondo è come la cenere: quanta polvere!

 

La nostra comunità è come la cenere: quanta dispersione!

 

Il cammino di quaranta giorni che iniziamo diventi lo spazio in cui il soffio dello Spirito Santo accende il fuoco che cova sotto le nostre ceneri.