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Category: Riflessioni
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Perché la festa delle Ceneri è stata collocato il mercoledì, anziché la Domenica?

Anche questo ha una sua spiegazione.

                                                             

La Quaresima è l’indicazione di un raggrupamento di giorni del numero di quaranta, quindi in latino si diceva Quadragesima. Tradotta la parola in italiano abbiamo oggi Quaresima, quindi si tratta di una periodo di quaranta giorni di preparazione alla Pasqua: Da domenica alla domenica di Pasqua. Col tempo questo è mutato perché si sono esclusi gli ultimi tre giorni di preparazione: giovedì, venerdì e sabato Santo.

 

Ecco cosa leggiamo quando vogliamo cercare di capire il segnificato di Quaresima:

 «La preparazione di quaranta giorni alla festa di Pasqua viene introdotta all`inizio del IV secolo e comincia con la prima domenica di Quaresima.

Con il passare del tempo, nasce la convinzione che il digiuno costituisca la piú importante e quasi l`unica forma di preparazione alla Pasqua.

Dato che la domenica non si digiunava, era necessario spostare l`inizio della Quaresima aggiungendo i giorni che mancavano. Questo avveniva gradualmente e dal VII secolo il Mercoledí delle Ceneri segna l`inizio del periodo preparatorio alla Pasqua.

L`imposizione delle ceneri compare nel secolo IX ed è collegata con la penitenza pubblica. Con la scomparsa di quest`ultima, i sacerdoti cominciano ad imporre le ceneri su tutti i fedeli.

Le prime testimonianze della solenne benedizione delle ceneri risalgono al secolo X. La Chiesa d`Oriente ha prolungato il periodo di preparazione ad otto settimane e questo ha indotto anche la Chiesa d`Occidente a prolungare il periodo di preparazione con altre tre domeniche prima della Quaresima.

Il periodo della Quaresima ha una ricchissima storia nella liturgia. Costituiva dapprima il tempo della definitiva preparazione dei candidati al Battesimo, amministrato nella Vigilia di Pasqua. I riti legati a questa preparazione venivano chiamati «scrutini».

Dal V secolo, a Roma, erano noti tre scrutini pubblici nella terza, quarta e quinta domenica. Si trasmettevano ai candidati i quattro Vangeli, la professione di fede e la preghiera del Signore. Alla preparazione cosí organizzata, prendeva parte la comunità dei credenti e in questa maniera la preparazione al Battesimo degli uni diventava per gli altri l`occasione di meditare sul proprio Battesimo.

Il periodo di preparazione di quaranta giorni è il periodo della penitenza, che col tempo fu ridotta principalmente al digiuno.

Il digiuno, inizialmente facoltativo, diventa abitudinario e dal secolo IV viene definito con le prescrizioni di luogo, che nel Medioevo diventeranno obbligatorie per tutti.

Completavano il digiuno, la preghiera e l`elemosina.

La Chiesa di Roma ha istituito la liturgia delle stazioni, che col tempo venne accolta in molte città vescovili.

Il papa, nei giorni della Quaresima, celebrava la Messa nelle diverse chiese dell`Urbe con la partecipazione del clero e di molti fedeli. In alcuni giorni, ci si radunava in una delle chiese, donde col canto delle litanie ci si recava alla chiesa della stazione per celebrare l`Eucaristia.

Le ultime due settimane della Quaresima erano dedicate alla meditazione della Passione del Signore. La lettura del Vangelo di san Giovanni dimostra la lotta di Cristo con i farisei e preannuncia la morte del Salvatore. Nella coscienza dei fedeli, la meditazione della Passione di Cristo divenne dominante nella spiritualità di tale periodo. E` noto finora il costume di velare i quadri e i crocifissi negli ultimi giorni della Quaresima.

Le parole di san Paolo: «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!» (2Cor 5,20; 6,2), dimostrano che cos`è la Quaresima per la Chiesa e per ogni credente. Ecco il tempo della salvezza, perché stiamo vivendo il mistero del Figlio di Dio, che muore per noi sulla Croce. La Chiesa in questi giorni prende coscienza di partecipare alla grande opera di redenzione del mondo, intrapresa da Cristo. Il cristiano invece vive piú profondamente la realtà del proprio Battesimo: in questo sacramento è morto insieme con Cristo e insieme con lui è risorto a nuova vita, ha raggiunto veramente la salvezza.

In questo periodo di salvezza, la Chiesa fin dai primi tempi si nutre abbondantemente della Parola di Dio, del pane che viene dalla bocca di Dio, per rafforzare la sua fede, come unico mezzo capace di introdurci nella realtà divina.

«Convertitevi, e credete al Vangelo».

«Lasciatevi riconciliare con Dio!».

La Chiesa rivolge queste parole a tutti i credenti. La salvezza di Dio è accessibile a ciascun uomo, la potenza della redenzione di Cristo può abbracciare ciascuno, occorre però l`apertura del cuore, la disponibilità ad accogliere il dono del cielo, la risposta decisa. Il peccato costituisce un ostacolo.

Di fronte alla grandezza dei doni di Dio, ci rendiamo conto in questi giorni del male commesso, della nostra debolezza, fragilità e peccaminosità. Questa presa di coscienza avviene sia nella Chiesa, quale comunità, sia nelle sue membra.

Il tempo della Quaresima è il momento della conversione, dello staccamento dal peccato, il momento del cambiamento del cuore e del modo di pensare. La conversione cosí concepita esige il sacrificio, il rinnegamento di se stesso, la lotta contro se stesso.

Il tempo del pentimento e della conversione è, comunque, anzitutto il tempo del perdono da parte di Dio e il tempo della misericordia di Dio.

Dio chiama alla conversione e perdona a chi glielo chiede, è molto paziente verso i peccatori. Da qui sorge la preghiera assidua, piena di fiducia e di speranza.

Il tempo della Quaresima, cosí inteso, è un tempo di intensa vita spirituale, di lotta contro se stessi e contro le forze del male; è il tempo dell`avvicinamento a Cristo.

 

Concedi, ti preghiamo o Signore,

a questo tuo servo degni frutti di penitenza,

perché sia restituito innocente

alla tua santa Chiesa, dalla cui integrità ha deviato peccando,

conseguendo la remissione delle colpe.

(Dal Sacramentarium Gelasianum, ed. L.C. Mohlberg, Roma 1968, n. 357)