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Category: Riflessioni
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Quante pietre lanciamo ogni giorno, quante volte condanniamo il nostro prossimo, quante volte giochiamo a fare Dio. Eppure Gesù ci insegna in modo inequivocabile a non giudicare. Senza andare tanto lontano guardiamo nelle nostre parrocchie, nel proprio ambiente, sul posto di lavoro, tra i banchi di scuola quante dita puntate contro questo o quello. Non si guarda a quanto di buono abbia fatto una persona, si cerca il male per poterlo giudicare, per farlo passare per "cattivo" per "peccatore".

                                                                                      
                                                                                                                            

Per cosa lo facciamo? E' evidente, perché giudicando gli altri, sminuendoli possiamo esaltare la nostra persona. E' un po' come dire "vedi quello ha fatto questo" e con ciò si lascia intendere che noi quella cosa non la facciamo, anche se magari ne facciamo di peggio.

 

A volte penso che la Chiesa stessa sia pronta a giudicare, come nel caso di persone separate. E' un peccato, è vero, ma non così grande da impedire a quella persona di avvicinarsi ai sacramenti. E se poi la separazione è stata subita? Se quella persona non voleva, ma il coniuge se ne è andato da anni? Senza considerare che chi si separa fa un peccato, grave quanto volete, ma uno soltanto, una volta. Ma non era forse Gesù che diceva "perdona settanta volte sette"? Come può la Chiesa arrogarsi il diritto di giudicare? Eppure la stessa Chiesa si contraddice quando accetta, come insegnato nel Vangelo, la confessione come remissione di tutti i peccati che sono stati dichiarati.

Per non parlare di quei casi in cui le mamme sono coloro che hanno più subito la violenza del marito, spesso picchiate, violentate, abusate in mille modi, fatte prostituire e qualora abbiano il coraggio di ribellarsi, di fuggire dal loro aguzzino, magari anche per proteggere i propri figli, vengono condannate a restare fuori dai sacramenti, viene detto che la Chiesa non perdona il loro peccato. Quale peccato? Quello di voler evitare a sé e al figlio ulteriori violenze?

Purtroppo quest'aria di giudizio e di condanna è nell'aria e si avvisa bene in certi momenti della nostra vita, un'aria che i ragazzi respirano. Come possiamo poi far loro capire che devono perdonare i torti subiti perché ce lo insegna il Signore, quando proprio la Chiesa non perdona i loro genitori?
Non lamentiamoci poi se nelle nostre parrocchie i giovani sono sempre meno, la colpa è anche nostra perché la Chiesa siamo noi. Noi accettiamo e spesso subiamo. Non si devono fare le rivoluzioni, ma si deve avere il coraggio di dire la propria, anche se questo vuol dire attirarsi qualche antipatia, ma il dialogo passa attraverso le opinioni contrarie ed è così che cresciamo, con il dialogo.

Carità e umiltà per entrare nel regno.

(da Vox 89)

... Carità, carità, figlia ed umiltà. Queste le virtù fondamentali per potere accedere al regno di Dio.

A nessuno è consentito l’accesso senza che sia accompagnato da queste virtù coltivate durante la sua vita in terra.

 

L’acceso al regno o mortali, è vietato a chi non dovesse averle praticate. Curate, perciò, di possederle, conquistarle.

Non c’è umana letizia  che sia da queste distaccate.

Prescindere da esse non è possibile.

La garanzia del regno è in queste due chiavi, la carità e l’umiltà. Né, è possibile  dire quale delle due debba precedere l’altra, se l’umiltà, la carità o la carità, l’umiltà.

Consolidatevi in esse e con esse raggiungerete ciò che dovete. Pregate per ottenerle perché non sono beni o tesori di questo mondo. Sono virtù angeliche che il Signore ha disposto per le sue creature, perché raggiungano il regno. Non abbiate timore di disprezzare ciò che conviene disprezzare per conquistare, invece la scienza celeste che non si nutre di umane cose, ma solo di appellativi celesti.

Gli angeli e i santi, le schiere dei Beati non vacillano, il loro Bene è stabile, guidato (ag251) alla eterna salvezza.

Considerate che nessun mortale può e deve alienarsi da ciò che è giusto, onesto e valido per il regno.

Non sfuggite a questa considerazione che vi fa santi, vi rende degni di raggiungere vette insperate.

Conquistate i valori del regno e sappiate che a nulla siete chiamati se non ad essi.

Giusta ricompensa è data a chi la possiede, né sperate altro sollievo per le anime vostre che non sia in essi.

Turbate le vostre coscienze che si adombrano negli oscuri e  stantii meandri delle vostre menti e cercate di destarle per l’ascolto della verità che è in cielo, ma in ogni dove.

Rasserenatevi e ingiungete al regno. Chiamate i fratelli, tutti i fratelli, quelli che lontani pascolano erbe velenose. Rapaci lupi in forme umane e invereconde fiere li assalgono. Socchiudete loro l’uscio perché entrino e lasciate che prendano posto sui vostri giacigli teneri e verdi, profumati della parola.

Non gioite, se non potete con essi frequentare lo stesso pascolo, perché anche di essi è il regno dei cieli. Non turbate l‘essenza del vostro essere che ha in sé quella maestosa presenza che è il Padre. Giudicate benigno e amorevole il suo docile intervento verso di voi. Tutte le volte che, chiamandovi a lui, vi spinge a cercarvi gli uni gli altri, a stimarvi, a benedirvi, a sostenervi.

Siate benigni come lo è Lui, misericordiosi.

Non giudicatevi gli uni con gli altri, ma esortatevi a stimarvi a vicenda, perché questo è dei figli di Dio.

Non manipolate la sua parola che è parola di vita eterna, ma seguitela docilmente, stabilmente, inesorabilmente!

Ingiungete agli altri solo l’amore, il vostro amore, nient’altro, perché tutto il resto non è da Dio, ma del mortale suo inimico (ag252).

Congiungete le vostre destre e andate per le strade del mondo, alieni e principi, principi di un regno che è ancora da venire, ma che è già in voi, se lo possedete.

Non siate a nessuno nocivi, anzi siate di aiuto e di esempio, perché di voi si dica che amate il regno, il regno di vostro padre, che è il Padre di tutti, ma che è in voi, se a lui voi piegate la fronte!

Giungete là dove di Lui non si parla o si ride, dove non c’è paura di flagello divino, dove si pensa al regno e parlate di Lui, del suo amore, del suo piano di salvezza, della sua amabilità, che ogni cosa avanza, della sua soavità che è dolcezza e letizia perfetta.

Non scavate fossi, anzi colmateli.

Rivestitevi di Spirito Santo e andate dove ogni giorno esso vi chiama, per portare al regno tutti coloro che da esso si distaccano.

Seminate parole buone, comprensibili ed agevoli.

Non sciupate le vostre parole ed ascoltate ciò che a voi si chiede.

Giubilate ogni qualvolta uno di voi dovesse, per mia colpa, essere deriso, perché è là  che egli mi servirà in maniera completa, perfetta.

Gioite se qualcuno vi perseguita e donatevi al regno.

Sappiate che a nulla voi arriverete, se a me voi non ricorrerete.

Sappiate che inutile è nell’uomo ogni umano trastullo. Tutto sia piegato al regno del Padre mio. E’ un regno di gloria, di luce, di speranza e di austera gaiezza. Non è libertinaggio, né invincibile asprezza. Non è angustia, né uggiosa gravezza.

Il regno del Padre mio non è tutto questo. Esso è verità e letizia, giustizia e soavità. Mestizia non è una parola che in esso si contiene, ma solo gioia, gioia e letizia.

Giubilate di tutto questo che vi attende, giubilate del coro degli angeli che voi non vedete, né udite, degli angeli che per voi lavorano, per voi (ag253) vigilano per guidarvi al regno.

Non c’è sulla terra, non c’è alcuna gioia paragonabile a quella che è in cielo, nel cielo dorato, trapunto di stelle, di tutte le stelle del firmamento che è l’universo intero.