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 230813 Riflessione su Mt 22,34-40.


                                                                                            

 Il ministero sacerdotale lo si esplica in maniera diversa e personale.

Si fanno le stesse cose, si compiono gli stessi gesti, si svolge il proprio dovere con competenza e capacità personali, ma ogni gesto dell’«uomo pubblico», che compie il «servizio sacerdotale» e che abitualmente si chiama «sacerdote», è posto continuamente sotto i riflettori degli ascoltatori, che, a secondo della propria cultura, giudicano e valutano ogni gesto e ogni parola.

Qualsiasi pensiero possa esprimere un sacerdote, sicuramente buono nelle intenzioni e giusto nel suo modo di vedere, viene soppesato e giudicato.

Il giudizio personale degli ascoltatori è e rimane sempre personale.

La diffusione di un giudizio personale, negativo o positivo, apporta dei benefici o dei danni. Questa è la sorte di chi vuole seguire il Signore, di chi è già immesso nel servizio sacerdotale.

Portiamo come esempio la semplice benedizione.

 

Ogni sacerdote è preposto, a motivo dell’ordinazione sacerdotale, al potere di dare la benedizione, potere di imporre le mani per dare la benedizione, al potere di benedire le persone e le cose. Questo potere ha un effetto spirituale invisibile, per cui noi, umanamente parlando, non possiamo valutarne l’effetto, se non nei segni che produce esteriormente. Molte volte non se ne vede alcun effetto, altre volte, magari raramente, si nota un beneficio spirituale in maniera sensibile. Però, o si sente o non si sente, il gesto della benedizione ha una sua efficacia spirituale. L’efficacia, però, può essere resa nulla da chi la dà o da chi la riceva.

Se si pensa che la benedizione con l’acqua è solo un innocuo ricordo del battesimo, quindi senza alcuna efficacia, ma solo per ricordare che abbiamo ricevuto il battesimo, non produce alcun effetto. Se chi riceve la benedizione, dubita già della sua efficacia o della capacità del sacerdote che la dà, essa non può produrre effetto.

E’ bello, invece, ricordare a se stessi che il momento della benedizione è momento in cui ciascuno si pone dinanzi a Dio e riceve direttamente da Dio l’immersione nella sua luce e nella sua potenza. Ed è proprio lì che l’efficacia è straordinaria.

 

Il nostro intelletto è parte dell’Intelletto per eccellenza, che è Dio. Se noi, per compiere un gesto religioso, quindi in rapporto a Dio, riusciamo a immergerci nell’intelletto di Dio, o nella luce e potenza di Dio, possiamo ottenere quello che vogliamo: otteniamo Dio presente nella nostra vita per la forza della nostra vita spirituale di comunione con Dio. E’ come se il nostro intelletto tornasse per un momento in Dio ad attingere tutto quello di cui l’uomo ha bisogno.

Allora, o il sacerdote che dà la benedizione crede a quello che fa o non crede, è attento o distratto da altri pensieri, chi riceve la benedizione può prelevare da essa qualsiasi efficacia salvifica di liberazione, di guarigione, di aiuto, di chiarimento spirituale, di soluzione di problemi particolari, ecc… Quindi in qualsiasi celebrazione, da qualsiasi posto, a qualsiasi distanza, per direttissima o per mezzo televisivo o radio, l’immersione del nostro intelletto in Dio apporta l’efficacia desiderata.

Se riusciamo a capire questo, non possiamo dire che la benedizione è inefficace per colpa del sacerdote. La benedizione che il sacerdote dà alla fine della Messa, mentre pensa a quello che deve fare dopo, può essere inefficace per chi la dà e non per chi la riceve. Intellettivamente noi, in qualsiasi momento possiamo usufruire del gesto benedicente di un qualsiasi sacerdote (nella nostra immaginazione o potenza intellettiva), purché proiettati, con il nostro intelletto (o pensiero o mondo spirituale), nell’intelletto di Dio, cioè in comunione con Dio, alla presenza di Dio, prostrati dinanzi al trono di Dio.

Un esempio più chiaro potrebbe essere quello della benedizione con acqua o con acqua e sale.

C’è il sacerdote che, con il piccolo aspersorio, che si usa per l’estrema unzione o per benedire una salma, riesce a benedire un intero palazzo di dieci piani e c’è il sacerdote che utilizza acqua e sale, benedetti freschi freschi in ogni casa, aspergendone tutti i vani con abbondante gesto, non lasciando spazi o angoli a disposizione del nemico di Dio.

La benedizione è una potenza spirituale ristoratrice, riporta la presenza di Dio nelle persone e nelle cose, mette in comunione con Dio, riconsacra ogni cosa al servizio di Dio e degli uomini. La benedizione riporta la presenza di Dio e degli angeli presso le case e le persone. Dovremmo capire che lo spazio in cui viviamo può appartenere a Dio e al demonio e, mentre siamo su questa terra, molto spesso è il nemico di Dio che si appropria delle nostre vite e delle nostre cose.

Il demonio agisce attraverso ciò che appartiene alla vita dell’uomo su questa terra. E’ nostro precipuo dovere riprenderci continuamente tutto ciò che ci può essere utile per servire Dio sino alla fine dei nostri giorni per ottenere la felicità eterna in Dio per sempre, per l’eternità.

Nel gesto benedicente del sacerdote, noi notiamo subito del differenze e ci poniamo delle domande. Per esempio: Ma questo ci crede a quello che fa? Perché benedice in maniera diversa? Perché usa l’acqua e il sale? Tanto per saperlo, il gesto è previsto anche dal rituale, perché ha una maggiore efficacia nel segno della purificazione. Infatti, anche nell’acqua dell’acquedotto comunale si usa il cloro per purificare l’acqua. Perché non dovrebbe avere il senso di una maggiore purificazione usato nelle benedizioni?

 

Ma le domande capziose non sono soltanto per i sacerdoti o per chi appartiene a Dio e lo serve fedelmente e con retta coscienza.

I farisei chiedono a Gesù: “Perché i discepoli di Giovanni digiunano e i tuoi discepoli non digiunano”?

Nel brano odierno leggiamo: “Avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai Sadducei, i Farisei si riunirono e, per metterlo alla prova, chiesero: «Maestro, nella Legga, qual è il grande comandamento?»”.

I farisei avevano notato in Gesù un diverso modo di agire dal loro modo consueto di interpretare la Legge e i Profeti e volevano trarlo in inganno per dimostrare che andava contro le loro usanze, quindi contro la Legge. E’ la stessa domanda che viene fatta: Perché quel tizio usa l’acqua e il sale per benedire, mentre gli altri usano solo l’acqua, mentre altri ancora dicono che basta la sola benedizione alle persone e non è necessario benedire le cose?

Io potrei rispondere nella mia ignoranza: «Gli individui, che compiono gesti sacerdotali e quindi sacri, quando sono momentaneamente e spiritualmente posseduti da Satana, non possono contrastarlo e dire che esiste, quindi portano altre scuse facendo certe affermazioni e, nello stesso tempo, favoriscono la presenza di Satana, anziché quella di Dio.

Il possesso spirituale e momentaneo può essere presente in ciascuno di noi, perché il demonio sa lavorare bene e sa scegliere i momenti opportuni e le persone opportune. Il possesso di un sacerdote può fare di più del possesso di uno scemo di turno. E noi cadiamo nei suoi lacci con molta facilità».

Ogni sacerdote, essendo un uomo pubblico, è soggetto sempre a giudizi insindacabili e severi da parte di chiunque, non solo dalle autorità, ma anche dai semplici uomini ignoranti e presuntuosi.

E, come ci insegna Cristo, in questo brano evangelico, l’importante è procedere rettamente secondo Dio e non secondo gli uomini con tutta tranquillità.

Chi ha fede, chi crede nella realtà di un mondo spirituale vive secondo esso. Chi ha relegato Dio lontano dalla sua vita intima agisce secondo altri criteri non sempre validi per Dio, tuttalpiù possono essere validi per gli uomini del mondo nel regno di Satana.