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Martedì santa Monica-

                                                                      

San Paolo 1 Tes 2, 1-8 e Vangelo di Matteo 23,23-26

 

Dalle letture della Messa di oggi, abbiamo l’invito a continuare a professare la nostra fede, senza alcuna condizione, ma lavorando in pace, e faticando volentieri per l’avvento del regno di Dio.

Quello che ci dice san Paolo ci serva per mettere in pratica tutto ciò che abbiamo gratuitamente ricevuto da parte di coloro che ci hanno preceduto, da parte di coloro che sono diventati in pratica i nostri catechisti, coloro cioè che ci hanno istruiti nella religione, nel modo di vivere da veri cristiani.

Infatti, i veri cristiani rischiano, giorno dopo giorno, soprattutto il buon nome.

Se facciamo bene le cose, siamo accusati di voler primeggiare.

 

Se non facciamo quello che dovremmo fare, per paura di irritare la sensibilità degli altri, siamo giudicati persone nulla-facenti, persone inutili che non si dedicano al servizio di Dio con animo lieto ed impegnati tutto il santo giorno, per un servizio a cui Dio ha chiamati.

Se poi ci ritiriamo nel nostro intimo per arricchirci di Dio, siamo giudicati come coloro che non vogliono fare niente e con la scusa della preghiera e del lavoro apostolico non fanno neppure ciò che è necessario.

Se siamo impegnati, siamo delle persone che non hanno mai molto tempo da dedicare a Dio, per cui non valiamo niente dinanzi alla società e alla Chiesa, non valiamo niente neanche dinanzi a Dio.

Da qui le tante prove che l’apostolo Paolo, e non solo lui, ha dovuto superare per continuare ad annunziare il Vangelo senza arretrare, senza tirarsi indietro.

L’apostolo Paolo, tutto rivolto a Dio, ha servito la Chiesa con animo libero e con impegno costante, senza risparmiarsi in alcunché.

E’ questo quello che ciascuno di noi dovrebbe fare, se crede di essersi impegnato con Dio per annunciare, nel mondo di oggi, la buona novella.

 

Ecco cosa afferma Paolo dinanzi ai Tessalonicesi: “… abbiamo avuto il coraggio nel nostro Dio di annunziarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte” e a molte difficoltà, senza risparmiaci in alcunché.

E “… come Dio ci ha trovati degni di affidarci il vangelo così lo predichiamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori …”.

“… E neppure abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né da altri, pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo.

Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie creature.

… avremmo desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari”.

 

Spesso le accuse rivolte agli apostoli di ogni tempo dipendono dalla non retta e pulita coscienza, dalla sporcizia spirituale esistente in ogni cuore umano, quando l’uomo cerca di farsi bello dinanzi agli altri, rinunciando a ciò di cui ci parla il Vangelo, quando ci invita a vivere esclusivamente per Cristo.

Il nostro compito di battezzati è quello specifico di essere testimoni di Cristo. Non possiamo depositare tutto nelle mani degli apostoli e noi crederci liberi da ogni impegno. E’ necessario che noi deponiamo tutto ciò che appartiene al mondo per portare Cristo al mondo di oggi, con la nostra predicazione semplice, quella di ogni giorno, piena di carità e di amorevole cura nel rapporto con tutti coloro che ci circondano, siano essi familiari, siano amici, siano dipendenti, siano persone a noi affidati dalla Chiesa e non, perché precìpuo nostro compito è quello di essere testimoni del battesimo ricevuto, testimoni di un Cristo morto e risorto per la nostra salvezza. Anche noi dobbiamo collaborare con Cristo per potere salvare il maggior numero di uomini possibili, con fatica, con il rischio della vita, con il rischio di perdere il buon nome, cosa facile e ordinaria, perché tutti gli occhi degli uomini che ci circondano sono puntati su di noi, appunto perché appartenenti a Cristo.

Ecco cosa osservano gli altri: “Questo dice di essere cristiano, ma le sue opere non appartengono a un seguace di Cristo”. Lui, come tanti altri come lui, è un egoista, ama apparire, ama giudicare e sentirsi perfetto a confronto di tutti coloro che si presentano dinanzi ai suoi occhi.

Ma il Signore dice nel Vangelo:

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto mentre all’interno sono pieni di rapina e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi netto!” e così potrai dire apertamente di essere un uomo di Cristo, un vero seguace di Colui che ha dato la vita per tutti noi, per liberarci, per salvarci e donarci la gioia eterna nella casa del Padre.