28 agosto 2013 mercoledì santo Agostino mo

1 Tes 2, 9-13 e Mt 23, 27-32

                                                                                                                                        

La parola di Dio può essere predicata in vario modo.

Lontano dai modi trionfalistici dell’accoglienza di un apostolo di qualsiasi tempo e di qualsiasi regione, la Parola di Dio può avere l’accoglienza trionfale o l’accoglienza difficoltosa.

Non tutti certamente siamo disposti ad accogliere quella Parola di Dio, che, pronunciata tanto tempo fa, viene ad intaccare la nostra forma di vita, che si adagia ai giorni nostri, con la scusa dell’adattamento e dell’aggiornamento.

Secondo alcuni studiosi di testi scritti con arte umana, è bene che i “Testi Sacri”, “I Libri” o “Bibbia” siano cambiati.

Anche la Parola di Dio dovrebbe, secondo alcuni, essere modificata per adattarsi ai tempi nostri, per non intaccare in nulla la forma di vita che ci siamo costruiti a fatica.

Essi affermano che i tempi sono cambiati e quindi non si può più accogliere quella Parola del Vangelo, catalogata come anacronistica.

 

Qualcuno addirittura pensa che l’idea del “sacrificio” e della “penitenza” non debba essere più considerata, perché non si adatta neanche al linguaggio dell’uomo moderno e bisogna aggiornare il Vangelo, bisogna fare un corso di aggiornamento per lo stesso Cristo, per i cristiani, per il clero e lo stesso Papa. Quel che è peggio, è l’affermazione che anche “la Madonna di Medjugorie si deve aggiornare, perché il Vangelo non parla di penitenza e di digiuno”. Queste sono frasi aggiunte dopo la stesura del Vangelo.

 

Ma la celebrazione eucaristica che senso potrebbe avere, se non si deve parlare di sacrificio, di penitenza e di digiuno?

La S. Messa è il sacrificio per eccellenza. Diciamo: si rinnova sull’altare il sacrificio della croce e se ne applicano i frutti alla persona presente. Nella Messa si fa memoria della passione e morte di Cristo. Quindi noi partecipiamo a un “Memoriale” ed è come se fossimo “presenti ai piedi della croce” sul monte Calvario.

Se dobbiamo togliere la parola “sacrificio” e “penitenza”, a che pro celebrare la S. Messa? A che pro celebrare l’Ultima Cena, se la “Cena con Gesù, vivo e vero” non c’è più?

Quella che in molte chiese viene celebrata, è “la nostra Cena”, non il “memoriale dell’Ultima Cena”. Quindi, dato che noi celebriamo la nostra Cena, è d’uòpo celebrare in maniera diversa. La nostra Cena la si deve celebrare come un momento di festa per noi, non attorno a Cristo, ma tra noi. Cristo è ormai risorto e si trova lassù in alto e non pensa a noi.

Questi citati sono degli errori che vanno di moda. Anche se questi errori non vanno affermati teoricamente, praticamente vivono in mezzo alle nostre assemblee.

Si pensa, infatti, a poco a poco, di eliminare la presenza eucaristica dalle nostre celebrazioni, dalle “nostre grandi Cene eucaristiche”. Non c’è più bisogno di ritornare indietro a ricordare ciò che ha fatto Cristo. Siamo infatti noi a vivere insieme un “momento di vera fraternità in nome di un Cristo”, che non è più fra noi, è andato in cielo e noi siamo ancora qui su questa terra ad attendere che lui forse ritorni, nel caso dovesse veramente ritornare.

 

Sono “piccoli-grandi errori”, che già serpeggiano nel nostro linguaggio quotidiano, perché abbiamo bisogno di aggiornarci e vivere come vive il mondo.

Lo stile dei canti e della musica fa parte più di una vita moderna vissuta senza Dio, che da un desiderio di comunione con Cristo, desiderio di intimità con Cristo, di elevazione a Cristo, per pre-godere la beatitudine del cielo, nostro ardente desiderio e speranza.

 

Ci dice san Paolo: “Voi ricordate la nostra fatica e il nostro travaglio …, e Dio stesso è testimone, come è stato santo, giusto, irreprensibile il nostro comportamento verso di voi credenti; e sapete anche che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, incoraggiandovi e scongiurandovi a comportarvi in maniera degna di quel Dio che vi chiama al suo regno e alla sua gloria” (1 Cor 11, 23-26).

Via abbiamo insegnato ciò che Gesù ha compiuto nell’ultima e Cena e questo rinnoviamo nelle nostre assemblee, senza alcun esclusione di sorta, senza togliere alcunché.

Dice san Paolo.

Io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti. Se però ci esaminassimo attentamente da noi stessi, non saremmo giudicati; quando poi siamo giudicati dal Signore, veniamo ammoniti per non esser condannati insieme con questo mondo”.

E ancora, dice sempre Paolo in Col 3, 1-4:

Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria”.

 

Proprio per questo anche noi ringraziamo Dio continuamente, perché, avendo ricevuto da noi la Parola divina della predicazione, l’avete accolta non quale parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio, che opera in voi che credete” (1 Tes 2, 9-13).

E Gesù, nel Vangelo di Matteo, dice: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità” (Mt 23, 27-32).

 

Sforziamoci insieme di rimanere
legati all’insegnamento degli apostoli senza modificare e trasformare, a nostro piacimento, la Parola di Dio.

E, secondo il pensiero di san Francesco, noi tutti dobbiamo osservare il Vangelo alla lettera, sine glossa, sine modernitate, senza interferenza, senza correzioni, senza modifica alcuna, fedeli sempre all’insegnamento degli apostoli, che noi possiamo conoscere attraverso la Sacra Scrittura, l’unica che può darci sicurezza, fede e speranza nella carità verso tutti per coinvolgerci vicendevolmente nell’amore di Dio per l’eternità, in attesa della beata speranza, che ci condurrà in seno al Padre per tutta l’eternità.