Riflessione su Mt 25, 1-13 ed Ebrei 12,5-7.11-13.

30 agosto 2013 venerdì TO

                                                                                                                                      

Santità di vita, carità e saggezza

 

Ricevendo il battesimo, siamo entrati in una via di santità, cioè chiamati, per la natura stessa del Battesimo, alla santità, voluta da Dio attraverso il sacrificio di Cristo.

Il Signore, con il suo sacrificio, ci ha aperto la via del cielo e ci richiama continuamente a percorrere la strada che ci conduce alla meta.

Ma cosa deve fare ogni cristiano per intraprendere la via della santità?

Deve confrontarsi con Dio e con il mondo.

Dio ci mette dinanzi le sue promesse di eterna felicità, dicendoci che ci ha creati per godere con Lui una vita eterna e luminosamente felice, dandoci però delle condizioni.

 

Le condizioni che Dio ci ha posto dinanzi sono le “Dieci Parole” o i “Dieci Comandamenti”, come basi essenziali per essere già, fin da adesso, in armonia con il progetto divino.

L’osservanza dei comandamenti fa sì che noi ci possiamo incamminare con una certa sicurezza sulla strada giusta, che poi si esplicherà nei singoli atti umani.

L’adesione al progetto di Dio ci fa distinguere i beni caduchi dai beni eterni.

Pur vivendo su questa terra, immersi come siamo nei beni materiali del tempo, che il demonio, il re delle tenebre o il re di questa terra, ci propina con dovizie, dobbiamo avere sempre lo sguardo fisso alla meta, perché non abbiamo qui la nostra dimora fissa. Siamo semplicemente di passaggio, siamo pellegrini, in cammino verso la vera patria, quella eterna, dove Dio ci attende con grande amore e Misericordia.

 

Per saper distinguere ciò che è bene per l’anima umana, e per l’uomo in se stesso, san Paolo fa una osservazione molto utile e ci parla di un metodo per rimanere nella via giusta: “Comportarci in modo da piacere a Dio”. Questo ci permette di confrontare le nostre azioni con il volere di Dio. Dio vuole che noi sappiamo distinguere ciò che appartiene alla terra, da ciò che appartiene al regno dei cieli.

Allora, per piacere a Dio, bisogna mettere da parte tutto ciò che è caduco, tutto ciò che non serve alla vita eterna. Noi sappiamo che certi piaceri dei sensi servono soltanto per il tempo presente e non per l’eternità e hanno un fine a se stessi, lasciano l’amaro in bocca, non producono quella gioia spirituale a cui il Signore ci chiama.

Se si fa appello alla natura umana, si accusa Dio di aver creato delle cose buone e non ce ne dà la possibilità di goderli, proibendoci di usare dei doni di natura. C’è chi, per soddisfare i propri sensi, dà la colpa a Dio. Dio ci ha fatti così, ci ha dato questo corpo perché noi ne potessimo godere, Quindi tutto è lecito per alcuni.

L’impurità, per esempio, è un piacere proibito, perché non fa parte del progetto divino che, donando il piacere, lo ha destinato ad avere un frutto e cioè a generare la vita. Visto nel senso giusto, Dio ha provveduto che nell’atto generazionale si goda anche del piacere dei sensi. Al di fuori di questo, escludendo il dono della vita e godendo del contatto fisico come fine a se stesso, ci si viene a trovare nell’errore, perché ci si limita soltanto ad un piacere momentaneo.

La volontà di Dio, invece, secondo l’esposto di san Paolo, è la nostra santificazione, rinunciando a tutto ciò che è solamente terreno e non eleva il nostro spirito verso Dio…

 

Dice san Paolo: “… avete appreso da noi come comportarvi in modo da piacere a Dio, e così già vi comportate; cercate di agire sempre così per distinguervi ancora di più.

Voi conoscete infatti quali norme vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù.

Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo Santo Spirito” (1 Tes 1, 4-8).

 

Dio, donandoci il suo Spirito ci chiama continuamente alla santità di vita.

Per questo motivo, necessita la massima prudenza e vigilanza, perché noi non sappiamo quando verrà il Signore a prelevarci da questa situazione terrena e condurci con sé.

La vigilanza ci fa più attenti a non eccedere nelle forme di vita sbagliata. Il Signore ci invita alla vigilanza, per evitare che, venendo la fine della nostra vita, nel momento in cui noi non ce lo aspettiamo, possiamo ritrovarci fuori strada, e quindi perderemmo l’opportunità della salvezza, che dipende e dipenderà dalla nostra attenta vigilanza.

 

Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi.

E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono…

Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Mt 25, 1-13).