La Festa Madonna delle Lacrime si omette.

Giornata per la salvaguardia del creato.

 

01 settembre 2013 Domenica XXII/TO

Riflessione su Sir 3, 19-21.30-31 e Ebrei 12,18-19.22-24a e Lc 14, 17-14

                                                                                                                                      

 

Se continuiamo a parlare di carismi, di doni, che Dio ha dato a ciascuno di noi, possiamo senz’altro comprendere sempre meglio qual’è il nostro posto in società, qual’è il nostro compito e quale deve essere la nostra preoccupazione.

I doni che Dio ci ha fatti sono proporzionati al nostro compito affidatoci.

E’ necessario, quindi, che noi ci manteniamo nell’umiltà, nella semplicità, nell’umile servizio, nella pazienza, nella generosa sopportazione di quanto di contrario ci può accadere.

I doni che Dio ci ha fatti sono adatti perfettamente per assolvere ai nostri compiti affidatoci. Ognuno di noi, infatti, ha dei compiti specifici, ma, nello stesso tempo, compiti quasi esclusivi.

 

Per essere sempre nella volontà di Dio, è necessario essere modesti e umili, non cercare cose impossibili o troppo difficili o seguire la tentazione di indagare su cose troppo grandi.

Dobbiamo limitarci alle cose essenziali, non trascendere le nostre qualità, senza superare i limiti imposti dalla volontà di Dio.

Non dobbiamo cercare di indagare su cose superiori alle nostre capacità umane e non lamentarci se non siamo adatti a fare determinate cose.

E’ necessario concordare la nostra vita con la volontà di Dio.

Non dobbiamo cercare di trattare argomenti troppo difficili o indagare su cose straordinarie, non facenti parte della nostra vita progettata da Dio.

 

Il nostro collocamento nell’ambiente, in cui viviamo, ci permette di fare determinate cose, determinate attività, secondo le nostre capacità umane che dipendono da Dio e non da noi.

 

Mentre noi possiamo ammirare le opere degli altri, superiori o inferiori alle nostre, dobbiamo accontentarci di quelle poche cose di cui siamo capaci di fare, rispettando i doni che altri hanno ricevuto e noi no.

Non essere presuntuosi e non illudersi facilmente, perché sappiamo fare qualcosa di più degli altri o diverse.

Accettiamo i doni del Signore con perfetta e santa umiltà, senza biasimare gli altri, senza invidiarli, ma serenamente svolgiamo i nostri compiti senza alcuna condizione nel rispetto verso tutti i nostri fratelli.

 

Leggiamo nel Siracide quanto segue.

Figlio, nella tua attività sii modesto,
sarai amato dall'uomo gradito a Dio.
Quanto più sei grande, tanto più umìliati;
così troverai grazia davanti al Signore;
perché grande è la potenza del Signore
e dagli umili egli è glorificato.
Non cercare le cose troppo difficili per te,
non indagare le cose per te troppo grandi.
Bada a quello che ti è stato comandato,
poiché tu non devi occuparti delle cose misteriose.
Non sforzarti in ciò che trascende le tue capacità,
poiché ti è stato mostrato più di quanto comprende un'intelligenza umana.
Molti ha fatto smarrire la loro presunzione,
una misera illusione ha fuorviato i loro pensieri
” (Sir 3, 19-21.30-31).

 

Quando sei invitato a un pranzo a una cena, per esempio, non pretendere di essere considerato il primo degli invitati, quindi il più onorato.

 

Sforzati di vivere insieme agli altri, senza alcun privilegio, senza onoranze particolari, perché Dio vuole che tu mantenga il tuo stato di umiltà e di semplicità, nella convivenza con i tuoi simili.

Il cristiano deve vivere alla scuola dell’umiltà, dove l’unico più grande Maestro è il Cristo stesso, che, per noi, si è fatto tanto umile, fino ad assumere la nostra stessa natura umana e mai ha cercato di essere diversamente onorato perché Figlio di Dio e nostro Salvatore.

E tu chi sei per pretendere di essere migliore dei tuoi fratelli, dei fratelli che Dio ha posto al tuo fianco per poter vivere insieme le più belle espressioni di vita comune?

L’uomo è stato creato per vivere come Dio in comunione e in unità? Non è l’uomo a scegliere i suoi commensali e compagni di viaggio. E’ Dio stesso che ce li ha collocati accanto senza alcuna possibilità di scelta.

 

Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: Cedigli il posto! Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. … Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti»” (Lc 14, 1.7-14).