Noi viviamo in una società di persone anestetizzate, drogate, attaccate. E non ce ne accorgiamo! Siamo come i bambini che si attaccano al biberon. E chi è attaccato è un parassita, cioè, succhia il sangue degli altri per vivere. Vi sono molti casi pietosi, di cui se ne occupano diverse associazioni umanitarie ….. ma spesso, spesso tra chi chiede aiuto è nascosto oltre che un parassita, un/a delinquente che non riesce a cambiare il suo modo di vivere.
                                                           
 

Essere voluti bene dagli amici è una cosa buona e bella. Andare bene a scuola è una cosa buona. Essere stimati e rispettati è una cosa buona. Essere belli e attraenti; sentirsi in grazia è una cosa buona. Essere efficienti, organizzati, sapersi ben programmare è una cosa buona. Tutte cose buone, ma sono una droga quando iniziamo a sentire che senza di loro non potremo più vivere. Allora abbiamo paura di perderle. Allora ci si attacca e con tutte le forze ci si lega. In quel momento non più le cose servono a noi, ma noi serviamo le cose. Non più amiamo le persone ma abbiamo assoluto bisogno di essere amati. In quel momento perdiamo la nostra libertà.

                       

Cosa non facciamo per essere voluti bene! Alcune persone pur di essere amate, riconosciute, pur di ricevere briciole di amore, si sposano con "personaggi" che mai non le potranno amare; altre mandano giù di tutto e immolano la propria vita solo perché temono di cambiare o di rimanere da sole; altre si impediscono di esprimere le loro doti, la loro creatività, la loro emotività e fantasia; altre si distruggono nel posto di lavoro per ricevere (e non arriva mai!) un "bravo", un "grazie!".

 

Noi abbiamo bisogno di essere amati, di essere riconosciuti, voluti, accolti, abbracciati, che qualcuno stia con noi. C'è stato un tempo (quand'eravamo bambini) in cui non potevamo viverne senza e abbiamo fatto di tutto pur di averne almeno un po'. Ma se per fare questo oggi perdiamo la nostra identità, ci adattiamo e siamo disposti a tutto, allora quest'amore ci rende schiavi, dipendenti e fa di noi qualcosa che non siamo. E ce ne dobbiamo staccare, anche se è difficile, anche se è doloroso, anche se è lacerante.
Ci sono delle donne, degli uomini, che amano troppo (non è amore!), che pur di stare insieme si annullano, perdono la propria libertà, che sopportano cose insopportabili, che accettano tutto. Bisogna non permettere agli altri di farci il male; bisogna non rimanere dove la gente ci ferisce.

L'amore è una faccia della medaglia. L'altra è la libertà. Una medaglia ha sempre due facce. Non c'è amore vero senza libertà. L'amore è la faccia bella della vita. La libertà la faccia esigente. L'amore crea unioni, la libertà crea persone. L'amore senza libertà crea solo legami di fusione, di confusione, di simbiosi e di paura. E' come essere ancora attaccati al cordone ombelicale. Non si è sciolti, slegati, indipendenti. L'amore con la libertà crea una persona che non marcia più al ritmo dei tamburi della società, ma segue la danza, la musica che sgorga dal proprio cuore. A volte è in sintonia con quella degli altri, a volte no. Chi è libero può seguire Iddio. Chi è occupato segue (ovviamente) qualcun altro.

Se la persona al suo interno è troppo debole e fragile, non cresciuta, l'amore non potrà svilupparsi nonostante tutte le loro buone intenzioni. Bisogna guardarsi per quello che si è e fare i calcoli su ciò che si è e non su ciò che speriamo o che desideriamo.
Un giorno mia madre mi disse di spolverare in salotto, dove c'era un vaso molto costoso e pesante. Dissi a mia madre che l'avrei spostato. Lei mi disse ripetutamente di non farlo perché era troppo pesante. Io insistetti e lei insistette nel dirmi di lasciarlo lì. Senza dirle nulla lo spostai... e mi cadde: era troppo pesante! Il mio desiderio era buono ma le mie capacità non c'erano ancora.

Allora, per non prendere cantonate dalla vita, bisogna inseguire non solo ciò che si vorrebbe fare od essere, ma ciò che si può fare ed essere in base alle nostre reali possibilità ed energie attuali. Alcune persone continuano a fallire perché si pongono degli obiettivi troppo alti, presumono da sé, non calcolano chi sono, cosa possono dare e quanto possano impegnarsi.

Bisogna sempre fare i conti con la realtà, con la dura e cruda legge della realtà. Perché la realtà è l'unica cosa che esiste, il resto è fantasia della nostra testa. Confessiamocelo: molti di noi vorrebbero essere diversi e invece siamo questo. Molti di noi, come vorrebbero cambiare la loro storia, il loro passato, le loro scelte! E invece sono queste. Molti di noi vorrebbero vivere in un altro mondo, in un mondo che non c'è, che non esiste e che non ci sarà mai. Non in questo così crudele, difficile e duro, invece, questo è l'unico mondo che esiste.

Vorremmo essere più semplici, più simpatici, più intelligenti, meno ansiosi. Vorremmo non aver detto quel "sì" o invece, avere avuto il coraggio di dire quel "no". Vorremmo non aver incontrato quella persona; vorremmo che le persone che ci sono vicine fossero diverse, che ci aiutassero di più, che si accorgessero di quanto abbiamo bisogno d'amore. Vorremmo che la gente ci apprezzasse di più e sparlasse un po' meno di noi. Vorremmo che non ci fossero tutte queste guerre e tutto questo odio in giro. Vorremmo avere più tempo da vivere, più tempo per i nostri figli, per noi, per ciò che ci appassiona e meno tempo di lavoro e di costrizioni sociali. Ma la realtà è questa.
Io sono questo; io vivo in questo mondo. Questa è la mia unica esistenza, la mia unica storia, la mia unica possibilità. Questo è l'unico mondo, l'unico spazio dove posso realizzarmi, distendermi e divenire. Tutto il resto: "Vorrei... come sarebbe bello... se gli altri... se la gente cambiasse... se fosse andata diversamente... se…" è solo una fantasia e un sogno della mia testa: non esiste.