Ci devo provare. Perché anche lo sbaglio, se accettato, diventa fonte di crescita. Provarci vuol dire darsi fiducia, ridare fiducia, credere nella forza e nel potenziale che c’è in me.

                                                                                                                     

Questo è l’amore: invitare le persone a prendere coscienza di ciò che sono, di ciò che possono fare, essere, diventare. La perversione è quando, invece, il nostro presunto “amore” impedisce alle persone di fare ed essere quello che potrebbero essere.

Ma col tempo ho imparato che non è il mio sapere che passa ma il mio vivere. E’ quello che io credo e soprattutto come lo credo, come lo dico, come lo sento, che arriva al cuore delle persone. Si deve lavorare più sul cosa essere che sul cosa fare.

Allora lo studio è importante ma è un bagaglio pesante se non c’è la vita. Gesù dice: “Lo dico per voi, siate essenziali, leggeri, cioè liberi”.

Nella vita è fondamentale non perdere mai di vista i propri obiettivi. Molte persone vivono ma sono senza obiettivi. Se chiedi loro: “Perché fai questo? Perché fai quello?”, spesso ti risponderanno: “Non lo so!”. E se si vive senza obiettivi si va a casaccio, cioè in nessuna direzione, da nessuna parte.

Non sempre raggiungeremo i nostri obiettivi, ma se neppure ce li poniamo! Avere un obiettivo ti aiuta a scegliere, a sapere cosa vuoi e dove vuoi andare. Senza obiettivi tutto può andare bene e puoi inseguire tutto e niente.

Le persone, spesso, fanno di tutto perché non hanno obiettivi. Quando hai un obiettivo chiaro, quando sai cosa vuoi dalla tua vita e verso dove tu sei chiamato ad andare, allora scegli solo quello che ti riguarda. Chi sceglie tutto è perché non sa ancora quello che fa per sé.

E il vero obiettivo è quello che riguarda se stessi: “Voglio affrontare questa paura; voglio vivere queste emozioni; voglio liberarmi da; voglio che cresca in me questa dimensione, ecc”.

E il vero obiettivo è quello che non si raggiunge mai, perché non è fare qualcosa ma essere qualcosa; non è tanto comprarsi un auto o una moto ma saper cambiare, saper lottare per qualcosa, saper investire le proprie risorse per, saper esprimere la passione che si ha dentro, ecc.

 Le nostre vite sono piene di telefonini e mezzi di comunicazione: ma riusciamo davvero a comunicarci? A dirci, ad entrare e a far entrare gli altri nel nostro profondo? Crediamo che l’avere tante cose, tante opportunità, ci riempirà la vita. Ma essere pieni di cose non aumenta neppure di un grammo la felicità e la sensazione di essere vivi dell’anima.

Perché poi si diventa servi di quello che non serve, si crede che non se ne potrà fare a

meno, anche se non è così. E così facendo diamo un potere enorme a tutte queste cose. Allora vestiti di ciò che ti serve e sappi che ciò che non ti serve diventa un nodo scorsoio per il tuo collo.

 Quanti pesi ci portiamo dietro! Quanti ricordi non digeriti, quante lacrime non versate e quanti conti in sospeso continuano a pesarci. Ma noi facciamo finta di niente e andiamo avanti. Poi ci sentiamo stanchi, appesantiti, non abbiamo più forze ed energie. Per forza! Quante cose dovremmo lasciare andare e invece le tratteniamo con noi e le trainiamo con un dispendio di energie incredibile. Allora vivere diventa faticoso.

Lascia andare i pesi, le zavorre e volerai nel cielo della vita.

”Tu annuncia con tutta la forza e la passione e la vitalità che possiedi il tuo messaggio. Ma non tocca a te salvare il mondo. Ci pensa già Dio. Non avere ansie. Non avere patemi. Se gli altri non vogliono vivere di questo, tu non ci puoi fare niente. Non distruggerti per questo”. Se non ti accolgono, non ti preoccupare, non t’arrabbiare (devi essere accolto da tutti? Devi essere amato da tutti?), non sentirti umiliato o fallito e non abbatterti (è stato rifiutato il tuo messaggio, non la tua persona; il tuo messaggio è stato rifiutato perché era falso, pericoloso, difficile, non attraente o perché non si voleva cambiare?), non sentirti onnipotente (non devi salvare nessuno: vivi tu ciò che credi e credi tu a ciò che vivi).

Ciò che porti è solo una possibilità (vivila tu e lascia liberi gli altri), non essere in ansia (se la vivi tu, va bene così. Se sei in ansia è perché pretendi da te risultati, dimostrazioni che sei bravo).

Ognuno è responsabile davanti a Dio della propria vita. Non ci saranno scuse, né giustificazioni. Dio chiederà a te conto della tua vita. Della sua, lo chiederà a lui.

 Strada è “cammino con te”: “Cammino al tuo fianco, ti incoraggio, ti aiuto, ti aspetto e ti concedo il tempo che ti serve. Ma non posso fare la strada per te. Non posso toglierti le difficoltà. Non posso esimerti dal fare la tua strada con le tue gambe perché è la tua strada”.

Casa è “io ci sono”; “Qui puoi sempre tornare; qualunque cosa succeda. Io ci sarò”.

La strada è il padre che ci spinge a camminare, a diventare grandi, a essere responsabili della nostra vita. Casa è la madre che c’è sempre, che ci accoglierà al di là di quello che avremmo fatto o saremmo stati. La strada dice: “Devi andare”. La casa dice: “Rimani qui”. Il pericolo della strada è di essere dei vagabondi; il pericolo della casa è di rimanere dei bambini.

 La strada è l’amore che si fa tempo.

Camminare con te vuol dire: “Rispetto i tuoi tempi… ti prendo dove ti trovi e dove sei (quante volte si sente dire: “Dovresti già averle superate queste cose! Ancora qui sei!?”)…  metto da parte ciò che io vorrei… ciò che tu dovresti fare o ciò che si dovrebbe essere. Ti prendo lì dove ti trovi”. Gesù faceva così con le persone: le accoglieva e le prendeva nella situazione dove si trovavano e faceva con loro un

cammino. Era paziente, sapeva che ogni cosa ha il suo tempo e che il mio tempo è diverso dal tuo.

Gesù non ha mai guardato la situazione di una persona (quanto fosse lontana da Dio, peccatrice, ammalata); Gesù guardava il cuore. Gesù è il compagno che ci accompagna (Lc 24,31: i discepoli di Emmaus). Lui ci prende dove siamo e ci sta vicino. Ognuno ha i suoi tempi, rispettali.

Educazione è accompagnare nel suo viaggio la persona consegnataci. E sapere che il suo viaggio non è il mio; i suoi tempi non sono i miei; la sua meta non è la mia. Se tu tiri il collo ad un bambino, non lo allunghi, ma lo strappi. Se tu vuoi da una persona qualcosa che non ti può dare, non la aiuti,  ma la affossi nei sensi di colpa. Se tu pretendi da tuo figlio quello che tu vorresti, stai scambiando la tua vita con la sua. Se tu vai troppo forte sulla strada per anticipare i tempi, ti schianterai. Ogni cosa ha il suo tempo. L’amore ha il suo tempo. Il progresso ha i suoi tempi. La crescita ha il suo tempo. La preghiera ha bisogno di tempo. L’ascolto ha bisogno di tempo.

Il tempo è la dimensione che ci fa vivere le cose, i sentimenti, la vita. Il tempo non si può sintetizzare; non si possono bruciare i tempi, le tappe; non si può condensare. Il tempo è la crescita, la strada: non ci sono scorciatoie, né pillole. L’amore è poter dire a chi amiamo: “Io ti accompagnerò e rispetterò i tuoi tempi”.

Ma strada è dire a te: “Cammina, cresci, cambia, guarisci”. E’ dirti che tu hai una strada e un cammino e che non devi lamentarti o piangerti addosso. Gesù diceva a tutti: “Segui la tua strada e percorri la tua via dovunque ti porti”. E quando le persone lo facevano guarivano, cambiavano vita e finalmente sentivano chi era Dio e la Vita stessa.

 La casa, invece, è l’amore che si fa spazio. Casa è: “Io ci sono; io rimango”.  L’amore è essere casa, cioè stare, sostare, rimanere. Casa vuol dire “rimanere con quella persona”.

“Quando tu non riesci a cambiare, nonostante i tuoi veri tentativi, io rimango con te. Non faccio la strada per te, non mi sostituisco a te e non mi fermo nella mia strada. Ma rimango con te, non me ne vado e non mi stanco. Io ci sarò”.

“Quando tu cadi e ti fai male, - e io te l’avevo detto!- io rimango con te. Da me puoi sempre venire anche se non hai fatto come ti avevo detto o come io speravo”.

“Quando tu non ti accetti, ti detesti, ti odi, a casa mia c’è spazio e ospitalità. Da me troverai sempre accettazione, e spero che un giorno tu lo farai anche con te”.

“Quando tu non ce la farai ad andare avanti, non farò la strada per te, ma veglierò con te. Ti inviterò a farti aiutare, a riprovarci, a rialzarti e, in ogni caso, io ci sarò”.

Casa è quel luogo, quella persona dove io posso vivere la verità delle parole: “Io per te ci sarò sempre”.

Amare è rispettare gli spazi, non essere invasivi, dirompenti, dilaganti (voler sapere tutto … entrare senza bussare … non chiedere mai permesso … controllare tutto: “a me devi dire tutto”).
La casa c’è. L’altro verrà se lo vorrà e se lo desidererà. Verrà se se la sentirà (“Non vieni mai a trovarmi; con tutto quello che io ho fatto per te; ti aspetto e tu non vieni!).

Casa e strada sono le due dimensioni dell’amore, di ogni educazione e di ogni evangelizzazione: “Vai, ti mando, ti butto fuori se è necessario; stai qui, ti accolgo, ci sono, puoi sempre venire”.

  Parlate come volete, non potrete mai dire diverso da quel che siete.