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 Chiudere una porta e partire cercando in quella partenza il cambiamento. Personalmente non ho mai nascosto una certa voglia di cambiamento, per un atto d'onestà ed eticità verso me stesso, non mi sono mai nascosto dietro maschere di falso perbenismo, che incita nonostante le durezze della vita a continuare a camminare in quella vita paludosa, mostrando solo la nostra debolezza aggrappandosi a giorni cercando di viverli per quello che sono per nascondere a volte fallimenti, incapacità puntando il dito sempre verso l'altro o verso la vita stessa. La partenza che intendo non è quella fisica chiudi casa, stacchi luce e gas, copri i mobili e cambi città, magari anche nazione. No, è la partenza interiore in attesa perenne sul marciapiede della vita aspettando il treno giusto. Poi comprendi che i treni giusti non esistono, sono fantasmi agghindati a sogni, speranze che hanno reso quei giorni sempre uguali. Ecco cosa intendo per partenza senza nascondersi dietro a false illusioni di un vivere fasullo, menzogne che rendono la vita arida e le persone aride. Scriverlo, o discuterlo, si può essere fraintesi o forse qualcuno ha riconosciuto nel mio stesso desiderio di cambiamento il suo, ma vivendo sotto la maschera arida della sua vita l'ha rigirato come un atto di sdegno, ammettere di desiderare una vita diversa che preciso non significa migliore, nel termine nazional-popolare che oggi la società dei mass media vuota come un cestino da picnic, c'è una sostanziale diversità sicuramente compresa da pochi.

 

Tutti hanno vissuto momenti di dolore, malesseri, alcuni si portano dolori dall'infanzia e forse per questo più forti, altri lo hanno conosciuto durante il loro cammino. Come dico spesso non ha importanza cosa ha causato la ferita, perché la causa crea profondità diverse e siccome non siamo tutti uguali ognuno vive la profondità della sua ferita in modo diverso. Ma il dolore dell'anima non ha scale di misurazione come quello fisico perché non numerabile quindi ognuno soffre per avvenimenti magari simili in maniere diverse. E siccome ritengo che la sofferenza, il malessere siano la causa prima del desiderio di cambiamento perché giudicare? Rispetto è una parola che si è persa, come una macchia d'olio ha preso il posto la crudeltà intesa come disumanizzazione dei sentimenti. Quante persone disumane ci sono? Tantissime, la loro umanità ha lasciato  posto all'arroganza, all'invidia, a quel sentirsi sempre un gradino sopra non sapendo che sono sopra solo alla loro grettezza, gente intrattabile, scortese, sgarbata. Si dice che in ogni scritto, lettera libro si manifesta l'essenza dell'individualità dove possiamo conoscere l'anima dei loro autori. E non c'è cosa più vera. E in alcuni l'essenza dell'individualità è un’anima nera, accartocciata su se stessa una pagina della loro vita stracciata e gettata nella discarica dei sentimenti scaduti. Ma persone vere, umane, gentili, cortesi ne ho trovate e proprio attraverso i loro scritti le ho conosciute, persone che sono " essere" e non apparenza. Chiarezza e fedeltà intesa come mente sgombra da ogni pregiudizio.

Amo la mia solitudine, la mia faccia, la mia espressività, il fatto che il tempo abbia lasciato dei segni sul mio corpo e la mia anima.. Amo il mio viso, le tracce del tempo che iniziano ad essere visibili, la stanchezza che a fine giornata lascia i segni sugli occhi e sulla piccola ragnatela di rughe che iniziano a vedersi. Amo la storia che si legge sul mio volto, nei fili bianchi che si iniziano a vedere tra i capelli, nelle rughe che si accentuano ai lati della bocca quando sorrido.

Amo le atmosfere pulite, amo anche stare sul divano in una serata di pioggia avvolto in un plaid  caldo e morbido e vedere un bel film passionale.

Amo la voglia di essere me stesso, con i miei vizi, le mie abitudini, la mia voglia di bello e di brutto e non me ne vergogno affatto,  non ho battaglie politiche da fare ma ho il mio credo lo porto avanti con i fatti e non con la teoria spicciola o parole.

Amo la consapevolezza di me stesso che il passare degli anni mi ha insegnato, i mutamenti dei miei desideri, gli angoli smussati che lasciano posto alla dolcezza nel dare ed al desiderio di ricevere.

Amo la luce, quella che illumina il viso la mattina al risveglio, quella luce che sembra voler parlare d’amore, questo racconto come se lei, la vita, fosse presente davanti a te con gli occhi sgranati e le orecchie attente per cogliere ogni sfumatura. Immaginare le reazioni che, disegnandosi sul suo volto, danno il ritmo al suo respiro mentre gli occhi, naturali caleidoscopi, illuminano composizioni colorate sempre cangianti.

Un dialogo a distanza, un dialogo particolare in cui solo un interlocutore è presente fisicamente mentre l’altro lo è nel suo immaginario, nei suoi ricordi, nella certezza di un’ ascolto e di una risposta sia pure differiti nel tempo.

Il viandante.