IL PADRE E’ AMORE. L’AMORE E’ IL PADRE.

                                                                     

 
Con pochissime parole, presento oggi l’Amore del Padre. Questa seconda parte è da collocare di seguito al brano proposto nella I PARTE.
Certamente essere brevi non è sempre una cosa facile. Io ora ci sto provando, nella speranza che qualcuno possa gustare lo stesso l’infinito Amore del Padre che ama intrattenersi con i suoi figli. Che Amore del Padre sarebbe se il Padre non avesse la voglia di intrattenersi con i suoi figli?

Voi direte che questo non è possibile, cioè non è possibile che il Padre si fermi a parlare con un linguaggio umano intrattenendosi nella semplicità sua propria con i suoi figli. Immensità, Grandezza, Amore, che sono le prerogative proprie del Padre, si uniscono benissimo con la semplicità, l’umiltà, la confidenza di un Padre verso i suoi figli.
Egli, il Padre, si diletta a stare un momento con i suoi figli diletti.
Guardiamo con gli occhi il testo e ascoltiamo interiormente il suo eloquio amorevole, prodotto del suo amore immenso e paterno.
 
Il Padre è amore. L’amore è il Padre. Non è necessario che io lo ripeta. Voi avete capito benissimo. Ora, questo amore, che noi chiamiamo Padre e, viceversa, questo Padre che chiamiamo Amore, non può né dipingersi, né descriversi con aggettivazioni umane, cioè corrispondenti al vostro linguaggio e definibili con il vostro vocabolario, poiché non esiste termine adattabile ad esso in quanto voi sapete che ogni lingua si adatta alle necessità del momento. Pertanto la conoscenza dei vocaboli di oggi è pressoché inesistente per coloro che sono vissuti appena appena ottanta o cento anni fa.

La parola, per esempio, sputnick o la parola, per esempio, razzo, o la parola usata molto nelle telecomunicazioni, come computer, per poi andare ancora a sottolineare tutte le altre terminologie che caratterizzano il linguaggio vostro odierno, questo linguaggio sarebbe stato incomprensibile appena appena cinquanta, sessanta, settanta anni, che dico? ottanta anche al massimo cento anni fa, perché allora non esistevano i traguardi raggiunti oggi dalla tecnica e dalla scienza in genere. E così, come voi potete pensare che io possa definire con un vostro aggettivo o nome l’amore e cioè il Padre, dal momento che il vostro amore è tanto piccolo da paragonarsi a un granellino di sabbia rispetto all’altro, l’amore divino. Ecco, io credo che attraverso la sottigliezza di questo discorso voi possiate comprendere come ogni qualvolta io sia stato costretto a definire la parola Padre o la parola amore abbia dovuto necessariamente rivolgermi all’uso di una delle parole da voi adoperate, ma ciò non significa che quella parola da me adattata sia veramente corrispondente all’altissimo e profondissimo significato che io avrei voluto a voi comunicare
”.
 
“Ecco, è così che oggi io a voi mi presento.

Voi direte: «Quanto sei sottile oggi, o Gesù! Quanto sei minuzioso nel tuo dire! Dov’è la tua veste così semplice, amabile, dimessa, il tuo panno di lana, là dove tu sei andato vestito fra le genti»?
Certo! Non è sempre uguale il vostro Gesù.

Oggi, dopo l’accapigliarsi di ieri, a me viene più facile disquisire su termini e espressioni che non toccano molto da vicino il sentimento umano e quindi non infastidiscono coloro i quali mi ascoltano, poiché io bene ho compreso quanto poco sia l’amore che a me voi portate.
E non è certo un luogo comune il mio, ma è una constatazione che io ho detratto da quel po’ di parapiglia che è venuto fuori solo perché ho avanzato una legittimissima richiesta, i voti” (19910108 VXn3 IIP).

 

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Più in là ne parleremo ancora …