Leggendo questo brano degli Atti degli Apostoli, non posso fare a meno di rivolgere il mio pensiero all’esperienza personale.
E’ la vita della Chiesa di oggi che ci può far comprendere l’atteggiamento del sommo sacerdote, del tempo degli Apostoli, subito dopo la risurrezione.

Anche nelle nostre Chiese dei nostri tempi, quando c’è uno spostamento di parroco o di un qualsiasi sacerdote, anche se non parroco, avviene lo spostamento di persone da una Chiesa all’altra, perché la psicologia vuole che cosa sia. Ognuno è attratto da un certo modo di fare e quindi facilmente frequenta la Chiesa dove si trova più a suo agio, non tanto per l’edificio chiesa, quanto per le persone che la frequentano, che ci vivono, che agiscono, e sono l’espressione della Comunità ecclesiale. Non si può fare a meno di assistere a questi spostamenti.

Quando un parroco sta sempre allo stesso posto, dall’ordinazione sacerdotale fino alla pensione, la Comunità acquista la fisionomia di quel parroco. E’ proprio da un parroco del genere che mi viene detto: “Ormai il catechismo me lo faccio”, perché ho chiesto a quella persona di aiutarmi a fare il catechismo, quattro anni fa, 10 anni fa, e mi ha detto di no. Ho chiesto anche a un’altra persona e mi ha detto di no. Io non lo dico più a nessuno, né a queste nominate, né ad altre. Quindi, la conclusione è logica: non gli dico più niente a nessuno.

Questo è dovuto al fatto di essere rimasto sempre allo stesso posto. Quando, invece, c’è l’avvicendamento, la mobilità delle persone è più facile.

C’era in un convento un frate che, con i suoi lunghi capelli, veniva chiamato Gesù Nazareno. Siccome sapeva animare i giovani con la sua chitarra, nelle sue prime manifestazioni di strumento musicale utilizzato nelle nostre chiese, tutti accorrevano da lui. E i giovani mancavano nelle altre chiese, anche in quella pure francescana. C’era un bel dislivello morfologico nel paese, fra le due realtà ecclesiali, ma in questi casi si superano tutte le difficoltà, pur di avere il piacere di partecipare a un’attività vitale e religiosa.
Trasferito il frate, Gesù Nazareno, venne nell’altro convento, nella parte alta del paese, con le sue stesse caratteristiche di giovane pure biondo suonatore di chitarra, adatto ad attirare l’attenzione dei giovani e delle giovani, e così avvenne il solito spostamento verso l’alto, venendo meno i giovani nel primo convento.

Non è una cosa bella, ma sono cose che capitano.

Al tempo di Gesù, i sommi sacerdoti, i leviti e i grandi maestri di Israele, hanno visto, con la predicazione di Gesù, venir meno i propri clienti e quindi si sono ribellati e hanno cercato di ostacolare Gesù, fino a portarlo alla morte in croce.
Neanche il tempo di prendere un po’ di respiro, dopo la morte di Gesù, ed ecco che spuntato gli ignoranti apostoli che annunciano che Cristo è ancora vivo, che Cristo è risorto dai morti …

Questi uomini erano pescatori, più o meno, e non avevano la cultura adatta per poter predicare. Eppure avevano il coraggio di farlo e lo dicevano apertamente: “Il Signore ci ha detto, dopo la sua risurrezione, di andare per il mondo e annunciare la salvezza operata per tutto il popolo”. Dicevano pure di avere ricevuto il dono dello Spirito Santo. Davano l’impressione di essere degli ubriachi.
E’ un bell’impiccio. E’ un bel guaio, e vengono meno i clienti al tempio.

Dopo la prima proibizione, ancora, questi fannulloni di pescatori, vanno in giro a divulgare la notizia che Gesù, ucciso dai sommi sacerdoti, è risuscitato ed è ancora in vita.

Poverini! Avevano ragione!

Ecco allora il nuovo incontro del sommo sacerdote con gli apostoli: “Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di questo uomo”!
Ma gli apostoli, nella loro ignoranza, e nella loro certezza di essere ancora guidati dal Cristo si esprimono con una frase, offensiva per i sacerdoti, che indica l’esigenza di essere ubbidienti a Dio e non al sommo sacerdote. Con lui non avevano nulla a che fare. Al primo posto c’era il comando di Gesù: “Andate e predicate a tutti il Vangelo della salvezza”.

Questa esperienza noi spesso la riscontriamo nelle nostre piccole Chiese di paese o di città, sempre con gli stessi problemi di gelosia o di favoritismi, di denunce e di accoglienza. Fino a quando accolgo io i giovani, va bene, ma se li attiri e li accogli tu sei un disonesto, mi rubi le anime, ecc. …