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Category: Le fonti
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INVITO DEL PADRE.

19. - Pasqua 90.

 

In questa Pasqua di Risurrezione, che è la Sua Pasqua ed anche la tua, figlia Mia diletta, sia lieta, di quella serena letizia che tutto avanza e tutto in sé contiene, se in alto, e solo in alto, tu, benigna, guarderai.

Non lasciarti prendere da vili scorie umane, che ratte si apprendono là dove non c’è il Mio Jesu, il Mio Santissimo, Onnipotente, Eterno Lumiere che alto risplende a brillare di Sua Fiamma Santissima nel Suo cielo di luci e di stelle infinito.

Il Mio Jesu, il Mio Amore Altissimo, il Figlio Mio che Io donai tutto per te, sì anche per te, così come per ognuno a cui tu stai parlando e che a te sta intorno. 

 

 

Di’, o figlia mia santissima, ch’Egli sempre ritorna la Sua Pasqua a celebrare. La Pasqua del Signore!

 

 

20. - CONVERTITEVI.

 

Convertitevi, o figlia mia diletta, convertitevi ed amate.

Questo bene che è il vostro tempo mortale non sia per voi foriero di stupidi ed inutili attaccamenti alle cose vane, ché vana è quaggiù ogni vostra cosa che è sì sublime in Me, Altissimo e nel Figlio Mio Jesu.

 

Siate benedetti, o figli della terra mortale, siate benedetti dal Sangue dell’Agnello che tutto donò per ciascuno di voi.

Alto e benigno è il suo dono che non ha l’eguale, ma a Lui santamente accostatevi e da Lui sarete trasformati.

 

 

22. - Agnelletti.

 

Chiudete gli occhi, o figli della terra, i vostri occhi benigni e sereni, a Lui vi conducete. La sua pastura è grano di farina dolce, macinato (e raffinato) col dente di una pietra che Egli portò al Suo Divino Collo, là dove tutti gli guardarono inorriditi, perché scalpello umano mai più trapanò Carne sì tenera e di pregevole fattura, la Divina Carne, fattasi per amore pastura, dove gli Agnelli andranno a brucare grani di frumento sì soave che nel mondo non esiste l’uguale.

 

Agnelletti miei, cari e benigni, siate i benedetti ai piedi di quella croce che alta e suprema guarda al cielo diritta su quell’abisso di lacrime e dolore, che è la vostra terra, o agnelletti miei.

 

 

23. - Allodole e rosignoli.

 

Siate i Miei rosignoli, o allodolette, che del nuovo tempo a primavera, nel becco il fiore dell’Amore. E’ un fiore che non appassisce, perché intinti nel sangue dell’Agnello Mio soave.

 

Instupidisci, o mondo, ché a te si deve tanta malignità ed inverecondia.

Instupidisci e sprofonda tu con le tue amistà impure e peccatrici.

Il Mio Jesu ha vinto il mondo!

E vinceranno in Lui quanti da Lui non si distaccano, né per piccola o per grande cosa, perché il Mio Jesu è là che attende sulla Croce benigna, in forma ormai più benigna, ma sempre amante dell’Uomo che Lui e in Lui solo tutto si apprende. Amen.

 

Vi benedico, o figli, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Amen. Amen.

Io, il Padre, Io il Figlio, Io lo Spirito Santo. Amen.