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Category: Le fonti
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BELLEZZA DELL’AMORE DEL PADRE.

LA VOSTRA VITA E’ UNA DESOLAZIONE.

 

20 aprile 1990

 

10. - Non posso intervenire sulla volontà degli uomini.

 

Io, Gesù di Misericordia, scendo in mezzo a voi, o cari o miei diletti figli.

 

Nonostante il cattivo tempo e la pioggia abbondante e fitta che cade dall’alto del cielo, voi, o carissimi, siete venuti pun­tuali qui dinanzi alla mia santa immagine. E di questo io sono oltremodo a voi grato.

 

Stasera, o diletti miei figli, ho una notizia particolare da darvi. Devo dirvi che io, Gesù di Misericordia, sono molto dolen­te, addolorato, per quanto è successo al fratello che è stato ope­rato all’occhio.

La causa di tutto questo non è da me. La causa di questo è dovuto al nemico di Dio, il quale ha fatto sì che l’occhio venis­se asportato al fratello nonostante non fosse necessario.

L’occhio del fratello infatti non è per niente, come è stato detto, carico e coperto di metàstasi. Ma purtroppo, come già ave­vo accennato alla sorellina che parla, io dico che il nemico di Dio avrebbe completamente tolto cervello e possibilità di vedere a coloro i quali avrebbero operato. 

 

Ora posso ridire. 

 

Io vi prego di una cosa che è molto importante. Sappiate questo. Io non posso assolutamente intervenire là dove c’è la vo­lontà degli uomini, poiché, lo sapete, che, sia per il Padre mio che per me, la volontà dell’uomo è libera, anzi è sacra. Nessuno di noi due, né io, né il Padre, e insieme a noi, neanche lo Spi­rito, interviene mai a fermare la volontà degli uomini.

Perciò, o sorellina, quanto tu ieri mi chiedevi, mi rivolgo a te, Cettina, quando dicevi di fermare io la mano degli uomini, io non ho potuto in questo senso.

 

Perciò, o sorellina cara, non temere, poiché ciò che tu hai ascoltato è stato sempre vero.

Quell’uomo non aveva affatto nè metàstasi, né tumore maligno. Quell’uomo aveva un semplice edèma pupillare, dovuto a coagulamento sanguigno.

 

Ora, vi prego di non dire nulla, nulla ai suoi familiari.

Ac­cettate l’umiliazione piuttosto che dare loro tanto dolore, am­messo che essi possano credervi.

 

Sappiate, o sorelline mie, che la tecnica medica della ter­ra non è per niente esatta, come gli uomini credono. Essi, i più delle volte, errano sia nelle diagnosi che negli interventi.

Ci vorranno ancora molti e molti anni, perché la tecnica me­dica raggiunga quella raffinatezza e quella precisione necessa­ria, affinché l’uomo possa comprendere ciò che è vero e ciò che è giusto.

 

Ora, la sorella, mi dice in questo momento: «Ma tu, Signore, perché non hai fatto scomparire l’edèma papillare»? Ed è vero quello che tu stati dicendo, o sorellina che parli.

Ma tu sappi che l’edèma papillare è qualcosa che totalmente invade la pupilla ed è necessario, perché questo accada che avven­ga l’assorbimento nel tempo, ma non è stato dato tempo, neanche alla guarigione.

 

Perciò, o sorellina, è necessario che tu sappia che, da oggi in poi, a te vieni da Gesù di Misericordia proibito tassativamente di dire qualsiasi diagnosi o qualsiasi termine medico a chi ti chiede.

Puoi fare sempre la richiesta a me, o figlia mia diletta, ma da mettere tu nel tuo cuore, senza dire mai nulla di preciso a nessuno, poiché come vedi può avvenire anche l’irreparabile, nonostante la verità non sia questa.

 

Perciò, sorella, non è vero che tu non hai il carisma di cui parla PA.

Tu hai avuto questo dono e lo sai da quando l’Arcange­lo, anzi l’Angioletto, è sceso accanto a te. A questo poi si è aggiunto l’Arcangelo Michele e a questo anche l’Arcangelo Raffae­le, che è medicina di Dio.

Tutti gli arcangeli insieme a me ti hanno assicurato che l’uomo non avrebbe avuto necessità che gli si togliesse l’occhio. Ma ti dissi anche ieri, che gli uomini che lo avrebbero operato, così come l’hanno visitato, non si sarebbero accorti assolutamente del fatto che l’occhio non era da toccare, non era cioé da estirpare.

 

Ora, o figlia mia diletta, prega per quest’uomo, il quale, oltre ad avere perso l’occhio, ha perso certamente tanta fiducia in Gesù di Misericordia.

 

Perciò, o sorellina, ... tu taci, quando ti chiedono qualco­sa. Non rispondere e non dir nulla. Chiedi a me nel silenzio.

 

Puoi dirlo solo a qualcuno, probabilmente alla tua, per così dire, segretaria, non nel modo, come è detto nel mondo, ma nel senso che può dividere insieme a te i tuoi segreti.

Per il resto non parlare e non dire nulla. Puoi ugualmente pregare e sostenere, la persona che ha bisogno, con la preghiera.

 

Preparati perciò, o sorella, a negare qualsiasi intervento di diagnosi o da parte dell’angelo o anche di Gesù di Misericor­dia che venga detta a voce alta, dinanzi a tutti.

 

Per quanto riguarda, poi, la preghiera che voi questa sera condur­rete, sarà la solita preghiera con il Rosario della divina Miseri­cordia a cui seguiranno poi le due coroncine, quella delle Piaghe e quella della divina Misericordia.

 

 

11. - Sulla bellezza dell'amore del Padre.

 

20 aprile 1990.

 

Pregate per tutti coloro per i quali è dedicato questo nuovo giorno della novena della divina Misericordia.

 

 

Ora, prima di iniziare la preghiera, voglio dire a voi qual­che breve parola, che serva sempre alla vostra catechizzazione.

 

Questa sera io vi parlerò ancora una volta dell’amore del Padre.

 

Stasera la catechesi o per lo meno la locuzione non è detta­ta da me personalmente, ma dal mio Spirito. Infatti, come voi notate, la sorella che parla è in uno stato di maggiore audacia, cioé è più svelta e più attenta a ciò che dice. Però le locuzioni da me dettate ci saranno e seguiranno nel tempo. Esse si faranno sempre più frequenti fino a quando ci sarà anche qualche altra manifestazione, durante la quale la sorella perderà quasi certa­mente i sensi, cadendo in una forma tra l’ascesi e la contempla­zione, per cui voi sentirete soltanto parlare lei, ma lei non si sentirà più.

Questo avverrà ancora un po’ più in là, non adesso.

La sua sarà una forma di adorazione mistica per cui voi vedrete che la sorella che non si muoverà, resterà come bloccata e ferma, però la continuerete sentire parlare. Lei però non si ricorderà di nulla.

 

Questa sera la locuzione, ancora una volta, vi intratterrà sull’Amore del Padre.

Io vi ho detto, nelle sere passate, che l’Amore del Padre è grande, è benigno, è immenso, è straordinario, è infinito, gran­dioso, incommensurabile.

Questa sera, parlando di questo amore del Padre, voglio in­trattenervi ancora su un aspetto di esso che è particolare, ed è sulla bellezza di questo amore.

 

L’Amore è un sentimento sempre bello. E’ bello perché solle­va l’animo, perché conforta, perché corrobora, perché riscalda, perché incita, perché sostiene, perché risolleva l’animo di chi è abbattuto.

Perciò, come dicevo, ogni amore reca in sé la bellezza. Così l’amore della madre verso il figlio o del genitore verso il fi­glio, l’amore dei figli verso i genitori, l’amore dello sposo verso la sua sposa e viceversa, l’amore del fratello verso la so­rella, l’amore dell’amico verso l’amico.

Ogni tipo di amore è bello, ma quanto più, quanto più gran­de, quanto più estasiante, quanto più confortante, corroborante è l’amore di Dio!

Non ci sono paragoni che possano rendere con la bellezza dell’Amore del Padre.

 

L’Amore del Padre è simile a un fiotto d’acqua che sgorga limpida dal suolo e che trascina con sé un’infinità di gocce, di goccioline, simili a quella rugiada che si posa sui fiori e li innaffia, li rinfresca, li ristora, li rende più luminosi, più vivi, più contenti.

 

L’Amore del Padre è simile a un raggio di luce grandioso, vi ho detto l’altra volta, capace di illuminare tutto il vostro glo­bo terrestre. E questo Amore, simile a un raggio di luce, può essere paragonato a milioni e milioni di luminosissime scintille, che, partendosi da questo raggio di luce, si posano poi, come tante piccole lucciole, tutto intorno, rendendo fosforescenti i punti dove si posano.

Ecco cosa è la bellezza dell’Amore del Padre.

Ma c’è qualcosa da dire ancora.

 

L’Amore del Padre è simile ad una luce straordinaria, immen­sa, gigantesca, che, innalzandosi alta nel cielo e colpendo tutta l’atmosfera che avvolge la terra, riesce ad illuminare questo vo­stro mondo, irraggiando su di esso tanta luminosità insieme a tanto calore.

L’amore del Padre è qualcosa di più che questa luce soave e scintillante.

 

L’Amore del Padre è simile a quell’aurora che, sorgendo alta nel cielo, sfavilla già prima di apparire dietro i monti o dietro le nuvole, che s’ammassano all’orizzonte, e, man mano poi che s’innalza verso il cielo, emana intorno a sé vividi colori, tutti i colori dell’arcobaleno.

Questa è la bellezza dell’Amore del Padre, ma molto di più.

 

L’Amore del Padre è simile a una luce grandiosa, sterminata, sconfinata che, trascinando dietro a sé milioni e milioni di stelle luminose, riesce ad avvolgere ed ad ammantare tutto il vo­stro pianeta, rendendolo fosforescente, luminoso, più che una palla che voi mettete luminosa appesa all’albero di Natale.

Questo è l’Amore del Padre, ma molto di più.

 

Esso è sereno come il sogno di un bambino.

Esso è forte come l’intrepido amore di una madre.

Esso è straordinario come l’in­canto di un semplice fiore di primavera che quasi per miracolo spunta nel mezzo a un’arida brughiera.

 

 

11.1. - La vostra vita è una desolazione.

 

Io sono tornato dal Padre.

Io, Gesù, sono morto per obbedire a Lui, al Padre mio. Ed anche voi, o figli e sorelle e fratelli, se voi lo vedeste, se voi lo conosceste, ciecamente saresti capa­ci, come me, di affrontare la morte per Lui, sicché morendo voi sa­reste certi di poterlo incontrare e vivere in Lui, con Lui e presso di Lui.

 

La vostra, o fratellini miei, non è vita. Quella che voi vi­vete non è vita, è solo una rarissima forma di vita.

 

E’ forse vita la vostra che andate ogni giorno, anzi giorno dopo giorno, sospirando dietro tanti problemi, dietro tante fati­che, lasciandovi a destra e a manca, colpire o ingannare da chi non vi ama, da chi vi calpesta, da chi cerca di distruggervi, da chi cerca di rovinarvi?

 

E’ forse vita la vostra che andate girovagando da un punto all’altro del vostro pianeta senza avere mai posa né serenità, senza che alcuno ponga sulla vostra spalla, con semplicità di amo­re paterno, la sua mano devota e piena d’amore?

 

E’ forse vita la vostra quella che percorrete ogni giorno l’uno accanto all’altro, senza però conoscervi, senza avere da scambiarvi una parola per dirvi: Fratello mio, sorella mia, a che tu vieni, a che vai?

 

No! Non è vita la vostra.

La vostra è una desolazione, e infatti vi ritrovate stanchi, amareggiati, affannati, indecisi, sconvolti. Certo! Perché fra voi non regna la mansuetudine, fra voi non regna l’amore, fra voi non regna la verità, fra voi non regna l'amore, nulla, tranne che odio, violenza, bugia, perbenismo, ipocrisia.

 

 

11.2. - Un segno più profondo e cristiano all'insegnamento.

 

Oggi la sorella che parla è stata per ben due volte a scuo­la, la mattina e il pomeriggio.

La mattina ha sofferto in mezzo agli alunni, i quali di tutto si interessano tranne che dello studio e delle parole che la sorella loro rivolge. Molto spesso queste pa­role parlano di amore, di umanità, di fratellanza, di cristiane­simo. Così, mentre spiega qualche lezione, interviene in questo modo per dare alle lezioni un segno ancora più profondo e cristiano. Ma nessuno l’ascolta, anzi gli alunni cercano di distrarsi o spe­rano che lei vada al più presto via per togliersela dai piedi.

 

E poi, nel pomeriggio, quando ha affrontato il dialogo con i colleghi, chi in effetti l’ha ascoltata? Chi in effetti si è cu­rato di ciò che lei ha detto, a proposito di alcuni alunni che si comportano male.

Tutto ciò che la collega ha detto è caduto nel vuoto. Hanno fatto finta di ascoltare, ma poi in effetti hanno capovolto la situazione nell’interesse di costituire le classi.

Perciò, neanche quel poco di bene, che si vuole compiere nella vita, è consentito compierlo.