Bisogna che voi vi umiliate, che voi vi accodiate a questo brevissimo tempo di grande apertura del cielo sopra la terra, perché solo così voi potete un tantinello capire ciò che è volontà di Dio.

La superiorità lasciatela agli altri. Agli altri donate tutto ciò che voi non avete e cioè la comprensione del bello, la comprensione dell’esatto, la disciplina operante all’interno di questa ecclesiologia, istituita non da me, ma dagli uomini. Io sono povero e umile. Io sono in quel poverello che visse all’ombra dei grandi, proprio per mendicare la mia presenza.

Istituzioni di questo tipo io ve ne posso indicare quante ne volete, a destra e a manca, sopra e sotto, nel centro, alla fine, al principio di ogni cammino. Ma non è questo che io chiedo.

 

Rasento, è vero, la follia. Per gli uomini del tempo che voi vivete, sono un folle, apparentemente stramazzato a terra per la mia incapacità ad unirmi agli uomini dabbene. Ma io non amo il dabbene. Io amo il povero e l’umile, l’insensato, lo stupido, chi è incapace di vivere senza compiere quelle grandiosità che appartengono al mondo dei più. Io amo la ragnatela intessuta lentamente dalla volontà di Dio e da tutti coloro che vogliono seguirla, senza capirne il tracciato. Il tracciato a mala pena lo conoscono gli angeli. Il tracciato a mala pena lo conosce la Madre mia. Voi, perciò, seguitemi, apparentemente legati al mondo dei più, ma intimamente appartenenti soltanto al mio Cuore, che impazza d’amore per ognuno di voi.