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Category: Inserimenti

  

Terzo mistero. Gesù, dall’alto della croce, ci dona sua Madre come nostra Madre (Gv 19, 25-27).

 

Chi è Maria?

Chi è mia Madre?

                       

Chi vuole rispondere a questa domanda?

Chi è mia Madre?

La Madre di ognuno di voi, è mia Madre.

E’ semplice. E’ facile.

E’ sorprendente pensare che una Madre, che è già in cielo, perfetta, suprema, sublime, soavissima, dolce, e particolarmente amata dal Padre, sia pronta ad accogliere ognuno dei suoi figli, e cioé ognuno di voi nel suo grembo.

 

Nascete in Maria.

Questo vi auguro: Nascere in lei.

 

 

Che significa nascere in lei?

Significa appartenere ad una genìa particolare, nuova, come figli di Dio nella vera essenza del suo Figlio primogenito, Gesù Cristo, cioé, nascere nella Madre mia significa «appartenere allo stesso mio stelo, allo stesso mio gambo».

Ogni pianta ha un gambo su cui poi si intrecciano e si innestano numerosi altri gambi con altre foglie.

Ebbene, considerate una pianta, stupendamente grande, rigogliosa, ricca di bellezza vitale, che si innalza dalla terra al cielo. E questa è Maria. E il gambo fondamentale sono io, ma tutti gli altri gambi, innestati a questo mio gambo principale, siete voi.

 

Ecco. Nascere in Maria significa riuscire a partecipare di quella stessa vitalità che io ho preso come uomo dalla Madre mia, e cioé l’essere sapiente, l’essere ubbidiente, l’essere povero, l’essere umile, l’essere caritatevole, l’essere attento ad ogni segno che viene dal cielo, ed essere soprattutto portatore di pace, di amore e di misericordia.

 

Provatevi a nascere nel seno di Maria e di appartenere a quello stesso gambo che si innalza verso il cielo.

 

Quando io non sarò più qui in mezzo a voi, cominciate a nascere nel seno di Maria. Mi troverete in lei. E allora potrete abbarbicarvi all’una e all’altra delle direzioni dei fusti che si innalzano verso il cielo. Non importa dove né quando. Importa essere insieme in lei, Madre di tutti gli uomini, Madre pia, Madre santa, Vergine e Madre, Maria.

 

 

4. - Appartenere al regno di Dio.

Quarto mistero. Gesù muore in croce per noi e dal suo fianco squarciato sgorgano sangue ed acqua, come sorgente di Misericordia per noi (Gv 19, 33-34).

 

 

Il mio regno è un regno di gloria infinita.

Quando mi si chiese: «Gesù, facci conoscere il Padre», risposi: «Filippo, io sono stato con te, mi hai sentito parlare, hai mangiato, bevuto, e dormito insieme a me e non conosci ancora il Padre?».

Cosa ho voluto dire in questo modo?

Ho voluto insegnare ai miei uomini che la sapienza di Dio è espressione completa nel Figlio suo Gesù.

Ecco. Il mio regno è espressione completa di questa sapienza infinita del Padre.

Chiunque appartiene al regno di Dio deve poter possedere questa sapienza infinita del suo Papà.

Nessuno può dire di appartenere a una certa casta o ad una certa famiglia, se non ne possiede i caratteri distintivi. Ed è questo il carattere fondamentale che distingue i figli della luce, e cioé i figli di Dio da quelli delle tenebre, l’amore.

 

Amare significa vivere nel Padre.

Amare significa percorrere già sulla terra quel regno che vi è stato assegnato fin dai primi tempi.

 

E’ questo che ancora volevo dirvi, per ricordarvi che nessuna implorazione, nessuna preghiera, nessun atto di culto, nessun inginocchiamento, nessuna confessione penitenziale può sostituire un atto di amore semplice e puro. Con un solo atto di amore si sale direttamente in paradiso.

L’amore, perciò, è il segno caratteriale dei figli appartenenti al Padre. E voi, se volete essere riconosciuti come tali, dovete potere sprizzare amore in ogni senso e in ogni maniera.

Questo amore che mi consuma giorno e notte, che mi porta a soffrire per voi, che non mi fa dormire, che mi fa languire, che mi fa andare in giro ad elemosinare un po’ di amore e di riconoscenza, io voglio donarlo a voi stasera. E vi renderò languenti, come lo sono io. Vi renderò elemosinanti, come lo sono io. Sarete sempre proni con il volto rivolto verso la terra per implorare il fratello che vi dica: «Ti amo. Ti dò qualcosa anch’io». Sarete come me raminghi da un posto all’altro in cerca d’amore, in cerca di pietà, in cerca di perdono, perché, quanto voi potete racimolare, possiate donarlo agli altri che stanno dall’altra parte, nel luogo sbagliato, nella parte buia, nel luogo non soleggiato, nel luogo dove il vulcano erutta giorno e notte, dove la lava calpesta e distrugge ogni pianticella rivolta al cielo.

 

Questo voglio che voi facciate nel mio nome. Sarete elemosinanti la pace. Sarete elemosinati l’amore.

Sarete poveri di tutto e andrete correlando da un posto all’altro, cercando di farvi accogliere, di farvi amare, di farvi perdonare.