Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 18 ottobre 2020

Dal vangelo secondo Matteo 22, 15-21

22,15Allora i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. 16Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. 17Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». 18Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? 19Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. 20Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». 21Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». 22A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono.

Parola del Signore

                                                                                                     Vangelo e letture di domenica 22 ottobre 2017 – Parrocchia San Giovanni  Battista

Dopo la serie di invettive con le quali Gesù ha accusato i capi spirituali del popolo di essere ladri e assassini – ladri perché si sono impadroniti del popolo e assassini perché hanno usato la violenza – c’è ora il contrattacco da parte di questi capi, che però hanno un problema: Gesù è seguito da tanta folla per cui bisogna trovare il modo di screditarlo.

Questo vangelo è il primo di una serie di attacchi con i quali i capi religiosi e spirituali tenteranno di screditare Gesù e gli tenderanno delle trappole per diffamarlo e screditarlo di fronte alla gente.

 

22,15Allora i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi.

ALLORA=l’allora collega questo episodio alla denuncia che Gesù ha fatto con la parabola degli invitati alle nozze che hanno rifiutato quest’invito per motivi di interesse. La convenienza è quella che determina l’agire dei capi religiosi. Gesù (il re della parabola precedente) ha invitato i farisei e i religiosi del tempo ma essi erano indaffarati (Mt 22,1-14), presi, da altre cose (i propri campi, i propri affari).

L’anima chiama, ma tu hai altre cose: alla sera sei stanco e preferisci rilassarti davanti alla tv; durante l’anno un week-end per fermarti, nutrire l’anima non ci riesci, perché preferisci rilassarti al mare o in montagna; farsi aiutare nelle tue difficoltà no, perché non hai tempo, perché hai da lavorare; leggere qualcosa di spessore non ti piace perché ti costringe a pensare e a guardarti dentro… e così giorno dopo giorno dopo procedi… ma non ti lamentare se una mattina sarai colpito dal mal di vivere, se non hai più voglia di vivere, se ti senti arido, se ti senti vuoto, se ti senti freddo, se nulla ha più senso. E’ semplicemente ovvio: hai lasciato morire la tua anima. E adesso?

COME COGLIERLO IN FALLO NEI SUOI DISCORSI=qui c’è una serie di trappole che vengono tese a Gesù, dalle quali però Gesù uscirà tendendo a sua volta trappole ai suoi accusatori.

 

16Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno.

ERODIANI=questa è proprio una sorpresa: che ci fanno gli erodiani qui insieme con i farisei? Come dire che i comunisti stanno insieme ai fascisti o che gli ebrei stanno insieme con i palestinesi.

Farisei ed erodiani si detestavano perché gli erodiani erano quelli del partito di Erode, che era un re fantoccio messo su dai romani, e i farisei detestavano questo re. Tra di loro c’era una grande inimicizia, solo che ora hanno un pericolo comune: Gesù. Gesù è pericoloso sia per i farisei che per gli erodiani: per questo si mettono insieme, in combutta, per eliminarlo.

MAESTRO=attenzione a questo titolo, perché nel vangelo di Matteo è sempre in bocca agli avversari di Gesù o a coloro che gli sono ostili, ma fa parte di quel linguaggio curiale usato per addolcire ciò che si vuole dire.