Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 17 gennaio 2021

Dal vangelo secondo Giovanni 1, 35-42

1,35Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». 39Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

40Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – 42e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Parola del Signore

                                                                                                              

                                                                              Dal Vangelo Secondo Giovanni. (Gv 1.35-42) | un messaggio per te

1,35Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli

IL GIORNO DOPO=Gv inizia il suo vangelo con la prima settimana di Gesù e per 3 volte utilizza l’espressione “il giorno dopo” (Gv 1,29.35.43), quindi 4 giorni, e per una volta “tre giorni dopo” (Gv 2,1): quindi una settimana. Gesù sostituisce il Battista, il vino nuovo del vangelo sostituisce l’Antica Alleanza: il “giorno dopo” indica non tanto dal martedì al mercoledì ma la chiusura di un tempo e l’apertura di un altro tempo. Finisce il Battista e si apre Gesù; si chiude l’A.T. e inizia il N.T.

GIOVANNI STAVA ANCORA LA’=il Battista riconoscerà Gesù, l’Agnello di Dio (Gv 1,29. 36) ma non lo seguirà: lui rimarrà là, fermo nella sua posizione.

 

36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!».

FISSARE=il verbo “fissare” (emblepo) nel vangelo di Giovanni appare soltanto due volte e unicamente in questo episodio. Fissare significa svelare la realtà più profonda di un individuo. Qui Giovanni Battista fissa, cioè svela la realtà più profonda di Gesù, e poi alla fine del brano sarà Gesù che fisserà Simone, svelandone la realtà più profonda.

 

Qual’è la mia realtà più profonda? Chi sono veramente io?

Io sono un avvocato, un operaio, un contadino: ok, questo è il mio ruolo lavorativo. Ma quanti avvocati, contadini, operai, ci sono! Io sono solamente uno di tutti questi? Io sono un padre, una madre, un figlio: ok, questo è il mio ruolo familiare. Ma quanti padri ci sono! Io sono simpatico, generoso, buono, empatico: ok, queste sono delle doti che possiedo o che ho sviluppato. Ma quanti altri hanno queste doti o capacità!

Troppo spesso noi confondiamo i ruoli con l’essere: i ruoli sono le finestre, le modalità con cui il nostro essere può prendere volto, può esprimersi, ma non sono me.

La domanda più profonda è un’altra: “Chi sono io? Chi sono io nella mia essenza? Cos’è che fa di me una persona diversa da tutti gli altri e unica?”. In sostanza è la domanda sulla mia chiamata: “Chi sono io?”, vuol dire chiedersi: “Che cosa sono chiamato a portare in questo mondo”.

Se sono una matita (essere) allora la mia chiamata sarà scrivere. Se sono un aereo (essere) allora la mia chiamata sarà volare. Se sono un pesce (essere) allora la mia chiamata sarà nuotare.

Le persone cercano la propria chiamata chissà dove, ma non si tratta di cercare fuori ma dentro: quello che sei (in profondità) è la tua chiamata. Esisti per questo! Non si tratta altro di essere che ciò che sei! Tutto ciò che esiste, esiste perché è pensato, voluto da Qualcuno, perché c’è un Progetto che lo vuole. Il mondo ti vuole! Il mondo vuole te, proprio come sei tu!

Facciamo un esempio. Dio, la Vita, aveva bisogno di una matita che “scrivesse la tenerezza” nel cuore delle persone. Bene, ha creato me. Allora quando sarò avvocato cercherò di scrivere la tenerezza nel cuore delle persone che spesso sono arrabbiate; quando sarò padre la scriverò nel cuore di mio figlio e con i miei amici sarò “la tenerezza”.