Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 28 novembre 2021

Dal vangelo secondo Luca 21, 25-28. 34-36

Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, 26mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. 27Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. 28Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

34State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; 35come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. 36Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Parola di Dio

 

 

Il tempo di avvento è il tempo dell’attesa.

C’è un barzelletta che mi fa ridere e pensare. Un frate di un convento vede che tutti i giorni una giovane arriva alle 18.45 nella chiesa del monastero e si mette a pregare fervidamente. Ma alle 19 la chiesa del monastero chiude e la donna si ferma a pregare anche fino alle 19.30 e oltre. Il frate, quindi, per aspettarla non partecipa ai vespri, ritarda la cena. Questo un giorno, due giorni, due settimane… La situazione non può continuare e così ne parla al frate superiore. Così il lunedì della settimana successiva, la donna arriva e questa volta il frate superiore le si avvicina e inizia a dirle: “E’ bellissimo signora che lei preghi ogni giorno con un così grande fervore, un esempio per tutti noi. Ma sa noi alle 19 dovremo chiudere…”; “Sì sì, scusatemi, è che torno dal lavoro; e poi mi hanno detto che questo è un posto così speciale…”; “Posso chiederle, signora, perché speciale?”. “Una mia amica non riusciva a rimanere incinta, è venuta qui ha detto tante Ave Maria… ed è rimasta incinta!”.

“No, no, signora non è mica stata l’Ave Maria, è stato un padre nostro. Lo abbiamo già allontanato!!!”.

 

L’attesa è uno stato che possono reggere solamente le persone molto forti e radicate.

C’è un evento importante, piccolo o grande: devo incontrare una persona importante; devo fare un esame scolastico; devo fare un esame medico; devo fare un piccolo intervento, ecc. Cosa accade? Accade che l’ansia sale nei giorni precedenti, il panico cresce e la mente che fa?

Cerca di anticipare la situazione pensando a cosa potrebbe accadere, immaginandosi la situazione, facendosi mille discorsi o semplicemente (come accade più spesso) andando in tensione e basta. Quando ciò accade per tutte le cose allora si rischia la paralisi o gli attacchi di panico o una paura generalizzata.

Un mio amico anni fa aveva un appuntamento con una donna. Si era separato da sua moglie (che era stata la sua prima e unica donna) da più di cinque anni e non aveva avuto più nessuno. La sera dell’appuntamento era tesissimo: lo desiderava tanto ma aveva un’ansia a mille. Uscito di casa, ha sbattuto con l’auto contro un palo della segnaletica stradale e quando è arrivato da lei si è bloccato senza riuscire a dire una parola (rossore e sudore a mille!) per quasi un quarto d’ora.

L’attesa era diventata un’ansia eccessiva e lui non la reggeva.

Jules Renard dice: “Se si costruisse la casa della felicità, la stanza più grande sarebbe la sala d’attesa”.

Dobbiamo cioè imparare ad attendere senza andare in ansia.

 

L’attesa ci insegna a non volere la gratificazione immediata.

Sì, io posso nel week-end andare al cinema il sabato sera, andare a sciare la domenica e mangiare insieme al ritorno. Buono!, ma se cerco sempre gratificazioni immediate, come posso costruire me stesso?

Certo, andare ad un corso di coppia o su se stessi, forse, è più faticoso, meno gratificante. Ma nel tempo, che accadrà nel tempo?

L’attesa mi dice: “Rinuncia a qualcosa di piacevole oggi per avere molto di più domani”.

Fra me e la mia compagna non va, così decidiamo che forse è meglio che ognuno vada per la sua strada. Questo allenta la mia tensione, ma forse è meglio che impari l’attesa, lo stare, e così affrontiamo il problema (e magari scopriamo che si può affrontare!).

Litigo con un mio collega e gli urlo in faccia! Non reggo l’emozione e gli “vomito” addosso tutta la mia rabbia. Ma posso imparare a posticipare, a rinunciare alla gratificazione immediata di ferirlo, e valutare più tardi che cosa fare, perché poi una bomba lanciata è lanciata e poi si raccolgono i pezzi (e le conseguenze)!

Vorrei mangiarmi tutto il dolce solo che poi la dieta va a “farsi benedire”. Meglio bere e sbronzarsi per stare un po’ bene adesso o “tenere la gratificazione” per non star male dopo?

Rimaniamo sotto le coperte e oziamo (che a volte fa bene!) o ci alziamo e facciamo le nostre cose? Meglio una piccola gratificazione adesso (sto a letto) o una soddisfazione più grande dopo (fierezza per aver fatto “le nostre cose”)?