Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 20 settembre 2020

Dal vangelo secondo Matteo 20, 1-16

20,1Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. 3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, 4e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. 5Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. 6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. 7Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.

8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. 9Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. 11Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone 12dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. 13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? 14Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: 15non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. 16Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Parola del Signore

                                                                                                 Sei invidioso perché io sono buono? + Dal Vangelo secondo Matteo 20,1-16 -  Unità Pastorale San Salvaro | Diocesi di Verona

20,1IL REGNO DEI CIELI È SIMILE A UN PADRONE DI CASA CHE USCÌ ALL’ALBA PER PRENDERE A GIORNATA LAVORATORI PER LA SUA VIGNA. 2SI ACCORDÒ CON LORO PER UN DENARO AL GIORNO E LI MANDÒ NELLA SUA VIGNA.

Non è facile accettare un Dio che anziché premiare i buoni e castigare i malvagi fa invece “sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni” (Mt 5,45), offrendo a tutti il suo amore. Un Dio del genere sembra ingiusto, come il padrone della parabola narrata da Gesù (Mt 20,1-15).

Il vangelo di oggi, infatti, ci presenta un proprietario terriero che assolda dei braccianti per la sua vigna. In Israele vi erano grandi latifondi e i braccianti erano assoldati a giornata in base al lavoro. I braccianti non avevano molto da discutere: accettavano qualsiasi lavoro.

Il lavoro è importante e urgente tant’è vero che è lo stesso padrone, e non il fattore, ad uscire di casa all’alba per andare alla piazza del paese e ingaggiare gli operai (Mt 20,1). L’accordo è: un denaro al giorno. Gli operai accettano perché la paga è quella giusta.

Con un denaro non è che si potesse fare molto: si poteva comprare una decina di pani. Non molto, ma quanto bastava ad una famiglia per sfamarsi oggi e tenere da parte un tozzo di pane per domani. Un operaio del tempo riusciva a vivere con circa duecento denari l’anno. Gli operai che assolda sono molti e bastano per soddisfare il fabbisogno dell’intera giornata.

 

3USCITO POI VERSO LE NOVE DEL MATTINO, NE VIDE ALTRI CHE STAVANO IN PIAZZA, DISOCCUPATI, 4E DISSE LORO: “ANDATE ANCHE VOI NELLA VIGNA; QUELLO CHE È GIUSTO VE LO DARÒ”. 5ED ESSI ANDARONO.

Ma poi succede qualcosa di imprevisto. Verso le nove del mattino il padrone esce di nuovo in cerca di altri operai. Come mai? Perché lo fa? I primi infatti bastavano, perché allora ne chiama altri? Il padrone non lo fa per la necessità della vigna, i primi infatti sono più che sufficienti, ma li assolda perché essi sono ancora disoccupati e senza lavoro (si dice nel vangelo che “li vide disoccupati” Mt 20.3). E in quella società essere senza lavoro voleva dire non mangiare.

E’ quindi un gesto di pura bontà: lui non ne aveva bisogno, ma loro sì! E a questi operai promette di dare un compenso in base al lavoro fatto (“quello che è giusto”, Mt 20,4). Quindi non più un denaro, ma “quello che è giusto”.

 

USCÌ DI NUOVO VERSO MEZZOGIORNO, E VERSO LE TRE, E FECE ALTRETTANTO.

Ma non è finita. A metà giornata l’uomo torna di nuovo in piazza e assolda altri operai, e lo stesso fa alle tre del pomeriggio (Mt 20,5). Di operai nella vigna ce ne sono abbastanza, ma il padrone continua a chiamare. Non è preoccupato della vigna ma dal fatto che ci siano persone senza lavoro. Non è nel suo interesse far questo, eppure lo fa! L’accordo è: “Quello che è giusto ve lo darò”.