Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 02 maggio 2021

Dal vangelo secondo Giovanni 15, 1-8

15,1«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. 2Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. 4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. 5Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. 8In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

Parola del Signore

                                                                                       Vangelo del giorno                                                                                                       

                                                                                    

1 «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore.

IO SONO=come domenica scorsa e come molte volte in Gv, Gesù afferma la pienezza divina. Quando Gesù dichiara “Io sono”, questo significa la pienezza della condizione divina perché “Io sono” è il nome di Dio.

Quando Mosè nell’episodio del roveto ardente chiese a quell’entità, che si manifestava, il suo nome: “Chi sei?, l’Entità rispose: “Io sono colui che sono”. Dio non gli diede un nome perché il nome limita una persona, ma gli rispose manifestandogli un’attività che lo rende riconoscibile.

Da quel momento, dal Libro dell’Esodo, “Io sono” è passato a significare il nome di Dio.

La tradizione ebraica ha sempre interpretato questa risposta come l’attività di Dio che è sempre vicino al suo popolo. Quest’espressione infatti indica sia un “io ero colui che ero”, sia “io sono colui che sono”, sia “io sarò colui che sarò”. Dio, cioè, è colui che c’è sempre, in ogni momento della vita; è colui che non abbandona mai; è colui che è sempre presente.

Quindi quando Gesù dice “Io sono” sta dicendo: “Io sono Dio”, cioè rivendica la condizione divina. Allora possiamo capire i Giudei che tentano, per questo, di uccidere Gesù (in Gv i Giudei sono sempre i capi religiosi e non il popolo). Infatti, se uno che conosciamo vi dicesse: “Io sono Dio”, voi chiamereste la psichiatria e lo interneremo da qualche parte almeno per qualche settimana!

 

IO SONO VITE= nella cultura di Israele la vite era immagine del popolo di Israele.

Nell’A.T. vi sono vari riferimenti a Israele come la vigna del Signore: c’è il famoso Cantico d’amore di Dio per il suo popolo, per la sua vigna, in Isaia 5; c’è il profeta Geremia che parla di Israele come una vigna, ecc.

Nell’A.T. Dio fa un’alleanza con il popolo d’Israele: Lui sarà il vignaiolo e il popolo la sua vite, che Egli cura. Naturalmente la sua vite prediletta e prescelta è solamente il popolo d’Israele. Adesso cambia tutto: nella nuova alleanza Dio rimane il vignaiolo ma adesso la vite non è più Israele ma Gesù.

 

IO SONO LA VERA VITE=lett. “io sono la vite, quella vera” Gesù dichiara di essere la vera vite. Se Gesù dice di essere la vite vera vuol dire che ce ne sono anche di false. Quindi ci sono delle false viti.

In Gv Gesù opera un processo di sostituzione, le precedenti realtà sono sostituite da lui.

Gli ebrei elogiavano la manna dal cielo, il nutrimento di Dio, ma Gesù dice: “Io sono il pane vero e non la manna dal cielo; la manna ti sazia adesso ma poi ne hai ancora bisogno, il mio pane, invece, sazia per sempre”.

Gli ebrei elogiavano la luce della Legge (per gli ebrei la luce veniva dalla Legge), ma Gesù dice: “Non la Legge (=l’A.T.) ma io sono la luce del mondo”.

Gli ebrei si sentivano il popolo del Signore (vite) e di questo ne erano fieri, ma Gesù dice: “Non voi ma io sono il vero popolo (=vite) piantato dal Signore”.

IL PADRE E’ L’AGRICOLTORE=ci sono dei ruoli ben distinti. Gesù è la vite, cioè dove scorre la linfa vitale, mentre il Padre, che è l’agricoltore, è interessato perché la vigna (Gesù) porti sempre più frutto.