Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

 

 

 

08 dicembre - l'Immacolata 

Dal vangelo secondo Luca 1, 26-38

1,26Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».

29A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. 30L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

34Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». 35Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a Dio». 38Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Parola del Signore




 

26 Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret,

AL SESTO MESE=i numeri per la Bibbia hanno sempre un valore figurato. Un po’ come quando noi diciamo: “C’erano quattro gatti”: ma i gatti ascoltano? “S’è rotto in mille pezzi”: ma li hai contati tutti? “Te l’ho detto mille volte”: te le sei scritte tutte? Sono modi di dire.

A Cana di Galilea c’erano sei giare ma il vino vero, quello “divino” non era lì. Nella trasfigurazione (Mt 17,1) si dice “sei giorni dopo”: ci sono i sei giorni umani ma è solo nel settimo giorno che c’è la visione del divino, di qualcosa che è su di un altro livello.

Dove appare il sei nella Bibbia? Nella Genesi: per sei giorni Dio crea, poi Dio smette (il settimo giorno). Sono i sei giorni umani e poi c’è il giorno di Dio, che è un altro giorno (un altro livello).

Allora: quando Lc dice “nel sesto mese”, tu già sai che arriverà qualcosa di divino. Il numero dopo il sei, il sette, infatti, riguarda Dio… e così accade!

Se siamo nel sesto mese allora ciò che accade adesso, il settimo, sarà ciò che completa definitivamente la creazione e l’umanità. Con Gesù si completa la creazione.

 

GABRIELE=Gabriele significa “Forza di Dio”.

L’angelo Gabriele aveva una missione ben precisa: doveva andare nella terra santa, la Giudea, nella città santa, Gerusalemme, nel luogo più santo della città, il Tempio, nel luogo più santo del Tempio, il Santo dei Santi, e doveva annunciare ad un sacerdote, sposato con Elisabetta, discendente di Aronne (quindi dell’élite spirituale), qualcosa che nella storia di Israele era già avvenuto, che cioè una donna anziana e/o sterile partorisse un figlio. La cosa accadde. Ma quale fu il risultato? Un fiasco completo! Il sacerdote non credette a tutto questo (Lc 1,5-22).

IN UNA CITTA’ DELLA GALILEA=adesso Gabriele, invece, ha una missione impossibile perché viene mandato nella Galilea, una regione disprezzata, talmente disprezzata che Isaia 8,23 la chiama “il distretto dei gentili”, cioè “i pagani”.

La Galilea era una regione di braccianti sfruttati dai grandi latifondisti e per questo spesso si ribellavano. Tant’è vero che dire “Galileo” o essere come un Galileo, ad una persona, era sinonimo di bellicoso, litigioso, ribelle.

In Gv 1,46 Natanaele: “Cosa può venire mai di buono da Nazaret?”. Erano considerati dei trogloditi, abitavano in case per la maggior parte ricavate in caverne, nelle grotte, gente bellicosa fin da piccola.

In Gv 7,52 i farisei dicono a Nicodemo: “Studia e vedrai che non sorge profeta dalla Galilea!”: ecco il disprezzo e com’era considerata la Galilea. E, invece, sorgerà proprio da lì!

Distretto” in ebraico è ghelil da cui il nome Galilea. Mentre la Giudea ha come nome il capostipite delle Dodici tribù, Giuda appunto, questa regione, invece, è così inquinata di pagani che significa “distretto”.

Dopo il primo tentativo fallito (Zaccaria), l’angelo Gabriele (1,19.26) ci riprova. Ma questa volta fa tutto diversamente da prima.

Prima nella Giudea, la terra santa e fedele a Dio, protagonista della storia della salvezza; adesso in Galilea che è la regione del nord dove la popolazione si è mescolata con i pagani e deve il suo nome al disprezzo con il quale la tratta il profeta Isaia: “La terra pagana”. Prima nel centro della fede: Gerusalemme; adesso a Nazaret, un borgo selvaggio della Galilea, che godeva di cattiva fama. Prima nel tempio, adesso in una casa. Prima le pietre splendide del tempio, adesso in una misera casa, metà fatta di muratura e metà di roccia. Prima da un uomo e adesso – cosa riprovevole, bestemmia ed eresia – da una donna.

CHIAMATA NAZARET=e dove deve andare adesso Gabriele? Non nella santa Gerusalemme, ma a Nazaret, un borgo mai citato nell’A.T., e non da un sacerdote, da un uomo, ma da una vergine: da una donna!

FU MANDATO DA DIO=è Dio stesso che chiede che sia fatto così. Dio ha preferenze? No, è che quando Dio ha mandato l’angelo a Gerusalemme, dai sacerdoti, al Tempio, l’hanno rifiutato.

 

27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.

A UNA VERGINE=parthenos “vergine” è una parola greca che traduce 3 vocaboli ebraici:

  • almah (vergine: qualunque età ma non ha avuto rapporti);

  • betullah (donna che non ha ancora conosciuto uomo: ragazza da sposare e che quindi non ha avuto rapporti);

  • narah (persona non sposata).

Allora: parthenos indica anche una vergine ma l’accento non cade su questo ma su “ragazza, giovane donna”. Parthenos indica una donna fino al momento in cui partorisce il suo primo figlio. Quindi non tanto una donna che non ha/vuole rapporti sessuali (e questo è importante perché Maria è sembrata quasi una figura nemica della sessualità), ma una donna che non ha avuto figli. Tant’è vero che il vangelo ci informa pure che Gesù aveva dei fratelli, ed è un dato incontrovertibile. Di questi fratelli ne sappiamo anche i nomi (Mc 6, 3-4; Mt 13,55-56): Giacomo, Simone, Ioses e Giuda.

 

Per capire cosa si intende qui per “vergine” dobbiamo capire come avveniva il matrimonio in Israele. In italiano non abbiamo una parola per indicare questo momento del matrimonio ebraico. Infatti, per noi il matrimonio è unico ma per gli ebrei avviene, invece, in due tappe.

Prima c’è lo sposalizio (herusin): la ragazza ha 12 anni e il ragazzo 18. Il ragazzo accompagnato dai genitori va in casa della ragazza e lì la vede per la prima volta, la incontra e viene stabilita la dote (la ragazza veniva valutata sulla capacità di fare figli). Il maschio mette il velo alla donna e le dice: “Tu sei mia moglie” e la ragazza: “Tu sei mio marito”. Da quel momento sono marito e moglie ma ognuno torna a casa sua.

Poi ci sono le nozze (qiddushin): un anno dopo la ragazza accompagnata dalle amiche e dalla famiglia entra nella casa dello sposo e lì vive.

Il termine parthenos indica questo secondo momento: quindi Maria è già sposata con Giuseppe ma non convive ancora con lui.

In questo anno (già sposati ma non conviventi) non erano ammessi rapporti sessuali.

 

In passato si parlava del voto di verginità di Maria, cosa impossibile per una donna ebrea (segno di benedizione di Dio è l’aver figli e segno di maledizione è il non averne).

Maria non era vergine per voto di verginità, era vergine semplicemente perché si trovava tra la prima fase del matrimonio e la seconda. Prima vi erano gli accordi matrimoniali (fidanzamento) dove ognuno rimenava a casa sua, quindi per forza Maria era vergine, e poi la sposa veniva condotta in casa dello sposo dove il matrimonio veniva consumato.