Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 26 luglio 2020

Dal vangelo secondo Matteo 13, 44-52

13,44Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

45Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

47Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 48Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 49Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.

51Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». 52Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

Parola del Signore

                                                                                       ORDINE DEI CARMELITANI, Lectio "Tre parabole del Regno di Dio"

Nel vangelo di oggi Gesù, come domenica scorsa, continua a parlare del regno dei cieli.

Il regno dei cieli non è il regno dell’aldilà ma è un regno dell’aldiquà, un’alternativa alla società. Tutti vivono in un modo. Ma chi vive come Gesù, vive in un modo diverso da tutti dove i valori dell’amore, della condivisione, della misericordia, del perdono sono alla base di questo regno.

In un paese ci sono due fratelli: uno dei due, il maggiore, accordandosi col padre e facendo una finta compravendita, ha ereditato tutto il capitale e i possedimenti paterni lasciando all’altro fratello nulla, se non il minimo che la legge prescrive. Nel frattempo il padre è morto e adesso dopo vent’anni il fratello maggiore, che vive da solo, è ammalato. Il fratello minore, truffato a suo tempo da lui, si è preso spontaneamente l’incarico di prendersene cura e di curarlo. Gli amici gli dicono: “Ma perché lo fai? Con tutto quello che ti ha fatto?”. “E’ vero, ma è mio fratello. Se lui ha fatto così con me io non farò così con lui”. E gli amici rincarano la dose: “Ma tu sei matto! Nessuno farebbe come te!”. “Lo so, dice lui: tutti vivono in un modo, ma questo non è l’unico modo di vivere. E per il fatto che lo facciano tutti non vuol dire che sia l’unico modo di vivere”. E lo fa pieno di gioia!

Tutti fanno in un modo… ma alcuni vivono diversamente.

Il regno di Dio è questo: tutti vivono in un modo dove l’altro è da combattere, da eliminare, da fargliela pagare; tutti vivono nella diffidenza, nel nervosismo, nell’odio, nel sacrificio… ma alcuni vivono in un modo diverso. Il regno di Dio è un modo alternativo di vivere (per questo sarà sempre controcorrente e in contrasto con la struttura e con come tutti vivono).

C’è qualcuno che vive non combattendo ma accogliendo; c’è qualcuno che vive non nel dovere ma nel piacere. E chi vive così ha una cosa che nessuno può darti, se non, appunto, che vivere così: la gioia.