Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 18 settembre 2022

Dal vangelo secondo Luca 16, 1-13

16,1Diceva anche ai discepoli: «C'era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. 2 Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore. 3 L'amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno. 4 So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua. 5 Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo: 6 Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d'olio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta. 7 Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta. 8 Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. 9 Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne. 10 Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto. 11 Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera? 12 E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? 13 Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona».

Parola del Signore

 

 

 

La parabola di oggi è letteralmente sconcertante perché Gesù elogia un ladro. Se non fosse perché è scritta nel vangelo nessuno mai potrebbe immaginare che Gesù avesse detto una cosa simile. Ma attenzione non dice: “Siate una persona disonesta… ma fate (comportamento) come questo uomo”. In ogni caso, ad una prima lettura, ci lascia stupiti.

 

Cosa sta succedendo? Succede che Gesù sta andando a Gerusalemme ed è seguito da una gran massa di persone. E perché lo seguono? Perché vogliono seguirlo? (Ricordate appena due domeniche fa: “Siccome molta gente andava con lui, si voltò e disse: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre…”.” Lc 14,26-27). Lo seguono per interesse.

Infatti pensano che lui sia il Messia e che stia andando a Gerusalemme per fare un colpo di stato e ad intronizzarsi al posto dei sommi sacerdoti e dei romani. Quindi lo seguono sperando di spartirsi il bottino e condividere il potere con lui. Per questo Gesù per tre volte dovrà dire: “Non vado per conquistare il potere ma sarà il potere a conquistare me e a uccidermi”.

E nel terzo annuncio Pietro gli dice: “Noi abbiamo lasciato tutto per te! (Lc 18,28)” sapendo poi che tu spartirai con noi il bottino della vittoria. E Gesù chiaramente dovrà dirgli: “In verità ti dico che non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figlie per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà” (Lc 18,29-30). Sì, è vero, se mi seguite avrete ricchezze ma non quelle che pensate voi (soldi, potere, prestigio).

E quando sentono questo lo lasciano solo: “Vai tu a Gerusalemme, poi mandaci una cartolina! Noi non siamo disposti a lasciare tutto per te e per queste tue “ricchezze””.

Erano pronti a morire con Gesù… ma solo se c’erano ricchezze da spartire!

 

16,1DICEVA ANCHE AI DISCEPOLI: «UN UOMO RICCO AVEVA UN AMMINISTRATORE, E QUESTI FU ACCUSATO DINANZI A LUI DI SPERPERARE I SUOI AVERI.

DICEVA ANCHE AI DISCEPOLI=se si rivolge ai discepoli vuol dire che questo modo di fare è per tutti. Quindi: “Fate tutti così!”.

 

UN UOMO RICCO AVEVA UN AMMINISTRATORE=qui l’amministratore non amministra molto bene il patrimonio che ha (e che non è suo!).

 

Tu sei l’amministratore, non il possessore della tua vita.

 

Tu sei quell’amministratore: la tua vita è tua? No! Tant’è vero che non ne hai potere.

Cos’è che è tuo nella vita? Pensaci bene…: niente! I figli, il marito/moglie, le cose: niente! Neppure la tua vita è tua! Tu non possiedi nulla.

Allora il punto è: 1. non possiedi niente. 2. Ma se non possiedi niente non perdi niente (si può perdere solo ciò che si possiede!). 3. La vita che vivi non è tua: è un dono, un regalo. Tu pensi che sia tua (per questo hai paura di perderla, ma se invece “ti svegli”, ti accorgi che non è tua, non lo è mai stata e non lo sarà mai!) e per questo ti attacchi perché hai paura di perderla.

È un’illusione credere di avere la vita: no, noi non abbiamo la vita, noi viviamo, ma la Vita non è nostra.

L’unico modo in cui perdi la vita è se non la vivi. Perché la vita non è qualcosa da possedere ma da vivere.

Quando ho fatto la Cresima mi hanno regalato una macchina da scrivere: i miei genitori me l’hanno messa via per quando sarei stato grande, perché altrimenti magari la rompevo. Sapete cos’è successo? Che si è rotta sì, perché non l’ho mai utilizzata… e vent’anni dopo l’ho buttata via!

Perché non osi vivere? Perché non osi rischiare, immergerti, lasciarti andare, visto che non perdi nulla?

 

Nel libro “Vivere, amare, capirsi”, Leo Buscaglia scriveva: “A ridere c’è il rischio di apparire sciocchi; a piangere c’è il rischio di essere chiamati sentimentali; a stabilire un contatto con un altro c’è il rischio di farsi coinvolgere; a mostrare i propri sentimenti c’è il rischio di mostrare il vostro vero io; a esporre le vostre idee e i vostri sogni c’è il rischio d’essere chiamati ingenui; ad amare c’è il rischio di non essere corrisposti; a vivere c’è il rischio di morire; a sperare c’è il rischio della disperazione e a tentare c’è il rischio del fallimento. Ma bisogna correre i rischi, perché il rischio più grande nella vita è quello di non rischiare nulla. La persona che non rischia nulla, non è nulla e non diviene nulla. Può evitare la sofferenza e l’angoscia, ma non può imparare a sentire e cambiare e progredire e amare e vivere. Incatenata alle sue certezze, è schiava. Ha rinunciato alla libertà”. Solo la persona che rischia è veramente libera.

La vita è il dono che Dio ci fa: una vita vissuta è il mio dono a Lui. E una vita sprecata è il peccato.

Ma cosa aspetti a vivere? Quando non avrai più la vita non potrai più farlo, sappilo!

 

Cinque uomini in un locale videro una donna bellissima che mangiava da sola. A tutti batteva il cuore.

Il primo: “Cosa non farei per averla, per conoscerla. Ma se mi faccio avanti, chissà cosa potrebbe pensare! Manco la conosco. Penserà che sono un poco di buono e che ci provo con tutte”. E lasciò stare anche se gli rimase sempre il rammarico di cosa sarebbe potuto succedere.

Il secondo: “Se solo fossi bello! Se avessi qualche carta da giocarmi!... Se vado lì cosa le dico? E se magari ha già un altro? E poi, io posso ambire ad una donna così? E se poi mi dice di no?”. Così per non rischiare se “la mise via” perché, si giustificò, “non erano donne per lui quelle”.

Il terzo non vide l’ora di tornare a casa. Prese la sua chitarra e compose canzoni stupende piene di emozione, di amore e di desiderio che lei però non sentì mai.

Il quarto andò a casa, telefonò agli amici e raccontò a tutti di aver visto la donna più bella del mondo e che nessuno di loro mai avrebbe potuto capire quanto bella fosse.

E il quinto? Il quinto si alzò dal tavolo, le si avvicinò e chiese di sedersi vicino. La donna gli disse di sì e quella sera rimasero insieme, ma anche quella successiva e anche quella successiva ancora e per tutte le sere della vita.

 

E QUESTI FU ACCUSATO DINANZI A LUI…=da che mondo è mondo si sa che a volte gli amministratori dei beni pubblici o dei propri datori di lavoro, più che gli interessi del proprietario, fanno i loro. Nulla di nuovo, purtroppo. C’è anche il proverbio che dice: “Chi ministra minestra”.

Qui il padrone se ne accorge e lo richiama all’ordine: “Che cosa sento dire di te…”.