Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 11 aprile 20121

Dal vangelo secondo Giovanni 20,19-31

20,19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». 27Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

30Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore

                                                                                         Gv 20,19-31) Otto giorni dopo venne Gesù. | manuroma86 IO E UN PO' DI  BRICIOLE DI VANGELO 

 

I vangeli di queste domeniche pongono la grande domanda: “Si può incontrare il Risorto?”. E se sì, come? Dove? In che modo? A quali condizioni?

Per capire questo vangelo dobbiamo considerare alcune cose.

Il vangelo di oggi racconta di due apparizioni: nella prima non c’è Tommaso, nella seconda sì.

  1. Tommaso è il legame di unione tra le due, ma ogni apparizione ha un significato diverso. Nella prima viene creata la nuova comunità cristiana con la stessa forza e lo stesso potere di Gesù. Nella seconda viene comunicato che la vera fede in futuro sarà credere senza apparizioni.
  2. In entrambe le apparizioni vi è una costante opposizione. Da una parte si cerca di dimostrare la realtà tangibile del risorto, che egli veramente si può toccare e vedere. Anzi che solo così si può credere. Dall’altra si dice: “Beati quelli che pur non avendo visto crederanno” (20,29).
  3. Per tutti noi Tommaso rappresenta incredulità, mentre in realtà, per Gv, è proprio la figura del credente.

 

19 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».

LA SERA=lett. “caduta, la notte”. La sera, la notte, il buio, non sono tanto descrizioni atmosferiche ma i segni di un mondo senza luce, senza speranza, senza prospettive, dominato dalla paura.

Gv 6,16: “Venuta la sera” c’è l’agitazione dei discepoli per il mare agitato e Gesù che cammina sulle acque.

Gv 11,10: “Se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui”.

Gv 13,30 (quando Giuda esce dopo aver mangiato il boccone si dice): “Ed era notte”.

Gv 21,7: “In quella notte non presero nulla”. Poiché non c’è Gesù, non prendono nulla.

 

DI QUEL GIORNO=Gv dice: “Nel giorno dopo il sabato” (Gv 20,1). Tutto avviene in quel giorno: Pietro e Giovanni che vanno al sepolcro (Gv 20,1-10), la Maddalena che vede Gesù (Gv 20,11-18), gli apostoli chiusi dentro al cenacolo (Gv 20,19-23). Ma tutto in un giorno? Non è un giorno fisico ma è il giorno dove tu puoi vedere il Signore. E’ ogni giorno quando tu puoi vederlo, quando tu fai esperienza di Gesù.

 

IL PRIMO GIORNO DELLA SETTIMANA=il calendario ebraico contava i giorni con il tramonto del sole dove iniziava il nuovo giorno. Quindi questa sera dovrebbe essere l’inizio del secondo giorno. E, invece, no! Gv non riconosce più il calendario ebraico ma il calendario delle prime comunità.

E qual era il primo giorno della settimana per gli ebrei? Il Sabato. Ma adesso non più: è il giorno dopo il Sabato, il giorno del Signore (Domenica=giorno del Signore), il primo giorno della settimana.

E perché non dice semplicemente: “La domenica”? Perché l’esperienza del Risorto la puoi fare non solo di domenica, ma in ogni giorno. Ogni volta che tu “incontri” Lui, allora quello è il “primo giorno della settimana”.

 

Tutti i vangeli delle apparizioni sono un chiaroscuro. Da una parte allora è “caduta la notte”, è finita ogni speranza, ogni cosa. E’ la difficoltà che hanno fatto i discepoli per riconoscere il Risorto. All’inizio non l’hanno visto perché era troppo buio. Troppo buio dove? Nel loro cuore!

Ma dall’altra è il primo giorno, è il giorno della nuova creazione, della Vita, della Resurrezione, l’inizio di tutto. Sembra la fine e, invece, è l’inizio.

Noi pensiamo che come in certi film Gesù appaia in una nuvola di luce e tutti lo vedano. Invece è stato un processo lento e faticoso per i credenti, sperimentarlo vivo in mezzo a loro.

 

MENTRE ERANO CHIUSE LE PORTE DEL LUOGO=kleio=sprangare con una sbarra. E’ strano che si dica questo perché i discepoli erano già usciti. Pietro e Giovanni sono andati al sepolcro; la Maddalena c’è stata un bel po’ nel cimitero a piangere su Gesù! E allora? Forse, allora, si descrive non tanto una chiusura esterna, ma una chiusura interna.

L’ordine di cattura, infatti, non era solo per Gesù, ma anche per i suoi discepoli. Quando vanno ad arrestare Gesù, Gesù si fa avanti per salvare i suoi discepoli, un po’ come il pastore che dà la vita per le pecore: “Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano” (Gv 20,8).

Quindi è normale e ovvio che abbiano paura: hanno la paura di fare la fine del Maestro. Sono isolati, chiusi col mondo esterno, col terrore dentro di fare la stessa fine e con il dramma del fallimento: tutto quello che avevano sperato si è concluso e si è dissolto. Se non è notte questa!