Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 21 agosto 2022

Dal vangelo secondo Luca 13, 22-30

13,22Passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. 23Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: 24«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. 25Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. 26Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. 27Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. 28Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. 29Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. 30Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Parola del Signore

 

Per comprendere il vangelo di oggi bisogna sapere che al tempo di Gesù il popolo di Israele pensava di essere l’unico a salvarsi, mentre tutti gli altri, che erano pagani, no. La salvezza, cioè era un privilegio degli ebrei. Gesù, però, sovverte la dottrina comune secondo la quale Israele si salva e i pagani no e annunzia un cambiamento dei valori.

 

13,22Passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.

Gesù si dirige verso quella che sarà la tappa finale di questo suo cammino, la città dove incontrerà la morte per mano delle autorità religiose: Gerusalemme. Perché proprio lì? Gesù ha ormai l’intenzione di andare verso Gerusalemme per scontrarsi con i detentori del potere, coloro che avevano manipolato a proprio uso e consumo l’immagine di Dio, deturpandola.

Nei vangeli, ma soprattutto in Lc, Gesù fa un lungo viaggio verso Gerusalemme: là deve arrivare. È la sua missione, la sua vocazione, la sua meta. Guardo a Gesù e imparo: 1) a riconoscere la mia missione, qualunque essa sia, e 2) ad andare fino in fondo.

 

GESU’ PASSAVA INSEGNANDO… MENTRE ERA IN CAMMINO=nel vangelo di Lc viene sempre detto e ripetuto che Gesù camminava, che era in cammino. Non è soltanto un’annotazione descrittiva ma piuttosto simbolica, indice di una disposizione dell’anima.

Ed è proprio questa l’accusa che Gesù farà in questo Vangelo: “Voi non vi siete mai messi in cammino. Avete imparato delle cose e poi vi siete attaccati e ne ha avete fatto degli assoluti, degli idoli. Per cui qualunque cosa vi venga detta, non vi tocca, non vi scalfisce. In sostanza, dice Gesù, siete morti!”.

Una vecchia ebrea è seduta accanto ad uno svedese, grande e grosso, e continua a fissarlo. Alla fine gli rivolge la domanda: “Mi scusi, lei è ebreo?”. “No”, risponde lui. Pochi minuti dopo la donna lo interpella di nuovo: “A me può dirlo, sa. Lei è ebreo, vero?”. “E quello risponde: “Assolutamente no”. Lei lo studia per un po’ e ripete: “Sono sicura che lei è ebreo”. Pur di stare in pace, l’uomo dichiara: “E va bene, sono ebreo!”. La vecchietta lo guarda di nuovo, scuote la testa e gli dice: “Non si direbbe proprio”.

 

Se non sei in cammino sei fermo. Se sei fermo non vai da nessuna parte. Le persone vive, camminano, si muovono, cambiano, divengono, si trasformano, scelgono. Le persone morte rimangono fisse, stabili, si irrigidiscono, si intestardiscono, si impuntano.

Vi siete mai chiesti perché si dice “seguire il Signore”? Perché seguire è camminare. Non si può seguire il Signore e rimanere gli stessi, nelle stesse idee, con gli stessi punti di vista.

“Mio padre faceva così e lo faccio anch’io!”: bravo. Vuol dire che la tua vita non ha senso. Se tu copi tuo padre, se tu fai come lui, allora tu sei una fotocopia, anche se tu non ci fossi non cambierebbe niente.

“Qui si è sempre fatto così”: bravo! Vuol dire che tu non ti poni neppure certe domande, tu replichi. Questo andava bene per quelli precedenti ma oggi ci sono altre persone, altri bisogni. Se tu applichi vuol dire che tu neppure ti chiedi chi hai davanti: tu esegui, tu ripeti, vai in automatico. È come dar da mangiare un cibo di 100 anni fa ad un uomo di oggi: ha 100 anni, è vecchio, è scaduto!

Allora la tua vita è inutile perché c’è già stata. È per questo che la gente è triste e insoddisfatta: perché replica. Si sforza di essere come altri o per non impegnarsi copia altre vite. Ma nello stesso istante in cui io voglio essere come un altro, non sono più come me. Così passano tutta la vita a diventare qualcosa che non sono e si dimenticano di quello che sono.

Uno dei criteri per essere felici è: non fare come nessun altro! Io faccio solo come me!