Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 11 settembre 2022

Dal vangelo secondo Luca 15, 1-32

15,1Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 3Ed egli disse loro questa parabola:

4«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? 5Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, 6va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. 7Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

8Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? 9E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. 10Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Parola del Signore

 

 

Il vangelo di questa domenica ci presenta tre parabole: la pecora perduta, la dramma perduta e il figlio perduto, meglio conosciuta come il figliol prodigo. Commenteremo solamente le prime due (visto che negli altri anni più volte abbiamo commentato il figliol prodigo!).

Tutte e tre hanno la stessa struttura: 1. Si ha qualcosa; 2. Lo si perde; 3. Lo si ritrova; 4. Si fa festa e si fa festa con gli amici (o i cari).

 

15,1SI AVVICINAVANO A LUI TUTTI I PUBBLICANI E I PECCATORI PER ASCOLTARLO.

SI AVVICINAVANO A LUI TUTTI I PUBBLICANI E I PECCATORI PER ASCOLTARLO=uno pensa: “Beh, saranno contente le autorità religiose che uno come Gesù riesca ad attirare gli ultimi, i lontani”. E, invece, no. Perché i farisei e gli scribi “mormorano”, cioè giudicano e disprezzano il comportamento di Gesù. E osservate: lo odiano così tanto che neppure lo nominano, ma dicono: “Costui”. Ed è proprio “per loro” che Gesù dice queste parabole.

 

I farisei e gli scribi erano la “crema” spirituale del popolo. Attraverso preghiere, sacrifici, offerte e una vita irreprensibile (cioè seguendo tutte le norme religiose, anche le più piccole) si ritenevano santi e migliori degli altri. Solo che così facendo si separavano dagli altri, che consideravano “gentaglia”, peccatori.

Loro, questa gente, i peccatori, non solo non gli avrebbero fatti venire in chiesa, non solo non gli avrebbero assolti, ma gli avrebbero sterminati… e s’intende, in nome di Dio! D’altronde si rifacevano all’A.T. che era abbastanza chiaro sulla questione: i peccatori vanno eliminati, sterminati, depennati. Is 13,9: “Ecco il giorno del Signore arriva implacabile, con sdegno, ira e furore, per fare della terra un deserto, per sterminare i peccatori”. E Sal 139,9: “Se Dio sopprimesse i peccatori!”.

Proprio per questo la religione è pericolosa: perché mentre Dio è disceso per incontrare gli uomini e lo si incontra proprio negli uomini, la religione ti distacca dagli uomini. Allora cosa succede: Dio scende, gli uomini salgono, così i “religiosi” non incontrano mai Dio. E, infatti, chi saranno coloro che condanneranno a morte Gesù? Proprio i religiosi. La religione rende atei perché rende senza cuore. Dove non c’è l’amore, Dio non c’è.

 

Cosa succede: Gesù mangia con questa gente che, Bibbia alla mano, deve essere soppressa. Lo accusano non solo di accoglierli ma di mangiare con loro… e la cosa, per quella mentalità, è grave.

Nel mondo palestinese il cibo era servito in un unico piatto dal quale tutti si servivano, per cui mangiare insieme significava comunione di vita. Gesù, quindi, è un impuro perché ha preso il cibo da persone impure (l’impurità si trasmetteva). E Dio non si concedeva agli impuri, credevano i farisei.

La mentalità degli scribi e dei farisei era: “Dio si dà a quelli santi”. E questa mentalità è arrivata fino a noi. Dicevano: “Tu sei puro? Sì. Allora puoi avvicinarti a Dio, andare in chiesa, ecc”. “Tu sei puro? No! Allora non puoi avvicinarti a Dio”. Quindi queste persone erano condannate, finivano all’inferno per i loro peccati e Dio le respingeva.

Solo che il Dio del vangelo, il Dio di Gesù, è l’esatto contrario. Perché nel vangelo è Gesù che va dagli ultimi. D’altronde è ovvio: Gesù va da chi più ne ha bisogno (e da chi è disponibile ad accoglierlo).

La religione dice: “Dio ce l’hai se te lo meriti. Se sei bravo, puro e righi dritto, allora Dio è con te”. Il vangelo dice un’altra cosa: “Non devi essere puro per avere Dio. Ma la sua accoglienza ti fa puro. Dio è sempre con te, puro o no che tu sia… accoglilo, lasciati amare, accetta il suo amore”.

E proprio per far capire questo, Gesù racconta tre parabole (pecora perduta, dramma perduta, figlio perduto) dove chiarisce che Lui è venuto a cercare chi si è perduto. Perché tutti devono sapere che sono amati da Lui. Tutti devono sapere che Dio è un dono.

Quindi il Padre (Lc 15,11-32) è ciò che Dio fa per tutti noi (che siamo il figliol prodigo). Che fa Dio per noi? Festa!

Mentre il fratello maggiore sono gli scribi e i farisei, servi di Dio, non figli. Al padre dirà: “Ecco io ti servo (=doulein) da tanti anni e tu non mi hai mai dato un capretto…”. Tutto era suo! La religione lascia le persone puerili che attendono sempre da qualcuno l’autorizzazione. La religione crea persone giudicanti, invidiose, di chi ha di più, riesce, è felice (“con le prostitute; tuo figlio…”). La religione non sa sorridere, né far festa, perché è corrosa dalla rabbia dentro (Lc 15,28: “Egli s’arrabbiò”).

 

2I FARISEI E GLI SCRIBI MORMORAVANO DICENDO: «COSTUI ACCOGLIE I PECCATORI E MANGIA CON LORO».

MORMORAVANO=lett. “brontolare fra di loro”. A loro non sta affatto bene ciò che Gesù fa! Il giudizio su Gesù è pesante ma non lo esprimono, se lo tengono per sé.

Qui si scontrano due logiche: quella di Gesù e quella degli scribi e dei farisei. I religiosi: “I separati, i divorziati, i peccatori: niente Sacramenti!”.

Se si ha come criterio: “Hanno disubbidito alle leggi religiose…: è giusto! Infatti hanno disobbedito”. Questa religione separa la gente (i buoni dai cattivi).

Gesù: “I separati, i divorziati, i peccatori: loro hanno più bisogno dei Sacramenti”. Se si ha come criterio: “Io sono l’Amore e voglio amare tutti soprattutto chi si sente escluso… allora nessuno più è escluso”. Questa religione unisce la gente (tutti sono figli amati di Dio).

I religiosi si rifanno all’A.T.: “Siate santi perché Io sono santo”. Gesù, invece: “Amatevi, come io vi ho amato”. E’ tutta un’altra cosa!

COSTUI=neppure lo chiamano “Gesù” da quanto gli fa schifo ciò che fa! E perché?

Mettiamoci per un attimo dalla parte dei farisei e degli scribi: li possiamo capire! Cosa vedono loro? C’è una cosa che la legge dice di non fare, che proibisce? Lui la fa!

La legge dice di non lavorare e di non far niente di sabato perché è peccato (6,1-5)? E lui? E lui lo fa! La legge dice di non toccare i morti perché si diventa impuri (7,11-17)? E lui? Lui lo fa! La legge dice di non andare con la gentaglia come i pubblicani (5,29-32)? E lui? Lui lo fa! Non solo: li prende come suoi discepoli (Matteo Levi) e anzi dice che bisogna fare così, che bisogna proprio stare con loro (5,31: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico ma i malati”).

Noi ci impegniamo e rispettiamo tutte le leggi religiose, quelle che Dio ci ha dato, e lui ci dice che siamo falsi, esteriori, peggio, che siamo dei sepolcri imbiancati (11,37-53)”, così si dicevano i farisei e gli scribi. “Ma allora è proprio un trasgressivo. Allora lo fa a posta. Allora fa di tutto per essere fuori regola. Come può un uomo così dirsi maestro? E pretendere di venire in nome di Dio?”. Ma uno così è da uccidere, da eliminare, da far fuori, perché sovverte gli animi, perché è un sovversivo, perché è “lampante, evidente” quanto sia “fuori”!

Visto quel che vedono con i loro occhi, non possono che trarre queste conclusioni. I farisei vedevano solo la regola: Gesù le persone. I farisei amavano le regole: Gesù amava le persone. I farisei salvavano la tradizione, Gesù le anime. Non erano cattivi: è solo che non avevano cuore!

 

3ED EGLI DISSE LORO QUESTA PARABOLA:

ED EGLI DISSE PER LORO=lett. “egli disse per loro”. Quindi Gesù lo fa intenzionalmente, proprio per la gente che la pensa così: “Non la giustizia, ma l’amore. Io sono venuto perché tutti si sentano amati”.

Con il termine “peccatori” si intendevano: 1. tutti quelli che conducevano una vita immorale (prostitute, adulteri, truffatori); 2. tutti quelli che esercitavano un mestiere disonorato (che si pensasse conducesse notoriamente alla disonestà e alla immoralità): asinai, pubblicani, collettori delle imposte, pastori, venditori ambulante, conciatori, ecc.

Non solo Gesù sta con loro ma mangia con loro, fa festa e dice loro (loro che sono scomunicati) che Dio li ama (15,1-2). Ma come? E allora? E che senso hanno allora tutte le regole religiose?”. “E allora tutti fanno quello che vogliono… e allora si può fare tutto!”.

Queste parabole sono proprio per i farisei e per gli scribi: “allarga il tuo cuore e capirai!”.

QUESTA PARABOLA=ma in realtà sono tre! E’ unica parabola perché il significato è sempre lo stesso: Dio è venuto perché tutti quelli che si sono persi, grazie a Lui, si ritrovino. E cosa vuol dire ritrovarsi? Ritrovare la propria dignità di uomini amati.