Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 05 settembre 2021

Dal vangelo secondo Marco 7, 31-37

7,31Di nuovo, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. 32Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. 33Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; 34guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». 35E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. 36E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano 37e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Parola del Signore

                                                                                                                               Apriti! - Mieac - Movimento di Impegno educativo di A.C.

 

L’episodio di oggi è completamente strampalato e incapibile (non viene mai nominato Gesù; non vengono mai nominati i discepoli e non c’è nessuna reazione del personaggio guarito e Mc inizia con un itinerario sconclusionato, inverosimile) se non teniamo presente che i vangeli non sono un racconto storico ma sono racconti teologici dove si vuol trasmettere e dire chi è Gesù.

 

31Di nuovo, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.

TIRO… SIDONE… DECAPOLI: Tiro è a sud, Sidone è a nord, la Decapoli è al sud. E’ un po’ come se per andare da Padova a Bologna noi passassimo per Trento e Milano. Con questo itinerario impossibile Gesù indica:

  1. quanta strada ha dovuto fare per aprire le orecchie ai discepoli;
  2. che il suo messaggio universale di amore, anche per i pagani, ha incontrato un sacco di resistenza da parte dei suoi discepoli che non volevano questo.

 

32Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano.

PORTARONO=fero/portare=sono altri che glielo portano. L’uomo non sembra interessato a guarire; sono altri che si accorgono della sua sordità. Lui pensa di sentirci (i discepoli esattamente questo pensavano di sé) e invece è sordo.

SORDOMUTO=kophos+ moghilalos; kophos=sordo (ma anche insensibile, spento); moghilalos non è muto ma balbuziente, con difficoltà di parola. Quindi Gesù più che dotarlo di parola lo fa parlare correttamente (Mc 7,35: orthos=correttamente).

Moghilalos è l’unica volta che appare nel N.T.. Nell’A.T. appare una sola volta in Is 35,6 per la liberazione dalla schiavitù di Babilonia e dice: “La lingua del balbuziente griderà di gioia”. Quindi è un’immagine di liberazione.

Non avendo nome, essendo cioè un personaggio rappresentativo, il sordomuto può essere ciascuno di noi: “Puoi essere tu quest’uomo!”. Quindi tutto quello che Gesù fa con lui ci riguarda e può essere una cura o dei passaggi di guarigione che Gesù fa con ciascuno di noi.

Nel caso di Gesù sono chiaramente i discepoli. Quindi tutto quello che Gesù fa col sordomuto riguarda ciò che lui ha fatto con i discepoli.

Gesù l’aveva detto domenica scorsa (vangelo precedente) ai discepoli: “Siete anche voi così privi di intelletto” (Mc 7,18). E sempre ai discepoli dirà: “Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite” (Mc 8,17-18). E’ stato difficile per gli stessi discepoli vedere con altri occhi: andare oltre al pane, andare oltre alle guarigioni, andare oltre al visibile. Anche loro si fermavano alla crosta, alla superficie, alla fama di Gesù e non vedevano oltre e dietro. Per questo Gesù, sconsolato dovrà dire: “Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite” (8,18).

Gesù le difficoltà maggiori non le ebbe con i pagani ma proprio con i religiosi, con quelli che pensavano di “vedere”: discepoli e farisei. Perché quando una persona si è irrigidita su certe posizioni non si scosta più dalle proprie idee. E Gesù dirà ai farisei: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato (=perché non ci vedete!); ma siccome dite: “Noi vediamo” (=credete di vedere e invece siete ciechi!), il vostro peccato rimane” (Gv 9,41).

LO PREGARONO=parakaleo=chiamare in aiuto, pregare. Sono le persone vicine che “lo pregano” di guarirlo perché il sordomuto neppure si rende conto di essere malato. Non ha consapevolezza di avere dei problemi, di non sentirci.

L’alcolista dice: “Non ho problemi: è tutto ok. Sì ogni tanto bevo un goccio in più ma posso smettere quando voglio”. Sono i vicini, la moglie, i figli, gli amici, che lo pregano di farsi aiutare perché sta distruggendo la sua vita e quella dei vicini.

Il violento dice: “Mi fa arrabbiare… mi istiga… se le merita” e pensa si avere buoni motivi per picchiare la moglie o i figli. “Lui non ha un problema… lui è pienamente in sé… lui non perde il controllo, sa quello che fa… lui non ha bisogno di uno psicologo…”. Sono i vicini che lo pregano di farsi aiutare; è la moglie e sono i figli che sono terrorizzati da lui.

IMPORRE LE MANI=è un gesto tipico di Gesù dove la sua forza passa dal più forte al più debole (Mc 1,31.41; 3,5; 5,41; 6,5).

 

33Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua;

IN DISPARTE=kat’idian: lo abbiamo trovato ancora. In Mc compare 7 volte e ben 6 volte riguarda l’incomprensione dei discepoli. Perché lo deve portare lontano? Perché il sordomuto è troppo condizionato dal giudizio degli altri, dal pensiero familiare, dal pensiero religioso, dal pensiero comune; si lascia troppo suggestionare e influenzare. Non ha un pensiero proprio, per cui vive e crede a quello che gli altri dicono. E quando non si ha un pensiero proprio si è sordi a sé.

LONTANO DALLA FOLLA=ochlos; l’uomo si è perso nella folla; la folla gli impedisce di individuarsi, di ascoltarsi; è perso nella mille voci della gente.

POSE LE DITA=lett. “gli stura” le orecchie: è un’azione quasi violenta. Le dita di Gesù sono quasi un cavatappi. Nella Bibbia il dito di Dio indica la sua potenza (Es 8,15; 31,18; Dt 9,10; Sal 8,4; Lc 11,20).

ORECCHI=ota (da cui la nostra malattia otite) sono l’organo.

SALIVA=la saliva veniva considerata alito condensato, quindi è un’immagine dello spirito.

 

34guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!».

GUARDANDO VERSO IL CIELO=indica la comunione con Dio.

EMISE UN SOSPIRO=stenazo=gemere, sospirare. Gesù sospira per la resistenza dei suoi discepoli (l’unica volta che Gesù sospira per questo!). Neppure per Gesù è semplice o facile guarire chi è sordo (nel suo caso la resistenza dei discepoli, nel nostro caso quando una persona non vuol capire).

EFFATA’=“apriti”; quando in Mc si trova un termine in lingua aramaica allora vuol dire che quell’episodio si rivolge ai provenienti dal giudaismo e non ai pagani.

APRITI=dianoigo=scoperchiare, schiudere, rompere. Apriti è un invito che riguarda tutto l’individuo e non solamente le orecchie.