Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 04 ottobre 2020

Dal vangelo secondo Matteo 21, 33-43

21,33Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 34Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. 35Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. 36Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. 37Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. 38Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. 39Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. 40Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». 41Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».

42E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?

43Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. 44Chi cadrà sopra questa pietra si sfracellerà; e colui sul quale essa cadrà, verrà stritolato».

45Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. 46Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.

Parola del Signore

                                                                                                  Frutti buoni! - CatanzaroInforma

 

Questa è una delle parabole più dure pronunciate da Gesù e condanna la religione del tempo e i suoi capi: “Non avete colto Dio che si manifestava nei profeti e nel suo figlio Gesù”. E sì che erano i rappresentanti di Dio! “Voi credete di sapere chi è Dio… e invece voi uccidete Dio nei suoi rappresentanti”.

Dal 70 d.C., con la distruzione di Gerusalemme, questa parabola fu letta come una conferma che la Chiesa aveva preso il posto di Israele: proprio Israele, quel popolo tanto amato da Dio, non aveva saputo rispondere alle sue chiamate e non aveva accolto i messaggeri di Dio. Anzi, Israele si sentiva al sicuro, era certo, di sapere chi era Dio: dalla sua parte aveva la Scrittura (A.T.).

E perché Israele ha “ucciso” i messaggeri di Dio? Perché accoglierli significava convertirsi, cambiare, rimettere in gioco idee, credenze, istituzione, ecc. In sostanza si chiama convenienza: non conveniva cambiare perché richiedeva troppi sconvolgimenti.

Il nemico di Dio nei vangeli si chiama proprio convenienza. La convenienza rende refrattari e ostili all’azione divina.

Ma la questione rimane per ognuno di noi e per ogni tempo: Dio non è di nessuno, neanche della Chiesa (anzi la Chiesa è di Dio!). Nessuno è suo proprietario. E’ possibile che io non ascolti la voce di Dio (tramite i profeti)? E’ possibile che io condanni proprio ciò che è la salvezza (profeti)? E’ possibile che Dio mi mandi tanti “angeli” (angelo=messaggio) e io li uccida? E come sarà la mia vita se “uccido” tutti i suoi messaggeri?

Dopo aver detto alle massime autorità religiose, ai sommi sacerdoti, agli anziani, che le categorie da loro ritenute escluse dall’azione divina, pubblicani e prostitute, avrebbero preso il loro posto nel regno di Dio, adesso afferma che cosa accadrà alle autorità religiose: saranno sostituite!

 

21,33Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.

ASCOLTATE=”ascoltate”, non è un invito, ma un imperativo, un ordine. E’ ciò che accadrà! E’ la terza parabola che Gesù fa e che ha come protagonista la vigna.

POSSEDEVA UN TERRENO=dev’essere chiaro che il terreno è del padrone. Sembra scontato ma non lo è: infatti, i contadini si dimenticano di questo! Ma a noi è chiaro che questa nostra vita è nostra? Che è un dono? E che un giorno lo dovremo restituire? Ci è chiaro che la moglie/marito/figli non sono nostri: non ci appartengono? Sono un dono, non una proprietà! A noi è proprio così chiaro che gli altri non sono nostri e che quando accampiamo pretese, rivendicazioni, non facciamo altro che trattare “come nostro” ciò che non è nostro? A noi ci è proprio così chiaro che tutte le cose che abbiamo non le possediamo? Noi diciamo “sei mia” ma è stupido perché nessuna cosa ci appartiene. La proprietà privata, a ben pensare, non esiste. Nulla è nostro!