Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 22 agosto 2021

Dal vangelo secondo Giovanni 6, 60-69

6,60Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». 61Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? 62E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? 63È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. 64Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. 65E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».

66Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. 67Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». 68Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna 69e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Parola del Signore

                                                                                                                      

 

Gesù vede con amarezza come il suo lungo discorso che ha fatto nella sinagoga di Cafarnao, tutto centrato sull’eucarestia, sia stato un gran fallimento. I capi religiosi lo ridicolizzano perché non capiscono come Gesù possa dar da mangiare la sua carne. Ma neppure i suoi discepoli lo comprendono.

 

60 Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».

DURA=skleros=insolente, offensivo. Lett.: “Questo discorso ci offende, è insolente”. Perché è così offensivo ciò che Gesù ha detto?

CHI LO PUÒ ASCOLTARE?=il discorso di Gesù è chiaro: perché non lo possono ascoltare?

Perché Gesù si è distaccato dalla tradizione e ha annunciato qualcosa di totalmente diverso. I discepoli non accettano che qualcuno possa sminuire la tradizione, che loro pregano, alla quale si sono affidati e che seguono. E si sa, chi annuncia il nuovo, viene sempre visto con profonda diffidenza dai conservatori che sono attaccati alle loro certezze.

Inoltre, i discepoli, che lo seguono perché sperano che Gesù divenga re e quindi lo seguono per ambizione, per interesse, hanno capito che se vogliono seguire Gesù devono anche loro farsi pane, come Gesù, anche loro devono vivere una vita per gli altri e non a comando degli altri. Per questo gli dicono che è inaccettabile tutto questo.

Gesù si fa pane per noi perché anche noi ci facciamo pane per altri. Gesù ci dona amore perché anche noi doniamo quest’amore. Gesù ci dà fiducia perché anche noi la concediamo. Gesù ci dà forza perché anche noi la doniamo.

Quando sbaglio e faccio un errore, Gesù mi dice: “Ok, hai sbagliato ma non sei sbagliato. Ok, hai fatto una cosa che si è rivelata un boomerang, ma io ti amo lo stesso”. L’amore ricevuto deve diventare amore donato. Così quando mio figlio sbaglia non gli dico: “Guarda cosa ci hai fatto! Con tutto quello che noi facciamo per te!”, ma: “Ok, hai sbagliato: impara dai tuoi errori e ricordati che il nostro amore non è mai in discussione. Puoi fare cose che non ci piacciono, sulle quali non siamo d’accordo ma l’amore per te è su di un altro livello e non viene mai messo in questione”.

Quando avevo promesso a Dio (e a me soprattutto!) che non lo avrei più rifatto e poi, invece, ci ricado, Dio mi dice: “Ok, l’hai rifatto; adesso non fare la vittima e non fare l’aguzzino con te (sensi di colpa). Rialzati e ritorna a vivere. Ti voglio bene”. Ma il pane ricevuto deve diventare pane donato. Quando un mio amico tradisce la mia fiducia mi verrebbe da dire: “Con me hai chiuso!”, ma consapevole della meraviglia del “pane ricevuto” dico: “Ok, mi hai ferito molto, ma adesso giriamo pagina e ripartiamo. Ti voglio bene”. Pane ricevuto e pane donato.

Quando hai tirato una sberla ad un tuo caro o lo hai insultato, Dio non ti dice: “Con me hai chiuso”, ma: “Vai, chiedi scusa e poi si gira pagina e si riparte. Io ti perdono e tu lascia andare. Ti voglio bene”. Ma il pane ricevuto deve diventare pane donato. Quando un tuo amico ti fa uno sgarbo o tradisce la tua fiducia allora tu gli dici: “Mi hai ferito; hai fatto una cosa che mi ha fatto del male. Adesso però si gira pagina, ti perdono e si riparte. Ti voglio bene”.

Questa è l’eucarestia: il pane ricevuto diventa pane donato.

 

61 Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza?

MORMORAVANO=hanno mormorato i Giudei, mormora la folla e anche i discepoli, adesso, mormorano.

QUESTO VI SCANDALIZZA?=lett. “far cadere, inciampare”; i discepoli non possono accettare un Messia debole, fragile: nelle loro teste c’era un Messia forte, potente e dominatore. Ma Gesù non è un Messia così! Gesù è un Messia che sa il rischio che corre di andare in croce o di morire.

E poiché sono discepoli di questo Messia sanno che se lo accettano per com’è, accettano anche per sé, per la propria vita, il suo modo di vivere (i discepoli seguono il maestro). Ma loro non vogliono questo! E proprio per loro Gesù dirà in Gv 16,1-4: “Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto”.

Se accetti Gesù devi essere disposto ad accettare anche ciò che lui ha subito.

 

62 E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima?

SALIRE LA’ DOV’ERA PRIMA=e dov’era prima? In cielo! Quindi si vuol dire: “E se vedeste il Figlio dell’uomo morire?”. La morte era considerata una discesa nel regno dei morti, l’Ade (gli Inferi), e la resurrezione quindi una salita, un ritorno alla vita. Ma per risalire bisogna prima passare per la morte. E la morte di Gesù sarà la morte più ignominiosa, quella riservata agli eretici: la crocefissione.

Ciò che è difficile per i discepoli (ed è ben capibile!) è accettare di essere rifiutati, di essere perseguitati, di essere considerati una rovina, una disgrazia, un pericolo, di essere additati e criticati, magari forse di morire per questo.