Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 23 giugno 2013

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 9,18-24.

Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: «Chi sono io secondo la gente?».
Essi risposero: «Per alcuni Giovanni il Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò: «Ma voi chi dite che io sia?». Pietro, prendendo la parola, rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno.
«Il Figlio dell'uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. 

                                                                           
                                                               

Siamo nel vangelo di Lc e gli apostoli sono alla scuola di Gesù. Un po' lo seguono, lo ascoltano e imparano; un po' fanno anche loro le prime esperienze tra la gente (9,1-6). Gesù è il maestro, ma lo scopo di Gesù è di fare degli apostoli degli altri maestri. Lo scopo di Gesù non è di fare seguaci, proseliti, fedeli dipendenti dalle sue labbra: Gesù vuole che le persone siano adulte, autonome, loro stesse dei maestri.
Gli apostoli hanno ricevuto un apprendistato di circa tre anni. C'è un periodo nella vita dove si impara, dove bisogna crescere e divenire, ma non può essere eterno. Lo scopo di questo periodo è che una persona diventi radicata in sé, in ciò che crede, in ciò che vive, in modo da rispondere personalmente delle proprie scelte e della propria vita, in modo da incanalare e da decidere autonomamente come vivere, in modo da non delegare a nessuno le responsabilità sul proprio cammino.