Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 29 luglio 2012

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 6,1-15.

Dopo questi fatti, Gesù andò all'altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade,
e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi.
Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli.
Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?».
Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare.
Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro:
«C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?».
Rispose Gesù: «Fateli sedere». C'era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero.
E quando furono saziati, disse ai discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto».
Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: «Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!».
Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.

                                                      


Come gole riarse in cerca d'acqua: accatastati uno sull'altro, accovacciati uno accanto all'altro, sequestrati in massa dalle parole di un Rabbì troppo recalcitrante alle sciocchezze del tempo. Lo cercano perché un Uomo che sappia parlare così mai il mondo l'aveva incrociato: parole che diventano storia, attimi dilatati nel tempo, spazi di silenzio che accolgono le miserie dell'umano. Domenica scorsa avevano sete di parole, oggi hanno fame di cibo: è il tramonto del sole, l'ora che volge al desìo di una giornata. Per tanti, forse, di un'intera vita. Stavolta, oltre che essere senza pastore, sono anche pecore affamate. Lo intuiscono i discepoli, forse ne avvertono un pizzico d'angoscia perché un popolo in preda alla fame diventa una bomba ad orologeria. L'avverte Gesù quell'angoscia rattrappita nel cuore degli amici suoi. E insegna loro a gestire un'emergenza: "dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?". Lo chiede Lui, la stessa Voce che fra poco sussurrerà al Cielo ricevendo una risposta moltiplicata e inaspettata. Lo chiede perché vuol far loro capire che non c'è da temere, loro hanno già tutto: c'è Lui, c'è la smisurata sproporzione tra ciò che tengono e ciò che servirebbe, c'è il contesto giusto per ammaestrare il popolo e loro stessi alla logica del Cielo.