Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 24 febbraio 2013

 Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 9,28b-36.

Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.
E, mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.
Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quel che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all'entrare in quella nube, ebbero paura.
E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo».
Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

                                                        

La I domenica di quaresima ci presenta sempre le tentazioni, la II domenica sempre la trasfigurazione. Perché? Perché la trasfigurazione svela il segreto della morte di Gesù.
Facciamo un passo indietro per capire. Poco prima di questo episodio (9,22) Gesù dice: "Guardate amici miei che mi prenderanno e mi uccideranno. E a farlo saranno proprio gli scribi, i sommi sacerdoti e gli anziani. Ma non preoccupatevi perché io, poi, risorgerò". Quando Gesù dice così, cosa fa Pietro? Lo prende in disparte e lo rimprovera (Mt 16,22): "No Gesù, questo non ti accadrà mai!". E Gesù risponderà a Pietro con le stesse parole usate per il diavolo: "Vattene, satana!".
Ma perché Pietro si permette di sgridare Gesù? Perché ciò che dice Gesù non è per niente in linea con quello che i discepoli e la gente si aspettava da Gesù e dal Messia. I discepoli (Pietro è il capogruppo) pensavano a Gesù come ad un Messia trionfalistico, sulle orme di Elia e di Mosè.