Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 28 luglio 2019
Dal Vangelo secondo Luca 11,1-13

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre,
sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

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Gesù ci ha insegnato un’unica preghiera: il Padre Nostro. Quest’unica preghiera ci è giunta in tre versioni differenti (Mt la più lunga; questa di Lc e una nella Didachè): perché? Perché gli evangelisti non intendevano trasmettere le parole esatte di Gesù, ma il suo profondo significato.

Il vangelo di oggi ci presenta il Padre Nostro secondo la versione di Luca. Se in Mt vi sono 7-8 domande, in Lc, invece solamente 5.

Il testo è diviso in due parti: la prima riguarda l’umanità e la seconda la comunità. Dopo l’invocazione iniziale vi sono alcune domande, richieste, inviti, desideri, speranze. Probabilmente il testo di Lc è più vicino all’originale (per la comunità cristiana era più facile aggiungere che togliere dal testo ricevuto).

 

11,1Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».

Le preghiere riflettono gli ideali di un gruppo religioso, il loro rapporto con Dio e la loro identità. Da come un gruppo prega si può capire com’è il suo Dio. La preghiera è la comunicazione tra Dio e l’uomo. Le preghiere sono le modalità storiche, che nel corso dei secoli variano.

Giovanni Battista, si vede, insegnava certe preghiere ai suoi discepoli (non abbiamo riscontri di ciò).

Guardiamo cosa succede qui: un discepolo, a nome degli altri discepoli, non chiede a gesù di pregare come fa lui, ma come Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli, cioè formule di orazioni che siano caratteristiche del loro gruppo e che li distinguano dagli altri.

I discepoli non capiscono e non partecipano alla preghiera di Gesù, per questo mai nei vangeli si trova una preghiera comune del Signore e dei suoi discepoli. Questo vuol dire che se Gesù pregava liberamente rivolgendosi al Padre, i discepoli, invece, volevano preghiere precise, specifiche, chiare, precetti.

Il Padre Nostro, infatti, non è una preghiera ma afferma chi è Dio. Dio è così: un Padre. Rivolgiti a Lui come vuoi sapendo che Lui è così.

 2Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno;

PADRE=a Dio non ci si rivolge chissà con quali parole: “Altissimo… Potentissimo… Santissimo…”, ma semplicemente: “Padre”.

In quella cultura il padre è colui che trasmette la vita. Dio, quindi, è la fonte della vita, il luogo da dove la Vita diviene. Dio è la Vita. La Vita è Dio.

Nella cultura ebraica non esiste il termine genitori ma solo un padre e madre con compiti differenti. Mentre il padre è colui che genera, la madre si limita a partorire il figlio (Is 45,10). Il figlio riceve la vita esclusivamente dal Padre e la prolunga assomigliandogli nel comportamento mediante la pratica dei valori ricevuti. Quando si trova l’espressione “Il figlio di...”, non significa tanto “nato da...”, ma “assomigliante” nel comportamento.