Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 07 giugno 2020

Dal vangelo secondo Giovanni 3, 16-18

 

3,16Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.

Parola del Signore

                                                                                                 Domenica della SS. Trinità Gv 3,16-18 - Arcidiocesi di Vercelli

 

I versetti del vangelo di oggi si trovano nel capitolo 3 di Gv. Per capirli, dobbiamo capire cosa succede prima. Nel capitolo 2 (Gv 2,13-17) Gesù scaccia i venditori dal tempio.

Per Gesù questo episodio vuol dire: “Il Tempio (cioè un certo tipo di religione) è finito”. Ma i Giudei (=le autorità religiose) leggono diversamente ciò che Gesù ha fatto: “Ecco, è arrivato il Nuovo Mosè, il Riformatore della Legge”. Infatti al versetto 2,18 gli chiedono proprio questo: “Quale segno ci mostri per fare queste cose?”. Cioè: “Ok, sei il nuovo Mosè, ma in base a cosa dobbiamo crederti?”.

Il tempio, la Legge, il culto, il sacerdozio, erano tutte istituzioni mediatrici create con l’obiettivo di servire da canale di comunicazione con Dio. Il tempio era il luogo dove tu potevi incontrare Dio; il rispetto della Legge era la tua santità per essere ben gradito da Dio; il culto era il modo con cui entravi in contatto con Dio; i sacerdoti erano i deputati a metterti in contatto con Dio.

Con Gesù tutto questo cadrà perché l’unico tempio e l’unico santuario sarà da ora in poi Gesù e l’unico culto a Lui gradito l’amore. Con Gesù finirà la religione (quello che tu devi fare per Dio) e comincerà la fede (quello che Dio fa per te). Dio non ti chiede di amarlo, ma di ricevere tutto il suo amore e tutta la sua accoglienza e di donarla, non a Lui, ma ai fratelli (Gv 13,34-35: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”).

 

Tra coloro che interpretarono erroneamente il gesto di Gesù c’erano i farisei, che erano i veri religiosi doc. Si ritenevano la vera comunità d’Israele ed erano un modello di pietà per tutto il popolo, imponendogli delle tradizioni contrabbandate come volontà di Dio. I farisei dicono: “Ma che Gesù sia il Nuovo Mosè (=Riformatore) che stiamo aspettando?”.

Fra questi vi è anche un certo Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. Pure lui crede così: “Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui” (Gv 3,2).

Solo che Gesù gli fa un discorso di cui Nicodemo non capisce niente. Nicodemo (e con lui tutti i farisei) credeva che il regno di Dio si sarebbe realizzato quando tutto Israele avesse osservato la Legge. Ma Gesù gli dice: “Nicodemo non è l’osservanza della Legge che salva ma una nuova rinascita” (Gv 3,3).

E qui c’è un discorso molto sottile dove Nicodemo richiama continuamente Gesù alla Legge: “E’ l’osservanza delle regole che salva!; sono i Comandamenti di Mosè che bisogna seguire; bisogna rispettare la tradizione, ecc.”, mentre Gesù gli dice: 1. “Se tu non cambi vita e non ti apri allo Spirito, non conosci Dio”. La fede non è più non trasgredire delle regole, ma un cambiamento di vita. Dio è un incontro, un’esperienza, il far contatto con “qualcosa” di vitale, di così bello e irresistibile, che ti cambia la vita. Dio è sconvolgente. Quando lo incontri, non sei più lo stesso.