Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 12 Dicembre 2021

Dal vangelo secondo Luca 3, 10-18

Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». 11Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». 12Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». 13Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». 14Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».

15Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, 16Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. 17Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

18Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Parola del Signore

 

Questo vangelo è la prosecuzione di quello di domenica scorsa: Giovanni Battista annuncia un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Quindi, non si va più al tempio per purificarsi le colpe ma il perdono si ottiene con un cambiamento di vita. In questo vangelo Lc spiega in cosa consiste questo cambiamento di vita.

 

3,10 Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?».

LE FOLLE=ci sono tre distinti gruppi che rispondono all’appello di Giovanni Battista: le folle, i soldati e i pubblicani.

Chi manca? I grandi assenti sono gli scribi, i farisei, i sacerdoti e sommi sacerdoti. Questi sono refrattari alle novità, ostili agli inviati da Dio (infatti riconosceranno di non aver creduto in Giovanni Battista). Tutta la casta sacerdotale e l’elite religiosa non pensano mai di dover cambiare.

CHE COSA DOBBIAMO FARE?=Gv Bt, infatti, aveva detto di fare opere degne di conversione (Lc 3,8). In queste risposte nulla riguarda il culto, nulla riguarda Dio, nulla riguarda la religione.

Lc qui sta già anticipando quella che sarà la novità portata da Gesù. Se prima gli uomini si dirigevano verso Dio, adesso che è Dio che va verso gli uomini, l’umanità non ha più bisogno di andare a Dio, visto che è Lui che viene qui da noi e per questo può, con Dio e come Dio, andare verso gli uomini.

Infatti, se prima la conversione (il termine epi-strefo) indicava il ritorno a Dio, adesso la conversione (meta-noia) riguarda l’andare verso l’uomo. La conversione adesso di vede e si riconosce dall’amore verso il prossimo (Mt 25,31-46).

La conversione non è fare atti fuori della vita ma dentro la vita. “Se hai fatto del male al tuo prossimo, prega!”: ma cosa centra? “Se gli hai fatto del male, chiedigli scusa, ripara il tuo danno, aiutalo”, ecc.

Da questo punto di vista cambia il senso del peccato. Se prima il peccato era un’offesa fatta a Dio, adesso con Gesù (e il Battista anticipa) il peccato è un’offesa fatta all’uomo.

Per cancellare questo peccato, per togliere l’offesa, quindi, non si tratta più di fare digiuni, preghiere, riti religiosi, ma comportamenti che riassestino l’equilibrio relazionale.

 

11 Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».

CHI HA DUE TUNICHE NE DIA A CHI NON NE HA E CHI HA DA MANGIARE FACCIA ALTRETTANTO=cos’è tutto questo? E’ il condividere! Giovanni Battista invita ad un atteggiamento di solidarietà verso gli altri. Per ottenere il perdono dei peccati è sufficiente occuparsi degli altri e di chi ne ha bisogno.

 

12 Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?».

VENNERO ANCHE DEI PUBBLICANI=ma che ci fanno i pubblicani qui?

I pubblicani erano gli esattori del dazio. Il dazio veniva dato in appalto e coloro che offrivano di più ottenevano il banco delle imposte. Da quel momento potevano imporre i prezzi e le tasse che volevano. Erano quindi dei ladri patentati e legittimati ad esserlo; erano odiatissimi, considerati quintessenza della falsità e per loro non c’era speranza di salvezza. Erano così immersi nel peccato che se anche un giorno si fossero convertiti e avessero voluto cambiare per loro non ci sarebbe stata nessuna possibilità.

Il pubblicano rappresenta, quindi, il dannato per eccellenza perché anche se avesse voluto convertirsi non c’era possibilità di salvezza.

Erano impuri loro e così la merce che toccavano, la casa che avevano, le vesti che indossavano. Erano considerati trasgressori di tutti i comandamenti e per sfuggire alla loro avidità era lecito giurare il falso.

Scribi, sacerdoti e farisei no, ma i pubblicani si: gli emarginati da parte della società vengono a convertirsi.

MAESTRO, CHE COSA DOBBIAMO FARE=lett. il testo greco dà l’idea dell’impaccio: “E noi che cosa facciamo?”, come a dire: “C’è una speranza anche per noi esclusi?”.