Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 31 maggio 2020

Dal vangelo secondo Giovanni 20, 19-23

20,19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Parola del Signore

                                                                                            Solennità di Pentecoste – Giovanni 20,19-23 – SaleCuneo

 

Oggi la chiesa celebra la festa di Pentecoste. La Pentecoste (che viene narrata nella prima lettura, che è la lettura centrale di oggi) vuol dire: “50 giorni”.

  1. La Pentecoste era una festa cananea: la festa della mietitura. Quando gli ebrei giunsero in Palestina la assunsero. Il centro del rito consisteva nell’offerta a Dio delle primizie del raccolto (Dt 23,15-21).
  2. Poi gli ebrei inserirono questa festa nella loro storia della salvezza. Così a Pentecoste si celebrava il dono della legge sul Sinai a Mosè e a tutto il popolo ebraico.
  3. Per i cristiani, invece, la Pentecoste è la discesa dello Spirito sugli apostoli. Dio è presente in loro in un’altra forma.

Già questo ci aiuta a capire che il vero comandamento non sono più i Dieci Comandamenti ma l’ascolto dello Spirito. Fede non è eseguire (comandamento) ma permettere al Dio in me di vivere secondo la sua forma (la vera obbedienza è al Dio che ho dentro).

 

Cosa sta succedendo? Gesù è morto e gli apostoli sono presi dalla paura: “Che ci accadrà adesso?" Possiamo capire tutta la loro paura e i loro dubbi: Gesù se ne è andato, è morto: "Cosa ne sarà di noi, adesso che il maestro, il nostro capo è morto? Gesù era Gesù, noi siamo noi: come possiamo pensare di continuare noi il suo messaggio? Gesù lo hanno ucciso: noi abbiamo paura. Faranno anche a noi ciò che hanno fatto a lui?”. Per loro questo è un momento di crisi forte, profonda, radicale, decisiva. Gli apostoli, quindi, si chiedono: “E adesso, che si fa?”.

 

Quante volte ci troviamo in questa situazione e ci diciamo: “E adesso che si fa?”.

Sei dirigente di banca: lavoro sicuro, ben retribuito e bella posizione sociale. Ma il tuo hobby, il tuo desiderio profondo è fare il fotografo. Hai la possibilità di entrare in società con un amico fotografo. Che si fa?

Il tuo fidanzato vive in Toscana e tu sei del Veneto. Ti dice: “Ci sposiamo?”. Tu avresti la possibilità di farti spostare il lavoro lì e lo ami tanto, ma andare in Toscana vorrebbe dire lasciare tutti gli amici, le relazioni, il tuo mondo. Che si fa?

Fra te e tua moglie non va male, vi capite, siete d’accordo sull’educazione dei figli, vi volete bene, ma c’è qualcosa che non va. Il fuoco dell’amore non s’accende, il rapporto tira avanti un po’ stancamente. Che si fa?

Stai facendo la tua vita: il lavoro ce l’hai, la famiglia (moglie e figli) pure, gli amici anche, tutto sembra andare bene, ma in realtà dentro sei spento, procedi per forza d’inerzia.