Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 05 giugno 2022

Dal vangelo secondo Giovanni 14, 15-16. 23-26

14,15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.

23Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. 25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

Parola del Signore

 

Oggi la chiesa celebra la festa di Pentecoste. La Pentecoste (prima lettura/centro festa)=50 giorni. La Pentecoste era una festa cananea: la festa della mietitura. Quando gli ebrei giunsero in Palestina la assunsero. Il centro del rito consisteva nell’offerta a Dio delle primizie del raccolto (Dt 23). Poi gli ebrei inserirono questa festa nella loro storia della salvezza e così a pentecoste celebravano il dono della legge sul Sinai a Mosè e a tutto il popolo ebraico.

Per i cristiani, invece, la Pentecoste è la discesa dello Spirito sugli apostoli. Dio è presente in loro in un’altra forma. Già questo ci aiuta a capire che il vero comandamento non sono più i Dieci Comandamenti ma l’ascolto dello Spirito. Fede non è eseguire (comandamento), ma permettere al Dio in me di vivere secondo la sua forma.

 

Cosa sta succedendo nel vangelo di oggi? Gesù è morto e gli apostoli sono presi dalla paura: che accadrà adesso? Possiamo capire tutta la loro paura e i loro dubbi: “Gesù se n'è andato, è morto: cosa ne sarà di noi, adesso che il maestro, il nostro capo, è morto? Gesù era Gesù, noi siamo noi: come possiamo pensare di continuare noi il suo messaggio? Gesù lo hanno ucciso: noi abbiamo paura. Faranno anche a noi ciò che hanno fatto a lui?”. Per loro questo è un momento di crisi forte, profonda, radicale, decisiva. Gli apostoli si chiedono: “E adesso, che si fa?”.

 

Il vangelo di oggi sono alcuni versetti del capitolo 15: sono un taglia e incolla di versetti che riguardano lo Spirito Santo che staccati dal loro contesto sono un po’ monchi.

 

14,15 Se mi amate, osserverete i miei comandamenti;

SE MI AMATE OSSERVERETE I MIEI COMANDAMENTI=qui Gesù parla volutamente di comandamenti perché gli ebrei avevano i Dieci Comandamenti e i 613 precetti. Gesù è stato molto chiaro. Vi è solamente un comandamento che tra l’altro non si può comandare: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,34-35).

COMANDAMENTO NUOVO=nuovo in greco si può dire neos che significa un altro “aggiunto nel tempo” (ho una bicicletta e me ne regala una di nuova, cioè un’altra). Oppure si può dire con kainos che vuol dire nuovo nel senso di qualità: “E’ un’altra cosa!” (prima avevo una bicicletta e adesso ho una moto nuova: è su di un altro livello, di un’altra qualità). Gli ebrei avevano già i 10 Comandamenti e Gesù non ne dà un undicesimo. Avevano già 613 di regole da seguire, bastavano quelle: erano più che sufficienti! Gesù non aggiunge, ma toglie.

Gesù dà un comandamento unico, totalmente nuovo, su di un altro piano, un’altra cosa: soppianta tutto ciò che c’è prima. Avete presente il mare di Sottomarina: carino! Ma volete mettere quello della Sardegna, delle Isole Tremiti, ecc. Sempre mare, ma tutta un’altra cosa. Lo stesso mare… due mari diversi.

Il criterio di riferimento dell’amore non sono più io, come nell’A.T.: “Ama il prossimo tuo come te stesso” (qui il criterio è: “Sì ma se io non mi amo, come faccio ad amarti? Se io non so cos’è l’amore, perché da piccolo non l’ho mai ricevuto, come faccio ad amarti?”), ma Gesù: “Amatevi come io vi ho amati!” (qui il criterio è Gesù e il suo amore disinteressato, gratuito, totale e avvolgente).

DA QUESTO SAPRANNO CHE SIETE MIEI DISCEPOLI: Gesù non dice: “Si saprà che siete miei discepoli se dite il breviario… se siete santi… se pregate molto… se portate la talare… se studiate molta teologia… se predicate bene… ecc,”. Gli scribi e i farisei avevano dei vestiti “speciali”: tutti li riconoscevano quando passeggiavano per le strade perché i loro vestiti manifestavano la loro condizione.

Ma il vestito che tutti vedono adesso, non è di nessun tessuto: il vestito visibile è l’amore. Tutti gli stemmi, le insegne, gli abiti, le decorazioni, i riti, le preghiere, non dimostrano niente della tua fede. La tua fede si misura solo nell’amore e nell’amore concreto. Una carezza, un abbraccio, un bacio, un gesto d’amore, del tempo donato gratuitamente, non ha bisogno di spiegazioni, lo capiscono tutti. Questo è l’amore di Gesù, questo è il vestito del suo discepolo.

Un anziano anni fa mi raccontò di come, lui soldato dell’Armir, fu salvato e curato in un’isba da una famiglia russa: “Non so se erano cristiani – mi disse – ma di certo amavano Dio”.

Vicino a casa mia c’era una famiglia “rossa” (comunisti doc: di quelli che la chiesa la vedevano solo passando per la via della chiesa) eppure tutti i ragazzini della mia via, ogni giorno, andavano a casa loro e vi trovavano dolci, sorrisi, abbracci e accoglienza. Sicuramente non andavano in chiesa… ma di certo amavano Dio.

 

16 e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.

E IO PREGHERO’ IL PADRE ED EGLI VI DARA’ UN ALTRO PARACLITO PERCHE’ RIMANGA CON VOI=parakletos=soccorritore, difensore, colui che assiste, che sta accanto. Prima c’era Gesù accanto agli apostoli. Adesso, anche se Lui non c’è più, c’è qualcun altro che “rimane” con loro, questo Paraclito, che è lo stesso Spirito del Padre, che è lo stesso Spirito che dal Padre si è posato, nel Battesimo, su Gesù.

PER SEMPRE=per sempre Dio c’è vicino. Anche se Gesù non c’è più, la sua Forza, il suo Spirito, la sua Energia, il suo Coraggio, la sua Intensità, il suo desiderio di Verità e Libertà, il suo Amore, sono con noi sempre. Anche se il suo corpo non c’è più, il suo Spirito è sempre con noi.

Quando diciamo che la forza di Dio è con noi, non diciamo solo delle belle parole incoraggianti ma diciamo l’esatta verità. E’ proprio così. Poi ci sta bene non crederci; poi ci sta bene far finta che non sia così; poi ci sta bene eludere questa realtà, ma in ogni caso rimane vera. Ed è un vero peccato che le persone non credano a questa potenza che abita in loro perché si precludono la possibilità di essere grandi, potenti e di diventare creature meravigliose e luminose.

 

Nelson Mandela: “Noi ci chiediamo: “Chi sono io per essere così brillante, così grandioso? Pieno di talenti, favoloso?”. In realtà chi sei tu per non esserlo? Tu sei un figlio di Dio”.

 

Nelson Mandela: “Non abbiamo paura di non essere all'altezza, la vera paura che abbiamo è di essere troppo potenti... Non sono le zone d’ombra a terrificarci di più, ma la luce che è in noi. Perché, chi siamo noi per essere così brillanti, formidabili, pieni di talento e di risorse? Effettivamente, chi vi credete di essere, voi, per non poter essere tutto ciò? Siete figlie e figli di Dio.

Fare i piccoletti, non aiuta il mondo. Disprezzare se stessi per riconfortare gli altri intorno a sé, non ha nulla di eccezionale. Siamo stati creati tutti (e non solo qualcuno di noi) per diffondere la gloria di Dio che è in noi. Quando la lasciamo risplendere, incitiamo gli altri a fare lo stesso. Quando abbandoniamo le nostre paure, la nostra presenza aiuta gli altri a liberarsi delle loro”.

Io sono potente non perché sono più degli altri: questo è narcisismo. Io sono potente perché sono figlio di Dio: la sua forza è la mia forza ed anche la tua forza. E sono chiamato a far brillare la luce che già c’è in me e ad esprimere i talenti che risiedono nel mio cuore. Il vero peccato è questo: essere grandi e voler vivere da piccoli, da inetti, abdicare a ciò che possiamo essere. Il peccato è non vivere la propria condizione: siamo aquile ed è un peccato vivere da polli.

 

Questi stessi versetti sono stati letti quindici giorni fa e non si capisce perché la liturgia ci riporti a quindici giorni di distanza due vangeli uguali. Comunque…

Gesù sta rispondendo a Giuda, non l’Iscariota che gli ha chiesto: “Come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?”(Gv 14,22). Giuda, come molti altri discepoli, non capiscono come mai Gesù non si manifesti al mondo secondo le aspettative del tempo sul Messia, in modo spettacolare, straordinario.