Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 29 maggio 2022

Dal vangelo secondo Luca 14, 23-29

24,46E disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni. 49Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».

50Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. 51Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. 52Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia 53e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Parola del Signore

 

 

Oggi la chiesa celebra la festa dell’Ascensione.

Noi abbiamo tre feste: Pasqua, 40 giorni dopo l’ascensione, 50 giorni dopo la Pentecoste (domenica prossima). Ma fino al V secolo vi era un’unica festa. In realtà sono tre momenti di un’unica realtà e di un unico evento. Rispondono a tre domande diverse: 1) Gesù è morto? Sì, ma è anche risorto (Pasqua). Gesù non è rimasto nella morte. 2) E dov’è Gesù adesso? Gesù è in cielo, è salito al cielo (ascensione). 3) Ma noi siamo senza Gesù? No, Lui c’è, solo che è presente in un altro modo: lo Spirito Santo (Pentecoste).

 

Per comprendere la festa liturgica dell’Ascensione bisogna rifarsi alla cultura dell’epoca, alla cosmologia, e capire com’era concepito il rapporto tra il cielo e la terra. Lc tenta di dire qualcosa che non si può dire. Tenta di esprimere con un racconto e con delle immagini la verità di fede che Cristo si trova in Dio. Cristo salì al cielo, è nella gloria.

Dio era lontano dagli uomini e stava in cielo, e gli uomini naturalmente erano sulla terra. Pertanto tutto ciò che proveniva da Dio scendeva dall’alto, scendeva dal cielo, mentre tutto quel che andava verso Dio saliva verso il cielo.

L’Ascensione non vuole dirci: “Gesù non c’è più”, cioè non vuole indicarci una separazione ma anzi un’unione ancor più profonda e intensa: “Gesù non c’è mai stato così tanto!”. Gesù, con la sua morte, non si allontana dal mondo, ma anzi si avvicina; la sua non è un’assenza, ma una presenza ancora più intensa.

 

L’Ascensione è un evento storico?

Nel N.t. solo Mc e Lc raccontano l’Ascensione. Sappiamo però che Mc (16,9-20) dipende da Lc. Lc la racconta invece 2 volte: sia nel Vangelo (24) sia negli Atti (At 1). Interessante perché Lc che ha scritto Vangelo e Atti, descrive l’ascensione in due modi molto diversi. E’ strano, non vi pare, che la stessa persona descriva la stessa cosa in due modi così diversi! Per gli altri la resurrezione è anche un’ascensione al cielo (Mt; Gv; Rom; 1 Pt). Cioè: l’ascensione non è un avvenimento visibile ma invisibile.

Storicamente e teologicamente l’ascensione è nient’altro che dire: “Gesù è risorto e si trova in cielo (è salito al cielo)”. Quando si parla di “cielo” non si intende l’aria o in alto. Cielo=un’altra dimensione (quella celeste), rispetto a quella terrena. Nessuno ha mai visto né la resurrezione né l’ascensione: sono verità di fede, che vanno cioè aldilà della storia.

 

Ma perché Lc allora racconta l’ascensione al cielo del Risorto?

Il genere Ascensione: un genere letterario del tempo per dire: Gesù vive!. Era un genere letterario comune, tipico, in cielo per descrivere la fine dei grandi uomini del tempo. Tito Livio, ad esempio, racconta che Romolo, dopo aver organizzato un’assemblea popolare, scoppiata una forte tempesta, fu avvolto da una nube e che quando la nube sparì Romolo non c’era più perché fu assunto in cielo. Da quel giorno Romolo fu venerato come un nuovo Dio e come padre della città di Roma.

Ma i testi antichi raccontano anche altre ascensioni di altri grandi personaggi: Eracle, Empedocle, Alessandro Magno, Apollonio di Tiana. Lo stesso A.t. fa riferimento al rapimento di Elia (2 Re 2,1-18) e all’ascensione di Enoch (Gen 5,24).

Cosa si voleva dire con il genere letterario “ascensione”, “rapimento al cielo”: questo uomo è stato così grande che ciò che ha detto/ha fatto non passerà mai e lui sarà sempre ricordato. Come a dire: non morirà mai (salire al cielo è un modo per dire che uno non è morto), non perché non sia anche lui effettivamente morto, ma perché la sua fama è stata così grande che sarà sempre ricordata.

Gesù: “un grande”, “il più grande”: la sua fama non passa e non passerà mai. Lui sarà vivo per sempre.