Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 18 luglio 2021

Dal vangelo secondo Marco 6, 30-34

30Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. 31Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. 32Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. 33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. 34Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Parola del Signore

                                                                                                                        

XVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO ANNO B | TERESINA1

 

6,30Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato.

GLI APOSTOLI=hoi apostoloi=è l’unica volta nel vangelo di Mc in cui appare il termine apostolo, che non significa una carica ma una funzione: significa inviato. Quando i discepoli sono inviati, mandati a fare qualcosa, sono apostoli, perché apostello, vuol dire mandati, inviati.

E GLI RIFERIRONO TUTTO QUELLO…= ma Gesù non li aveva incaricati ad insegnare. Gesù aveva dato loro solo il potere sugli spiriti immondi (Mc 6,7), non quello di insegnare. E perché? Perché i discepoli che non avevano ancora capito chi era Gesù, pensavano al Messia trionfale mentre Gesù è un Messia debole e non forte, come potevano annunciare il vero Gesù, se neppure loro lo conoscevano? Quello che hanno fatto non era quello di cui Gesù li aveva incaricati.

AVEVANO INSEGNATO=didasko. Insegnare (didasko) non è la stessa cosa di predicare (kerysso). Insegnare significa adoperare le categorie dell’A.T. per insegnare il N.T.: questo ruolo, Gesù, se lo prende per sé. Solo Gesù sa ciò che dell’A.T. è buono per annunciare il regno. Per questo Gesù non autorizza mai i discepoli ad insegnare (didasko).

Gesù li manda a predicare, cioè ad annunciare il vangelo con categorie nuove. Tra l’altro il termine kerysso (derivante da ker=cuore) indica un urlare, un parlare a partire dalla propria esperienza, da ciò che si è vissuto, sperimentato e visto. Gesù li manda a fare questo, non ad insegnare.

Ma cos’hanno fatto loro? Hanno insegnato! Hanno preso le categorie dell’A.T. e hanno annunciato Gesù attraverso quelle categorie producendo una grande confusione.

 

31Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.

VENITE IN DISPARTE=kat’idian=è un termine tecnico (lo abbiamo già trovato altre volte) adoperato dagli evangelisti che indica sempre incomprensione, ostilità o addirittura opposizione a Gesù. Quindi, ogni volta che Gesù li prende in disparte è perché da parte dei discepoli c’è per lo meno un’incomprensione.

Perché molti andavano e venivano? Cos’era successo? I discepoli avevano annunciato Gesù con categorie nazionaliste e avevano creato un grande fermento e un grande slancio. Gesù nella sinagoga era stato accolto con scetticismo e diffidenza mentre i discepoli no: come mai? Si vede che l’annuncio dei discepoli non è quello di Gesù (=nessun entusiasmo, anzi!). La linea di Gesù è diversa da quella dei discepoli.

IN UN LUOGO DESERTO=deserto=eremos.  Gesù li allontana dalla folla, dalle aspettative della gente e li porta in un luogo dove possano fare verifica, dove possano accorgersi che il loro insegnamento non è l’insegnamento di Gesù.

ERANO MOLTO QUELLI CHE ANDAVANO E VENIVANO…=da una parte ci sono quelli che vanno da Gesù per essere guariti e per ascoltare la sua parola, dall’altra ci sono quelli che vanno dagli Apostoli perché c’è l’annuncio di un nuovo Messia. C’è, quindi, un po’ di confusione, di motivazioni diverse in questo andare e venire.

 

32Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte.

IN DISPARTE=kat’idian=di nuovo questo termine che indica incomprensione, opposizione a Gesù.

Cosa vuole fare Gesù? Vuole separare i discepoli dalla folla perché hanno creato una falsa attesa, quella del Messia trionfante, del Messia vincitore.

Mc risottolinea l’importanza di questo distacco, di questo separarsi, di questa necessità di trovare un tempo per riaggiornare gli apostoli su che cosa annunciano.

 

Questo ci fa capire l’importanza del silenzio, della pausa, della riflessione.

È importante, cioè, ogni tanto fermarsi, guardarsi allo specchio e nel cuore e chiedersi alcune cose: “Mi va bene vivere così? È così che voglio vivere? Sono un uomo, una donna, felice? Sono un uomo realizzato? Vorrei diversa la mia vita? Se sì, come? E se sono felice, realizzato, perché mi lamento così tanto? Perché sono così buio in viso?”. Perché a volte non è che non ci fermiamo mai perché abbiamo tante cose da fare, ma ci prendiamo tante cose da fare per non fermarci mai, per non guardarci veramente dentro, per non farci le domande importanti.

 

33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.

MOLTI… DA TUTTE...: i discepoli chissà cos’hanno predicato da aver creato un tale movimento!

 

34Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

SCESO DALLA BARCA=è un particolare interessante. Se sono tutti sulla barca si dovrebbero scrivere “scesi”: invece no, è solo Gesù che scende!

Mentre i discepoli cavalcano l’attesa della gente e non “scendono” da quest’idea, Gesù ha già rinunciato da un bel po’ di tempo alle aspettative della gente. Lui non è venuto per questo.

 

COMPASSIONE=gli uomini hanno misericordia, solo Dio ha compassione (splanchnizomai=viscere, utero di madre). Letteralmente è “avere viscere di madre”; è l’amore viscerale, quello “di pancia”, quello che senti dentro, che ti fa male, che ti fa commuovere e ti fa sgorgare un amore profondo. Vedi qualcosa e non puoi far finta di niente, perché sei toccato nel tuo interno.

È il verbo che l’A.T. usa solo per Dio e il N.T. solo per Gesù (quindi Gesù è Dio!) e indica un’azione di misericordia viscerale da parte di Dio per i suoi figli e di Gesù per i suoi fratelli (Mt 9,36; 14,14; 15,32; 20,34).

Compassione non indica un sentimento ma un’azione: il restituire vita a chi non ce l’ha.