Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 21 novembre 2021

Dal vangelo secondo Giovanni 18, 33-37

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». 34Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». 35Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». 36Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». 37Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». 38Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

Parola del Signore

 

                                                                                                                                                              25 NOVEMBRE 2018 SOLENNITA' DI GESU' CRISTO RE DELL'UNIVERSO / B Giovanni 18 ,33-37 Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse:”  Tu sei il re dei Giudei?” : Braccagni.info  

 

Prima di questo vangelo Gesù è già stato interrogato da Anna e dal sommo sacerdote Caifa (Gv 18,12-27). I capi religiosi però non potevano condannarlo a morte. In questo vangelo, allora, c’è il primo interrogatorio da parte di Pilato, procuratore romano nei confronti di Gesù.

 

18,33Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?».

PILATO=il procuratore romano si chiama Ponzio ma l’evangelista non lo presenta con il suo nome ma con il soprannome negativo Pilato. La stessa cosa era già avvenuta con il sommo sacerdote, che si chiamava Giuseppe, soprannominato Caifa, che vuol dire “oppressore”.

Pilato deriva dal latino “pilum”, che è il giavellotto con il quale venivano castigati i soldati.

Chi era questo Pilato? Era un uomo frustrato. Aveva sposato la figliastra dell’imperatore di Tiberio, Claudia Procula, ma non aveva fatto carriera. Da ben 10 anni era rimasto con il titolo di cavaliere, in questa regione misera, deserta che era la Siria, la Palestina dell’epoca, e non era riuscito a diventare rappresentante dell’imperatore, cioè legato.

L’unica sua speranza era che siccome lui era amico di Seiano e Seiano era uno dei favoriti dell’imperatore, godeva del titolo di “amico del Cesare”.

Tiberio era un imperatore molto sospettoso, molto permaloso ma aveva una stretta cerchia di amici, ai quali aveva concesso il titolo “amico del Cesare”, che era un po’ la chiave per poter fare carriera. Questa era l’unica speranza di Pilato. Questo è importante per comprendere poi il ricatto che le autorità gli faranno quando, capito chiaramente l’innocenza di Gesù, lo vorrebbe rilasciare: “Se liberi costui, non sei amico di Cesare. Chiunque si fa re si mette contro Cesare” (Gv 19,12). Dove “amico di Cesare” non indicava un rapporto affettivo di amicizia, di legame, ma era proprio un titolo onorifico. Quindi di fronte alla possibilità di essere screditato di fronte all’imperatore, Pilato preferisce sacrificare Gesù che i suoi interessi.

Pilato è stato un uomo disumano: è stato il primo tra i procuratori romani che a Gerusalemme impose dei vessilli, degli stemmi con l’insegna dell’imperatore, suscitando le ire dei sacerdoti e dei farisei. Si appropriò del tesoro del tempio per costruire l’acquedotto. Nel Vangelo di Luca se ne parla come un sanguinario dove sangue, violenza, ruberie, oppressione, umiliazione, continue esecuzioni senza processo e sconfinata, intollerabile crudeltà erano le sue caratteristiche.

Era così crudele che gli stessi Romani dovettero deporlo, qualche anno più tardi.

RIENTRO’=questa è la prima di tre volte dove Pilato esce e rientra (Gv 18,29-37; 18,38-19,3; 19,4-11). Pilato piano piano sta cedendo di fronte alle pretese dei capi religiosi. Nell’indecisione di entrare ed uscire c’è l’indecisione se liberare Gesù come vorrebbe o condannarlo come gli chiedono i capi religiosi. E piano piano l’interesse (non essere screditato agli occhi dell’imperatore) cede il passo alla verità (Gesù è chiaramente innocente).

PRETORIO=il pretorio era la residenza del procuratore romano.

SEI TU IL RE DEI GIUDEI?=questa era l’accusa che i sacerdoti avevano rivolto a Gesù: di essere il Messia, il Cristo, l’uomo incaricato da Dio di rovesciare il potere esistente e scacciare i Romani.

A quel tempo succedeva spesso che qualcuno cercasse di scacciare i Romani. Ogni volta la cosa finiva con un bagno di sangue (At 5,36-37: Teuda e Giuda il Galileo).

Capite la perfidia: lo portano da Pilato con la falsa accusa a cui Pilato era più sensibile e spietato, quella di essere, cioè, un re pericoloso per il trono di Pilato.

Gesù, come abbiamo ripetutamente visto, sempre rifiutò il titolo, in quanto Messia, di re dei Giudei: 1. perché non era il Messia come si aspettavano gli ebrei e gli stessi farisei; 2. perché sapeva che rischiava la morte.