Omelie a cura di Don Marco Pedron

The Gospel of the Sunday homily, followed by.
 

 

 

Domenica 16 settembre 2018 

Dal Vangelo secondo Marco  8,27-35

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà». 

                                                                                                                                       Immagine correlata

 

Siamo nella seconda parte del vangelo di Mc e questa parte è caratterizzata dal cammino che Gesù intraprende con i suoi discepoli verso Gerusalemme. Dal vangelo di oggi (Mc 8,27) in poi, tutto il vangelo è incentrato su questa strada, su quel cammino, che Gesù sta percorrendo per andare fino a Gerusalemme dove lo attende il rifiuto e la morte.

In questa seconda parte per tre volte (oggi è la prima) Gesù farà l’annuncio della passione del Figlio dell’uomo (Mc 8,31-33; 9,30-32; 10, 32-34): a Gerusalemme non lo attende la gloria, come pensavano i discepoli, dovrà soffrire da parte dei sommi sacerdoti, degli anziani e sarà consegnato nelle mani degli uomini.

Per tre volte Gesù farà questo annuncio e per tre volte ci sarà il rifiuto, un atteggiamento ostinato, contrario, da parte dei discepoli. I discepoli non possono accettare un Gesù così. Loro hanno il “loro” Gesù in testa e non riescono proprio a vedere chi è Gesù.

E per tre volte ci sarà la condizione che Gesù ricorda ai suoi seguaci se vogliono essere con lui: la gloria del Figlio dell’uomo avviene attraverso il dono di sé e non mediante la ricerca del potere o l’uso della forza, del dominio.

 

27 Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?».

GESU’ PARTI’=verso dove? Verso Gerusalemme. Gesù non va a Gerusalemme così per caso, per coincidenza, perché è costretto ad andare, ma perché è la sua missione. Nei vangeli si vede benissimo come Gesù voglia e non possa non andare a Gerusalemme. Certo che avrebbe potuto non andarci e forse, facendo così, neppure sarebbe morto (finché Gesù predicava lontano non era un grande problema) ma avrebbe tradito la sua missione.

CON I SUOI DISCEPOLI=poiché i discepoli non hanno ancora capito chi è Gesù, Gesù li porta in territorio pagano lontano dall’influsso nazionalista del giudaismo imperniato sul Messia, figlio di Davide.

CESAREA DI FILIPPO=si trova in territorio pagano a nord della Galilea. Il cammino di Dio non parte da Gerusalemme, ma da un territorio pagano va verso Gerusalemme. Sarà un “pagano”, Gesù, a convertire i “religiosi” ebrei. Gesù però non si fermerà a Cesarea ma proseguirà verso Gerusalemme.

GLI UOMINI, CHI DICONO CHE IO SIA?=anthropoi=uomini (non gente). Per “gli uomini” s’intendono quanti non appartengono al gruppo di Gesù, quelli che non lo seguono (in genere ha un senso negativo).