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                                                     Così per amore .... 

                                                                                         

La vita è talmente meravigliosa  che sciuparla  è un peccato perciò:  non perderti in chi vuole vederti disperato,  non ascoltare chi ti vuole togliere ogni speranza. Non dare retta agli sfiduciati, ai duri di cuore, a chi vuole renderti senz'anima.

                            

Spesso, molto spesso siamo chiamati ad essere testimoni di speranza nel nostro mondo. E per fare questo non possiamo che rivolgere le nostre attenzioni al mondo giovanile, partendo dall’idea che i giovani sono soggetti portatori di speranza.

                                                   

 Una sostanziale ambiguità caratterizza oggi la condizione giovanile, da un lato i giovani stimolano l’intera società a procedere in avanti, a migliorare le condizioni di vita, a guardare agli ideali più alti; dall’altro lato essi appaiono drammaticamente poveri di futuro, lo scenario che si presenta ai loro occhi è quello di una fuga dall’impegno sociopolitico, una defezione in questi personaggi che regnano nei palazzi del governo e che hanno portato alla realtà che stiamo vivendo e che dobbiamo ancora apprestarci a vivere.

 

Con s. Agostino inizia un modo nuovo di comprendere la funzione dello spirito all’interno della Trinità. Fondandosi su alcuni convergenti indizi biblici (fra cui il notissimo Rm 5,5), Agostino giunge ad affermare che "il Padre è colui che ama, il Figlio è l’amato, lo Spirito è l’amore" (De Trin. 8,14). Questo modello interpretativo farà storia e finirà coll’imporsi a tutta la tradizione occidentale. Nel dinamismo delle relazioni che la costituiscono, la Trinità è un mistero di amore. Dio genera amando, nell’impeto altruistico del suo Spirito; il Figlio così generato è il Diletto, l’agapetòs, nel quale Dio ha posto tutte le sue compiacenze, come vanno ripetendo i vangeli (Mt 3,17; 17,5 e parall.). Il Figlio, ricevendo tutto se stesso dal Padre, ne riceve in dono anche lo Spirito, nel quale a sua volta, con la stessa infinita generosità oblativa, ri-ama il Padre e a lui si dona.

Ricordate che Gesù ha guarito un lebbroso (5,16) e tutti lo cercano: allora lui “si ritirò in luoghi solitari a pregare”. La preghiera aiuta Gesù ad essere centrato: quando sei “importante, famoso o potente” se non stai attento perdi la tua direzione, la “Trebisonda”. La preghiera aiuta Gesù a non perdere la sua strada, la sua missione, ciò per cui Lui c’è ed è venuto.

Quando sceglie i Dodici (6,12), prima, si ritira tutta la notte a pregare. Prima delle grandi scelte c’è bisogno di preghiera, di luce, di aver chiaro cosa fare e cosa scegliere, cosa è buono, cosa no e cosa è importante. Solo nella preghiera, solo in un profondo contatto con sé, solo collegati con le sorgenti vitali e interne, si può capire la propria vera e ultima essenza.

In croce Gesù prega (23,34): “Padre perdonali, perché non sanno quel che fanno” e morirà ancora pregando, con in bocca un verso del Salmo 31: “Padre nelle tue mani consegno il mio spirito” (23,46). Gesù in ogni momento importante, decisivo, focale, della sua vita, pregava, non cercava veggenti e cartomanti.