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                                                     Così per amore .... 

                                                                                         

La vita è talmente meravigliosa  che sciuparla  è un peccato perciò:  non perderti in chi vuole vederti disperato,  non ascoltare chi ti vuole togliere ogni speranza. Non dare retta agli sfiduciati, ai duri di cuore, a chi vuole renderti senz'anima.

                            

Noi occidentali siamo consumistici: consumiamo non solo le cose ma anche le emozioni.

Abbiamo bisogno di emozioni forti, intense, perché siamo corazzati, mascherati, e non riusciamo a percepire le emozioni e la bellezza delle emozioni meno forti ma permanenti, durature. Noi abbiamo bisogno sempre di conquistare, di possedere, di mangiare, di prendere.

  • Di fronte ad una montagna, un occidentale ci deve      salire sopra, la deve scalare, la deve vincere.
  • Un orientale, invece, si ferma, la guarda, la      assapora e prega davanti a lei.
  • Di fronte ad un tramonto, l'occidentale lo deve      catturare e lo fotografa.
  • Un orientale, invece, si siede e lo guarda,      lascia che queste immagini gli entrino dentro.
  • Di fronte ad una foresta, un occidentale inizia a      chiedersi cosa potrebbe farne, quanto gli potrebbe sfruttare, quanto      denaro potrebbe ricavarne, quali pericoli nell'iniziare un'impresa      economica in tal senso.
  • Un orientale si ferma e la guarda; al massimo fa      un "giretto dentro" per viversela.
  • Per un occidentale la felicità è raggiungere,      possedere, conquistare, avere: "Quando otterrò quell'obiettivo allora      sarò felice".
  • Un occidentale fa', corre, raggiunge; un      orientale sta, gusta, percepisce, vive.
  • Per un occidentale la vita è una retta: andare      sempre avanti, raggiungere, procedere.
  • Per un per un orientale è un cerchio: fare sempre      le stesse cose.

                       

L'economia liberista si fonda su questo principio: "Raggiungere sempre mete più alte", nuovi mercati, nuove fusioni, prestazioni migliori, efficienza, gestione migliore delle risorse, pianificare, produrre, investire, ecc: "Sempre di più". Se tu hai come tuo dipendente uno con mentalità occidentale, stai al sicuro perché sarà efficiente e produrrà. Ma se tu hai un orientale, lui si gode il lavoro e se poi produce tanto meglio.

Molte vite per paura di osare, di perdersi, di rischiare, di sbagliare, vivono sulla difensiva, nell’”attento di qua e nell’attento di là”, nel non esporsi troppo, passano e non lasciano segno. Vite che non servono producono esistenze tristi, vuote, buie.

 

Io ho bisogno che la mia esistenza sia un dono, che sia utile, che sia come il grano che alimenta altre persone. Allora posso vivere, spendermi e anche morire. Io ho bisogno che la mia vita sia significativa per me e per il mondo, come il vino: che dia forza, che disseti, che sia gusto, saggezza, sapore, per altri. Allora posso vivere e anche morire. Io ho bisogno di fare della mia vita un dono, qualcosa di significativo. Io ho bisogno di trovare un senso profondo, radicato, forte alla mia vita. Fatti questa domanda: “Perché vivo?”, E non vivi se non trovi risposte valide! Quante persone muoiono con il rimorso di non aver vissuto. Non sono state un dono. Non sono servite, la loro vita non è stata utile, significativa per nessuno. Allora è come non aver vissuto.

Gesù dice: “Io voglio che la mia vita sia per voi come un pane che vi nutre”. Voglio che la mia vita vi possa nutrire, possa alimentarvi, possa farvi crescere. Allora avrà senso anche la mia vita. E poi dice: “Voglio che la mia vita sia per voi come un vino gustoso”. Sono felice d’aver vissuto e d’aver vissuto così. Dio mi ha condotto fino a qui, io ho riposto in Lui la mia fiducia, e Lui non mi ha tradito. Se devo morire, morirò felice d’aver vissuto e d’aver vissuto così.

La vita passa, non crediate di rimanere qui per l’eternità. Non crediate di vivere per sempre. Ma se nel mio vivere e nel mio consumarmi, spendermi, io divento vita che dà vita, allora posso anche consumarmi e posso anche passare. Chi vive non teme di morire. La mia vita è pane per qualcuno? La mia vita è vino che disseta? O la mia vita solo passa? Molte persone non si danno mai, non si concedono mai: se parli con loro non ti fanno mai vedere quello che hanno dentro; altre hanno troppo paura di impegnarsi per qualcosa di vero, di bello. Altre si giustificano dicendo: “E’ troppo difficile”. Non riescono cioè a donarsi. Temono di perdersi, di sbagliare e non si danno. E facendo così si perdono. Gesù non ci ha lasciato nulla: non una casa, non un libro, neppure una dottrina, neppure una regola. Gesù ci ha lasciato solo un po’ di pane e di vino da mangiare. “Io sono come il pane e il vino, siate anche voi così”.

 

Se non riconosci il tuo bisogno di piangere; se non accetti e senti il tuo dolore non puoi essere felice né guarire. Una volta si diceva con orgoglio: "Un vero uomo non piange mai!". Così gli uomini si facevano "il cuore col pelo"; "Un vero uomo non cede mai, non si inchina, non si abbassa a niente", che è proprio il contrario di ciò che afferma le beatitudini: "Beati coloro che si piegano!". Oppure: "Un vero uomo non fa mai vedere ciò che prova", così non si poteva mostrare né l'amore che si provava, né la tenerezza, né la commozione, né la sofferenza. Essere "duri" era un modello ….. "Un vero uomo non ha bisogno di nessuno, non chiede aiuto a nessuno". Così capitava che le persone erano dentro ai loro problemi e ci annegavano sempre di più. Ciò che è tragico è che tutto questo è disumano e noi lo abbiamo elevato a santità, a modello; ciò che è tragico è che sono state le scienze umane ad insegnarci la falsità delle nostre convinzioni, mentre da sempre avevano le beatitudini (che sono il centro del messaggio di Gesù) e il vangelo che ci insegnavano tutto il contrario.

 

                   

 Vulnerabilità è commuoversi quando tuo figlio fa la Prima Comunione; vulnerabilità è sentire la rabbia e l'urlo dentro di fronte a certi fatti di cronaca; vulnerabilità è la tenerezza di fronte a chi soffre, ad un bambino piccolo o a tutto ciò che è piccolo; vulnerabilità è accettare che si deve morire e che tutto finisce. Le beatitudini non vogliono dire: "Si è felici solo se si piange o se si soffre" ma "si è felici solo se si è in grado di sentire" la vita, solo se non si ha il cuore come un sasso o una pietra. E se tu non provi nulla, se tu non sai piangere, se tu non accogli la tua sofferenza, allora sei insensibile e non puoi percepire la vita.