La luce verso di noi

  

                                                                                                                                                                                 

Leggendo questo brano degli Atti degli Apostoli, non posso fare a meno di rivolgere il mio pensiero all’esperienza personale.
E’ la vita della Chiesa di oggi che ci può far comprendere l’atteggiamento del sommo sacerdote, del tempo degli Apostoli, subito dopo la risurrezione.

Anche nelle nostre Chiese dei nostri tempi, quando c’è uno spostamento di parroco o di un qualsiasi sacerdote, anche se non parroco, avviene lo spostamento di persone da una Chiesa all’altra, perché la psicologia vuole che cosa sia. Ognuno è attratto da un certo modo di fare e quindi facilmente frequenta la Chiesa dove si trova più a suo agio, non tanto per l’edificio chiesa, quanto per le persone che la frequentano, che ci vivono, che agiscono, e sono l’espressione della Comunità ecclesiale. Non si può fare a meno di assistere a questi spostamenti.

Quando un parroco sta sempre allo stesso posto, dall’ordinazione sacerdotale fino alla pensione, la Comunità acquista la fisionomia di quel parroco. E’ proprio da un parroco del genere che mi viene detto: “Ormai il catechismo me lo faccio”, perché ho chiesto a quella persona di aiutarmi a fare il catechismo, quattro anni fa, 10 anni fa, e mi ha detto di no. Ho chiesto anche a un’altra persona e mi ha detto di no. Io non lo dico più a nessuno, né a queste nominate, né ad altre. Quindi, la conclusione è logica: non gli dico più niente a nessuno.