Tendiamo molto spesso a ricavarci un posto dove nasconderci dal mondo, dalla storia, dalle responsabilità, dal dolore, da quello che accade fuori. La paura, molto spesso, è la vera direttrice della nostra vita. Le nostre scelte, i nostri cammini, le nostre decisioni sono davvero dettate dalla paura, (e che paura …. Qualcuno lo ricorderà) e non dalla verità. Dove c’è paura non può esserci verità.; non se ne ha il tempo, non se ne ha nemmeno preoccupazione. C’è tempo solo per difendersi.

Egli entra “a porte chiuse” (annota il Vangelo), quasi a significare che Cristo entra dentro di noi, dentro la nostra vita al di là delle paure e delle chiusure che ci siamo costruiti attorno. Non dobbiamo temere di essere troppo incapaci di liberarci dei nostri limiti e dalle nostre insicurezze, dalle nostre ferite e di ciò che non ci fa dormire la notte. Cristo, se vuole, entra comunque, si siede alla nostra tavola, e mangia con noi. Ma non è questo che cambia le carte in tavola. Non basta “fare esperienza” di Cristo, “sapere” i suoi insegnamenti, per poter vedere qualche risultato dentro la nostra vita. Abbiamo bisogno di essere scaraventati al di là di quel cenacolo, di uscire nella storia, di provare l’adrenalina di andare sino agli estremi confini della terra. La fede non ci chiude in noi stessi, al contrario ci apre al mondo, all’oggi, al qui ed ora allargandolo con l’orizzonte grande dell’infinito e dell’eternità. È come fare un viaggio tenendo sempre presente l’orizzonte in fondo, rifuggendo la tentazione di camminare troppo a testa bassa. E chi è che permette questa apertura? Chi è che ci riscatta dai cenacoli sigillati dalle paure? : lo Spirito Santo.

                                                                    

 

9. – Anche i sacerdoti crederanno che sei inviata.

 

Martedì, 9 gennaio 1990.

 

Sì, io, Gesù di Misericordia.

A te vengo, o figlia, per benedirti nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Non temere. Io sono con te.

 

Oggi tu mi hai servito con spirito di umiltà, di preghiera e di digiuno, perciò il mio Cuore si è allietato in te, o figlia mia, che sei la mia consolazione.

Non temere per ciò che possono dire o pensare di te, non solo la gente comune, ma anche i miei sacerdoti. Essi non sempre comprendono i miracoli dello Spirito sempiterno che è Amore.

Tu ne sei una testimonianza, eppure essi non sanno, perché non credono, né sentono (ag148).

Amen.

Come un velo ottenebra le loro menti e i loro occhi.